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Autore

Annamaria Vezio

in archivio dal 22 mag 2012

03 marzo 1955, Firenze - Italia

segni particolari:
"Attento a ciò che desideri perché lo avrai" (detto berbero)...e che sia buono il tuo pensiero perché egli sarà la tua Manifestazione (detto mio).

mi descrivo così:
Operatrice culturale: Critica letteraria. Responsabile editoriale. Organizzatrice eventi culturari. Formazione Studi Umanistici (ampliati nei rami specifici della Psicologia, dell’Arteterapia, del Benessere Psico/fisico e delle arti Figurative). Promuove " l'Arte per Gioia, Arte per Tutti" .

26 aprile 2016 alle ore 19:17

Riflessione semplice sull’epoca del cambiamento. Il reale e il virtuale

Intro: Stralcio di "Appunti di Viaggio"

Il racconto

 
Riflettere" verbo transitivo, significa: rimandare/ specchiare/ manifestare; intransitivo: rivolgere la mente/ considerare con attenzione/ meditare/ pensare/ ragionare. Per chi non ama sfogliare il vocabolario, ne trova ampie espressioni in internet; lì ho trovato questa: "rimandare indietro, da parte di una superficie riflettente, un flusso di energia". Antica e amante della mia lingua come sono, e anomala come sono, sento pulsare l'unione delle due fonti in un unico e solo significato: riflettere l'onda che confluisce e unisce il pensiero all'intimo/cosmico sentire, e come fosse uno specchio che riflette l'Animo, lo amalgama al Pensiero. Quindi: da una parte il Sentire, Percepire, Intuire; dall'altra Constatare, Pensare, Ragionare; e dedurre.
I giorni di Silenzio spadellano Riflessioni, inconfutabili verità nate dal discernimento scevro da ogni umano convulso pensiero; spadellano realtà senza desiderio di ghirigori, altrimenti detti pettegolezzi o leziosi gracchiare da stagno mentale. I giorni di Silenzio sono l'"Occhio di bue" sulla scena: evidenziano anche il più piccolo dettaglio.
Così guardo, assimilo, discerno. E sono pronta a dirlo, a me stessa.
Sempre in Silenzio seguo il mondo che mi circonda, fuori e dentro web. E discerno, come foss'io il chirurgo che osserva sul tavolo di laboratorio, ogni forma a cui dare un nome.
E' l'Epoca del cambiamento: ogni Elemento ha debordato dal vaso di Pandora, il Tutto vaga nell'Etere, ogni bene e ogni male, i giusti sapranno recuperare ciò che è bene e i malvagi s'inebrieranno d'ogni male. E ne siamo coscienti, lo constatiamo sbalordendoci di quanto accade su tutto il globo terrestre, ma lo riteniamo "sempre" un male altrui, un bene altrui, noi non ci sporchiamo le mani, il Mostro o l'Angelo, è aldilà dalla nostra porta. Certo siamo compassionevoli: ci addoloriamo o gioiamo. Ma non siamo colui che è il Male e colui che è il Bene. Goliardici novelli cavalieri, brandiamo spade a difesa o a giudizio di costui o colui, inconsapevoli e malamente armati, senza volerlo, alimentiamo le brutture, ci aiutiamo ad essere falsi, a indossare armature. E ci perdiamo nel vortice. Non abbiamo alcuna consapevolezza se non quella che "dobbiamo lottare" ma, ahimè, abbiamo perso il Fine. E' forse iniziare ad estirpare dal Proprio giardino la gramigna, la saggia soluzione? Penso di sì. Iniziamo per favore. Iniziamo a smetterla, nel reale e nel web, di aver timore di appartenere a questa o quella fazione: si è se stessi proprio quando non si è di quello o di quell'altro; non nascondiamoci a Tale perché non vuole essere uguale a tal'Altro perché vuol essere Superiore, più Popolare, non è quanto sta distruggendo in verità, il Nostro Mondo? Vero che siamo Noi i primi complici dello scoperchiamento del vaso di Pandora? Siamo noi quel che fugge dal vaso. Qui, nel web, è lo specchio della Realtà, quella che aborriamo a parola, pure siamo i primi fautori, i protagonisti indiscussi, ché la realtà è questa: maschere colorate di parole, di lance pronte, di spade sguainate, di giochi di Potere. La realtà siamo Noi, qui, in casa, in piazza, nelle stragi (di parole e di azioni), nelle insoddisfazioni che si fingono saggezze: nel perpetrare l'Ego contro l'Io. Non so chi avrà voglia di riflettere, conosco i chiaroscuri della Realtà: popolare è colui che meglio è in grado di fare marketing, alla politichese per intenderci. Riflettere è roba silenziosa, roba per l'interiore, le piazze seguono le voci più popolari, più altisonanti. Il silenzio non fa rumore, parla all'anima e con essa si misura.
 

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