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in archivio dal 17 giu 2008

Arianna Malenza

02 agosto 1975, Milano
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  • 17 giugno 2008
    Ode per una bambina

    Ascolta.
    È il ventre di tua madre che si scuote
    Un’altra vita,
    nuove emozioni da condividere con visi nuovi o forse antichi.
    Di nuovo l’aria da assaporare,
    Di nuovo gusti e odori da sperimentare e ricordare…
    Chi sei?
    In quale fluido di cromosomi
    la luce calda ti ha voluto inviare?
    Tocca il caldo di una donna che non conosci, ma già ti appartiene…
    Di nuovo luce,
    Di nuovo sapore,
    Che sa di amaro,
    Di sangue,
    di Vero,
    di Vita.
    Eppure è bello,
    Anche il dimenticare
    Anche l’oblio che ti appartiene nello sperimentare.
    Che sciocchi noi tutti,
    così seri e convinti nell’arrovellarci
    nei fatti che ci accadono per la prima volta
    da sempre,
    in una ripetizione senza fine,
    come in un film che, per sbaglio, si continua a proiettare.
    O forse non per sbaglio,
    ma per correggere ed arrangiare i contenuti.
    E mentre ascolti,
    la vita,
    il suono dei tuoi pensieri,
    così seri,
    così importanti,
    non ascolti più lei,
    l’essenza,
    la bambina,
    che è rimasta lì
    ad osservarti ripetere e ripetere.
    Con i suoi occhi nuovi
    Ti aspetta,
    ma tu raramente
    la guardi,
    forse perché per ognuno è difficoltoso guardare se stessi...
    E allora io scrivo un’ode,
    un’ode per te.
    Un’ode per lei
    Un’ode per una bambina.

     
  • 17 giugno 2008
    Silenzio

    Tutto tace...
    Dov’è quell’uomo che urlava tanto forte?
    Silenzio
    Dov’è quella madre narcisa e crudele da cui disperato cercavi solo uno sguardo?
    Silenzio
    Dov’è il fratello burlone, dal vivere bislacco, col quale cucivi ferite sempre aperte con risate amare?
    Silenzio
    Dov’è quel padre assente che, con devota ammirazione, non avresti mai voluto essere?....
    Silenzio
    Dov’è quella sorella, l’unica che sapeva, con dolcezza e ironia, accarezzarti il cuore?...
    Silenzio
    E una donna, come un Totem, da andare a trovare il fine settimana?
    Una donna impressa nelle parole e nella carne di mia madre...
    Silenzio
    Dov’è il girotondo delle botte, delle urla che usavi per danzare con loro?
    Silenzio
    C’è solo un uomo, che sembrava forte,
    che sopraffava i deboli,
    con il vangelo di una tradizione come scusa...
    ma era solo un bambino,
    che se la prendeva con i fratellini più piccoli,
    perché non poteva far nulla contro la grande madre,
    o meglio,forse non voleva...
    Ti guardo,
    oggi cerchi un Dio nelle case che gli uomini hanno costruito per imprigionarlo e sfruttarlo meglio...
    Sei stanco e quel Dio non ti guarda,
    proprio come faceva tua madre Narcisa...
    Ti guardo e vorrei chiamarti,
    ma un dolore troppo forte non fa uscire le parole,
    nelle pagine di un libro di cui io non faccio parte,
    mi tramandi la tua sofferenza,
    vorrei chiamarti... "papà"...
    Silenzio