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in archivio dal 12 dic 2008

Augusta Bianchi

12 febbraio 1949, Viareggio (LU) - Italia
Mi descrivo così: Una quasi sessantenne con la voglia di vivere, ballare, cantare, scrivere di una ventenne, anzi molto di più!

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  • 29 dicembre 2008
    Libero

    Svegliarsi,
    dopo una notte insonne,
    dolci incubi
    ricordi di vita

    Sentire il cuore
    ricolmo di dolore,
    di amore senza confini,
    come coriandoli variopinti

    in un giorno di carnevale

    Infilarsi il primo giaccone,
    non importa il colore

    Incamminarsi
    verso la sofferenza,
    non importa di chi

    Ti ho trovato,
    piccolo amico
    e ti ho portato via.

    Ci siamo infine
    scambiati un grande segreto.

     
  • 29 dicembre 2008
    Notte di Natale

    Qualche scoppio lontano,
    le lucine nella notte fresca.

    Vorrei essere altrove,
    nelle mie vigilie
    di bimba.

    Non mi importa di essere qui,
    potrei andarmene anche in questo istante.

    Ma poi rientro,
    la tavola ancora apparecchiata,
    i doni dei miei ragazzi,
    la mia solitudine interiore
    di sempre.

    E la vita ancora ti chiama,
    con qualche lacrima in più.

     
  • 12 dicembre 2008
    Barcellona

    Nel chiostro gotico
    Hospital Santa Creu,
    figuretta lapidea
    dormivi per terra,
    la bocca spalancata e il corpo esile.

    Sarcofago esanime racchiudi
    il sofferto vivere dei tuoi sedici anni.

     
  • 12 dicembre 2008
    Memorie

    Piccole gemme
    i miei ricordi di bimba,
    l'odore intenso della legna arsa

    immagini sfumate di volti noti,
    parole dette, ritratte, carezze a metà.

    Io danzo riflessa nello specchio,
    la porta spalancata al sole
    della camera grande.

    Bimba cittadina emersa dalla nebbia
    respiro ingorda il salmastro vitale.

    La pianta di cachi nell'orto,
    al di là del muro folletti silvestri
    e mostri e perdite imminenti.

    Il mio essere diverso, mio padre altero
    col sorriso di sempre.

     
  • 12 dicembre 2008
    A mia figlia

    I tuoi straccetti
    abbandonati nell'angolo del bagno
    hanno l'odore acre dell'intransigenza,
    il profumo perverso della ribellione.

    Hanno i colori cupi della solitudine,
    l'usura consueta del mal di vivere;
    intrisi degli umori per la fatica

    li stringo a me e ritorni piccina.

     
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