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Autore

Aurora Prestini

in archivio dal 16 set 2011

18 aprile 1953, Milano - Italia

segni particolari:
Callo della scrivana

mi descrivo così:
Sono nata a Milano il 18 aprile 1953. Dopo la Maturità classica nel 1972,  laurea in Filosofia nel 1984 con una tesi su "L'estasi sciamanica". Dal 1978 iscritta all'Ordine dei Giornalisti, come pubblicista, ho collaborato con la RAI Regionale del Veneto...

09 giugno 2014 alle ore 10:43

25 aprile 1797

Intro: per chi vuol leggere tutto il testo:
http://www.enricopantalone.com/files/25Aprile1797.pdf
 

Il racconto

25 Aprile

Prologo

Il 25 aprile 1797 S. Marco decise che era ora di intervenire nella storia della sua protetta, la Serenissima Repubblica di Venezia. Contrariamente all'opinione di molti anche tra i suoi amici, ch'egli d'altronde non aveva mai apertamente contestata, Marco non era particolarmente affezionato alla città. Quell'infantile pretesa d'essere sorta sull'isola da lui sognata, idea assurda, che nessuna persona dotata non necessariamente di fede, ma di buon senso, avrebbe sostenuto per più d'un giorno e che Venezia invece andava ammantando d'una sua storicità, completamente inventata, lo indisponeva. Quell'isola era un'immagine materializzata della gloria futura, un'anticipazione del regno promesso apparsogli nell'estasi dopo una vita di rigorosa, ascetica dedizione alla parola... e parola non è abbastanza "Logos sceso a dimorare fra noi" diceva, con felice intuizione, Giovanni! Ed ora quel popolo di pastori o naviganti che fossero, s'arrogava il privilegio di essere quella dimora!

Non era proprio il caso di sentirsi onorato, niente affatto. Come se non bastasse gli erano stati fatti altri torti. Intanto il suo nome era Giovanni, anzi, Johanan; non che gli dispiacesse, in vita, essere chiamato col gentilizio romano, che era stato motivo d'infantile, ma legittimo orgoglio per la sua famiglia, anzi, dato che il maestro aveva cambiato il nome di Simone in Pietro e quello di Saulo in Paolo gli era parso naturale, iniziando a professare la nuova fede, rispondere ad un nome nuovo, astratto, romano, che tagliasse i ponti con un'infanzia troppo felice a cui il pensiero poteva tornare spesso, distraendolo dalla preghiera.

Per i contemporanei dunque era Marco e basta.

Ma questa città che si pretendeva sua patria, con Dogi che affermavano d'avergli parlato, avrebbe potuto informarsi un po' meglio ed invocarlo, almeno una volta, col suo nome: "Johanan prega per noi..." sentiva che un'evocazione così lo avrebbe davvero commosso.

Nessuno ci aveva mai pensato.

Preferivano inventarsi storie esorbitanti e strane, passi per le pretese vittorie a lui attribuite, ma quell'idea che fosse stato lui a colorar le rose di rosso... curioso intervento davvero, da parte d'un santo, modificare il colore dei fiori, che già Dio ha creato appunto variopinti! E comunque, se davvero lo avesse fatto, le avrebbe colorate d'azzurro o d'oro... le rose rosse sono le più comuni del mondo!

In ogni caso la Serenissima, pur affermando d'essere la sua repubblica, se la cavava benissimo senza di lui, non soltanto perché, come tutti i paesi del mondo, godeva dell'inalienabile sostegno di Dio, ma perché qualcuno che avesse un debole per la città in Paradiso c'era eccome... ed era la Vergine Maria!

Nessuno avrebbe potuto spiegare il motivo di tale preferenza e, naturalmente, nessuno aveva mai avuto l'ardire di chiederglielo! Il 7 ottobre 1571, addirittura, la Vergine aveva fatto cadere il vento all'improvviso per favorire la flotta cristiana contro i Turchi, ottenendo una vittoria che aveva sorpreso persino il Maestro.

- Donna - aveva chiesto allora con la sua voce dolcissima, ma non per questo meno autoritaria, - perché intervieni in una realtà che non ci riguarda? La caduta di Bisanzio è la giusta punizione per i peccati d'orgoglio... - Non aveva potuto terminare la frase, perché la Vergine, con un gesto arditissimo che solo una madre poteva permettersi, gli aveva chiuso la bocca con una mano, sorridendo tristemente. - Povera piccola Venezia - aveva osservato - nata dal fango di una palude e sola in lotta contro un nemico tanto spietato... gli altri stati cristiani, forse, peccano d'orgoglio. La piccola Venezia cerca solo di chiudere gli occhi davanti alla nera voragine che minaccia d'inghiottirla, non hai forse insegnato tu stesso, caro, che è peccato cedere alle tentazioni? Non è prova di grande virtù, da parte sua, mantenersi "Serenissima" nonostante i ripetuti assalti del maligno? In ogni caso non sono stata io sola a mutare il corso degli eventi... sai bene che non sono così potente... Sua Santità Pio V ha sognato che una corona di rosario stringeva in un nodo di fuoco la flotta turca ed il sogno è piaciuto al Nostro Padre Celeste, senza l'intervento del quale io non potrei fare nulla! -

Non c'era possibile risposta di fronte a tanta luminosa umiltà.

Comunque permaneva il fatto che la Vergine guardasse alla città con un'indulgenza, certo non si può dire eccessiva... tutto è misura ed armonia nel cuore d'una donna amata da Dio... ma insomma, questa passione nessuno avrebbe potuto spiegarla.

Non poteva essere dovuta al fatto che Venezia festeggiasse insieme la propria fondazione e l'annuncio fatto alla Vergine. Lo sapevano tutti, in Paradiso, che le date che fiorivano il calendario religioso cristiano non avevano niente a che vedere con la realtà. Anzi, a rigore, la Vergine avrebbe dovuto offendersi a quel parallelo assurdo, ne' più ne' meno come Marco s'offendeva giustamente all'idea che Venezia pretendesse d'essere la sua patria.

Forse però le donne, anche quando sono sante, conservano un modo d'agire e d'amare diverso da quello degli uomini e la Vergine continuava a prediligere la città ed a intercedere per lei anche quando Marco pareva dimenticarsene.

I Patti di Leoben, comunque, gli fecero mettere da parte i vecchi dissensi.

Il fatto che Napoleone disponesse della città prima ancora d'averla vinta e si preparasse, non già ad esercitare un potere su di essa, ma a cederla addirittura ad una potenza nemica, come se fosse una moneta di scambio, gli fece d'un tratto cambiare parere sulla Serenissima. La vide all'improvviso fragile e precaria in mezzo a mostri demoniaci, come da secoli predicava la Vergine. L'idea che l'ufficiale corso, invece di ringraziare umilmente Dio della fortuna grande che gli era toccata, osasse posare gli occhi sulla "sua" Repubblica gli divenne intollerabile.

Allora divenne sensibile alle invocazioni di quel popolo che continuava a chiamarlo Marco, tanto che il suo spirito si materializzò durante la "Messa granda" che la mattina del 25 aprile la città gli dedicò per festeggiarlo, ancora completamente ignara dei disegni tramati alle sue spalle e dei terribili editti di maggio, che avrebbero posto fine, di fatto, alla sua vita politica, nonostante qualcuno si illudesse ancora del contrario; solo un po' turbata dalla rivoluzione, questo sì. La Rivoluzione aveva spaventato tutti, in Europa, anche più delle guerre precedenti.

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