username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Aurora Prestini

in archivio dal 16 set 2011

18 aprile 1953, Milano - Italia

segni particolari:
Callo della scrivana

mi descrivo così:
Sono nata a Milano il 18 aprile 1953. Dopo la Maturità classica nel 1972,  laurea in Filosofia nel 1984 con una tesi su "L'estasi sciamanica". Dal 1978 iscritta all'Ordine dei Giornalisti, come pubblicista, ho collaborato con la RAI Regionale del Veneto...

21 settembre 2011 alle ore 14:21

Storia di Adrion

Intro: potete comprare il libro o ... avvertire
https://www.facebook.com/groups/142710899956/10150356022979957/?notif_t=like
ce n'è ancora qualcuno in riserva!

Il racconto

Stavrovouni, solstizio d’estate, 648 
 
 
Il monte Stavrovouni s’ergeva seicentoottantotto metri sulla campagna piatta e sabbiosa, come fosse in contatto col cielo. Peccato che i monaci passassero tutto il loro tempo prostrati in preghiera, perché da lassù la vista spaziava incontrastata su tramonti superbi, albe rosate sul mare... e si sarebbe anche potuto svolgere un efficace servizio di sorveglianza, ora che i pirati infestavano le rive cristiane in cerca di giovani schiavi. Ma a loro non importava prendere parte attiva alla lotta: ritenevano le incursioni diretta conseguenza del peccato e la grazia divina l’unica difesa possibile.
Quando le prime luci dell’alba arrossarono le pietre, una folla d'uccelli s’avventò su una piccola sporgenza della roccia, dove un giovanetto a piedi nudi aveva messo del cibo: «Mangiate miei cari!» mormorava dolcemente «e ricordate che Adrion vi ama!».
Ma un urlo agghiacciante proveniente dalla spiaggia li fece volare via; il ragazzo guardò istintivamente giù, verso il mare e vide una piccola donna bruna che cercava invano di resistere, mentre i pirati la trascinavano verso una barca. Alle sue grida erano accorsi due uomini, ma furono subito immobilizzati dai complici.
Certo sarebbe stato suo dovere dare l’allarme, ma qualche cosa glielo impedì.
Così era scomparsa sua madre.
Adrion era stato preparato a quest'eventualità fin dalla prima infanzia, quando vivevano soli: «Non hai mai conosciuto tuo padre!» diceva dolcemente lei «perché s'è lasciato uccidere dai pirati per darmi tempo di porci in salvo. Quella volta è stata una necessità, tesoro, perché io ti portavo in grembo ed era indispensabile per me non partorirti in terra straniera, ma ora, ricordalo bene, non ha più senso fare gli eroi. Tuo padre è morto e per me non fa differenza vivere qui o nell'harem d'uno straniero! Ma tu, amore mio, devi salvarti ad ogni costo. Quando vedrai le navi nemiche venire dal mare, corri a metterti in salvo al convento e non pensare a me, promettilo!».
No, Adrion non voleva promettere.
Gli piaceva vivere con la mamma.
Abitavano in una casetta di calce bianca, che faceva tutt’uno con la spiaggia assolata. Pescavano ogni mattina le preziose conchiglie da cui si ricavava la porpora e lei era abilissima ad estrarre il fiore colorato, quasi senza sciuparle. Sedevano ore ed ore, intenti a quel lavoro, ammucchiando i gusci vuoti da una parte e la sostanza colorante nei vasi di rame. Poi Adrion portava tutto ai monaci, che in cambio gli davano grano ed olio. Quando pioveva ricamava i paramenti sacri con quelle sue dita macchiate di rosso, che non tornavano più pulite. E ricordava i viaggi di suo padre, un ricco mercante di reliquie: foreste di cedri, palazzi coi giardini lussureggianti, chiese e conventi di città, ricchi di marmi, di mosaici e d'icone miracolose. Sua madre non solo le conosceva tutte, ma gli narrava anche le storie dei santi cui erano appartenute e le circostanze del loro ritrovamento: la più importante era quella della vera croce, custodita appunto nel convento di Stavrovouni, per questo voleva che, rimasto solo, si rifugiasse là.
Su quel punto si mostrava ostinata.
«No, caro, tu non cadere vivo in mano agli infedeli, non devono neppure sospettare la tua esistenza. Se per caso giungessero mentre siamo in casa e tu non avessi il tempo di fuggire, nasconditi in una cesta e lascia che la mamma si occupi di loro, stai nascosto e non fiatare, finché non riuscirò a portarli lontano ed a salire sulle navi. Non cedere alla curiosità di seguirmi, amore, e neppure di guardare, o il mio sacrificio e prima ancora quello di tuo padre, saranno vani,. Promettilo Adrion, prometti!».
Alla fine aveva ceduto.
Tanto questi Mussulmani non s'erano mai più visti. Al mercato assicuravano che se li era inventati, perché era stata abbandonata col piccolo in grembo, ma Adrion sapeva che parlavano solo per invidia. No, no, i pirati c'erano davvero, ma forse avevano dimenticato il villaggio.
Invece erano tornati.
Un giorno avevano visto le navi sul mare e sua madre gli aveva ordinato di fuggire senza voltarsi. Non aveva obbedito fino in fondo: arrivato alla porta del convento non aveva saputo resistere alla tentazione di girarsi un attimo e l'aveva vista, piccola piccola, su una di quelle barche. La stavano portando via. Al mercato ora si raccontava che non fosse stata rapita, ma che lo avesse abbandonato apposta, per darsi alla bella vita tra gli infedeli, dove le bionde formose come lei erano molto apprezzate e richieste. Adrion si vergognava di non averla difesa... ma era vincolato dalla promessa!
Questa volta no.
Poteva guardare.
Così poté verificare che sua madre aveva ragione e la gente torto.
Se quella stupida donna fosse stata zitta ed avesse almeno finto di rassegnarsi, i due uomini avrebbero potuto fuggire e chiamare aiuto, così invece... gli ci volle un po' di tempo per capire che li stavano uccidendo.
Ancora di più per decidersi ad interrompere la funzione dell’aurora. I monaci avevano escogitato uno speciale suono di campane, che diede l'allarme a tutto il paese.
Adrion, rimasto solo nella gran chiesa buia, si prostrò davanti all’icona della Vergine, accanto alla quale ardeva sempre una lampada... ma era distratto. Aveva un solo pensiero in capo: sua madre aveva ragione e gli altri torto. Così invece di pregare, fu colto da una specie di sonno inquieto, popolato di ricordi.
Era sempre allegra, la mamma.
Gli aveva insegnato ad amare l'isola: raccontava che, aldilà dei monti e delle foreste di cedri, c’era una terra completamente diversa, il mare bagnava le rose di roccia fiorite sugli scogli, che erano ancora più profumate delle erbe aromatiche. Qui, in tempi lontani, si venerava la dea dell'amore e della vita. A Paphos, dove si diceva che fosse nata, l’acqua era perennemente agitata da piccole onde di spuma, anche se non c'era vento e le fanciulle erano le più belle del mondo. In memoria di A quei tempi l'isola era la più pescosa del Mediterraneo. Nel luogo in cui si adorava l'antica dea ora c'era la Madonna miracolosa di Katholiki cui si poteva chiedere qualsiasi grazia, perché la Vergine è più comprensiva di Dio stesso e non smette mai d'intercedere per gli uomini.
«Mamma, ma c'è Dio?» aveva chiesto un giorno.
«Certo, Adrion!» aveva risposto «non devi mai dubitarne!».
«E allora perché non ha aiutato papà ad uccidere i Mussulmani?».
«Gli Arabi vanno a pesca d’uomini come noi di pesci: te lo figureresti un pesce che dice "non voglio essere mangiato"?».
Adrion rideva: «Ma mamma, i pesci non parlano!».
Allora si faceva seria: «Credi, tesoro, c'è meno distanza tra un uomo ed un pesce che fra noi e Dio!».
«Ma se papà avesse pregato la Vergine di Katholiki...» s'ostinava Adrion.
«Non si può discutere di quel che è stato» concludeva lei «si può solo far meglio per il futuro...».
Si alzò e, sforzandosi d’allontanare le distrazioni e di pregare per gli stranieri, tornò a fissare lo sguardo sull’icona mariana: il fumo della lampada perennemente accesa l’aveva un po’ scurita. Il mantello aveva cupi riflessi sanguigni; producevano tutti i colori in convento: il viola ed il rosso con la porpora, il bianco, dato dai gusci ben pestati, gli azzurri e le varie tonalità di giallo ricavati dalle erbe dell’orto, il nero, per cui si raccoglievano, subito dopo la potatura, tutti i sarmenti di vite dei dintorni, che erano poi carbonizzati e polverizzati con cura, come l’oro e l’argento. Amava l’incarico di produrre colori, perché gli scarti erano la principale parte del cibo che dava agli uccelli, ma non gli piacevano affatto le immagini dipinte e non riusciva a concentrarsi e pregare. Chi diceva che servisse? Forse appunto, come gli uomini sono indifferenti al destino dei pesci, anche a Dio, che stava nei cieli, non importava che l'isola di Cipro fosse cristiana od islamica.
Alla fine uscì dalla chiesa e s’accinse a raggiungere la spiaggia: «Che fai, Andrea?» lo chiamò padre Crisostomo. Non lo chiamavano col suo vero nome, perché non c’era un santo corrispondente.
«Ho messo l’esca per le conchiglie» spiegò «e vorrei controllare le ceste!».
«Ma figliolo» gli fece notare il monaco «ci sono i pirati, tu stesso hai dato l’allarme! Se vuoi renderti utile vai invece in infermeria e in cucina: prima di sera arriveranno i feriti!».
Ad essere sinceri non aveva particolarmente voglia d’aiutare: amava la pesca proprio perché era una scusa per uscire; tuttavia, senza conchiglie, veniva a perdere il principale nutrimento per i suoi beneamati uccelli. Da quando era giunto in convento li nutriva in segreto, alimentando di propria iniziativa la semplice idea dei monaci di buttare i rifiuti in un posto dove gli animali selvatici potessero cibarsene, per non sprecare nulla: nessuno era più attento di lui quando spazzava i magazzini e ripuliva le piante aromatiche una per una, liberandole dai parassiti. Aveva ammantato questa norma igienica d’un profondo contenuto affettivo ed il lungo e paziente esercizio gli aveva permesso di giungere sempre esattamente al sorgere del sole, che l’investiva sfavillante coi propri raggi. Era il suo rito mattutino, poiché non era tenuto a partecipare alla preghiera comunitaria. Amava negli uccelli la possibilità di volare liberi ed ogni volta chiedeva in segreto se avessero visto sua madre, arrivando all'assurda speranza che, almeno loro, lo riconoscessero come Adrion.
Lavorò dunque, coscienziosamente, alle cucine, riuscendo a far sparire un po’ di grano e raccogliendo con scrupolosa cura ogni briciola caduta a terra.
«Sei gentile ad aiutarmi» diceva Giuseppe, l’unico novizio, profondamente turbato dagli avvenimenti.
«Dio può sempre fare un miracolo e concederci la vittoria!» il giovane scosse il capo tristemente, era rimasto orfano e non aveva particolare fiducia nell’intervento divino.
Effettivamente non accaddero prodigi.
Tutto ciò che riuscirono a riportare a casa al tramonto fu il cadavere d'un uomo ed i miseri resti d'un altro, che si lamentava.
Erano due latini.
Adrion ne mirò sbigottito i corpi giganteschi e le barbe bionde, perché gli avevano detto che suo padre veniva dal nord come loro. Al confronto gli altri uomini sembravano bambini.
Avrebbero seppellito il morto nel cimitero del paese, perché solo i monaci avevano il diritto d’occupare l’ossario del convento, ma ricoverarono l'altro nella foresteria, dove avrebbe potuto esser curato direttamente dalle taumaturgiche mani di padre Belisario.
Durante la compieta, Adrion lo raggiunse.
Ora si sentiva un po' in colpa nei confronti degli stranieri, per non aver dato l'allarme in tempo: l’uomo giaceva immobile nel lettino di salice, avvolto nelle bende di lino, che parevano azzurre alla luce del crepuscolo. I grandi bracieri di rame diffondevano nell'aria l'odore di legno aromatico e d'incenso con cui i monaci cercavano invano d'allontanare le zanzare, attirate dal sangue. Ne allontanò delicatamente una e sentì il calore della febbre che lo divorava.
«Devo confidarti un segreto!» gli sussurrò.
«C’era una volta una grande città che s’affacciava proprio a questo mare e le sue mura erano state costruite direttamente da Dio! Ma il re s’inorgoglì della sua potenza ed osò sfidare il cielo, così scoppiò una grande guerra e tutti gli eroi accorsi da entrambe le parti morirono, perché nessuno aveva ragione o torto, tutti erano egualmente colpevoli di superbia. Il loro sangue cadde nel mare ed impregnò le conchiglie d’un colore purpureo...» fin qui ripeteva una delle leggende antiche raccontate da sua madre, ma improvvisamente la sofferenza dell’uomo che gli stava davanti e la frustrazione di quella giornata passata in solitudine, gli suggerirono una diversa conclusione: «noi abbiamo il compito di ripulire il mare da tutto quel sangue. Dobbiamo dimenticare tutte le altre occupazioni, raccogliere le conchiglie, liberarle dal fiore e rigettarle vive in acqua...».
Tacque. Se davvero fosse stato possibile vivere in quel modo: pescare il pesce senza nutrirsene, coltivare i fiori senza servirsene, ricamare begli abiti senza indossarli, allora forse Dio, quello strano Padre lontano ed assente che aveva addirittura permesso la crocifissione di suo figlio, si sarebbe accorto che gli uomini erano buoni ed avrebbe offerto loro un sostentamento che non passasse attraverso la violenza ed il sangue... ma come spiegarlo?
«Nezia!» si lamentò l'uomo.
Quel suono lo riportò alla realtà: «Devi rassegnarti, fratello» gli sussurrò con quanta più dolcezza poteva  «è stata rapita dagli arabi, ma mia madre...».
«Andrea, in nome di Dio, chi ti ha dato il permesso d'entrare?» lo interruppe concitato padre Belisario e, molto prima che rispondesse, lo mise alla porta.
Restò nascosto nell'ombra finché il monaco non uscì e poi entrò di soppiatto ad assistere il ferito. C'era qualche cosa in lui che lo attirava segretamente: i capelli biondi, il fatto di sentirsi responsabile della sua vita, ma più ancora quello strano nome di donna... Nezia… era sicuro che non ci fossero sante con quel nome, come non s'erano trovati santi Adrion.
«Ho sete!» disse l'uomo quando lo sentì tornare.
«È una fortuna che tu parli il greco, fratello» disse incoraggiante, poi si guardò attorno.
La luce della luna piena pioveva liquida sulla brocca di rame, versò un po’ d'acqua in una ciotola e gliel'accostò alle labbra riarse, ma lo sconosciuto non riusciva a muoversi e fu necessario bagnare una pezza e mettergliela direttamente sulla bocca. Per un po’ lambì golosamente le gocce che cadevano, poi riprese a lamentare l'assenza di Nezia.
«Ti capisco più di chiunque altro, fratello» disse dolcemente Adrion «anche mia madre è stata rapita...» e pian piano raccontò tutta la sua vita, con le bellezze ed i misteri dell'isola, persino le storie degli Dei... narrò la guerra di Troia e la vicenda di sant’Elena, che era sbarcata a Cipro per miracolo. E se la bellissima Elena, per cui s’era combattuto, e la santa fossero in realtà la stessa persona? Descriveva allo straniero la regina, ammantata nella porpora imperiale, con un piccolo gatto dagli occhi d’oro fra le braccia... lo invitava ad affidarsi tutto al potere della fede, che cancella ogni peccato e risana le ferite… finché quel richiamo, Nezia, si fece sempre meno disperato, come l’ora pro nobis che risponde alle litanie.
L’indomani, all’alba, offrì agli uccelli un pasto di solo grano ed avanzi vegetali, chiedendo anche a loro un parere sulla sua idea di vivere senza uccidere, per non insanguinare il mare. Naturalmente non risposero, ma ebbe l’impressione che gradissero il cibo nuovo... certo puzzava meno. Quel mattino erano anche più numerosi del solito: persino una grande aquila volteggiava in cielo, sovrintendendo a tutta l’operazione, cosciente della propria supremazia.
Tornò rasserenato alle occupazioni abituali.
Neppure quel giorno poté raggiungere la spiaggia, anzi gli abitanti di Larnaca decisero di rifugiarsi sul monte e, dato che non si poteva né respingerli, né ospitarli in terra consacrata, costruirono insieme un piccolo rifugio nascosto alla vista del mare. Adrion e Giuseppe furono incaricati di far la spola tra il convento ed i profughi, tra cui c’erano anche numerose fanciulle, molto informate sugli stranieri. La donna rapita era la madre del ferito e l'uomo suo padre, un ricco mercante che ogni anno andava in Siria con legname pregiato e pelli e ne ripartiva carico di grano e di spezie. Questa volta la famiglia lo aveva seguito, per fare un pellegrinaggio a Gerusalemme: pareva che la donna dovesse sciogliere un voto particolare... così era successa la tragedia.
Ebbe l’impressione di percepire una sostanziale diffidenza nei confronti dei cristiani d’Occidente diretti al Santo Sepolcro! All’isola non s’usava niente del genere: i monaci erano legati da un voto specifico al proprio convento e gli altri non avevano certo i mezzi per far pellegrinaggi… e poi a che scopo? «Non da Oriente, non da Occidente, ma da Dio viene la salvezza!» affermò solennemente Giuseppe, interrogato sull’argomento. Si stava copiando i Sacri Testi e li sapeva in gran parte a memoria, ma non seppe spiegargli meglio quelle oscure parole.
«Se sant’Elena fosse stata di questo parere» gli fece pacatamente notare Adrion «non avremmo nè la reliquia della Santa Croce, né i gatti!».
«Santo Cielo, Andrea!» esclamò scandalizzato «non crederai a queste sciocche superstizioni!».
Così Adrion, cresciuto ascoltando storie di viaggi e terre misteriose, si trovò a far causa comune col ferito, contro tutti gli altri e tornò di nascosto ad assisterlo.
«Nezia!» chiamò di nuovo quella notte.
«Devi rassegnarti fratello» ripeté Adrion «tua madre è stata rapita...».
Inaspettatamente lo straniero rispose: «Nezia non è mia madre!».
Per un attimo Adrion rimase ammutolito e l'altro riprese faticosamente: «Mia sorella è una bambina… come te! Era partita da casa con noi, ma arrivata a Paphos s'è ammalata e le suore di Katholiki ci hanno convinto a lasciarla con loro. La mamma voleva assolutamente portare a termine il suo pellegrinaggio e Nezia non era in grado di seguirci...».
Per quella notte non fu possibile sapere altro.
Forse non occorreva altro: era già innamorato della bionda Nezia, in salvo a Paphos, bisognava ringraziare! Con gioiosa meraviglia dei monaci, partecipò alla funzione notturna e pregò con particolare intensità. Gli pareva benaugurante che si fosse fermata presso il quadro miracoloso. Forse la Madonna stessa aveva voluto proteggerla.
Se solo fosse riuscito a comunicare questo difficile pensiero al fratello!
Così decise di fargli anche una visita diurna: fra l’ora di sesta e la nona, mentre gli altri riposavano, ciascuno nella propria cella. Il sole pioveva a picco sul giardino, come se volesse incendiarlo, gli aromi di lavanda, mirto e rose esalavano asciutti nell’aria calda ed immobile, le cicale gridavano forte, con una nota di sofferenza. Nell’infermeria, per un attimo, pensò d’essere completamente cieco e sbatté un po’ le palpebre abbagliate, prima di poter vedere il malato: aveva il volto completamente scoperto, senza cicatrici visibili ed i grandi occhi chiari spalancati sul soffitto. Quando lo sentì entrare, pur non riuscendo a muoversi, sorrise: «Tu devi essere il ragazzo che sa parlare con gli uccelli» lo salutò.
«Chi te lo ha detto?» si schermì vergognoso Adrion.
«I monaci!» rispose faticosamente lo straniero «e mi han anche messo un po’ in guardia dalle tue chiacchiere... ma io credo che siano l'unica cosa che mi ha tenuto vivo! Però la capacità di parlare agli uccelli non è tutto merito tuo… devi sapere, infatti, che questo monte era un tempo consacrato al dio del cielo… ed in suo onore si nutrivano numerosi volatili, che non si sono neppure accorti del cambiamento della nostra religione: l’aquila stessa vola spesso sopra di noi, senza farci alcun male».
«Non vedo come tu possa aver osservato queste cose, immobile qui!» osservò stupito.
«Non sono stato sempre infermo!» rise il ferito e poi spiegò: «Non fraintendermi, non volevo turbare la tua fede… al contrario! L’idea d’estrarre il fiore senza sciupare le conchiglie è molto interessante! Non è un caso il naufragio di sant’Elena a quest’isola! Ve l’ha attirata un potere antico, forse lo stesso che lega questo monte agli uccelli ed all’osservazione del cielo…».
C’era qualcosa d’affascinante e strano in quel che diceva quest’uomo, ma ne aveva paura, si pentì d’avergli svelato i più sacri ricordi della propria infanzia e fuggì spaventato, come di fronte ad un pericolo, via, via, fino al luogo dove di solito nutriva gli uccelli. Era la prima volta che saliva lassù alla luce del giorno: il sole lo investì del suo calore, in uno spaventoso silenzio. Il mare era inghiottito da una caligine dorata che saliva fino al cielo, completamente deserto. Ogni creatura viva sembrava scomparsa, per la prima volta il luogo gli parve piccolo e maleodorante e la vampa calda gli tolse il respiro. Chiuse gli occhi: anche le sue palpebre erano rosse, anzi, se non porpora. Non era possibile estrarre il fiore senza uccidere, così come non c’era salvezza senza il sangue della croce! Per la prima volta da quando viveva sulla cima del monte, il grido dell’aquila lo atterrì. Non aveva un posto dove andare. Il lettuccio accanto al laboratorio lo schiacciava col peso dei ricordi: si rese confusamente conto che la sua vita era stata accettabile finché la pesca delle conchiglie ed il mercato gli avevano offerto occasione d’evadere. Adesso, col pericolo dei pirati mussulmani, avrebbe dovuto adattarsi a fare il novizio, come Giuseppe, imparare a scrivere, copiare i testi sacri, fabbricarsi un rosario su cui pregare in segreto ed alla fine del lungo tirocinio pronunciare i voti e tagliarsi i capelli.
Fu la prospettiva della tonsura a deciderlo: doveva riconciliarsi a tutti i costi col ferito, perché, una volta guarito, lo portasse con sé.
La voce di padre Belisario l’arrestò appena in tempo, s’appiattì nell’ombra, dietro ai grandi vasi d’olio, nell’attesa che la medicazione terminasse… no, non si trattava di questo: lo straniero stava confessandosi… sarebbe dovuto uscire, ma un solo movimento avrebbe palesato la sua presenza. Così attese e non poté fare a meno di sentire che il monaco cercava di convincere lo straniero a pronunciare i voti per morire in santità.
«La vostra vita mi affascina molto» rispondeva questi «ma sono preoccupato per mia sorella».
«Le buone suore avranno cura di lei…».
«Fino a quando?» lamentò il ferito. «L’abbiamo affidata loro assicurando che si sarebbe trattato di poche settimane… dovevamo tornare a prenderla ricchi di regali…».
«Fai torto a quelle sante donne, non agivano certo per interesse!».
«Com’escluderlo completamente? I tempi son tanto difficili! Senza contare che la nostra nave è partita senza di noi… chi può impedire ai nostri stessi uomini di tradirci, tornando indietro a farsi dare la bambina e poi vendendola come schiava?».
«Che vergogna, pensare queste cose! Le monache non la consegnerebbero! Guarda il nostro caso: forse ricorderai il fanciullo che ho sorpreso accanto al tuo letto il primo giorno… è un ragazzo senza padre, la madre raccontava che l’avessero ucciso i pirati ed un bel giorno è sparita a sua volta, forse rapita, ma t’assicuro che nessuno l’ha sentita chiamare aiuto! Eppure noi ci occupiamo del piccolo e, quando avrà l’età, se lo vorrà, l’accoglieremo tra noi…».
«Scusa se te lo dico, ma è una cosa ben diversa! Sappiamo bene che rischi corre una donna…».
«Ora la preoccupazione ti fa diventare ingiusto: l’ultima delle sgualdrine è più fortunata di un eunuco e può sempre contare sulle gioie della maternità. No! I nostri fanciulli corrono tutti gli stessi rischi e l’unico modo per proteggerli è pregare pazientemente e fiduciosamente Iddio di farlo, senza stancarci mai…».
«Mi dispiace padre» concluse tristemente lo straniero «non posso pronunciare i voti prima di veder mia sorella sana e salva…» e lasciò che se n’andasse, scuotendo il capo.
Anche Adrion attese che s’allontanasse, poi uscì dal nascondiglio e s’accostò al lettuccio d’ammalato: «Sai scrivere, fratello?» propose.
Gli occhi color del cielo lo guardarono: «A che serve?» chiese.
«Conosco il convento di Katholiki» mentì «perché la mamma era devota alla Madonna e m’accompagnava sempre, ma le suore non mi daranno la bambina se non saranno certissime che sei tu a chiederla, perciò devi far scrivere un documento con qualche cosa che mi faccia riconoscere. Poi prometterai a Dio di farti monaco non appena la vedrai sana e salva e sarai esaudito, perché questo è il suo monte santo!».
«Ma tu non puoi arrivare fin là da solo…».
«I monaci mi affideranno a qualche mercante!».
«E tu correresti questo rischio per me?».
«No, non per te, per lei… sento che assomiglia alla mia mamma!».
Lo straniero tornò a sorridere: «Assomiglia a te» disse.
«Ti prego, chiama padre Belisario e assicuragli che ho deciso!».
Però è strano.
Fino a quel giorno non aveva mai mentito e nessuno gli aveva creduto ed ora, con questa bugia grossa, non ebbe nessuna difficoltà. Prima del tramonto fu tutto pronto: affidò a Giuseppe gli uccelli e regalò alle ragazze le conchiglie, poi prese congedo dallo straniero e partì libero.
Nezia lo stava aspettando.
 
Tratto da: http://www.deastore.com/libro/adrion-cerca-nezia-una-storia-aurora-prestini-gruppo-albatros-il-filo/9788861858077.html
 
Aurora Prestini
 

Commenti
  • Federica Garofalo Bellissimo anche "Adrion Cerca Nezia", e alla fine, nonostante il bel messaggio riferito alla schiava Astarte, per la vera protagonista resta come sospeso. Perché è strettamente connesso a "Spirito di Lucerna", "Carola" e "Volare". Un amore al di là del tempo.

    22 settembre 2011 alle ore 13:04


  • Aurora Prestini vedo che hai letto più avanti ... comunque grazie!

    22 settembre 2011 alle ore 20:44


Accedi o registrati per lasciare un commento