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in archivio dal 22 apr 2015

David Herbert Lawrence

11 settembre 1885, Eastwood - Inghilterra
02 marzo 1930, Vence - Francia
Segni particolari: Sono stato al centro di molte polemiche per l'audacia con cui ho descritto la sessualità nel mio romanzo del 1928, "L'amante di Lady Chatterley".
Mi descrivo così: Sono stato uno scrittore, poeta, pittore inglese e un appassionato viaggiatore. La voglia di esplorare mi ha portato a girare il mondo per un anno intero e in questi spostamenti non ho mai smesso di scrivere.
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elementi per pagina
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:53
    Elegia

    Da quando ti ho perso, mio tesoro, il cielo è 
    venuto vicino, 
    Ed io lo sono a lui, le stelle piccole taglienti sono abbastanza vicine, 
    la luna bianca va in mezzo a loro come un 
    uccello bianco tra bacche di bosco, 
    E il suono del suo dolce fruscio in cielo 
    come un uccello io sento. 
    Ed io sono pronto a venire da te ora, mia cara, 
    come un piccione che sta fuori dalla 
    cupola della Cattedrale
    a perdersi nella nebbia del cielo, 
    mi piacerebbe venire,
    ed essere perso di vista con te, svanito 
    come schiuma.
    Perché sono stanco, mia cara, e se potessi 
    staccare i miei piedi, 
    i miei piedi tenaci dalla crosta della terra,
    cadere come un soffio nel respiro del vento.
    Dove ti sei persa, cosa resta, amore mio, cosa resta!

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:53
    La fine

    Se avessi potuto tenerti nel mio cuore,
    se solo avessi potuto in me avvolgerti,
    quanto sarei stato felice!
    Ma ora la carta della memoria davanti
    una volta ancora mi srotola il corso
    del nostro viaggio sin qui, qui dove ci separiamo.

    E dire che tu non sei mai, mai stata
    una qualche tua realtà, amor mio,
    e mai alcuna delle tue varie facce ho visto!
    Eppure esse mi vengono e vanno avanti,
    e io forte piango in quei momenti.

    Oh, mio amore, come stanotte fremo per te,
    pur senza più speranza alcuna
    di alleviar la sofferenza o ricompensarti
    per tutta una vita di desiderio e disperazione.
    Riconosco che una parte di me è morta stanotte! 

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:53
    Se lei potesse venire qui da me

    Se lei potesse venire qui da me 
    ora che la violenza della falce 
    ha disegnato sentieri nel sole 
    e le rondini già fendono l'aria 
    al tramonto! Se venisse da me!
    Se lei potesse venire ora da me 
    prima che le campanule sfioriscano falciate, 
    mentre le vecce si infiammano, prima 
    che cercando freschezza i pipistrelli 
    cadano nella notte; oh se venisse!
    Staccati i cavalli, il crepitio della macchina 
    tace. Se lei venisse raccoglieremmo il fieno 
    sulla collina e tranquilli giacere 
    davvero potremmo fin quando il cielo verde 
    non avesse più brividi nel lucore fremente.
    Vorrei lasciarmi andare sopra il fieno 
    con la mia testa sulle sue ginocchia, 
    disteso, abbandonato, mentre lei 
    quietamente respira su di me 
    e silenziose crescono le stelle.
    Vorrei giacere, immobile 
    come se fossi morto, ma sentendo 
    che la sua mano furtiva accarezza 
    la mia testa, il mio viso, 
    fino a quando si sciolga il mio dolore.

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:51
    Sole d'autunno

    D'autunno il sole fa spuntar i crochi
    e li riempie sino a traboccare
    di vino mortale, tesoro
    che giù scorre per i calici, sprecato.

    Tutte, tutte uguali le pallide coppe di Persefone
    son sulla mensa, stracolme;
    versata è la porzione degli dei;
    ora, voi tutti bevetene, o mortali!

    Questo è il momento, pienissimo è il calice
    di cielo scintillante;
    prenderà ora ogni mortale
    la bevanda in un unico lungo, forte sorso.

    Fuor della coppa della regina infernale, il pallido vino celeste!
    Bevete allora, invisibili eroi, bevete!
    Mai le labbra si ritirino dai calici
    mentre volte ai cieli son le gole.

    Assumete così, entro il vino, il grande giuramento
    degli dei sul cielo, la terra e il gorgo infernale,
    di romper questo nauseabondo sogno morboso
    ove assieme ci dimeniamo per il desiderio.

    Giurate, sul pallido vino versato dalle coppe
    della regina d'inferno, di svegliarvi e liberarvi
    da quest'incubo in cui ci agitiamo,
    di fuggire da questo passato immondo.

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:50
    Tempesta d'amore

    Molte rose nel vento 
    picchiettano sui vetri.
    Un falco è in cielo; iniziano
    lentamente a vibrare le sue ali.

    Le rose son strappate dai colpi
    del vento, e uno spruzzo
    di rosso scende nell'aria fluttuante.

    Sospeso ancora è il falco, e il cielo tutto
    alle sue spalle scorre: solo un battito d'ala
    svela la volontà che lo sostiene.

    Tra l'erba si curvano le margherite,
    il falco s'è lasciato cadere, il vento consuma
    tutte le rose, e senza fine
    uno stormir di foglie filtra il lacerante
    grido d'un uccello.

    Col vento va una rosa rossa. Il falco
    la sua via battuta dai venti risale e senza fatica
    verso il profondo cielo si dirige. Inviando le margherite
    strani bianchi segnali, sembra vogliano
    mostrare da qual posto
    sia stato lanciato il grido.

    Ma, cuore mio, oh come stanno pigolando gli uccelli!
    Un argenteo vento in fretta il viso
    asciuga alla più giovane tra le rose.

    E, cuore mio, oh smetti ogni preoccupazione! .
    Il falco più non c'è, sui vetri una rosa
    picchietta come gli sbuffi del vento dell'ovest.

    Batte, batte, altro non è che i colpi d'una rosa rossa,
    e la paura è un fremere d'ali.
    Che c'è, allora, se sbatte una rusa scarlatta
    precipitando per la grigio-luccicante rovina delle cose?
     

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 21:49
    La madre vergine

    Mio piccolo amore, mia cara,
    una soglia eri per me,
    e uscir mi facevi dai confini
    in questa terra straniera dove
    come cardi s'affolla la gente,
    seppur piacevole a vedersi e decorosa.

    Mio piccolo amore, mia carissima,
    per due volte mi hai generato:
    una dal ventre tuo, dolce madre,
    l'altra dall'anima, libero
    per rendermi d'ogni cuore, mia diletta,
    libero d'entrare in tutti i cuori.

    E così, mio amore, madre mia,
    sempre ti sarò fedele.
    Due volte son nato, mia carissima:
    in te, alla vita e alla morte
    ed è questo l'aldilà della vita
    dove son io fedele.

    Ti bacio nell'addio, mia cara,
    ora son diverse le nostre vie;
    tu un seme sei nella notte,
    un uomo io, che deve arare
    la difficile terre del futuro
    per far germogliare il seme.

    Ti bacio nell'addio, mia cara,
    qui è finita tra noi. .
    Oh, foss'io calmo come tu sei,
    dolce e quieta nella tua bara!
    Dio, Dio! non dovessi lasciarti
    sola, mia diletta.

    È stata detta l'ultima parola ormai?
    Pronunciato è l'addio?
    Dammi la forza di lasciarti
    ora che sei morta.
    Debbo andare, ma senza speranza resta
    l'anima mia al tuo letto accanto.