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Poesie di Diego Bello

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  • Oggi ho rubato un po’ di sole al mondo
    lo tengo in un malloppo che ho coperto
    e infiora sulla pelle rubicondo.
     
    Ho colto anche gli effetti del deserto
    intenso azzurro in cielo giusto al fondo
    curioso come l’ape in fiore aperto.
     
    Sul mare dubito: guardarlo a tondo
    o immergermi nel gelo al piede inferto?
    Mi stringo attorno all’attimo giocondo.

  • giovedì alle ore 18:46
    Si marcia sulle spine

    Si marcia sulle spine
    in penombra, si sogna
    e sembra aderga infine
    lontano dalla gogna

    l'alito. Sotto aratro
    non geme più la carne.
    È sciolto in solco l'atro
    grumo - al fondo - per farne

    caglio. La terra il seme
    in tremito allo strazio
    rivolta, ché non teme

    freno d'argine. Spazio
    dirupa e al vento freme
    del grembo il fiore sazio.
     

  • 15 luglio alle ore 13:15
    Dov'aquila non vola

    Sei come l’osso saturo
    della ciliegia dentro
    la polpa che s’ammolla
    dissoni note al centro
    di spazio che non crolla.

    Avello si fa nitido
    e addensa sul detrito
    anelito di strina
    ma s’arrovella il dito
    al tatto che s’incrina.

    Alla tua fonte arida
    perennemente pietra
    si graffia la mia guancia
    nel precipizio arretra
    a bugna poi s’aggancia

    e pencola ch’è lacera
    a un metro dalla terra
    dov’aquila non vola
    - un refolo si serra
    all’uscio della gola.

  • 11 luglio alle ore 23:02
    L'Assenza

    Dal fiore d’osso in gocce d’aria 
    sfioro il profilo denso 
    stordito 
    annuso pianto 
    che vento asciuga. 
    Ma ripervade 
    un trìlogo di spine in squarcio 
    dal petto e irrora. 
    Àncora pregna 
    riposa in bassa 
    marea d’effluvio 
    assenza 
    di tuberosa 
    di te 
    mia sposa essenza.

  • 09 luglio alle ore 8:43
    Tramonto sul mare (haiku)

    tira su l'ancora 
    di luce il giorno e salpa-
    verso la sera

  • 09 luglio alle ore 8:41
    Luglio (acrostico in due haiku)

    lungo lo sguardo-
    un inciampo di biche 
    grame di sorgo

    la noce è piena e 
    in semina il rapuglio-
    ode alle more

  • 08 luglio alle ore 18:27
    Minùtolo di Villa Agreste

    da spargoli racemi
    di viti d'Itria
    in terra rossa che respira mare
    e come il muro
    secco di pietra al sorso
    per gli occhi puro
    sole sul grano
     

  • 08 luglio alle ore 18:25
    Come un sorriso

    Come un sorriso anche lo sguardo d’un
    seno incontro al perso tuo andare verso
    chissà, d’un passo o della scia d’un fianco
    lo svelo e l’attimo che sembri eterno.
     
    Come un sorriso anche sul viso mano
    ch’asciughi lacrima d’un bimbo in pianto
    raggio che saldi vene e polsi, rughe
    d’estate, un’altra insieme e sembri eterno.

  • 02 luglio alle ore 7:16
    Tu

    essere
    io
    in te
    ché tu
    sia tutto
    sentire
    dentro
    te
    e niente
    attorno

  • 01 luglio alle ore 8:56
    Luglio (in acrostico)

    Lento alle fronde scavi
    urla di passi fra
    gronde di grani.
    L’urto alla sete
    insinua
    oboli d’ombra.

  • 30 giugno alle ore 20:30
    La vostra notte ha un soprassalto

    La vostra notte ha un soprassalto dopo
    regali d’ansia e spine trapiantate
    nel fianco, spinte e risospinte a scopo
    d’uno stupore crudo. Ostili fate

    inaridire inchiostro ché il fondale
    è ruvido alla verga. Grani d’oro
    nel solco liquido scagliate a pale
    per valli, e salto senza presa coro

    di stecchi germina in stridore al gelo.
    Dentro la carne restano saldate
    spine d’innesto – ovunque seme vivo

    da un fiore nella gora. Senza velo
    il transito funereo come rate (1)
    di rami decomposta nell'abbrivo.

    (1) zattera
     

  • 20 giugno alle ore 19:34
    L'ultimo giro d'occhi

    L’ultimo giro d’occhi
    è ballo.
    Fallo con me
    prima che assorba notte il fiato
    e molli carne molle la catena.

    L’ultimo giro d’occhi
    e torni per un lampo verde madre.
    Io terrò insieme membra e mani
    come tamponi sulle piaghe
    di baci a guance nude.

    L’ultimo giro d’occhi
    per veder l’orto ridere di fiori
    di zagare e zampilli d’acqua luce.
    Il libro rosso, un sogno di scintille
    che odorano di pane.

    L’ultimo giro d’occhi 
    sui pampini d’estate 
    ai corvi nelle stoppie.
    M’arrampico sul ramo 
    di fico - sembra carezzi casa.

    L’ultimo giro d’occhi 
    e scende a terra 
    l’ombra che peschi l’acqua 
    alla correggia, fresca
    per le due prugne colte.

    L’ultimo giro d’occhi
    e tu sei stanca
    nel vuoto verderame.
    Da solo ballo 
    e perdo un’altra madre.

  • 18 giugno alle ore 21:24
    Tu sei al balcone grande

    Ti vedo a volte
    che sei al balcone grande
    dove dal basso sembra ci sia festa
    e sia perenne
    sotto la tenda a righe
    gonfia di luce.
     
    L’ombra del gomito
    è poggio a sguardo assorto
    in briciola di cielo
    al brontolio di fumo
    di strada sorda
    al vaso col tuo fiore.

  • 17 giugno alle ore 20:13
    Sotto la pressa

    Sotto la pressa 
    d'angoli e spigoli 
    espande 
    piatta regione 
    e senza varchi 
    di mezzo al giorno
    respiro solo evade 
    i pori in traccia.
     
    La sera
    ripreso corpo 
    ricuce strati esangui 
    rifiata ai moti 
    delle strozzate cisti 
    placa lo strazio 
    di sbuffi e il sonno esausto
    e dopo esonda. 

  • 15 giugno alle ore 22:19
    In piena al barbaglìo d'iride azzurra

    In piena al barbaglìo d'iride azzurra
    trabocca la tua luce oltre la sponda
    disseta i campi con un balzo d'onda
    e un trillo lene ai petali sussurra.
     
    Ma se la nebbia cresce e s’allontana
    il viso tuo che la mia fronte incava
    mi scotta come terra sotto lava
    l’attesa al buio tra la rena in chiana.
     
    Se non è amore che d’aurora estasia
    e mucido s’ammorba nel declino
    solo furore per antonomasia
    s’adorna ritto dallo specchio chino.
     
    Tu sola chiave sei di quel lucchetto
    sì che ritorni l’acqua nel suo letto.

     

  • 11 giugno alle ore 21:55
    L'ultimo rumore vivo

    Fine d’un giorno pieno
    feriale
    che ne trascini tanti
    come tutti
    tra mucchi d’ancore nel mare mente.
     
    Trabocco e gorgoglio
    sui punti di sutura e giugno
    chiama tepore
    che sa solo di luce nel tragitto
    - di metà mamma.
     
    Ma troppo tardi
    perde calore l’auto sull’asfalto
    distratto come te da mille soste.
     
    Torna perenne l’ultimo
    rumore vivo
    il colpo secco
    come coperchio d’una bara
    l’urlo di morte
    che dentro ora ti vive
    per sempre
    impresso agli occhi, inciso
    dal fondo indifferente di memoria.
     
    Ora pugnale squarcia
    tracima
    dolore senza requie
    né perdono.

  • 10 giugno alle ore 19:17
    Giugno in acrostico (due haiku)

    ginestre fulgide
    insulta il vento casto-
    urla alla costa

    gentile un ramo
    ninnola il suo orizzonte-
    ora è nel sole

  • 08 giugno alle ore 21:21
    Sosta al mèrio

    Porti poeta all'alba il gregge al monte
    coni le mosse dense d’un pastore
    regge di sogni espandono la fonte
    in gocce asperse dalle rosse more.
     
    Miri le cime ritte al vento greve
    il passo sfiora il verde delle fronde
    poi che la mano inscena danza d’onde
    e dell’azzurro fende un sorso lieve.
     
    Già il sole è in alto e sulla fronte stride
    ch'aduni sotto il mèrio strofe e canto
    a refrigerio d’una sosta breve.
     
    Da lèndini l’assalto ne riceve
    lontano la carezza d’un rimpianto
    che d’ogni ebbrezza l’orizzonte elide.

     

  • 08 giugno alle ore 21:10
    L'ha scritto il vento

    Si è scritto qui
    l’ha scritto il vento
    era nell'oltre
    fra mille spie
    - ed io lo sento –
    come una lucciola
    che sortì scie.
    Trovato appiglio
    su foglia al mirto
    sollievo intorno
    dal rovo irto
    se mi pungevo
    spandeva fiato.
    Rinata stella
    ferita in viso
    da ruga eterna
    donava attesa.
    Di tal paura
    sazio il sorriso
    che poi s’è spento
    come lanterna.
    La notte chiara
    sopiva l’urlo
    e qui ch'è scritto:
    l’ha scritto il vento.

  • 05 giugno alle ore 22:30
    Grido nel buio

    Vestito di chiarore 
    precipita la notte come in gola 
    a un'onda che si torce.

    Fragile buio il grido 
    dall'eco acuta insorto lì dal borgo 
    infrange il tuo cristallo.

  • 05 giugno alle ore 22:28
    È musica il tuo corpo

    E’ musica il tuo corpo
    disegna spazio fluido, sorriso
    armonico continua senza sosta
    e quasi senza fine
    s’accende l’occhio ai passi sulle note.
     
    E’ musica il tuo corpo
    che danza con la fune
    volteggia, salta e atterra nella corsa
    s’avvita e poi s’afferra, poi l’abbraccio
    ti pare senza sforzo.

  • 04 giugno alle ore 11:11
    E l'indistinto vive

    Per noi che non viviamo laghi
    cresciuti all'esercizio della ruggine
    dietro metalli a chiusa
    d’intonaci crepati senza luce.
     
    Per noi che non scaliamo vette
    frustati sulla rotta di declivi
    un palmo sopra il mare
    riarsi come sale sulle piaghe.
     
    Per noi che non miriamo podi
    lasciati a ruminare in slarghi d’ombra
    trai fiori calpestati
    alla contesa di sbandite scaglie.
     
    Per noi riparo è il buio, letto
    la notte che si scioglie in mille rive
    e poi l’alba che tarda
    a evidenziare – e l’indistinto vive.

  • 30 maggio alle ore 21:17
    L'addio

    Una chimera nei tuoi occhi saturi
    di vuoto appare in lampo e si dissolve
    quasi un riflesso al buio del binario.
    Ma guance senza pianto m’allontana
    lo spazio che si muove e ancora il fischio
    ai timpani implacabile. Saluto
    dentro, ché non ti guardo scomparire
    solo la pioggia sulle mani in basso
    - tenaglie al finestrino e dentro il cuore.

  • 29 maggio alle ore 14:08
    E se volessi l’ombra per amarti

    E se volessi l’ombra per amarti
    quella di un’ancora di guerra, nera
    ch’è fianco a steli di cannoni arresi
    dove c’è pace per i solchi
    esplosi come archivi
    di luce amara.
    Tu morbida t’affacci lì dal chiostro
    quando ti spettina l’aurora e un soffio
    dagli occhi di rugiada a me è un intorno.
    Dell’antro poi io saturo ogni poro
    ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore
    e limo con le mani sino al sangue
    queste pareti ruvide, scintille
    rimbalzino
    dalle pupille in fiamme.

  • 27 maggio alle ore 12:58
    Disagi di lontane costole

    disagi di lontane costole
    precisi e densi
    spigoli d’aria
    nel tempo esteso, e mancano lenti
    giorni che stentano
    multipli d'ore
    quanti ne conto
    ilari istanti
    sulle scene di palpito
    tante si stagliano
    in deserto di piaghe
    nelle pieghe non passano
    né colmano
    gemono tinte
    scarichi enzimi
    in striduli punti
    e salgono 
    contro linee di plinti
    lo spazio diviso