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Poesie di Diego Bello

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  • E se volessi l’ombra per amarti
    quella di un’ancora di guerra, nera
    ch’è fianco a steli di cannoni arresi
    dove c’è pace per i solchi
    esplosi come archivi
    di luce amara.
    Tu morbida t’affacci lì dal chiostro
    quando ti spettina l’aurora e un soffio
    dagli occhi di rugiada a me è un intorno.
    Dell’antro poi io saturo ogni poro
    ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore
    e limo con le mani sino al sangue
    queste pareti ruvide, scintille
    rimbalzino
    dalle pupille in fiamme.

  • sabato alle ore 12:58
    disagi di lontane costole

    disagi di lontane costole
    precisi e densi
    spigoli d’aria
    nel tempo esteso, e mancano lenti
    giorni che stentano
    multipli d'ore
    quanti ne conto
    ilari istanti
    sulle scene di palpito
    tante si stagliano
    in deserto di piaghe
    nelle pieghe non passano
    né colmano
    gemono tinte
    scarichi enzimi
    in striduli punti
    e salgono 
    contro linee di plinti
    lo spazio diviso
     

  • venerdì alle ore 23:12
    lasciami andare

    l'amore non fa sprechi
    ma nulla ha a che vedere con il resto
    se finisce

    lasciami andare
    nella tua stretta
    coltello senza manico

    lasciami andare via
    ora che la certezza ti fa scudo

    lasciami andare tu
    ché io non posso ancora

  • giovedì alle ore 22:42
    Giugno (in acrostico)

    Giunco di frali buccole col vento 
    in corsa al mare
    urta
    gangli di spuma
    ne frantuma
    oro di cielo sale.
     

     

  • mercoledì alle ore 20:45
    Disuguaglianza

    Altra occasione è l’acqua
    di là del valico al confine
    turba ludibrio pubblico
    di bolsi lidi
    ché vivo è il calice di sale
    cui sembra avventi il passo
    e goffo poi
    s’attinge come un bue.

  • mercoledì alle ore 20:43
    Lontana madre

    Un altro due novembre senza mai
    il sorriso di un fiore sul tuo marmo
    lontana madre decomposta ormai
    nel fiume di memoria già in disarmo.
     
    Il tempo eterna le sentenze crude
    del palpito di un cuore in agonia
    ricuce cura fa l’anestesia
    trapianta e asporta da chirurgo rude.
     
    E franto per congiungermi all’oblio
    che ti nasconde madre, al guscio aspiro
    della dimenticanza nel tuo stringermi
     
    al sole nudo al bacio di un respiro
    al bagno nel tuo pianto senza tingermi
    di grigio e allo svanire in un fruscio.

  • martedì alle ore 22:25
    Little wise

    Il senso del domani mi s’ammorba

    Riflesso sulle mani il suo tremore

    E attendo che la luce poi s’assorba

    nel freddo di quest’orma di dolore.

     

    Col viso di tua madre come goccia

    Nell’ombra asciutta dentro queste gore

    Ch’è scorsa molle al taglio d’una roccia

    Sino alla terra pregna del tuo umore.

     

    E in quella terra quando è notte fonda

    Convoglierò le lacrime non piante

    Del trascinio di giorni sotto il sole.

     Riparerò le mie consunte suole

    con il sorriso che ora m’è distante,

    e pace finalmente si profonda.

  • martedì alle ore 21:57
    Un gesto come un verso

    Permane ciò che appare in uno specchio
    e si ancora a circuito neuronale
    o annega come un gesto accidentale
    nel cono d’ombra opposto accolto in secchio?
     
    Se si dissolve per non arder vecchio
    nella memoria tridimensionale
    rinforma come amalgama ancestrale
    in collimate tracce d’apparecchio.
     
    E come un verso sgorga all'improvviso
    ristora col suo ritmo e alla memoria
    sembra ancorato per l’eternità
     
    ma se non lo si schizza come un viso
    non lo si appunta almeno in istruttoria
    sul taccuino, al poeta svanirà.

  • 22 maggio alle ore 23:12
    Alba di maggio

    Riversa sul crinale d'aria molle
    ove poi un raggio d'anima
    come un rifiato esonda
    sorella a luce ed ombra
    inventi un ritmo che m’acquieta
    alba di maggio
    e sbrogli
    immemore di pioggia
    tremore d’argini.

  • 20 maggio alle ore 9:27
    un rotolo di fiato

    persino l’ombra mi s’asciuga
    distesa in campo di bruciato
     
    e tu tenera viola ci hai provato
    a spegnere il dolore
     
    con la carezza rorida
    d’un rotolo di fiato

  • 17 maggio alle ore 19:41
    Finiamola con questa recita

    (Reazione alla lettura de "La linea di condotta" di Bertolt Brecht)

    Finiamola con questa recita
    rimodelliamo i nostri volti
    e riprendiamo i nostri nomi
    le nostre madri
    strappiamo i fogli bianchi
    che ci hanno dato con impressi
    degli ordini scarabocchiati
    al macero le maschere
    imposte per nascondere chi siamo.
    Finiamola con questa recita
    per sempre.

  • 17 maggio alle ore 19:39
    A margine di frana

    Riporto al buio
    distesa di bagliori
    come carezza tesa
    a margine di frana.
    Provato dal crinale
    rotolo in aridi
    graffi di memoria.
    Ma il sangue è in mare.

  • 17 maggio alle ore 19:37
    E le carezze siano ancore di tatto

    Ridiamo identità alle nostre origini.
    Ritorniamo a sentire.
    Rifiutiamo l’irreggimentazione
    dei nostri gesti e dell’agire contro.
    Porgiamo orecchio
    a ciò che abbiamo dentro di più puro
    e di diverso che ci unisce.
    Incontriamoci
    senza nascondere volti di pianto.
    Lasciamo libero il sorriso quando sgorga
    d’oltrepassare vuoti
    eserciti di nulla.
    E le carezze siano ancore di tatto.

  • 14 maggio alle ore 11:03
    T'ho visto oggi uomo

    T'ho visto sempre simile
    tormento d’anima
    sposata a mie torture
    lo sguardo perso
    che ora arde
    e ora tace
    poi si riaccende
    di nuovo
    attento alla particola
    pronto a difendere
    immensità
    senza apparente nesso
    che invece dentro canta
    e tu ne esegui altero
    il ritmo e l’armonia
    senz’ombra di pensiero vile.
    Ho visto inebriarti nel mistero
    ho visto
    lacrime tue senza materia
    asciutte
    di tenerezza immane.
    Ho visto lunghe mani tese
    verso un dolore percepito
    mai mosse per colpire.
    Ho visto riccioli arruffati
    parvenze di disordine
    che è ordine complesso
    nella precisa mappa cosmica
    assente al velo d’occhi crudi.
    Ho visto ombre
    nere
    sgretolarsi nella luce.
    Mi è caro tutto
    anche l’approccio fisico
    le scie peripatetiche
    ed il rumore
    dei tuoi talloni sul parquet.
    T’ho visto oggi uomo
    negli occhi gioia lucida
    e tutto come ieri
    come sempre.

  • 09 maggio alle ore 20:12
    Ricorda mani basse

    Sei ciò che è stato ieri
    per lui ricerca dell'approdo, privo
    d'identità di terra
    gelo 
    che non sa accogliere.

    Lo sguardo ruvido di meta
    ricorda mani basse 
    si perde come goccia 
    precipita 
    e non si fonde.

  • 07 maggio alle ore 10:39
    Legittima difesa e... alleluia!

    Ora la notte qui non è più buia
    la illumina il riflesso della canna
    di quest’arnese, sporta come zanna
    che aggetta fiera dalla fitta tuia.
     
    Fino al tramonto a salve si può armare
    a chi vi turba il grotto sulla fronte
    non c’è che digrignare arcate smunte
     
    o ancora l’altra guancia rimostrare.
    Ma appena il sole cala all’orizzonte
    disintegra sorprese anche presunte.
     
    Se d’uno spillo acuminate punte
    minacciano un pericolo imminente
    sappiate che v’assiste l’esimente:
    legittima difesa e… alleluia!
     
    C’è già la legge, ancor non scritta bene
    e in caso di legittima reazione
    a un’aggressione ingiusta e contestabile
     
    non c’è poi da scontare grosse pene
    se la difesa a offesa è proporzione
    - con quella attuale e questa inevitabile -
     
    e la reazione è l’unica pensabile.
    Però questione vera e assai spinosa
    è la non netta proporzione, cosa
    più ambigua, perché il giudice s’abbuia.
     
    Ma se la differenza è rilevante
    tra male inflitto e male minacciato
    - laddove l’arma punti i fuggitivi -
     
    non c’è esimente e scatta l’aggravante.
    Ma che il far west sia almeno scongiurato
    che detti sempre il giudice i motivi
     
    e che soltanto in casi tassativi
    si possa rilasciare una licenza
    per tirar colpi ed allentar la lenza
    in questi mari mondi troppo bui.

  • 01 maggio alle ore 15:40
    E cerco ancora l'uomo

    I was born…
    Tentazione d’esordire così.
    Se chiunque aspira a lingua d’universo
    io non m’arrendo a seduzione o a voce
    di massa mondo.
    Riserverò una confessione
    ma senza pentimento
    a voi disimparanti l’italiano.
    Volevo principiare
    col dire intorno alla mia vita e dilungare
    la provincialità
    della città natale
    e l’apatia dell’aria tossica
    che ammorba dal vagito.
    Ma non intendo far regali
    di specchi a chi mi legge
    né silurare
    repetita, che più non iuvat.
    “Suicidiamo chi sa il prezzo dello sfogo
    chi più non riesce a sopportare sé
    e più non si lamenta”.
    Ecco lo slogan
    per l’agenzia ideale e per la rete
    per muri e quotidiani
    locali. Ah! Se potessi uscire dall'anonimato!
    Costretta sono a cautelare
    l’offerta, andare in giro come Diogene
    col lanternino
    tenere orecchie tese la domenica
    dentro ai confessionali
    e frequentare
    comunità di madri vittime
    che morte dà coraggio.
    Che spuntano dopo ogni pioggia queste
    in complemento a quelle
    in penuria
    per disgraziati vivi.
    Per me
    è un continuo cercare:
    e cerco ancora l’uomo.

  • 29 aprile alle ore 13:17
    Maggio (Acrostico)

    Mattine terse di sole senza
    Ambagi d’ombre dai nembi perse.
    Gora di luce che ha l’oro ai lembi
    Già spora in canto dà voce al coro
    Irosi morsi di verbi in pianto
    Ostro dissecca con sorsi acerbi.
     

  • 26 aprile alle ore 17:30
    Sogno

    Macchie di nero, amalgama di carta
    e di pensiero in gradazioni d'ombra
    nel luogo dove il no non si pronuncia
    e non si nega il gusto di aspettare.

  • 25 aprile alle ore 11:05
    Di chi è la terra

    Di chi è la terra molle che resiste
    prona all'asfalto ruvido che bolle?

    Di chi è la terra lenta sotto i templi
    che è cardine a pilastri e fondamenta?

    Di chi è la terra offesa che raccoglie
    in grembo seme e sangue di tue rese?

    Di chi è la terra, verso che si scioglie
    mossa al tuo passo perso sulla neve?

    Di chi è la terra, seno di vagito
    denso di latte e madido al tuo freno?

    Di chi è la terra uomo d'Occidente,
    la terra che sorride alla tua fronte?

    È solo madre tua figlio obbediente
    o è vera madre aperta ad ogni gente?

    Il sangue tuo accolse alla dimora
    quando più lacrime mano non pianse.

    Ed ora che altro sangue grida sete
    rivendichi esclusiva al tuo recinto.

    Ora che mano acerba graffia pane
    sbuffi furore da gengive vuote.

    Ora che ventri gravitano luce
    spegni il cervello a danze di ragione.

    Perché sarebbe tua la terra idiota
    chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

    Chi è stato che t'ha reso così certo
    d'avere il petto gonfio da padrone?

    Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
    chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

    La terra è delle braccia che la scavano.
    La terra è delle fronti che la sudano.

    La terra è delle grida che la scaldano.
    La terra è di chi vi ha perduto sangue.

    La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
    La terra è delle genti che la amano.

    La terra non è merce che si serra
    dentro lo scrigno della propria pace.

    La pace non respira senza luce
    e il mare muore se spumeggia sangue.
     

  • 23 aprile alle ore 10:37
    Anelito di stasi ora la notte

    Anelito di stasi ora la notte
    sembra che avanzi un tremito di nocchi

    diffuse membra, cecità che tocchi
    della riscossa tregua avare lotte.

    Dormi su un verso in turbinio di frotte
    di sogni al desco dei tuoi strenui occhi.

  • 23 aprile alle ore 10:34
    Un inutile sfogo di piaghe

    Il carro di mimose
    trasmuta blandizie nell’uragano fetido.
    Durante un lungo sguardo di porpora
    la linfa ci esclude dai pori lavosi
    e scende in un golfo che inchioda la gola di un rettile.
    Onde di melma dorata tracimano trucioli ardenti nel sacro
    e sfondano il battito assurdo di ghiande policrome
    forate dall’ozio di un’unghia di pollice.
    Basta un’ipotesi e tutto s’incrina ed assume il fetore dell’asma.
    Ma è solo un forzato capriccio, un inutile sfogo di piaghe
    che gli occhi trapiantano in mare.
    Sul cuore di note solari
    il vento non osa trascendere avanzi di china
    non sputa diritto sul tempio che incaglia le ali assassine.
    Un patibolo è appeso alle pale di un pino
    legato coi ricci sfibrati di cagne. Le pale
    rimuovono l’afa e una danza uniforme di spighe
    accerchia ribelle quest’oasi di pianto lubrico.
    I cirri soltanto sono fermi nel vuoto.
    Ancora un deserto di frasche
    e il candido volo di puerpere esauste
    si sfrena nel tasto estroverso.
    Un galleggio di bitte erompe sul quadro
    fregiato da strenne pendenti.
    Il sonno allontana la morte
    ma quella riemerge dall’ora più fresca.
    La luce! La luce si accende
    la luce sul volto che brucia
    avanza la luce con voce superba
    e tuona la fine.

  • 15 aprile alle ore 17:54
    Lo spaccio di endorfine

    All’alba non mi nuoce
    lo spaccio di endorfine
    nel brulicar di tossici
    in crisi d'astinenza
    che al parco si dan voce.

    Lo sforzo è la moneta
    che circola veloce
    ed è per i neofiti
    parecchio inflazionata,
    ma l’anima più lieta.

    La pioggia è recessione
    e sol chi non si frena
    può accedere al mercato,
    se il giorno rasserena
    s’attiva l’espansione.

    Lo spazio è misurato
    e ad ogni giro pieno
    s’accumula sudore
    che pèrcola al terreno:
    si è in debito di fiato.

    Ma nella comunanza
    il tempo si fa lato
    si limita il dolore
    lo scambio è regolato
    e il sangue va in vacanza.

  • 15 aprile alle ore 15:33
    passiamo insieme al Triduo

    ti lavo l'essudato in cave estreme
    il marchio della terra, ora sei a casa
    passiamo insieme al Triduo

  • 13 aprile alle ore 15:12
    con gergo sregolato

    con gergo sregolato
    da trattenute aferesi di pianto
    rigurgito un dettaglio ...
    per tacitare effluvi di carezze
    abbarbicate agli embrici dell'anima