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in archivio dal 02 feb 2009

Emanuele Marcuccio

10 gennaio 1974, Palermo - Italia
Segni particolari: Autore di 4 sillogi: tre di poesia (Per una strada, 2009; Anima di Poesia, 2014; Visione, 2016) e una di aforismi (Pensieri Minimi e Massime, 2012). Di recente ho completato un dramma in versi liberi di argomento storico-fantastico, ambientato in Islanda. Dal 2010 sono anche curatore editoriale.
Mi descrivo così: Autore emergente: scrivo poesie e aforismi. Sono anche curatore editoriale, finora sei sillogi di poesia sono uscite a mia cura, di cinque curandone anche la prefazione; sono anche curatore di cinque antologie poetiche. Sono ideatore e curatore di un progetto poetico: Dipthycha, con 3 Voll. editi.
Mi trovi anche su:

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  • 18 maggio alle ore 19:53
    Di seta

    di seta
    la parola
     
    di poesia
    l’anima mia
     
    investe il verso
    e para
    i colpi
     
    verga
    veloce il rigo
    leggero
     
    pieno
     
    (29 luglio 2015)

    Emanuele Marcuccio, in AA.VV., Soglie, Limina Mentis, 2016. 

     
  • 18 febbraio 2015 alle ore 15:45
    Mare della Tranquillità

    Tien la luna vecchie strade
    a separar gli ammassi oceani
    alla superfice
    mari la solcano
    in prosciugata tranquillità

    (17 gennaio 2013)

    Ispirato da una zona della luna, denominata appunto “Mare della Tranquillità”. Scritta quasi come risposta alla domanda che compare all’inizio del “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Giacomo Leopardi: “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/ Silenziosa luna?” 

    Da: Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 20 dicembre 2012 alle ore 18:22
    Serena e di stelle...

    Serena e di stelle
    è la notte, di cielo
    e di vento che sibila in me…
    e pioggia e di vento nell’anima
    che fischia
    al tedio che l’avvolge
    e volge indietro i giorni
    di quei perduti dì
    che mai
    si volgeranno…

    (16/3/2012)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 28 ottobre 2012 alle ore 23:30
    Incanto

    Calma, pacata immensità dell’universo,
    palpito dell’infinito:
    sogno, immergersi rapito,
    palpitar d’acque tremolanti,
    risorsa ai sonori ardori,
    attimo immobile e incantato,
    anelito ad emergere,
    rimaner sopito,
    rifuggire sommerso.
    Rifulge lo specchio che traluce,
    che trapassa, si allontana:
    pur divampa, pur s’immerge,
    senza tempo.

    (1/4/1998)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 22:44
    Trascinarsi

    Acciaio rovente
    mi tempesta il cuore
    e non mi fa vivere

    Tremendo m’arroventa
    smarrito il mio andare
    e m’inabissa
    vuoto

    Tedio mi sovrasta
    avanzo e mi fermo
    e mi sommergo di ricordi
    e mi sommerge in un abisso

    (21/8/2010)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 22:38
    Gli odori della notte

    Gli odori della notte
    si disperdono nell’oscurità,
    gli odori della notte
    si assottigliano nell’immensità:
    canta per l’armonia
    l’aria serena della notte,
    dolce e cristallina
    si rabbuia nella notte;
    dolce al mattutino
    si dilegua nell’oblio.

    (14/6/2008)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 22:20
    Per i terremotati d’Abruzzo

    Tutto hanno perduto,
    le macerie li han travolti
    e in un minuto
    le loro case, la sicurezza
    li ha abbandonati.
    Corpi dispersi,
    corpi ritrovati
    vivi e feriti,
    che si perdono nella massa informe,
    che si annullano tra le macerie
    nella rovina,
    nel pianto,
    nell’abbandono.
    Vista orribile, dolore orrendo!
    I sopravvissuti che sopraggiungono
    si perdono in quel mare di cemento,
    si confondono nella rovina di quelle case,
    e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto!

    (8/4/2009)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 22:14
    Nere formiche

    Un muro irto e acuto
    veloci percorrono nere formiche,
    tutte in riga e in ordine
    come le colonne di un esercito
    continuano in marcia
    fino alla meta.

    (24/6/2009)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:58
    Immagine fugace

    Specchio, che traluci diverso,
    opaco soggiaci,
    sommerso
    in linee fiammeggianti di luce,
    immagine che si rincorre,
    lampi che si disperdono,
    che sottendi un’armonia arcana,
    un sotteso ricordo fugace,
    un oblio tremendo
    sprona lampi infiniti:
    rimembra quello spazio,
    soggiaci in quel trasporto,
    rammenta l’ire immemore.

    (19/11/1995)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:53
    Vaghi rai fulminei

    Vaghi rai fulminei
    si accostano alle cortine
    tremanti di luce.
    Capelli neri e vergognosi
    colpiscono i passanti.
    Gli occhi tremanti
    avanzano per la strada
    e si coprono e si chiudono.
    Le morbide onde
    voglio accarezzare e naufragare
    nell’incanto dei tuoi occhi,
    nel soffio dorato del tuo sorriso:
    nell’immenso mare calmo
    e sospiroso e bello.

    (6/7/2008)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:47
    Eternità

    Oltre quel fumo,
    oltre quella porta,
    oltre il mare immenso,
    oltre l’orizzonte sconfinato,
    oltre le piogge di mezz’agosto
    c’è una luce che io voglio attraversare,
    c’è una soglia che io voglio varcare
    in questa pioggia del mio vegetare,
    in questo mare del mio non vivere.

    (10/3/2009)

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:29
    Per una strada d’un’alba d’autunno

    Ci sono gli alberi senza le fronde
    per una strada d’un’alba d’autunno.
    Si svegliano a un tratto le case
    per una strada d’un’alba d’autunno.
    Si sveglia ognuno al mattino
    per una strada d’un’alba d’autunno.
    Si apre tutto un mondo
    per una strada d’un’alba d’autunno.
    E che canti
    e che suoni
    nell’aria serena
    d’un’alba d’autunno.
    Là, voci confuse si cercano
    e si chiamano a volo:
    si rincorrono,
    si confondono
    e scompaiono
    per una strada d’un’alba d’autunno.

    (7/2/2009)

    Dedico questa poesia al grande poeta Giovanni Pascoli che, non poco ha contribuito ad alimentare la mia ispirazione.

    Da Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014.

    Poesia ispiratami dall'immagine di copertina della mia prima raccolta "Per una strada", SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:18
    Dolore

    Odor d’acqua salata,
    rigida riva di piaggia desolata.

    (14/6/1994)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:13
    Primavera

    Olezzo di primavera,
    fresca, aurata:
    ascolto lo stormir di foglie
    e il gentil chiacchiericcio
    di uccelli festanti.
    Canta la primavera,
    nel pianto d’un bimbo
    c’è la vita
    e la silenziosa calma.
    Canta la primavera
    su per le fronde
    e per gli arbusti accesi;
    per i ponti e per le valli
    s’innesta un ardore infinito,
    ricco di luminosa calma.

    (5/10/1999)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 21:00
    Musica lontana

    Ampi spazi,
    volate d’azzurro,
    rincorrersi delle note,
    tersa armonia azzurra:
    cantico in lontananza,
    arrivare improvviso,
    prolungati suoni
    si estendono nello spazio,
    prorompono con impeto
    nella levità e nel sublime.
    Mi perdo e sconfino,
    mi attardo:
    fermo è il tempo:
    sogno improvviso irrompe,
    e quieto rimango,
    e mi rincorre
    e si allontana
    e scompare.

    (24/8/1999)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 04 ottobre 2011 alle ore 20:43
    Vita spensierata

    Vago lieto, vita errabonda,
    il prato mi spiana la strada
    e sonnolento mi aggiro
    per spazi ampi e immensi,
    la natura inneggia
    a grande eternità.
    Grande l’amor mi si para
    in un mar d’eterno errar.
    Ghiaccio non mi sfinisce
    l’eterno vigor spensierato.
    Murmure tremendo
    non mi annienta,
    l’ampia rimossa strada,
    senza fren, m’ispira.

    (11/3/1995)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 03 febbraio 2009
    Canto d’amore

    Leggerezza, delicatezza
    soffusa e serena:
    un fiore, che leggiadro
    al primo suo fiorire,
    espande per l’aria
    gli odorosi suoi sospiri,
    e irrora dolcemente,
    e irradia di luce
    l’aria della notte:
    un’arpa ascolto,
    lontano il suo suono
    si perde;
    sospirosi ardori,
    sospirato amore,
    ti chiamo
    e nella notte mi perdo.

    (6/12/1999)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • Dolcemente i suoi capelli inanellava,
    e mi beava nel rimirar
    il suo bel viso,
    il suo sorriso,
    che languente mi sfuggiva;
    e cercavo d’immaginar
    i suoi begl’occhi,
    che all’anima profondi balenava
    in un sussulto,
    in un singulto,
    che veloce dileguava.

    (24/4/2006)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 03 febbraio 2009
    Cirano di Bergerac

    All’immortal giocondo
    eroe di mille avventure:
    la sua anima si nasconde
    in un’ombra di silenzio,
    il suo ardire impavido
    al di fuori brilla.
    Un labirinto oscuro
    nasconde dentro sé,
    celando il suo segreto amore;
    e alfin vi è tragica
    un’onda di vittoria,
    che interrogativa
    ricade su sé stessa.

    (13/11/1997)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • A strapiombo sul mare
    si staglia l’ombra
    d’un’alga rinsecchita,
    l’ombra d’un orizzonte
    chimerico.

    (11/1/2000)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • Putrida vena,
    d’un orizzonte disseccato.
    I nardi esplorano
    il loro chiacchiericcio inconsueto,
    e nuvole di fango inondano
    coi loro piombi infuocati.
    Un’alba azzurra
    si stende solitaria
    su ambiguo crocevia,
    e un riverbero di verde luna
    si accende, su occhi di fumo.

    (18/12/19

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 03 febbraio 2009
    Omaggio a García Lorca

    Felce d’azzurro,
    scrosci di tempesta vespertina,
    autunno vaporoso e nodoso,
    rammarico dell’ormai svanito,
    vita rossa di sangue coagulato,
    erpici identici e convessi
    in un plotone di fucileria,
    schizzi incandescenti trasvolano
    per la dura terra,
    per un cielo di speranze placate,
    di ardente divampamento di luce
    a foggia di croce,
    verso un punto centrale.

    (1/5/1997)

    Ispirata alla barbara fucilazione del grande poeta.

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • O umano mondo avverso,
    ch’io mi ribellai,
    a ché continuare a lottare?
    Il mio sogno elettrico
    è morto per sempre.

    (27/6/1995)

    Ispirata alla morte di Roy, dal film Blade Runner, di Ridley Scott.

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 03 febbraio 2009
    Metafora

    Qual d’un febbricitante,
    che scarno e smunto in volto,
    vuol chiuder le tremende
    imposte tempestose,
    la speranza vien meno:
    è disperazione!
    Così all’ultimo stadio
    studia di reagire al male,
    e l’ormai non è più sogno
    e, sconsolato… cade!

    (6/7/1995)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
  • 03 febbraio 2009
    Nausicaa

    Occhio fiorito,
    candide membra lucenti,
    sogno d’innocenza,
    candore di purezza;
    sognavi un amore
    di lucente bellezza
    coll’ardito eroe,
    che un dì giunse
    ai tuoi ignoti lidi.
    Misera infelice,
    amara sorte, sognavi,
    povera illusione!
    E adesso, o soave,
    sulla tua non più isola,
    sovrasta un monte,
    la cupa cima!
    Eppur, t’illudevi
    d’esser felice,
    o cupo dolor, pianto!
    Niente più ché un cumulo
    di polveri e di leggende.

    (29/8/1993)

    Da Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009.

     
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  • Ho letto con molto interesse la prima silloge poetica di Lorenzo Spurio, scrittore e critico letterario che, dal 2013 ha iniziato a scrivere anche in versi e, devo ammetterlo, questa "Neoplasie civili" non sembra una silloge di esordio, in essa si nota già uno stile originale e personalissimo; evidentemente Spurio ha riversato tutto il bagaglio di scrittore nella sua poesia. Abbiamo quindi, una poesia di riflessioni, di pensieri, di indagine; già il titolo "Neoplasie civili" è tutto un programma: poesie-“neoplasie” che, come tumori in metastasi vogliono erodere l'indifferenza verso i mali del mondo, perché di poesia civile scrive il poeta in questa silloge. Dalla prima “Giù la serranda”, immedesimandosi in chi vuol chiudere gli occhi di fronte al marcio lì fuori (“La sommità d'un capannone d'eternit/ mi squadrava sospetta.// L'intonaco fradicio dalla recente pioggia/ sembrava una spugna di sangue”), tirando giù una serranda e infilandosi sotto le coperte; all'ultima “Colloquio”, tra l'io poetante e la natura, forse ispirato dal leopardiano “Dialogo della Natura e di un islandese”, lì Leopardi, attraverso l'islandese incolpava la natura dei mali del mondo, qui Spurio, attraverso l'io poetante le chiede scusa, ma la risposta della natura è sempre la stessa, funesta e terribile: "M'inginocchiai e baciai la terra/ chiedendole scusa;/ [...] e nel mentre dall'alto/ una pioggia acuminata/ m'infilzò dappertutto [...]" ​In mezzo, l'indagine poetica e partecipante si sposta all'osservazione critica del mondo, dalla scena politica ("[...] exit polls ossidati/ da lacrime d'emoglobina."; "Il presidente avrebbe lasciato,/ il tempo aveva fatto il suo corso;/ [...] Il presidente era diventato re.") a scene di guerra ("Non ho mai avuto tanto freddo;/ serravo i pugni con sovrumana forza/ con la speranza di polverizzarmi.// [...] impavidi cecchini sparavano,/ uccidendo soldati amici."), a scene di rivolta ("[...] una patria/ affollata nelle preoccupazioni,/ massacrata nelle opposizioni,/ martoriata dalle aberrazioni,/ [...] e le donne denunciavano stupri/ mentre piazza Kizilay/ veniva sgomberata con la forza."), alla tragedia del mare di Lampedusa ("Polpastrelli dalle impronte/ slavate dal mare/ e stinti per sempre/ affioravano ora qui, ora là.") a quella dell'Oceano Pacifico ("Strozzai un bicchier d'acqua/ e mi commossi.// Il comandante oceanico/ [...] accoltellava l'umanità di angoscia/ con il traghetto-catafalco [...]"). Si sofferma sulla tragedia di cui rimane vittima la giovane quindicenne di Corigliano Calabro, accoltellata e poi arsa ancora viva: "Ritornato sei,// [...] Le fronde assistevano/ attonite, mute per la vergogna,/ l'hai arsa// [...] e Dio piangeva a fiumi,/ genuflesso sui carboni ardenti". Si sofferma poi sul ricordo della "donna metallica", con un omaggio al vetriolo a Margaret Thatcher, responsabile delle "bombe a Port Stanley" e non solo. Commosso, invece, l'omaggio alla "principessa triste", Lady Diana, "Il suo biondo accecante,/il suo amaro sorriso,/ [...] e quel cuore indomito,/calamita a quello dei deboli/ non aveva perduto la carica." Ed ecco che l'indagine poetica si sofferma sulla piaga della pedofilia: "Ho visto un bambino/ con strani lividi al volto/ e ho compreso perché il mare/ fosse purpureo." Infine, non posso non ricordare che, in alcune poesie l'indagine poetica e immedesimativa di Spurio si spinge in terreni impossibili, come quando l'io poetante, con il verbo al passato remoto, narra le circostanze della propria morte.

    [... continua]