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Autore

Erri De Luca

in archivio dal 23 mag 2011

20 maggio 1950, Napoli

segni particolari:
Ho pubblicato il mio primo libro a quarant'anni.

mi descrivo così:
Scrittore italiano apprezzato in gran parte d'Europa. Sono anche un poeta e traduttore.

20 novembre 2013 alle ore 8:56

Storia di Irene

di Erri De Luca

editore: Feltrinelli

pagine: 109

prezzo: 6,75 €

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Erri De Luca racconta il mare. Non inteso per chi ci abita su iscrizione divina: ma per chi lo coglie in affitto. E non parlo di barche e pescatori, moli e uccelli affamati di piccole pinne. Ma di un essere umano come delfino. Strano? Strano. Già, perché Irene è una donna che vive con questi meravigliosi cetacei grigi. Un po' surreale, certo. Come ci è arrivata non ha un’importanza fondamentale ai fini del racconto. Ciò che è importante e che dà furore alla narrazione è la storia di Irene. Irene, come detto, vive con i delfini. Per essere precisi, “Irene si unisce ogni notte alla famiglia dei delfini, undici con lei, guidati da una femmina adulta”. Irene non parla con nessuno degli abitanti dell’isola che affaccia sulla distesa azzurra. Non parla con nessuno tranne che col coprotagonista della vicenda: Erri De Luca. Non si firma, l’autore. Non si autodefinisce parte della storia. Ma è chiaro dalle prime pagine che l’assistente scelto è lui. Tutti credono che la giovane donna sia sordomuta. Non è così. Perché Irene parla e lo fa con l’accento dialettico giusto. Irene racconta. Racconta e elogia gli animali di mare che l'hanno accolta come una figlia. De Luca ascolta. E scrive.

“Irene che mi mette soggezione quando mi guarda in faccia, mi sta facendo venire umido agli occhi. E mi sto fermo, senza spalancare le braccia magre per un’accoglienza. Così mi cadono dagli occhi un paio di gocce. Lei le raccoglie al volo e se le mette in bocca. Sono buone, dice. Sono uscite le barche per la pesca notturna ai calamari, fanno uno spargimento di lampare. Pare che’e stelle so’ cadute a mare, dice la strofa di una canzone del paese mio”.

La poetica, la musicalità delle parole scritte da De Luca è entusiasmante. I tratti caratteristici della dialettica d’origine, quella partenopea, avvicinano il lettore all’infanzia dello scrittore. Un’infanzia che viene condivisa con alcune frasi che accompagnano la storia di Irene. Come quando i ricordi percorrono i tragitti che il bambino Erri faceva per ascoltare la nonna. Tragitti di parola. Ma la storia di Irene non è l’unica a essere raccontata nel libro eponimo. Infatti lo scrittore dedica, due dei tre capitoli, l’uno al padre Aldo, l’altro a una vicenda, “Una cosa molta stupida” accaduta per Napoli. Due storielle dirette, che sanno di vero. Due storielle che De Luca vuole raccontare ricordando i dispiaceri della guerra, prima, dei vicoli, dopo. Ma sempre con gusto, senza dimenticare il sapore del mare che tocca le mani e estende i pensieri.

recensione di Daniele Campanari

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