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Autore

Fabio Avena

in archivio dal 25 feb 2017

22 marzo 1976, Palermo - Italia

segni particolari:
Scrivo di me, tra poesia e prosa. Vivo di attimi, emozioni, pensieri, ispirazioni che ho dentro l'anima. Attento osservatore, pensatore ribelle, fuori dagli standard. Profondo ascoltatore di stati d’animo e nuove idee.
Scrittore autodidatta tra prosa, satira, poesia e sete di verità.

mi descrivo così:
Introspezioni, meditazioni, esperienze, semplici accadimenti quotidiani che trascrivo di getto, in quelle che amo definire 'le mie istantanee di momenti in divenire’. Credo in Dio. Amo il cinema, l'arte, la natura, la conoscenza in senso ampio. La mia passione di sempre è il ballo, la street dance.

25 febbraio alle ore 14:32

Jolin e Rael

Il racconto

Ore 11: 25 – Magazzini commerciali EUS
Jolin, uno dei due vigilantes del settore Lambda osservava con meticolosità il via vai della gente intorno, analizzando ogni singolo gesto, ogni singola movenza dei passanti, cercando possibili anomalie in quel settore.
Trascorsero parecchie ore.
Nulla di strano o irregolare tra la folla.
Jolin cominciò a sbadigliare, stiracchiandosi.
Cadde inaspettatamente in un sonno profondo, dritto sulla scomoda poltroncina assegnatagli.
Tutt'intorno l'atmosfera era calma, silenziosa, come se la gente avesse percepito che Jolin stesse dormendo.
Si udiva infatti solo un lieve bisbiglìo, utile a non destare il vigilante dal sonno in cui era caduto.
Dal canto suo, Jolin cominciò a ronfare vergognosamente.
L'interfono, ancora acceso, trasmetteva indistintamente nell'etere quel continuo e sonoro russare per l'intero settore Lambda.
La gente cominciò a sghignazzare in preda a interminabili e convulse risa.
Rael, avvenente neo-direttrice dell'intero reparto, corse infuriata verso la postazione di controllo di Jolin.
Sbraitando come un'ossessa, diede un sonante ceffone sulla nuca di Jolin, il quale ancora intontito dal torpore del sonno la osservò straniato sbadigliando a bocca spalancata.
<<Bene! Vedo che lei è una personcina davvero attenta sul posto di lavoro!>>, esclamò sarcasticamente e con evidente irritazione Rael.
<<Deve perdonarmi signorina direttrice...prometto che non accadrà più...non mi era mai accaduto prima... lei sa che ho lavorato sodo ultimamente...e penso sappia bene che lavoro qui da parecchio tempo ormai...Mi perdoni, mi perdoni ancora..sono veramente mortificato!>>, rispose con sincera umiltà Jolin, con tono basso, tra vergogna e scusa.
Stranamente, lo sguardo della neo-direttrice in carica, aveva assunto improvvisamente un espressione più serena. I tratti somatici di quell'avvenente creatura, apparentemente gelidi, indecifrabili, adesso mostravano chiaramente palesi scorci d'umanità e comprensione, come se, nel giro di pochi secondi quel velo, quella patina che solo i 'superiori' riescono ad assumere alla perfezione per dissimulare i propri sentimenti ai dipendenti sul posto di lavoro, si era volatilizzata d'incanto.
Effettivamente, l'autoritario 'pugno di ferro', la mordacità tipica di Rael erano state del tutto inaspettatamente allontanate.
A volte, è strano. La nostra mente, seppur risoluta, tenace nei suoi propositi, ci porta stranamente a compiere delle 'inversioni di marcia', o, come in questo caso dei veri e propri capovolgimenti d'umore, che, solo la forza del caso ha il potere di istigare nei momenti 'meno opportuni', rendendoci chi più chi meno, dei perfetti lunatici soggiogati alla ruota della sorte.
Ma, quello che realmente riusci ad accecare la corazza impenetrabile di Rael, fu proprio l'aver intravisto qualcosa di luccicante sul volto del povero Jolin.
Sì, si trattava proprio di una lacrima, che, adesso cominciava a distinguersi nitidamente scendendo netta tra i frastagliati lineamenti del vigilante, giù, sino ad inumidirgli le ruvide labbra.
Rael, come 'affetta' da improvviso istinto materno e protettivo, si chinò verso Jolin, genuflettendo la sua sinuosa figura.
Lo osservò intensamente per diversi secondi, che sembravano interminabili, e gli lanciò un sorriso affettuoso, senza alcuna malizia.
La neo-direttrice, adesso aveva la bocca a pochi centimetri da quella di Jolin.
I due si fissarono ancora.
Come se si conoscessero da sempre, si baciarono teneramente, ma con decisione.
Chiunque avesse osservato quella scena dall'esterno, come in una visione d'insieme, non avrebbe affatto percepito che i due astanti erano dei perfetti estranei, e precisamente, un vigilante e il suo diretto superiore durante un turno lavorativo.
Uno spettatore esterno avrebbe potuto solo vedere due esseri umani qualunque, che il cuore, la passione, avevano adesso deliberatamente e alla vista di tutti , tramutato in due amanti, che non nascondevano affatto i loro sentimenti reciproci, e trasmettevano anzi anche ai casuali osservatori una innata, energica voglia d'amarsi, di volersi bene per davvero, gettando via almeno per un po' asti, rancori, che purtroppo affliggono ogni coppia, anche quella che si reputi la più fortunata.
Quello fu il più strano colpo di fulmine che mai Jolin e la stessa Rael avessero mai provato nell'arco della loro intera esistenza.
Successivamente, pur sapendo entrambi a quali critiche sarebbero andati incontro, tra  colleghi e familiari stessi, a causa del loro diverso tenore di vita, dei loro rispettivi ruoli e gradi sul posto di lavoro, decisero all'unisono che non avrebbero mai più chiuso lo spiraglio ai sentimenti veri dopo quell'inaspettata occasione.
Con coraggio avrebbero intrapreso quell'insolita relazione a testa alta, sapendo in cuor loro che ormai nessuno sarebbe stato loro d'intralcio.
Le loro anime adesso, intrecciate in quella comune empatia avrebbero sempre camminato di pari passo.

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