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in archivio dal 25 lug 2006

Federica Ciccariello

18 agosto 1988, Gaeta
Segni particolari: Studio arabo. E con questo scrivo di me in due versi.
Mi descrivo così: Viaggio tutto l'anno: quando posso, parto. Nel resto dei giorni, leggo.

elementi per pagina
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  • "I capricci della luna" è stato il primo libro di Maria Teresa Santalucia Scibona che ho letto. L'ho sfogliato e mi sono ritrovata a leggerlo con la dedizione di un'ape, quando succhia il nettare di un bel fiore. Ho conosciuto così questa poetessa, in un giorno di primavera in cui mi ha portato tra i campi seminati di poesia. 

    Il volume è una raccolta di 35 poesie, scritte in diversi anni, in cui il mito, gli astri e la vita reale si intrecciano in un'espressione sapiente che ne osserva le sfumature e tra di esse serpeggia, come Cassiopea nel firmamento. Nelle parole di Santalucia Scibona c'è spazio per i sentimenti più comuni, così come i meno ordinari: dalla malinconia alla rabbia, dalla tenerezza al disincanto, dal sogno alla coscienza dell'esilio, che in Exodus descrive "nei saldi petti degli esiliati/ vibrava la certezza di bastare/ a se stessi".

    Nelle strofe de "I capricci della luna" (il componimento che dà nome alla raccolta) la Santalucia Scibona, come un argentiere ci porta nel suo cielo stellato di versi, dove modella poesie a volte celestiali, altre tristemente reali, ma sempre gentili e nobili. Uno sguardo alle stelle ed un altro alla terra, dove ci sono carezze e atrocità, come scrive in Armenia in cui "cataste di corpi martorialti/ sembra assente la sorda ribellione/ del luogo oggi sepolto;/ di coloro che nell'ora successiva/ poveri, randagi, alla deriva,/ come foglie divelte dall'albero."

    Una poesia piena di vita, armonia e sentimenti, sintesi degli anni che ci accompagnano come suoni madrigali. Una penna raffinata ed elegante che appasiona e vuole difendere il mondo dall'incuria perché "signori miei è nostra colpa/ se la terra dovunque snaturata/ all'uomo si ribella".

    [... continua]

  • Vanni Schiavoni racconta la sua terra con inflessibile semplicità, in modo genuino e spigliato.
    Le sue poesie hanno un vago sapore popolare, sincero e caloroso.
    I suoi versi rappresentano a pieno l’immagine di un Salento che brucia, che arde sotto il sole, che vive e si riposa, che ancora conserva la purezza delle tradizioni.
    Dipinge con le parole la “salentitudine” che ancora freme, le meraviglie che ancora splendono e attraggono, la cultura, i luoghi e gli ambienti del sud, della sua terra, del suo cuore… Ad ogni verso sembra addentrarsi in un borgo, ogni parola è un piccolo vicolo su cui si affaccia parte di un paese che passa tra le abitazioni, ma vive tra le strade.
    Le sue poesie sono scritte nella maniera che solo un vero poeta conosce, con lo sguardo attento, vigilante e partecipe ai segreti naturali di cui a volte, troppo spesso, il continente se ne infischia...
    Dalla carta arrivano odori intensi, che provengono da ignorate esistenze, che passano per case, sobborghi o campagne e riecheggiano visioni malinconiche di una terra che va incontro al suo destino con scintillante energia.
    In cinque argomenti (dove/ quando/ cosa /chi /perché) Vanni Schiavoni riesce a raggruppare i suoi pensieri, a trasmetterci le sue emozioni con chiarezza e disinvoltura, ci rapisce dalla nostra terra e con un delicato labirinto d’inchiostro ci porta in tutti i luoghi del Salento, così da conoscerli come fossero i nostri.
    L’autore è esplicito nella sua complicità con la vita quotidiana del paese, nella sua equilibrata ammirazione che non si gela al freddo invernale ma, con giusta coerenza, è costante, e gli appartiene nel tempo, e lo appaga anche se non è il sole di dicembre a scaldargli l’anima.

    [... continua]

  • Nella sua raccolta Massimo Elia raccoglie raggi della sua vita e li trasforma in poesie.
    Versi che parlano di amore, solitudine, ricordi oppure sogni… Citazioni di pensieri buttati qua e là con la voglia di trasmettere emozioni, senza la pretesa di identificarsi; con l’ambizione di essere “quasi poesie”, che si gettano sulla carta con la speranza di parlare, con il desiderio di esprimersi, con la voglia di disperdere una solitudine annunciata, risaputa; poiché la poesia è in ognuno di noi, in ogni nostra situazione giornaliera, e la differenza sta tra chi la sa cogliere.
    È un invito a uscire allo scoperto da parte di una personalità introversa che è quella dell’autore, un invito a non rinunciare ad esporsi, a manifestarsi, a non rinunciare alla vita, a viverla  come fosse un’eterna e magnifica Poesia.
    Leggendo un libro ti fermi a pensare, ti tuffi nell’immenso mare che ondeggia ad ogni parola racchiusa lì dentro, in quelle pagine, per poi riaffiorare a galla e portare a riva conchiglie di cultura; le quasi poesie di Elia creano un mare spumeggiante in cui annegare, e non importa se a volte una parola può sembrare inadeguata, una frase esuberante: l’importante è farsi trasportare…
    Il libro si presenta con una prefazione che è l’umile discolpa ad ogni critica del suo contenuto, l’autore stesso scrive : “ Non so cosa vuol dir poesia,/ ma alcune di queste cose/ sanno di poesia… o quasi/ Sono ignorante,/ ma che importanza ha?/ E intanto scrivo”… Scrivere, questo è l’importante: far uscire da sé tutto il possibile, strizzare lo straccio bagnato delle emozioni e riversarne le gocce, ognuno nell’espressione che meglio sente propria, ognuno con il suo bagaglio di messaggi che pensa di dover trasmettere. Massimo Elia trasmette questo attraverso la poesia, incurante se qualcuno lo critica, poiché almeno ci prova, dato che il poeta stesso non sa chi è, consapevole soltanto del fatto che nascono versi dalla sua follia, dalle sue emozioni, dalla sua vita agitata, da un amore, da un fiore, sia che essi nascano o muoiano, tanto non fa differenza sulla carta.
    In poco più di un centinaio di pagine egli si mette in mostra, pronto a farsi sfogliare da ognuno che lo voglia, e che lo comprenda immedesimandosi con i suoi stessi stati d’animo. Questo è ciò che scrive: un libro poetico, la porta d’accesso nell’universo affascinante di un esistenza che si racconta tra situazioni quotidiane, in modo semplice ma intenso, e che sa cogliere briciole di poesia nella propria ricerca del vero.

    [... continua]