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in archivio dal 07 lug 2016

Flavia Spadiliero

Torino

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  • 04 ottobre 2016 alle ore 5:22
    Primo e Ultimo Amore

    Primo amore del tempo sbagliato,
    nel cuore mi sei entrato
    di nascosto, come un ladro
    ti sei intrufolato e hai rubato
    il mio spirito, lo hai imprigionato
    Hai legato i miei pensieri,
    li hai trascinati dentro i tuoi. 
    Hai parlato con parole nuove,
    e ti ho amato, come non mai,
    mio primo grande amore.
    Con gli occhi tuoi ho visto
    cieli azzurri e mari limpidi
    verdi come i tuoi occhi.
    E intanto mi manchi
    ti cerco ti voglio, ma non ci sei più,
    e ti amo sempre di più.

     
  • 03 ottobre 2016 alle ore 9:30
    Risveglio

    Echi di gomme stridenti sull'asfalto,
    partenze a scatto,
    bottiglie di birra sul marciapiede
    e bottiglie di vodka infrante sui muri
    Anche gli ultimi fumanti d'alcol,
    se ne vanno ai loro covili
    chi solo, e chi in compagnia dell'ultima lucciola.
    ​Per pochi attimi tutto si ferma.
    Una tribù va a dormire e un'altra si sveglia
    Ombre nere, assonnate si radunano 
    nell'unico bar che alza la serranda
    col rumore di ferraglia.
    Si commentano le prime notizie,
    chi ha voglia parla e chi, non vuole primizie
    tace e si allontana.
    La metro è già affollata, di umanità 
    stanca e ingrugnita con più problemi che vita.
    Al prossimo passaggio, 
    è piena di studenti 
    allegri, vocianti.
    Il nuovo giorno 
    ha acceso i motori
    ha scaldato le macchine
    è pronto a partire a ricominciare

     
  • 02 ottobre 2016 alle ore 11:21
    Notte

    Notte
    Silenzio buio di luce fredda
    letto che scricchiola
    rumore di legno
    ad uno ad uno i minuti scivolano via,
    sono come un corteo, una processione
    infinita.
    Un vecchio orologio scandisce le ore.
    Caldo, freddo, dentro e fuori dal letto.
    Incubo
    Pensieri aggrovigliati come serpenti.
    Il giorno passato è ancora pesante,
    il sonno si scansa
    si dilegua...va via.
    La notte non passa mai
    Fuori, uno spicchio di luna morde una nuvola 
    foriera di pioggia.
    L'alba mi trova sulla terrazza,
    bagnata di pioggia, stanca e assonnata.
    La sveglia suona incessante.
    Il nuovo giorno, sarà uguale a ieri
    e la prossima notte uguale a questa
    Così fino alla fine del tempo

     
  • 14 luglio 2016 alle ore 14:35
    Guerra, la maledizione di Dio

    1915/1918
    Era rimasto solo nella trincea
    circondato dal fango gelido 
    Uno, due, tre colpi di cannone 
    fecero tremare l'altopiano 
    colpirono in pieno la trincea
    Il suo ultimo pensiero 
    fu per la mamma
    Addio, madre cara, salutate per me
    il nostro mare e il sole caldo della nostra 
    terra. 
    Non capiva perché 
    lui piccolo uomo calabrese
    stava morendo 
    sull'altopiano di Asiago...

    La guerra finisce
    le città sono in festa
    le ragazze ballano 
    con i fiori sul cappellino
    tutto è luce colori profumi
    La vita rinasce

    1939/1945

    Due capi neri vanno al potere
    danno ordini : Uccidete Ebrei 
    Zingari e gay
    vergogna del mondo causa dei 
    nostri guai... 
    e scoppia un'altra guerra.
    Lunga, feroce, disumana.
    Non muoiono solo i soldati
    muoiono donne, bambini e uomini adulti
    La morte è feroce fra torture fuoco 
    e camini che portano a Dio 
    le anime innocenti

    E la guerra finisce
    le ragazze ballano per strada 
    e mettono mazzi di fiori
    sui cannoni dei carri armati

    2000

    E' la pace ?
    No
    Non sarà mai pace
    L'odio , ormai seminato a piene mani 
    ha attecchito come una mala erba
    L'uomo uccide sempre l'uomo 
    e a soffrire sono sempre i deboli
    gli indifesi
    Le donne e i bambini .....
    Finirà mai questo orrore ?

     
  • 13 luglio 2016 alle ore 21:03
    Lucifero

    Dall'alto del monumento 
    di roccia 
    basaltica 
    sembri voler spiccare il volo
    Le ali, nere, immense aperte
    un piede sollevato 
    mentre l'altro punta sulla roccia 
    e tu 
    meraviglioso 
    sorridi.
    Senza sorridere, sei ironico e
    ti prendi gioco 
    di chi a testa in su ti ammira.
    Passo . Ti guardo e mi guardi e ridi
    La tua risata è solo una folata di vento 
    che attraversa la piazza 
    La folla che passeggia non si accorge
    di nulla . E stato solo il vento
    Ti saluto e tu capisci

     
  • 11 luglio 2016 alle ore 5:44
    Il Politico

    Ma lo hai visto 
    che bello guaglione!
    Ha la camminata con 
    gamba tesa e il sedere alto 
    La testa coperta di folti
    neri capelli 
    e sotto i capelli
    il nulla 
    Lo sguardo vacuo, vuoto
    di chi non sa e non capisce
    E' consapevolmente
    ignorante
    Ladro 
    Lestofante 
    Cialtrone 
    Ha fatto più danni della guerra 
    e più debiti del fallimento 
    di una banca. Parla sempre
    a vanvera, (e pensa che vanvera sia una ragazza)
    Ha un'amante cialtrona come lui 
    e insieme fanno solo affari bui.
    Il popolo lo guarda, da lontano, 
    e si domanda: di chi è questa mano
    che ci strangola? e il nome è sulla bocca
    di tutti...
    silenzio...
    enzio... zio... io...
    anzi lui lui lui lui

     
  • 09 luglio 2016 alle ore 5:25
    Amore

    Oggi è un triste giorno ,
    il giorno del ricordo 
    il giorno del pianto
    No , piccolo mio ,
    non ho mai pianto.
    ma nel mio cuore 
    un dolore acuto
    pungente
    come una spina che
    non si può togliere 
    che fa sempre male 
    Sei rimasto con noi solo due mesi
    Ti abbiamo amato 
    Dio ti ha voluto in cielo 
    Ho portato ,insieme al tuo papà,
    la piccola bara bianca .
    Dai miei occhi non è uscita
    nemmeno una lacrima 
    né allora né dopo 
    Il dolore è rimasto nascosto 
    nel mio cuore 
    nessuno lo ha visto e
    nessuno lo vedrà mai
    Oggi è il giorno del tuo compleanno 
    Auguri piccolo mio ,
    la tua mamma è sempre con te

     
  • 07 luglio 2016 alle ore 21:36
    La Sera del Venerdì Santo

    La sera del venerdì Santo
    era sempre un momento di attesa
    Di solito ,la Messa e la processione con
    tutte le donne 
    e le bambine col vestito della prima comunione,
    dell'anno prima ,
    in fila con grandi ceste di fiori
    da spargere davanti al
    Cristo morto nella teca di vetro
    seguito dai preti e dai chierichetti 
    e dagli incappucciati della confraternita,
    seguivano i ragazzi e poi tutta la gente
    del paese al completo.
    Non partecipavo .
    Mi nascondevo in un posto segreto 
    da dove spiavo 
    mi piaceva vedere tutta la gente 
    insieme pregare e cantare 
    Inni Sacri .
    Aspettavo papà che tornava dal lavoro 
    sempre troppo tardi 
    per partecipare alle funzioni religiose. 
    Dal mio nascondiglio ,sul muro di cinta
    dietro un pilastro , 
    dopo che anche l'ultimo fedele 
    era passato 
    mi divertivo ad osservare il volo 
    delle rondini e poi
    papà arrivava. 
    Saltavo giù dal muro 
    per corrergli incontro .
    Mi abbracciava tenendo 
    con l'altra mano la vecchia bici
    arrugginita
    Non chiedevo nulla ma ero in ansia
    sapevo che nella borsa
    legata al tubo della bici 
    c'era una sorpresa per me. 
    Era il desiderato uovo di Pasqua 
    che tutti gli anni arrivava 
    puntuale la sera del venerdì, 
    è la sola cosa che ricordo
    con affetto e rimpianto .
    Papà e il piccolo uovo di cioccolato 
    Mi manca ,non ho più avuto uova 
    di cioccolato e non ho più
    nemmeno un papà ​

     
  • 07 luglio 2016 alle ore 11:28
    Una notte in alta montagna

    Una notte ,in alta montagna 
    guardavo la luna che pareva una faccia
    e mi sorrideva , .ironica.
    :- E' inutile- diceva - inutile che aspetti.
    Lui non verrà !- 
    :- Che importa - risposi- chi non mi vuole 
    non deve stare vicino a me .
    Meglio sola - 
    Il silenzio del ghiacciaio rispose
    :- Non sarai mai sola ,
    finchè ascolterai la voce
    della natura, della montagna 
    che sempre parla al tuo cuore .
    Ascolta la voce della terra 
    che arriva fino a te .- 
    Allungata ,con le spalle a terra
    sentivo un fremito sotto di me
    come un abbraccio che la Terra 
    mi mandava .
    Un momento magico tutto mio
    solo mio 
    Non sono sola , sono amata

     
elementi per pagina
  • 12 agosto 2016 alle ore 20:59
    Elena e Dick Tredicesimo Capitolo

    Come comincia: Gli uomini che l'avevano presa avevano l'aspetto di bovari, sporchi e grossolani giusto i tipi che Elena non temeva. In realtà non aveva mai avuto paura di nessuno, e l'unico che l'aveva spaventata adesso era lontano. Fece capire che non avrebbe gridato e la lasciarono libera. Scrollò la testa per riprendere il controllo delle facoltà :- Non ho intenzione di gridare e nemmeno di opporre  resistenza. Lasciatemi libera di respirare e sarà meglio per tutti. -
    :- La signora fa la spiritosa- disse quello che sembrava il capo e un altro rise :- Le faremo passare la voglia.- erano ancora fermi sotto un tiglio ormai spoglio e le foglie, per terra formavano un tappeto dorato. :- Avanti salga in macchina, o vuole che la butti dentro di peso.- Nonostante il tono di voce Elena capì di averlo in pugno, gli uomini, di solito ammiravano il suo coraggio. Con la grazia di una regina, sedette a fianco del guidatore. Bella e altera, i tre uomini la guardavano affascinati. Non avevano mai visto da vicino una donna così bella e raffinata. Le loro mogli erano povere contadine come loro, ed Elena apparteneva ad un mondo che non conoscevano. La portiera si chiuse, e la grossa macchina partì in direzione montagna<<< Bognanco>>>> pensò la donna, ma dovette ricredersi quando svoltarono sul ponte di Mocogna, e proseguirono per poche centinaia di metri . Svoltarono a sinistra e seguirono una strada stretta che saliva fino alla chiesetta di Snt'Andrea. Non parlò, facendo credere di non sapere dove si trovava e guardava incuriosita fuori dal finestrino :- Dove siamo ?- domandò con finta ingenuità
    :- Non la riguarda, siamo dentro un castello.- rispose ironico uno dei tre.
    ​Effettivamente, poche centinaia di metri dopo la chiesa , erano ancora evidenti le tracce di quel che un tempo era stato un vero castello la cui storia si era persa nel corso dei secoli. Ai piedi della collina esisteva ancora il borgo medioevale  dove si suppone vivessero i servi della gleba di proprietà del castellano. Nei secoli, forse per una ribellione, il castello era stato demolito e con le pietre, dopo varie vicissitudini, era sorta la chiesetta che svettava al limite della collina e visibile a chilometri di distanza, circondata dai castagni da cui spuntava il campanile  in stile moresco.
    ​Elena sapeva benissimo dove si trovava, c'era già stata centinaia di volte e aveva giocato fra quelle pietre con i suoi amichetti d'infanzia ma si comportò come se fosse un po' spaesata e il capo si sentì in dovere di tranquillizzarla :- Se continuerà a comportarsi bene non le accadrà nulla di male. Qui sarà trattata bene -
    ​:- Si, come no !. Vorrei solo sapere cosa volete da me. Se è un riscatto, avete sbagliato persona . Io non sono ricca e non credo ci sia una persona disposta a tirare fuori soldi per me. Quindi cascate male.-
    ​:- Soldi ? e chi vuole soldi !- rise il capo- Noi vogliamo Salvatore e dovranno liberarlo se vogliono lei libera e  viva-
    ​:- Madre de Dios !, e chi sarebbe questo Salvatore ?-
    :- Non sarebbe, è il nostro capo che è stato arrestato con quel traditore di Federico.-
    ​Cominciava a capire. Uno dei due capobanda, oltre a Federico, era questo Salvatore che a quanto pare era il proprietario della droga nascosta fra le armi nel container. I due compari non sarebbero usciti tanto presto dalla galera, ma gli uomini, fuori, avrebbero tentato ogni strada per liberarli. :- Siete capitati male lo stesso - insistè Elena - A me non fa caso nessuno. Non conosco persone che possano aiutarvi, sono solo una turista che va in giro a fare fotografie.-
    ​:- Balle, ieri eri a casa di Federico. Ti abbiamo vista -
    ​:- E con ciò. Mi ha vista, ha voluto conoscermi e abbiamo pranzato insieme a casa sua. Per il resto non so nemmeno chi sia.
    :- Non dire bugie, e ci sono anche i carabinieri. Scommetto che ieri ti ha raccontato i fatti nostri e tu sei andata dritto filato a spifferare tutto in caserma- Era passato dal cerimonioso lei al volgare tu
    ​:- Sei fuori strada, amico, non so di che stai parlando. Sono andata dai carabinieri perché ho perso un documento importante e speravo che chi lo avesse trovato lo riconsegnasse in caserma . Tutto qui. Quanto a Federico .....-
    :- Non importa. Se vogliono rivederla viva dovranno darci Salvatore.-
    ​< sì, come nò > pensò Elena, < ve lo daranno subito >. I due delinquenti erano in viaggio per le carceri di Milano dove sarebbero rimasti per un bel po' di tempo. Dick e il maresciallo capo, avevano deciso di trasferirli subito ed erano partiti immediatamente. Chissà se si erano già accorti della sua sparizione, se la stavano cercando e soprattutto se Dick era preoccupato. Tutti questi pensieri le si aggrovigliavano in testa.  I pensieri si facevano tormentosi, intanto l'avevano fatta entrare in una stanza arredata con una certa pretesa di ordine se non di eleganza. In un angolo, sotto ad una ampia finestra,  un divano in pelle rossa e due poltrone uguali disposte a formare un salottino completato da un tavolo basso di cristallo . A destra del divano, un mobile in legno di ciliegio e ripiani di vetro, conteneva tazze e piatti e bicchieri e sopra alcune bottiglie di alcolici facevano bella mostra di se. Le bottiglie erano sigillate, forse i liquori erano troppo raffinati per quei bovari. Bassa manovalanza, pensava, Elena. Credeva di essere in un guaio peggiore di quel che immaginava, cominciava a temere che gli uomini potessero ubriacarsi e usarle violenza. Uno solo non sarebbe stato un problema, ma tutti e tre.... In quel momento entrò una donna. Aveva un aspetto modesto. Vestita di nero, con in testa un fazzoletto annodato per raccogliere i capelli :- Buongiorno signurì,- salutò - tenete fame ? , mo ve porto a pasta co a salsiccia.-  Parlava un dialetto tra il calabrese e l'ossolano difficile da capire. Il calabrese è di per se  incomprensibile e l'ossolano ( un patois, misto di lombardo, vallesano, e piemontese, lo è ancor di più. Tuttavia Elena la capì benissimo ringraziò e tentò un approccio con la donna :- Ho davvero fame -  disse -avete cucinato voi ?-  la donna parve stupita, forse non si aspettava una reazione gentile da parte di una prigioniera :- No, ha cucinato mia sorella . Lei è brava.-
    ​:- Come ti chiami - chiese gentilmente
    :- Immacolata, e mia sorella si chiama Soccorsa-
    :- Come mai Soccorsa ? è un nome insolito-
    ​:- A lu paise mio ce stanno tante soccorse. Sono guarite dalla malattia perché la Madonna le ha soccorse- spiegò Immacolata nel suo modo strano di parlare.
    ​Entrò Soccorsa con una zuppiera fumante di pasta fatta in casa condita con ragù di salsicce . Un profumo da resuscitare i morti . Immacolata fece comparire, come per magia un tavolino e apparecchiò velocemente per tre :- Dobbiamo mangiare assieme , ha detto mio fratello. Dobbiamo fare la guardia che non scappate.-
    ​Lei rise di cuore :- Perché dovrei scappare, qui sto bene e se si mangia sempre così mi fermo e non vado più via.- Amicizia era fatta. Le tre donne pranzarono allegramente.
    ​Erano un po' grezze ma simpatiche ed Elena non era tipo da fare distinzioni, per lei esistevano solo due tipi di persone : quelle buone e quelle cattive . Immacolata e Soccorsa erano buone e tanto basta. Si fece raccontare un po' della loro vita e seppe così che tutti loro venivano da un paesino della costa jonica calabrese, uno dei posti più belli della costa italiana. I fratelli, di mestiere facevano i pastori perché non avevano una barca per andare per mare e loro due sorelle li avevano seguiti al nord per fare le cose che gli uomini non dovevano fare : lavare , stirare, pulire casa e far da mangiare. Cioè, le avevano portate al nord perché facessero loro da serve. Dentro di se si sentì ribollire il sangue << brutti stronzi, lazzaroni e maschilisti, incapaci perfino di trovarsi il naso se non c'era una donna a reggergli il fazzoletto. Tanti anni di lotte femministe non erano servite a nulla se c'erano ancora situazioni  del genere. Stai calma>>> disse a se stessa, se a loro va bene così lasciale stare. Ci penserai dopo.
    ​La stanza dove l'avevano alloggiata dava su una terrazza ampia sospesa nel vuoto ad almeno dieci metri d'altezza. Poteva uscire, tanto non c'era via di fuga e in più soffriva di vertigini . Non si sarebbe mai affacciata nemmeno alla ringhiera. Stava rasente al muro quasi appoggiandosi alla parete imbiancata a calce. Per raggiungere il bagno distante un paio di metri era una sofferenza. Le tramavano le gambe e sentiva i brividi lungo la schiena. Non diede a vedere che aveva paura, ma le due sorelle se ne accorsero subito :- Non deve avere paura, la terrazza è solida e non cade.- la tranquillizzarono. Facile a dirsi, lei aveva lo stesso la tremarella . Per fortuna tutto intorno alla casa era invaso da piante rampicanti meravigliosamente fiorite di grandi campanelle blu e rosa. Si arrampicavano sul muro fino al tetto e coprivano i due lati della terrazza lasciando libero solo la parte verso il vuoto.
    Dal suo punto di osservazione poteva vedere gran parte della valle . Alla sua destra il comune di Vagna,  e giù fino all'ospedale e oltre .
    ​ Chissà se la stavano già cercando ? e Dick era preoccupato per lei ? Forse i ragazzi erano già in cerca di tracce, come cani da tartufo, annusavano ogni angolo e avrebbero trovato le tracce. Il libro che aveva lasciato sulla panchina di piazza Chavez doveva esserci ancora. Nessuno ruba i libri. Di questo era più che certa anche se molte volte aveva lasciato libri sulle panchine del parco a beneficio di persone anziane che gradivano sempre avere da leggere gratis. E se lo avessero preso prima che lo trovassero Dick  o i carabinieri .
    ​Entrò quello che era il più autoritario, il capo :- Mi deve dare una cosa che i carabinieri riconoscono come sua . Un fazzoletto un cosa insomma.-
    ​:- Ma non ho niente con me. Quando mi avete portata via avevo solo un libro che è rimasto sulla panchina . Posso scrivere un messaggio  se volete .- Accondiscese ,
    ​:- Furba lei, così scrive dove si trova e vengono a prenderla .-
    :- Non so dove mi trovo, per quanto ne so questa potrebbe essere una fermata prima dell'inferno.-
    ​ :- Bello, mi piace quel che ha detto < una fermata prima dell'inferno> . No lei scriverà come dico io altrimenti le taglierò un dito e lo manderò giù a quelli tanto per far capire che non  scherzo.-
    ​:- No, - intervenne Immacolata con foga- tu non tagli proprio niente. Lei scrive e basta.-
    :- Grazie cara, scriverò quel che volete. -
    ​Mostrandosi disponibile era certa di poter fare come voleva lei. Sul tavolo trovò una biro e un foglio a quadretti :- Adesso scrivi ( sono prigioniera di Calogero e per liberarmi dovete fare libero Salvatore o mi ammazzano. ) . Metti la firma e non tentare di imbrogliarmi .-
    ​Lei firmò col suo nome  e vicino tracciò una ics allargata, sperava che almeno uno capisse che la ics larga così era un a croce di sant'Andrea, e l'unico Andrea dei paraggi era la chiesetta sulla sommità del colle. Calogero, probabilmente non sapeva leggere ma c'era il pericolo che uno degli uomini fuori sapesse. Non aveva scritto nemmeno una virgola di troppo e quella croce poteva passare per la sua sigla. Pregò una divinità di venire in suo soccorso. Non aveva paure ma voleva essere libera.

     
  • 10 agosto 2016 alle ore 18:00
    Elena e Dick Dodicesimo Capitolo

    Come comincia: Dick si staccò da lei,  bruscamente, e si girò verso l'uscita dicendo :- Non si può, non si deve, porta solo male.-
    ​La porta si chiuse dietro di lui ed Elena si ritrovò seduta sul letto attonita con un solo pensiero in testa :- Mi ama. Io lo amo e lui mi ama. Perché non vuole ? Perché dice che porta male . Credo di sapere: è perché sono tanto più vecchia di lui. Dieci anni di più sono un'enormità!-
    ​I suoi pensieri erano fissi come un mantra :- Mi ama, lo amo, mi ama, lo amo.......
    ​non seppe mai per quanto tempo era rimasta a fissare  la parete spoglia di fronte a lei, vedeva il viso di Dick, come un ologramma. La risvegliò il cicalino del telefono interno dell'albergo:- Si- rispose- dall'altra parte le rispose la voce concitata di Chris :- Elena, vieni giù subito ti aspetto alla porta sul retro. Non prendere niente, nemmeno la borsetta. Vieni giù subito ha detto il capo.- Non rispose, riattaccò la cornetta e si avviò verso la scala di servizio chiedendosi perché mai Dick la volesse fuori di lì con tanta urgenza. Il retro dell'albergo dava su una strada stretta delimitata da un alto muro a secco, oltre al quale si estendevano alcuni prati e alberi da frutta, dei meli, per la precisione. E più avanti il greto sassoso del fiume turbolento anche nei periodi di magra. Un posto dove nascondersi e vedere se c'erano tipi strani intorno . Sulla destra l'ampio parcheggio dell'hotel era deserto tranne per una piccola utilitaria anonima e comune, al volante trovò Chris :- Ti porto in una caserma militare, non aver paura. Non puoi più restare qui, il tuo amico di oggi ti ha fatta seguire ed è probabile che vogliano fare qualche brutto scherzo.-
    :- Cosa ve lo fa pensare ? Federico è convinto di aver trovato una compagna di scuola in vacanza. Una benestante che ha solo voglia di divertirsi. Almeno questo è quanto ho voluto fargli credere.-
    ​:- Non dimenticare che il nostro amico tiene testa alla mafia e a tutte le altre compagnie di gentiluomini che vivono da queste parti. Adesso stai sotto la protezione dei carabinieri, e domani andremo via. Sempre se stanotte andrà a buon fine il piano di Dick.
    ​:- Mi sembra tutto così assurdo! Non ho fatto niente e non ho visto niente tranne il portachiavi di Emiliano. Per così poco non mi pare fosse necessario tutto questo apparato di misteri.-
    ​:- Hai fatto molto più di quel che credi, intanto siamo riusciti a tirare fuori il lupo dalla tana. Stanotte spero di mettergli le manette e domani ti offro lo champagne.-
    :- Cosa avete intenzione di fare?-
    ​:- Alle due arriverà il convoglio e un carro verrà dirottato sul binario morto, facile che sia pieno di armi, droga e gioielli. Pablo è già alla scalo merci che fa divertire i ferrovieri e raccoglie informazioni. Sai quanto è bravo a fare il finto tonto e il ritardato mentale. Attira le simpatie della gente e senza parere si fa dire tutto quello che vuole.. Grazie a lui abbiamo saputo che Federico voleva farti rapire prima di notte e  il capo ha preso provvedimenti. Che gli hai fatto a quel ragazzo che non è più lo stesso da qualche giorno? AhAhAh....-
    :- Secondo te cosa dovrei avergli fatto ?-
    Chris non ebbe il tempo di rispondere perché erano entrati nel cortile della caserma dove vennero accolti cordialmente dal maresciallo capo . La caserma era abitata anche da alcune famiglie dei militi ed Elena fu ospitata nella casa di uno di loro, l'Appuntato Derossi. La signora dimostrò di avere dimestichezza con ospiti imprevisti perché le fece trovare una camera confortevole, ordinata e pulita :- Qui si troverà benissimo - le disse con un cordiale sorriso- Da questa finestra si vede tutta la valle :-
    ​:- Fantastico- rispose Elena sorpresa dalla vista panoramica- Se solo avessi un binocolo ! Le montagne da qui sono meravigliose-
    ​:- Vado a vedere se ne trovo uno, abbiamo solo oggetti appartenenti all'esercito e i binocoli sono di prim'ordine, ne uso uno anch'io molte volte per vedere su dove abita la mia mamma.-
    ​Più tardi arrivarono Pablo e Dick con le pizze calde e le birre fredde come fece notare Pablo. Mangiarono tutti insieme allegramente e i due bambini dell'appuntato non smettevano di fare domande a Elena, tanto che dovette intervenire il padre:- Adesso basta, smettetela di infastidire la signora o vi mando a letto.- Il più piccolo che stava sulle ginocchia di Elena si voltò verso di lei e l'abbracciò stretta :- Digli che non vado a dolmile .-
    ​:- Va bene, niente nanna stai qui con me. .- Rispose lei strizzando l'occhio ai due genitori
    ​E rivolta verso Dick :- Vorrei venire con voi più tardi-
    :- Scordatelo, troppo pericoloso andare in giro di notte. Passano i calabroni rasoterra e potresti restare avvelenata -
    ​:- Cosa sono i calabloni- volle sapere il piccolo
    ​:- Sono insetti che volano bassi e pungono tutto ciò che trovano.- Rispose Chris, stando al gioco-
    ​:- Devo considerarla l'ultima parola ?- insistè  Elena
    ​Dick, la guardò con un velo di tristezza negli occhi :- Si, non è il caso di esporsi .-
    ​Possibile che la lasciassero fuori gioco proprio nel momento più pericoloso? dopotutto faceva parte anche lei della squadra. Inutile insistere, ormai era  deciso. Arrivo una recluta ad avvisare che gli uomini del maresciallo erano tutti schierati nei punti strategici tra i cespugli di salice che crescevano abbondanti e avevano invaso  lo scalo merci. Gli uomini uscirono. Dick, mentre le passava vicino le strinse la mano. Non aveva bisogno d'altro, tra loro era nato un legame indissolubile. Non avevano più bisogno di parole, bastava un gesto, una semplice stretta di mano per sentirsi vicini.
    ​ Elena aiutò la signora Laura a riordinare la cucina e a mettere a letto i due bambini che vollero fosse lei a raccontare la fiaba della buonanotte. Dopo due minuti dormivano profondamente e le due donne poterono finalmente raggiungere le loro camere.
    Il binocolo che Laura le aveva procurato era un oggetto eccezionale con visibilità uno diecimila ad infrarossi. Si appoggiò al davanzale della finestra, e si rese conto di essere al quinto piano e che soffriva di vertigini. Decise che non doveva assolutamente guardare di sotto, ma solo davanti in lontananza. Mise a fuoco la stazione, e lo scalo merci. Vedeva tutto perfettamente, persino gli uomini che lavoravano sulla ferrovia, gli scaricatori del turno di notte con i loro carrelli e gli addetti alle manovre manuali. Sulla destra, quasi dentro al fiume, distinse tre figure nere che camminavano rasente al muro d'argine, fra i cespugli. Sparirono nell'ombra e non vide più nulla. Il tempo non passava mai . Le undici e mezza, e un treno passeggeri si fermo per pochi minuti, e ripartì verso il Sempione.
    ​Mezzanotte, un lungo merci, tirò dritto senza fermarsi verso la Svizzera. Poi più nulla.
    ​Pensò di aver sbagliato sera e orario . Alle due, vide alcune ombre furtive muoversi fra i vagoni fermi in attesa sui binari : vide distintamente Federico e uno dei suoi uomini, quello che l'aveva seguita nel pomeriggio. Solo poche ore fa pensò, e come sta correndo questo tempo immobile.
    ​ Finalmente, con l'elegante ritardo che caratterizza da sempre le ferrovie italiane, arrivò anche il merci che attendevano.
    ​Il convoglio si fermò davanti alla stazione e proseguì lentamente verso i binari di smistamento. Vide distintamente un operaio compiere le operazioni di sganciamento di un container dipinto di colore scuro, subito si affiancò un trattore e altri operai lo agganciarono. Il treno ripartì verso Iselle e Briga. Il trattore spinse il container verso l'ultimo binario morto lontano da tutti gli altri . Elena notò che era tutto ciò che rimaneva del vecchio scalo ferroviario portato via dall'alluvione trent'anni prima.
    ​una volta ripartito il trattore, due gruppi di uomini si avvicinarono : Venditore e Compratore. Chi vendeva e chi comprava ? Peccato non poter sentire le parole della discussione che sembrava molto animata ma c'era chi stava in ascolto molto vicino ai due gruppi e dopo pochi minuti si scatenò l'inferno . Grida, spari, rumori di ferro e fuoco. I carabinieri compirono un lavoro egregio, arrestando  tutti i componenti delle due bande presi con le mani nel sacco o come disse Pablo : con le mani nel barattolo della marmellata.
    ​Rientrarono che albeggiava, stanchi e soddisfatti di aver finalmente messo le mani sui due delinquenti più pericolosi della zona.
    Mancava solo Dick, e alle domande di Elena Chris rispose co un laconico :- Lui è un perfezionista e doveva fare ancora qualcosa- non ci fu verso di cavargli di bocca nemmeno una parola di più.
    ​ Nonostante fosse preoccupata per Dick, Elena chiese ai ragazzi se poteva uscire per fare due passi almeno fino alla vicina piazza Chavez. Sicuri che non ci fosse pericolo, Pablo e Chris, dissero che poteva andare ma di stare attenta perché non si sa mai-
    ​ Le piaceva la piccola piazza piena d'alberi, ombrosa, dove poteva sedere su una panchina all'ombra e pensare ai fatti suoi . L'assalirono i ricordi. Quante volte aveva percorso le strade d'intorno . Quanti bambini avevano giocato con lei. Il primo fidanzatino, mai più rivisto. Non è vero che il primo amore non si scorda mai, lei lo aveva dimenticato completamente. Lo aveva ricordato perché si fermava sempre sulla panchina, davanti alla grande caserma della guardia di Finanza, che all'epoca ospitava più di duemila finanzieri.<< Adesso è quasi vuota  e lui non ricordo nemmeno se era biondo o bruno>> pensò. Si fermò davanti al monumento a Geo Chavez, il pilota svizzero che fu il primo trasvolatore delle Alpi e che cadde e morì nell'impresa proprio dove ora sorge la piazza. Era assorta nei ricordi e non sentì la mano sporca e pelosa che si posò sulla sua bocca per impedirle di gridare :- Adesso, bellezza , tu vieni con noi e stai zitta .- Le mostrò un grosso coltello a serramanico credendo di impressionarla. Elena desiderò avere lei il coltello in mano. Sapeva come usare le lame. E questi cosa volevano da lei . Fece cenno che non avrebbe parlato che le togliessero la mano dalla bocca. L'energumeno capì :- Se urli ti apro-
    ​:- No non urlo, - lo rassicurò- ma perché ? se e un rapimento non ci sarà nessuno che pagherà per me.
    ​:- Ah Ah Ah, questo è tutto da vedere, vedrai, bellezza che se ti vogliono viva e intera faranno quel che diciamo noi.-

     
  • 10 agosto 2016 alle ore 18:00
    Elena e Dick Undicesimo Capitolo

    Come comincia: Dopo pranzo, Federico la invitò a fare una passeggiata nel bosco di castagni che circondava la villa :- E' rimasto tutto selvatico come in origine, ci sono alberi con più di duecento anni- ne parlava con orgoglio, quasi fosse merito suo se vivevano così a lungo.
    :- Posso raccogliere le castagne?- 
    :- Non sono ancora mature, le raccoglierai a fine mese e saranno al punto giusto.-
    Il sentiero saliva a zig-zag seguendo le sporgenze della montagna 
    per qualche centinaio di metri, fino ad una fonte d'acqua sorgiva . Formava un piccolo laghetto molto bello e nulla faceva supporre che fosse stato costruito ad arte. A lato, alcuni sassi disposti con precisione, formavano un sedile comodo, dove riposare al fresco e godere della pace serena del luogo. Tutto intorno macchie di gigli d'acqua, gialli e bianchi, cespugli di rosa canina bianchi e sfumati di un rosa tenue luminoso in fase di sfioritura autunnale, un soffice tappeto erboso circondava piacevolmente tutta la radura circostante fino ad un'area attrezzata a pic-nic. :- La prossima volta, se la temperatura lo permetterà verremo qui a fare merenda.- Disse lui. Elena era incantata da tanta bellezza :- Meraviglioso, assolutamente bellissimo.
    :- Sono contento che ti piaccia. Vengo spesso qui, mi piace stare tranquillo quando devo prendere delle decisioni.- cambiò repentinamente discorso- Ti è piaciuto il pranzo ?- Domanda banale e fuori luogo, alla quale la donna rispose :- Era tutto delizioso. Hai tanto personale in casa ?- Capiva che lui voleva andare a parare su discorsi banali per motivi suoi e decise di stare al gioco
    :-Ho una decina di coadiuvanti tra cuoco camerieri, governante e uomini della sicurezza.- 
    :- Della sicurezza ?- si stupì lei
    :- Si, sono quelli che stanno giocando a nascondino fra gli alberi, non dirmi che non te ne eri accorta.-
    :- No. Certo che no, come potevo pensare di essere sorvegliata. Credevo che il nostro fosse un incontro amichevole .-il suo tono era risentito, solo in apparenza perchè si era resa conto fin dal principio, quando era scesa dalla macchina, che tutto intorno nascosti fra gli alberi c'erano uomini armati. Aveva fatto finta di nulla .
    :- Che necessità hai di una scorta armata ?-
    :- Hanno già tentato più volte di farmi fuori e devo cautelarmi.-
    Scesero alla villa :- Vorrei andare in albergo, se hai voglia di accompagnarmi. Devo telefonare alle bambine e mettere un po in ordine le mie cose.- 
    :- Perchè non ti fermi qui con me, posso mandare a prendere le tue cose, staresti meglio che in albergo.-
    :- Grazie dell'offerta. Quando ho deciso di fare questa vacanza è stato principalmente perchè desideravo stare sola. Ho fatto ala turista per un giorno e poi ho incontrato te. Non è quello che desidero, credimi. Ultimamente non è stato un bel periodo.-
    :- Vorrei farti divertire e vedere cose nuove. -
    :-Grazie, davvero, sei gentile. Mi ha fatto tanto piacere vederti, e in altri momenti ti avrei detto di si con entusiasmo, ma non ora. Ho bisogno di riordinare le idee-
    :- Capisco. Ti riaccompagno in città ma ci vedremo ancora. Stanotte ho da fare ma da domani ..... non ti darò tregua.- >> spero di nò--pensò Elena-- domani forse andrò a casa e mi auguro che tu vada in galera.>> Guardandosi intorno mentre visitava la casa aveva scoperto un particolare che aveva subito collegato a Emiliano. Dentro ad uno svuota tasche di porcellana aveva visto il portachiavi che il ragazzo portava sempre con se, si trattava di una giraffa d'argento che un artigiano aveva fuso per lui e per la sorella . La macchina non era stata ritrovata, ma il portachiavi lo aveva Federico. Era inconfondibile. Doveva dirlo a Dick, doveva parlargli. Le mancava da morire. 
    :-Sei diventata silenziosa, che pensi ?, la giornata ti ha annoiata ?-
    :- No, tutt'altro, è stato tutto piacevole. Stavo pensando a come tutto torna e si ripete, pensavo a noi da piccoli. Siamo diventati adulti e problematici.-
    :- Già, soprattutto problematici. Ecco, principessa siamo arrivati. Sei sicura di voler stare da sola ? -
    :- Grazie di tutto, stare con te è stato molto piacevole- > non hai nemmeno tentato di mettermi le mani addosso- pensò- e ti sono grata per questo>
    Le aprì la portiera e l'aiutò a scendere. Si lasciarono con una cordiale stretta di mano, e lui ripartì senza fretta.
    Il portiere le porse le chiavi e un biglietto :- Hanno telefonato per lei stamattina, un signore da Vinovo, un certo Chris.-
    :- Meno male, spero gli abbiate trasmesso il messaggio.-
    :- Certo, signora
    :- Non ha lasciato messaggi per me ?-
    :- No, il biglietto lo ha portato un fioraio.-
    :- Un fioraio ?
    :- Si uno di quei ragazzi di colore che vendono fiori al cimitero-
    :- oh madre de Dios !
    Salì in camera piena di curiosità. La sorpresa l'attendeva sdraiato sul suo letto addormentato.
    Dick, stava dormendo come un angioletto e lei lo lasciò dormire finchè non si svegliò da solo :- Sei arrivata, ti aspetto da ore-
    :- Hai dormito per ore - rise lei- voglio vedere come fai ad uscire adesso. Perchè sei qui ?-
    :- Perchè volevo vederti, stanotte ho un lavoretto da fare e se mi scappano i cavalli rischio di non vederti più-
    :- Cosa vuoi dire ?-
    :- Un container carico d'armi sta per arrivare e prima di domattina dobbiamo eliminarlo. La tua informazione era esatta. -
    :- Stai attento, ti prego, vorrei venire con te-
    :- Non se ne parla, è troppo pericoloso. Tu mi servi viva, e quando sarà finita questa storia andremo a cena col primo ministro.-
    :- Che noia- alzò gli occhi al cielo- dobbiamo proprio-
    :- Mi sa di si-
    :- Ho una notizia per Marchetti, se lo senti. So dov'è il portachiavi della macchina di Emiliano, probabile che chi lo ha ucciso sia uno degli uomini di Federico se non lui medesimo.
    :- Questa sì che è una notizia. Trovate le chiavi troveremo anche la macchina. Le hai prese ?-
    :- Certo che no ! Mi avrebbe scoperta. Le ho lasciate nell'ingresso della villa su un tavolo dentro un vassoio di porcellana. Come ti muovi stanotte ?-
    :- Aspetterò che il treno arrivi e che spingano il vagone sul binario
    morto. Quando tutto sarà tornato tranquillo Pablo, Chris, e io agiremo. Se senti il botto saranno i fuochi artificiali
    :- Ti prego stai attento, sono già preoccupata abbastanza.-
    :_- Vuoi dire che ti preoccupi per me ?-
    :- Certo che mi preoccupo.... io....io... ti voglio bene. - Ecco, lo aveva detto, si aspettava che lui si mettesse a ridere (sei troppo vecchia per me ), 
    Lui la prese per le braccia costringendola a guardarlo negli occhi :- Sei sicura di quello che dici, ti rendi conto-
    :- Certo che so quel che dico, capisco che possa darti fastidio, vista l'età, ma.....-
    :- Io ti amo, sei il mio primo amore e sai cosa comporta questo ? Comporta il disprezzo dei tuoi conoscenti e forse anche dei tuoi figli, e tu ti preoccupi per qualche anno in più o in meno. Sei bianca e io sono nero, questo mi preoccupa .- Lei gli mise le braccia intorno al collo :- Chinati.-- disse-- e baciami e al diavolo il resto.- 

     
  • 02 agosto 2016 alle ore 21:25
    Elena e Dick Decimo Capitolo

    Come comincia: Alle dieci, Elena scese nella hall. Aveva indossato un paio di jeans bianchi e una casacca di pizzo ricamata con paillettes colorate, giubbotto bianco, perchè l'aria in certi momenti era gelida a causa della neve caduta in alta montagna. Tra pochi giorni, anche qui in valle l'autunno si sarebbe fatto sentire, gelido e umido.
    Si avvicinò al portiere per lasciare la chiave e lo informò ad alta voce che aspettava una telefonata da un allevatore di cavalli :- Se chiama gli dia questo messaggio e lui capirà. E' un codice per identificare un cavallo che deve partecipare ad una gara, domenica.
    Porse un foglietto all'uomo con su scritto a grandi caratteri i numeri 
    S 2,30 b, m, 200,P . Dick avrebbe capito ?. La sera prima aveva visto uno degli uomini di Federico che parlava con un'altro ed essendo brava a leggere il movimento delle labbra, con tre figli una madre si deve difendere e le studia tutte così aveva capito quel che dicevano i due '' stanotte alle due e mezza sul binario morto a duecento metri da Preglia ( il limite estremo dei binari in disuso )
    C'era la possibilità che fosse in arrivo un carico d'armi e che lo avrebbero lasciato in deposito nella zona morta della stazione per non dare nell'occhio. Non aveva fatto in tempo a comunicare a Pablo quel che sapeva, e gli aveva messo in tasca un foglietto col numero dell'albergo e l'ora . Sperava di non aver fatto pasticci.
    Federico la stava aspettando fuori con la sua lussuosa Mercedes slk
    due posti decappottabile :- Tesoro sei splendida, dove vorresti andare ? 
    :- Sinceramente non ho idea, oggi era previsto un giro su a casa. Volevo rivedere la vecchia torre e, se c'è ancora qualcuno vivo, salu
    tare le vecchie conoscenze.
    :- Lascia stare quei vecchi ruderi. Ti porto io in un posto bellissimo.
    :- La tua casa è ancora tutta intera ?
    :- L'ho venduta , quando sono morti tutti. Non sapevo che farmene.-
    Sul suo viso passò un'ombra scura e un vago sorrisetto crudele gli aleggiò sulle labbra . Appena un accenno di un sorriso. >>> non sorride mai -- pensò Elena--- deve avere tanto diquel veleno in corpo. Tutta la cattiveria di bambino si è ingigantita<<<<<<<
    Era vero, col passare degli anni, il suo carattere malvagio era peggiorato .
    Salirono sulla due posti elegantissima e partì a velocità moderata, lasciando sorpresa la donna che si aspettava una partenza da bullo e invece era partito da signore. Il motivo di questo modo così sobrio di guidare era dovuto al fatto che faceva di tutto per non attirare l'attenzione delle forze dell'ordine. In una città con duemilacinquecento finanzieri, più di duemila carabinieri e altrettanti poliziotti sempre pronti a pattugliare i confini con la Svizzera e i treni che andavano e venivano dal Sempione e da Locarno, era decisamente opportuno comportarsi in modo da dare il meno possibile nell'occhio. Federico sapeva che per portare avanti i suoi affari doveva agire con cautela.
    Uscirono dalla città e prima del paese successivo, svoltarono a sinistra verso Caddo. La vecchia strada era ben nota ad Elena per averla percorsa decine se non centinaia di volte. Prima del paese, imboccarono una vecchia strada che saliva verso una sporgenza della roccia . Vista dal basso era come una piattaforma sospesa, ma arrivando si trovarono davanti una radura grandissima circondata da abeti e nel mezzo una villa faraonica. Il posto era di una bellezza da favola, tuttavia lo spirito dell'architetto che viveva dentro Elena trovò subito i difetti e i pericoli ai quali una simile costruzione andava incontro. :- Che te ne pare ? chiese lui con una punta di evidente orgoglio.
    :- Bella, stupenda e gran bel panorama . Da qui vedi il mondo. 
    :- Ma tu non ne sei convinta. Niente da fare non sai dire le bugie
    Eccome no << pensò lei<<< 
    :- Non voglio mentire su una cosa che per te è importante, ma penso che prima di costruire tu abbia fatto tutti i rilevamenti del caso-
    :- Si, ci sono stati architetti e ingegneri e alcuni mi hanno sconsigliato il posto.-
    :- Allora se ti dico che corri un grave pericolo, non ti suona nuovo. Vedi, la roccia si cui ci troviamo è qui per caso . Tu sei nato da queste parti e sai benissimo che quel pezzo di granito che si vede lassù in alto è ciò che rimane della vecchia frana che alcuni secoli fa si portò via Caddo . 
    :- Ma siamo fuori dalla frana, - protestò lui-
    :- Senza dubbio, siamo esattamente al margine dove una nuova frana potrebbe cadere al prossimo disgelo. Inutile ricordarti che queste montagne così belle sono friabili come biscottini, sempre pronte a franare. Inoltre lo spuntone di roccia su cui hai costruito non hai idea di quanto sia ancorato al resto della montagna .
    Se non viene giù dall'alto potrebbe cadere da sotto i tuoi piedi.-
    :- Cavolo come parli.Sembri l'ingegnere Marti . Mi aveva detto le stesse cose che mi hai detto tu. Mi hai demolito la casa e il futuro -
    :- Mi spiace veramente. La casa è bellissima e adesso voglio vedere l'interno. C'è tua moglie ?
    :-Stai scherzando? e chi la sopporta una moglie,sempre libero degg'io ecc. ecc . Mi vuoi sposare tu ?-
    :- Nemmeno morta. Mi sono appena liberata di un e non ne voglio un'altro , almeno per ora, domani si vedrà.
    Entrarono . Era in assoluto la più bella casa che Elena avesse mai visto. Tutta rifinita in marmo pregiato e arredata lussuosamente ed elegantissima.
    Pranzarono su una terrazza circondata da noccioli al riparo dal vento .Gli alberelli, oramai tutti ingialliti creavano un riparo dorato e la vista era spettacolare, si poteva vedere tutte la città fino quasi a Villadossola . In un altro momento Elena si sarebbe lasciata prendere dall'emotività, in fondo Federico in illo tempore le piaceva . Quei tempi oramai erano passati, e lei non subiva più il fascino di un 
    uomo per di più un malavitoso delinquente come lui.

     
  • 31 luglio 2016 alle ore 21:50
    Elena e Dick Nono Capitolo

    Come comincia: Elena era alquanto delusa dello stato del piccolo villaggio, nato come propaggine della città, costruito con molta fatica nel tempo libero, dagli operai frontalieri,
    arrivati dal meridione, in prevalenza dalla Calabria, con un carico di figli e di tradizioni difficilmente comprensibile per i valligiani, che, tuttavia li accoglievano generosamente, se non trovavano lavoro in città andavano in Svizzera Erano gente onesta e dignitosa che si spaccava in quattro per mantenere la famiglia. Appena possibile compravano un pezzo di terreno agricolo, a poco prezzo e non c'era tanta burocrazia quindi potevano cominciare subito a costruire la casa che veniva su velocemente perchè tutti davano una mano. Quando compariva sulla sommità di un tetto appena terminato, un grande mazzo di alloro decorato con nastri colorati era il segnale che alla sera tutti gli operai avrebbero partecipato alla grande festa con grigliate di maiale e agnello, grandi bevute . C'era sempre uno che suonava l'organetto o la zampogna e cantavano le canzoni del paese piene di nostalgia.Tutto questo apparteneva oramai ad un passato lontano. Tutto il quartiere era nato intorno alla chiesa dei frati cappuccini per merito di un grande e generoso fraticello Padre Michelangelo, che molti ancora ricordano e amano.
    Federico la guardava con interesse, :- Sembri delusa, che ti aspettavi ?- chiese
    :- Nulla. Sapevo che erano cambiate molte cose, o forse il tempo ha distorto i miei ricordi. Così è la vita. Tutto cambia, ma dimmi di te che fai per vivere ? Vai a pescare le trote nel Toce?-
    :- AhAhAhah ! morirei di fame. Sono commerciante e faccio sempre buoni affari.-
    <<<< eccolo,- pensò la donna- ci siamo, se si vanta dei suoi traffici sono a posto. >>>>>
    :- Devo tornare verso l'hotel, aspetto una telefonata tra un po e voglio esserci quando chiamano-
    :- Chi ti chiama , tuo marito, il tuo amante o chi altro?- il tono di lui era secco, perentorio
    :-Non ti hanno insegnato a farti gli affari tuoi?. comunque è solo il mio ufficio . Sono lontana da tre giorni e sentono già la mancanza. Ricordati che sei un ficcanaso-
    :- Voglio sapere tutto di te devo recuperare il tempo perduto-
    :- Hai avuto tutto il tempo vent'anni fa, ma sei sparito e non ti ho più visto.-
    :- Se ben ricordi al tempo c'era la signora Olmi a comandare e non si poteva contrariarla, quando il diavolo se l'è presa era troppo tardi e ognuno aveva fatto la sua strada.- evidentemente aveva un tenero ricordo della madre. Anche Elena la ricordava bene , era una megera più larga che lunga con una lingua capace di trinciare l'acciaio.
    :- Che ti sei messo in testa ?. Non ci vediamo da vent'anni e ti comporti come se ci fossimo lasciati ieri mattina . Lasciami andare, voglio tornare in albergo fare una doccia e riposare un po prima di cena.-
    Federico non fece altri commenti, l'accompagnò per un tratto di strada fino alla via Sempione :- Ti lascio qui tanto il tuo albergo è in fondo alla via mi sono ricordato di un impegno. Domattina passo a prenderti verso le dieci e andiamo a mangiare qualcosa di buono dove vorrai tu -
    :- Va bene, a domani allora.-
    Si incamminò spedita sulla nota via che ben conosceva, passò davanti al bar Aurora e ad altri negozi che non riconosceva più. Finse di non accorgersi del tipo che la seguiva, ma si fermò davanti ad una vetrina per tenere sotto controllo la situazione. Era un tipo basso, dall'aspetto truce da bullo . Teneva le mani in tasca e una sigaretta spenta in bocca. Poco lontano Pablo, con una vistosa macchina fotografica a tracolla : <<<<< accidenti, - pensò- non ho praticamente mai usato la macchia fotografica>>>>> si fermò davanti ad un portone in ferro battuto e scattò alcuni flash .
    In albergo, fece una doccia e le sembrò di lavarsi via una patina di sudiciume . L'incontro con Federico le aveva lasciato un'impressione di sporco come se lui fosse un sacco di carbone unto e avesse rilasciato lo sporco su di lei.
    Si sdraiò sul letto dopo aver tolto il prezioso copriletto di seta verde e oro, e dopo due minuti dormiva. Fu un sonno di breve durata funestato dal suo incubo ricorrente : sognava sempre allo stesso modo lo stesso incubo. Si trovava in una casa di pietra, quasi distrutta da un'alluvione di anni e anni prima, dentro un lungo corridoio che lei doveva percorrere tutto fino in fondo e lì doveva entrare in una stanza coperta interamente di foglie secche di castagno . Si sdraiava per dormire, ma accanto a lei le foglie si muovevano scrocchiando e una figura si alzava a sedere allungava le mani verso di lei. Si alzava, terrorizzata,e fuggiva cercando l'uscita che era sparita. Continuava a correre urlando mentre dietro di lei uno zombie, spaventoso, o uno spaventapasseri coperto di foglie secche tentava di raggiungerla e lei sapeva che l'avrebbe mangiata . Si svegliò bruscamente, saltando sul letto. Come sempre si era spaventata per nulla ma il sogno era premonitore, non presagiva nulla di buono. . Si sentiva stranamente intorpidita, stanca senza aver fatto niente di particolare, si sdraiò e si rimise a dormire, stavolta l'incubo la raggiunse dopo un sonno di piombo durato mezz'ora. Riguardava Dick e lei e un grosso pitone birmano che si avvolgeva su di loro stingendoli in un abbraccio mortale. <<Ci mancava il pitone,- pensò. Non aveva paura dei serpenti, anzi li considerava dei portafortuna- ci manca solo che tra me e il fustaccione nero nasca qualcosa . Non ci devo pensare nemmeno per scherzo. Ha dieci anni meno di me, sarebbe uno scandalo. Ho paura che mi sto innamorando. No, non sia mai. Devo tenerlo lontano. In questo momento devo concentrarmi su Federico e farlo arrestare e poi addio Dick. Chiederò a Gina di non invitare più Hawa, no ma che dico, che figura ci farei. Hawa è una cara ragazza, devo stare attenta a non far trasparire i miei sentimenti . >> Si vestì con la solita cura e scese in sala da pranzo dove trovò Pablo ad attenderla. Il giovane indossava una giacca bianca da sera e venne a sedersi al suo tavolo. I camerieri la trattavano con insolita deferenza merito della scenata mattutina di Chris.Una volta sceso dal Sacro Monte, si era precipitato in albergo raccontando a chi aveva voglia di ascoltarlo che la signora era intrattabile e lo aveva cacciato come un bambino :- Mi ha intimato di starle alla larga, che lei di figli ne ha già tre. Capisci- disse al cameriere- mi ha scambiato per un ragazzino,. Ah ma gliela farò vedere io a quella, come si permette di trattarmi così.- andò avanti un bel po' con le rimostranze da bambino viziato e quando fu sicuro che avessero capito, si chiuse nella sua stanza, cambiò la camicia e indossò un camiciotto blù di jeans e scese dalla scala di servizio senza essere visto da nessuno.

     
  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Ottavo Capitolo

    Come comincia: Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.

    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.
    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-

     
  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Settimo Capitolo

    Come comincia: Dick, teneva gli occhi fissi sul ragazzo che correva a perdifiato verso la strada :- Sembra una cavalletta. Vedrai che quando torni in albergo le tue quotazioni saranno alle stelle.
    :- Speriamo, mi guardavano già male. Devi assolutamente darmi delle spiegazioni. Mi trovo qui, invischiata in una storia che non capisco e che non ho idea di cosa sia. Il ministro e il maresciallo hanno parlato di traffico d'armi. Ma io che ne posso ?. Ho lasciato a casa le mie figlie da sole, ed è la prima volta, per un'avventura che non capisco.-
    Lui le prese timidamente una mano :- Devi solo fare la parte della turista sfaccendata e libera disposta ad accettare l'approccio di una persona importante. Stiamo facendo leva sul punto debole del capo banda- Come sai, è un uomo ricchissimo, e si crede irresistibile per cui non può esserci donna che lo rifiuta. Ed è quello che dovrai fare tu. Conquistarlo, fargli perdere la testa e dirgli di no.
    :- Ti rendi conto che è una farsa, delle peggiori. Mi sembra il teatrino di Arlecchino e Pulcinella.-
    :- Fidati, ti hanno già messo gli occhi addosso. Entro domani ci sarà chi ti avvicinerà per fartelo conoscere.- Cavò di tasca una foto a colori sette per dieci che mostrava un uomo magro in jeans, cinturone di cuoio con fibbia texana e camicia bianca aperta sul petto, :- Ecco la tua ''vittima''-
    Elena prese la foto in mano :- Oh cavolo! - esclamò- ma questo lo conosco . Eccome se lo conosco . Ne ha fatta di strada, da bulletto scolastico a capobranco di delinquenti !.-
    :- Non sapevo... non era previsto che tu lo avessi già conosciuto. Raccontami tutto.-
    :- Sediamoci qui, fa ancora abbastanza caldo e la salita è faticosa. Devi sapere che la mia scuola elementare era piccolissima e a volte in una sola aula ci stavano tre classi in tutto diciassette bambini . Le insegnanti erano solo due e si dividevano i compiti. Uno di loro, piccoletto spigoloso, di famiglia benestante, era il bullo della scuola e tutti ne avevano paura.Faceva dispetti, tirava pugni e calci sia ai maschi che alle femmine. Tirava i capelli e legava fra loro le treccine delle bambine. Con me non si comportava molto male, solo alcune volte mi faceva degli scherzi che in confronto agli altri potevano essere carezze. Con altre bambine era velenoso e davvero cattivo. Un giorno combinò una marachella un po più grave del solito, e io lo vidi. La maestra andò su tutte le furie, direi in escandescenze. Fu istituito un vero e proprio interrogatorio per trovare il colpevole e le due insegnanti nelle vesti di miss Marple e Poirot, cominciarono ad interrogarci uno alla volta . Le trovavo stupide perché avevano il colpevole e la risposta davanti agli occhi, tuttavia insistevano perché fossimo noi compagni a fare la spia. Non potevo farci nulla, mi scappava da ridere. La bocca era chiusa ma gli occhi non potevo chiuderli. Lui forse capì quel che pensavo e per un momento lo vidi spaventato. Quando fu il mio turno entrai nella stanza dell'interrogatorio e alla domanda dell'insegnante risposi che non ne sapevo nulla . Se in due non vedevano oltre il loro naso non era certo colpa mia , e non era nemmeno una bugia, perlomeno non del tutto. Da quel giorno non mi rivolse più la parola . Nessuno mi prese più in giro e nemmeno mi fecero dispetti. Non feci caso a tutto ciò e non ci pensai più. Lui finì la scuola un anno prima di me e non lo vidi più anche se sentii più volte narrare le sue imprese . Adesso me lo ritrovo fra i piedi . Grazie Dick per aver pensato a me.-
    Il sole era alto nel cielo e i castagni splendevano d'oro, tutte la montagne intorno parevano coperte da un manto d'oro puro,, il meraviglioso colore dell'autunno 
    :- Torniamo giù- disse la donna- Mi è venuta fame e mi pare che il ristorante in cima al monte sia chiuso-
    :- Si è meglio tornare a valle, ma non insieme. Ci avranno già visti ma non voglio rovinarti la reputazione-
    :- Che cavolo vai farneticando,perché dovresti rovinarmi la reputazione ?-
    :- Se non ci hai fatto caso sono un tantino più scuro di te. Cosa pensi che penserebbe la signora che è affacciata al balcone sulla strada ? accettare l'uguaglianza fra bianchi e neri è difficile e in Italia non siete ancora così evoluti . Wess che canta con Dori Ghezzi , fa ancora scandalo.- 
    :- Non ci ho pensato minimamente. Non guardo mai il colore della pelle degli amici dei miei figli, e tutti girano per casa senza problemi . Già, anche questo è stato uno dei motivi per cui mio marito mi ha lasciata. Lui non va bene per me, per noi.
    :- Sei una persona speciale . Adesso scendi, trova un ristorantino e vai a festeggiare una giornata di sole. Ci vediamo domani da qualche parte, meglio se verso la Cappuccina.-
    :- Va bene allora a domani - lui era ancora seduto e lei lo baciò sulla guancia . Può un nero arrossire ?. Ebbene Dick arrossì, ma lei non lo vide perché essendo più rossa di lui , in volto , si affrettò a scendere verso la strada e intanto pensava >> Abbiamo cantanti bravissimi, Rocki Roberts, campioni di pugilato Cassius Clay o Mohamed Ali, ballerine Lola Falana, e decine,centinaia d'altri personaggi neri e bravissimi, però Mamy di Via col Vento, non ha potuto ritirare l'Oscar perché il suo colore offendeva quei cialtroni mafiosi che glielo avevano dato. America, accidenti a te quanto fai schifo !.>>>
    Arrivata sulla strada trovò la chiesetta della Madonna della Neve . Piccola e preziosa in stile barocco montanaro coperta di beole ( lastre di pietra che coprono tutte le vecchie case Ossolane) e all'interno decorata con preziosi affreschi e oggetti d'oro. Nei secoli passati più volte il fiume Bogna l'aveva invasa con le sue acque turbinose, fino a quando si era pensato di costruire un argine in muratura per difendere la città dalle piene pericolose. Il muraglione era una strada impropria di cui si servivano i paesani per abbreviare i percorsi.
    Elena si fermò davanti alla piccola chiesa, e rivolse un pensiero ai suoi cari .
    Decise che avrebbe pranzato in un locale della Piazza Mercato, famosa bellissima piazza medievale.

     
  • 30 luglio 2016 alle ore 22:23
    Elena e Dick Sesto Capitolo

    Come comincia: Il segretario, portaborse, si affacciò alla porta :- Signore, dobbiamo andare.
    :- Eccomi, - si rivolse ad Elena- Le verrà comunicato entro stasera tutto quanto deve sapere . Le verrà data un avaligia di vestiti, un guardaroba completo. Di personale non dovrà portare nulla, nemmeno un nastro per capelli. Marchetti le darà ulteriori spiegazioni- Le baciò galantemente la mano e uscì preceduto dal tirapiedi. 
    <<< Maledetto stronzo>>> pensò Elena.
    Il maresciallo sorrise sotto ai baffi :- Non pensare certe cose, lo sai che è peccato.-
    :- A proposito, a che punto siete con il povero Emiliano ? - lo interruppe, più interessata alla morte dell'amico che ai fatti nuovi.
    Purtroppo stanno venendo fuori cose inaspettate. Pare che avesse una doppia vita e a tempo perso trafficasse d'armi con gli svizzeri.
    :- Credo di aver capito, è per questo che devo andare in vacanza al confine elvetico . Quello che non capisco perchè proprio io. Non riesco a capacitarmi.
    :- Hanno scelto te perchè sei una donna intelligente, sei originaria dellOssola e conosci tutta la valle. Sanno tutto di te, perfino quante volte sei andata da casa alla città. Dovrai prendere il treno alla stazione più vicina a casa tua. Ti accompagnerò io con la macchina di Barbaro. Nella valigia troverai tutto quel che necessita per una settimana trucchi compresi. Scenderai al grand hotel e farai la vita della turista. Visiterai il Duomo e farai qualche fotografia, andrai a vedere le cappelle del Sacro Monte Calvario, scatterai anche li alcune foto, e così via. Di monumento in chiesa ti avvicinerai al quartiere Cappuccina e per caso entrerai nel bar più frequentato della zona, Si chiama bar del Corso. Lì è possibile che incontri uno dei capi del gruppo . E' sensibile al fascino femminile e non ti sarà difficile farlo parlare. Di tutto cio di cui verrai a conoscenza informerai chi incontrerai per caso al bar della stazione dove ogni sera andrai a prendere l'aperitivo. Consumerai la cena in albergo per essere al sicuro. 
    :- Incidentalmente , solo per puro caso, ho un lavoro e anche due figlie. Che faccio con loro. Le metto in frigo fino al mio ritorno, e le scongelo al mio ritorno?
    :- Nulla di tutto ciò. Le tue ragazze sono grandi e ci sarà una signora che si occuperà del loro benessere finchè tu sarai lontana. In questa busta c'è del denaro, che dovrai spendere generosamente ma non troppo. Insomma dovrai dare l'impressione di essere abbastanza ricca ma non spendacciona. Capisci cosa voglio dire ?-
    :- Mi sembra assurdo, vado in un posto dove ancora metà della popolazione mi conosce e l'altra metà veniva a scuola con me-
    :- Meglio. Se qualcuno ti riconosce lo saluti cordialmente felice di rivedere un veccio amico e ti farai accompagnare in giro così darai meno nell'occhio . Tutto chiaro ?
    :- Si tutto chiaro, al diavolo anche il ministro . E se mi capita, diciamo, un incidente ?
    :- Non ti succederà niente e lunedì sarai a casa sana e salva . Nel frattempo, noi, cioè le forze dell'ordine , avremo arrestato i delinquenti-
    In che avventura era stata catapultata ? se lo chiedeva tornando a casa. La morte di Emiliano aveva avuto l'effetto di un orso in un alveare, le api erano uscite e stavano ronzando tutto intorno.
    Preparò la cena. Gina e Tania erano già a casa e stavano ascoltando i Pink Floyd a tutto volume, le chiamò con l'unico sistema che funzionava con loro : Spense il giradischi. Tutte due protestarono vivamente ma lei non ascoltò ragioni :- Ragazze, datemi retta due minuti mentre ceniamo. Devo assentarmi per una settimana. Mi hanno offerto un lavoro e devo andare a vedere di persona di che si tratta. Partirò domani pomeriggio, e tornerò lunedì prossimo al massimo martedì. Verrà una signora ad occuparsi di voi così sarete tranquille. Adesso mangiate altrimenti l'insalata caprese si fredda- nessuna delle due rise alla battuta :- Devi proprio andare ? chiese Gina. :- Ed è tanto lontano dove vai ? . Domandò Tania.
    :- Andrò in Toscana a Grosseto - Le dispiaceva mentire così spudoratamente , ma non poteva dire la verità. 
    La valigia arrivò ed era molto pesante, fortunatamente aveva le ruote. La trascinò in camera sua e l'aprì per verificare il contenuto.
    Vestiti eleganti, biancheria intima, calze e scarpe. Un piccolo fornitissimo beauty case e alcune paia di scarpe . Tutto esattamente della sua misura.
    Il mattino successivo si presentò una signora di mezza età, dall'aspetto gioviale e sorridente ma capace di dare ordini come un sergente. Elena si sentì tranquillizzata dalla sua presenza :- Le mie figlie saranno al sicuro con lei .-
    :- Lo credo bene mi occupo sempre di giovani nel mio lavoro .
    Elena aveva indossato un elegante completo con gonna svasata a disegni pied-poule, camicetta di seta avorio e giacca in tinta unita sui toni del marrone che ben si adattava ai colori della gonna. Avevano pensato a tutto, perfino una boccetta di profumo francese talmente costoso che Elena non avrebbe mai osato spendere tanti soldi .Prese il treno all'ora stabilita nella stazione indicata dalle istruzioni. Un facchino l'aiutò con la pesantissima valigia, e trovò posto nello scompartimento di prima classe del vecchio treno. Era tutto vecchio, il treno, la stazione e la linea ferroviaria. Fu un viaggio  da incubo come sempre. Per raggiungere Domodossola, da Santhià ci volevano almeno tre ore o più a seconda dei giorni. Quel giorno la sua buona stella la seguì e a Borgomanero restarono fermi solo mezz'ora, contro l'ora e mezza solita. A Gravellona Toce, fece una sosta di pochi minuti, ma fino a destinazione era ancora lunga ed entrò in stazione che cominciava ad imbrunire. Domo si trova in una vallata alluvionale dove quattro fiumi si incrociano e si uniscono a formare il Toce. Le Alpi Pennine si stagliano minacciose tutto intorno coperte di castagni, sono montagne friabili come biscottini e la loro friabilità è dovuta alle numerose morene lasciate dal ghiacciaio che fino a meno di cinquemila anni fa le copriva . Il sole tramonta presto dietro le creste rocciose e le sere sono lunghe e malinconiche.
    Elena sentiva sempre quel senso di malinconico languore, fin da bambina . Le piaceva, la sera, sdraiarsi sul muretto che circondava la casa paterna e li guardare il volo degli uccelli era un momento magico  . A volte, una leggera foschia saliva verso l'alto e i monti diventavano blu, specialmente in autunno e d'inverno, uno spettacolo che pochi, come lei, erano in grado di apprezzare.
    Scese dal treno e si guardò intorno come se fosse la prima volta che vedeva la stazione dove aveva passato i suoi primi anni, quando usciva da  scuola e andava con le amiche a vedere i treni internazionali che arrivavano dalla Svizzera, soprattutto le signore elegantissime che scendevano per fare due passi e sgranchirsi un po' le gambe , e perché no' respirare a lungo dopo aver percorso la galleria del Sempione quasi sempre al buio.
    Chiamò un facchino che l'aiutasse col bagaglio :- Devo andare al Grand hotel, è molto lontano ?- chiese -- :- No - rospose l'uomo con forte acceto ossolano- ma con questo bagaglio le conviene un tassì-
    :- Grazie si prenderò un taxi- 
    In hotel era attesa e fu ricevuta col dovuto cerimoniale, Non c'è nessuno più ruffiano del personale degli Hotel, specialmente quelli di lusso. 
    Diede la mancia al facchino e anche al cameriere  e cominciò a togliere i vestiti per metterli nell'armadio ma fu subito raggiunta da una cameriera che si occupò di sistemare tutto.
    Fece una rapida doccia per togliersi di dosso l'odore del treno e scese nella grande elegantissima sala da pranzo.
    il maitre l'accompagnò al tavolo e fu servita la cena. Filava tutto liscio,per ora. Al tavolo vicino al suo un distinto signore con scritto in fronte ' uomo d'affari' la guardava con insistenza e aveva ben di che guardare . Era splendida. L'abito da sera che aveva trovato fra i vestiti era un capolavoro di pizzi e trine modello Positano originale di colore cangiante dal verde acqua al blu pavone, sandali d'argento e pchette uguale. Le stava d'incanto. L'uomo le fece un cenno col capo, per salutarla ma lei in quel momento era la regina e la regina non risponde alla plebe. 
    In quel preciso istante entrò Chris, elegantissimo in smoking azzurro.
    Si avvicinò con la solita sfacciataggine :- Lei permette, vero signora,
    che ceni con lei- I l maitre esterrefatto stava per cacciarlo e lei gli fece cenno di no :- Prego si accomodi, ho giusto voglia di chiacchierare un po'-
    Il ragazzo rise a bassa voce e intavolò un discorso  senza senso pieno di battute divertenti. Aspettò che il maitre e il cameriere fossero di nuovo vicini per presentarsi :- Sono imperdonabile non mi sono presentato- si alzo con un inchino stile James Bond- Mi chiamo Christian Bergman sono svedese in vacanza.-
    :- Elena- rispose lei senza enfasi- parla molto bene l'italiano- si complimentò
    :- Grazie ho una certa predisposizione per le lingue -
    La cena procedeva nel migliore dei modi e fingendo di non conoscersi si accordarono per andare,  l'indomani, a visitare il Sacro Monte Calvario.
    Elena si senti sollevata daslla presenza del giovane e finse di non vedere l'occhiataccia di disapprovazione del cameriere. Ma come una signora, per quanto bellissima, non poteva stare  con uno che avrebbe potuto essere suo figlio. Le venne da ridere ma si trattenne e  mantenne il suo contegno più che dignitoso. Al momento di lasciarla, Chris sussurrò :- Domattina incontrerai il capo. Ci aspetta alla terza cappella.
    Si scabiarono un cordiale buonanotte e ognuno si chiuse nella propria camera. Un cameriere sospettoso la stava tenendo d'occhio nel timore che finissero nella stessa camera con grande scandalo per tutto l'albergo.
    L'indomani mattina la temperatura si era notevolmente abbassata e tirava vento . Non tanto, ma abbastanza per dare fastidio. Non esiste un giorno che la vallata non sia spazzata dal vento . Le vallate laterali si comportano come porte aperte e la città è sempre in mezzo alla corrente d'aria.
    Elena indossò un paio di jeans blu  e una maglietta bianca e sopra un giubbotto bello caldo e  scese nella hall dove Chris l'attendeva .
    Andarono in una pasticceria, che Elena ricordava benissimo, e trovarono cornetti caldi e bomboloni alla crema e cappucino. Quando uscirono ebbero la gradita sorpresa di sentire che il vento si era calmato. :- Meno male- disse la donna- così potremo fare tante fotografia in santa pace.-
    :- Adoro fare foto- ammise il ragazzo- ma ho paura che dovrò starti lontano . L'importante che tu sappia che noi siamo sempre nei paraggi. Tra poco torno in albergo, lascio la stanza facendo sapere a tutti che con te è andata buca. Come sai è difficile che lascino entrare Dick, c'è ancora tanto di quel pregiudizio in giro.-
    :- E' vero- ammise lei- ci vorranno anni  prima che ci sia la parità di diritti fra bianchi e neri anche se siamo abbastanza aperti.-
    Camminarono per qualche minuto fino alla prima cappella, in puro stile barocco, fatiscente,con le statue lignee piene di polvere e ragnatele :- E' un peccato che non le tengano un po' in ordine - disse Elena mentre scattava qualche foto.
    Ogni cappella è diversa dalle altre, sono tutte in muratura e hanno il tetto coperto da beule le pietre locali.  Le statue sono di legno e i volti del Cristo e della Madonna esprimono grande drammaticità , le facce dei soldati hanno espressioni cattive, arcigne e piene d'odio. Suscitano un grande impatto emotivo.
    Salirono fino alla terza e trovarono Dick, seduto sul muretto a lato della chiesetta :- Bene arrivati, vi aspettavo con ansia, Elena ?-
    :- Tutto bene , ieri sera a cena, al tavolo vicino al mio c'era uno che sembrava interessato-
    :- L'ho visto , e se tu avessi visto lei non avresti avuto dubbi sulle intenzioni del tipo- risero tutti e tre anche se un'ombra era passata sul volto del capitano. Sentiva una punta di gelosia, di cui non era del tutto consapevole. Aveva trentadue anni, poca esperienza di donne, non sapeva esattamente cosa gli stava capitando . Lei gli sembrava la donna più bella che avesse mai visto,  ma aveva ancora nella mente il film ' Indovina chi viene a cena' con Sidney Poitiers. << meglio se le sto alla larga >> pensò. Lo riscosse la voce di Chris :- Io vado . Torno in albergo, pago il conto e faccio il figlio di papà annoiato.-
    :- Mi raccomando non cacciarti nei guai- lo ammonì il suo capo. Il ragazzo rise :- Stai attento tu piuttosto, ti lascio con una bellissima signora, trattamela bene.- La baciò sulla guancia :- Sparisci, ragazzaccio - disse lei
    Ripresero a camminare Elena e Dick verso la sommità del monte, e Chris, quasi correndo in discesa verso l'albergo​

     
  • 27 luglio 2016 alle ore 5:46
    Elena E Dick Quinto Capitolo

    Come comincia: Le scuole avevano riaperto i battenti puntualissime e tutti erano tornati sui banchi, Alan si era trasferito da suo padre, col pretesto di essere più vicino al suo liceo artistico . Cominciava il quarto anno, il più difficile prima di affrontare la maturità. Preparò la valigia, raccolse tutto quel che gli poteva servire e lasciò la sua camera ordinatissima. Un ordine maniacale, non un oggetto fuori posto : letto rifatto, cassetti chiusi e armadio senza un capo fuori posto. Salutò appena le sorelle e la madre, Eugenio lo aiutò a portare giù la valigia e sparirono >> speriamo per sempre<<< pensò Elena, ma era triste. Non disse nulla alle ragazze e si occupò delle solite faccende domestiche . A giorni avrebbe cominciato a lavorare in comune ed era un po' in apprensione. Ne parlò con Serena, la sua migliore amica, mentre mangiavano i deliziosi biscottini alle mandorle profumati di vaniglia e mandorla:- Come fai a farli così buoni ? lo so come fai sei una pasticcera nata.  Sono un po' preoccupata per il lavoro.-
    ​:- Di che ti preoccupi, conosci tutti e tutti ti vogliono bene, il lavoro sarà impegnativo ma ti troverai bene.
    ​:- Speriamo.-
    ​Non parlò a Serena di Emiliano. Il corpo del giovane era ancora al laboratorio di medicina legale e non sapeva quando avrebbero fatto l'autopsia.
    ​Un giorno venne convocata, per il pomeriggio, alla stazione dei carabinieri. Marchetti
    ​le mandò una convocazione ufficiale per mezzo dell'appuntato Barbaro, su un foglio scritto a macchina e firmato maresciallo Marchetti . Chiese al carabiniere come mai una convocazione ufficiale, ma lui non seppe darle risposta. <<<Cavolo,- pensò, Marchetti deve essere impazzito >>> ad ogni buon conto chiese un permesso per il pomeriggio, e le fu accordato senza difficoltà. Visto che doveva essere un incontro
    ​così solenne si vestì  più elegantemente che potè. Indossò un elegantissimo tailleur pantalone blu pavone di seta e una camicetta di seta ricamata davanti, bianca, sandali tacco dodici di vernice nera e pochette del colore della camicetta. Poco trucco, i capelli, biondo miele, liberi sulle spalle morbidi e ondulati, profumo francese l'ultimo in commercio . Si guardò allo specchio e decise che era in grado di affrontare il mondo.
    ​Prese l'auto, che usava raramente, e arrivò puntuale all'appuntamento..
    ​Suonò il campanello  e il carabiniere che la fece entrare finse di non conoscerla:- Prego, signora, si accomodi il maresciallo la riceve subito .-
    <<Che diavolo sarà mai successo per trattarmi così >> Marchetti la saluto cerimoniosamente :- Buongiorno signora, venga c'è una persona che la vuole conoscere-
    ​:- Conoscere me, e perché tutto questo mistero?- cominciava ad essere infastidita
    ​Nell'ufficio odore di vecchio, vecchio cuoio delle poltrone, vecchio legno, incerato e impregnato dell'odore del fumo. Per quanto il maresciallo facesse del suo meglio perché fosse tutto pulito e ordinato, la stazione era talmente vecchia e logora che  necessitava di un restauro al più presto.
    Su una delle poltrone stava seduto impettito un personaggio che Elena a prima vista non riconobbe. Sapeva di averlo già visto ma non le veniva dove.
    ​L'uomo si alzò educatamente per stringerle la mano :- Sono contento di conoscerla, signora Carli. Ho sentito parlare molto bene di lei -
    ​:- Un momento,- protestò lei- non ci capisco nulla . Intanto chi sarebbe che le ha parlato di me ?-
    ​Intervenne Marchetti :- Il Signor ministro ha bisogno del tuo aiuto, lo hai riconosciuto vero ?--
    :-  Credo di si, credo di conoscerlo, perlomeno l'ho visto in televisione. Non capisco però cosa vuole da me-
    ​:- Ha perfettamente ragione, signora, avremmo dovuto essere un po meno misteriosi. il capitano Northam mi ha parlato di lei in termini lusinghieri e non ha esagerato. Così ho pensato che volevo conoscerla di persona perché ho bisogno del suo aiuto.-
    ​:- Oh questa poi- si stupì Elena- ci sono migliaia di donne in Italia, perché io ?-
    ​:- Perché lei è nata in val d'Ossola e, dalle mie informazioni, pare che conosca bene la zona. -- si rivolse  al milite --- può chiudere la porta per favore.-
    ​Quando fu certo che nessuno sentisse si rivolse a tutti e due :- Come ben saprete, in questo momento, svolgo funzione di ministro degli interni, e come tale devo occuparmi anche dell'amminstrazione e della sicurezza del paese. 
    :- Non capisco cosa c'entro io .- disse Elena
    ​:- Se mi lascia finire..... Ho un problema alla frontiera con la Svizzera. Si tratta di contrabbando. Non il solito contrabbando di sigarette, caffè, zucchero e cioccolato. No. Pare che stavolta si siano allargati ai diamanti e peggio ancora alle armi. 
    Ora, a me serve una persona insospettabile che vada in giro come turista e riferisca a chi verrà con lei tutto ciò che vede.-
    :- Non potrei fare la turista in incognito, lì mi conoscono ancora tutti.-
    ​:- Ragione di più, così le sarà più facile intrufolarsi dove  quella gente passa le giornate.-
    :- Un rifiuto non è contemplato  vero ?
    ​:- Credo proprio di no, lei è la persona giusta che ci vuole per questo lavoro. Marchetti le darà tutte le informazioni che le servono e del denaro per le spese che dovrà sostenere.-
    :- Mi state facendo un bel favore. Mi troverò in mezzo ai delinquenti, da sola e chissà cosa mi capiterà.-
    ​:- Non abbia paura, a quanto so lei è una donna coraggiosa e ci sarà sempre qualcuno vicino a lei in ogni momento.-
    :- Non sono convinta, e come farò a fidarmi delle persone vicine ?-
    :- Le basta Northam ?.-
    ​:- Ma lo conosco troppo poco e l'ho visto solo una volta ad una festa di compleanno.-
    ​:- Garantisco io per lui. In questa operazione sarà , diciamo, il suo capo.-
    ​Si alzo dalla poltrona ed Elena ebbe come una sensazione di viscido, come un'anguilla che si srotola. >> maledetto,- pensò- mi ha incastrata perbene.

     
  • 26 luglio 2016 alle ore 15:20
    Elena e Dick Quarto Capitolo

    Come comincia: :-Elena- la donna si voltò .Dick con quattro dei suoi lunghi passi la raggiunse - Mandami Chris, per favore. Lo conoscevi bene, il morto intendo,- nella sua voce un vago tono sospettoso
    ​:- Praticamente da quando andava alla scuola materna, dove ho insegnato per due anni, in seguito siamo diventati amici di famiglia. Suo padre è una delle poche persone che mio marito tratta come essere umano.
    :- Ho paura che Marchetti ti chiederà di accompagnarlo a dare il triste annuncio.
    ​:- Se non me lo chiede vado lo stesso, quella povera donna do sua mamma morirà di dolore. A che punto siete con l'indagine.:- Per ora non abbiamo neppure idea da dove cominciare. Marchetti conosce tutti e io non conosco nessuno quindi per me è come avere davanti una lavagna nera.
    :- Vedrai che qualcosa scoprirai anche tu.. Quando si uccide una persona è come se un filo si spezzasse, sai come con le ragnatele, spezzi un filo e la ragnatela si accartoccia su se stessa. Una vita umana ha intorno a se milioni di fili, ognuno collegato a qualcun altro, la morte violenta spezza il collegamento e lascia dietro di se una traccia.
    :- Come ragionamento non fa una grinza, ma il morto lo abbiamo noi sotto al naso.
    ​Lei scrollò le spalle :- Prima o poi lo troverai - e si avviò verso casa . La porta del seminterrato era spalancata nonostante la musica fosse un lento da guanciaguanciasullamattonella.
    ​Fece un cenno a Chris :- Dick ha bisogno di te- e gli indicò il sentiero da seguire, lo stesso che lei aveva appena percorso.
    ​Chiamò ad alta voce le figlie Gina, Tania  - le ragazze si avvicinarono :- Prevedo guai- disse Gina, sempre pessimista.
    Elena richiamò l'attenzione degli altri :- Ragazzi mi spiace tanto ma dobbiamo interrompere la nostra festa . Qui vicino è stato assassinato un nostro amico e non mi va di continuare a festeggiare. Chi di voi deve prendere il treno è meglio che passi attraverso i campi fino alla stazione. Tutti gli altri possono andare a casa. - L'assalirono con mille domande :- Ma chi è, sei sicura che lo hanno ucciso- e quando è stato - chi e è stato- hanno preso l'assassino ?-
    Le domande non finivano più. Elena rispose meglio che potè senza rivelare nulla e nemmeno il nome del morto. Trovò la scusa che i carabinieri avevano secretato l'indagine e lei non sapeva nulla
    ​:- Non posso dirvi altro . Ora, vi prego, siate gentili e andate tutti a casa .-  A toglierla dagli impicci fu Pedro :- Perché non andiamo a finire la festa sui prati ? per arrivare alla stazione c'è un bel tratto di strada e possiamo divertirci a saltare le balle di fieno .- Risposero in coro :- Siiiiiiiiiiiiiiiiii saltiamo il fieno.-
    Sottovoce le chiese :- Da che parte è l'incidente ?-
    :- Verso i Bartot-
    :-Ok noi andiamo dalla parte opposta-
    ​Elena, sconcertata, li vide marciare in fila per due cantando una bella sigla del loro cartone animato preferito, e dopo pochi minuti erano lontani. Pedro si era comportato con autorevolezza da leader, prendendo in mano la situazione e agendo nel migliore dei modi. Gina e Tania vollero saperne di più e disse loro di chi si trattava, si misero a piangere, Lo conoscevano, era un amico sempre allegro e compagnone
    ​col quale avevano diviso pizze e balli sull'aia durante le sagre paesane. Nonostante fosse molto più vecchio di loro, l'amicizia della famiglia li portava a stare insieme spesso e volentieri. Elena, da ragazza aveva insegnato due anni ai bambini piccolissimi, in seguito aveva lasciato la scuola per un lavoro meglio retribuito ed era rimasta amica della famiglia Gallina. Quando aveva conosciuto Eugenio l'amicizia era continuata perché, stranamente, il padre di Emiliano, con la sua cultura e la sua solidità di agricoltore incontrava il gradimento del pedante e noioso Eugenio, negli anni l'amicizia si era consolidata e i ragazzi stavano spesso insieme senza che nessuno trovasse nulla da ridire.
    ​Entrarono Marchetti e Dick. Il carabiniere aveva la faccia preoccupata :_ Elena, credo che solo tu possa aiutarmi con i parenti di Emiliano, ma prima vorrei farti qualche domanda .-
    ​:- Va bene dimmi- rispose- sapeva già cosa le avrebbe chiesto
    ​:- Tu che lo conoscevi bene, sai se per caso facesse uso di droghe ?, se aveva dei nemici o qualunque cosa ti venga in mente,-. Dick, la guardava sospettoso
    ​:- Sono sicura che non ha mai fatto uso di droghe, nemmeno uno spinello. Quanto ai nemici, forse un marito o due, gelosi perché le mogli ..... Sai com'è, lui era un bel ragazzo e non se ne  lasciava scappare una. Figurati che faceva la corte anche a me- Dick, fece una smorfia, Marchetti sorrise ironico :- Non te ne fai scappare nemmeno uno. - Elena rispose con amarezza :- Sicuro sono tutti miei. Ti ricordi tutte le volte che abbiamo avuto scambi di opinioni sulla mia faccia gonfia e sugli occhi tumefatti . :- Ricordo bene tutte le volte che non ho potuto aiutarti quando- si rivolse a Dick- suo marito la picchiava a sangue per gelosia-
    ​:- Che infame- ringhiò il nero- picchiare una donna !-
    :- Si un vero bastardo, ma poi ha smesso, ci racconti come è andata ?.
    ​Non era la prima volta che Marchetti le faceva dire come aveva fatto a liberarsi da quell'incubo e lei fu stranamente felice che anche Dick lo sapesse. Marchetti era convinto che più gente veniva a conoscenza del fatto; più possibilità ci sarebbero state per aiutare altre donne, ma in questo caso, si era accorta che guardava con sospetto il gigante nero, e anche con una punta di gelosia.  Aveva capito che Elena gli piaceva  :- E' stato un caso, un giorno mi ha dato una sberla senza motivo, solo perché l'acqua non era abbastanza fresca, non c'era il ghiaccio nella caraffa. Eravamo soli in casa, e non so come ho trovato l'ispirazione ma ho preso un coltello che era sul tavolo e gliel'ho puntato allo stomaco <<< se mi tocchi  ancora anche solo una mezza volta, giuro che ti apro la pancia e ti lavoro le budella  all'uncinetto<<<<. Non so se è stato il tono di voce o il coltello ( sa che sono brava con le armi da taglio ) fatto sta che da quel giorno non mi ha più toccata . Si può non amare una persona, e la si può odiare, L'odio  è come l'amore ti tiene legato alla persona odiata e pensi ad essa giorno e notte. Il disprezzo, invece è l'oblio. Ti disprezzo, per me non esisti più, non penso più a te . Mi faceva paura, maho capito che era solo un vigliacco e non ho più avuto paura di lui. L'ho disprezzato. Sono rimasta in famiglia perché non avevo un posto dove andare e avevo paura di perdere i miei figli.-
    Si fermò ansante :- Andiamo dai Gallina adesso.- disse con determinazione. Dick non aveva battuto ciglio, ma gli si leggeva in faccia una domanda che in seguito avrebbe fatto ad Elena.  In lontananza si sentì la sirena dell'ambulanza che portava all'obitorio il povero Emiliano.
    ​Nessuno aveva saputo dell'accaduto, e non c'erano stati curiosi a ficcare il naso e a intralciare le indagini.
    ​Trovarono tutta la famiglia intenta a preparare conserve di verdura e frutta per la quale andavano famosi. Le loro giardiniere, i sott'aceti, i sott'oli e le marmellate  godevano di meritata fama. Il garage, nel quale allestivano il laboratorio di conservazione, era pervaso dall'odore acre e pungente dell'aceto di produzione propria e le foglie di alloro, i grani di ginepro e di pepe esalavano i loro aromi dalle varie pentole sui fornelli.
    Sollevarono gli occhi, stupiti quando li videro entrare
    ​:- Non portate nulla di buono - esordì il vecchio Anselmo Gallina .- strinse la mano ad Elena :- Purtroppo no, amico mio, vorrei dirti una cosa ma solo in privato-
    ​:-Va bene. che succede?- chiese quando furono fuori sotto la pergola di uva nera quasi matura :- Non so nemmeno come dirtelo perché mi mancano le parole ma è .... Emiliano.... è...lo...non ho il coraggio di parlare- :- Suo figlio è stato ucciso- disse Marchetti quasi sottovoce . L'uomo impallidì e se non fosse stato seduto sarebbe crollato a terra..- Come ucciso- chiese con un filo di voce - e da chi. Emiliano è un bravo ragazzo, non aveva nemici . Oddio, devo dirlo a mia moglie e a mia figlia e come faccio, cosa le dico,.
    ​:- Se vuoi le parlo prima io ma è così triste e così difficile.- Gli pose un braccio sulle spalle curve e lui si abbandonò contro il suo petto singhiozzando. Elena non pianse. Non piangeva mai
    ​da tanto, troppo tempo i suoi occhi erano asciutti.
    ​Le due donne : Olga, la mamma e Cesira la sorella uscirono in quel momento. Avevano finito di inscatolare  le conserve.
    ​Marchetti  con molta cautela le mise al corrente dell'accaduto. Olga ebbe un mancamento, mentre Cesira, un po' più calma volle sapere esattamente cosa fosse accaduto.
    ​Il maresciallo ed Elena raccontarono loro di come era stato trovato il corpo e della macchia che era sparita:- Oggi aveva un appuntamento con Gregorio- disse Cesira
    ​:- Gregorio chi ? il trafficante di cereali che col pretesto vende qualsiasi cosa ?-
    ​:- Si lui, aveva comprato da noi un campo di avena e credo dovesse dei soldi a mio fratello-
    ​:- Bene verificheremo anche questo, tu Elena che fai resti qui con loro? io devo tornare a recuperare i miei .- :- Si vai pure, io resto qui tanto a casa si arrangiano da soli-
    ​Marchetti mise in moto l'auto di ordinanza e filò via a tutta velocità. Entrò una vicina amica di Olga e venne messa subito al corrente della sciagura che li aveva colpiti . Anselmo continuava a ripetere :- Non è possibile, Emiliano è un bravo ragazzo, non ha mai fatto del male a nessuno. Elena tu hai idea di chi sia stato.?- Le due donne e la vicina piangevano smarrite . Il dolore era talmente grande e non si davano pace.
    Elena, non sapendo che fare, andò in cucina e preparò una grossa caffettiera di caffè nero a dolce. Lo servi a tutti sotto la vite . Intanto il sole stava  tramontando e il cortile, al riparo del fienile, era già in penombra. La vicina aveva telefonato ad alcuni parenti che arrivarono subito. Tutti piangevano e parlavano sottovoce con grande partecipazione al dolore della famiglia. La signora Noemi, la perpetua, tirò fuori un rosario e cominciò a pregare. Arrivò anche il Parroco don Giovanni, amico di famiglia,e  tutti i presenti li seguirono nella preghiera. Pregare, forse per alcuni è inutile,ma non è vero. La preghiera in certi casi serve a distogliere la mente dal dolore, a placare la disperazione e il senso di vuoto che lascia la morte di una persona amatissima.
    ​Più tardi, a notte fonda, Elena tornò a casa. Era a piedi, ma camminare le piaceva, serviva a scaricarle i nervi. Stasera in particolare aveva un bisogno estremo di calmarsi. Fatti pochi passi si accorse di non essere sola, un'ombra nera la seguiva accompagnata da un grosso cane lupo che le si avvicinò per leccarle le mani  :- Brut, mascalzone, cosa fai lontano da casa ?-
    ​:- Era preoccupato- disse una voce nell'ombra-Non hai paura a girare da sola di sera ?-
    :- Dick, come si vede che non mi conosci. Mai avuto paura di nessuno. Perché mi sei venuto incontro, pensavo fossi tornato in città-
    ​:- Non potevo lasciare una signora in difficoltà. Vorrei parlare un po' con te .-
    ​:- Non sono in difficoltà, sono tanto triste perché quel ragazzo era amico di tutti. Se non sbaglio aveva in mano un pezzo di banconota da cinquantamila.-
    ​:- Barbaro, ha trovato il resto, strappato, vicino al cancello su un cespuglio. Evidentemente chi l'aveva  strappata ha tentato di farla sparire e l'ha gettata nel cespuglio. Adesso è in laboratorio per gli esami. -
    ​:- Tu, Dick Northam, chi sei ? che ruolo hai ?-
    ​:- Sono capitano della polizia statunitense che ha  messo in piedi una squadra antidroga per controllare le scuole. Sempre più ragazzi fanno uso di stupefacenti,  e noi cerchiamo di salvarne quanti più possiamo.
    ​:- E Chris e Pablo ? chi sono ? A me non dispiace avere ragazzi, amici dei miei figli, in giro per casa. Questi due mi sono capitati qui piovuti dal cielo . Tu non ne sai nulla vero ?
    ​:- Ah Ah Ah ! scusa ma hai diritto ad una spiegazione anche se la cosa è buffa. Chris e Pablo sono due ragazzi un poco più grandi dei tuoi, hanno rispettivamente venti e ventidue anni, anche se in apparenza ne dimostrano meno. Grazie al loro aspetto fanno amicizia facilmente con i ragazzi delle scuole e tangono gli occhi aperti. Non ti offendere per quello che sto per dirti : mia sorella  Hawa, che è molto più giovane di me, è venuta da poco in città e ha fatto amicizia con tua figlia Gina e di conseguenza con Tania e con te  che non hai esitato ad accoglierla in casa come un'amica. Anche se è nera. Volevo solo accertarmi che le persone che frequenta siano di razza umana. Spero non ti sia offesa-
    ​:- No, tutt'altro, avrei fatto lo stesso e lo faccio spesso quando gira una faccia nuova,  mi sono trovata in casa quei due e non sono riuscita a sapere niente . Però si sono comportati benissimo, il che mi ha insospettito ancora di più
    Sai come si dice : se il diavolo ti accarezza è perché vuole l'anima.- risero tutti e due :- Come diavoli non li vedo- disse Dick- magari come due scapestrati, ma nemmeno,  sono due bravi ragazzi-
    ​Erano nel cortile di casa. Tutto buio. Forse dormivano :- Era ora che vi decideste a tornare !- la voce di Pablo  veniva dal dondolo, invisibile nell'ombra della magnolia. - Vi abbiamo aspettati perché qui sembrava il manicomio-
    :- Che è successo ?-domandò Elena preoccupata-
    ​:- Niente- rispose Chris- ma tuo figlio, scusa, ma mi sembra un po' psicopatico. E' sceso subito dopo che siete andati via,
    ​le ragazze lo hanno messo al corrente dell'accaduto e lui ha cominciato a farneticare, urlando contro Gina. Ho dovuto usare la forza per dividerli. Mi è scappato uno sganassone, perchè stava picchiando la sorella, si è messo a piangere come un bambino ed è andato a letto -
    ​:- Wow ! tutto in una volta, mamma mia- disse Elena senza scomporsi più di tanto- Gli passerà, e domattina parlerò con lui. E' meglio andare a dormire anche noi. Non so voi, ma io sono distrutta-
    ​:- Adesso andiamo via, anche tu Chris, fai fagotto salta in macchia e stanotte dormiamo da un'altra parte.-
    ​Salirono sulla grossa auto di Dick che dal pomeriggio era parcheggiata sotto l'albero di fichi. Elena ne raccolse alcuni, maturi,  succosi, dolcissimi e li mangiò avidamente. Erano parecchie ore che non aveva toccato cibo e la sua fetta di torta era ancora sul tavolino di pietra dove l'aveva posata per seguire Luigi . Era coperta di formiche, e tra qualche ora non ci sarebbe stato più nulla solo il piattino vuoto

     
  • 21 luglio 2016 alle ore 13:06
    Elena e Dick Terzo Capitolo

    Come comincia: ​I giorni correvano veloci , Alan era furibondo con la madre e non le rivolgeva la parola dal giorno che Eugenio se n'era andato :- E' tutta colpa tua se papà è andato via !-
    ​Fu tutto quello che disse, e non le parlò più.
    ​Gina e Tania non sembravano particolarmente colpite e continuavano serenamente come sempre. 
    Un giorno presero il treno e andarono in città per incontrare alcune amiche e fare compere .
    Tornarono  con l'ultimo treno alle nove e con loro un nuovo amico . :- Mamma, questo è Chris, possiamo ospitarlo per una notte o due ? -
    :- Ti ho già visto , disse Elena stringendogli la mano ,- Ti ho visto a Sanremo in compagnia di uno alto e scuro.-
    ​:- Le chiedo scusa per essere piombato in casa sua in questo modo . Deve sapere che vivo a scrocco - rise- e di tanto in tanto approfitto della generosità della gente. Il tipo nero è un mio conoscente-
    ​:- Come fai a vivere così , per strada . I tuoi non dicono niente ?
    ​:- Oh ! i miei pretendono che viva la mia vita senza rompere la loro.-
    :- Te la cavi bene con l'italiano .-
    :- Se voglio sopravvivere devo darmi da fare.-
    ​Quel ragazzotto le piaceva perché nonostante la spavalderia pareva onesto. Chiamò Alan per la cena e storcendo il naso si unì a loro. Fecero onore ad una superba Parmigiana di Melanzane , profumata di basilico fresco dell'orto di Elena come le melanzane che coltivava con passione.
    ​:- Mai mangiato meglio- disse Chris
    :- Nemmeno noi -rispose Gina - ma siamo abituate
    ​Dopo cena , Elena gli diede delle lenzuola pulite e un cuscino
    ​::- Dormirai sul divano della sala, basta aprirlo e dentro c'è un letto confortevole. Fai da solo o ti serve aiuto ?-
    :- Tranquilla , sono bravo e so badare a me stesso . Grazie ancora e buonanotte.
    ​Alan la stava aspettando nella camera matrimoniale , la sua  meravigliosa camera in legno di noce in puro stile veneziano settecentesco  :- Che ti salta in mente di far dormire qui il primo che capita ?- la aggredì. Lei non si scompose :- Senti ragazzino , questa è ancora casa mia e decido io chi può e chi non può stare con noi . Non c'è ragione di rifiutare ospitalità ad una persona sola-
    ​:- Parli così perché non c'è papà, se ci fosse lui non potresti far entrare i barboni in casa -
    :- Fammi il piacere di andare in camera tua . Faccio come mi pare e non spetta a te criticare il mio operato-
    ​:- Lo dirò a papà - ringhiò lui malevolo e vedrai che ti sistema una volta per tutte- 
    :- Fuori e non una parola di più-
    ​Chiuse a chiave la porta della camera , lui andò dritto e impettito in camera sua meditando vendetta . Elena prese un libro e lesse un capitolo , ma era stanca, spense la luce e si addormentò serenamente.
    ​La mattina dopo era sabato e dopo colazione fu tutto un viavai di corsa su e giù dalle scale, c'era sempre un piccolo particolare che veniva dimenticato. Chris, con la sua simpatia, riusciva gradito a tutti e si rivelò un aiuto prezioso, visto che su Alan non poteva contare. Durante il giorno vennero in molti amici per verificare che ci fosse veramente la festa ed Elena si dedicò interamente alla preparazione della magnifica torta . I tre strati di meringa li aveva cotti nei giorni precedenti visto il tempo che impiegava . La meringa deve essere composta da sole chiare d'uovo e zucchero a velo profumato con la vaniglia, la fragola, e il cioccolato  ( solo profumata ) .Una volta montate a neve fermissima ogni strato era stato spalmato sulla carta forno  imburrata leggermente, imprigionata in cerchi di cartone,messo nel forno a 80°.
    ​la meringa non deve cuocere ma seccare lentamente e ci volevano molte ore doveva risultare un disco di vent'otto cm di diametro, l'esatta misura del vassoio che avrebbe contenuto la torta una volta assemblata. Lo spessore della meringa era di due/ tre cm. I tre dischi di pan di spagna erano pronti, alti quattro cm , soffici e deliziosi e la crema pasticcera, preparata la sera prima era già fredda e pronta.
    Cominciò ad assemblare la torta  : mise un foglio di carta forno sul tavolo e un primo strato di pan di spagna appena inumidito di sciroppo di fragola che aveva fatto lei con le fragole del suo giardino :-Mmmm! che profumo , madre, me lo fai assaggiare- Tania era partita all'attacco :- Sparisci e vai a mettere in ordine la camera. Avrai la tua fetta quando  la taglieremo-
    :- Madre cattivissima, lasciami almeno la pentola della crema-
    ​:- Va bene avrai la pentola e adesso fila altrimenti non finiremo e la festa sarà uno strazio.-
    ​Tania uscì di corsa, correva sempre, ''dove andrà con questa fretta ? '' si chiese Elena mentre posizionava la meringa profumata sul disco di pan di spagna e spalmava sopra uno strato generoso di crema pasticcera alla fragola e copriva con uno strato di fragole fresche . Mise un altro disco di pan di spagna , la meringa alla vaniglia e la crema pasticcera , coprì tutto con uno strato abbondante di frutti di bosco freschi e profumati . Adorava i profumi della natura , sempre freschi .
    ​L'ultimo strato di pan di spagna alla crema cacao e la meringa al cioccolato  coperto da uno strato abbondante di crema pasticcera al cioccolato . Il tutto imprigionato in una  glassa al cioccolato bianco . La torta era perfetta, enorme, altissima e degna di una  pasticceria . Con fatica riuscì ad infilarla nel frigo di dove l'avrebbe tolta al momento di servirla.
    ​Finalmente potè dedicare qualche minuto a se stessa. Una rapida doccia, i capelli raccolti alla sommità del capo in un grossa coda, e il suo vestito preferito : un prendisole azzurro
    ​molto scollato ,con la gonna larga che ondeggiava ad ogni passo . Sandali bianchi piatti . Mise due gocce del suo profumo preferito agli agrumi di Sicilia  e si sentì in grado di rovesciare il mondo.
    ​Al piano di sotto era un caos totale , i ragazzi stavano arrivando in motorino, in bici, e chi arrivava dalla stazione, a piedi attraverso i campi. La salutarono con un applauso . Li conosceva tutti, tranne i 'cittadini dell'ultimo anno' e tutti le volevano bene :- Ciao ragazzi - li salutò -grazie per essere venuti ma non dimenticate che le festeggiate sono Gina e Tania- i ragazzi applaudirono festanti. Chris le si avvicinò :- Sei bellissima , posso farti la corte ?-
    :- Sparisci , ragazzino ,potrei essere tua madre-
    ​:- E che vuol dire, sei lo stesso bellissima-
    ​:- Grazie, bugiardo tu vuoi solo la fetta di torta più grande !
    :- E ti pare poco . L'ho vista è magnifica-
    ​:- Ci sono tutti ? - chiese a Gina -
    :- Manca solo Hawa, suo fratello e Alessia. Ah ma guarda stanno arrivando .-
    ​Sul vialetto d'ingresso era apparsa una grossa BMW nera, lucida con i vetri oscurati. Si fermò in mezzo al cortile ed ebbero l'esibizione di Brut, il pastore tedesco  che aveva uno spiccato senso dell'umorismo . Si piazzava davanti alla portiera del conducente e non faceva assolutamente niente
    ​solo di tanto in tanto sollevava il labbro sinistro e mostrava una zanna di tutto rispetto . Raramente le persone osavano scendere dall'auto, a meno che non fossero vecchi amici conosciutissimi . Elena si avvicinò :- Dai Brut, sono amici sparisci nella tua cuccia . - Il cane la guardò dubbioso borbottando un - grr- poco convinto :- Vai, -ordinò la donna-Non abbiate paura fa solo un po' di sceneggiata, e oggi ha già mangiato . -
    ​Hawa scese dall'auto ridendo:- Lo conosco bene , dai Bruti vieni a salutare, da bravo . -
    ​Lo abbracciò e poi salutò Elena :- Alessia la conosci, vero ? e
    questo signore dall'aria seria è il mio fratellone . Dick .-
    ​Elena sentì di nuovo quel brivido lungo la schiena e quasi non riusciva a porgergli la mano . Si trovava davanti il magnifico uomo che aveva visto a Sanremo . Da vicino era ancora più bello, alto, la pelle liscia e i muscoli che uscivano dalla camicia di seta bianca sbottonata . I jeans azzurri, fasciavano le gambe lunghe e muscolose .
    ​Per un attimo, che sembrò un'eternità, i loro occhi si incontrarono, quelli azzurri, quasi viola di lei persi in quelli verdi di lui. Fu un attimo ma in quell'attimo si unirono due vite.
    ​Elena si riprese, invitò gli ospiti ad entrare e si occupò del rinfresco anche se non c'era bisogno di lei, ma doveva trovare qualcosa da fare,
    Dal canto suo anche Dick era molto turbato . L'aveva vista la notte dei fuochi e non l'aveva dimenticata e non sperava più di rivederla, la sua sorpresa era quanto mai genuina . I ragazzi ballavano alla musica di Bob Marley e Michael Jeckson a tutto volume . Elena fece cenno a Gina :- trova due volontari dobbiamo andare di sopra a prendere la torta -
    ​:- Non possiamo aspettare ancora qualche minuto ?, papà mi ha promesso che sarebbe venuto -
    ​:-Se ti ha detto così allora starà arrivando - conoscendo quanto era pignolo non aveva dubbi che .....e infatti la sua auto stava entrando in cortile salutata festosamente da Brut.
    ​ Gina e Tania gli corsero incontro per abbracciarlo e per tutto saluto ebbero solo un commento malevolo :- Chi avete raccolto  stavolta ? mi dicono che adesso i vostri amici sono sempre più scadenti.
    :- Sono bravi ragazzi - li difese Tania
    ​Si degnò di entrare nella tavernetta dove la musica assordante era al massimo e tutti stavano ballando , Gina, andò ad abbassare il volume :- Ragazzi è arrivato il mio papà e adesso taglieremo la torta - :- Hurraaaaa ! gridarono in coro - si mangiaaaaaaa- : Come se fino adesso non aveste fatto altro-  li canzonò Tania.
    ​Chis e Pablo arrivarono portando il grande  vassoio con la torta enorme oltre  ogni aspettativa ​. La posarono su un tavolo e porsero ad Elena la scimitarra affilata per tagliarla . La scimitarra era un autentico cimelio turco che si trovava in casa  da sempre e non si sapeva da dove fosse arrivato, aveva perso, col tempo,  l'affilatura ma per tagliare le torte era l'ideale.
    ​Nel frattempo Eugenio era salito in camera dal figlio promettendo che sarebbero scesi subito .
    ​ Chris, aveva scovato non si sa dove, un cero enorme  da chiesa. Lo aveva tagliato a circa dieci centimetri e lo aveva posizionato sulla torta :- Visto che festeggiate tre compleanni, non indagherò sull'età delle signore . Adesso, però spegnete la candelina . - Il candelotto ,vorrai dire. Sei sicuro che non sia dinamite e saltiamo tutti per aria ----
    ​Non attesero Alan ed Eugenio, ormai facevano a meno di loro
    Elena, esperta di torte cominciò a tagliare le fette,  tutte uguali, e Tania le metteva sui piattini di carta insieme con le forchettine di plastica :- Mettevi in fila così non mi sbaglio e ne avrete tutti.- :- Io ne voglio due fette - reclamò Max il golosone :- Eccoti due fette - rispose Gina tagliando la fetta in due parti uguali.
    ​Tutti mangiavano con grande piacere  quella delizia, perfino Eugenio e Alan che si erano aggiunti. Elena non potè fare a meno di notare l'occhiata malevola che rivolsero a Dick e Hawa , e si sentì mortificata . Appena se ne fu andato e Alan tornato nella sua stanza, si sentì in dovere di scusarsi con Dick.
    ​Dick prese due piattini con una fetta di torta e disse:- Ti spiace farmi compagnia ? Ho visto che c'è un dondolo all'ombra della vite .Sono troppo vecchio per stare insieme ai ragazzini-
    :- Mi pare che non sei così vecchio ma mi fa piacere parlare un po' con te . Vorrei scusarmi per la scortesia di mio marito, ex marito ormai, e di mio figlio.
    ​:- Non farci caso, sono abituato al razzismo e all'ignoranza di certe persone.-
    ​Stavano conversando piacevolmente da qualche minuto  quando arrivò, trafelato, un vicino di casa :- Elena, Elena-quasi gridò- ti prego vieni subito è successa una disgrazia !-
    ​:- Luigi, calmati , Cosa è accaduto e dove ?-
    :- Nel terreno dei Gallina c'è un morto . Non so cosa fare . Tu sai che con i vicini non parlo e tu sei l'unica che mi può aiutare-
    :- Spiegati con calma . Come ti dovrei aiutare ?
    ​:- Sono andato nella proprietà dei Gallina a raccogliere un po' d'erba per i conigli e fra i cespugli ho visto due gambe che sporgevano . Ho sollevato gli sterpi con la roncola e ho visto il morto. Ha un coltello piantato nella schiena e deve essere lì già da qualche giorno e adesso non so che fare- 
    ​:- Signor Luigi-intervenne Dick- Mi chiamo Northam e sono un poliziotto, americano ma sempre poliziotto . Le spiacerebbe farmi vedere dove si trova il cadavere .Magari c'è qualche indizio -si rivolse ad Elena - chiama i carabinieri, intanto vado a vedere-
    ​I due uomini si avviarono e lei chiamò il maresciallo Marchetti sul numero privato .Erano amici da tanto tempo e poteva sempre contare su di lui .
    Raggiunse i due uomini :- Capisci qualcosa -domandò a Dick
    ​:- Si, è stato strangolato con la cravatta e pugnalato alle spalle . Non ho toccato nulla ma in mano ha mezza banconota da cinquanta mila lire, vedi la sta stringendo e la mano è rigida. Non deve essere morto da molto. Nonostante il caldo il rigor mortis è ancora in atto. -
    ​Luigi, sotto un pino, piangeva come un bambino . Conoscendolo e sapendo quanto fosse sensibile  Elena si avvicinò gli mise un braccio intorno alle spalle :- Su coraggio adesso calmati, vedrai che troveremo il colpevole. Hai visto qualcuno quando sei venuto qui a tagliare l'erba ? -
    ​:- No -rispose fra i singhiozzi- c'era la macchina di Emiliano al cancello, ma era fuori  sulla strada, Emiliano viene sempre qui con le sue ragazze . -
    :- Con le sue ragazze - chiese Dick
    ​:- Si -rispose- quando conosce una ragazza la porta qui e vanno nel capanno dove avevano l'ufficio là in fondo - 
    ​:_ Ah ! si -  disse Elena - è una stanzetta confortevole che la signora Cesira, la sorella di Emiliano, usava come ufficio . Quando si sono trasferiti nel vivaio nuovo la casetta è rimasta qui e il ragazzo la usa come pied-à-terre.-
    ​:-Che mi sai dire di questo dongiovanni ?-
    ​:- E' un bravo ragazzo. Un po' dongiovanni, sempre alla caccia di gonnelle, ma buono e di carattere allegro .
    ​Sul viso del bellissimo nero apparve un'ombra ancora più scura, ma non disse nulla . 
    ​La gazzella  dei carabinieri si fermò fuori dal cancello e scesero in quattro, il maresciallo e altri tre . Elena andò a prendere la chiave del lucchetto che sapeva sulla finestra della casupola . La trovò un po' arrugginita ma funzionante e aprì per far entrare le forze dell'ordine :- Carissima, come stai è un pezzo che non ci si vede !- il Maresciallo Marchetti l'abbracciò -
    ​:- Hanno ucciso un poveretto . Non si può suicidarsi pugnalandosi alle spalle -
    ​:- Direi di no - convenne - quanto a lei signor Northam, posso avere i suoi documenti ? -
    ​:-Eccoli, maresciallo, avrà avuto notizie del mio arrivo -
    ​:- So tutto di lei e sono contento di saperla qui in questo frangente.- Si rivolse al povero Luigi che ancora piangeva 
    ​:- Su,  Luigi, se non sei stato tu non devi piangere .- Barbaro  -si rivolse al carabiniere- nella tasca della portiera c'è una fiaschetta di cognac credo che Luigi ne abbia bisogno. -
    ​Luigi non diceva mai di no ad un sorso di alcool qualunque cosa fosse e bevve con gratitudine .
    ​:- Possiamo girarlo tanto abbiamo visto tutto, ma non completamente, stiamo attenti a non spostare il coltello-
    :- MI pare sia un pugnale antico - disse Elena che era appassionata di spadepugnalicoltelli- Direi antica manifattura spagnola Toledo o giù di lì . Prima metà dell'ottocento.-
    ovviamente non ho visto tutto ma il manico dice molto. -
    :- Se lo dici tu è vero -rispose Marchetti
    ​Girarono appena la testa ancora rigida:- Ma è Emiliano !-esclamò Elena - e tu Luigi hai detto che lo hai visto andare via.- 
    ​:-No- si difese l'uomo - non ho visto Emiliano ho visto la sua macchina andare via -
    ​:- A bordo doveva esserci l'assassino, comunque non possiamo spostarlo finchè non arriva il magistrato e il medico legale , Barbaro, trova un telo e mettiglielo sopra . Potrebbero volerci delle ore. -
    ​:- Torno a casa- disse  Elena- ho una tavernetta in piena festa .- si rivolse a Dick- ovvio che tu resti qui, ma ti aspetto quando avrai finito . Ciao Marchetti, salutami Angela .
    ​Si allontanò camminando spedita fra l'erba secca  profumata di fieno .

     
  • 17 luglio 2016 alle ore 18:08
    Elena e Dick Secondo Capitolo

    Come comincia: Elena ,tornò a casa carica di sacchetti di pizza , pane e focacce. Posò i sacchetti sul tavolo della cucina e salì in mansarda per una doccia veloce.
    Gli altri sarebbero arrivata fra poco ,affamati dopo un pomeriggio di sole e di mare. Si stava asciugando i capelli quando sentì le loro voci allegre provenienti dalla scala che ,dalla strada ,saliva fino a casa.
    La scala  faceva  parte della strada che congiungeva via Massa alla strada dell'ospedale. Sanremo è tutta un saliscendi di stradine  ,scale lunghissime e cunicoli. In alcuni punti ,tra una casa e l'altra sono ancora esistenti i ponti che in epoche remote servivano come via di  fuga in caso di incursioni piratesche .
    Nei secoli , i tanti terremoti, avevano devastato più di una casa e non tutte erano state ricostruite, solo nelle vie del centro . Il resto in alcuni punti recava ancora le tracce dell'ultima devastazione.
    La loro villetta era una graziosa costruzione bianca ,sorta al posto di una identica casa in legno ,crollata sotto l'azione delle termiti . La vecchia casa era nel più puro stile liberty ; questa, al contrario era molto moderna e stilizzata con linee geometriche pulite . Spiccava per originalità fra le vecchie case grigie ,per il suo bianco accecante. Era divisa in due parti  : il piano terra  e il giardino appartenevano ad un signore sanremasco ( sanremasco vuol dire originario di Sanremo mentre sanremesi sono quelli trasferiti da altre regioni : pescatori ,calabresi ,piemontesi ecc. ecc. )la parte superiore  cioè il primo piano e con il bellissimo terrazzo e la mansarda era la loro casa.
    ​Era tutto un salire e scendere di scale : dalla strada al cancello ,una lunga scala. Dal cancello due rampe per arrivare al terrazzo e una scala a chiocciola per salire in mansarda.
    Scale come una metafora della vita  , si è alti o bassi a seconda della prospettiva in cui si guarda
    ​L'ingresso dava direttamente su un living alle due estremità del quale si trovavano , a destra la camera da letto matrimoniale e a sinistra la cucina ,il cucinino, un disimpegno e il bagno con vasca .
    In mansarda , i letti dei ragazzi e altre brande e sacchi a pelo per eventuali ospiti ,lo stanzone unico poteva ospitare tranquillamente una decina di persone e un piccolo bagno con doccia completava il tutto .
    Il rientro dal mare era seguito da un rituale ,al quale Elena non transigeva . Ognuno doveva scrollare il proprio asciugamano e doveva metterlo ad asciugare sulla ringhiera in modo da averlo asciutto per il giorno dopo.
    :- Si mangia ? -domandò Alan
    :- Ho fame-- dissero in coro Gina e Tania, mentre Eugenio andò direttamente ai sacchetti e prese una fetta della sua focaccia preferita e sedette vicino al tavolo per mangiarla in pace . Gina , afferrò una fetta di pizza :- Vado prima io , dopo esco con le nuove amiche - corse su per la scala a chiocciola , accese la radio a tutto volume e preparò l'occorrente per la doccia.
    :- Come sarebbe 'nuove amiche ' ? - domandò Eugenio - Dille di abbassare il volume- Ordinò a Tania.
    ​La ragazzina salì a malincuore la scala borbottando fra se - ''sempre ordini, solo ordini , mai una frase carina '' . Soffriva molto per la freddezza del padre ,ma non gli rispose  perché temeva le sue sfuriate e anche le botte . Con Gina non andava molto d'accordo ,anche se si volevano bene ,ma lui era davvero troppo severo. Elena fece un debole tentativo,  inutile per difendere la figlia :- Sono giovani ed è normale che facciano amicizia in vacanza .-
    :- Tu basta che la difendi ,e sta venendo su tale e quale a te . Senza un minimo di serietà-
    ​Elena non rispose. Non aveva  voglia di litigare , specie davanti ad Alan che la guardava sempre con disprezzo . Fotocopia del padre da cui prendeva il cattivo esempio .
    ​Aspettò che anche il ragazzo salisse per la doccia e chiese .-Vieni con me stasera ?
    ​:- Perché che c'è stasera ?
    ​:- Quando ti faccio una domanda abbi la cortesia di non rispondere con un'altra domanda , basta un si o un no!-
    ​:- Se non mi dici dove vai non posso rispondere e non voglio certo finire ad una delle tue 'serate culturali' .- Rispose ironico.
    ​:- Pesavo lo sapessi ,visto che non si parla d'altro, che oggi è il quattordici agosto ed è la festa della Madonna della Costa , patrona di Sanremo . E' anche la festa dei pescatori e stasera ci saranno i fuochi. E' l'evento dell'anno perché ripetono lo spettacolo fatto a luglio durante la gara con Montecarlo , e il vincitore si esibirà stasera.-
    Lui alzo le spalle :- Per me possono anche non farli . Certe manifestazioni le lascio a te e alle ragazze . Credo che andrò al cinema con Alan ,all'Ideal danno Rambo in prima visione. -
    ​:- Come vuoi , noi siamo giù al Porto Vecchio con i pescatori-
    :- Coi pescatori ? non c'è niente di meglio?-
    ​Non le diede la possibilità di ribattere ,si avviò verso il bagno .
    ''Perché non finisce mai un discorso ?'' si domandò Elena. Faceva sempre così ogni volta lasciava la frase in sospeso e fra loro calava un muro di silenzio.
    ​Andò in cucina a preparare la cena . A volte si sentiva come una colf senza stipendio, legata mani e piedi e sfruttata come una schiava.
    ​Cenarono in silenzio , come sempre , per non disturbare il telegiornale . Rito sacro ,guai a parlare ,disturbava gli speacker ed Eugenio non avrebbe potuto capire ogni singola parola di ciò che sentiva.
    Gina e Tania ammiccavano e ridacchiavano fra loro , si capivano al volo. Avevano conosciuto dei ragazzi la sera prima e li avrebbero rivisti fra poco ,insieme con un gruppo di nuove amiche trovate in spiaggia . Si sarebbero divertite .
    ​Dopocena uscirono tutti . Elena ,uscì per ultima  dopo aver rigovernato e messo in ordine la cucina . Quando raggiunse porto Vecchio ,lo trovò gremito di folla . Tutti i turisti e anche i residenti volevano veder il meraviglioso spettacolo dei fuochi pirotecnici. Il muraglione del molo era pieno di ragazzi . Tutta la gioventù vacanziera si era data appuntamento  lì per lo spettacolo e perché no anche per qualche amore nascente . '' L'amore vacanziero''- pensò Elena. Solo lei era sola , o meglio si sentiva terribilmente sola. Non aveva fatto amicizia con nessuna delle signore che incontrava durante le sue passeggiate solitarie ,nel pomeriggio ,perché era sicura che il marito non le avrebbe  permesso di frequentarle e riceverle in casa. Da loro non veniva mai nessuno .
    Da un lato della piazza ,scorse il gruppo dei ragazzi di colore , gli stessi che durante il giorno giravano per le spiagge carichi di indumenti, borse e tappeti. I cosiddetti ''Vu' cumprà'' che erano al principio della loro invasione dell'Europa. Tra loro si stagliava la figura alta e ben fatta dell'uomo della barca verde. I loro occhi si incontrarono per pochi istanti ed Elena provò un brivido lungo la schiena . Senza farci caso ,si spostò per avere una visuale migliore.
    Due spari , due cannonate annunciarono che di lì a un secondo o due sarebbe partito il primo sparo colorato.
    ​ Per mezz'ora fu un susseguirsi di spari di luci di fiori che nascevano in cielo e ricadevano sull'acqua, di stelle colorate , di cerchi , di cuori di fontane luminose che salivano dall'acqua e nell'acqua ricadevano in una pioggia di stelle, tra spari gioiosi e grida di ammirazione e applausi a non finire.
    ​I proprietari dei cani tenevano i loro piccoli amici pelosini fra le braccia per rassicurarli e li accarezzavano con tanto amore.
    Dopo trenta , forse quaranta minuti , altre due  cannonate
    ​annunciarono la fine dello spettacolo salutato da tutte le sirene delle imbarcazioni e dalle sirene dei pescherecci che stanotte sarebbero rimasti in porto.
    ​Al termine dei fuochi era previsto un concerto , a Porto Sole , dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo per chi amava la musica e in fondo Sanremo è pur sempre la città della musica .
    Elena , aspettò che la folla diradasse nella varie direzioni di piacere , chi aveva bimbi piccoli : verso casa , alcuni verso i ristoranti ,altri al concerto . In breve  non ci fu più tanta confusione . Anche i pescatori  , che avevano partecipato alla cena collettiva tradizionale , stavano andando via mentre le donne raccoglievano piatti di carta e avanzi di cibo e pulivano il posto dove avevano cenato .
    Elena tornò verso casa ,malinconica .
    Rientrarono anche gli altri , prima Alan ed Eugenio :- Quelle due sono ancora in giro - domandò ,con la solita arroganza.
    :- Stanno per arrivare - rispose Elena- in fondo è appena mezzanotte e siamo in vacanza-
    ​:- Vacanza o no le voglio a casa entro mezzanotte.-
    ​Si sentirono le voci delle due incriminate , che salivano le scale cantando ..... '' quella tua magliettaaaaaa  finaaaaaaa.....'' entrarono in casa ridendo  ma basto un'occhiata severa del padre e il riso morì dalle loro labbra.
    .- Ciao pa', ciao ma' ,noi andiamo a letto . - baciarono la mamma sulla guancia e salirono di corsa la scala facendo a gara per arrivare prime al bagno . Alan non aveva detto una parola, baciò sulla guancia il padre e si avviò anche lui verso la mansarda .:- Non dimentichi niente ? - domandò Elena :- Ah già, buonanotte ma'- la salutò lui,  con un piede già sulla scala e come sempre non ricevette nessun rimprovero dal padre.
     Elena, era ormai abituata al comportamento maleducato del figlio ma sapeva che era inutile protestare finché Eugenio continuava a proteggerlo .
    Si preparò per andare a letto ,dopo essersi accertata che porte e finestre fossero bloccate contro le incursioni notturne dei malintenzionati. Era compito suo verificare ,che le serrande fossero bloccate e le porte ben chiuse.
    ​A letto, il marito ,le comunicò la decisione di partire al più presto :- Ho pensato di partire domenica , sedici, perché domani è festa ed è meglio non muoversi ; mentre domenica saranno ancora tutti in spiaggia e non troveremo tanto traffico .
    ​:- Non possiamo partire lunedì ?- domanda inutile ,pensò
    ​:- Lunedì devo essere al lavoro ,sai che noi non chiudiamo e la signora Carla deve andare per forza in ferie .-
    Si girò dall'altra parte e dopo poco dormiva . ''Sempre così pensò, lascia le frasi in sospeso e non aspetta risposta''.
    ​Quella notte pianse in silenzio e non era la prima volta.
    ​La domenica mattina ,alle dieci, erano tutti pronti : valigie chiuse e caricate in macchina e ogni più piccolo dettaglio verificato . Elena si fermò qualche minuto per sistemare le ultime cose e lasciare la casa pulita per il prossimo rientro.
    ​:- Che strada facciamo ? - domandò Alan
    :- Il Nava - preferisco viaggiare comodo ,rispose il padre. Il parere delle donne non era richiesto .
    :-Papà,  possiamo accendere la radio ?- :- Non se ne parla- rispose ,-sapete che la vostra musica mi da il voltastomaco-
    Non parlarono più se non di cose futili come il tempo o la difficoltà delle curve ,fino al Col di Nava.
    ​La strada correva tortuosa fra decine di paesini e meravigliose montagne fitte di boschi . Una in particolare , piena di alberi di castagno ,che da lontano parevano tante piccole palle verdi appese sul pendio , era la preferita di Tania che l'aveva nominata << la montagna dei Broccoletti<<
    ​:- Vedi - diceva - se non sembra un vassoio carico di broccoli pronti per essere mangiati ?-
    La cosa divertiva abbastanza Elena e le piaceva la fantasia della figlia, mentre il padre e il fratello storcevano il naso.
    ​L'unica cosa su cui era  d'accordo era che il Nava lo amavano tutti . Il loro entusiasmo si manifestava quando erano in vista del Forte ,in mezzo al verde ,sulla destra della salita , al termine della quale avrebbero potuto finalmente fermarsi e sgranchirsi le gambe in mezzo al verde e respirare aria pura.
    ​Un meritato spuntino al bar , stranamente deserto , alcuni doverosi acquisti di miele di castagno, di pino e di lavanda e poi di nuovo in macchina via fino a Ceva. Di lì avrebbero preso l'autostrada Savona-Torino  fino a Carmagnola e poi la tangenziale in direzione di Aosta , uscita Caselle Aeroporto ,
    ​e deviazione per Ceresole Reale . Aria di casa ,ancora una ventina di km e alla deviazione per Feletto Canavese  ,solo poche curve  e finalmente casa.
    Avevano viaggiato per quattro ore e mezza in una noia mortale  perché con Eugenio non si poteva ascoltare musica, non si potevano raccontare storielle e nemmeno ridere . Gina e Tania ,preferivano quando andavano con due macchine e loro stavano in quella della mamma dove potevano cantare tutte e tre a squarciagola, raccontare barzellette e ridere come matte. Alan ,non amava questo genere di cose , preferiva stare col padre e fare discorsi seri . Parlavano di Borsa, di azioni o di politica. Sarebbe diventato un noioso uomo d'affari .
    Per loro le vacanze erano finite . A metà settembre sarebbero tornati tutti a scuola , ma c'era il tempo per organizzare la grande festa di compleanno che Gina e Tania aspettavano da febbraio . La prima domenica di settembre, tutti i loro amici  e compagni erano a casa ed era il momento buono per rivedersi e rinnovare le amicizie. Eugenio storceva il naso ,ma aveva promesso e non poteva più tirarsi indietro. Alan non era entusiasta ma le sorelle non lo consideravano nemmeno :- Se partecipi sei il benvenuto e se non partecipi mi farai felice - sbottò Gina , un giorno che era di pessimo umore. Iniziarono comunque i preparativi. Eugenio tornò al suo solito lavoro ed Elena alle faticose incombenze di mandare avanti una casa con cinque persone ,tutto da sola .
    ​Nella buca delle lettere aveva trovato una lettera del comune dove le si comunicava che la sua richiesta di impiego era stata accettata e che l'aspettavano per lunedì sedici settembre alle ore nove ,nell'ufficio del segretario comunale.
    ​Fece un salto di gioia . Finalmente una buona notizia. Adesso aveva un lavoro ,e per poco che pagassero era pur sempre un po' di autonomia . Sapeva che il comune ,troppo piccolo e povero, non dava stipendi d'oro , ma anche il poco era sempre meglio del niente che aveva adesso. In Municipio avrebbe dovuto occuparsi della biblioteca e di tutte quelle mansioni di consegna documenti, notifiche e controlli dai contadini per tenere a bada l'ufficio d'igiene . In pratica : il messo comunale. Non sarebbe stato un lavoro troppo impegnativo perché gli abitanti erano poco più di millecinquecento ,compresi gli anziani della casa di riposo, ma non vedeva l'ora di cominciare.
    Via da casa per qualche ora e con altri pensieri in testa , si sentiva già libera e felice.
    Non disse nulla ai famigliari, continuò ad occuparsi delle solite faccende e della festa che elettrizzava le sue figlie .
    ​Gina e Tania erano impegnate a decorare il pianterreno per farlo diventare un salone delle feste , Alan acconsentì a sistemare lo stereo e lei si occupò di cibo e bevande. Dopotutto ,in una festa la cosa più importante ,oltre alla musica ,è il cibo e tanta roba da bere.  Mancava la torta che fu il pomo della discordia per un paio di giorni . Chi la voleva cioccolato crema e panna, chi voleva la crostata di pasta sfoglia e frutta fresca con tanta crema pasticcera e chi voleva la meringata tutta panna. :- Visto che avete tutti poche idee ma ben confuse , mi occuperò io della torta . Fine della discussione.-
    ​Nessuno trovò di che obiettare. Per la cucina Elena aveva totale carta bianca perché erano tutti d'accordo che non avrebbero trovato di meglio.
    Una sera mentre erano a cena , Eugenio comunicò in tono solenne :- Domani vado via . Più tardi preparo la valigia e domattina parto -
    ​:- E dove vai , di grazia ? - domandò sua moglie
    ​:- Ho deciso che è meglio per tutti se vado a vivere da mia mamma per un po' e poi vedrò cosa fare- I ragazzi lo guardavano attoniti  :- E perché te ne vai ? che ti abbiamo fatto ?  è per colpa nostra ?- le domande si accavallavano tra lo stupore generale 
    :- Vado via solo perché ne ho abbastanza di stare qua. Mi sembrate una gabbia di matti ,fate amicizia con chiunque . Adesso pure un paio di negri e chissà che altro mi porterete in casa-
    ​I ''negri'' erano due compagni di scuola : Antony, che era stato adottato da piccolo e Hawa ,una studentessa, compagna di classe di Gina con la quale avevano un rapporto di affetto reciproco.
    :- In questa casa - continuò Eugenio- sta entrando di tutto e non so dove andremo a finire, nessuno di voi ha un minimo senso del decoro . Non si può essere amici di tutti e frequentare cani e porci. Devono esserci delle distinzioni , perché voi due non avete fatto amicizia con i figli dell'industriale o con quelli dell'architetto o del farmacista ? No ,mai il meglio ,per voi sempre  tutti gli straccioni .- 
    ​:- Papà , sei ingiusto , perché vedi sempre tutto negativo . Dei ragazzi che hai citato ,almeno la metà si droga e gli altri si ubriacano . Noi non siamo così-
    :- Quelli sono le famiglie più importanti del paese .
    :- Sono la peggior specie di farabutti che esistano . Tali i padri e tali i figli e non voglio che le mie figlie finiscano nella malavita .- replicò Elena duramente. :- Se vuoi andare vai ,tanto una volta che  hai deciso non ti ferma più nessuno . Come hai intenzione di lasciarci ,senza un soldo ? - 
    ​:- State tranquilli ,riceverete tutti i mesi un assegno e penserò al vostro mantenimento come sempre. E con questo la discussione è chiusa . Se avete domande da fare venite di là in camera, ma uno alla volta.
    Tutti e tre andarono a chiedergli chiarimenti  e a tutti  e tre rispose che era una decisione maturata da tempo . Solo Elena non chiese ulteriori spiegazioni . Voleva andare : ebbene che andasse pure. Si sentiva quasi sollevata, non avrebbe più sentito addosso  il suo sguardo accusatorio ,non si sarebbe più sentita in colpa per cose che non aveva fatto . Sarebbe stata libera. Libera di respirare. Finalmente.
    Il mattino successivo lui salutò i figli con un abbraccio e un bacio sulla guancia e gratificò lei di una stretta di mano . Uscì dal cancello e dalla loro vita.

     
  • 15 luglio 2016 alle ore 10:05
    Elena & Dick Primo Capitolo

    Come comincia: Estate del millenovecento ottantasei, a Sanremo il caldo torrido era mitigato dal vento proveniente dalla  Val Roya che separa Ventimiglia dal resto della Liguria.
    I turisti avevano invaso la bella cittadina ligure ed ora erano sparpagliati dappertutto.
    La passeggiata Imperatrice era affollatissima di belle signore eleganti e di giovanotti a caccia di compagnia .
    Passavano davanti alla statua della Primavera che a braccia spalancate sembrava voler abbracciare tutti in un fresco benvenuto.
    Anche  Elena che, camminava indolente , soffrendo il caldo, passò davanti alla statua
     Si appoggiò al parapetto di pietra mentre sotto passava il treno che , raggiunta Ventimiglia , avrebbe raggiunto Torino via Cuneo, in serata .
    Un Viaggio lentissimo, pareva non finire mai , Elena pensò che per fortuna lei, il viaggio lo faceva sempre in macchina.
    Oltre la ferrovia ,i ristoranti, pizzerie, e le ristrettissime spiagge che tutti gli anni a primavera dovevano essere ricolmate di sabbia .
    Si stavano costruendo i primi frangiflutti , ma ci sarebbero voluti ancora cinque o sei anni per completare i lavori .
    Sulla spiaggia del Lido Imperatrice, individuò suo marito e i suoi figli stesi al sole .
    Le ragazze Gina e Tania ,  intimidite dalla presenza del padre , giocavano un tranquillo gioco di carte, mentre Alan ,fotocopia del padre , stava sdraiato rigido sotto l'ombrellone.
    Eugenio si stava accingendo ad entrare in acqua . ''Anche in costume da bagno sembra sempre in giacca e cravatta '' pensò  divertita Elena . 
    A lei non piaceva il mare ; lei era una capra di montagna .
    Tuttavia si era ritrovata con una casa a Sanremo ( città che detestava ) , e doveva ,suo malgrado andarci ogni qualvolta ad Eugenio fosse venuto desiderio di fare week end al mare, non aveva vie di scampo .
    Era stato inutile fargli notare che la casa era in un brutto posto, che lei avrebbe preferito Limone Piemonte o Champoluc in Valle D'Aosta,non c'era stato verso .
    Lui voleva la casa al mare , e la casa al mare era stata comprata.
    Non era facile vivere con un uomo come Eugenio, uno senza un minimo  di senso dell'umorismo e ironia zero, per lui uno che ride non è una persona seria, Lei ,
    ​al contrario era un tipo solare e sorridente ,aveva sempre una parola gentile con tutti
    ​e una delle figlie, la più piccola Tania, era uguale a lei sempre allegra e amichevole ; al contrario di Gina che aveva preso in parti uguali da tutti e due i genitori e non sapeva mai nemmeno lei cosa fare.
    ​Assorta nei suoi pensieri sollevò lo sguardo oltre la spiaggia ,sul mare gremito di imbarcazioni che si lasciavano trasportare pigramente dal vento.
    Erano quasi tutte barche a doppio sistema : motore e vela combinati .
    I velisti passavano giornate magnifiche e la sera si ritrovavano nei locali di Porto Sole , il porto nuovo di Sanremo , per cene pantagrueliche a base di pesce fresco .
    ​Tra tutte quelle vele c'erano anche motoscafi ,grandi e piccoli e barche a remi o a motore  di pescatori , senza speranza,  perché in tutto quel traffico non si pescava un pesce nemmeno a pagarlo, ma il divertimento , vuoi mettere il divertimento !
    ​Un piccolo motoscafo verde ,attirò la sua attenzione perché era impossibile non notarlo .
    Intanto era piccolo, poi era verde, ed infine aveva a bordo due persone che non potevano essere più diverse, uno ,un ragazzo molto giovane , aveva i capelli di un biondo talmente chiaro da parere bianchi .
    Era di sicuro un nordico o un russo.
    ​Mentre l'altro ,che anche da lontano si faceva notare ,era alto, muscoloso e nero .
    ​A quei tempi non c'erano molte persone di colore in giro . Elena notò tutte queste cose con un colpo d'occhio degno di Ercule Poirot. Vide il motoscafo proseguire lungo il molo fino all'imboccatura dei due porti e sparire alla sua vista .
    ​Ritornò verso il centro lungo la trafficatissima via Mateotti , e alla sua sinistra passò davanti alla chiesa Russa con le cupole di maiolica lucenti al sole e che di notte splendevano di mille colori , dopo pochi metri il Casinò ,bianco e splendido ,dove di notte e di giorno molti lasciavano fortune e capitali. Ancora poche decine di metri e sulla destra il teatro Ariston ,talmente famoso che tutto il mondo conosce.
    ​Elena tirò dritto senza degnare di uno sguardo né il Casinò e tantomeno l'Ariston.
    ​Via Matteotti è la vetrina elegante di Sanremo ,dove ci sono i negozi di tutti i più famosi stilisti , ma a lei non interessavano .
    Passò oltre e arrivò in piazza Colombo dove trovò la sua panetteria preferita ,comprò il pane e altre cosette buone e si avviò verso casa ..........................................................
    ​Il piccolo motoscafo verde entrò nel porto vecchio e si insinuò fra tutte le barche e barchette ormeggiate ,finchè trovò il suo spazio libero .
    Il biondo saltò sul molo e prese la corda che l'altro gli porgeva  :- Legalo bene ,non vorrei trovarne due -
    ​:-I miei nodi sono solidi ,mi hai insegnato tu a farli- I due risero.
    Il biondo ,che si chiamava  Christian, era norvegese ,cresciuto in Italia ; mentre l'altro , il bellissimo nero era capitano nell'esercito statunitense e si chiamava Dick Northam.
    Lavoravano insieme , e facevano parte di una squadra speciale antidroga . Chris aveva diciannove anni , ma ne dimostrava sedici, riusciva a fare amicizia con i ragazzi delle scuole e una volta trovato lo spacciatore interveniva Dick con i Carabinieri.
    ​:-Adesso dobbiamo separarci - disse Dick - devi fare un giro a Torino ,nella scuola che frequenta mia sorella . Voglio sapere che gente frequenta e se si tiene fuori dai guai-
    ​:- Hawa è una brava ragazza - rispose Chris-  piuttosto quelle nuove amiche che frequenta .... mi occuperò di saperne di più-
    ​:- Bene , Adesso che fai prendi il treno ? :- 
    ​.- No ,farò l'autostop fino a Torino .
    ​:- Sei completamente fuori di testa , ma fai come vuoi. Hai bisogno di soldi ? 
     :- Se sganci una cifra non dico di no
    ​Dick tirò fuori dalla tasca dei jeans un po' di banconote ,che il ragazzo prese allegramente :- Grazie capo ci vediamo a Torino
    ​si salutarono e Chris si incamminò verso la stazione ferroviaria e di li sarebbe salito verso la strada per Ventimiglia . Dick si diresse  verso la Capitaneria di Porto per parlare col comandante in capo .
    ​Di li a qualche giorno sarebbe partito per Torino . Aveva una strana sensazione , di aspettativa come se fosse passato vicino a qualcosa di nuovo e misterioso.
    Continua...