username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 27 mag 2008

Francesca Arangio

22 ottobre 1975, Catania
Segni particolari: Nel Comitato dei Lettori dal 2011.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 25 novembre 2013 alle ore 13:11
    I racconti del cuscino

    Dipingerò per te la primavera

    timida che fiorisce

    come il ciel sereno

    all'aurora.

    Dipingerò per te l'estate

    calda e lussuriosa

    come un girasole fiero

    d'ergersi verso l'infinito.

    Dipingerò per te l'autunno

    ridente e passionale

    come il sole al tramonto, sul mare.

    Dipingerò per te l'inverno

    come ali di neve

    che lasciano sulla terra

    un velo di candore.

     

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:31
    Autunno

    E’ autunno.
    Le foglie cadono
    Senza fruscìo.

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:30
    Estate

    Solo la notte
    chiama le civette
    da cavi tronchi.

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:30
    é di nuovo primavera

    A pelo d’acqua
    aironi al tramonto
    in equilibrio.

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:29
    Primavera

    E’ primavera.
    I veli di nebbia
    colmi di luce

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:28
    L’inverno dell’anima

    Io: una frase
    Tu : una frase di più
    E il freddo tra noi due

     
  • 22 dicembre 2012 alle ore 12:27
    Inverno

    La gatta gioca
    nel cestino pieno di
    lane diverse

     
elementi per pagina
  • 25 novembre 2013 alle ore 13:03
    Metti una sera a cena...a casa mia...

    Come comincia: Dieci persone a cena!

    E ciascuna ha un problema: una non vuole il burro, l’altra non mangia verdure, poi c’è il vegetariano che annusa tutto per paura che una piccolissima particella di carne sia presente nel suo piatto.

    Verrebbe da dire “ci vorrebbe una guerra!”

    Mi blocco e penso “ma la guerra c’è, anzi ci sono molte guerre, non qui ma magari vicino alla porta di casa, e con la guerra la fame quella vera.” Mi si stringe lo stomaco. Troppo o niente.

    Apro il frigo e fortunatamente il mio è sempre ben fornito. Contrariamente ai singles che si rispettano (che usano il frigo part-time), il mio è sempre pieno di verdure fresche. Io adoro le verdure: è per questo che vado molto d'accordo con coloro che "non mangiano tutto ciò che prima aveva un'espressione".

    Bene, cosa cucino stasera? Aguzziamo l'ingegno e mettiamoci all'opera. Ma chi, se siamo solo me ed io? Questa brutta abitudine di usare il plurale maiestatis non mi abbandona mai! Il cane mi guarda con aria interrogativa: "Meno male che ci sei tu -dico- altrimenti i vicini potrebbero pensare che parli da sola...che poi non è così lontano dalla realtà dato che vivo sola con te!"

    Un passo indietro: dov'ero? Ah, si con la testa nel frigo a creare il menù!

    D'altronde escludendo le verdure e il burro, e accontentando il vegetariano e noi carnivori posso sempre preparare qualcosa di leggero ma altrettando sofisticata. Ma è mai possibile che con la gente che muore di fame nel resto del mondo, qui in Occidente ci si debbano creare dei problemi alimentari al contrario? É proprio vero che il troppo stroppia!

    Passi per colei a cui non piacciono le verdure (anche se non è stata molto chiara su ciò e io ho inteso verdure del tipo bietola, cicoria, etc...ma d'altronde non si può sperare che io cucini per dieci persone senza utilizzare neanche un ortaggio!) dove sta scritto che i vegetariani campano più e meglio di noi?

    Uno studio di Key del 2009 dimostra il contrario: i vegetariani muoiono per le stesse cose di cui muoiono i non vegetariani per cui non vi è alcun vantaggio a mangiare vegetariano. E poi c'è la questione burro: posso capire un'intolleranza alimentare al lattosio ma se è per una questione di dieta, bhè con il menù di questa sera ci vorranno almeno due giorni per smaltire le migliaia di calorie che si assimileranno anche se non ci sarà la ben minima traccia di burro da nessuna parte.

    Meno male che le soluzioni, come le trappole, sono sempre in agguato! Ma, al contrario delle prime, basta cercarle con fermezza e pazienza.

    Non posso dirmi d'improvvisarmi cuoca perchè è una passione che ho ereditato da mia madre. Forse mia madre non la reputava tale perchè doveva farlo per dovere coniugale e filiale, ma ricordo che passavo molto ad osservarla.E' così che ho imparato a cucinare: fotografavo mentalmente gli ingredienti dei piatti che preparava, i gesti con cui affettava, sminuzzava con la mezzaluna e girava i mestoli nelle pentole e padelle (eh si perchè il movimento del braccio dipende da ciò che si prepara: ogni cibo ha bisogno non solo del suo tempo di cottura, ma anche di una dose precisa di velocità di mescolamento).

    A ripensarci bene, a volte mi sembrava che passasse da una magia di tarocchi ad una di tegami.

    Mia madre era una donna che cucinava il mondo in tre ore, non un minuto di più, nè uno di meno. In quelle tre ore riusciva a montare la cena dall’antipasto al dolce semplicemente schioccando le dita, e come tutte le mamme del Sud, le sue porzioni bastavano a sfamare un reggimento di persone. Una cuoca perfetta, per di più siciliana. Per cui perfetta e calorica! Se la tavola strabordava di pietanze, aveva anche il coraggio di dire che non era abbastanza, che avrebbe potuto fare di più. Era adorabile anche in questo.

    Di mamma ce n'è una sola e la sua cucina è sempre stata la migliore...E oggi sarebbe una foodblogger perfetta di una cucina verace e low cost ma no quelle da finger food (dove i piatti spariscono in un baleno e nessuno sa cosa ci sia dentro), una foodblogger seria, tradizionale, d'altri tempi ma non nell'accezione di una persona vetusta, ma di una che dietro i fornelli ha un'esperienza da paura: d'altronde credo che oltre a far da mangiare bisognerebbe anche parlarne, ma ci vuole tempo, tanta voglia e soprattutto tanta pazienza e l'arte di raccontare non era il suo forte.

    ...E se facessi delle fettuccine alla zucca? No, c'è il burro...o dei cannelloni gratinati: no! C'è la bietola. Trovato! Cucinerò dei rigatoni al cartoccio: una mezz'oretta e sono pronti. Vediamo se ho tutto: melanzane, pomodori, mozzarella, capperi, basilico, aglio...olio, sale e pepe come da manuale. Ok, può andare ed è anche un piatto ben colorato che ci sta bene sulla mia tovaglia beige a pois bianchi.

    Per il secondo avrei pensato a del caciocavallo alla piastra con un contorno di porri, radicchio e finocchietto selvatico stufati e farò anche delle patate al forno (non si mai il contorno non sia di gradimento per tutti).

    Come dessert proporrò delle coppe pralinate alla nocciola fatte con pan di spagna, scorzette e arance a fette, succo di limone, mascarpone, crema pasticcera, liquore e arachidi...gnam! Un sapore angelico e un'impressionante scioglievolezza in bocca si sposano ad un' altrettante bomba calorica!E i loro palati mi ringrazieranno. Forse i giro-vita un pò meno ma una combinazione alimentare come un dessert di questo tipo, che sprigiona l'energia di un vulcano nel nostro corpo unita al non essere amica della linea, è un connubio perfetto!

    Bisogna andare oltre il concetto che il cibo sia solo un bisogno primario del nostro corpo: il cibo deve diventare trasfigurazione e rappresentazione dell'animo umano e io stasera mi sento così e darò un pezzo della mia anima agli ospiti perchè la possano assaporare. Spero che anche loro siano predisposti a tale sforzo affinchè il tutto diventi un'esperienza extra-sensoriale eclatante e inusitata: in poche parole che escano di qui con la pancia piena e le loro voglie culinarie soddisfatte.

    Ho scoperto di saper cucinare con il naso e questa cena ha l'odore dell'autunno, delle prime foglie che cadono, dei cieli non più tanto sereni, del primo fresco la mattina presto e la sera tardi. E poi i colori diventano caldi e avvolgenti tali da farti sentire a casa. Home sweet home!

    Bene, sono a buon punto: il condimento per i rigatoni è pronto, la pentola per la pasta è sul fuoco (i rigatoni vanno sbollentati un paio di minuti prima di passarli nel forno), i contorni per il secondo a buon punto e la crema per il dessert è lì che aspetta di rassodarsi. Pensando al cibo non potevo non pensare al vino: un Merlot (rosso) per il primo piatto, un Santa Cristina (rosato) per il secondo e un Passito di Pantelleria per il dessert.

    Sono le 18 e ho giusto il tempo di finire, apparecchiare, andarmi a fare una doccia, vestirmi e truccarmi. E poi la cena avrà inizio. Per me la buona cucina è una delle cose più afrodisiache che esistano: è come essere complici nella sopravvivenza; e tuttavia poiché non si tratta di una vera sopravvivenza, ma di puro edonismo, è in tal modo che vi si aggiunge sempre quel qualcosa in più che la rende unica. Ed è gradevole mangiare tutt'insime ciò che ho preparato, in una sera di fine estate come questa, con i colori accesi del rosso, dell’arancio, del marrone e del verde. Cose semplici, accompagnate da un buon vino che scalda non solo le ossa ma anche il cuore.

    E tutti i sapori, gli odori e i colori della mia cucina mi riportano indietro come una petite madeleine di proustiana memoria: sempre lì, nella cucina della mia vecchia casa in cui passavo il tempo da bambina con lei. A volte nel ricordo, tra i profumi e gli aromi, riaffiora la voce di mia madre che, dopo tanta fatica tra i fornelli, richiamava l’attenzione familiare con un semplice: “ E’ pronto!..” così come io farò stasera con i miei ospiti.

     
  • Come comincia: Ci sono noti segni convenzionali riconosciuti da tutti: un fiocco azzurro sulla porta, "è nato un bambino"; il pungitopo o una ghirlanda sull’uscio con pigne dorate e vellutati fiocchi rossi vuol dire "è arrivato il natale"; uno zerbino "spazzatevi le scarpe prima di entrare", un gatto sulla soglia di casa: "Ops! il gatto è fuori! che lo abbia fatto apposta?".
    Ma c’è un unico segno che fino ad oggi non ho saputo interpretare  e che farebbe preoccupare con un brivido comune Greimas, Hjelmslev e De Saussure: profumatissimi fiori di rosmarino incollati con lo scotch sull’occhiolino della porta e disposti a raggiera tipo ritratto dell'acconciatura a spilloni di Lucia Mondella.
    Un segno di primavera o un principio d'estate? lo chiederò ai miei dirimpettai.
    Questo è ciò che si è presentato al mio naso al rientro di poco fa... non sembra anche a voi che il mio olfatto abbia subito uno shock emotivo? ebbene sì, perché per quanto potessero essere coreografici mi hanno causato una fortissima rinite.
    L'odore intenso ancora una volta ha vinto sulle mie fragili fosse nasali...
    Tutto sommato erano carini posizionati in quel modo e alla vista non sembrano niente male: rimandano ad un passato bucolico di cui tutti dimentichiamo continuamente di esserne parte...

     
elementi per pagina
elementi per pagina
  • “Lei usa la rete io l’amo” è un libro che va preso e sfogliato così, senza avere per forza la consequenzialità che si ha per gli scritti in generale. Si raccologono  frasi e citazioni di persone comuni che hanno a che fare con il mondo del web. Si tratta di brevi frasi o parti di discorsi caraterizzate dal condensare in poche parole un insegnamento filosofico o morale, ma anche delle considerazioni ironiche o critiche sulla società. Non mancano inoltre frasi e pensieri romantici, teneri, oltre a riflessioni che prendono spunto da autori famosi.
    L’intelligenza profonda dell’autore svela e rende le contraddizioni, i drammi, la violenza e la stupidità nascosti sotto le apparenze del reale: sì, perché è vero che i pensieri dell’autore sono attinti dalle sensazioni della realtà fisica, ma è anche vero che questi permettono di entrare nel mondo intangibile dei pensieri e delle emozioni. È per questo che il reale diventa pura apparenza e “realtà” chiusa in un guscio che non aspetta altro che essere scoperta. Massime, sentenze, definizioni che in brevi e succose parole riassumono e racchiudono il risultato di considerazioni, osservazioni ed esperienze anche quelle più riservate.  E al pari di altri scrittori che indagano la vita quotidiana, anche Vittorio Salvati fa lo stesso: “I poeti non hanno pudore verso le loro esperienze intime: le sfruttano”.

    [... continua]

  • E' un genere di nicchia, quello fantascientifico, e questo romanzo lo rappresenta appieno. Infatti i luoghi, le situazioni vengono presentati come realmente esistenti e scientificamente possibili.
    Già dal titolo s'intravede il succo della trama: The Dreamer è il sogno per eccellenza, la fantascienza personificata. Perché? Perché il sogno, come la mente lo può immaginare, è una vera e propria realtà grigia, spoglia e priva del sogno stesso!
    È la tesi e l'antitesi di se stesso.
    Quindi, in un mondo privo di ogni forma di vita dove appena s'intravede una forma embrionale di società (e quindi di relazione fra gli esseri viventi) questa si trova a dover fare i conti con una realtà parallela, una rete, che è il punto di partenza e di arrivo di tutto il romanzo.
    I personaggi chiave sono quattro: il tenente Jack Buchinsky, un tipo burbero, restio ad ogni forma di tecnologia, che vuole restare fuori da questa realtà cibernetica e si accontenta di andare "ancora là fuori per le strade ormai deserte di New York a combattere il crimine vero"; il Tenente Rachel Monroe, che insieme a lui deve "indagare sul fenomeno che si è verificato quest'oggi nella rete internet mondiale"; il mafioso Hiroshi Tsunenaga, che vive in un Giappone completamente allagato, a Fugi City, dove "le popolazioni nipponiche sopravvivevano, sgomitando come pesci in una rete sempre più stretta" e un' imprenditore di Pretoria, Obike Ondimba, titolare di un'azienda e creatore, in parte, della rete iperlan dove avviene un "evento eccezionale" che coinvolge tutte le persone collegate in quel momento.
    I protagonisti si muovono quindi in questa realtà malata e contraddittoria per risolvere il problema creato nella rete. Ansia, colpi di scena e preoccupazioni al limite tra un thriller e un romanzo poliziesco, fanno da contorno ad una storia ambientata nel futuro come se questo fosse attuale, come fosse già entrato a far parte dell'essere umano (per trasformarsi), molto prima che accada.

    [... continua]

  • "Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio nelle torri. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nel portafogli, e i documenti negli archivi… Erano combustibile. Forse se vivessimo in una società senza carta… papà sarebbe ancora vivo.”
    Oskar Shell ha 9 anni ed una missione: cercare qualcosa che si apre con una chiave trovata in una busta dentro un vaso che ha acquistato suo padre (morto nell'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle). Sulla busta una sola parola: Black. Cosa aprirà mai quella chiave? Avrà a che fare con il sesto distretto di New York che è sparito perchè ha lasciato posto al Central Park? Sta di fatto che con il giovane Oskar in giro per le strade alla ricerca del suo tesoro, noi conosciamo la vera New York (quella dell'11 settembre con le stesse immagini che imperversavano a tormentone a tutti gli angoli delle strade, e quella che è stata e che è, dopo "il giorno più brutto").
    Assieme a quella di Oskar, un'altra figura afondamentale è quella del nonno: ha una storia unica, emotiva, muta (non parla ma scrive per comunicare sia con se stesso che con gli altri). Cosicchè la sua vita, da Dresda a New York, è un alternarsi di frasi e parole, a partire dal "Si" e dal "No" tatuati sui palmi delle mani: un monologo fatto di spazi bianchi e neri in cui si cerca la strada del coraggio di vivere, di ricordare, di dimenticare, di conoscere il nuovo e lasciare indietro il passato in un angolo di mondo. 
    Descrittive ed epistolari, le pagine di questo romanzo a tratti tolgono il fiato per la loro veridicità e a tratti sono semplici e genuine come la vita quotidiana di coloro che restano a guardare ciò che accade dentro e fuori dal cerchio dell'esistenza.

    [... continua]

  • La poesia non morirà mai. Ed è vero! Perchè Dante, Petrarca, Leopardi, D'Annunzio e molti altri scrivevano anche in versi?  Perché stavano male.
    Il loro disagio, come il nostro, è inconsciamente l'arrivo e il punto di partenza della più bella letteratura italiana che si conosca.
    Solo un uomo in pace con se stesso, non sentirebbe il bisogno di gridare in versi e rime il proprio malessere o la propria temporanea e apparente serenità.
    L’uomo non potrebbe più essere definito tale senza la poesia.
    E quella di Annunziata, di ungarettiana memoria, è testimone di questa sofferenza.
    Le liriche "Auschwitz", "Il soldato sul fiume", "Alberi d'inverno", "Spot", sono punti cardinali per mostrare l'orrore che ogni giorno la tv e la storia costantemente ci ricordano. La vita, a volte,  è percepita come tragedia, ma nelle cose intorno a noi c'è sempre un mistero da decifrare che va ricercato solo nella misura e nell'ordine delle cose stesse.
    E la risposta a tutto ciò la danno le strofe di "Rose" e di "Piove", così come "Primo pomeriggio" e "Aprile". Il tempo, si sa, passa e la nostra fragilità avanza ma lo sforzo di cogliere il mistero di bellezza nel mondo, per fortuna, resta.
    Ecco perchè la poesia non morirà mai.

    [... continua]

  • Il diavolo esiste? Sì! E risiede in Barbagia. Si chiama Paulu Anzones (noto come Muscadellu), un ricco ereditiero di fortune inimmaginabili, latifondista, imprenditore, sindaco e signore assoluto di Irìchines: insomma l'incarnazione del grado zero dell'umanità, che brama di possedere il Bastone dei miracoli (un oggetto che regala non solo una "buona morte", ma anche la facoltà di accumulare ricchezze).
    Il libro narra la storia di un pastore, Licurgo Caminera, appassionato della figura di Omero e delle sue opere, che dà ai suoi 12 figli i nomi di personaggi epici. Di questi, per varie vicende legate alla malattie infantili o ai "mali dell'anima" ne sopravvivono solo sei: Ulisse, Achille, Ercole, Elena, Penelope e Antigone.
    A loro, in punto di morte, non lascia un'eredità materiale, ma una fatta di parole ancestrali: sei buste in cui è contenuto, a pezzi, un racconto che di nascosto, egli ha scritto nella sua vita.
    Il compito dei figli, dopo la sua morte, è quello di leggerlo gli uni agli altri a turno, ad alta voce e così, rimetterlo in ordine: questo è l'unico modo (secondo il pastore) in cui può essere ricordato degnamente.
    E il diavolo? Che c'entra?
    Il lettore resterà a bocca aperta quando, insieme ai protagonisti di questa fiaba, aprirà con loro le sei buste...
    "Amicu meu, non fare così! Vieni ad accucciarti accanto a me!”

    [... continua]

  • Sesso uguale donna: attrazioni pericolose, perversi giochi di seduzione, incontri ad alta temperatura accompagnano le giornate dela protagonista della storia. E' un libro che si lascia leggere e sa offrire delle forti emozioni decisamente adatte agli amanti della letteratura erotica: ha  una trama abbastanza curata, scorrevole, intrigante, che mostra la mente della donna nel suo lucido bisogno carnale dell'atto sessuale in sè. La freschezza nella descrizione delle scene, la volgarità che stimola l'eccitazione, il vortice di atti sessuali ripetuti costantemente, sempre diversi, senza controllo, dove tutto è concesso, un esibizionismo estremo che diventa gioco sono gli ingredienti che fanno di questo uno dei romanzi più folli e piccanti che si potevano concepire. L'autrice ha dimostrato molto coraggio confrontandosi con questo tipo di letteratura e, nel suo insieme, è un lavoro ben riuscito perché tra le diverse avventure della protagonista, a far da padrone è sempre e solo una parola d'ordine: possedere l'altro senza tabù!

    [... continua]

  • Un cupcake è per sempre!
    Lo sapevate che se si scaglia un cupcake contro un muro, si ottiene il rumore di una testa che affonda in un cuscino? 
    Piccolo, glassato, fluffoso, ricoperto di frosting o decorato, sempre "in tiro" ben adornato dai pirottini colorati e intagliati, decorato con creme e zuccherini color pastello, caramelle, fiori, etc.
    Perfetto il pomeriggio con il thè ed il caffè, riesce sempre a strappare un sorriso, ma soprattutto sa come far emozionare i lettori. Realizzare il sogno di aprire una pasticceria (è questo l'obiettivo della protagonista, Leilani Trusdale) rende un romanzo dalla trama piuttosto comune, un delizioso passatempo adatto anche a chi torna stanco da lavoro. La trama è semplice, ripetitiva e poco originale ma è certamente fantasiosa: a nessuno era mai venuta in mente l'idea di rendere protagonisti dei dolci.
    E' il primo romanzo di una serie composta di quattro libri, in cui non mancano le ricette, alla fine, che preparano il lettore ad avere l'acquolina in bocca per coronare una lettura leggera che potrebbe addirittura considerarsi estiva.

    [... continua]

  • "Se capovolgi il mondo, lo specchio ti riflette". Suona così il ritornello di un pezzo dei Nomadi che meglio rappresenta il lavoro di Paolo Goglio. Il lettore è rapito dall'amichevole sorriso dell'anima dello scrittore, imprigionata in poche pagine. L'immagine si confonde in fili d’erba allineati in un prato smosso dal vento... I pensieri assomigliano ad una materia implosa e invadono le cellule attraverso percorsi invisibili ma riflessi... proprio come in uno specchio.
    Partono dalle viscere più buie e più profonde, passano per il cuore e arrivano alla gola: ti tolgono la parola o urlano parole mai pensate; sei sovrppensiero quando ti passano davanti agli occhi e, nel frattempo, dipingono paradisi inediti o devastazioni spettrali.
    Ci si riscopre spettatori e artefici del nostro essere e ci si sente padroni di tutto e di niente. Il saggio di Paolo Goglio è dedicato a tutti coloro che hanno voglia di un piccolo viaggio introspettivo alla ricerca di se. Una lettura scorrevole e piacevole che somiglia a una carezza sulla pelle, quando quel brivido, quel battito, una ferita o un fiore ci fanno percepire l’anima in cerca di un corpo in cui abitare... o un corpo che non trova la sua anima.

    [... continua]

  • Una grande confusione emotiva fa da sfondo alla "storia perfetta": Remo e Clara alla fine del loro lungo rapporto.
    Una storia d'amore che ha portato a investire nell'altro il proprio tempo e tanti sentimenti, emozioni, sogni. Una storia d'amore caratterizzata proprio dall'abbandonarsi all'altro, amarlo, nel senso più puro e disinteressato del termine o, più semplicemente, in modo completo.
    L'altro è il punto di riferimento: ma cosa succede quando viene a mancarci? Semplicemente ci manca! Ecco allora, sopraggiungere il senso di solitudine che nasce e cresce ogni giorno con prepotenza e si accompagna alla volontà di fare qualche passo indietro. Ci si chiede se è stata davvero la cosa giusta, se davvero l'altra persona, o noi stessi, non potevamo più dare niente all'altro.
    Ci facciamo del male ripensando a tutto quello che abbiamo passato perchè quando una storia d'amore finisce, spesso sono i bei ricordi a tornare alla mente (prima di quelli brutti) e, i bei ricordi si nutrono di nostalgia e di bisogno dell'altro.
    I ricordi sono preziosi, ma si dev'essere capaci di apprezzarli piuttosto che metterli da parte e, semmai, bisogna imparare dagli errori passati per essere capaci di aprirsi una nuova strada.
    Perchè allora parlare di "storia perfetta"?
    Perché la composizione della trama è perfetta, come quella di una fotografia al tramonto in cui il soggetto (Remo) è posto al bordo estremo della scena e, sulla verticale che regola profondità dello scatto, dà un ampio respiro all'intera immagine.
    La luce ed i caldi passaggi tonali allora diventano splendidi e carichi di significato e rispecchiano un sentimento profondo che parte dal cuore, caldo come l'ultimo abbraccio, dolce come il viso di un bambino, misterioso e infinito come la vita stessa.
    La poesia del momento è leggera come un tramonto d'estate e spontanea come l'amore. E tutto questo è riassunto dall'idea che quell'attimo è veramente perfetto, proprio perchè anche se breve, è eterno.

    [... continua]

  • Un calore che t'inonda.Un brivido freddo che ti attraversa. Con lei non s'invecchia. Sensazioni paradisiache. In realtà sei all'inferno.
    La prima volta non si scorda mai: una calma emozionata, un profondo rilassamento, una subdola euforia. La tensione del piacere sembra allungarsi all'infinito in un’assoluta soddisfazione senza ostacoli, senza pensieri, senza problemi.
    E' come fluttuare in una profondità liquida: un brivido assoluto, un apparente ed intimo equilibrio esistenziale. La vita funziona perfettamente. Ma è in quel preciso istante che è già cambiata. E per alcuni di loro per sempre.
    Bruno Panebarco in "Fedeli alla Roba" racconta tutto ciò.
    Bisogna assolutamente farsi, non per stare bene ma solo per non stare male.
    Tutta la giornata è regolata alla ricerca della roba, dei soldi, dello spacciatore, intervallata da feste, rave, scorribande su e giù per l'Italia e l'Europa...e poi l'avvento dei Prostitutes: Bruno, suo fratello Augusto e Giorgio, un'avventura musicale specchio dell'essere in quegli anni.
    Una storia dura, triste, in continuo movimento ma al tempo stesso, assolutamente immobile in cui il mezzo (l'ago) diventa il fine (la persecuzione). Il pensiero oscilla dalla paura angosciosa della carenza al sollievo del buco: non c'è nulla che conti di più.
    Si, qualcosa c'è: l'averne fatto parte, esserne sopravvissuti , raccontare tutto ciò e dare una risposta a se stessi sul perché della propria scelta.

    [... continua]

  • Una carrellata di personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento danno vita ad una versione unica e originale della vita di Gesù.
    Le loro singole voci, le opinioni smontano e rimontano la storia che tutto il popolo cristiano conosce: è così che i profeti, gli aspostoli, Maria e Giuseppe vincono il tempo.
    In apparenza, i monologhi di ognuno di essi, si presentano come tanti medaglioni separati, ma, andando avanti, prendono forma e si collocano all’interno di un organico percorso di lettura e di vita. Riscrivere un'opera religiosa (o meglio parte di essa), base storica, forte e predominante di un culto dotato di una specifica dottrina, dei dogmi, una morale e filosofia, non è mai un’operazione “neutra”: Inevitabilmente, seleziona sotto la pressione del messaggio quale hic et nunc sembra più opportuna da comunicare: gli aspetti del testo, per esempio, possono risultare, ad un’analisi storico-filologica-letterale-religiosa, forzati o parziali. Ma lo scrittore, riesce bene nel suo intento e, con grande rispetto per la figura carismatica di Gesù, ci racconta una storia che è anche una leggenda, che appartiene alla tradizione orale e scritta, e che mescola in maniera semplice e leggera il reale al meraviglioso.

    [... continua]

  • Secondo il mito orfico (tratto dalla leggenda di Orfeo che andò nel mondo dei morti per farsi ridare indietro la donna amata, Euridice e che l'avrebbe riavuta solo se non si fosse mai voltato a vederla durante il tragitto che conduceva dal mondo dei morti a quello dei vivi) si crede che l’anima sia di origine divina e che cada sulla terra imprigionata nel corpo a causa di una colpa originaria. Il suo fine ultimo è quello di ritornare alla patria celeste, suo luogo originario.
    PoesiAnima racconta la forma e la voce dell'anima. Nei versi dell'autore si ha l'impressione di vederla e di sentirla ogni giorno.
    L'anima ha la forma dell'albero davanti casa, del gatto della vicina, dei colli bolognesi, di una bambola Chancay, di un sasso, di una bambina, del mare.
    L'anima ha la forma di un quanto e dell'universo intero. La sua voce, quando inizia lunghi discorsi, parte dal canto degli uccelli e continua con il fruscio del vento per concludere con un assolo di musica rock.
    La forma e la voce dell'anima sono il mio e il tuo corpo, la mia e la tua voce, il mio e il tuo pensiero.
    Le poesie di Matteo Cotugno sono tutto ciò: un linguaggio sconosciuto e al tempo stesso familiare; una voce che sale da dentro, che inconsapevolmente affiora quando meno te lo aspetti e plasma la realtà al tuo sentire; un "do ut des" ebbro e sovraeccitato; una catarsi di fenomeni. Sono le nostre più intime sensazioni che diventano reinterpretabili, scomponibili e ricomponibili come in un puzzle, di cui conosciamo ogni sfumatura perché esse scavalcano i confini del non-detto.

    [... continua]

  • Ce la faranno due anime fatte l’una per l’altra, che si cercano eternamente a ritrovarsi in questa favola da mille e una notte?
    Bisogna leggerlo per scoprirlo.
    Lo spirito del nuovo romanzo di Aurora Prestini colpisce sin dalla copertina, in cui si raffigura un particolare di un quadro di Tintoretto esposto al Palazzo Ducale di Venezia.
    Venezia, la Serenissima, la Dominante, la Regina dell'Adriatico... Venezia, città della poesia, dell'amore, del mistero... Venezia greca, bizantina, cristiana e mussulmana che fa da sfondo alla storia di Astarte, una schiava cacciata da Gerusalemme che ha il compito di ricreare lì un Giardino delle Delizie, pieno di alberi i cui frutti sono in grado di donare sia la vita che la morte.
    La storia diventa ricca di vari personaggi: Shira (la Regina dell'Ibisco Nero); Nezia (figlia del mercante che la ospita); Marcello (fratello di Nezia e futuro marito di Astarte).
    E sarà proprio la figura di Nezia il motore portante di tutta la vicenda: è una ragazza particolare, diversa dalle altre, che porta con sè un segreto karmico, i cui effetti sono frutto delle azioni compiute nelle vite precedenti così come lo è il suo amore per il mare, cioè per Adrion (lo spirito del mare Adriatico).
    Il loro amore è eterno perché è nato con la stessa città di Venezia: città a cui Venere donò la bellezza (di cui l'omaggio in copertina), di cui Nezia fece parte sin dal suo grembo materno e di cui fu costretta a patire le pene in eterno per il suo amore per Adrion.

    [... continua]

  • Come altri suoi romanzi, anche il suo secondo è ambientato a Londra. Pubblicato nel 2002, vince il Jewish Quarterly Wingate Literary Prize un anno dopo.
    Tratta di una storia semplice: quella di un ragazzo, Alex-Li Tandem, un londinese un po' ebreo e un po' cinese, che compra e vende autografi per vivere.
    Obiettivo principale della sua collezione è un autografo rarissimo e introvabile di una leggendaria ed elusiva attrice degli anni '40 sparita dalle scene, Kitty Alexander.  Intorno al suo viaggio alla ricerca del Santo Graal (che da Londra lo porterà a New York), vi sono continui riferimenti alla cultura popolare dell’Occidente, molto cinema, molta musica, miti e personaggi antichi e moderni.
    É un romanzo giovane, intelligente, strano, che racconta di un personaggio triste e sgradevole ma non per questo meno interessante anche perché, all'interno della trama, vi è la storia di una grande amicizia tra lui e altri tre giovani ebrei.
    Non prevale una chiave di scrittura femminile o una troppo maschile e risulta geniale anche per la presenza della Cabala in tutta la prima parte (i capitoli sono divisi proprio da numeri cabalistici), mentre nella seconda sono presenti dei disegni zen, così come i giochi che l'autrice dissemina in tutto il romanzo.
    Consigliato per chi vuole qualcosa di diverso e non scontato.

    [... continua]

  • Bootshaven, è una cittadina a nord della Germania dove l’odore di mele è intenso e avvolge la casa e il giardino di Iris, bibliotecaria di Friburgo.
    Come ne Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, in cui il narratore che mangia una petite madeleine (dolce tipico francese), viene trasportato mentalmente nella sua infanzia, così l'odore del melo fa rivivere alla protagonista i ricordi della sua giovinezza.
    Iris perde la cugina Rosmarie in un incidente accaduto in quel giardino. E sarà proprio per questo evento che nel lettore si scatenerà un'improvvisa voglia di vivere, di apprezzare le piccole cose quotidiane, di liberarsi dalla rabbia, dai sensi di colpa per riscoprire un rapporto tutto nuovo con il dolore.
    Una scrittura delicata e in punta di piedi accompagna la trama: la stessa che parte da un passato lontano per arrivare a parlare di demenza senile.
    "Il corpo di Rosmarie si era rotto prima di potersi trasformare completamente. Le ragazze erano libellule, che passavano mesi e mesi in acqua, mangiando e compiendo diverse mute, finché un bel giorno, terminata la crescita, si arrampicano su una pianta per completare la metamorfosi e spiccare il volo. Anche Rosmarie aveva provato a volare. Ma non ci era riuscita."

    [... continua]

  • Eugenio Montale, in una critica a questo romanzo, lo ha definito «un miracolo che ognuno deve salutare con commozione». E in effetti lo è.
    Il Maestro e Margherita è una storia nella storia: due trame parallele che si accavallano nella narrazione. Una è ambientata nella Mosca staliniana degli anni '30 e  una nella Gerusalemme al tempo di Gesù.
    Entrambe le vicende si svolgono nell'arco di pochi giorni e si concludono di domenica. C'è un punto di possibile contatto tra le due, ma resta in dubbio: infatti, la storia a Gerusalemme comincia il 14 del mese di Nisan, il primo mese dopo la fuga dall'Egitto (che corrisponde al bimestre marzo-aprile) nel periodo della Pesach (Pasqua Ebraica); mentre la storia a Mosca si svolge interamente a maggio durante il periodo di plenilunio. Tuttavia, che la seconda storia si concluda la Domenica di Pasqua non è dichiarato dall'autore: l'unico accenno alla Pasqua si trova nell'epilogo, quando si racconta dell'inquietudine che pervade l'animo di uno dei protagonisti ogni anno nei giorni del plenilunio di primavera..
    Il romanzo è diviso in due libri: nel primo si racconta di come in una Mosca mal governata, arriva Satana nei panni di un individuo esperto di magia nera,Woland; parallelamente a ciò si sviluppa la seconda storia, ambientata a Gerusalemme, al tempo del procuratore romano Ponzio Pilato. Dapprima Woland racconta a Berlioz (entrambi i personaggi sono anche presenti a Mosca negli anni '30) di essere stato presente al processo di Gesù; poi, prosegue riportando direttamente alcune pagine del perduto romanzo del Maestro che si soffermano su ciò che accadde a Pilato nei giorni successivi al processo e la morte dello stesso Gesù.
    Nel secondo libro uscirà la figura di Margherita (identificata per alcuni aspetti come la moglie dello scrittore), una donna benestante che per ritrovare il suo amante perduto, uno scrittore deluso (il Maestro appunto) non esita a lasciare la sua confortevole vita borghese per vendere la sua anima a Satana, diventare una strega e partecipare come regina ad un gran Ballo di Satana, di cui la spettacolare descrizione di un turbinio di ballerine, musiche, animali e fiumi di folla .
    É un libro difficile da riassumere in poche righe perchè la trama è molto articolata e quasi fino a metà lettura ci si sente spaesati. Definito eretico (infatti è stato pubblicato dopo 27 anni dalla morte dell'autore, rinchiuso per lo stesso motivo in manicomio), allo stesso tempo è semplicemente geniale, surreale, grottesco e attuale nei temi. Ogni lettore ne rimarrà entusiasta.

    [... continua]

  • "Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi).
    Primo Levi e il lager, Primo Levi e l'inferno.
    Il viaggio verso Auschwitz è un viaggio verso l’inferno: il furgone che trasporta i prigionieri è simile alla barca che traghetta le anime dannate al di là del fiume Acheronte; il soldato tedesco che li sorveglia è Caronte che, invece di gridare "Guai a voi, anime prave..." gli intima di consegnargli denaro e orologi.
    Il viaggio attraverso l'inferno è appena iniziato e presto giungerà al termine, sul fondo, verso l'annullamento della dignità umana in cui l'uomo è ridotto a vivere in sofferenza e bisogno, senza possibilità di riscatto fisico e morale.
    Leggere il romanzo di Primo Levi vuol dire avere coscienza che la morte è l'unica compagna di viaggio di questa storia: il lager è la "casa dei morti" perchè in quel luogo, anche le basilari regole del vivere civile non hanno alcun valore.
    Le pene dei prigionieri somigliano a quelle vissute dalle anime infernali dantesche: i prigionieri spingono i massi come gli avari, stanno sotto la pioggia "fredda e greve" come i golosi o nella bufera che li molesta come i lussuriosi. Sono nudi per essere sottomessi e parlano tante lingue diverse anche solo per definire il pane.
    E l'unica voce, uguale per tutti, è la musica che si leva dagli altoparlanti e che li accompagna a morire quasi come se le pene a loro inflitte siano frutto di una punizione divina.
    L'antisemitismo tedesco in effetti è proprio questo: l'odio e il timore per l'acutezza intellettuale degli ebrei spinge a trattarli come bestie. E per dirla con Dante, anche la punizione di Ulisse è stata voluta da un Dio che non conosceva ma di cui ha sfidato la volontà, andando con la sua nave oltre le colonne d’Ercole: e in ciò che si ricorda il destino dei prigionieri ebrei, di coloro che hanno sfidato l’ordine fascista in Europa con la loro ferma e decisa opposizione.
     

    [... continua]

  • Un giorno Luca disse a se stesso: "Ora sono qui perché decido di prendermi profondamente la responsabilità di tutto quello che mi succede, di tuti coloro che mi tirano fuori una sofferenza che, in fondo, appartiene solo a me.
    Ora sono qui e non c'è niente di personale: ognuno mette in moto verso l'esterno le proprie cause interne. Perché dovrei lamentarmi? Ho scelto di essere qui, di percorrere la mia missione personale, e mi sento speciale solo per il semplice fatto di esistere perché il mio cuore e la mia compassione come atto di togliere sofferenza e dare felicità, sono grandi.
    Non posso mollare, non voglio mollare e lotterò affinché ognuno che incontro sulla mia strada possa essere incoraggiato dal racconto delle mie di difficoltà perché non c'è niente di personale: è la natura umana che è fatta così.
    E il legame che c'è tra il mio corpo e il mio spirito, sporcato costantemente dall'oscurità fondamentale che mi avvolge e appartiene, mi farà vedere la vita con occhi diversi.
    Il mio viaggio fuori e dentro di me è appena cominciato ed è grazie al mio perdermi per poi ritrovarmi che i miei piedi sono diventati fiori"

    [... continua]

  • E' una raccolta di venti novelle sulla figura di un manovale con problemi economici, ingenuo e sensibile allo stesso tempo, inventivo e interessato all'ambiente in cui vive, a tratti buffo e malinconico
    Il sottotitolo "Le stagioni in città" si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell'anno.
    Malgrado l'autore non ne dica il nome, la città descritta potrebbe essere Milano o molto più probabilmente Torino (dove Italo Calvino ha lavorato per molti anni).
    Comunque di qualsiasi città si tratti, essa è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico... e Marcovaldo ne è il cittadino per antonomasia.
    Anche la ditta Sbav, presso cui il manovale lavora, è la ditta per eccellenza: simbolo di tutte le ditte; ed è anche per questo che non si sa né cosa vi si produca né cosa vi si venda, tanto meno il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.
    Malgrado la morale che traspare da ognuna delle novelle, i temi di riflessione suggeriti dallo scrittore sono diversi e vertono principalmente sugli effetti alienanti del progresso; sui meccanismi di difesa e le scappatoie usate dall'uomo inetto; sulla disparità sociale proposta dal mondo capitalista e sui rapporti sociali e ecologici dettati dalla società moderna.
    Consigliato per gli adolescenti, è un tipo di lettura che non fa male neanche al lettore adulto che può ritrovare, nella figura di Marcovaldo, un pò della propria ingenuità fanciullesca.

    [... continua]

  • Pubblicato nel 1957, Il barone rampante, fa parte di quella che è stata definita, insieme ad altri due romanzi (Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente) una trilogia araldica.
    Il romanzo è ambientato in un paese immaginario della riviera ligure, Ombrosa. Il protagonista principale, il barone Cosimo Piovasco di Rondò, è un bambino che per un capriccio a tavola (un piatto di lumache che si rifiuta di mangiare) decide di salire su un albero del giardino di casa e di non scendere più.
    All'inizio le sue avventure si svolgono nel giardino di casa, poi nei boschi di Ombrosa. E' una vita piena di eventi: scorribande con i ladruncoli di frutta, relazioni amorose, giornate dedicate alla lettura, battute di caccia. Inoltre inizia ad intrattenere rapporti con Diderot, Rousseau, Bonaparte e lo zar di Russia; per cui se all'inizio della sua bizzarria egli rappresentava un motivo di vergogna per la famiglia (più di una volta era stato invitato a scendere e tornare a casa), alla fine ne diventa un vanto.
    Una lettura leggera e interessante, da un finale del tutto inaspettato. Il genio di Calvino svela la lucida follia di un normale essere umano che  conduce una vita diversa, cercando di mantenere fra sé e i propri simili una minima ma invalicabile distanza che gli permette di avere sempre il controllo della situazione.

    [... continua]

  • Un sabato sera come tanti al Deep Night. Due amici, Julien e Nicolas, chiacchierano tranquillamente mentre sorseggiano due birre. Si è fatto tardi, è ora di tornare a casa. Salgono sulla moto e vanno via. È Julien a guidarla. Ad un certo punto una luce abbagliante e poi il buio più nero.
    E’ la storia di un amicizia giusta e di una sbagliata, di un amore senza inizio e senza fine, di un dolore così grande che si fa strada nelle viscere del corpo e raggiunge la purezza dell’anima per divorarla senza pietà e senza tregua.
    Un ragazzo che vorrebbe che le proprie emozioni chiudessero i battenti almeno durante la notte… ma è proprio nel lasso di tempo in cui ci si addormenta per scivolare nell’incoscienza più totale, che prendono forma i mostri della mente; gli stessi che c’impediscono di intravedere anche solo la speranza di un futuro diverso senza essere schiacciati dagli errori del passato. Ed è nel buio più nero che l’essere umano è posto davanti alle sue scelte e fortunatamente riesce, nella maggior parte dei casi a respirare di nuovo la primavera, così come l’alba dopo la notte ritorna a sorgere.

    [... continua]

  • "Stabat Mater" è una preghiera in latino attribuita a Jacopone da Todi (XIII sec.).
    Lo scrittore, partendo da questa, narra la storia di una ragazzina chiusa in un orfanotrofio che non riesce a dormire la notte: si alza dal letto, cammina lungo i corridoi e si siede sulle scale; quando sente freddo si appoggia ad una parete che emana calore e scrive lettere ad una madre che non conosce e che non riesce neanche ad immaginare.
    In quelle ore, al buio, accadono cose straordinarie: Cecilia incontra una donna misteriosa dai capelli a forma di serpente. Di lei si fida e inizia a confidarsi.
    La sua nuova compagna le spiega il significato dei sentimenti e le fa mettere in dubbio ogni cosa. Allora nascono parole come note: le stesse prodotte dal suo violino che le daranno la libertà e un'identità di persona anche se da dietro una grata. E' importante che la musica esista, con tutte le forzature disarmoniche che ne derivano, perché è grazie a questa che Cecilia può sentirsi viva e non cadere nel baratro della follia, dettato dalla solitudine delle sue angosce.

    [... continua]

  • Candidato al Premio Strega 2011, la vera storia di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afgano, presumibilmente di 21 anni e che oggi vive a Torino, è raccontata da un giornalista de "La Stampa" che si occupa di disagio minorile e animazione culturale.
    Enaiatollah appartiene all'etnia hazara, disprezzata sia dai talebani che dai pashtun.
    Sua madre, che in Afghanistan non aveva nessuna possibilità di evitargli una fine disperata, decide di portarlo lontano. Così inizia il suo lungo viaggio attraverso il Pakistan, l'Iran, la Turchia, la Grecia e, infine, l'Italia, dove trova un lavoro, degli amici e una vita da vivere.
    Scritto in prima persona, narra l'odissea di questo giovane in fuga da un paese all'altro con dentro la costante paura di morire.
    E' il ritratto di tanti giovani che arrivano sulle sponde europee dalle zone di guerra africane: Enaiatollah riesce nel suo intento e conquista la liberta, ma quanti (come lui) sono invece morti asfissiati dai tubi di scarico nei doppifondi dei camion o assiderati sulle montagne che tentavano di attraversare o, ancora, fagocitati dalle onde del mare?
    La sua è una storia commovente, dedicata sia a chi ce l'ha fatta sia a coloro chi si sono addormentati nella speranza di poter vivere una vita dignitosa, senza dover più scappare dagli orrori delle guerre e delle dittature.

    [... continua]

  • "Cosa posso perdere, se decido di essere una prostituta per un po' di tempo? L'onore. La dignità. Il rispetto per me stessa. A ben pensare, non ho mai avuto nessuna di queste tre cose. Non ho chiesto io di nascere, non sono mai riuscita a farmi amare, ho sempre preso le decisioni sbagliate - ora sto lasciando che la vita decida per me".
    E' così che la pensa la protagonista della storia che ci racconta Coelho: una trama insolita e diversa, che non ha a che fare con l'atmosfera fiabesca degli altri scritti dell'autore e, dall'utilizzo di un linguaggio esplicito, catapulta il romanzo nella realtà quotidiana deIl'attività sessuale svolta dalle prostitute.
    Il sesso, infatti, è descritto senza "peli sulla lingua".
    L'esperienza della protagonista (Maria) nel campo della prostituzione funge da strumento di analisi dell' intero universo femminile in cui molte donne si identificano: dubbi, perplessità, sogni e desideri che nutrono tutte le donne.
    Coelho, comunque, non parla del sesso fine a se stesso, ma dà allo stesso un risvolto mistico, nel senso di unione totale e armonica con l'universo tramite i sensi, con un unico obiettivo da raggiungere: quello di comprendere il vero amore, un sentimento così intenso e profondo che non si può verbalizzare.
    ..."Ben poco ama colui che ancora può esprimere, a parole, quanto ami." (Dante)...

    [... continua]

  • Pubblicato nel 1831, è uno dei romanzi più famosi dello scrittore francese.
    La trama ruota attorno a tre personaggi: un fanatico e integralista arcidiacono (Frollo), una giovane zingara (Esmeralda) e un deforme campanaro (Quasimodo, detto anche il Gobbo di Notre Dame).
    Il romanzo inizia con una data importante per la vita parigina: 6 gennaio 1482, giorno della festa dei matti. Il popolo, infatti, si prepara a eleggere il "papa dei matti" cioè la faccia più brutta che diventi un vero e proprio re della folla.
    E' così che inizia la storia di un amore, tormentato, per il povero Quasimodo: egli è il classico personaggio mai amato che sa amare, con aspetto mostruoso e con l'anima di un angelo dannato. Indirettamente, infatti, rappresenta la figura dello scrittore stesso (così come avverrà con altri personaggi protagonisti di altre opere di Hugo).
    Il romanzo è diviso virtualmente in due parti: una è la vicenda in sè, in cui Hugo si concentra molto sui personaggi e sui comportamenti umani in generale; l'altra è una sorta di trattato descrittivo sull'architettura. Una nota di spicco è il capitolo "Ceci tuera cela" (Questo ucciderà quello)  in cui Hugo vede nell'architettura e nelle grandi costruzioni del passato, il primo linguaggio dell'uomo e, contemporaneamente, la fine dello stesso, con l'avvento della stampa (perchè il libro sarebbe diventato la forma espressiva degli uomini moderni). L'opera, così, diventa attuale perchè se lo scrittore fosse vissuto nel secolo successivo, avrebbe fatto le stesse considerazioni per l'uso smodato del mezzo televisivo ai nostri giorni (la tv ucciderà il libro!)

    [... continua]