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Poesie di Iris Vignola

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  • 18 aprile alle ore 15:01
    Eden sì perduto

    Dall'alito sorgivo,
    nasceva Adamo, su terra consacrata,
    dalla sua costola predetta s'innalzò Eva,
    appariscente, immacolata bellezza.
    Tra i lillà soggiacevan alla vita,
    prorompenti e innocenti le lor caste nudità.
    Compagni d'avventura ... o di sventura,
    per l'arbitrio di chi non avea pari alcuno.

    Silenzio in scaglie,
    negli anfratti del seno prescelto,
    fra costante rumor di fauna sibillina e flora abbarbicata,
    ch'odorava persino nei colori...
    Acqua adamantina, di purezza straripante.
    Quasi giardin del cielo,
    nell'Eden acquisito e primordiale;
    singolare riflesso d'eccelso Paradiso.

    Tra fronde verdeggianti e frutti sconosciuti,
    avean casa viscide serpi velenose;
    fra cosce candide di donna
    divenute esasperate,
    strisciava il vile ingannatore,
    scatenando qualcosa d'inconsueto,
    oltre alla percezione del pudore.
    E sangue infradiciaron le sue gambe.

    D'istinti d'altra specie esagitò Eva,
    ch'ignuda si sentì,
    fin a coprirsi con la foglia d'un tenero virgulto.
    Negata quella mela che porse al prediletto Adamo,
    che la seguì, privo d'obiezione.
    Ma s'oscuraron cirri su di loro, forgiando nubi di carbone,
    si coprì il cielo delle tinte della rabbia e d'impotenza,
    scatenatesi all'indegno tradimento.

    D'uno sguardo dissonante
    si vestiron i loro occhi
    già cacciati e maledetti,
    artefatte la bellezza e la purezza
    ai compagni di condanna e di dolore...
    Nel sospiro che dal petto s'immolava,
    s'arrancava il pentimento,
    valicando il confine di tal Eden sì perduto...
    e sì perfetto.

  • 18 aprile alle ore 15:00
    D'esser croce

    Piange il cielo,
    forgiando in perle trasparenti
    amare lacrime che scendono;
    sofferenza ineluttabile
    per l'onta dell'umana alienazione.
    Acquitrini misti a fiori,
    per mondar ferite antiche,
    ma tutt'ora sanguinanti,
    sulla carne trascendente
    di Colui che fu tradito e martoriato,
    poi reietto e crocifisso.
    Chiodi fomentati da peccati
    ne brandiscono l'aspetto,
    come inquietante arma;
    ribattuti di perpetuo da disparate mani,
    trafiggono altresì quel legno infradiciato, 
     d'amore e d'altrui macchie d'innocenza,
    ch'urla ancora, inascoltato da chiunque,
    tra il fragore silente della morte,
    rigettando, d'esser croce, la sua colpa.

  • 18 aprile alle ore 14:59
    Nel sussulto del tempo, resuscita ognora

    E s'ode un respiro, di tenebra chiuso,
    nel guado del tetro sepolcro,
    sospiro di sguardo profondo scintilla nel buio,
    risale alle labbra un gemito fioco,
    l'apogeo del triste calvario rigetta il sudario...
    Proviene dal lungo percorso d'abisso infinito,
    il Figlio dell'Uomo... Rampollo di Dio.

    Riprende il possesso del corpo smarrito...

    La morte s'inchina alla vita,
    getta scettro e corona,
    bistrattata sovrana del nulla.
    Rinnegata la veste sua oscura,
    pel desio d'esser Figlio ch'onora
    il Suo Padre, in ciò ch'era scritto già allora,
    pel desio d'incarnare l'amore... ancora... e ancora.

    Nel sussulto del tempo, resuscita ognora.

  • 18 aprile alle ore 14:58
    Nell'oro di corolla

    Osserva assorto,
    nell'apogeo di cotanta meraviglia,
    nell'oro di corolla
    che, fulgente, s'apre al sole,
    l'ardore del pittore per la Ninfa
    e ascolta, nell'impatto del silenzio,
    avvolto di ceruleo, sottratto al cielo,
    come a immaginar tinta del Paradiso,
    il vento, 
    ch'accarezza soavemente le ninfee,
    ancor piangendo, nel ricordo d'un rimpianto
    per quel ch'ea stato, un tempo mai scordato.

    Racchiude, lo stagno, il suo mistero immortalato,
    nel supplicar perdono da se stesso,
    nell'anelar conforto sconosciuto; 
    rivela la trama bisbigliata della storia 
    immers'ancora nell'ordito del ricordo,
    tra l'armonico inceder del dipinto
    e il geniale fluir di tal pennello.
    Pel suo sapiente tocco,
    la tela sibillina sconfina in un sussulto,
    assuefatta alla voglia di bellezza,
    nell'incanto d'ammirar se stessa,
    come suadente Ninfa testé abbagliata.

    Tra l'acque ristagnanti, ch'odorano di vita,
    tra tinte ch'allietan lo sguardo infervorato,
    e olezzi ch'inebrian 'l pretenzioso olfatto,
    rammenta, lo stagno desolato:
    sommersa come perla, di perle sì adornata, 
    a farsi ancor più ambita s'accingea la Ninfa,
    del raggio di Sole, perdutamente innamorata.
    Tesoro desiato le fu greve,
    per splender come stella tra le stelle,
    affiorante su quei petali di fiore,
    quali mani tramutate in corolle di ninfee,
    dacché 'l fango le fu veste, per l'eterno.

    E s'ode un mormorio celato, 
    tra l'espressione di ritocchi d'emozione
    e sfumature di smeraldo e lapislazzulo,
    nell'estasi sublime d'un tal capolavoro:
    un suggestivo canto librarsi dallo stagno,
    tremulo, com'a palesar screziate ali di farfalla; 
    intona un melodioso inno, sinfonico spartito,
    in sintonia col vento, 
    a richiamar l'amore della Ninfa per il Sole,
    alfin che non s'annienti un mero sentimento,
    trascendentale, 
    pur scritto sulla soglia d'infinito.

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:09
    Rimorsi

    Facile.
    Inaspettatamente,
    troppo facile.
    Più che rubare
    le caramelle
    a un bambino.
    Il suo amore
    era, dunque,
    così tenue?
    Donna arrendevole...
    incapace di lottare...
    Sono salva!
    Lui è solo mio!
    Gioirò.
    Griderò al vento.
    Danzerò alla luna.
    Dopotutto...
    ... ho vinto...
    Che cosa voglio,
    ancora?
    Tanto, 
    non mi basta?
    Malessere,
    nelle mie membra...
    Ombre nere,
    nella mia mente...
    sortite dall'inferno,
    la ottenebrano...
    Era così bella...
    Era così dolce...
    Creatura eterea,
    approdata,
    per errore, 
    sulla confusa Terra.
    Quanto male 
    perpetrato
    in nome dell'amore.
    Il dolore la consuma,
    fino a spegnerla,
    quale candela
    al calore della fiamma.
    Io... vincitrice...
    seppur
    un sapore amaro,
    di sconfitta,
    tormenti
    la mia bocca,
    quale veleno
    che brucia 
    le viscere 
    e la mente.
    Eccola...
    La sua veste nera...
    ... cade,
    come la sua vita
    e, quale bruco
    che si muta
    in farfalla,
    rivive
    a nuova Vita,
    in veste candida,
    per danzare 
    con gli Angeli.

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:09
    FOGLIE D'AUTUNNO

    IRIS VIGNOLA

    FOGLIE D'AUTUNNO

    Il vento sibila
    tra le fronde
    ormai ingiallite
    e sembra cantare
    un mesto canto funereo.
    Le foglie rinsecchite,
    agonizzanti,
    si staccano
    e piroettano
    in sua balia,
    come danzatrici su punte gessate
    e, come soavi cigni morenti,
    si lasciano cadere,
    ebbre e silenziose,
    vittime del Tempo Sovrano,
    mutevole e spietato,
    rassegnate alla fine,
    oramai non più così lontana.
    L'una accanto all'altra,
    sorelle 
    accomunate da un unico destino,
    attendono inermi
    di essere spazzate via
    da rami di saggina
    e arse.
    Ma il vento, 
    solitamente dispettoso,
    si muove a pietà, 
    per loro.
    Le sue raffiche improvvise
    le separano,
    le sparpagliano,
    le sollevano dal suolo
    quasi gelido,
    trasportandole in alto,
    sempre di più,
    in quel cielo vivido e azzurro 
    che, sopra di loro,
    appariva irraggiungibile.
    Ora non lo è più.
    Lassù respirano la libertà
    e svolazzano come farfalle
    dalle ali dorate,
    perdendosi lontano,
    lontane dalle lingue di fuoco 
    che le attendevano,
    malefiche.
    Dal loro inferno.
    Il loro viaggio sarà breve.
    Il vento, presto,
    smetterà di soffiare,
    strappandole dall'incanto
    per rituffarle nella realtà
    e, nuovamente, 
    danzeranno per un poco,
    fino a scivolare, dolcemente,
    chissà dove,
    ma, forse, 
    la morte, allora,
    diverrà più benevola.

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:07
    POESIA HORION ENKY-IRIS VIGNOLA

    HORION ENKY - IRIS VIGNOLA

    POESIA

    In una poesia ho scritto del nostro amore,
    l'ho decantato con le sublimi parole 
    che mi ha dettato il cuore.
    Rammento il tempo in cui invocai il Cielo, 
    con una supplichevole preghiera
    che, un Angelo, conducesse a me, 
    per dare un senso all'esistenza.
    Ora so che la mia supplica è stata esaudita, 
    dal momento che sei giunta a me, 
    donna della mia vita.
    L'amore mio, per te, è come il cielo, infinito e vero.
    Di passione, per te, sto vivendo, 
    donandoti il mio cuore, 
    cosicchè far nascere, di felicitá, un sorriso, 
    sul tuo amato viso.
    Un bacio, una carezza, immensa tenerezza,
    questa sará l'inestinguibile promessa della mia anima, 
    da adesso e per la vita.

    Un Angelo incitato, per grazia ricevuta, dal Cielo, 
    in quel febbraio sì triste e solitario.
    Un Angelo, a te, giunto non dalla Casa Eterna, 
    ma dalla Madre Terra, d'argentee ali, privo.
    Un Angelo estasiato da ciò che l'attendeva,
    che da un tuo solo sguardo, profondo e misterioso, 
    è stato affascinato e allor si è rivelato, di te, innamorato.
    Un Angelo che, per uno strano impulso, in te, amore mio, 
    subitamente ha creduto e, a te, così ha ceduto, 
    per la fiamma d'ardore, che fuoriusciva dal tuo cuore, 
    cosicché far tacere la sua sete d'amore.
    Non Angelo, ma donna, che è divenuta tua ben presto, 
    sfidando tutto il resto
    e, per questa svolta del destino, 
    in grado si è sentita di fare sua la tua vita.

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:04
    VORREI...VORREI UN PETALO DI ROSA, FARFALLA CARA

    IRIS VIGNOLA

    VORREI...VORREI UN PETALO DI ROSA, FARFALLA CARA

    Di corallo, ho le gote arrossate,
    di color della fiamma, i capelli.
    D'esser bella, sono certa,
    la mia pelle di ambra s'è tinta.
    Quel riflesso che brilla sull'acqua,
    emanando barlumi del sole,
    sta attirando, in maniera smodata,
    il mio sguardo curioso.
    Torno a galla sovente,
    a coprirmi di luce e calore.
    Nella notte che cala dal cielo,
    sullo scoglio m'adagio, all'invero,
    scrutando la luna che, quieta, m'osserva.
    nel contempo che m'asperge d'argento.
    Sono nata nel mare,
    provvista di coda, per cui non so camminare.
    Nel mio mondo acquoso e sommerso,
    ci son tanti fiori, seppur privi di odori.
    Oh, me tapina, 
    vorrei possedere la fortuna di volare.
    Beata te, dolce farfalla,
    dall'ali svolazzanti, d'iridescenti toni colorate.
    con cui posarti sopra ogni fiore,
    in modo da inebriarti del suo odore!
    Che sogno irraggiungibile!
    Se tu volessi però... lo potresti esaudire!
    Vorrei...vorrei un petalo di rosa, farfalla cara...
    se lo portassi tra le zampe,
    rosso, rosa, giallo o bianco,
    il colore non importa,
    affinché possa odorarne la fragranza.
    Se, di rosa, non t'è dato procurare,
    non ti devi preoccupare,
    m'accontenterò d'un altro fiore,
    come pegno della tua vera amicizia.

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:01
    EPPUR TI VOLLI

    IRIS VIGNOLA

    EPPUR TI VOLLI!

    Fantomatica fantasia,
    nel vederti e pensarti mio.
    Mi sentivo già circuita dalle braccia tue.
    Assaporavo, sulle labbra, un bacio ardente,
    astrusa sensazione,
    atta a travisare la realtà fatale,
    onde fuggir da solitudine opprimente.
    Niente, intorno.
    Non eri l'uomo mio!
    Neppure ti sfiorava la certezza ch'esistessi,
    in qualche posto!
    Trascendentale, era l'attesa che t'accorgessi
    dell'esistenza mia.
    Ma dubbia alquanto!
    Eppur ti volli!
    Ti volli, a discapito di tutto!
    Il mio destino, percepivo, che tu fossi,
    in quel subcosciente ch'appare mai cosciente,
    inconsapevole del potere proprio, occulto.
    M'avrebbe ingannato, anziché rivelar arcano,
    se non avessi osato,
    se carpito, dalla mente, non avessi un non so che.
    Il sesto senso?
    Ma osai, l'unica volta, probabilmente!
    Venni a te!
    E poi t'amai, 
    mio uomo della sorte,
    venisti a me come l'ape sul fiore,
    come rugiada sul petalo assetato,
    come farfalla, attirata dal colore.
    L'amor cantò il suo cantico sublime.
    Mio dolce presagio della mente,
    scrittore del mio cuore,
    dov'hai impresso il tuo nome.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:58
    PER SEMPRE, FU DETTO, UN TEMPO

    IRIS VIGNOLA

    “PER SEMPRE”, FU DETTO, UN TEMPO.

    Strano incontro,
    d'ermetici presagi, foriero,
    d'un taglio netto, l'arduo fautore,
    a sigillar la fine d'un amore per la vita.
    Alla deriva, tutto il resto.
    Inneggi alfin sfuggir a scheletri nascosti,
    ch'han, l'esistenza tua, dannato.
    “Per sempre”, fu detto, un tempo.
    Fuggevole “per sempre”, annientato dalle colpe.
    Bieco dileggio.
    Girone dell'inferno.
    Malevole la sorte, t'ha assoggettata.
    L'avresti rifiutata, infausta prigioniera.
    Gioie.
    Dolori... sì superiori.
    L'arbitrio è libero, ma non la forza.
    Per altri, non per te stessa, è stata usata.
    Rinunci...
    Al nulla...rassegnata.
    Destino gretto, s'è ravveduto, nel tuo sperare.
    In un solo momento...avviene il tutto.
    Dei dì trascorsi, appare scoglio spigoloso
    e impenitente
    ch'abbia a scontrarsi con l'infrangersi dell'onda d'un risveglio.
    Disgrego esasperato.
    Coraggio d'una scelta,
    nell'affrancarsi dal peso d'una croce.
    Tal fu passato, a gravar su spalle delicate.
    Interezza d'una mente fiera e ardita, 
    ch'ha mutato il suo tragitto, 
    nel conoscer il valore di se stessa.
    D'un uomo, certezza d'un amore.
    Magia dell'avvenire.
    Percepir l'amore per la vita, ancora e ancora.
    Strana è codesta, ch'ha a percuoterti sovente.
    Mai sa domarti,
    se, nel pensiero, sei vincente.
    Mai s'affondarti, se d'evitar l'onda furiosa,
    scorrendo sul crinale, t'appresti ad ingegnarti.
    Maestra di piegar, ma non ti spezza,
    se l'amor proprio si fa indomito e sagace.
    Urla, la mente, ch'è in te la forza innata.
    S'ha da esser usata e non impropriamente.
    Ricompor le ceneri e rinascer, mai s'attarda.
    S'adagia, la tenacia, fra le mani.
    S'ha d'essere colta, con saviezza e astuzia,
    all'uopo del tornar a viver con maggior destrezza.
     

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:54
    ALBORE D'AUTUNNO

    IRIS VIGNOLA

    ALBORE D'AUTUNNO

    All'albore d'autunno, sovviene il mio pensiero.
    Fragranza della terra, che l'acqua impregna,
    profumo e sapor di caldarrosta,
    olezzo esilarante di mosto testé ultimato.
    Colore intenso, sì caldo e sobrio,
    s'è alimentato, tra le piante, il morir d'estate,
    sovvengono a cader, mute foglie ingiallite,
    formando un manto, di cui, il terreno si sta coprendo.
    Il rosso, in cui lo sguardo s'é perduto, sospende il fiato,
    dello spettacolo suadente s'aggrada il cuore,
    cos'inclemente, impazza il vento, su fronde seminude
    e sulle foglie morte, spesso e mesto tappeto freddo.
    Scorre, il torrente rigoglioso, nel bosco ombroso,
    cantando e gorgheggiando, nel trasportar le acque
    che giocano, tra i sassi, a zampillare,
    di cui s'é alimentato, dapprima secco ed assetato.
    Uccelli canterini, col loro canto, salutano l'autunno,
    nell'emigrar a soleggiate terre,
    cercate per evader dal rigore,
    nell'attesa di tornare a costruire un nido nuovo. 

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:53
    FOLLIE D'AMANTI, DALL'ETERNO SAPORE

    IRIS VIGNOLA

    FOLLIE D'AMANTI, DALL'ETERNO SAPORE

    Evanescente, quel letto sospeso fra le stelle,
    ricoperto dal riverbero lunare.
    Trapunta impreziosita da diamanti.
    Etereo talamo per due amanti.
    Gemiti prolungati, nel scindersi in sospiri.
    Sussurri, che non guastino il silenzio della notte,
    fin'a divenir corali, nel cantico stellare.
    Un cantico d'amore.
    Un cantico di gioia, che s'elevi al firmamento.
    Discese e risalite, d'avvallamenti ignudi.
    Palpita, il cuore, con forza ardita e ritrovata.
    I semi del piacere han dato i frutti e ci han sorpresi.
    Noi, disillusi di non poter amare,
    tasselli con cui il fato gioca a puzzle molto spesso.
    Tepore, le membra attorcigliate,
    connubio indissoluto come petalo col fiore.
    Com'edera, al muro, abbarbicata, se no muore.
    Cotanto ardore, nelle nostre brame.
    Sterpaglia d'apatia ha preso fuoco,
    nel crepitio ancestrale del fuoco dell'amore.
    Sei qui...nel tuo sospiro nasce il mio respiro...
    Carezze lievi, baci appassionati.
    Due cuori uniti, vite che si son cercate.
    Follie d'amanti, dall'eterno sapore.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:50
    FRAMMENTI DI RICORDI

    IRIS VIGNOLA

    FRAMMENTI DI RICORDI

    Echi del passato rimbombano nel silenzio,
    frammenti di ricordi,
    racchiusi tra asticelle di legno stinte,
    dietro un vetro sottile e trasparente,
    che lascia trasparir sorrisi o sguardi cupi.
    Cornici trafitte da chiodi,
    su vecchie immagini talvolta scolorite,
    dove s'è fermato il tempo.
    Passato che ritorna a travolgere il presente,
    inchiodato nel pensiero,
    porzioni di momenti felici,
    rimpianti accantonati ai confini bui della mente,
    rimorsi abbandonati in quel passato, per dare ancora un senso al vivere.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:48
    AMOR RUBATO AL TEMPO E AL CASO

    IRIS VIGNOLA

    AMOR RUBATO AL TEMPO E AL CASO

    Rigagnoli d'umore, scrosciano.
    Letto d'un fiume in piena,
    acque straripanti, senz'argini e barriere.
    Spiaggia al tramonto,
    mare che s'increspa al divenir dell'onda.
    Fresca oasi dei miei deserti assolati,
    dove mi posso dissetare.
    Costante desiderio delle mie notti insonni,
    per non sentirmi smarrita e sola.
    Lenzuola umide d'amore,
    distese sulle stelle,
    ad asciugare al riverbero di luna.
    Infuocato, il sangue irrora la carne fattasi rovente,
    preda accondiscendente del potere dell'amore.
    Amor che, a grandi lettere, imprime il suo marchio
    indelebile sul cuore.
    Amor sovrano, che tutto vuole e prende, senza inganno.
    e sa donare, a piena mano.
    Amor rubato al tempo e al caso,
    come pensiero che pecca d'innocenza.
    Chiede clemenza per esser nato.
    Implora grazia per esistere tutt'ora.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:47
    VERRAI CON ME, MIO AMOR

    IRIS VIGNOLA

    VERRAI CON ME, MIO AMOR ...

    Verrai con me, mio amor, là dove nasce il sole,
    ti porterò con me, sulla Via dell'Amore,
    con te, mi fermerò ad ascoltare il mare,
    perdendoci, plagiati, nell'ostentato suo splendore.
    Verrò con te, sul tuo veliero antico,
    navigheremo uniti, sui mari dell'ignoto,
    al fine di scoprirne se esista di speranza.
    Con te, io volerò, come gabbiani, in alto,
    planando ad ali stese, sulle correnti d'aria,
    ridiscendendo al rifugio d'uno scoglio sicuro.
    Ci recheremo insieme nel cielo promettente,
    cosicché baciar la luna e far man bassa di stelle,
    in modo da donarle a chi non ha più sogni
    ed è senza pretese, per cui crede soltanto all'assoluto niente.
    Ci lasceremo andare, fra le braccia dell'Amore,
    ci affideremo a lui, affinché possa capire,
    ci condurrà senz'altro dove poterci amare.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:46
    RIMEMBRO ANCOR

    IRIS VIGNOLA

    RIMEMBRO ANCOR

    Rimembro ancor, delle campane a festa, rintocchi altisonanti,
    nel coral suono, richiamante gente, vestita a nuovo,
    nel giorno del riposo,
    fra case un poco fatiscenti, ma aperte all'anime di molti,
    di ognun che avea bisogno.
    L'umile vita sapea donar ancora all'infinito,
    sapea apportar conforto allo stentar del prossimo.
    Altri tempi ed altri sentimenti, ch'appaiono scomparsi.
    Il dì di festa tanto atteso, nella contrada amata, avea sapor diverso,
    di pacche sulle spalle e di sorrisi amici,
    di abbracci e baci e solidali pianti veri.
    Gruppetti nella piazza, a ravvivar le ore mattiniere.
    Le donne affaccendate, le tavole imbandite, gremite da parenti,
    ch'amavan condividere il desco saporito.
    Pietanze prelibate, alfine e non la solita minestra giornaliera,
    facean contenti i tanti astanti, riuniti al calor della famiglia intera.
    Riunirsi, nel desio d'un comune abbraccio.
    L'indifferenza non ne faceva parte, non si sapea che fosse,
    vocabolo talmente sconosciuto e atipico,
    ancor rimpianto, nel rimembrar quel tempo.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:45
    C'E' UN GALLO, NEL POLLAIO...

    IRIS VIGNOLA

    C'E' UN GALLO, NEL POLLAIO...

    Il cielo, nero a inchiostro, palesa una sorgente,
    la notte, partoriente, si prepara a scomparire,
    senza aprir le porte al sole.
    Nel dì, di poche ore, infuria un temporale,
    i cumuli son plumbei e sono gonfi,
    rovesciano un torrente straripante,
    fors'anche un fiume in piena, senza argini alle sponde.
    C'è un gallo, nel pollaio, che s'appresta, al quotidiano buon mattino,
    a dar la sveglia al vicinato ancor dormiente,
    tuttavia quel frastuono ha turbato assai l'udito suo
    ed il lampo, ch'ha squarciato testé il bosco,
    ha ferito, col bagliore, come scheggia, il suo occhio semiaperto.
    Era lesto, ier mattina ma, stamane...è ancor presto!
    La tempesta sta investendo tutto intorno,
    son canali, nel terreno, che si formano ad oltranza,
    sarà a letto, il contadino, rannicchiato nella coltre.
    Pensa il gallo, rigirandosi, nervoso:
    "Sono desto, ma assonnato, stamattina, forse il tempo?
    Che, son matto?
    Son sicuro: tutti dormono a quest'ora,
    ché la pioggia assicura il buon dormire, col suo scroscio incentivante.
    Ed io seguo la corrente della massa, stamattina faccio festa!
     

  • 09 agosto 2015 alle ore 18:16
    IN QUEL MORIR DEL GIORNO E NEL NASCER DELLA SERA

    IRIS VIGNOLA

    IN QUEL MORIR DEL GIORNO E NEL NASCER DELLA SERA

    Quieta e immane, la distesa d'acqua che s'offre al rimirare,
    s'è pregnata di pace, al fin dell'infuriar dell'uragano.
    S'è spento il vento, nel cogliere la brezza
    che sa come calmare l'onde, nella carezza lieve,
    placantesi dal fustigar gli anfratti e levigar le rocce,
    in quel morir del giorno e nascer della sera.
    Và, il tramonto, eclettico pittore, a tinteggiare,
    di toni caldi, nel magico splendor di tal momento,
    nel raccontare al vento l'amor suo per la notte nuda,
    in procinto d'arrivare, a portar il suggestivo incanto.
    Sa d'anelar che tutto sia pronto, al suo apparire.
    Luce solare, più tenue nell'aspetto, appare innaturale,
    nel natural disegno ornamentale
    del proscenio ricco di scenografia, d'inimitabile armonia.
    Il mare è stanco di far rumore,
    in simbiosi con il cielo, s'è striato di colori variegati.
    Carismatico, il suo fascino,
    vuol che s'oda solo il canto annunciante le sirene,
    in quell'aria fresca e mista di fragranze,
    come dolce serenata, per risacca.
    La battigia solitaria è silenziosa,
    mentre l'eco si riposa, nel sorprendersi silente.
    Sol garrito di gabbiano, sull'affusolato scoglio,
    per un attimo fugace e poi... il niente...
    Tutto tace, nell'ore ch'accompagnano l'amore,
    in quel morir del giorno e nel nascer della sera.

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:54
    CAVALLO SELVAGGIO

    IRIS VIGNOLA

    CAVALLO SELVAGGIO

    Selvaggio e libero,
    il suo galoppo impazza sulla rena bagnata,
    è l'unico suono che s'ode, oltre al sussurro del mare.
    Vistose impronte, dove la schiuma s'insinua,
    danno per certo che non stia volando,
    a sguardo estraneo che lo stia rimirando.
    Folta criniera e coda saettante,
    della salsedine, han preso l'odore,
    mentre il cavallo sfiora le onde,
    in quel suo correre ardito e sfrenato;
    schizzato a tratti il suo lucido manto,
    dall'irriverente acqua salata.
    Un galoppar senza precisa meta,
    in quel tramonto pregnato d'immenso
    pazzo destriero in lotta col tempo,
    dalla beltá di un dio vigoroso
    e del colore d'un demone truce.
    Superba visione d'uno sguardo sì fiero,
    d'un portamento regale e altero,
    nell'animale scattante, pressoché surreale,
    volta a intonar un cantico al mare.
    Un inno alla natura, in quell'atmosfera
    a metá tra fantastica e reale.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:52
    STANZA AD ORE

    IRIS VIGNOLA

    STANZA AD ORE

    Con le dita delineo la curva delle labbra tue, accompagnandole dove s'uniscono;
    con la punta della lingua le accarezzo,
    suggendone il dolcissimo nettare.
    Ingorda della bocca dal sapore prelibato.
    Il respiro si fa corto.
    Lingue che guizzano ruotando, ritraendosi e tornandosi a cercare,
    in un gioco stimolante i sensi.
    Uno ad uno, slacci i bottoni della mia camicetta, mostrando i seni.
    Poi lo sguardo cade...
    Lenzuola linde di bucato, stanno lì, ben stirate,
    sopra un letto anonimo e intriso di storie,
    pronte ad esser stropicciate da corpi in cerca di piacere.
    Se potessero parlare...
    Quante volte han visto gente rotolarsi fra di esse,
    per colmare quella voglia di sfrenato sesso e di null'altro,
    magari con qualcuno sconosciuto.
    Troppe volte s'è sdraiato chi ha comprato falso sentimento,
    cosicchè vivere un incontro assurdamente squallido e diverso,
    rifugiandosi tra bieche braccia amorose,
    di prostitute, in vuoti amplessi fugaci.
    Letto intatto, seppur sfregiato
    dal tradimento d'incalliti mentitori
    o dal falso pudore di viziose, in vesti virginali.
    Coppe in vetro, in bella mostra
    e, nel ghiaccio, bollicine.
    Siamo noi...che ci amiamo ed urlare lo vorremmo, amanti innamorati.
    Non ha senso d'esser qui, in questa stanza ad ore,
    non ha senso per noi che aneliamo, respiriamo, viviamo del nostro amore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:49
    POLICROMATICHE FARFALLE

    IRIS VIGNOLA

    POLICROMATICHE FARFALLE

    Policromatiche farfalle,
    in quell'ora del levarsi dell'aurora,
    allo spuntar del sole, s'apprestano a volare,
    nell'aria intiepidita da soave primavera,
    poggiandosi leggere sul calice dei fiori,
    per suggere il nettare succoso,
    dagli dei ambito, sul mitologico Olimpo.
    Di fiore in fiore, balzando ad ali stese,
    di colori variopinte, su corolle dischiuse,
    anch'esse di mirabili tinte.
    Profumo lieve l'olfatto investe,
    beltá prorompente la vista riempie,
    reale quadro, meraviglia del creato,
    bea il passante, nell'istante in cui lo osserva
    e si satura di esso,
    nel profondo dello spirito un pò spento.
    Volano e danzano, policromatiche farfalle,
    fino al calar del sole, quando al tramonto,
    di porpora arricchito,
    s'accingono al riposo, attendendo il nuovo giorno.
    onde riapparire a rallegrar lo sguardo.
    Levarmi in volo, immersa nel mio sogno,
    come farfalla tra farfalle,
    baciata da primavera in fiore,
    nel mentre apro l'ali iridescenti,
    vorticando nell'eterea danza lieve,
    al suono della musica degli Angeli.
    Scortata dai venti,
    mi sollevo nel blu del cielo,
    fin dove nasce il sole,
    avanti scendere su un fiore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:41
    PROFUMO DI PRIMAVERA

    IRIS VIGNOLA

    PROFUMO DI PRIMAVERA

    Un melodico canto,
    di soave usignolo,
    sui rami accovacciato,
    dal mio dormiveglia,
    dolcemente, mi risveglia,
    nell'alba profumata,
    da angelica Primavera,
    testé arrivata...
    Laboriose api,
    di pregiato polline, golose,
    in corolle dischiuse,
    di fiore in fiore, balzanti,
    mi appaion davanti...
    Strabilianti ali,
    di aggraziate farfalle,
    tra alberi, di pesco, in fiore
    lo sguardo mio, allietano,
    rallegrando l'umore...
    Petali di Iris,
    dai variopinti colori,
    nel mio giardino,
    disseminato di fiori...
    Petali di rose,
    appena sbocciate,
    su lunghi steli,
    con spine appuntite,
    a cui
    fresche gocce di rugiada,
    come iridescenti,
    preziosi cristalli,
    fulgida aurora, ha donato
    e, su cui, gentilmente, ha posato...
    Inebriante fragranza,
    attraverso il mio olfatto,
    di mera delizia, mi sovrasta,
    giungendo in fondo,
    a catturare l'anima
    e ricondurla, per mano,
    a quell'epoca beata,
    di un tempo, ormai lontano,
    di fausti giorni all'aperto,
    d'infantili giochi, empiti,
    tra profumi di campestri fiori,
    al pari del corpo, tenero e sottile,
    riscaldati,
    dai primi bagliori
    del tenue sole di aprile.
    Leggiadra, arrivi,
    sulle ali del vento,
    che, per amor tuo, si fa brezza
    e, cavalier cortese,
    l'effluvio tuo, diffonde,
    nell'aria che attendeva,
    smaniosa, il tuo ritorno,
    acciocché, la gioia, assaporare,
    di cui, immantinente, omaggiare
    Madre Natura, ancora nel sonno,
    innanzi risvegliare...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:39
    ANCORA...ANCORA...

    IRIS VIGNOLA

    ANCORA...ANCORA...

    "Ancora...ancora...
    perché io da quella sera
    non ho fatto più l'amore senza te...
    E non me ne frega niente senza te...
    Anche se incontrassi un Angelo direi
    non mi fai volare in alto quanto lui"...
    Sola...
    Nodo alla gola...
    e lo sregolato cuore,
    che urla di dolore,
    ogni giorno, ad ogni ora...
    Privo di lacrime, oramai,
    il mio pianto...
    E ancora...
    mi lascio trascinare
    finanche coinvolgere, dissennatamente,
    dall'onda travolgente,
    che, rompendo gli argini,
    si ripercuote nella mente,
    delle melodiose note congiunte
    ai poetici versi fomentanti
    lo strazio dell'anima mia,
    che, in vesti mendicanti,
    oltrepassa, del tempo, i meandri,
    affinché tornare
    ad infuocati momenti,
    d'intensa intesa,
    degli sconvolti sensi
    che si perdevano
    e, dal mondo, si estraniavano,
    storditi da appassionati baci
    ed intime carezze,
    strappati alla realtà,
    per divenir sbalzati
    nell'indescrivibile atmosfera
    degli irruenti amplessi,
    nella fusione ancestrale
    dettata dal viscerale amore,
    al momento, da tempo, perduto,
    tuttavia mai dimenticato,
    che, dannatamente,
    fa soffrire il cuore in tumulto,
    che chiede ancora...ancora...
    tutt'ora...
    ma, questa volta, per sempre...
    solamente...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:37
    QUANDO POTRO'

    IRIS VIGNOLA

    QUANDO POTRO'

    Quando, la mia, potrò posare,
    sulla bocca tua,
    dolce magnete,
    che il mio pensiero,
    nonché i sensi miei,
    calamita ed incatena,
    smaniosa di trarne il sapore
    di sicura delizia,
    che scateni l'ardore
    del desiderio fervente
    che sento nascere
    ed in me, crescere, esondante...
    Quando potrò, il mio sguardo, tuffare
    nella profondità dei tuoi occhi
    che, come turchini abissi marini,
    inesorabilmente, lo avvincono
    e lo incantano,
    con prorompente malia,
    senza alcuna via di scampo...
    Quando stringermi, a te, potrò
    facendo il corpo mio, sinuoso,
    aderire al tuo, maschio e voglioso
    e, da eccitante ebbrezza, estasiata,
    da immemorabile tempo,
    non più avvertita,
    quasi da essere dimenticata...
    Quando potrò, a te, donare
    totalmente, me stessa,
    per ritrovar la donna,
    in me, racchiusa,
    sotto carezze, delle mani tue,
    sapienti e bramose,
    che donano e prendono,
    nel solito momento...
    Quando potrò, all'orecchio tuo,
    proferire, d'amor, parole,
    che, in mormorii, s'addentrano,
    fino al cuore, approdare
    ed all'anima tua, giuliva
    che, compiacendosi, si eleva,
    prendendo la mia, per mano
    per, dolcemente, sussurrarle:
    amore mio...ti amo...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:35
    RAMINGO SPETTRO

    IRIS VIGNOLA

    RAMINGO SPETTRO

    Scialbe nuvole...
    su questo cielo che non ha più colore...
    e, sotto di esse,
    acqua incolore...
    nel mare che, del ciel, è il liquido riflesso...
    Prati discinti...
    a valle, da cui sono svaniti i toni variopinti...
    e laggiù...
    triste arcobaleno...
    su cui l'iridescente luce si è affievolita...
    al pari della mia anima opaca...
    soggiogata dal peso della vita
    di solitudine...carente dell'amore
    che, con la sua forza,
    riacceso, avrebbe il cuore
    nonché lo sguardo
    che i colori, intorno a sé,
    avrebbe riscoperto...
    di cui nutrir lo spirito...
    divenuto, ognor, ramingo spettro...