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Poesie di Iris Vignola

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  • 02 agosto 2015 alle ore 18:04
    LUNARE TRIADE DI DEE ANTICHE

    IRIS VIGNOLA

    LUNARE TRIADE DI DEE ANTICHE

    Caduche foglie, disposte a spirale,
    sui rami penduli del salice piangente,
    che si riflette nello specchio lacustre,
    a rispecchiar le lunghe fronde,
    agognanti del vivido calor solare.
    Scendono a terra l'innumerevoli braccia legnose,
    acciocché sposare l'acqua dell'acquitrino stagnante.
    Pare soffrire, malinconica e maestosa mole,
    per la sua vita breve,
    all'imbrunire della notte che è in attesa di arrivare
    a disperder la pur flebile luce crepuscolare,
    che ancor s'avvede, nel suo errare vagabondo,
    scendendo sulla folta chioma
    del salice che piange,
    dacché porger conforto,
    col suo profondo abbraccio, che circondarlo intende.
    Altresì baciato dal chiarore della luna,
    appare insostituibile cornice
    d'un paesaggio fiabesco,
    a rammentar mitologica credenza
    che sia lì a dar vita alla lunare triade di Dee antiche.
    Splendido manto ornamentale, di verde tinteggiato,
    dal portamento che pare pianger lacrime amare,
    nel generar ombra,
    nella fugace ombra appropriante della luce,
    nel consueto, sempiterno epilogo del giorno,
    nel qual cercar riposo alla stanca vista,
    ch'ha amato saturarsi d'una bellezza armonica ed infinita.
    avanti cedere al rigenerante sonno,
    per aver modo di vivere nel sogno.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:02
    SPASMODICA ATTESA

    IRIS VIGNOLA

    SPASMODICA ATTESA

    Ansiosa attesa di te,
    tra le rose del mio balcone,
    sospiro e spero
    che tu non tardi ad arrivare.
    Ne aspiro le fragranze, dolcemente,
    a deliziar l'olfatto e catturar la mente,
    ne colmo gli occhi, bramosi dei variopinti colori,
    a sollazzar lo spirito fremente.
    Intanto scruto il tuo giungere,
    inoltrandomi, fin dove arriva il mio sguardo,
    nell'orizzonte, dove il firmamento va ad accarezzare il mare.
    E mi perdo nel sognare ad occhi aperti,
    fuga, a me consona, dal reale,
    giacché ricercar la fantasia perennemente accesa,
    in cui addentrarmi per realizzar quei sogni,
    talvolta pressoché irreali.
    Quand'ecco la mia mente riaffiorare al presente,
    vedendoti arrivare, notando il tuo solare sorriso,
    mio amore, mio angolo di Paradiso,
    mio sogno realizzato,
    che vieni a dissipare la mia spasmodica attesa,
    col tuo sapermi amare.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:01
    LA FORZA DELLA VITA

    IRIS VIGNOLA

    LA FORZA DELLA VITA

    Restano i silenzi, a farti compagnia,
    nel momento in cui tutto sembra andato.
    Nessun ideale è rimasto,
    lungo un percorso di noia e di stenti,
    da quando stai barattando l'esistenza,
    in cambio di quell'odiosa sostanza,
    che fa di te uno schiavo assuefatto,
    che si trascina nel tunnel dell'inferno,
    fatto di tenebra,
    oscurante la tua mente confusa e farneticante,
    fuori della realtá,
    ma sita in una miserabile parvenza di vita.
    Inerme burattino, manovrato da altri,
    che su di te han fatto conto,
    che ti saresti perso.
    Se solo riuscissi, dal tunnel, ad uscire,
    per guardare il sole e sentirne il calore,
    scrutare il cielo ed odorare un fiore,
    come eri solito fare
    quando, bambino, t'accingevi a giocare.
    Se tu capissi che, in questo frangente,
    avrai, nelle mani, null'altro che il niente,
    preda innocente d'una triste sorte,
    che t'ha condannato e, ben presto,
    si concluderá nelle grinfie della morte.
    Se ti guardassi un istante allo specchio,
    oltrepassando colui che vedi riflesso,
    cercando, in quello sguardo spento,
    lo spirito incerto, occultato dentro...
    Forse, proprio in quel momento,
    scopriresti, infinita, la forza della vita,
    che, in te, è nascosta, ma non andata persa...
    Ed ora sta sfiorando le tue dita...
    Allor potresti, a lei, aggrapparti,
    con la rabbia ed il tormento,
    per dire basta, all'esistenza senza senso.
    Riscopriresti quell'energia che ti lega,
    al di lá d'ogni altra cosa,
    a voler proseguire e ricercare, in te,
    quel piccolo bimbo che amava sognare
    e, tanto, sperava in un mondo migliore.
    Tu lo sai che non è ancora finita,
    poichè, finchè vivrai,
    avrai, con te, la forza della vita,
    che ti sussurra, intenerita:
    "Guarda ancora quanta vita c'è".
    E per questo ti dico:
    "Verrei all'inferno con te,
    se sol potesse servire a darti forza
    per tornare a riscoprire il senso di vivere
    e ricondurti al Paradiso,
    figlio mio, mio amore infinito!"

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:56
    TUNNEL SILENZIOSO

    IRIS VIGNOLA

    TUNNEL SILENZIOSO

    Silenzio, nei sentieri della mente,
    in cui gl'impenetrabili pensieri,
    vanno disperdendosi nel niente,
    giacchè evitar d'escogitar risposte,
    al farneticare occulto e insano
    che, del muto pensiero,
    amante di mutarsi in parole,
    in lamenti, in gridi d'aiuto,
    non ha nulla a che vedere...
    ...e restano solamente i silenzi.
    In vicoli bui e angusti, ti sposti, ciondolante fardello
    d'una vita di noia e stenti,
    in perenne attesa d'un essere vigliacco,
    burattinaio infame dell'esistenze altrui,
    inermi burattini, svenditori di se stessi,
    in cambio d'artefatte dosi,
    che arrechino parvenza di vivere
    e non di sopravvivere.
    Ore e minuti volano a tua insaputa,
    nel mesto fare niente, in un'ansiosa attesa,
    impaziente d'annoverare un altro buco,
    affinché tu possa rimanere
    nel tunnel silenzioso e
    oscuro, ricolmo dei tuoi fantasmi e delle tue paure,
    vincolanti l'anima tua e la mente,
    per mezzo d'invisibili catene, pur non indivisibili,
    che spezzare potresti,
    se trovassi il coraggio di cercare pace
    e d'uscire finalmente alla radiosa luce.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:55
    QUANTO...

    IRIS VIGNOLA

    QUANTO...

    Quanto delle favole è rimasto nei bambini d'allora,
    che amavano ascoltarle, a bocca aperta,
    attraverso le flemmatiche parole della nonna loro.
    Quanto dei giochi infantili, all'aria aperta,
    perpetrati nei cortili,
    dove smisero di credere alle favole,
    divenendo adolescenti
    e cercando i sentimenti ed un diverso piacere,
    scoprendo la propria identitá nell'amare.
    Quanto sta perdendo chi non ha vissuto quel tempo,
    degli improvvisati nascondigli
    e dei segreti,
    condivisi strettamente con alcuni amici,
    dei festini, in cui incontrare il primo amore,
    della crescita interiore ed individuale,
    lontana dall'odierna educazione sessuale,
    in etá consona, essenziale,
    ma non quella predisposta agli albori della vita,
    da chi cerca d'insegnare anatomia dell'altrui sesso all'asilo.
    Quanto toglie loro, a mio avviso,
    nel mentre sta lì a guardare,
    pensando d'agire per il meglio,
    negando ai piccoli l'esperienza di scoprirlo
    in modo personale e naturale,
    solamente crescendo,
    come madre natura vuole.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:54
    RIFUGIARSI NEL PECCATO

    IRIS VIGNOLA

    RIFUGIARSI NEL PECCATO

    Ardore, come fuoco nelle vene,
    sublime estasi d'un bacio appassionato
    e di un abbraccio senza fine,
    incontro rubato a un giorno infinito e vuoto.
    Voglia di stare insieme,
    per rifugiarsi nel peccato,
    quale sinonimo d'amore,
    quando lo spirito è preda del desio
    d'appartenere all'altro.
    Amarsi all'ombra del pretesto,
    sviando veritiera luce,
    porsi in connubio con l'ignoto,
    tetra condanna abissale
    che, maleficamente e malamente,
    osar scindere pretende due corpi,
    di cui le anime, in simbiosi indelebile
    paiono inver unica e indivisibile.
    Speranza divenuta audacia,
    affinché non abbia da esister dubbio alcuno
    che l'amore si proclami vincitore,
    non cedendo al timor d'un passo errato.
    Battaglia antica tra bene e male che fa pensare.
    Perennemente insonni ad aspettar consiglio dalla notte,
    anteponendo pia coscienza al proprio io,
    riflettere se rinunciar a questo amore vero,
    di cui nutrirci per sentirci vivi,
    sia bene... o anzi male,
    se fosse d'uopo soccombere al dover, quale martirio infame,
    barattando l'inestimabile diritto a rispettar se stessi.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:43
    DALL'ALTO DELLA GROTTA, SCORGEVO IL MARE

    IRIS VIGNOLA

    DALL'ALTO DELLA GROTTA, SCORGEVO IL MARE

    Quella fragranza pregna di salmastro,
    portata dal vento,
    racchiudente l'odore del mare,
    in un ricordo, fra i tanti,
    che sopravvive allo scorrere implacabile del tempo.
    Satura, la grotta, di quel profumo ineguagliabile ed intenso,
    accarezzante il piccolo mio olfatto,
    nel mentre calcavo, incerta,
    gradini un po' sconnessi, scavati nella roccia,
    per mano di chi amavo,
    onde approdare alla turchina distesa salata
    che, giá, m'attirava e che, lentamente, s'avvicinava.
    Dall'alto della grotta, scorgevo il mare.
    Si faceva imponente l'effluvio dell'onde
    fustiganti gli scogli bruniti,
    che riuscivano a frenare l'impetuoso ardire,
    verso un fazzoletto di sassi e anfratti,
    tra gl'impervi e scoscesi dirupi
    che si tuffavano fino al fondale.
    Rumoroso, quel moto ondoso,
    di cui l'eco, che ancor odo,
    se pensiero mi riporta,
    rimbombante nella conca
    e maggiormente fragoroso nella grotta,
    risuonava nel mio esile orecchio di bambina
    che s'accingea a bagnar tenere membra,
    saltellando, come pazza, tra l'abbondante spuma bianca,
    sui sassi, senza provar un minimo dolore.
    felice d'esser lì, ancora al mare.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:41
    NEL SILENZIO DEL DESERTO

    NEL SILENZIO DEL DESERTO

    Dune infuocate d'un assolato tempo,
    sto calpestando con piedi stanchi,
    lasciando orme ad inseguirne altre.
    Mare di polvere, del nulla, creatrice,
    sollevata dal vento, mi prende in spirale,
    assalir mi vuole a smorzare il respiro,
    sperduta nel silenzio che mi sta circondando,
    torno, penosamente, al punto di partenza.
    Reietta solitudine foriera d'illusioni...
    Tendo l'orecchio...nessun suono...solo silenzio!
    Per un sussurro baratterei il mondo,
    ma odo solo il mio, affaticato e roco,
    Sospiro, a mostrarsi urlo, in quella dannata quiete,
    morente nell'arida gola
    che, all'inverso, oserebbe annientare
    quel drammatico silenzio del deserto,
    se fiato avesse, da poter vendere...
    Mi trascino, lacere le scarpe,
    sull'avara sabbia che non sa offrir ristoro,
    niente di niente, nel desolato mare di polvere brulla,
    dove solamente il nulla germoglia.
    Le labbra secche e riarse dal sole,
    abbagliata dal forte calore, scruto lontano,
    d'acqua assetata, nonché di vita,
    verso quell'oasi che sta comparendo,
    nell'aere che pare ondulare e brillare,
    smaniando fresco zampillo per potermi dissetare,
    quando scompare, palese, bieco miraggio,
    ad unir la sete all'oltraggio!
    Crollo, il viso in alto, attendendo la nera falce...
    Nubi, nel cielo, che sta assistendo al triste atto
    della pagina finale,
    il deserto, impietoso, non dà scampo,
    né concede un altro giorno,
    per sperare e pregare in un miracolo,
    affinché Dio, di me, s'accorga,
    intanto che sorvola, il deserto, col Suo sguardo.
    Spero...spero...e ancora spero
    che un Angelo mi invii a pormi aiuto
    ma, se questo deve esser mio destino,
    che la morte sia pietosa e faccia presto.
    Che odo? Si tratta d'un altro raggiro della mente sofferente?
    Volgo lo sguardo,
    all'orizzonte, suoni lontani,
    noto un puntino che s'appropinqua,
    pare un cammello che, il deserto, stia solcando,
    magari un Angelo ch'ha preso forma di beduino.
    Mi lascio andare ad un sospiro.
    Forse il mio libro non è all'epilogo.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:39
    AVREI VOLUTO ESSERE REGINA

    IRIS VIGNOLA

    AVREI VOLUTO ESSERE REGINA

    Foglie di leccio,
    sottili pezzetti di legno infilati dentro,
    fino a far corona da porre sul capo,
    ad incoronar la regina.
    Un regno per un giorno.
    Sotto il castello che predomina ancora la collina,
    dove avrei voluto essere regina,
    in un'epoca lontana,
    con vestiti ampi, ornati di preziosi ed oro.
    Sogno bambino, nella mente bambina.
    La corte intorno, onorava la sovrana,
    adornata da collana e bracciali di foglie,
    con carrube per merenda, dal sapor di cioccolato.
    Ma il sole se ne andava e il collegio ci aspettava.
    Lì cadeva la corona, le collane ed i bracciali,
    a tornar legni e foglie, calpestati sul terreno...
    piccoli passi che fuggivano dal sogno,
    che s'abbarbicava in quel frondoso bosco.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:37
    CARAMELLE SUL SENTIERO

    IRIS VIGNOLA

    CARAMELLE SUL SENTIERO

    Piedini calcavano lo sterrato sentiero,
    usciti poco innanzi da letti immacolati,
    con il viso ancor assonnato,
    ma ordinatamente disposti in fila indiana,
    a due a due, a seguir compagni
    di cui lo sguardo ricercava i nani,
    intanto che la voce conosciuta raccontava.
    Catapultati in una fiaba!
    S'inerpicava fra la natura verdeggiante,
    solcava il ponte del vispo torrentello,
    scendeva e risaliva, a volte impervio,
    a volte pianeggiante, dolce sentiero,
    disseminato da svariate caramelle,
    di cui riempir le tasche tristi e vuote.
    Tavolinetti e sedioline, nella radura silenziosa
    che il vociare esuberante sconquassava.
    Vuote! I nani ci avevan preceduti,
    gettando a destra e a manca,
    poi s'eran riposati, pochi istanti,
    poiché eran già fuggiti per donde eran venuti.
    Mistero mai risolto il loro arrivo.
    Sicuramente amor, per i bambini,
    se amavano tornar di tanto in tanto,
    per sparger caramelle sul sentiero,
    in modo da immaginar molti sorrisi,
    quei nani birichini e imprevedibili.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:35
    DIVENIAM FUSCELLI

    IRIS VIGNOLA

    DIVENIAM FUSCELLI

    In questo mare d'intemperie che è la vita,
    diveniam fuscelli, sbattuti in un fragoroso moto ondoso,
    composto da gioie e da tormenti,
    abbandonati sugli scogli d'ansiose incognite,
    a cui non ha d'appartener risposta,
    d'inquietudini occultate, mascherate da sorrisi
    atti a negarle, cedendole all'oblio.
    Impastati d'emozioni, sensazioni, rimorsi, rimpianti
    per ciò che è stato,
    creature umane perfette ed imperfette nel contempo,
    somiglianti a Dio, per volere Suo.
    Giovinezza derubata troppo presto
    e timor per quel che è da venire.
    Damocle ancor punta la sua spada sulla testa.
    Fragile natura che s'affanna ad esser forte,
    quando il vento contrario spira con furia e veemenza,
    disseminando dolore.
    Sottrae, la vita, più di quanto ha dato
    ma, non paga, s'accinge a defraudare il senso
    dell'enigmatica esistenza che ha parvenza di bellezza,
    celando il male oscuro, sempre pronto a comparire,
    sotto forme accattivanti,
    in questo strano mondo, creato per amore,
    dentro cui infidamente sguazzano inganni, falsità, ipocrisie,
    oscenità, omicidi, sete di potere. Guerre fratricide.
    Perso il rispetto, per sé e per l'altro,
    che rimane a far, d'un corpo e sangue umano,
    un vero uomo che possa aver orgoglio di se stesso?

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:34
    T'INNAMORERAI

    IRIS VIGNOLA

    T'INNAMORERAI

    T'innamorerai di me
    appena mi vedrai,
    sono talmente certa,
    che lo farai.
    T'innamorerai di me
    perché la tua anima
    è già unita alla mia,
    in una fusione totale,
    da cui è ormai
    impossibile scappare.
    T'innamorerai di me
    poiché ti sento dentro,
    come, viceversa,
    anch'io lo sono,
    all'interno del tuo cuore,
    dove ho occupato il posto,
    che reclamava amore.
    T'innamorerai di me
    per un destino strano,
    che mi ha portato a te,
    a tenderti la mano,
    quando, solo per caso,
    ho notato, tra tanti,
    il tuo viso,
    che, assorto e triste,
    s'è impresso nei miei occhi
    e finanche nel mio cuore,
    che legato è a te, per sempre,
    mio inaspettato amore.
    T'innamorerai di me
    e non potrai più farne a meno...
    idem è per me,
    che giâ lo so
    che, di te, m'innamorerò.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:32
    SPIRITO DELL'INCOMPRENSIONE

    IRIS VIGNOLA

    SPIRITO DELL'INCOMPRENSIONE

    Spirito dell'incomprensione,
    esci dall'ombre nascoste della mente,
    per appropriartene,
    creando il vento del silenzio
    insinuandoti altresì ad usurpare il cuore.
    Incombi sull'incredule certezze.
    Portano, le raffiche sferzanti,
    aliti di delusioni, forgianti dubbi,
    sotto la bianca coltre di gelo,
    che al di sotto, appare nera,
    dove germogliano disillusioni e umiliazioni,
    radicantisi nella terra dei perchè
    e delle giustificazioni.
    L'amore anela il perdono,
    in questo olocausto che lo vorrebbe far svanire.
    Forse il vento di speranza saprá aspettare
    per divenir fautore del disgelo,
    annientando il nero,
    dacchè portar colore
    e ricacciar l"ignobile spirito dell'incomprensione,
    ingabbiandolo nel buio della mente,
    fino a farlo morire.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:30
    UNA PREGHIERA PER TE

    IRIS VIGNOLA

    UNA PREGHIERA PER TE

    Non so dove tu sia,
    Immaginarti posso in una dimensione spirituale e astrale,
    in cui sei stato proiettato in un secondo,
    in quest'esistenza che forse t'aveva offeso e tormentato,
    reso schiavo d'un vivere introverso,
    in cui nascondevi segreti e timori antichi,
    sopiti ma mai dimenticati,
    pronti a farsi vivi a darti scacco matto,
    carpendoti la forza ineluttabile
    quale corazza e scudo,
    a difesa d'assalti dell'inumano fato.
    Disarmato, non potesti vincer battaglie,
    nè sottrarti al richiamo della mortal falce
    agognata in parte,
    seppur t'incutesse paura.
    Non so dove tu sia,
    l'anima tua ha spezzato quei lucchetti
    di catene carceriere della mente,
    immaginarti voglio sereno e sorridente,
    in pace con te stesso, tuo acerrimo nemico.
    Una preghiera per te,
    la muta voce scandisce verso il Cielo,
    breve sia la tua via per la luce,
    lastricata di bene e di perdono.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:29
    PIOGGIA DI LUCE

    IRIS VIGNOLA

    PIOGGIA DI LUCE

    L'eclettica luna,
    che apparve quella sera sulla scena,
    a ravvivar, della sua casa, il tetto tenebroso,
    con un alone misterioso, pervaso di luce argentata,
    originata dall'oro dell'astro solare,
    irrorava chiunque la stesse a guardare.
    Scrutavano, i due mici innamorati,
    statue pulsanti sotto la cascata scintillante
    di pioggia di luce adamantina,
    scrutavano, abbagliati dall'enigma della luna,
    rapente e fantomatica come mai nessuna prima.
    Fulgidi brillanti, le falene svolazzanti,
    sotto il freddo chiaror di cui l'ali s'erano appropriate,
    dacché, non più grige, apparir scintillanti,
    in una danza strabiliante, su nell'aria profumata.
    Silente eco, nella notte, del silenzio,
    neppure il vento generava rumore,
    tra le fronde dell'albero in fiore,
    attardandosi, giacché non alterare
    l'incantesimo presente, sotto la pioggia di luce lunare.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:29
    ERO CON TE

    IRIS VIGNOLA

    ERO CON TE

    Nello splendore mattutino di quella fine maggio,
    c'incontrammo e incrociammo il nostro sguardo.
    Poi ci amammo, come naufraghi dispersi tra marosi,
    burattini appesi a fili,
    dimenati senza sosta nelle acque invereconde
    dell'oceano smisurato della malasorte,
    che s'aggrappano a vicenda dacché rimanere a galla,
    avanti d'avvistar sicuro approdo da cui trarre conforto.
    Carnale conclusione naturale
    d'un amor spirituale ch'era nato.
    Ti guardavo e mi guardavi,
    nel silenzio sol gli sguardi raccontavano di noi,
    nel reciproco desio di rivelarci fino in fondo,
    mera realtà, poco prima, solo un sogno.
    Ti bramavo e mi bramavi,
    nello sfiorar l'altrui corpo seminudo,
    nell'alitar reciproco, esalato a fior di labbra,
    nei baci e negli abbracci circondanti,
    nel mentre il tempo scivolava come sabbia.
    E poi ancor la chioma scura appoggiata alla tua spalla,
    in quell'attesa che correva via impietosa,
    sensazione di mera tenerezza improvvisa,
    scopristi in te, con grande meraviglia.
    Mi allontanai da te, inevitabilmente troppo presto,
    intanto che, col gesto, mi donavi il cuore...
    Ero con te, fino a che s'avvide il calar del sole,
    nel giorno che tendeva all'imbrunire,
    onorando la notte nel cupo suo avanzare,
    scomparendo in essa, come atto d'amore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:28
    NON POTREI, SENZA DI TE

    IRIS VIGNOLA

    NON POTREI, SENZA DI TE

    Non potrei, senza di te,
    volare nel nostro mondo della fantasia,
    dove tutto è concesso
    in quella casa in cui sono completamente tua
    e tu sei mio,
    in eterna simbiosi composta da mistero e da malia.
    La nostra casa, priva d'usci e di finestre,
    di soffitti e pavimenti,
    tinteggiata del colore ceruleo del cielo sereno,
    con le stelle nel giardino e la luna sul tetto fittizio.
    Non potrei, senza di te,
    addentrarmi nel sogno più irreale,
    nel quale mi prendi per la mano,
    acciocché sottrarmi al buio che m'assale
    e, alla luce splendente, condurmi,
    scovando il nascondiglio degl'infranti desideri,
    giacché riassembrarli e, indietro, riportarli,
    a chi, sconfortato, li aveva smarriti.
    Non potrei, senza di te,
    percepire d'esser sempre viva, sul sentiero dell'esistenza,
    che ancor non è finita,
    pregna d'amore, padrona della vita,
    felice d'esser donna, sognante d'essere tua sposa,
    sfuggendo la realtá d'una quotidianitá avvilente,
    ricercando quel mondo incantato che pare inesistente
    ma che, inver, appare sorprendente,
    in cui tutto non sia dato per scontato
    e favorisca il sapor della conquista
    ed il piacere d'esser conquistato.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:26
    MI PERDO A IMMAGINAR QUEL SOGNO

    IRIS VIGNOLA

    MI PERDO A IMMAGINAR QUEL SOGNO

    Amore mio lontano,
    compagna del silenzio, mi scorgo a immaginar d'interpretar, per te,
    l'insuperabile canzone,
    mai scritta e mai cantata in ogni tempo e in ogni dove,
    modulando con gorgheggi d'usignolo quel canto sì tanto celestiale
    che orecchio umano mai s'onorò d'udire,
    sul sinfonico spartito d'un arpista alato,
    sapiente nel produrre eccelse note, dal suo strumento testé accordato.
    Altresì m'accorgo di provare il desiderio audace
    di comporre, per te, leggiadre frasi, d'amore concepite,
    nel testo che mi sta dettando il cuore,
    che imprimere vorrei nell'esaltante pensiero o nell'indimenticabile poesia,.
    mai scritti prima da esimia mente umana di poeta o di scrittore.
    Al fin mi perdo a immaginar quel sogno di cui si nutre il cuore,
    una parvenza di vita alternativa dove potersi rifugiare,
    sopraffatti dall'insidie giornaliere che minano l'amore,
    nel nostro mondo, senza pecche e senza inganni,
    che ci appartiene ogni giorno,
    al giungere dell'ombra ispiratrice che ci sa riunire
    e tenerci con sé, nel nostro sogno, avanti lo spuntar del sole.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:25
    DOVE I DESIDERI SI MIMETIZZANO NEL BUIO

    IRIS VIGNOLA

    DOVE I DESIDERI SI MIMETIZZANO NEL BUIO

    Al di là dei sogni,
    nel misterioso anfratto dove i desideri si mimetizzano nel buio,
    confondendosi fra veri e falsi,
    onde non essere scovati e disorientar la sorte,
    dacché non abbia intrinseco potere affinché vanificarli,
    rimanendo pertanto inalterati,
    fino ai momenti adatti ad uscire allo scoperto
    per esser, con veemenza, realizzati,
    esiste l'accorato desio comune, in fremente attesa,
    deciso a sopravvivere allo stremo,
    sollecitato dall'energia vitale della mente nostra
    e dalla passione fervente dei cuori spasimanti.
    Nutrito dallo spirito d'entrambi, cullato come un bimbo,
    che geme e piange acciocché esser preso tra le braccia e amato,
    in modo da crescer forte,
    protetto dallo scudo del coraggio e, della verità, armato.
    Desideroso, il desiderio nostro, d'essere in grado di spiccare il volo,
    vestendosi di libertà d'amare e, mai, di smetter di sognare,
    ornandosi di fiori, al fine d'essere fragrante e ricco di vividi colori
    da offrire all'anime smaniose, in costante comunione,
    dacché viver quel tempo che rimane, sulla terrestre dimensione,
    prima di varcar l'eterna soglia ultraterrena,
    ch'abbia finalmente a sublimar l'indivisibile, mera unione.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:24
    PORTAMI CON TE

    IRIS VIGNOLA

    PORTAMI CON TE

    Portami con te, fin dove nasce il sole,
    lungo strade lastricate di poesia,
    laddove potremo sfiorare l'orizzonte,
    soffermandoci quel tanto per scambiarci un bacio ed un abbraccio,
    con speme di reale magia.
    Portami con te, ti seguirò lontano,
    camminando per sentieri alternativi,
    cogliendo selvatiche rose profumate,
    su stelo ignudo delle spine.
    Non più sangue grondante da ferite inflitte,
    ci terremo per la mano.
    Navigheremo sulle tranquille onde,
    seguendo rotte suggerite dalle stelle,
    mi condurrai ad esplorar terre nascoste
    ed io verrò con te, senza indugiare, amore.
    Portami con te
    ed io ti porteró con me,
    seguendo il nostro cuore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:23
    MINUTO SEME ASSAI SPAURITO

    IRIS VIGNOLA

    MINUTO SEME ASSAI SPAURITO

    In un ameno giardino straripante di fiori e di colori,
    i semi eran soliti lasciare i loro nidi,
    nell'appropriato tempo,
    per scorrazzar in giro, a cercar lidi lontani,
    in giardini o in campi soleggiati,
    per divenir futuri fiori profumati,
    attendendo lo spirar d'un refolo di vento
    che desse l'agiatezza di porsi sulle ali
    e d'esser soavemente trasportati.
    Curiosi e lieti eran quei giovani semi.
    Solo un minuto seme assai spaurito
    staccarsi non osava dalla mamma fiore,
    nel materno abbraccio, si rifugiava atterrito,
    della corolla sicura,
    troppo era il timore di volar per "non so dove!"
    Puntuale, il manto della notte coprì anche il giardino.
    Nel buio, un lieve sussurrar s'udiva,
    del raccontar del fiore al suo piccino,
    del magico mistero del tramutar se stesso,
    in corolla variegata, pistilli e lungo stelo.
    Compiacente, la brezza, scortante l'alba chiara,
    il semino, esortò a salir sulle sue braccia
    e ad allontanarsi, un po' rassicurato, dalla mamma,
    alfin d'andare incontro al suo futuro,
    senza temerlo, come pure il volo.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:21
    MANCATO RISPETTO

    IRIS VIGNOLA

    MANCATO RISPETTO

    Si narra sempre del sesso maschile,
    di taluni tipi che imperversano, adulando ed adescando,
    in privato, su questa realtà virtuale.
    Che dire di donne infantili
    che postano cuori in messaggi adulanti ad uomini palesemente impegnati,
    per un tornaconto indiscusso o per altre ragioni che non hanno senso?
    Son conscie del mancato rispetto verso altre persone?
    Cosa del tutto normale, in questo mondo irreale?
    Penso che neppure i bambini all'asilo
    farebbero meglio del loro agire abbietto.
    Mi fanno pena, dacchè reputo l'intelligenza della loro mente
    pari ad un seme del più minuscolo frutto esistente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:21
    FRAGILE

    IRIS VIGNOLA

    FRAGILE

    Fragile creatura disarmata,
    abbandonata sul bordo d'una strada,
    legata e lasciata trapassare all'altra vita,
    agonizzante tra atroci sofferenze,
    da chi non sa che cosa sia l'amore
    e neppur significato di pietà,
    non uomo, né tantomeno animale,
    ma bestia infernale, scaturita dagli inferi,
    a cui dovrebbe, al più presto, far ritorno.
    Fragile e delirante, senza risposta alle tue domande,
    per qual motivo questo infame abbandono?
    Avrai pensato che male avevi fatto, per meritarlo,
    avrai cercato, intorno a te, lo sguardo che adoravi,
    tuttavia senza alcun risultato,
    sola, nell'assoluta solitudine, avrai sicuramente pianto;
    nel doloroso silenzio, non è stato udito,
    o forse la brutale, umana indifferenza, ha prevalso,
    abbandonandoti per la seconda volta,
    inerme e marchiata come carne da macello,
    per finire in pasto ai vermi,
    condannata assurdamente per avere troppo amato
    l'orrenda belva che il fato ti aveva posto accanto,
    a cui il mio impietoso pensiero dedica la tua solita sorte,
    di finire, solo e abbandonato, fra le braccia della morte.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:20
    RESPIRO IL BUIO

    IRIS VIGNOLA

    RESPIRO IL BUIO

    Sopraggiunta, la notte, col suo funereo manto,...
    mi sta braccando, togliendomi la luce,
    intende di coprirmi, dacché donar calore,
    premurosa, ancestrale, nera madre.
    Nel mio costante inspirare ed espirare,
    respiro il buio, il figlio suo diletto,
    mio amante oscuro, che di lasciarmi, non vuol sentirsi dire,
    l'abbraccio suo m'avvolge, inver teneramente.
    Brillar, di stelle, testé opalescente,
    nel mentre che mi prende, per ore, assiduamente,
    vero compagno fino all'istante dell'origine del giorno;
    corroborante l'aria, nell'albore or or nascente,
    in cui, di scomparire, sa d'esser consapevole,
    conscio altresì di far ritorno, al perpetuo tramontar del dì
    e all'avanzar dell'ombre, fra le materne braccia,
    perpetuando, all'infinito, l'antico rito arcano.
    Solenne, l'assurgere del solare astro, avvia la celestiale danza,
    dal monte verso il mare, asperge l'oro del bagliore,
    salendo all'apice, per poi volgere al calare.
    La notte è lì, silente, morbidamente ammantellata,
    impaziente l'attesa di troneggiar sul mondo,
    il buio, rampollo bruno e impenitente.
    sa cingermi nel modo suo, totale, come mai nessuno.
    Nel solitario talamo innocente,
    percepisco l'esalar del suo, nel mio respiro,
    fedele all'apparir, sa ricondurmi all'anelato sonno,
    schiudendomi le porte blindate dell'inconscio.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:19
    UOMO...ANGELO

    IRIS VIGNOLA

    UOMO.. ANGELO

    Frullar d'ali, odono i miei sensi attenti,
    sentor d'incanto, istante in cui il tempo s'è sospeso.
    Scrutar, lo sguardo mio, di fascino carpito,
    intanto che le labbra restan mute,
    d'ogni qual suono serrato nella gola,
    nello scorgere te, trascendentale creatura soave,
    uomo... Angelo o chiunqu'altro tu sia,
    d'importar non ha alcun senso,
    giacché hai, or or, rapito l'anima mia.
    Rivelar intendo l'entità del mio pensiero,
    seppur svelato sia, all'immane potere,
    di te, lettor della mia mente,
    aperta, alla tua vista, come pagina d'un testo.
    Mister, t'appare, la profondità del sentimento
    che sgorga, come acqua zampillante, dal mio cuore.
    Immerger vorrei l'ali tue, nel mio amore,
    cosicché rivestirle interamente,
    in modo da poterti, in perpetuo, accompagnare
    e non perire mai, immutato, a discapito del tempo,
    divenir fors'anche eterno, s'eterno tu sarai.