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Poesie di Iris Vignola

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  • 02 agosto 2015 alle ore 16:20
    UN COLPO DI SPUGNA

    IRIS VIGNOLA

    UN COLPO DI SPUGNA

    Un colpo di spugna per cancellare il passato,
    pregno d'un desolante vissuto,
    come fosse, la vita, una lavagna gessata,
    pronta ad esser levigata.
    Ombre tentacolari s'insinuano, annidandosi, come serpenti,
    proiettate dai meandri del tempo,
    trasformando la realtá,
    per rinnegare ciò che è adesso.
    Tarlo, ogni abbietto pensiero
    corrodente la mente,
    che sospinge il cuore verso il baratro della sofferenza
    e, di conseguenza, dell'agognata indifferenza.
    Peccati altrui dimenticati,
    bensì non mondati,
    che nulla hanno a che fare col presente,
    all'inverso, ancor lo intaccano,
    gettando l'anima in un assurdo dolore,
    insensato ad esistere,
    reprimendo le ragioni del cuore.
    Saggia coscienza, non vuol subire,
    la vita ancora immenso amore può elargire...
    e, per questo, non s'arrende, guerriera imperitura.
    Un colpo di spugna e ciò che è deleterio del passato,
    all'istante, deve scomparire,
    giacché la vita possa esser incoronata a vincitrice.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:16
    ...E RUMOREGGIA IL SILENZIO

    IRIS VIGNOLA

    ...E RUMOREGGIA IL SILENZIO

    Scorre placido il fiume sonnolento,
    tutto intorno predomina il silenzio
    e s'insinua, lieve, un canto in crescendo,
    che narra antiche storie di passione e d'amore,
    raccontate dal vento, rubate al tempo,
    che l'aveva nascoste nel fondo dell'oblio.
    Si desta il fiume, incitato dal canto del vento,
    rumoreggiante ed impetuoso, s'accinge a divenire,
    tormentando le scoscese rocce,
    per finir fra gli anfratti asciutti
    e la sabbiosa sponda lambire.
    La nenia soffusa s'inoltra tra i rami,
    scuotendo le foglie e soffiando sui nidi,
    gli uccelli cinguettano un melodico, corale accompagnamento.
    S'acquieta alfine il canto e s'allontana il vento,
    le fronde ancor smaniose s'apprestano al riposo
    e il coro cinguettante or tace, silenzioso.
    Scorre tranquillo il fiume, assopitosi all'istante nel suo letto,
    il rumore testé appare rispettoso, apprestandosi a svanire di soppiatto.
    La natura intorno tace...e rumoreggia il silenzio.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:15
    LA BEFANA

    IRIS VIGNOLA

    LA BEFANA

    Sulla vecchia scopa di saggina,
    s'aggira in cielo, la vecchina,
    in questa notte dell'avvento,
    esplora tutto il firmamento.
    Non c'è alcun essere vivente
    che sappia dir donde ne viene,
    con la solita misera e rappezzata veste,
    le scarpe maggiormente rotte
    e, sulle spalle, quel sacco grande
    e, di balocchi, traboccante.
    Al fin s'inoltra giù dal camino
    della dimora d'ogni piccino,
    recando un gioco e la calza in dono.
    Lesta, l'appende, d'ogni colore
    ed all'istante, guardinga, scompare,
    saettando via, fino al conseguimento
    del suo lavoro, aiutata dal vento,
    in un'assidua lotta col tempo,
    facendo sì d'arrecare gioia e sorriso
    ad ogni piccolo e tenero viso.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:12
    AVREI VOLUTO...

    IRIS VIGNOLA

    AVREI VOLUTO...

    Avrei voluto vederTi
    pascolare
    le umane greggi
    e
    camminare
    sull'acqua sospeso,
    mio Signore...
    Avrei voluto ascoltare
    la regale voce
    parlare di pace
    e
    dispensare Amore,
    mio Signore...
    Avrei voluto toccare,
    con trepidante mano,
    l'esile Tua
    e i venerabili piedi,
    che solcavano
    il mondo,
    mio Signore...
    Avrei voluto seguirTi
    ovunque Tu andassi,
    nell'errante cammino
    e
    non domandarmi mai
    dove mi avrebbe portato,
    mio Signore...
    Avrei voluto strappare
    l'empia frusta,
    del sangue Tuo grondante,
    dalle blasfeme mani
    e
    non permetterle mai
    di lacerare
    la trascendente Tua carne,
    mio Signore...
    Avrei voluto evitare
    l'orrendo Tuo supplizio,
    lungo la Via
    e,
    con Te,
    dividere
    l'immane aggravio
    dell'infame Croce,
    mio Signore...
    Avrei voluto togliere
    dall'indegna Corona,
    le trafiggenti spine,
    una ad una
    e
    il Divino sangue,
    dal Sacrosanto Capo
    mondare,
    mio Signore...
    Avrei voluto divellere
    i sacrileghi chiodi
    che, alla Croce,
    ti avvinghiavano
    e
    trucidare
    gli scellerati Tuoi carnefici,
    che, all'inverso Tu,
    hai perdonato,
    mio Signore...
    Avrei voluto piangere
    mentre invocavi
    il Celeste Tuo Padre
    ed
    esalavi
    l'ultimo Tuo respiro,
    rimettendo a Lui
    lo Spirito,
    mio Signore...
    Avrei voluto esserci
    quando,
    tra le materne braccia,
    fosti cullato e,
    il Corpo Tuo,
    martoriato,
    da oli profumati,
    unto,
    mio Signore...
    Avrei voluto pregare,
    con Te,
    il Padre Tuo
    e
    mio,
    nei Cieli
    e
    fortemente,
    stringerTi a me,
    avanti la Tua Ascesa,
    affinché raggiungerLo,
    mio Signore...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:11
    DIPINGERO'

    IRIS VIGNOLA

    DIPINGERO'

    Dipingerò quest'alto muro di cinta,
    impastato di cemento e di fatica,
    affinché permuti il grigiore di cui è pregno,
    come ogni giorno mio,
    in cui vivo mesta e avvilita.
    Colorarlo dovrò col pennello della vita,
    bagnandolo con lacrime di sogno infranto,
    intingendolo nel secchio del desio,
    empito del color del buonumore, rubato al sole.
    Indi dipingerò le foglie stinte,
    che il vento gelido, con raffiche, ha sferzato,
    come il mio viso, altresì, ha schiaffeggiato,
    nell'ore che s'è fatto ancora più brutale.
    Giacché rinnovar forza e colore,
    del verde di speranza, le dovrò coprire,
    nel mentre che tinteggerò l'abito mio, spento
    in questo stesso modo congeniale
    a confortar lo spirito ed il cuore
    nel ritrovar la fede nell'amore
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:10
    VERITA' O IRREALTA'?

    IRIS VIGNOLA

    VERITA' O IRREALTA'?

    Un magma di mistero,
    traboccante dall'insaziabile mente,
    che non sa osar scindere
    la mera verità da ciò che irreale appare.
    Destreggio l'esiguo saper tra le strane risposte
    che formula, il pensiero avido d'intendere
    se la verità sia in ciò che appare reale
    bensì, all'inverso, possa trovarsi
    in quel che di palesar non vuole
    e l'irreale, invero, abbia ad apparir reale,
    ad occupare un posto non propriamente giusto,
    essendo dogma fatiscente
    per chi non sa veder oltre il proprio naso.
    Stranita, tergiverso e m'arrabatto
    per strappare quel velo dell'ignoto,
    coprente ciò che è dato o non è dato,
    all'illusione mia, di svelarne il recondito segreto.
    Infine cedo, sconfitta dall'eterna indecisione
    di sceglier e giudicar il finto e il vero,
    attendere dovrò, avendo poi la sensazione
    d'esser, io stessa, un irrisolto mistero.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 16:08
    UNA VITA DI TE

    IRIS VIGNOLA

    UNA VITA DI TE

    Un anno di te s'è chiuso adesso,...
    mai avrei creduto di poterlo avere,
    che il fato mi facesse questo dono,
    mi concedesse te stesso,
    l'amore vero.
    L'aurora fredda e chiara,
    annuncia l'anno nuovo, testé entrato,
    preludio che l'amore inaspettato
    lo inondi di sé,
    colmandolo di noi,
    non per un anno ancora,
    ma per la vita futura...
    Per te, una vita di me...
    Per me, una vita di te.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:59
    VIENI CON ME

    IRIS VIGNOLA

    VIENI CON ME

    Dell'onda, infrangente il caldo arenile,
    carezzevole sussurro, giunge a me,
    immerso nella tua seducente voce
    che, sotto spoglia di aitante rapace,
    l'ha fatto suo,
    al fine di condurre, d'amore,
    diafane parole
    che, l'anima mia, lusingano,
    passando per il cuore.
    "Vieni con me...mio dolce amore...
    Ti prenderò la mano,
    acciocché portarti lontano,
    esplorando nuovi mondi,
    fra immense stelle e buchi neri,
    dentro cui inoltrarci,
    per scoprirne l'eterno ignoto.
    Vieni con me...mio dolce amore...
    Dammi la mano,
    qui, sola, non ti lascio,
    in questo triste mondo sciagurato;
    dagli Angeli, mi farò donare
    eteree ali, con cui poter volare
    o ribelle unicorno scoverò
    e saprò domare
    per condurti con me, anima mia,
    verso l'azzurro cielo e ancor più su,
    tra lucente energia dell'infinito divino,
    in cui ci perderemo,
    ma tu sarai per sempre mia".
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:58
    NON SOGNO E NON REALTA'

    IRIS VIGNOLA

    NON SOGNO E NON REALTA'

    Sogno o realtà, fantasia o follia,
    sono qui sveglia, o nel dormiveglia,
    o, ancora, profondamente addormentata
    e, d'improvviso, percepisco una malia:
    un refolo di vento, dal letto, mi rapisce
    e su, sempre più in alto, veloce, mi trasporta,
    la sua carezza lieve, il viso mio, ora avvolge,
    intanto che il suo sibilo, all'orecchio, mi fa udire,
    acciocché il sussurro suo, suadente, far, a me, arrivare.
    D'un mondo ignoto e costellato,
    m'accingo a varcare il confine di mistero,
    scalzi, i miei piedi non tastano il terreno,
    intanto che, dagli occhi strabiliati, alquanto,
    sgorgan lacrime d'emozionale pianto
    e lo spirito si satura d'immenso.
    Riecco il vento
    e la folata, nuovamente, mi solleva,
    fino al sentiero impervio, su cui, stranita,
    m'inerpico, a fatica, onde arrivare al cielo.
    Blu, la notte, di cui percepisco il soave respiro,
    mentre un canto stellare s'eleva, nel firmamento
    e la via lattea, pare osservarmi, sapiente,
    per indicarmi la giusta via dell'incanto.
    Straordinario, morbido manto, irradiato di luce lunare,
    puro, come, della neve, il supremo candore,
    saettante criniera, liscia e fluente, come scudiscio,
    sferza l'aria, tutt'intorno,
    e il portamento altero, da giovane destriero,
    maestoso e visibilmente fiero.
    Troneggia, sull'affusolato muso, il corno,
    che, scintilla, all'apparir mio sulla scena,
    l'ali imponenti, intrise di bellezza, scorgo
    intanto che, attirata dal fluido fatato,
    all'unicorno, monto sul dorso,
    volando, finalmente, a rimirar le stelle da vicino,
    ad osservar la luccicante scia delle comete,
    a contare le galassie lontane ed infinite,
    a scoprir, dell'universo, la grandezza,
    in quella notte unica e incredibile,
    non sogno e non realtà, ma inenarrabile.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:56
    NEBBIA

    IRIS VIGNOLA

    NEBBIA

    Quel sentiero sterrato e isolato,
    che delinea il campo, ormai congelato,
    s'inoltra, senza indugio,
    sotto quel fosco mantello appariscente,
    che l'assale e lo copre,
    quasi a renderlo scomparso,
    sottraendolo alla vista del passante.
    Gli alberi, sfioriti e rassegnati al tempo,
    s'ammantano di quella triste bruma,
    amica del silenzio e della brina,
    del freddo e dell'inverso inverno grigio.
    Offuscato, l'orizzonte appare immateriale,
    evanescente e, altresì, irreale,
    l'atmosfera traditrice della nebbia
    sale da terra,
    insinuandosi, impietosa, in ogni cosa,
    ghermendo ogni singolo colore,
    gettando un velo, biancastro ed inodore,
    che si dissolve all'apparir del sole.
    Tristezza porta e bigio,
    a chi fa da carceriera, l'umor rende,
    anelante di vederla scomparire
    nel più breve,
    per ritornare ad apprezzare il cielo terso
    ed il carpito colore
    e la beltá di ciò che, intorno, è consistente e reale.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:56
    TE NE SEI ANDATO

    IRIS VIGNOLA

    TE NE SEI ANDATO

    Te ne sei andato, così all'improvviso,
    in quel silenzio che, giá, ci aveva diviso,
    noi due che, un tempo,
    c'eravamo amati così tanto
    ma quell'amore, hai distrutto,
    con il tuo comportamento.
    Io, il tuo perno,
    tu, a me, abbarbicato,
    come fossi albero,,
    con robuste radici, ben radicato.
    M'amavi e, per contro,
    troppe volte, m'hai umiliata,
    dall'insana gelosia,
    la tua mente, era traviata e tormentata.
    Le torbide paure, scaturite dal vissuto,
    si son rivolte, a te, contro
    facendo in modo
    che, chi amavi, maltrattassi,
    comandato da certi biechi impulsi,
    screditati con richieste di perdono,
    arrivate sovente,
    a tamponare il mio cuore sanguinante.
    Solo a me, hai giurato eterno amore,
    solo a me, hai dedicato le tue ore d'una vita,
    perché dunque hai fatto sì che fosse giá finita?
    Tu m'amavi, ma il mio amore hai disgregato,
    la passione che ci univa, hai annullato.
    Lacrime, d'amaro pianto,
    i tuoi occhi hanno sgorgato,
    quando, al fin, ribellata, mi sono, al fato,
    quando, in un momento,
    la tua donna avevi perso
    e il mondo intero t'è crollato addosso.
    Te ne sei andato,
    nella dimora di quell'altra vita
    ma, la tua casa, non hai mai lasciato,
    sei andato via in silenzio, di soppiatto,
    lasciando tutti noi nello sgomento.
    Ed il mio pianto,
    che, mai, avrei creduto di asciugare,
    per te, s'è materializzato,
    nel ripensar all'amore che, tra noi, c'è stato,
    in un'unione che, a parer di Dio,
    lassù, nel Cielo,
    dovesse essere perpetua e indivisibile,
    solo, da morte, resa scindibile.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:54
    ALBERO ANTICO

    IRIS VIGNOLA

    ALBERO ANTICO

    Fra grovigli di ricordi, messi alla rinfusa,
    riacciuffo quello che fa al mio caso, or ora,
    che sovviene alla mia, ancor vispa, mente,
    nell'osservar la foto dell'albero presente.
    Rimembro l'albero mio, alla vigilia natalizia
    che, da bambina, mi pareva una delizia.
    Ed era vero, maestoso e gigantesco,
    con il puntale, arrivava a toccare il soffitto,
    come fosse stato il cielo.
    Profumo d'abete, a festa, agghindato,
    di svariati e colorati gingilli, addobbato,
    catene dorate, di forge e decori adornate,
    dolcetti di zucchero e fine cioccolato,
    palle di vetro, vero e luccicante,
    che non rotolava, né rimbalzava,
    altresì frantumava, se, a terra, ahimè, cadeva.
    Albero antico, che donava euforia e gaiezza
    in quella casa di gente sì umile e senza pretese,
    che, a Natale, di luce, s'arricchiva veramente,
    rendendo una piccola bimba ansiosa e felice
    d'aspettar la Notte, dell'anno, più speciale,
    sì magica e festante, quella del Santo Natale.
    Famiglia riunita intorno al focolare,
    ad appagarsi soavemente il cuore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:53
    AMARE L'AMORE

    IRIS VIGNOLA

    AMARE L'AMORE

    Un soffio d'aria, che odora di mare,
    scompiglia i lunghi capelli, che sanno di sale...
    La spiaggia dorata, al calare del sole,
    deserta mi appare, nel suo caldo splendore.
    Attendo fremente, sotto l'immane orizzonte,
    disteso beato, nel cosmo infinito.
    Amare l'amore.
    Le nubi s'insinuano e poi si rincorrono,
    giocose s'accoppiano, evanescenti figure...
    M'inebrio di vento salmastro e del sole,
    che sta scomparendo per, altrove, abbagliare.
    Amare l'amore.
    Le ombre m'avvolgono, la buia notte s'avventura,
    travolge, il silenzio, l'anima mia, imperitura...
    Il male non paga, mai adepta s'è forgiata
    dacché, del bene, amante perpetua, s'è rivelata.
    Amare l'amore.
    Intrisa di luce, della suadente luna,
    respiro, in profondo, l'atmosfera nascente...
    Fremiti assalgono il corpo mio, che assapora
    l'eterno istante d'immenso piacere,
    traboccante dal cuore, che ama l'amore.
    Amare l'amore, in ogni singolo istante,
    per qualsivoglia natura...
    sentirmi rapita dall'estasi d'amare,
    unico e univoco propellente,
    nello scambio congiunto
    dello spirito emozionale del prendere e donare.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:52
    CIGNI DANZATORI

    IRIS VIGNOLA

    CIGNI DANZATORI

    Due cigni bianchi, s'apprestano a danzare,
    sul dolce lago, al tramontar del sole,
    nella movenza, soave e raffinata
    che, l'eleganza, ispira, maestra innata.
    L'astro dorato, or rosso è diventato
    e, mesto e stanco, s'accinge a riposare,
    lasciando, all'orizzonte, il saluto suo regale,
    per donar luce e il posto,
    da degno galantuomo,
    alla silente luna, che se ne appropria,
    come farebbe un'altera regina.
    Alcun rumore, infesta quelle ore,
    intanto l'orizzonte ha mutato il suo colore,
    riempitosi, inquietante, di quello della notte,
    scesa a vestir di nero la Terra ed il cielo,
    nel mentre che sul lago, ora d'argento,
    risuona ancora il melodioso canto,
    che fu preludio, accompagnante il coro
    dei cigni danzatori, nell'estasi d'amore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:51
    STELLA COMETA

    IRIS VIGNOLA

    STELLA COMETA

    Stella cometa,
    che vaghi su, nel cosmo,
    senza mai meta,
    andando, le altre stelle, ad eclissare,
    per via della tua scia,
    irrorata da luminescente polvere stellare.
    Il tuo girovagare senza tregua alcuna,
    al richiamo divino, in quella fredda notte bruna,
    non s'è sottratto,
    dirompente luce, rischiarante il cielo, hai emanato,
    tracciando il percorso che i fedeli hanno seguito,
    al fine di giungere alla Grotta, destinata al piccolo Bambino,
    e glorificarne la venuta in Terra, quale Dio fattosi Uomo.
    Gli Angeli cantavano le lodi,
    intanto che arrivavano le greggi ed i pastori
    e, dopo ancora, sopraggiungevano i Re Magi,
    calcando anch'essi la rotta già segnata,
    col naso al cielo, da te illuminata.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:50
    PRINCIPE DEL SOGNO

    IRIS VIGNOLA

    PRINCIPE DEL SOGNO

    Tenebroso Principe del sogno,
    intrepido guerriero,
    che nella notte, vaghi,
    da nebbia, erompendo,
    dell'irreale mondo,
    fatto di oscurità
    che, perpetuamente, accompagna,
    in unione al silenzio,
    lo spirito tuo, ramingo,
    privo di pace, alcuna.
    Bruno mantello,
    mostrar, lascia, il petto e il dorso,
    del corpo tuo, aitante... nonché attraente,
    sotto quel volto...intensamente austero,
    bensì colga, di perle nere,
    negli occhi tuoi,
    come la notte, tetre e profonde,
    sguardo avvincente...
    e, al rimirar mio... altresì provocante,
    come passionale carezza,
    che avvolge tutta, me stessa,
    in, straripante, ebbrezza.
    Giungi a me...
    calcando terre, silvestri,
    o, altre volte, brulle,
    impervi valichi, di elevate montagne,
    impenetrabili, poiché intricate, foreste
    e deserte rive, di fine e bianca sabbia,
    sul solenne, tuo, cavallo,
    di immane forza, vigoroso,
    che, lanciato, ad un galoppo folle,
    quanto glorioso,
    si scontra col vento, irruente,
    dal mare, proveniente,
    soffiante, tra fiera e fluente criniera,
    che oscilla, selvaggia,
    affine alla lunga tua chioma,
    che luce, mai, vede,
    apparendo brunita,
    anziché, d'aureo, creata.
    Arresta l'imperituro tuo sfrecciare,
    mio bel Principe errante,
    affinché io possa, a te, venire,
    nel sogno mio, struggente,
    e, nei tuoi occhi, affondare,
    per cogliervi agognato ardore...
    e, le tue labbra, lambire,
    cosicché,
    la tua mera essenza, scoprire...
    e capire...se mi sapresti amare...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:49
    LA SLITTA DI SANTA KLAUS

    IRIS VIGNOLA

    LA SLITTA DI SANTA KLAUS

    Felice è il cielo, di veder passare,
    durante la vigilia del Santo Natale,
    la lunga slitta, trainata dalle renne,
    stipata di sacchi con dolcetti e balocchi,
    la solita di ogni anno,
    quella del Babbo mondiale,
    Santa Klaus, per intenderci meglio,
    con il vestito rosso, maggiormente aderente,
    a causa della pancia più vistosa,
    per la sua gola, che non si riposa
    e la barba bianca, ancor più lunga e folta.
    Freccia, la slitta, allo scoccare della notte,
    che l'attende, trepidante,
    indossando la sua veste più lucente,
    di morbido velluto nero,
    cosparso di miriadi di stelle, che pulsano, festose,
    onde apparir più bella e affascinante,
    facendo un cenno alla luna,
    ch'abbia ad apparir più gioiosa,
    accendendosi di luce più fulgente,
    per rischiarar la tenebra scontrosa,
    come fa il sole, al primo mattino, con l'aurora.
    Comet, Dancer, Dasher,
    Prancer, Vixsen, Donder,
    Cupid, Blitzen,
    paiono in eccellente forma
    e si librano lassù, sempre più in alto,
    poiché magica polvere, han mischiato,
    al lichene, gli elfi, ch'hanno loro portato.
    Nella magica atmosfera natalizia,
    l'arduo compito, s'appresta ad esplicare
    il Babbo tanto buono e singolare,
    giacché, la felicità dei piccoli, è il suo scopo
    per cui lo compie con la massima solerzia,
    solo, con le renne al suo comando,
    in una sola notte senza tempo, d'assoluto incanto.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:47
    BAMBINO DIVINO

    IRIS VIGNOLA

    BAMBINO DIVINO

    La scia luminosa della stella cometa
    induce a raggiungere l'ineguagliabile meta,
    del luogo beato, quaggiù sulla Terra,
    sul quale oggi è nato Colui che, il profeta,
    annunciava qual portatore di pace e d'amore.
    Nell'antro di roccia, sotto la coltre di candida neve,
    che, ancora discende, in soffici falde,
    c'è il Redentore, nostro Signore,
    in misera spoglia di umile pargolo,
    disteso su nuda paglia, dal freddo, tremante,
    e riscaldato soltanto dall'alito caldo
    del quieto bue e dell'asino pietoso.
    D'una radiosità infinita, il suo tenero viso,
    d'una dolcezza inaudita, il suo bel sorriso.
    Cantano gli Angeli in cori giocondi,
    cantano in cielo per credenti e pastori,
    devote laudi al Bambino Divino,
    il piccolo Gesù, venuto in questo mondo,
    in una notte fredda, illuminata da una stella.
    Santo Natale, gioia ed amore, doni
    e pace, in ogni singolo cuore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:46
    MARIA

    IRIS VIGNOLA

    MARIA

    Di luce abbagliante,
    appari splendente,
    più fulgida ancora
    della radiosa aurora
    e dell'accecante astro solare.
    Maria che, nel Tuo vagare,
    lasci la Dimensione eterea,
    Celeste Intermediaria,
    di Divino Assenso rivestita,
    per giungere qui,
    tra artefici e vittime
    di un mondiale declino,
    affinchè consegnare messaggi, impregnati di mistero
    ed infine richiamarci alla pace,
    alla preghiera e all'amore.
    Madre eletta, dal Dio Vivente prescelta,
    fra tutte le madri del globo terrestre,
    affinchè generare
    il Suo Unigenito Figlio,
    inviato, a noi vicino,
    per il proprio Disegno Divino.
    Maria, che al sublime compito
    fosti richiamata,
    seppur l'assegnato Tuo destino, d'atroce sofferenza,
    non t'abbia risparmiata,
    d'assistere al tormento,
    all'agonia e poi alla morte
    del Figlio Tuo, adorato, perito sulla Croce,
    per essere venuto al fine di sanare
    lo spirito e la carne
    e dal mortal peccato,
    l'umanitá, mondare, nonchè portare, del Padre Suo, l'amore,
    che potesse colmare
    ogni singolo cuore.
    Maria che, della serpe,
    il sacro piede Tuo,
    il capo, ha schiacciato, viscido e immondo demone, dall'inferno scaturito,
    rivolgi sempre lo sguardo benevolo alla gente che, a Te, s'affida,
    per vivere una terrena vita,
    che debba valer la pena d'essere vissuta,
    nell'attesa dell'altra,
    eterna, pur senza tempo,
    in quel mondo beato ed infinito,
    il Paradiso, dove Tu risiedi,
    dai più immensamente agognato.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:45
    HO BISOGNO DI TE

    IRIS VIGNOLA

    HO BISOGNO DI TE

    Ho bisogno di te e del tuo amore,
    ho bisogno che tu mi faccia battere più forte il cuore.
    Ho bisogno d'esser stretta nel tuo abbraccio sincero,
    ho bisogno di carezze e d'un tuo bacio vero.
    Ho bisogno di toccarti e di guardarti, mentre dormi e sogni,
    ho bisogno che tu m'ami e di far l'amore con te, tutti i giorni.
    Ho bisogno che tu mi dica "T'amo" e di dirti "Anch'io, amore mio, ti amo."
    Ho bisogno, con te, nel cielo di volare,
    ho bisogno di passeggiare, mano nella mano, al calore del sole, o al chiarore della luna, lungo il mare.
    Ho bisogno che tu sia il mio futuro destino,
    ho bisogno d'intraprendere, con te, il mio cammino.
    Ho bisogno di creder che tutto ciò s'avveri,
    ho bisogno di creder che, tu ed io, diverremo noi, per sempre, insieme.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:44
    LA MIA VESTE S'E' INTRISA DI SILENZIO

    IRIS VIGNOLA

    LA MIA VESTE S'E' INTRISA DI SILENZIO

    La mia veste s'è intrisa di silenzio,
    nell'ovattato silenzio
    d'un qualsiasi giorno di dicembre.
    Alcuna voce, pietosa e impenitente,
    che lo dissacri, l'udito mio non ode,
    portante quel sollievo e quella pace
    che a bramar m'appresto, inutilmente.
    Né un raggio di sole, a riscaldare le mie membra...
    Al momento sento, intenso, un freddo indifferente,
    circondata dalla triste e nebbiosa atmosfera,
    che sovrasta e annulla tutto ciò che mi circonda,
    proiettandomi in un mondo che, alla vista, appare inesistente,
    di materia privo e plasmato d'assoluto niente.
    Irreale dimensione, divenuta pressoché impalpabile e muta,
    che conduce la coscienza a fare i conti con se stessa,
    ascoltando saggi versi della mente,
    che narrano di me,
    di quanto ho dato o, errando, omesso di dare,
    di quanto ho amato e son riuscita a farmi amare.
    Profonde riflessioni, intanto che percorro, lenta,
    il sentiero di dubbi, lastricato e disseminato di ricordi,
    a volte delicati fiori, altre ostiche ortiche,
    vagando casualmente, com'errante anima,
    in un percorso, allo sguardo mio, nascosto in parte,
    qui, nel silenzio amico, che sento appartenermi
    e non disdico,
    seppur talvolta esageri e sia greve,
    la sua presenza,
    che mi vuol vestir di sé, perennemente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:43
    IL SENSO DELLLA VITA

    IRIS VIGNOLA

    IL SENSO DELLA VITA

    Tu mi domandi:
    che senso ha la vita?
    Io ti rispondo:
    capirne il senso è, pressoché, impossibile.
    Tante sono le teorie, troppe le sicurezze di possedere la prerogativa di conoscerlo, seppure non esista alcuno in grado di saperlo, nonostante ciò
    possa soltanto immaginarlo, seguendo il proprio pensiero, secondo la propria volontà.
    Posso dirti, però, che vale la pena di viverla, solamente percorrendo la
    strada dell'Amore.
    Un cuore arido, che non ami più o non abbia mai amato, non può sperare
    di vivere o di avere vissuto, poiché l'amore è vita e la vita è l'amore.
    Guardati intorno e lo troverai nel cielo, nel sole, nel mare, nel cuore di
    un amico, negli occhi di un bambino, nello sguardo adorante di un cane, nelle stanche mani di un vecchio, che ha amato la madreterra quanto la
    propria madre. Nei baci di un figlio. Tra le braccia di un uomo, che sappia
    sussurrarti suadenti parole, d'amore. Nel volto di Dio, l'Amore Assoluto.
    Ama, per sempre e cerca di evitare che il tuo cuore sia infestato dall'odio.
    Forse, da sola, lo troverai ma, sicuramente, esso troverà te.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:41
    LUNA PRIMADONNA

    IRIS VIGNOLA

    LUNA PRIMADONNA

    La luna chiese al cielo:
    "Sono bella?"
    Ed esso le rispose:
    "Sì, mia stella".
    "Come stella?
    Io sono la luna,
    non mi confonder con le altre...
    che sono tutte... nessuna!
    Io sono primadonna!" disse la luna, offesa.
    Al che, il ciel rispose, prontamente:
    " Senza alcun dubbio, tu sei avvenente,
    amata e venerata, dalla gente,
    ma sei irradiata da luce riflettente,
    quella del sole, di cui vai così fiera
    ed elargisci a iosa sulla Terra,
    affinché sentirti la divina dea
    ed attirarti appassionati amanti,
    che possano adularti, nell'amarsi.
    Le stelle, inver, brillan di luce propria,
    sono gioielli iridescenti, nel vasto firmamento,
    ma non per questo, altere, stanno a lodarsi,
    son umili e non s'accordano col vento,
    come fai tu, per spargere il tuo argento!
    Perciò se io ti dico "Sì, mia stella",
    accetta il complimento mio, sincero,
    senza voler sentirti unica e più bella".
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:40
    L'INASPETTATA DECISIONE DI BABBO NATALE

    IRIS VIGNOLA

    L'INASPETTATA DECISIONE DI BABBO NATALE

    Il Santo Natale è alle porte,
    siam tutti contenti,
    nell'aria c'è un clima festante,
    in ogni località prendono vita i fermenti.
    Strenne, abeti decorati, luminarie, Presepi,
    ogni casa si addobba per la festa
    e i bambini rimangono in fervente attesa,
    del buon babbo dalla bianca barba lunga e folta.
    Ma quest'anno il saggio e vecchio Klaus
    ha un ripensamento, che porta lo sgomento,
    in quel del Polo Nord, all'artico glaciale,
    negli elfi, che già tutto han preparato.
    Stilata giù la lista dei bambini buoni
    e gettata via quella degli altri, diciamo "dei cattivi,
    si trovano a doverla ristilare,
    in quanto hanno appreso che Babbo Natale,
    quest'ultimi intende anche premiare.
    Ed è così che porterà piccoli doni ai bimbi buoni
    e quelli più carini, donerà ai birichini!
    Vi chiederete il motivo di questa decisione,
    che appare pazza, come il suo padrone.
    I piccoli saranno insoddisfatti,
    pensando di aver fatto, tutto l'anno, gli ubbidienti,
    sempre e dovunque, per esser riportati
    nella lista bianca e non in quella nera,
    che, or ora, appare meritiera.
    Ma Babbo Natale, all'inverso,
    quest'anno ha ragionato con il cuore...
    e si rivolge ai bambini,
    richiamando l'amore, che il Santo Natale dovrebbe portare
    e chiedendo loro se han mai sentito parlare di perdono.
    Così facendo, il saggio e buon vecchietto
    riflette che sia d'uopo premiare tutti quanti,
    in modo, i cattivi, di farli ravvedere
    ed il prossimo anno, nella lista dei buoni,
    aver la facoltà di poterli finalmente inserire.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:39
    MURI

    IRIS VIGNOLA

    MURI

    Tratti di spessi muri scrostati,
    strati di tinte colorate pastello,
    a rimembrare squarci di tempo vissuto,
    riconducendoti dolci momenti,
    quando amorevoli braccia ti circondavano
    e sguardi, sì amati, t'accarezzavano,
    di cui l'oblio, ladro matricolato,
    mai, s'è impossessato.
    Casa natia, ancor palpitante,
    piccolo mondo, a sé stante,
    dov'hai racchiuso desideri d'infante,
    che ha recepito il tuo pianto e il tuo sorriso,
    bagnando, il primo,
    altresì portando luce, l'altro,
    al tuo giovane viso.
    Vita vissuta, nella gioia e nel dolore,
    persone amate,
    che t'hanno abbandonata a malincuore,
    sì troppo presto, invero,
    spegnendo qui i battiti del proprio cuore,
    al fine di tornare
    alla celeste dimora del Padre.
    Occhi, che scrutano nel buio,
    cercando ombre, tra ombre reminiscenti.
    L'udito attento a captar sussurri,
    nell'immane, ovattato silenzio,
    di voci ancora vive nella mente.
    Strascichi d'un tempo andato,
    in questa casa, fatta di passato e di presente.
    Muri, d'una casa di cemento,
    percepita viva, dentro.