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Poesie di Iris Vignola

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  • 02 agosto 2015 alle ore 15:37
    LO STRANO EVENTO DI CUORE E MENTE!

    IRIS VIGNOLA

    LO STRANO EVENTO DI CUORE E MENTE!

    Un dì, al risveglio, il cuore, a malincuore, sussurrò, alla sua amica mente alata:
    "Il tempo m'ha ingabbiato e sono stanco, testè ti tocca di condurre il gioco".
    "Condurre il gioco al posto tuo?
    Ma è assurdo. Per chi m'hai presa?
    Per vera deficiente?
    Dimentichi che io sono la mente
    e, mai, potrei essere il motore.
    Al che, nel massimo sconforto, replicò il cuore:
    "Io sono in gabbia, mai mi potrei liberare, in nessun momento,
    neanche sotto sforzo sovrumano e... costui sta perendo,
    perchè ormai, come vedi, anch'io son morto".
    La mente rispose, saggiamente cosciente:
    "Se muori tu, muoio anch'io e, se devo dirlo, non mi piace per niente.
    Qui, tra le chiavi, ci sará quella sicura,
    che aprirá quest'odiosa serratura,
    in modo da divellere il cancello della gabbia".
    "Brava mente, tu sì che sei intraprendente e, adesso, la vita mi stai dando!"
    "Ne dubitavi, cuore?
    Non solo sei il motore, ma altresì la casa dell'amore.
    T'immagini a farti ragionare?
    La mente, il motore e il cuore, a ponderare...
    Ci sarebbe da rider a crepapelle,
    riderebbero il cielo, il sole, la luna, e le stelle...
    poichè ne vedrebbero di belle!
    In fondo, però, non mi sarebbe poi così spiaciuto
    di far ragionar la gente con il cuore, anzichè con me, l'alata mente,
    che, a volte, tra le nuvole, si perde!
    Scomparirebbe il male, una volta per sempre,
    poichè diverrebbe il Paradiso dell'Amore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:35
    ESITI DI VITA

    IRIS VIGNOLA

    ESITI DI VITA

    Muri dell'inconscio
    mi separano dal mondo,
    relegandomi in un ovattato limbo,
    unicamente mio.
    Scheletri d'un tempo andato,
    memori del passato ormai svelato,
    si proiettano ancora nel futuro,
    come zombi affamati e putrefatti,
    fuoriusciti dai meandri della mente,
    per nutrirsi delle carni vive e intatte.
    E sprofondo nel silenzio d'oltretomba.
    Esiti di vita inaridita,
    un cancello di ferro, han costruito,
    robusto e indistruttibile,
    che non so aprire, nè scavalcare,
    condannata a restar sola
    e ad essere dimenticata,
    quasi non fossi nata.
    Rosso tramonto, sul mare dell'ignoto,
    irti aculei trafiggono lo spirito,
    anelante d'oblio caritatevole.
    Lottare e vivere, vincendo amara sorte,
    o rinunciare, dandosi per vinta,
    lasciandosi andare,
    nell'imboccar il triste viale del destino.
    Trovar la forza, è questa la sapienza,
    che può divellere l'insormontabile inferriata,
    per ricercar la vita.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:33
    SIAMO SOLI?

    IRIS VIGNOLA

    SIAMO SOLI?

    Quante volte mi son posta la domanda:
    "Siamo soli?"
    Ergo... c'è qualcun, nell'universo, oltre a noi?
    Non può esister l'evenienza del contrario!
    Intanto penso...
    alla strana sensazione di non appartenenza,
    trattenente la mente chiusa,
    ancorata al suolo terrestre,
    a rifiutar l'ipotetica idea d'altre esistenze,
    come se il cosmo fosse,
    in esclusiva, il nostro mondo!
    Per assurdo, l'umana presunzione
    vuol far credere d'esser, noi,
    l'universo intero.
    Ataviche paure del mistero,
    che cela la presenza di pianeti,
    infestati da alieni feroci,
    da mostri disumani,
    rimuovono il terribile pensiero,
    al fine d'evitar realtá paurosa
    e perorar ch'esista solo il niente.
    La gente ama credere sovente
    che sia MadreTerra il nucleo centrale
    dell'infinito cosmo,
    non particella infinitesimale
    d'una piccola galassia stellare,
    fra tant'altre, maggiori e lontane.
    Opprimente è l'enigmatico pensiero
    dello spazio siderale,
    tuttavia affascinante la mente,
    se intende inducere a riflettere
    sulla straordinarietá del creato,
    straricco di vaste galassie,
    stelle splendenti, strani pianeti,
    profondi buchi neri
    e comete dalle scie luminescenti.
    Chi l'ha detto che, tutto questo ben di Dio, debba esser solo nostro?
    Me lo chiedo sempre, io!

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:32
    COME...

    IRIS VIGNOLA

    COME...

    Come Aria
    creerò
    l'atmosfera
    della tua anima
    e
    ti darò
    il mio respiro.
    Come Terra
    mi calcherai,
    lasciando
    le tue orme
    e
    ti nutrirai
    dei miei frutti.
    Come Acqua
    berrai
    alla mia sorgente
    e
    riempirò
    il mare
    delle tue emozioni.
    Come fuoco
    riscalderò
    le tue membra
    e
    infiammerò
    il tuo cuore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:31
    TEMPESTA

    IRIS VIGNOLA

    TEMPESTA

    La tempesta sta arrivando,
    violenta,
    devastando tutto,
    nella sua folle corsa.
    Sconvolge il cielo
    e, infida,
    infuria sul mare,
    destandolo dal suo riposo,
    gettando acqua
    su acqua,
    in questa notte
    appena nata
    e tranquilla.
    Il vento sibila,
    soffiando all'impazzata
    su di esso che,
    irato,
    si rivolta,
    sobillando
    e gonfiando
    le sue onde placide,
    coronandole di cresta,
    bianca e schiumosa,
    che va ad infrangersi
    sugli scogli,
    immobili
    e impettiti,
    come sentinelle sparse.
    Miriadi
    di particelle di salsedine
    si effondono nell'aria.
    L'odore del mare
    si fa più intenso.
    Spuma candida
    si riversa sulla battigia,
    ancora calda
    e la riempie,
    come grembo di donna,
    per poi ritirarsi,
    in un andirivieni
    armonicamente ritmato.
    Il mio spirito tormentato
    osserva,
    invidiando
    la fine sabbia
    che si lascia trascinare
    nel fondale buio.
    Oscuro come il mio pensiero.
    Lampi istantanei
    irradiano di luce,
    squarciando
    ogni tenebra,
    ogni ombra,
    fuorché
    tenebre e ombre
    che albergano dentro di me.
    Luce fredda,
    luce vana.
    Altra è la luce che agogno,
    che mi salverebbe.
    Boati fragorosi,
    come fuochi d'artificio,
    esplodono nella testa,
    rimbombando.
    La tempesta si allontana,
    improvvisa,
    così come è arrivata
    e il mare si calma,
    riprendendo
    il sonno interrotto.
    Il silenzio
    regna nella notte,
    tutt'intorno.
    Ma, nel mio cuore,
    c'è ancora tempesta.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:30
    SEDUZIONE

    IRIS VIGNOLA

    SEDUZIONE

    Il velo del pudore
    cade dinanzi a te,
    amor mio.
    Io,
    timida fanciulla di ieri,
    oggi,
    donna appassionata
    e vibrante,
    come corda di violino,
    nelle tue mani.
    Il rogo d'amore
    che i miei sensi hanno acceso,
    ti brucerà.
    Le mie mani
    vogliose
    percorreranno il tuo corpo,
    la mia bocca
    diverrà
    insaziabile dei tuoi baci,
    la mia pelle,
    avida
    di voluttuose carezze.
    Sarai
    dentro la mia carne,
    dentro la mia anima.
    Sarò,
    per te,
    donna e bambina,
    se tu lo vuoi.
    Sarò
    preda e cacciatrice,
    nel solito istante
    e ti amerò
    come nessuna
    ti ha amato mai.
    Lascerò
    un marchio indelebile
    nel tuo cuore,
    che ti imprigionerà
    a me...
    ...per sempre!

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:28
    CHE FARE...

    IRIS VIGNOLA

    CHE FARE ...

    Che fare...
    Quando il cuore batte all'estremo,
    urlandomi dentro che sta soffrendo,
    implorando di non rinnegare l'amore.
    Contare le ore che divengono eterne
    e mi trattengono,
    lacci intrisi di sgomento, in cui resta solamente la voglia del pianto.
    Che fare...
    Quando la mente s'oppone,
    insinuando pensieri dubbiosi,
    su ciò che sia d'uopo fare o non fare,
    quando il desiderio m'assale,
    d'averti mio per sempre,
    contrariamente alla voce del buonsenso,
    che, la speranza, vorrebbe cacciare,
    con il convincimento
    che stia vivendo di mere illusioni.
    Che fare...
    Quando, da te, vorrei venire,
    magari cantando e volando,
    sull'ali del vento,
    per poterti vedere, parlare, amare,
    respirare il tuo respiro,
    stringermi al tuo nudo petto,
    come pianta rampicante
    ed ascoltare il tuo cuore,
    che sa parlarmi d'amore.
    Che fare...
    pensando al triste passato
    che or ora vorrei scordare,
    riflettendo seriamente,
    favorendo l'austera mente,
    se trascinare un'esistenza ingrata,
    rinunciando a vivere d'amore,
    oppure no, prenderlo al volo,
    ascoltando il mio cuore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:27
    NOVEMBRE

    IRIS VIGNOLA

    NOVEMBRE

    Confusione, groviglio di pensieri,
    sgomento aggiunto,
    a cui si è susseguìta intensa disperazione...
    Sei scomparso, di colpo, al mio sguardo,
    fattosi spento,
    perduto nel nulla improvviso.
    Tu, l'uomo su cui avevo sperato e creduto...
    M'hai delusa...
    La tua sicurezza...solo parvenza.
    La tua forza...solo una triste farsa.
    Le tue stranezze e le tue debolezze,
    il tuo ego smisurato,
    hanno preso il sopravvento,
    sul tuo flebile sentimento.
    L'amore, a me, giunto,
    irrimediabilmente perso, in quel triste
    e nebbioso novembre,
    spento, come s'è privata di luce
    la storia di noi, dall'unico sapore,
    poi divenuto stanco,
    che ha lasciato un amaro retrogusto.
    Un anno, trascorso lento e penoso...
    Ma ecco...finalmente...
    sta tornando novembre...
    Ai miei occhi diversi, s'accende di luce,
    appare splendente, portandomi pace,
    convincendomi di non aver perso molto,
    anzi, probabilmente, niente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:26
    ESSERE DONNA

    IRIS VIGNOLA

    ESSERE DONNA

    Essere donna,
    al cospetto di Dio e del mondo,
    con la forza innata, per naturale,
    divino dono,
    che contraddistingue il debole sesso,
    chiamato, in tal modo, dall'uomo.
    Essere donna,
    non ha pari alcuno,
    nel tragico momento in cui si sceglie l'estremo sacrificio,
    anzichè rinnegare il proprio Credo,
    discriminando lo spirito sincero,
    nel contraddire la mera veritá dei fatti,
    assai scomoda per altri.
    Essere donna,
    palesando la dignitá, innegabile,
    cone valore prioritario ed essenziale,
    sebbene conscia d'una giustizia iniqua
    ed opprimente, maschile, totalmente,
    che avrebbe respinto
    il seppur insensato perdono,
    concesso ad una vittima innocente,
    conducendoti invero, ben presto, alla forca.
    Essere donna
    e tu l'hai dimostrato,
    denunciando e morendo, giovane donna.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:25
    VIVERE

    IRIS VIGNOLA

    VIVERE

    Vivere, esistere, andare avanti in un percorso indefinito,
    affannandoti a scordare
    dolore, nei ricordi sopiti, ma ancor vivi,
    pronti a riapparire,
    figli indesiderati d'un passato lontano,
    ormai morto e sepolto e di una triste sorte.
    Vivere...difficile, come sorridere,
    quando sei sballottata, in un tempestoso mare,
    da forti raffiche di vento, come piccola barca,
    vagante a destra e a manca,
    senza una mappa esatta,
    che ti indichi la rotta da seguire.
    Vivere giorni vuoti, soppressi di significato,
    oberrati dai guai,
    che non ti lascian respirare, nè dormire,
    nè tantomeno amare.
    Vivere e dover reagire,
    seppur tu stia per morire dentro,
    affinchè non farti annientare
    da una vita dura e impossibile,
    che incute paura e lancia una sfida sottile,
    da prendere al volo o lasciare,
    se non ti va, anzitempo, di dover morire.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:25
    ESSENZA DELLA NOTTE

    IRIS VIGNOLA

    ESSENZA DELLA NOTTE

    Ruoto, levitando nello spazio semioscuro,
    risucchiata nell'eterea spirale,
    addentrandomi nel morbido velluto nero,
    trapuntato d'iridescenti e tremolanti stelle,
    come preziose e rare gemme,
    ch'appaiono a ravvivare il firmamento
    e ad attorniar la misteriosa luna,
    protagonista sublime della scena,
    nel teatrale spettacolo del cielo.
    Volo, elevandomi più in alto,
    dove lo spirito trova l'assoluta pace,
    nell'ovattato silenzio della notte,
    intanto che il corpo mio,
    di vil materia composto,
    resta inerme, nel sonno più profondo.
    Notte che, l'anima mia, hai, a te, attirata,
    onde coprirla, col tuo mantello scuro,
    così intrigante e sempre affascinante,
    seppur, talvolta, possa suscitar paura.
    A te, mi dono, fautrice dell'amore,
    unendo, al tuo, il caldo mio respiro.
    Silente amica, rivelami il segreto,
    sì magico e magnifico,
    dell'incantevole tua soave essenza
    di cui sei, mirabilmente, rivestita.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:23
    IO...TU...

    IRIS VIGNOLA

    IO...TU...

    Io lo so...tu lo sai...
    l'amore, tra di noi,
    avrebbe dovuto
    nascere...mai...
    Io...
    per te,
    d'emozione presa,
    sono giunta qui,
    come angelica sposa,
    all'ora della resa.
    Tu...
    per me,
    di passione preso,
    sei giunto qui,
    demone incompreso...
    Dimmi cos'hai deciso...
    Fuggenti Creature noi,
    di entità diverse,
    non trovarci dovranno,
    viceversa,
    saremo perse.
    Lascerò le Alte Sfere
    dove,
    Cherubini e Serafini,
    melodiose laudi,
    stanno a cantare,
    agli Esseri Divini.
    Lascerai l'infernale fossa,
    di tenebra oscurata,
    dove
    ogni anima, percossa,
    bestemmia Satana, irata.
    Le candide mie ali
    nascondere dovrò,
    quando l'etereo limbo,
    per te,
    attraverserò.
    Le oscure tue ali,
    nascondere dovrai,
    quando, ad incontrare
    me,
    ti accingerai.
    Dall'astratta Dimensione,
    fuggire dovremo
    e, nell'universo reale,
    vicini,
    voleremo.
    Tra infinite galassie
    e, di stelle, miriadi,
    del siderale cosmo,
    cercheremo le Pleiadi.
    Vivremo d'amore,
    rimpianto alcuno
    non ci toccherà,
    né di accecante luce,
    né di tenebroso aldilà...
    Uniti saremo per l'eternità.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:22
    TU...

    IRIS VIGNOLA

    TU...

    Sussurri... carezzevoli...
    Inondano la mente...
    Turbandola...
    Sensazioni ataviche...
    Percorrono la pelle...
    Sfiorandola...
    E facendola vibrare...
    Desiderio...
    Carnale...
    Spirituale...
    Esplode nel corpo...
    Nell'anima...
    Donarti me stessa...
    Totalmente...
    Incondizionatamente...
    Appartenendoti...
    Come l'acqua al mare...
    ...Il vento all'aria...
    ...Il sole al giorno...
    ...La luna alla notte...
    Tu...nei miei pensieri...
    Tu...nel mio immaginario...
    Tu...nelle mie viscere...
    Tu...nel mio cuore...
    Sei qui...
    Percepisco il tuo respiro...
    Il tuo odore...
    ...mi assale...
    Penetro gli sguardi...
    Cercando il tuo...
    Per addentrarmi in te...
    Fondermi con te...
    E farti mio...
    So che ti troverò...
    Non so dove...
    Non so quando...
    Esisti...
    E mi stai aspettando...
    Devo solo incontrarti...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:21
    ANIME DOMINANTI

    IRIS VIGNOLA

    ANIME DOMINANTI

    Anime disperate,
    d'altre anime, assetate,
    dall'infida vita, tradite,
    che fa dono, in un palmo di mano,
    di gioia irrisoria,
    intanto che, nell'altro,
    elargisce dolore,
    in quantità, vilmente, superiore.
    Anime confuse,
    da delusioni, accomunate
    e finanche da letali dispiaceri,
    che divengono spiriti amanti,
    ancora anelanti
    d'inebrianti e radicati desideri,
    nati nelle menti ed approdanti ai corpi,
    in cui si perdono, consumando i sensi
    nel peccaminoso, ardente fuoco,
    affinché, della perduta vita, riappropriarsi.
    Anime dominanti,
    plasmate, alla stregua di demoni e Angeli,
    d'inferno e Paradiso,
    prendenti e concedenti,
    nell'arcaico gioco dell'amore,
    come calamite, da passione, attirate,
    seppur, viceversa,
    interiormente, contrastanti,
    tuttavia, a scindersi,
    perpetuamente impossibilitate.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:20
    LE STAGIONI DISUBBIDIENTI

    IRIS VIGNOLA

    LE STAGIONI DISUBBIDIENTI

    Dal maestoso castello sulle nubi,
    lesta, s'avvia alla Terra
    ed estranea al proprio potere,
    al leggiadro arrivo,
    la rende ancor più bella.
    Al suo passar, Madre Natura,
    dal sonno si risveglia,
    inverdendo prati brulli,
    disseminando delicati boccioli,
    che testé s'apron, effondendo olezzi
    e andando ad acquietar
    e tinteggiar, di blu,
    il cielo e i mari sparsi.
    E, di ritorno,
    con, tra i capelli, un fiore,
    raccontar deve,
    Primavera bella,
    all'amata sorella,
    che, in segreto, al padre suo,
    l'esile piede posa,
    sullo sconosciuto pianeta,
    che muta, dov'ella si riposa.
    Succosi frutti, raggi brucianti,
    dell'astro, in ciel, radioso,
    di campi, distese di spighe dorate,
    delle quali, una, afferrare
    e, tra folta chioma, inserire,
    innanzi risalire e tutto raccontare,
    gioiosa Estate, al, di lei, fratello,
    Autunno, che, mesto e incredulo,
    discende,
    rendendo tutto triste e cupo,
    ingiallendo foglie
    e fomentando il vento,
    ma, altresì,
    assaggiando castagne e mosto,
    avanti tornare al proprio posto.
    "Fratelli menzogneri"...
    Proclama il diafano Inverno.
    "Ognun di voi narra storia a sé,
    per cui,
    questa volta, toccar deve, a me".
    Silenzio, intorno, al suo calare al suolo.
    Bigio il cielo ed il sole scompare.
    Candido e gelido manto copre la Terra,
    mentre egli, sull'ali del vento,
    l'esplora, senza esitare,
    ambendo verde prato fiorito,
    di grano, distesa,
    grappolo d'uva matura
    e, ancor, dolce mosto saporito.
    Turbato, al castello, occor far ritorno
    acciocché, i fratelli, smentire
    e, sul pianeta, insieme, tornare,
    per la verità, appurare.
    Apocalittica impresa
    che, il mondo, sconvolge,
    in un solo momento
    d'incauto ignorare.
    "Ogni tre mesi, figli sciagurati,
    ad alternarvi, siete comandati,
    finanche io, Re Tempo,
    padre vostro,
    lo imporrò
    poiché la Natura, vostra madre,
    proteggere dovrò.

    Estrapolata dall'omonima fiaba pubblicata nel mio libro "Nel Fantastico mondo delle fiabe". Iris Vignola

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:18
    MAGICO LIBRO

    IRIS VIGNOLA

    MAGICO LIBRO

    Come Alice,
    voglio entrare
    nel fantastico mondo
    che, qui davanti, mi appare...
    Magico libro...
    Un varco ha aperto,
    di fulgida luce,
    che mi richiama
    ed io sto salendo...
    Tremula fiamma,
    entro la mano...
    Pare il mio cuore,
    che...sto provando...
    ma non riesco a calmare...
    Nondimeno...non mi posso arrestare...
    Come la bionda Aurora,
    mi par d'essere,
    da occulto incanto, attratta...
    Per cui, al Signore, chiedo
    che sia, Malefica strega, distratta...
    Bianco coniglio, troverò lassù?
    O dispettosi folletti?
    Ahimè...spero non sian diavoletti...
    Di scorgere, mi par, grande castello...
    Forse, da Principessa, abitato...
    Prigioniera...fra tristi mura,
    anelante un intervento fatato
    o, solamente, un Principe del cuore,
    che, dall'incantesimo, la liberi
    e le dichiari vero amore...
    Il mio cuore trema...
    ...e le mie gambe, in ugual modo...
    Purtuttavia...non cedo...
    e di arretrare...non intendo...
    affinché capire,
    cosa il libro racchiuda, devo...
    ed anche tutti gli altri,
    chiusi, al momento,
    sotto i miei piccoli piedi,
    che, come scala, stanno calcando...
    Di conoscenza e sapere...
    Di cui, acciocché la mente accrescere,
    mi sto ognor nutrendo.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:17
    SIRENA

    IRIS VIGNOLA

    SIRENA

    Dolce sirena del mare...
    Quanto dovrai aspettare?
    Biondi e lunghi capelli,
    fra l'esili dita,
    scivolano, fluenti...
    Tra cerulea acqua marina,
    infrangi l'onda,
    che, tenue luce,
    d'alba nascente,
    manifesta cristallina...
    al pari del tuo viso,
    ancora da bambina...
    Poi t'immergi,
    con armoniosa movenza,
    nel profondo
    della tua casa immensa...
    E piroetti...
    E ti rituffi...
    E risali la spirale,
    come graziosa danzatrice,
    danzante nel suo mare...
    E torni a galla...
    Il caldo sole...scalda...
    Allorché, a lui, ti doni...
    l'azzurra coda s'alza...
    Di nuovo, scruti l'orizzonte,
    ma non veliero, tra l'onde,
    apparir, al tuo sguardo,
    sovviene,
    mentre, al pensiero,
    memore del sogno tuo,
    anelato,
    nitida immagine risorge,
    del tuo adorato
    Principe innamorato...
    Ma sconforto non temi,
    giacché, tu, lo sai,
    che sei l'unico amore
    e, lui, per te,
    donerebbe il suo cuore...
    Quindi, vestire devi,
    di serena attesa,
    l'anima tua, smaniosa...
    mentre di te,
    soave canto,
    d'amore narrante,
    il vento diffonde,
    vibrante...
    affinché il sogno tuo,
    sospirato,
    la mera realtà rapisca,
    per farlo divenir realizzato...
    in men che non si dica.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:15
    GUARDA

    IRIS VIGNOLA

    GUARDA...

    Guarda quanto è grande la luna!
    Cosa dici, sorellina...
    non ti sembra più vicina?
    Vedi come è sorridente?
    E' davvero carina...
    Guarda quante stelle che ci sono, lassù,
    in spazi infiniti!
    Sembrano piccole luci...
    forse fan chiarore al piccolo Gesù...
    Guarda quel lago, sembra fatto di luce,
    anziché d'acqua dolce!
    A te non pare?
    Son curioso e lassù vorrei andare...
    Guarda che scia luminosa
    sta per arrivare!
    Forse è polvere d'argento,
    calata dalla luna,
    per render preziosa la Terra...
    e un po' per ciascuna!
    Oppure polvere di stelle,
    sfolgorante di luce,
    con cui Dio l'ha ricoperte,
    per farle apparir più belle...
    ed il vento...
    sai che è dispettoso,
    col suo soffio la disperde,
    affinché la notte
    abbia un manto luccicante
    ed un po' meno ombroso...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:14
    DOLCE ORCO

    IRIS VIGNOLA

    DOLCE ORCO

    Un verde orco, guardandomi in viso,
    m'aveva sussurrato:
    "Ti amo, mio paradiso".
    Così ascoltando, osservavo i suoi occhi,
    di splendido azzurro, tinti,
    che, d'immenso amore, apparivano colmi,
    sprigionando altresì tenerezza infinita,
    la quale giungeva al mio sguardo
    che, lesto, la conduceva al mio cuore,
    al quale narrava il mio nome,
    in un melodico cantico d'amore:
    "Iris, mia fata...da sempre, ti ho amata".
    Calde e sublimi parole...
    Avevano posto radici profonde,
    dentro l'anima sgomenta,
    che tutto s'aspettava,
    nondimeno di venire attratta
    da un dolce orco,
    divenuto, all'improvviso, agli occhi miei,
    soggiogati dal suo intenso amore,
    Shrek, il soave Principe del cuore,
    che mi rendeva unica e divina,
    intanto che mi giurava eterno amore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:13
    MAGICA SFERA

    IRIS VIGNOLA

    MAGICA SFERA

    Magica sfera,
    di luce, splendente,
    in cui ho racchiuso,
    ermeticamente,
    estraendolo dal cuore,
    tutto il mio amore.
    Corri veloce e vola leggera,
    in terra lontana,
    laddove vive e si dispera,
    per la mia obbligata assenza,
    l'unico signore mio adorato,
    avente, tra le sue dita,
    completa, la mia vita,
    ch'io stessa gli ho donato,
    affinché, a lui, appartenga
    e a nessun altro,
    né in ciel, né sulla Terra.
    Quando, da lui, tu giungerai
    e, tra le gentili mani, ti calerai,
    apriti all'istante,
    liberando il dolce sentimento,
    che, tutto, lo avvolgerà,
    d'incantesimo, preso,
    in modo da riempirne il cuore,
    che spasima, dolente,
    per me, solamente.
    E non tornare indietro
    senza portarmi, in cambio,
    il suo prezioso amore,
    di cui colmare devo,
    per continuare a vivere,
    il mio, di cuore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:11
    STREGA

    IRIS VIGNOLA

    STREGA

    Ti nascondi nel bosco addormentato,
    in mezzo alla natura oscura,
    fra ombre minacciose,
    che non t'incutono paura...
    Tu, figlia della notte,
    che, sotto l'ala sua, tenebrosa, ti ha ghermita;
    con fredda e adunca mano,
    e, come amorevole madre, ti ha carpita
    da luce soffusa
    e da sguardo innocente,
    che scoprire vuole il tuo segreto,
    per poi divenire irriverente...
    e condannarti a morte sicura,
    sul rogo, a bruciare, tra lingue infuocate
    e gridare "alla strega"
    con voci ed urla sguaiate...
    Ma la silente notte, d'accordo con la luna.
    nell'oscuro grembo, ti trasporta,
    oltrepassando il bosco, fino alla radura,
    di cui gli alberi, assopiti,
    al tuo passar, si svegliano e bisbigliano,
    scrutandoti, con occhi intimoriti...
    E lì, sotto i raggi dell'astro lunare,
    pieno e splendente, altresì così distante,
    dal suo influsso ti lasci investire e penetrare
    per cui il tuo corpo inizia a mutare,
    gli arti, in zampe, con acuminati artigli, trasformare
    ed il tuo bel viso, un muso diventare,
    di selvaggio lupo, di cui il potente ululato,
    rivolto all'indifferente luna,
    tonante, tra cielo e terra,
    di straziante dolor, risuona.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:10
    EPPURE SENTIRE (UN SENSO DI TE)

    IRIS VIGNOLA

    EPPURE SENTIRE (UN SENSO DI TE)

    Eppure ti sento...
    seppur ognor lontano...
    Ti sento dentro...
    avverto un senso di te, che amo,
    satollante il cuore e saturante la mente,
    che se ne appropria, come carta assorbente.
    Paure ignote s'affacciano di getto,
    estrapolate da un connubio di pensieri,
    confusi e contrastanti tra di loro,
    assillati dall'enigma del futuro.
    Un senso di te
    m'arriva nel silenzio, proponendosi a me,
    che vago, negli atri oscuri dell'indecisione, intanto che ascolto i battiti del cuore,
    come puledri galoppanti,
    immaginando realizzati sogni variegati
    pressochè irrealizzabili, pur così intriganti,
    confidando nel potere dell'amore.
    Tristezza e sofferenza si trovano al mio fianco,
    mere aguzzine che, da sempre, m'accompagnano,
    nemiche abbiette, pur divenute compagne eterne,
    di cui m'affrancherei, in un'esistenza amica,
    del senso di te, totalmente intrisa.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:09
    UN'ALTRA ALBA VERRA'

    IRIS VIGNOLA

    UN'ALTRA ALBA VERRÁ

    Nascondendomi nel sonno,
    m'hai trovata, nel mio sogno,
    m'hai baciata e accarezzata,
    sussurrandomi "Mia amata"
    e donandomi una rosa...
    L'alba uggiosa del risveglio,
    abbracciata dalla nebbia,
    ha portato solo lacrime di pianto
    sotto il cielo, gonfio e grigio,
    riversante fitte gocce d'acqua dolce,
    che han lavato il mio viso addolorato,
    trascinandone via, del sale,
    il gusto acidulo ed amaro.
    Rosa, rossa o rosa che tu sia,
    pegno d'amore,
    spine aguzze han trafitto questo cuore,
    giá invero sanguinante.
    D'improvviso, ecco un raggio farsi strada
    e squarciare nubi oscure, all'orizzonte.
    Il pensiero vola alto,
    fuoriuscendo dal tormento del presente,
    per strappare, dalle labbra, il mio sorriso,
    confidando in un'aurora,
    sì splendente e luminosa,
    dacchè lui giungerá a me,
    conducendo con sè una vera rosa,
    appena colta, impreziosita di gocce
    trasparenti e iridescenti di rugiada,
    forse rossi oppure rosa, i suoi petali odorosi;
    sullo stelo, lungo e sottile,
    l'infida arma delle spine,
    mai più, trafiggerá il mio cuore,
    giacchè avrò vicino il mio agognato amore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:07
    DONNA, SINONIMO DI VITA

    IRIS VIGNOLA

    DONNA, SINONIMO DI VITA

    Mani grandi, sul tuo corpo,
    esile e fragile, all'apparenza,
    seppur sia tu forgiata dalla forza,
    donato tante volte, con amore
    e per amore, nel calore che sai dare.
    Mani forti, mani maschili,
    talvolta d'uomini sconosciuti,
    ma, troppo spesso, familiari,
    che prendono e posseggono, vilmente,
    il corpo tuo, percosso e martoriato,
    sovente, di vitale linfa, grondante,
    lasciandoti, nel cambio,
    la mera essenza dell'ineffabile violenza.
    Mani sporche di sangue,
    che, di rosso, ha macchiato le tue vesti,
    lacerate, nel medesimo momento,
    In cui straziato s'è il tuo cuore,
    dilaniato dal dolore, per l'infame gesto osceno
    di cui, sebbene insensatamente,
    provi tu un'assurda e inconfessabile vergogna.
    Mani, un tempo, amate ed agognate,
    d'un essere bestiale, che inver tu hai accanto,
    sfogante rabbia innata, ognor traviante,
    scaturita da gelosia morbosa e truce,
    che t'ha condannata a portar la croce.
    Mani, che poi abbandonano la preda,
    saziate dalla voglia di far male,
    seviziante l'indifese membra
    e ferente l'anima, avanti il corpo inerte.
    Mani indegne di chi non ha rispetto alcuno, per nessuno,
    nè tantomeno per te, donna, dea divina,
    plasmata per amare e generare,
    di cui, il nome tuo, appare sempiterno
    ed innegabile sinonimo di vita.

  • 31 marzo 2015 alle ore 17:35
    CHI SEI TU

    IRIS VIGNOLA

    CHI SEI TU?

    Nel letto di dolore, tra spasmi e sofferenze,
    immobile e preda inerme d'un fato atroce,
    ti chiedi cos'hai fatto per meritare un simile castigo.
    In questa tua esistenza, forse hai errato troppe volte,
    oppur sei qui a scontar pene per tue vite vissute,
    in altro tempo e in altro spazio, di cui non hai ricordo.
    Una folle realtà ti vuole disarmato e senza scudo di difesa,
    affinché la vita, vile carceriera,
    ti releghi in questo corpo sì stanco e martoriato,
    privo di alcun libero arbitrio per gridare basta,
    dacché la voce manca
    e gli occhi chiusi o fissi non possono parlare.
    Muto e inerte, pari incosciente, in quel triste sudario,
    forse lo sei, o forse sei tra noi,
    presente ed impotente a farti udire,
    da noi che, limitati, non sappiamo percepire
    l'urlo straziante che irrompe in te e, lì, muore.
    Chi sei tu, adesso?
    Pensi, riflettendo la tua immagine, come in uno specchio,
    piangendo su te stesso e su quell'amara, mortale sorte.
    Ti senti affievolire come flebile fiammella sul punto di smorzarsi,
    purtuttavia, irriverente, la morte
    t'ha abbandonato fra le mani del tuo nulla esistenziale
    e non accenna ad affrancarti.
    La vita ti ha deluso e incarcerato in quest'insana spoglia,
    il cui spirito pretende d'esser libero di scegliere
    se continuar a vivere, se vita si può dire,
    o librarsi in volo per divenire anima immortale,
    in una dimensione astratta e congeniale
    ad apportar supporto ad altri in greve stato
    e a custodire chi abbisogna di conforto.
    Libero, uscito da quel corpo che tradito poi t'aveva,
    disteso in un riposo guadagnato,
    seppur pianto da chi non sa che or ora sei felice.