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Autore

Iris Vignola

in archivio dal 11 mar 2015

La Spezia - Italia

segni particolari:
Autrice di libri fantasy e poesie.

mi descrivo così:
Ho pubblicato il primo volume della mia trilogia "La stirpe di luce" in versione italiana e inglese (Dinasty of light), tre libri poesia e presto la terza edizione del mio libro di fiabe in inglese "Into the fantastic world of fairy tale".

30 settembre 2015 alle ore 17:03

Domani non so... il dialogo silenzioso tra cuore e mente

Il racconto

È in arrivo una tempesta.
Appoggiata ad una roccia la vedo avanzare, sempre più cupa e violenta.
Sta devastando tutto quello che trova, nella sua folle corsa.
Sconvolge il cielo e, non appagata, infidamente, infuria sul mare, destandolo dal suo riposo.
L'argentea luna che irradiava di luce fredda questo frammento di Terra, riscaldando comunque i cuori degli innamorati, si è nascosta dietro i nuvoloni, scuri come la pece, che cozzano gli uni contro gli altri, fino a piangere tutte le loro lacrime, gettando acqua su acqua e scombussolando questa notte neonata e quieta.
Il vento sibila, soffiando all'impazzata sopra la tavola liquida e trasparente che appare nera, avendo sottratto, come specchio, l'identità al cielo.

E' il mare che, irato, perde la sua calma e si rivolta, sobillando e gonfiando le sue impercettibili onde placide, che corona di una cresta bianca e schiumosa, la quale, infrangendosi sugli scogli immobili e impettiti, come sentinelle sparse in quella immensità in tumulto, effonde nell'aria miriadi di particelle di salsedine, incrementando la sua fragranza.
La spuma candida come neve si riversa sulla battigia che custodiva gelosamente un po' di calore e, come fosse un grembo di donna, la riempie, ritirandosi subito dopo, per poi ripresentarsi all'infinito, in un andirivieni armonicamente ritmato e rumoroso.
Mi trovo ancora lì, a piedi nudi, nel riparo che ho scoperto in una grotta.
Il mio spirito è tormentato e osserva.
Invidia la fine rena, che si lascia trascinare nel fondale buio.
Oscuro come il mio pensiero.
Mi obbligo a cacciarlo e a reagire alla mia sconfortante solitudine.
A malincuore, mi accorgo che mi è impossibile.
Laggiù, nella profondità marina, immagino inabissato, fra rocce e sabbia, uno scrigno completamente d'oro, chiuso ermeticamente.
Lo scrigno dei miei desideri, quelli non realizzati e sigillati in modo da non fuggire via, in attesa che la bacchetta di una fata o il canto di una ninfa possa aprirlo e compiere il prodigio.
La mia fantasia prende forma, in un cavallo alato, purtroppo però l'epoca delle fiabe e delle novelle ha fatto il suo tempo ed è passata molta acqua sotto i ponti, da allora.
Sono costretta amaramente a ripiombare nella realtà nuda e cruda.
I lampi istantanei che si susseguono irradiano di luce tutt'intorno, arrivando in ogni angolo, in ogni anfratto, squarciando ogni tenebra, ogni ombra, all'infuori delle tenebre e delle ombre che si annidano dentro di me.
Quella luce fredda, così vana...
La luce a cui aspiro è un'altra, una luce che mi salverebbe.
Una luce più abbagliante di qualsivoglia preziosità.
Una luce che riscalda l'anima.
La luce dell'Amore...
Quello di Dio...
... Quello di un uomo...
I boati fragorosi, al pari di fuochi d'artificio, mi esplodono nella testa, rimbombando.
Sento freddo e mi accoccolo su me stessa.
Improvvisamente provo paura, un panico tangibile ma, fortunatamente, la tempesta si allontana, repentina, così come è giunta, andando a scaricare la sua rabbia altrove.
Le acque si acquietano e il mare riprende il suo sonno interrotto bruscamente, mentre il silenzio sovrano torna a regnare nella notte, divenuta nuovamente tranquilla.
Attendo qualche attimo interminabile, durante il quale ho la sensazione di non essere più sola.
Noto un'ombra sulla spiaggia... imponente e...alata... Pare che stia osservando il mare.
Trattengo il respiro, stupidamente, come se in questo modo potessi scongiurare l'ipotesi che la mia
presenza venga scoperta da un'entità ultraterrena.
Il mondo del soprannaturale mi ha sempre affascinata e, nel medesimo tempo, terrorizzata.
Ho la pelle d'oca e fremiti improvvisi che salgono su per la colonna vertebrale.
La luna è riapparsa, tonda, piena, radiosa. Pare che mi osservi e attenda una mia mossa.
Lo spirito vagante volta il capo, ornato di una lunga chioma riccioluta, probabilmente chiara.
Percepisco il suo sguardo addosso e resto immobile, ancorata a quella grotta come fosse la salvezza.
Non riesco a formulare alcun pensiero... solamente aspetto...totalmente in balia dell'arcano.
All'improvviso scompare, lasciandomi enormemente confusa, immensamente turbata.
Nel mio cervello impazzito si rincorrono adesso una moltitudine di pensieri contrastanti.
Vorrei persuadermi di aver preso un abbaglio, scambiando un'ombra qualsiasi, proiettata attraverso i lampioni della strada, per qualcosa che la mia fervida immaginazione ha inventato.
Vorrei... Ma, poi, sono così sicura che sia questo il mio volere?
O preferirei essere certa che si sia trattato veramente di una Creatura celestiale, di un Angelo proveniente dal Paradiso...magari del mio Angelo Custode che, apparendomi, abbia inteso darmi la conferma di non essere tanto sola?
Non saprò mai la verità, potrò soltanto sperare che la mia illusione non rimanga tale.
Con questo dubbio, mi accingo a percorrere cautamente la riva.
Il dolce rumore dello sciabordio del mare che accarezza l'arenile è rilassante, al pari del suo profumo che mi appaga le narici e i sensi.
Una leggera brezza mi accarezza il viso e scompiglia i miei capelli lunghi e corvini.
La mia camicia da notte bianca, con qualche ricamo sul davanti, a ricordare quelle antiche delle nonne, abbottonata sul collo come fossi una bambina, svolazza, anch'essa scossa dal flebile vento. Ad occhi indiscreti e curiosi potrei apparire come un fantasma errante e tormentato, che scorrazzi nelle tenebre, in cerca di pace.
Probabilmente lo sono... o perlomeno mi sento nelle identiche condizioni..
Desidero la pace, non pretendo altro...
Anzi sì... qualcos'altro pretendo...
La libertà.
Sto per calcare la sabbia appena calpestata dall'entità alata e il mio cuore esulta, per questo.
Le onde infuriate, durante la bufera, avevano cancellato ogni orma esistente sulla spiaggia dorata.
Scruto, nella speranza di trovarne due appena scavate sul bagnasciuga, che l'acqua non tormenta più con la sua ira. Ed esse mi appaiono, intatte. Il mare non le ha dissacrate.
Lì, immobile in quel punto sacro, poggio i miei piedi nudi, alzo lo sguardo al cielo, dopodiché chiudo le palpebre.
Sto aprendo le porte che conducono alla mia anima, per permettere al Bene di entrare e sconfiggere ogni ombra malefica che deturpi la sua luce.
Neppure per un istante mi ha assalito il dubbio che la Creatura possa essere appartenuta al mondo degli inferi.
Un angelo del male, pur ingannatore, sotto mentite spoglie, non mi avrebbe lasciato la sensazione di serenità che sto ancora percependo.
Così fantasticando, mi avvio alle scale che conducono alla strada, mentre il mio cuore e la mia testa, in un dialogo silenzioso, si domandano a vicenda “Domani...?” e si rispondono “Non so...”
Come sempre, rifletto sulla mia condizione di donna.
Donna... essere speciale, tristemente usato, schiacciato, subordinato all'uomo grazie alla supremazia della sua forza fisica. Non di certo dell'intelletto.
Avevo letto qualcosa sulle teorie discordanti in merito alla condizione femminile nella preistoria, che hanno voluto la donna succube dell'uomo, secondo alcuni pareri, matriarca incontrastata a dettar legge, secondo altri.
Tuttavia, il corso dei secoli l'ha vista soccombere, per la maggiore, a parte chi aveva il potere nelle mani, donne influenti e rispettate. Tuttavia, una minima casta.
La discriminazione sociale, con diritti e doveri differenziati, era la normalità..
Addirittura dai racconti biblici c'è contraddizione nella determinazione dei due sessi che dovrebbero essere stati creati uguali, con pari dignità ed in perfetta simmetria, al contrario della testimonianza epistolare di chi raccontava della creazione della donna attraverso una costola maschile, imputandole, per giunta, la causa della cacciata dal Paradiso terrestre.
La colpa è qualcosa che nessuno vuole ed era facile, nei tempi che furono, addossarla all'essere per antonomasia più debole (secondo il parere dell'uomo), al genere femminile, facile da schiacciare, usando il predominio attraverso la fisicità.
Donne perseguitate, additate come streghe dedite a Satana e bruciate sul rogo, al pari di carne da macello, donne che hanno dovuto subire violenze per tutta la loro vita matrimoniale, donne usate e vendute come merce di scambio, donne costrette ad una vita di stenti, lavorando come schiave dentro e fuori casa, nei campi, a coltivare la terra per sfamare la prosperosa famiglia, oppure ai fiumi o ai lavatoi, a lavare, nell'acqua gelida, i panni di casa.
Donne divenute vecchie prima del tempo.
Donne perennemente fecondate da mariti disgraziati.
Donne lasciate sole, da consorti che tornavano ubriachi marci.
Donne violentate e uccise, troppo spesso, da bestie che di umano non hanno nulla, che odiano l'altro sesso, probabilmente per timore del confronto.
Rammento una mia poesia, scritta su questi atroci eventi di cui si ha notizia quasi ogni giorno:

AL DI LÁ DEL SILENZIO

Al di lá del silenzio, s'ode solo il vento,
che rumoreggia, sfiorando la chioma sparsa sullo sterrato,
nel bosco, dove il buio è in procinto di rubare la luce.
Tutt'intorno regna una labile pace.
Al di lá del silenzio, mi trovo smarrita e confusa,
nel rammentare ciò che stava succedendo,
soltanto poco prima,
quando l'insaziabile bestia, ha sfogato il suo tormento,
sul corpo mio, in preda a depravata brama.
Al di lá del silenzio,
il lamento mio straziato, che nessuno ha udito,
seguito da un grido disperato, quando la lama lucente,
il vile ha calato sul cuore, rubando la mia vita,
ancor da essere vissuta.
Al di lá del silenzio,
sto osservando il triste scempio, del corpo martoriato,
grondante linfa e sangue, di cui la nauseante pozza
sta immondando l'erba,
intanto che son lì e, oramai, la vita è persa.
Al di lá del silenzio,
solo il pietoso vento che, ancor, sta accarezzando
il corpo mio discinto,
di cui, il viso fisso, rivolto è verso il cielo,
seppure gli occhi, ancora spalancati,
abbiano, or ora, il tacito sguardo spento.
Al di lá del silenzio,
c'è ognor soltanto il pianto, di chi realmente m'ama
e sta soffrendo.
Al di lá del silenzio,
l'assoluto niente...
Anche il vento, adesso, ha taciuto la sua voce,
poiché sa che, mai, troverò pace...
Mi sto perdendo, nel mare del silenzio...
Al di lá del silenzio,
s'ode solo il silenzio...

L'ineguaglianza dei sessi ha portato a molte sofferenze il mondo femminile. Le nostre ave, le nostre nonne, ne hanno preso coscienza, iniziando a ribellarsi a questo stato sociale ed a combattere per rivendicare i diritti ed i privilegi concessi agli uomini.

Il voto alle donne a conclamare l'uguaglianza, il lavoro come diritto all'autonomia.

Donne eroiche, che hanno resistito ai soprusi maschili, divenendo addirittura vittime di carnefici scellerati per il loro ideale di libertà, nel ricordo dell'8 marzo, dedicato alla donna, per non scordare l'infausto massacro di povere lavoratrici che reclamavano i diritti loro spettanti.

Il termine eroe è legato per lo più all'uomo, uomini che hanno lottato e si sono distinti nelle varie guerre a cui la Terra ha dovuto assistere (ed assiste tutt'ora, purtroppo, la storia pare non abbia insegnato nulla), ma quante donne hanno preso parte alla resistenza, schierate dietro le quinte, a ricoverare fuggitivi, a sfamare combattenti, rischiando la vita, a sostituire il capo famiglia, con tutte le difficoltà che potevano sussistere nella miseria creata dagli eventi belligeranti?

Donne paladine, senza onore né gloria. La maggior parte delle loro storie sono preda dell'oblio.

All'ombra del genio, c'è sempre stata una grande donna, magari analfabeta, dal momento che lo studio doveva essere privilegio quasi esclusivamente maschile, ma pur sempre grande.

E' cosa risaputa.

Mi chiedo spesso quante sono le donne, nel mondo, che ancora stanno soffrendo per il predominio maschile. Un numero, a dir poco, spaventoso, che fa ribrezzo e crea disonore per l'altro sesso.

Donne stanche della situazione di subordinazione, desiderose d'essere apprezzate sì per i loro compiti di perfette casalinghe e madri di famiglia, ma altresì per aver parte integrante nella costruzione di un mondo migliore da lasciare alla prole, a fianco del proprio uomo, che dia la possibilità di dare un senso alla vita.

Dopodiché mi chiedo la ragione per cui sussista ancora il contrario, faccio le mie considerazioni e penso di essere arrivata a capire, magari sbagliando... ma non lo credo veramente.

La paura.

L'uomo ha paura della donna, il suo timore di essere surclassato, in tutti i campi, si evidenzia ogni giorno.

Se si lasciasse spazio al genere femminile, se si facesse meno discriminazione sul lavoro e nel concedergli spazio per cariche governative, nei paesi definiti civili, quanto ci impiegherebbe la supremazia maschile a cadere? Non dico un nanosecondo, ma poco più!

L'uomo ha paura del cervello femminile, di quello che riesce a fare in un contempo, della sua marcia in più, del suo sesto senso e, per questo, cerca di tenerlo a bada.

Ma le cose cambieranno, devono cambiare, voglio essere positiva, speranzosa.

Per quanto riguarda me stessa... non so dire se cambieranno.

Sono sempre stata una donna forte, ho superato drammi senza farmi forte dell'aiuto di alcuno, ho saputo come muovermi per aiutare chi amo ed ho provato una forte autostima, per questi motivi.

Purtroppo la stima cade per quanto riguarda la mia persona, il cambiamento della mia vita personale.

Sono sottomessa dalla situazione a cui non so reagire.

Sta dormendo pesantemente. Sta russando.

Non si è accorto di nulla.

L'uomo che vive con me da quasi quarant'anni, per il quale, appena ventenne, avevo giurato, davanti a Dio, eterno amore, eterna fedeltà, la stessa che, brutalmente, ha tradito la prima volta che mi ha mancato di rispetto, che ha alzato la sua forte mano su di me.

Un essere che, dentro di me, non riconosco più come marito, bensì non mi tocchi più, in nessun

senso. Per il quale provo indifferenza, quando non rancore.

Non ho saputo perdonarlo per la vita che mi ha offerto.

Mi sento vittima designata di un legame sbagliato, portato avanti senza senso, forte del mio pretesto assurdo che l'umanità non abbia la facoltà di scindere unioni consacrate

Come se Dio non sapesse... non vedesse...non percepisse la sofferenza...

Un matrimonio trascinato nel tempo per mancanza di coraggio.

Prendere una decisione così drastica non era facile.

Sola al mondo, con due figli da mantenere, senza un lavoro, poiché avevo il divieto di cercarlo, per un'assurda gelosia che lo aveva sempre tormentato.

Probabilmente ad altri occhi possono apparire delle giustificazioni, atte a coprire la propria paura dell'ignoto, la propria codardia, il proprio timore di ritorsioni già annunciate, quello di un risvolto drammatico della situazione.

Il terrore di essere uccisa, come minacciato troppe volte, di fare la solita fine delle tante vittime della morbosa gelosia maschile, del considerare la propria donna come oggetto da possedere.

In parte è veritiero che siano giustificazioni dietro quale nascondersi, ma soltanto in parte.

L'amore è la simbiosi di due anime, prima che di due corpi, lasciando comunque spazio e dando il rispetto dovuto all'individualismo del pensiero.

Se è pur vero che ogni individuo possegga la prerogativa del libero arbitrio per impostare la propria vita nel modo più consono, talvolta ci sono catene invisibili, tuttavia difficili da spezzare.

Non impossibili, comunque robuste e vincolanti.

E per questo subentra la rassegnazione ad un vivere...anzi ad un sopravvivere dal quale non ci si aspetta nient'altro che un'apatia mostruosa, che diviene una corazza impenetrabile dalla quale sentirsi protetti, dentro la quale calarsi per tenersi al riparo da ulteriori sofferenze.

Nulla mi poteva scalfire così trincerata.

Poi l'imprevisto.

Un incontro casuale che ha annientato all'istante quell'armatura che garantiva la mia indifferenza acquisita, la mia imperturbabilità. L'ha polverizzata.

Una parvenza d'amore improvviso che mi ha sconvolta, turbata, disorientata, inappagata.

Una storia senza futuro, peraltro durata quanto un alito di vento, impossibile da portare avanti, vissuta male, per le sensazioni contrastanti del mio essere irreprensibile ma, comunque, vissuta, per non dover rimpiangere.

E, soprattutto, per dare un taglio al mio sopravvivere, per sentirmi ancora donna desiderata, come non mi sentivo da tempo, per risvegliare emozioni sopite, ma ancora esistenti, nel profondo.

La mia coscienza, in quel frangente unico, si è trovata d'accordo con me.

“Ti ho donato me stessa, il mio corpo, la mia essenza, la mia sofferenza e non avrò rimorsi”.

Sono sempre io, tuttavia non sono più la stessa.

Voglio di più...

Lo pretendo.

Esigo ciò che la vita mi ha negato.

Quella libertà che non ho mai avuto, fin da adolescente, da quando, per sfortuna, mi sono innamorata di chi mi ha reso infelice.

Desidero un amore vero, è uno dei miei desideri racchiusi in quel forziere d'oro, in fondo al mare. Un uomo che non sappia negare rispetto, gentilezza, sorrisi.

Che mi faccia ridere e assaporare tutto quello che c'è di bello al mondo.

Che sappia leggere il mio sguardo.

Forse sono troppo pretenziosa, ma non m'importa.

Forse è tardi per trovarlo, ciononostante lo sto cercando disperatamente.

So che arriverà, ne sono certa, non so quando, ma arriverà.

Ne ho necessità, come dell'aria che respiro.

TU...

Sussurri ...carezzevoli...

Inondano la mente...

Turbandola...

Sensazioni ataviche...

Percorrono la pelle...

Sfiorandola...

E facendola vibrare...

Desiderio..

Carnale...

Spirituale...

Esplode...

Nel corpo...

Nell'anima.

Donarti me stessa...

Totalmente...

Incondizionatamente...

Appartenendoti...

Come l'acqua al mare...

...Il vento all'aria,

...Il sole al giorno...

...La luna alla notte...

Nei mie pensieri solo tu...

Nel mio immaginario, solo tu...

Nelle mie viscere, solo tu...

Nel mio cuore, solo tu...

Sei qui...

Percepisco il tuo respiro...

Il tuo odore...

...mi assale...

Penetro gli sguardi...

Cercando il tuo...

Per addentrarmi in te...

Fondermi con te...

E farti mio...

So che ti troverò...

Non so dove...

Non so quando...

Esisti...

E mi stai aspettando...

Devo solo incontrarti...

Sono ancora qui, sperando che l'estraneo che sta dormendo al mio fianco arrivi a capire che tutto è

finito e faccia l'unica azione degna, andandosene.

Purtroppo ho molte riserve riguardo a questo.

Mi giro e rigiro tra le lenzuola candide e profumate di lavanda.

Morfeo tarda a prendermi tra le sue braccia.

Ripenso alla Creatura Celeste ed ora sono consapevole del fatto che la sua venuta abbia il sapore di

un messaggio dell'Altissimo, di un sostegno a tenere duro, a lottare, a costringermi a guardare oltre il buio, per non ripiombare in quel torpore assoluto.
A perseverare nella ricerca della luce.

A dare ascolto alla voce silenziosa della mia saggia coscienza, conscia, a dispetto del mio trascorso scoramento, che la mano scrivente la pagina del mio destino sia di origine divina e non quella adunca del maligno.

FINE

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