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Racconti di Laura Di Vincenzo

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  • 02 agosto 2016 alle ore 19:26
    L’effimera leggerezza dell’essere.

    Come comincia: Sospesa, priva di forza di gravità, nulla che mi leghi alla terra, occhi chiusi a quello che non oso volgere sguardo. Attraversata da pensieri ribelli, indisciplinati e pervasi da una grande passionalità, un flusso che straripa dagli argini d’immaginarie vene, un volo pindarico. Un dolce oblio nel dondolio di fremiti e sussulti. Vesto di parole un senso che mi attraversa e irrompe in una riga di un ultimo verso.

  • 21 giugno 2016 alle ore 18:22
    Uno stralcio di "Le parole che scrivo"

    Come comincia: Un forte senso di consapevole complicità li univa, una forma vitale di attrazione mentale, un bisogno reciproco che mai abbandonava, nemmeno per un attimo, la sede dove risiedono gli impulsi più profondi; era difficile lasciarli andare e ancora più difficile scolpirli nella mente solo con l’immaginazione. Gli attimi immaginati non sono vita vera e il tempo non vissuto potrebbe cancellarli per sempre. Ci si abitua a tutto e sfumano memorie.

  • 04 giugno 2016 alle ore 20:39
    Stralci di pensieri

    Come comincia: Stralci di pensieri
    La fantasia, sovente, irrompeva nel tumulto della sua anima, come pellicola rivestiva la realtà. Aveva il potere di trasformare le brutture, i pesi schiaccianti, in voli che, se pur illusori, si libravano nella verginità di ogni singolo pensiero. La vita prostrava, con il suo logorante altalenare, gli eventi rotolavano nella sua vita come enormi sassi smottanti su un territorio a continuo rischio sismico; bisognava attingere continuamente dalla riserva di forza interiore, costantemente messa a dura prova, trovare un appiglio per dare senso a tutto quello che un senso non lo aveva. Sara accettava passivamente solo in apparenza, dentro di lei c’era un subbuglio di consapevolezze che, ogni giorno di più, diventavano certezze. 

  • 03 giugno 2016 alle ore 17:18
    Stimoli visivi (parole dettate da un'immagine)

    Come comincia: Siamo qui, distesi pelle contro pelle, in un incastro d’anima, divorati avidamente in ogni fibra, avvolti dalle molteplici sfumature del nostro essere, immersi nella magia della notte. Tra le mani il libro intinto d’inchiostro rosso, dove le parole disegnano lo spazio occupato dal mio tempo nel tuo tempo, ermetici suoni sul pentagramma di privilegiate note solo per il tuo udito. Tu che leggi per me variando il timbro vocale a ogni cambio d’intensità, scivolandomi dentro in un susseguirsi di vibrati, colorando ogni sillaba di gesti; la somma delle mie parole, fluttuante, racchiusa in quegli attimi infiniti, mischiata al sangue preme impetuosa nelle vene, complice dei sensi. Una sensazione indescrivibile, una sorta di vuoto pieno di emozioni che pulsano dall'interno fino ai confini esterni della pelle, un solletico di un avido bacio sul ventre.