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Linda Landi

27 maggio 1965, Battipaglia (SA) - Italia

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  • 13 aprile alle ore 13:27
    Quattro amici burloni

    Come comincia: Furio, ragioniere, settantenne ex-bancario in pensione.
    Gina, sessantenne, insegnante in pensione.
    Poldo, cinquantenne, dirigente amministrativo (sarebbe l’ex-segretario scolastico, ma Poldo ci tiene a precisare che lui è dirigente, una persona di tutto rispetto).
    Ferruccio, quarantacinquenne, ingegnere, ricercatore universitario.
     
    Cosa hanno in comune queste persone, oltre che essere persone probe, pilastri della società? Sono vicini di casa, in una palazzina di cinque appartamenti.
    La circostanza li ha portati alla reciproca frequentazione ed a diventare amici.
    In più i quattro amiconi sono dei buontemponi ed amano organizzare scherzi, soprattutto alle spalle del quinto vicino, ultimo arrivato e mai integrato realmente. Inoltre Liliana, la moglie del quinto vicino e proprietaria dell’appartamento, è antipatica e dimostra di avere poco senso dell’umorismo. Quindi è un piacere organizzare scherzi alle sue spalle.
    Liliana è l’unica che lavora per un’azienda privata, sta fuori tutto il giorno, ed è l’unica, al contrario loro, pensionati e dipendenti statali, a rischiare ogni giorno il licenziamento per dismissione delle attività o riduzione del personale.
     
    L’occasione per un divertentissimo scherzo è un’assemblea di condominio. A sorpresa nè Pino, marito di Liliana, nè Liliana si presentano. Furio all’inizio ne è un po’ risentito. Come condomino anziano si ritiene il papà/padrone del condominio e quell’assenza gli sembra un affronto ed un palese disconoscimento della sua autorità. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. In quell’assemblea devono deliberare su dei lavori al terrazzo asfaltato. Furio ha portato una proposta di preventivo della sua ditta preferita, Massimo Oro, mentre quell’importuno di Pino, pur assente, ha fatto pervenire un preventivo di una certa ditta Amato che nessuno conosce. Gli amici risolvono di aprire le buste. Accidenti! L’offerta della ditta Amato è di poco inferiore a quella della ditta preferita da Furio. Ma Furio non si perde d’animo. L’assenza di Pino capita a fagiolo! Strizza l’occhio ai suoi amici e presenta la soluzione: sulla linguetta della busta della ditta Massimo Oro scrive: se accettata, la ditta effettuerà uno sconto del 10% sull’offerta. Ed il gioco è fatto. Ora l’offerta della ditta Massimo Oro è inferiore di circa 100 euro a quella della ditta Amato. E Furio con i suoi amici è contento. Hanno fatto proprio un bello scherzo!
    Ma Furio decide di perfezionarlo. Non è necessario informare la ditta Massimo Oro. Convince l’amica che abita sotto il terrazzo che è sufficiente passare una mano di catrame dove l’asfalto è lesionato. Chiunque può farlo. Costo del materiale e della mano d’opera: 200 euro circa.
    Qualche settimana dopo, Liliana torna a casa la sera e suo marito la informa che è passata la signora Gina a portare il verbale dell’ultima assemblea. Liliana, pedante persona ligia alle regole, sale dalla vicina per portarle la ricevuta e per chiedere un attestato di consegna con la data. Sarà che la signora Gina dimentica che è tutto uno scherzo, forse ha paura di qualcosa, fatto sta che si innervosisce ed afferra Liliana per un braccio, la strattona e la spinge verso le scale gridando:<<Io non firmo niente! Mi ridia il verbale!>>.
    Liliana è scioccata. Pino vorrebbe farle presentare denuncia. Ma Liliana preferisce non dare seguito alla cosa.
    Ci pensano i quattro amiconi a dare seguito allo scherzo. Furio detta all’amica Gina una relazione in cui attesta di essere stata presente quando la ditta Massimo Oro ha operato l’intervento, dichiara che Liliana avrebbe voluto farle firmare una dichiarazione che attestava che lei avesse consegnato il verbale in ritardo, che Liliana l’avrebbe aggredita e che Liliana non aveva pagato la sua quota di 240 euro per i lavori al terrazzo. E quando gliel’aveva chiesta?
    Dopo di che i quattro amiconi si riuniscono nuovamente in assemblea. Approvano la relazione di Gina. Approvano e presentano per la prima volta il riparto spese dei lavori già effettuati. In più Furio ha una magnifica idea, che poi è una vecchia idea: dall’ultimo bilancio di condominio approvato da tutti i condomini, nessuno assente, risulta che Liliana è in credito di 140 euro, mentre Gina è in debito di 60 e Furio di 80. Furio fa dichiarare agli amici di considerare “sospeso” il bilancio già approvato in attesa di esaminare la documentazione. Dopo di che impacchettano il tutto in un bel verbale di assemblea e lo fanno pervenire a Liliana.
    Liliana non capisce cosa vuol dire quel “sospeso” e, proprio non ci sa stare agli scherzi, chiede di vedere la fattura dei lavori.
    Niente paura. Furio sa come trattare questi pivelli.
    Liliana riceve un decreto ingiuntivo di 240 euro. I documenti che giustificano tale decreto sono:
    Bollettino di ricevuta compilato da Gina;
    Il verbale di assemblea successivo ai presunti lavori con tanto di riparto spese;
    Riparto spese compilato da Pino 2 anni prima per lavori eseguiti a quell’epoca, incoerente con il riparto degli ultimi lavori.Liliana conclude o il giudice che ha emesso quel decreto è amico loro o era distratto.
    Poi Liliana riceve un altro verbale: gli amiconi hanno approvato un nuovo bilancio condominiale in cui il suo credito di 140 euro è sparito così come è sparito il debito di 60 e di 80 di Gina e Furio.
    Liliana non ci sa stare proprio agli scherzi.
    Presenta ricorso.
    Sono passati 8 mesi dai famosi lavori al terrazzo. Dopo 15 giorni Gina le spedisce copia della fattura dei lavori. La fattura puzza di falso lontano un miglio. È la fattura n.01 del 13-09-2007. L’IVA indicata è del 20% mentre a quell’epoca per quella tipologia di lavori l’IVA era al 10%. Manca la ritenuta d’acconto. Liliana avrebbe ampi motivi per recarsi alla guardia di finanza. Ma, inspiegabilmente, non lo fa. In realtà quello che Liliana vuole è essere lasciata in pace ed in fondo è un cuore buono.
    Ma gli amiconi hanno preso gusto ad organizzare scherzi alle spalle di Pino e Liliana.
    Furio orchestra una lettera in cui insinua che Pino abbia frodato il condominio mentre era l’amministratore di turno e la spedisce ai parenti di Pino ed ai propri.
    I quattro amiconi si ritrovano tutti riuniti davanti al portone della palazzina, divertiti ed attenti ad ascoltare la relazione di Furio sulla reazione dei suoceri di Pino quando avevano ricevuto la lettera.
    Ma gli scherzi non finiscono qui. C’è un momento d’empasse quando Gina si stanca e non vuole più fungere da amministratore del condominio. Ma niente paura, gli scherzi possono continuare. Poldo chiama un amministratore professionista amico suo.
    Ed organizziamo un altro bello scherzo. Occorre di nuovo fare dei lavori al terrazzo. Ma questa volta lo scherzo organizziamolo bene. Decidiamo che in attesa di fare i lavori ogni condomino deve versare 200 euro al mese in un fondo cassa. Liliana tra quota condominiale mensile e fondo cassa dovrà versare 250 euro al mese, il fondo cassa durerà a lungo, lo gestiamo noi ed in attesa di fare i lavori Liliana verserà mensilmente da sola la quota che serve per la gestione ordinaria del condominio. Non è uno bello scherzo?
    Ma Liliana fa resistenza e dice che i soldi per il terrazzo li darà in un’unica soluzione quando l’amministratore informerà di cosa deve essere fatto e quando.  Con certe persone non si può proprio scherzare!
    Ma il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Ed il capo dei buontemponi continua a tessere le sue tele ed ideare scherzi.

     
  • 26 ottobre 2016 alle ore 13:21
    Grazie

    Come comincia: Grazie ai medici radiologi e medici specialisti che mi hanno diagnosticato prima una piosalpinge poi corretta in sactosalpinge.

    La conclusione comunque era la stessa: intervento in laparoscopia.

    Grazie al medico specialista, luminare della provincia di Salerno, che ha aggiunto: “C’è anche una ciste all’ovaio destro”.

    Grazie al mio medico curante che quando procrastinavo l’intervento mi ha avvertito, favorendo la mia successiva ipocondria: “Se non ti operi muori di peritonite”.

    Grazie a mio fratello, persona molto in gamba e capace, circondato da donne ancora più in gamba e capaci che, informato, invece di interessarsi e capire di cosa si trattasse, si limita ad ironizzare col mio medico curante sulla mia paura di operarmi.

    Grazie a mio marito, meno in gamba e meno capace, anche se 7 anni prima aveva evitato che mio padre venisse squartato da due chirurghi che volevano levargli il duodeno (fu poi operato in laparoscopia per eliminare un grosso calcolo della colecisti), e comunque stanco dei miei tira e molla, che quando gli dico che il chirurgo non mi sembra sia tanto convinto e sono sicura che non mi leverà niente, non mi appoggia nel firmare ed andarmene.

    Grazie al professore ed alla sua assistente che si presentano a me dopo l’intervento, ancora con le mascherine, e con gli occhi che ridono dicono che non hanno trovato niente.

    E meno male che chi mi aveva mandato da lui ne aveva parlato come di una persona molto umana!

    Grazie al mio medico curante che mi prescrive un’ecografia addominale un mese dopo l’intervento da cui risulta due polipi alla coleciste. “Ecco!” comincio a pensare io “mi hanno operata per niente ed ora devo rioperarmi per la colecisti”.

    Grazie a tutti i medici che, un mese dopo, non mi dicono che la mia irritazione alla gola, il senso di peso sulle spalle, i miei capogiri nel piegarmi e nel sollevare le braccia o pesi ed infine il mio svenimento che sembrava un attacco di cuore fossero dovuti a ernia iatale e reflusso.

    Grazie al medico radiologo che un anno dopo mi dice: “Signora, lei ha detto che si è operata ma non hanno trovato niente. Qui c’è una neoformazione”. Grazie alla nuova specialista ed al nuovo tecnico radiologo che concludono la stessa diagnosi dell’anno prima: sactosalpinge.

    Informati dell’intervento dicono: una, potrebbe essere di origine intestinale; l’altro, il professore ha sbagliato l’intervento. E dicono che devo rioperarmi in laparoscopia. “Sentite”, faccio io, con quel poco di cervello che mi era rimasto, “questa cosa ce l’ho almeno da un anno e non mi dà problemi. La tengo sotto osservazione e se cresce ne riparliamo”.

    Grazie alla compagna di mio fratello, persona sempre molto in gamba e capace, con cui avrei voluto parlare di quello che mi era accaduto, ma io per lei non sono nessuno, anzi sono una nemica, e poi lei era venuta per fare pasquetta alla casa al mare dei miei genitori, non per essere seccata con i miei problemi.

    Grazie allo specialista di Pisa al quale il mio nuovo medico curante inviava i casi dubbi che mi conferma: Sactoslpinge. E come gli altri dice che devo risottopormi a laparoscopia.

    Grazie al medico ecografista che un anno dopo fa: “Signora, ma che tiene qua! Io non riesco nemmeno a vedere l’ovaio, ma che dice il suo specialista?”
    Grazie allo specialista che vede un palloncino nel mio addome e conclude che siccome il professore non aveva visto niente deve avere altra origine e che mi consiglia di rivolgermi ad un altro luminare.

    Grazie a mio fratello, sempre molto in gamba e capace, interessato solo che io vada a firmare dal notaio per acquisire l’eredità paterna che, quando gli dico che devo scegliere dove ricoverarmi per accertamenti, mi dice: “Io ti faccio dichiarare incapace di intendere e di volere”. Caro fratello, ma se io ero incapace di intendere e di volere, non avresti dovuto interessarti della situazione invece di preoccuparti solo che andassi a firmare dal notaio? 

    Grazie allo staff che mi induce all’intervento mostrandomi la formazione che si appoggia alla vescica, al colon e sposta l’ovaio verso l’alto scrivendo “potrebbe essere di origine peritoneale, al momento non ci sono processi infiltrativi” ed aggiungono può crescere ancora, diventare inoperabile, può degenerare.

    Grazie a mio marito che non mi dà ascolto quando gli dico: “Questi hanno deciso di operarmi prima di vedere i risultati delle analisi”. Non sapevo che l’avevano terrorizzato dicendo: “Non sappiamo cosa troveremo, potremo dover levare l’utero”.

    Risultato? Mi sottometto ad un intervento “massivo” per levare quello che risulta poi essere un tumore benigno, passato in due anni dalle dimensioni di cm10xcm3 a 12cmx8cm, che, a mio parere, non dava fastidio a nessuno, tranne potermi causare urgenza urinaria quando si poggiava sulla vescica o stitichezza poggiandosi sul colon.

    Grazie al professore che quando gli sottopongo i risultati del suo intervento e di quello del suo collega per prima cosa dice: “Se mi fa causa, la perde”.

    Poi aggiunge: “Io ho levato in laparoscopia tumori anche più grandi del suo. E’ uscito pure sul giornale. Perchè non avrei dovuto levare anche il suo?”

    Già perchè? Perchè quel giorno aveva troppi interventi in programma e non ha avuto il tempo di guardare bene?

    Grazie al professore che mi conferma che quel tumore si individua con semplice palpazione. Sì, sono sicura che Giuseppe Moscati senza ecografia e senza risonanza magnetica all’inizio del ‘900 sarebbe stato in grado di individuarlo e rassicurarmi. 

    Ed infine soprattutto grazie alla mia depressione e scarsa autostima, che proprio all’inizio di questa storia, causate dalla decisione più sbagliata e vigliacca della mia vita, che andava contro tutti i miei principi, hanno fatto capolino facendomi diventare facile preda dell’ipocondria e diventare sottomessa alla volontà altrui.

    Aggiungo grazie ai parenti e vicini che con la loro gioia nel vedermi in difficoltà hanno aumentato la mia depressione ed ipocondria.

     
  • 24 giugno 2015 alle ore 14:14
    Pasqua 2015

    Come comincia: Pensiero del venerdì santo.
    Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi.

    Già, ma alzi la mano chi trascorre la Pasqua lontano dalla famiglia.

    Per me il Natale, così come la Pasqua è lontano dalla famiglia. Dalla famiglia allargata intendo.
    Genitori, fratelli, cugini.

    Perchè io non ho una famiglia allargata.
    In tempi non sospetti, aprile 2007, a seguito di un resoconto di un mio collega su una esequie a cui aveva presenziato, dissi: “Alle mie esequie voglio solo le persone che mi vogliono bene: mio padre, mia madre, mio marito e, se lo ritiene opportuno, mio fratello Alfredo”.

    Tre anni prima avevo definitavemente realizzato che mio fratello maggiore non mi volesse bene.

    Avrei dovuto mettermi l’animo in pace.
    E invece no.
    Così, quando il suo cugino preferito si unì allo zietto pieno di bile nell’agire contro mio marito e me, feci presente a mio fratello che se avesse continuato a frequentare quelle persone come se niente fosse e senza chiedere spiegazioni, quelle persone avrebbero fatto sempre peggio.
    Solo il silenzio complice rispose.
    Ma che mi aspettavo? Come mi aveva già detto una quindicina di anni prima, lui con i nostri problemi non voleva essere scocciato.
    Quattro anni dopo la sua indifferenza o meglio la sua indifferenza trionfa nel sedersi al mio capezzale in ospedale manifestano il suo essere un estraneo, se non addirittura un nemico, per me
    Ancora, ma che mi aspettavo?
    Vent’anni prima ero stata in ospedale un mese in attesa di un intervento chirurgico e nè lui nè mio fratello minore, persone entrambe abili, avevano mai sentito l’esigenza di venirmi a trovare.

    Che senso ha sedermi a tavola con persone per le quali che io sia viva o morta (meglio morta) è totalmente indifferente?

    E passiamo agli zii e cugini. Cugini con cui sei cresciuta a contatto di gomito e che consideri fratelli.
    Gli unici zii e cugini che ho degni del nome ‘parenti’ e non ‘parenti serpenti’ vivono lontani.
    Chi in Trention, chi in Argentina.
    Oppure sono i cugini di mia madre.
    Mio zio in Trentino non mi farebbe mai deliberatamente del male.
    Ed i miei zii in Argentina si sarebbero fatti in quattro per me.

    Dei due fratelli ‘bancari’ di mio padre fin da bambina sapevo una cosa: che volentieri lasciavano mettere mano al portafogli a mio padre in vece loro.
    In particolare del clan di mio zio Giulio e sua moglie Radaele sapevo anche che non si accontentavano di essere in gamba. Dovevano e devono sentirsi ‘i migliori’ e per essere sicuri ricorrono all’abitudine di ‘tagliare i vestiti’ (si dice così?) addosso al prossimo. Da questa abitudine mia madre salva solo mio cugino Carmelo.
    Comunque su questo loro ‘vezzo’ e su altro male ricevuto c’ero sempre passata sopra.
    Preciso che quando anni fa mi trovai con l’auto in panne nel parcheggio dell’ospedale dove avevo accompagnato mio padre per una visita, falliti i tentativi di recuperare il numero di un taxi, telefonai a casa di zia Radaele. Fui fortunata, la trovai in casa appena in tempo. Era in procinto di uscire. Illustrata la situazione, venne subito con la sua auto, sapevo di poterci contare, ed accompagnò mio padre a casa.
    L’alternativa sarebbe stata telefonare al sig.Furio, altro fratello bancario di mio padre, di cui avevo il numero di cellulare. Sarebbe venuto subito, ma preferivo mille volte non ricorrere all’aiuto di quella persona che ritenevo viscida.

    Ero passata sopra anche al fatto che mio zio Furio era passato dal far mettere mano al portafogli in vece sua da mio padre a me.
    Ad un certo punto ho detto: ‘non voglio più pagare per voi’. E’ questa è la mia colpa più grave.
    Ingenua. Chi sono io per oppormi ad una tradizione ultracinquantennale?
    E, l’ho scoperto in seguito, chi sono io per rintuzzare un odio di uguale durata?
    Il mio zietto non vede l’ora di spolparmi viva (anche morta). E prendersi la rivincita sul fratello laureato da cui tanto bene ha ricevuto (tra l’altro anche la casa in cui vive).

    Buona Pasqua a tutti.

     
  • 04 marzo 2015 alle ore 11:03
    Saper vivere

    Come comincia: “Deve uscire?” chiedo al sig. Furio Aristide Landri che sembrava voler sostare l’auto all’inizio della rampa del garage, ostacolandomi nella solita manovra che facevo per uscire.
    “Tu devi imparare a guidare, come devi imparare a vivere” risponde il gentiluomo, risalendo in auto e spostandola, permettendomi così di recarmi al lavoro.
    Però il sig. Furio Aristide Landri aveva ragione.
    Io non so vivere.
    Come Salemme in “Cose da Pazzi” si dichara invalido a vivere in un mondo dove è finito l’ideale (badate bene: l’ideale, non la dura realtà) del comunismo e l’unico modo di vivere è la sopraffazione dell’altro, io non so vivere in un mondo di lestofanti, furfanti, ladri ed assassini.
    E, lo ammetto, non so neanche guidare. O meglio, non ho la pazienza di fare manovre e per me il parcheggio ideale è sempre quello a spina di pesce.
    Peccato però che il sig. Furio Aristide Landri abbia aspettato che io avessi 47 anni per dirmelo.
    Il sig. Furio Aristide Landri è germano di mio padre e credo sarebbe stato suo dovere di zio aiutarmi a crescere e migliorare per tempo. Magari senza danneggiarmi.
    Comunque ritengo che quando diventai vicina di casa del sig. Furio Aristide Landri, un po’ sapevo ancora comportarmi. O forse no, perchè ho permesso ad un sopruso di diventare un diritto.
    Così quando il sig. Furio Aristide Landri sosteneva con vigore che per pitturare due rampe di scale ci volevano 16 milioni (di lire) e l’ingegnere, mentre un altro vicino conosceva uno che avrebbe fatto il lavoro per un milione e mezzo, non profferii verbo. (Poi m’informai ed una ditta che avrebbe rilasciato regolare fattura allora chiedeva 3 milioni. Per la cronaca poi le scale furono pitturate 4 anni più tardi per 3000 euro sotto il controllo di mio marito.)
    Così non profferii verbo quando il sig. Furio Aristide Landri spiegò a mio beneficio che fino ad allora la rata condominiale era uguale per tutti e pari a 80000 lire. Con il passaggio all’euro il sig. Furio Aristide Landri proponeva di passare la quota a 50 euro. Intervenne il condomino che fungeva da amministratore: aveva calcolato che con 80000 lire al mese a fine anno rimaneva circa un milione, quindi 40 euro al mese dovevano bastare. Tutti assentirono, ma io, neo-arrivata, non dissi niente.
    Ancora non profferii verbo quando il sig. Furio Aristide Landri, ancora a mio beneficio, spiegò che la quota era uguale per tutti per comodità, ma a fine anno si faceva il conguaglio, dicendo ad uno ed all’altro quanto dovevano avere. Intervenne la moglie del vicino di prima, dicendo a mezza voce e con ironia: “Qui mi si dice sempre che devo avere, ma io non vedo mai niente”.
    Così non dissi niente quando il sig. Furio Aristide Landri c’informò che c'erano problemi d’infiltrazione d’acqua dal terrazzo e ci presentò un preventivo scritto con una Olivetti, molto comune negli anni '70 e '80, simile a quella che possedeva lui stesso.
    Senza profferire verbo, pagai le prime mie due rate di 200 euro e quando il vicino facente funzione di amministratore c’informò che la ditta aveva presentato la fattura (che non ho mai visto) pagai la mia ultima rata, senza sapere quando la ditta fosse venuta e cosa avesse fatto.
    Però quando tre mesi dopo chi abitava sotto il terrazzo si lamentò di nuovo d’infiltrazioni, mi permisi di chiedere: “Scusate, ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?”. Non ebbi risposta e per quell’anno non ne sentii più parlare.
    Comunque ammetto che due anni dopo, quando il sig. Furio Aristide Landri cominciò a disturbare con i suoi conticini mio marito che si era preso l’onere della gestione del condominio, commisi l’errore di iniziare ad innervorsirmi.
    C’erano problemi di salute in famiglia e mio marito ed io avevamo i nostri impegni. Uscivo di casa alle 7 per essere al lavoro alle 8, uscirne alle 14 per correre a Napoli dove frequentavo un corso universitario per rientrare in casa alle 20 ed il giorno dopo ricominciare.
    Poi mio marito cominciò anche lui a frequentare l’università a Napoli, così la sua vita divenne: mattina a scuola, correre a Salerno per accompagnare la madre bloccata dall’artrite in un centro di fisioterapia e scappare ai corsi a Napoli, rientrare, recuperare la madre e finalmente tornare a casa. Per ricominciare il giorno dopo.
    In tutto questo il sig. Furio Aristide Landri, pensionato dagli anni ’90 quando era sui 50 anni, ritenne bene di darci una mano iniziando a contestare i conti di mio marito, sempre dopo che l’assemblea all’unanimità, lui compreso, li avesse approvati. E così vedevo mio marito, cortese come sempre, fare le nottate anche per controllare i conti del sig. Furio Aristide Landri.
    Il sig. Furio Aristide Landri ritenne bene anche di disturbare mio padre per protestare che mio marito aveva ricordato ai vicini di pagare le loro rate mensili, rate che tra l’altro mio marito aveva anche diminuito rispetto alla precedente amministrazione.
    O di disturbare mio padre chiedendogli la sua opinione sui suoi conticini. Il risultato fu che, quando il sig. Furio Aristide Landri ricevette l’opinione di mio padre, mio padre mi telefonò agitato e preoccupato per la mia incolumità ingiungendomi di chiudermi in casa.
    Una vicina fatta accomodare nel soggiorno di casa mia, se ne uscì, senza provocazione alcuna: “Se le cose continuano così, qualsiasi cosa ci sia qui sopra [il tavolo, n.d.r.] la prendo e la butto per terra!”. 
    Lo ammetto, cominciai a non sapermi più comportare. Nell’ultima riunione tenuta in casa mia, non seppi trattenermi dal mostrare ai signori che erano ospiti poco graditi.
    Ed i signori se la sono presa a male.
    Quando una vicina si prese l’onere della gestione del condominio (diventando il braccio esecutivo del sig. Furio Aristide Landri), ritenni che potevo agire come loro avevano agito con mio marito.
    E così, dimenticandomi che per la mia mentalità se qualcuno, magari un miliardario pezzente (prendo in prestito l’espressione dal romanzo “Non avevo capito niente” di Diego Da Silva), è felice nel derubarmi è un problema suo, non mio, smetto di saper vivere e commetto una grande corbelleria ed ingenuità: quando mi comunicano che hanno eseguito gli ennesimi lavori al terrazzo, chiedo di vedere la fattura.
    E chi sa vivere [se vasano, s’abbracciano e se magnano a’ città, qualcuno di voi ne sa niente?] si scatena.
    Mai dare l’impressione ad un cane, e soprattutto ad un cane idrofobo, di volergli levare l’osso.
    a) Ricevo un decreto ingiuntivo per 240 euro, basato su:

    Bollettino di ricevuta compilato dalla vicina amministratore;
    Verbale di assemblea successivo ai detti lavori;
    Riparto spese compilato da mio marito 2 anni prima per lavori eseguiti a quell’epoca.

    Pago e tre mesi dopo trovo un foglio dell’ufficiale giudiziario che mi avverte che sfonderà la mia porta di casa se la prossima volta non mi trova. Cos’era accaduto? Avevo pagato con vaglia quanto gentilmente richiesto alla gentile vicina amministratore. E la gentile vicina aveva creduto bene di trattenere l’intera somma senza informare il proprio avvocato.

    b) Tutti i vicini (siamo 5 in tutto) sposano l’abitudine del sig. Furio Aristide Landri di rivedere i bilanci dopo che li hanno approvati e mi sottraggono 139,90 euro di credito che mi spettavano a conguaglio, ripristinando l’abitudine rivelata dalla vicina anni prima: “Qui mi si dice sempre che devo avere, ma io non vedo mai niente”;

    c) Il sig. Furio Aristide Landri, nella sua abitudine di rivedere i conti da lui stessi approvati, cita mio marito perchè vuole qualcosa sui 58 euro. Noi vorremmo non farci coinvolgere da bassezze e meschinità, ma chiamato in causa, mio marito deve mettere l’avvocato e così entriamo nel sistema giudiziario che, per quanto visto finora, non fa altro che alimentare se stesso;

    d) Il sig. Furio Aristide Landri invia a mio padre ed altri parenti un foglio e lettera in cui s’insinua che mio marito abbia gestito 80000 euro senza averne mai dato conto;

    e) Un vicino mi dice:”Signora state attenta. Siete sul filo del rasoio”. L’avvocato di mio marito gli scrive una lettera dicendo che certi atteggiamenti ed espressioni non sono accettati.Risultato: un pomeriggio di agosto, quando il mio unico pensiero era di andare a mare dopo il lavoro, trovo la mia auto sporcata da una secchiata di acqua e fango. Mentre siamo intenti a pulirla, mio marito ed io veniamo aggrediti;

    f) Il sig. Furio Aristide Landri ci ripensa ancora e fa citare mio marito perchè vuole 461 euro, dimenticandosi che come consuetudine non pagava le rate condominiali e che mio marito accettava, per quieto vivere, di compensargliele per spese effettuate.
    La signora che funge da amministratore, a nome del condominio (e quando glielo hanno chiesto?), nella stessa citazione vuole indietro da mio marito circa 1400 euro che in parte erano la spettanza di mio marito quale amministratore per aver gestito lavori straordinari per l’importo di 80000 euro ed in parte l’ultima quota che mio marito ha già versato al commercialista che ha gestito le pratiche;

    g) arriva un amministratore professionista, conoscente di mio zio Giulio e di mio cugino Poldo. Per un po’ ricevo lettere con richieste che sembrano fotocopie delle richieste del sig. Furio Aristide Landri, tipo documenti che provino la proprietà del mio box nello scantinato (c'è ne uno per ogni appartamento);

    h) poi, guarda caso, ci sono ancora problemi d’infiltrazione dal terrazzo (e quando mi hanno chiesto così gentilmente 240 euro che hanno fatto?). Invece di farmi avere la relazione di un tecnico che comprovi lo stato dei luoghi e le soluzioni tecniche, ricevo la richiesta di versare 200 euro al mese in un fondo cassa in attesa che si stabilisca cosa fare e quando farlo;

    i) l’amministratore professionista dà le dimissioni. Ai primi di giugno del 2011 mi ritrovo nella stazione dei carabinieri con l’ing.Ferruccio Soldini ed un’altra vicina: il sig. Furio Aristide Landri ha citato l’amministratore professionista e siamo chiamati come testimoni. Entra prima l’ing.Soldini. Rimango nella sala d’attesa, seduta su una sedia appoggiata alla parete. La vicina si pone di fronte a me e comincia a dirmi che i soldi sul conto corrente condominiale (nel quale solo io avevo versato le mie quote mensili) sono i suoi. La seguo appena, poi ad un certo punto apro gli occhi: mi rendo conto di essere stata per non so quanto tempo con la testa reclinata all’indietro, gli occhi chiusi, a respirare con la bocca e con la mano destra sul cuore. Mi guardo intorno: la vicina non è più di fronte a me, ma seduta su un divanetto più in la, all’apparenza intenta a sfogliare una rivista, in realtà a guardarmi di sott’occhi a seguire speranzosa l’evoluzione del mio malore. Mi alzo ed esco dalla stanza. Con notevole ritardo rassicuro la vicina che con tanta solerzia mi ha soccorso o chiamato soccorso: pare che il mio malore sia stato dovuto a ernia iatale.

    Ed il terrazzo?
    Quando i signori mi hanno così gentilmente estorto 240 euro, nessuna ditta era venuta a levare i fogli di asfalto danneggiati e rimpiazzarli con nuovi. Qualcuno, non so chi, ha semplicemente spalmato un po’ di bitume sul terrazzo.
    Solo 5 anni dopo, a fine 2013, dopo che l'ultimo amministratore professionista ha dato le dimissioni, è venuta una ditta che ha levato i fogli di asfalto eventualmente danneggiati e li ha sostituiti con nuovi. L’ho saputo perchè ho sentito il rumore del cannello della fiamma ossidrica che saldava i nuovi fogli, ho visto le bombole di gas in cortile ed i fogli rimossi stazionare in cortile per lungo tempo, oltre che le macchie nere lasciate vicino alle pareti delle scale nel trasportare gli stessi fogli.

    E la situazione contabile?
    Dal 2009 si è ripristinata la situazione esistente prima che mio marito si assumesse l’onere di fare l’amministratore: nessuna trasparenza, a parte il fatto che io sono l’unica ad aver versato dal 2008 al 2012 tutte le proprie quote sul conto corrente condominiale. E gli altri? mistero assoluto. Conto condominiale che i nuovi amministratori non hanno praticamente toccato perchè inspiegabilmente non riuscivano a farsi passare la titolarità dal precedente amministratore. . 

    A fine 2013 l’ultimo amministratore professionista ha gettato la spugna ed ha dato le dimissioni.
    Così il grande condominio è tornato pienamente nelle mani del sig. Furio Aristide Landri e dei suoi amici. 

     

     
  • 23 gennaio 2015 alle ore 10:36
    Una grande famiglia

    Come comincia: 7 anni
    La bambina sta giocando da sola in giardino, sul retro della casa.
    Il cugino Poldo, il cugino “grande”, la chiama dalla porta dello sgabuzzino.
    - Vieni ad aiutarmi. Devo fare un nodo. -
    La bambina corre verso il cugino che le mostra il dito indice dal quale pende uno spago lentamente annodato.
    La bambina mette il dito sul nodo, mentre il cugino armeggia con l’altra mano per stringere il nodo. Il cugino forse indietreggia, perché la bambina si ritrova dentro lo sgabuzzino buio. Il cugino dice: - Adesso stringi! – La bambina stringe il pugno intorno allo spago ed al dito del cugino. Quando il nodo è fatto, il cugino dice: - Va bene, lascia.-
    La bambina lascia il dito e torna in giardino.
    C’è qualcosa che non le quadra. Mentre stringeva nel suo pugno il dito del cugino, aveva sentito le dita di entrambe le mani del cugino armeggiare con lo spago per fare il fiocco.
    Ma se lei stringeva il dito, come aveva fatto Poldo ad usare le dita di entrambe le mani per fare il nodo? Mah!
    La bambina si stringe nelle spalle e ritorna a giocare.
     
    Qualche giorno dopo la bambina sta di nuovo giocando in giardino.
    Il cugino Poldo la chiama dal balcone. “Ho un libro con le figure di tutti gli animali. Se sali te lo faccio vedere”. La bambina fa il giro della casa. Davanti al portone è seduta la mamma a parlare con zia Liliana. “Mamma, Poldo ha un libro con le figure degli animali. Posso salire a vederlo?” La mamma risponde con un secco: “No!”.
    La bambina si allontana chiedendosi cosa ci fosse che allarmasse tanto la mamma nell’andare a vedere un libro di animali. Torna sul retro del giardino. Dice al cugino Poldo affacciato al balcone: “Mamma ha detto che non posso venire”.
    E riprende a giocare.

    8 anni
    Quel dolce era veramente buono. Tutte le compagne di classe avevano voluto la ricetta.
    Anche la bambina trascrisse la ricetta, ma la bambina pensava a qualcosa di più che proporlo alla mamma per farlo a casa nei giorni di festa.
     
    La bambina pensava che quel dolce avrebbe potuto essere prodotto e venduto su larga scala come le merendine che la mamma ogni tanto le comprava.
    Doveva scoprire come modificare la ricetta in modo che il dolce potesse conservarsi a lungo confenzionato in bustine separate.
    La bambina riteneva che avrebbe potuto essere un grande successo.
     
    La bambina cominciò anche a pensare agli aspetti pratici della produzione e della vendita. Avrebbero dovuto cominciare con una produzione limitata, utilizzando la cucina di casa come laboratorio. Un cavalletto con un asse posto davanti alla porta della cucina, che per fortuna dava proprio sulla porta d’ingresso, sarebbe stato il banco di vendita.
    Se le cose fossero andate bene, si sarebbe potuto pensare ad ingrandirsi ed a realizzare un fabbrica vera e propria e vendere all’ingrosso ai negozi.
     
    La bambina aveva bisogno dell’aiuto di una persona adulta che potesse aiutarla a realizzare il progetto.
    Naturalmente i primi a cui chiedere aiuto erano i genitori.
    Ma come esporre la cosa in modo da ottenere il loro consenso ed aiuto?
    La bambina immaginava già le loro risposte:"Ma che stupidaggini vai pensando? Non è possibile. Non si può fare."
     
    Va bene, se non mamma e papà, allora a chi rivolgersi? La bambina pensò al secondo adulto a cui poteva rivolgersi in ordine gerarchico: zio Giulio.
     
    La bambina sapeva già cosa sarebbe successo se avesse raccontato la propria idea a zio Giulio e questi l’avesse considerato buona: l’avrebbe realizzata da solo, negando che era stata lei a fornirgli l’idea.
    Chi le avrebbe creduto?
     
      Va bene, scartiamo zio Giulio. Chi rimane? Zio Furio.
    La bambina immaginava cosa avrebbe fatto zio Furio. Invece di dividere i guadagni a metà, avrebbe tenuto per sé la maggior parte, dando a lei una minima parte, millantando che fosse la metà esatta.
     
    Scartiamo anche zio Furio. Rimaneva zio Alfredo.
    Ma zio Alfredo viveva lontano. Come contattarlo e realizzare l’impresa a quella distanza?
     
     Rimaneva zia Liliana, ultima della nidiata. Ma zia Liliana era piccola e non lavorava. Come poteva aiutarla?
     
    E così, con questi dubbi, l’idea rimase non espressa e non realizzata.
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     Una bambina di 8 anni ha già delle opinioni così nette sugli adulti?
    Da dove venivano quelle opinioni?
     Il suo giudizio doveva essere viziato da ciò che aveva ascoltato.
    Gli adulti tendono a parlare in presenza dei bambini. Ritengono che i bambini non ascoltino o non capiscano.
     Gli adulti dovrebbero fare attenzione a ciò che dicono in presenza dei bambini.
    I bambini ascoltano e capiscono.
    O capiscono in maniera falsata.
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    12 anni
     "Non capisco perché devi pagare sempre tu!".
     La ragazzina alzò leggermente il capo dal libro e sospirò. Non era la prima volta che sentiva quel discorso.
    Era la mamma che parlava col papà.
     Per quanto poteva saperne, la mamma si riferiva a qualche spesa per la palazzina di famiglia, da cui si erano trasferiti da qualche anno e dove vivevano ancora gli zii Giulio, Furio e Liliana.
     La palazzina aveva bisogno di continui lavori.
     La ragazzina pensò che probabilmente papà si stesse sobbarcato da solo qualche spesa per la palazzina di famiglia. O, almeno, che stesse pagando anche parte delle quote che spettavano ai suoi fratelli.
     La ragazzina era orgogliosa del proprio papà!
    Era fiera che nella propria famiglia non vi fosse l’attaccamento al denaro come nelle famiglie di zio Giulio e zio Furio.
     Certo non era bello che zio Giulio e zio Furio se ne approfittassero.
    Come se ne avessero bisogno poi!
    E come se il loro fratello maggiore non avesse figli propri a cui provvedere!
    Però a volte la ragazzina pensava che il papà volesse più bene ai suoi fratelli che ai suoi figli. In fondo papà conosceva ed amava i suoi fratelli da tanti anni.
    Loro erano venuti dopo.
     La ragazzina sapeva come la pensava il papà: una volta assicurato loro il vitto, l’alloggio e la possibilità di studiare, non occorreva altro. Altrimenti si cominciava ad “avere grilli per la testa”.
     La ragazzina condivideva che una volta assicurato loro il necessario, papà dei suoi soldi aveva il diritto di farne quello che voleva.
     

    14 anni
     La ragazzina sta leggendo un libro per l’educazione degli adolescenti.
    Si ferma e ripone il libro.
    Il libro è scritto molto bene.
    Le viene in mente quel vecchio episodio con Poldo.
    Adesso sa cosa stringeva quando il cugino Poldo aveva bisogno di aiuto per fare un nodo intorno al dito.
    La ragazzina è ferita per essere stata ingannata. Però, pensa, Poldo allora era solo uno sciocco adolescente spinto dalle pulsioni dell’età e dalla scoperta di sé.
    Adesso sarà maturato. Magari è pentito e si vergogna pure per quello che ha fatto.
    La ragazzina decide di perdonarlo.
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     25 anni dopo. Perché l’ex-ragazzina è inquieta e pensa che dovrebbe dire ad Andreina di stare attenta quando lascia la bambina sola col padre? Ma quali assurdità va pensando?
    30 anni dopo. L’ex-ragazzina sente la mamma dire: “Poldo è lo stesso di quando aveva sei anni: getta il sasso e nasconde la mano!”
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    21 anni
    Viene a mancare la madre di zia Susanna, moglie dello zio Furio.
    Si recano al cimitero.
    La salma è tumulata nella cappella Landri.
    Nella cappella è già tumulata la salma del padre della zia Susanna.
    Il fratello di zia Susanna ha un caseificio. Ha anche vinto l’appalto per la fornitura alla mensa dell’università del capoluogo.
    La sorella di zia Susanna ha sposato il titolare di una delle prime rivendite di elettrodomestici in B.
    Quando era una ragazzina, l’ex-ragazzina aveva spesso sentito la presidente dell’Azione Cattolica locale dire: “A B. ci sono famiglie che tengono i miliardi, ma non hanno pensato a farsi una cappelletta al cimitero”.
    La ragazzina non aveva mai replicato, ma aveva sempre considerato quel pensiero poco caritatevole.
    Adesso, suo malgrado, le torna in mente
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    25 anni dopo. Il papà dell’ex-ragazzina fa: “Quella cappella l’abbiamo fatta fare solo Giulio ed io.
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    24 anni
     Al telefono è zia Liliana. È sconvolta. Vuole parlare con il fratello maggiore, il papà dell’ex-ragazzina.
     Una volta chiusa la telefonata, il papà della ex-ragazzina telefona al fratello Furio. Durante la conversazione, l’ex-ragazzina vede la madre afferrare la cornetta del telefono ed urlarvi dentro:<<Fai schifo!!!>>. 
     Non chiedete conferme alla madre dell’ex-ragazzina, vi dirà che non ricorda.
     La sera dopo, il fratello minore dell’ex-ragazzina racconta che ha incontrato Lorina, figlia minore di Furio, che gli ha detto:<<Hai sentito che belle parole si sono scambiate ieri i nostri genitori?>>.
     Cosa era successo?
    Zia Liliana e zio Furio avevano delle proprietà a S. ereditate dalla madre.
    Quello che l’ex-ragazzina riuscì a capire ed a sapere fu che zia Liliana aveva fatto dei lavori nella sua parte di proprietà ed il fratello Furio l’aveva denunciata.
    Forse la zia aveva fatto i lavori senza comunicazione al Comune?
     Mesi dopo la madre dell’ex-ragazzina le dice che zio Furio era riuscito a ‘spillare’ dieci milioni alla sorella.
    ‘E perché’ – si chiede l’ex-ragazzina – ‘come risarcimento per l’aumentato valore della proprietà della sorella?’
     La madre dell’ex-ragazzina le dice anche che lo zio Furio aveva diviso in parti uguali la cifra che aveva ottenuto dalla sorella e li aveva versati su due libretti che aveva intestato ai due figli della sorella, affermando che lui ce l’aveva con il cugino e non aveva potuto fare a meno di coinvolgere la sorella.
    Sarà. Per l’ex-ragazzina quello che aveva fatto lo “zio” Furio rimane inqualificabile.
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     20 anni dopo.
    Lo zio Edmondo, marito di zia Liliana, spiega all’ex-ragazzina che Furio aveva citato la sorella per i presunti danni arrecati alla palazzina con i lavori.
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    31 anni
    Erano sedute sotto la pergola della casa al mare di zio Giulio.
    Lo zio Giulio esce di casa, si ferma un instante e fa all’ex-ragazzina:"Li guadagni adesso 3 milioni al mese dove lavori?".
    La figlia dello zio Giulio fa uno sguardo mezzo esasperato e mezzo finto divertito e sbuffa con tono di rimprovero:"Papà?!?".
    L’ex-ragazzina guarda lo zio Giulio e non risponde.

    32 anni
     L’ex-ragazzina sta suonando il pianoforte, quando la raggiunge zia Liliana.
     Zio Edmondo (il marito della zia Liliana) aveva intenzione di costruire una casa su un terreno che aveva a Br.
    Erano in attesa dei permessi.
    Nel frattempo avevano deciso di vendere l’appartamento nella vecchia palazzina di famiglia.
    Avevano l’occasione di una buona sistemazione in affitto a Br.
    L’ex-ragazzina le consiglia:"Zia Liliana, non vendere. Affittala. Quando poi avrete i permessi per costruire, se ne avrete bisogno, la venderete".
    La risposta di zia Liliana è decisa: "No. Voglio chiudere".
    Segue la spiegazione.
    Furio le rende la vita impossibile.
    Appena qualcosa non funzionava nel condominio, Furio si metteva a sbraitare per le scale o nel cortile condominiale contro zio Edmondo.
    Una delle cause più frequenti era il cancello automatico di accesso al cortile che era sempre rotto e Furio ne dava la colpa ad Edmondo.
    La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stato proprio il cancello.
    Zia Liliana era in casa quando sentì un’ennesima volta Furio fare una chiassata all’aperto, praticamente sulla strada, urlando contro Edmondo, che non era in casa, perché il cancello non funzionava.
    Zia Liliana raccontò:"Non ci vidi più. Mi ero lavata i capelli, stavo con i bigodini in testa. Uscii come mi trovavo, in vestaglia, con le pantofole e con i bigodini. Mi fermai di fronte a lui e dissi:”Io vendo”".
    Oltretutto Furio stava sempre a fare questioni su qualsiasi cosa.
    Zia Liliana continua a raccontare. "Una volta lo vedo presentarsi a casa mia e dire:"Devo sapere quello che è mio!". Hai presente il vaso che tengo nell’ingresso? Lo afferrai e gli risposi:"Se non te ne vai, te lo tiro addosso". Quello uscì e per le scale fece la solita scena di sentirsi male, bussando alla casa di Giulio lamentandosi:"Mi ha cacciato fuori!".
     
    L’ex-ragazzina collega l’esasperazione della zia Liliana alla mascalzonata che lo zio Furio le aveva fatto per le proprietà che tenevano a S. 
    Non insistette oltre.
    All’ex-ragazzina dispiacque quando seppe che la zia Liliana aveva trovato un compratore, ma, rifletté, forse l’unica soluzione era veramente che in quella palazzina entrasse un estraneo.
    L’ex-ragazzina conosceva i problemi di umidità dell’appartamento di zia Liliana. Era l’unico appartamento che poggiava direttamente sul terreno.
    Da anni parlavano di lavori per individuare e risolvere quel problema.
    Parlavano e non facevano mai niente.
    L’ex-ragazzina imputava i ritardi di quei lavori alla tirchieria di zio Giulio ed alla cattiveria di zio Furio.
    Un estraneo avrebbe preteso che i lavori venissero svolti e quei signori forse si sarebbero vergognati di svelare quelli che erano di fronte ad un estraneo.
     
    33 anni
    Sembra che l’ex-ragazzina avesse avuto ragione. Una volta subentrato il nuovo proprietario nell’appartamento di zia Liliana, i lavori per risolvere i problemi di risalita dell’acqua nelle pareti erano iniziati.
    Pareva proprio che i suoi zii ci tenessero a sembrare delle persone per bene di fronte ad un estraneo.
    Il direttore dei lavori era l’ing.Carmelo Landri, secondogenito del sig.Furio.
    L’ex-ragazzina incontra Ferruccio Soldini che ha comprato l’appartamento di zia Liliana. Le fa: “Tuo padre ha detto che il suo appartamento se lo vende proprio. Ah, ah!”
    E così l'ex-ragazzina dimenticò tutto.
    Dimenticando che aveva detto a Pino: "Papà vuole che vada a vivere in via V., ma se lo può scordare. Non andrò a vivere lì per far passare ai miei figli quello che ho passato io da piccola", decide di assecondare il desiderio che il padre aveva espresso già da dieci anni: voleva che l’ex-ragazzina andasse a vivere e si prendesse cura della casa nella vecchia palazzina di famiglia.
    Il fidanzato non è d’accordo. Le sue resistenze hanno un cedimento quando vede lo stato di abbandono dell’appartamento. Non riesce a tollerare che una casa venga fatta deperire in quel modo!
    L’ex-ragazzina, pensando all’esperienza della zia Liliana, ha ancora dei dubbi: “Pensiamoci bene. Se mettiamo a posto la casa, dobbiamo fare tutto in regola. Quello per niente ci denuncia!".
    Quello sarebbe lo zio Furio.
     
    35 anni
    L’ex-ragazzina alla fine ha deciso di sposarsi.
    Dice alla mamma: - Guarda che non voglio zio Giulio al mio matrimonio.-
    La madre non replica nulla. Non c’è bisogno di spiegazioni.
    L’ex-ragazzina continua: - E, visto che ci troviamo, diciamo che a me direttamente non ha fatto niente, ma per quello che ha fatto a zia Liliana non voglio nemmeno zio Furio. –
    Qui la mamma insorge: - Ma come! So che Liliana e Furio si parlano, si frequentano e tu fai problemi? –
    - Mamma, quello che zio Furio ha fatto a zia Liliana è come se lo avesse fatto a tutti noi. E poi è anche colpa sua se quella casa è andata in mano ad estranei.
     Poi, visto che ci troviamo, non voglio nemmeno Poldo. Per quella volta che si è unito al paparino nel prenderti in giro riguardo all’‘amica’ di Giulfurio[1]. –
    La mamma sbuffa: - Quello! È come il padre. Sempre pronti a farsi belli a chiacchiere ed a sparlare degli altri! L’unico in quella famiglia che si salva è Carmelo!–
    - Facciamo così – continua l’ex-ragazzina – Sono sicura che mi dici  “O tutti o nessuno”. Oltre la famiglia stretta, invito solo gli amici, al massimo invito Giulietta e Dorina[2]  che hanno fatto parte del gruppo di amici. -
    Alla fine, vince la tradizione.
    La madre del futuro sposo vuole invitare i parenti e l’ex-ragazzina, nello spirito del perdono cristiano e della commozione per l’imminente matrimonio, lascia che le cose vadano secondo i canoni. L’unico dispiacere è che per il ritardo della decisione non riesce ad invitare i cugini della madre. Spera di potersi rifare con il battesimo.
    La madre del futuro sposo conosce lo zio Furio la sera di Natale, dieci giorni prima del matrimonio.
    Furio si è recato con la moglie a fare gli auguri al padre dell’ex-ragazzina, come consuetudine. E coglie l’occasione per comunicare alla futura suocera dell’ex-ragazzina:<<Noi lì mica lasceremo così. Faremo i lavori!>>.
    Successivamente il fidanzato riferì all’ex-ragazzina che sua madre aveva commentato: <<Ma quelli aspettano che andate voi lì per fare i lavori?>>.
     

     
     
     
    [1] Giulfurio è il fratello maggiore dell’ex-ragazzina
    [2] Cugine coetanee dell’ex-ragazzina, la prima figlia di Giulio, la seconda figlia di Furio.

     

     
  • 23 gennaio 2015 alle ore 10:17
    Non date le perle ai porci

    Come comincia: Cari amici ANAKI[1],
    mi è venuta gana (ho letto un racconto di Camilleri su Montalbano di recente) di raccontarvi come mai, pur non dovendo fare l’amministratore di condominio di professione, mi saltò in mente di seguire il corso ANAKI: sentivo l’esigenza di capirne un po’ di più.
    Nel 2002 non sapevo nemmeno che un amministratore fosse tenuto a presentare un rendiconto della sua amministrazione.
    Andavo a vivere in una palazzina a conduzione quasi familiare e figuratevi se mi ponevo il problema.
    A fine anno l’amministratore ufficiale, il vicino di casa Poldo Landri, mi presentò un “foglio contabile”, che io nemmeno mi aspettavo, in cui erano riassunte le quote che avevo versato, le quote spese di mia competenza ed il mio bilancio, cioè se fossi a credito o in debito. Fu mìo marito a spiegarmi che quello non era un vero bilancio, che un bilancio doveva contenere le informazioni su tutti i condomini e lo stato patrimoniale di tutto il condominio.
    Comunque mio marito andò alla riunione ed, a quanto mi è stato riferito, chiese: “Quanto c’è in cassa?”, domanda da vero maleducato e malfidente, o no? Comunque pare che poco dopo, Furio Landri e Poldo Landri lo insultassero e cacciassero fuori dalla riunione. A quell’epoca non si tenevano verbali delle riunioni e di ciò non c’è traccia. Poco dopo sentii squillare alla porta. Il vicino Ferruccio Soldini aveva accompagnato Poldo affinché si scusasse. Mio marito fece entrare Poldo e gli offrì un liquore.
    Nel 2004 diventa amministratore di turno mio marito. A fine anno presenta un bilancio per cassa (non per competenza come mi pare preferiate voi amministratori ANAKI) completo dei dati di tutti i condomini. Il bilancio è approvato. Ah, da fine 2003 si cominciarono a scrivere i verbali delle riunioni.
    Quel condominio era stato sempre caratterizzato dal fatto che pur, essendo l’amministratore ufficiale un altro, Furio in pratica si occupava di tutto.
    Mio marito non aveva bisogno del suo aiuto, ma Furio non se ne dava punto e continuava ad appropriarsi delle bollette del condominio e pagarle e continuava a tenere i contatti con la donna delle pulizie ed il giardiniere. Ricordo che nel 2004 si presentò a mio marito e gli chiese di compensare le sue rate ordinarie, che non aveva mai versato, con quelle spese . Per quieto vivere, mio marito gli compilò una bolletta di ricevuta per 200 euro. Anni dopo ho realizzato l’imprudenza di mio marito di non scrivere sulla bolletta “per compensazione spese”. La cosa si ripete nel 2005 e mio marito gli compilò una bolletta di ricevuta per 260 euro. La cosa non si ripeté nel 2006. Per il semplice fatto che mio marito scrisse esplicitamente sul bilancio approvato che, a seguito dell’approvazione dell’assemblea, al sig. Furio Landri veniva riconosciuto il versamento di 720 euro come compensazione di spese effettuate. 
    Un’altra cosa che ha caratterizzato l’amministrazione di mio marito è che, dopo l’approvazione del bilancio 2004 all’unanimità e tutti i condomini presenti, Furio cominciò a contestare i conti e pretendere dei rimborsi presentando i suoi prospetti contabili. Mio marito, con estrema pazienza, controllava sempre, ma è sempre costretto a dirgli che non trova alcun riscontro. Nel 2006 Furio la smette con la richiesta che aveva presentato con insistenza per tutto il 2005, e, sempre dopo che l’assemblea aveva approvato anche il bilancio 2005, presenta nuovi conti e nuovi prospetti contabili. 
    Alla fine della giostra, alla riunione di approvazione del bilancio 2006, Furio si limita a contestare un addebito di 198 euro (circa), dice che riconosce un addebito solo di 33 euro ma i rimanenti 165 non li paga. Per mettere a tacitare la cosa, l’assemblea approva che i rimanenti 165 euro vengano ripartiti in parti uguali tra tutti i 5 condomini. Ed amen.
    Ma non finisce qui. Mio marito deve consegnare tutta la documentazone e la contabilità dei lavori straordinari al nuovo amministratore, ufficialmente la vicina Gina Pistoia. Ma noooo, gli dicono. Tu già sai tutto inoltre conosci il commercialista e già vai a Salerno. Per favore, finisci di vedertela tu e poi ci fai sapere. Per Gina sarebbe troppo complicato. Dai a Gina solo le carte che le servono per concludere la gestione ordinaria del 2007 e grazie. Siamo parenti, siamo tra di noi, che bisogno c’è delle formalità?
    Tre mesi dopo ricevo un verbale di assemblea (commisi l’errore di non andare alla riunione, non le sopportavo più) in cui i miei vicini dichiarano “sospeso” il bilancio consuntivo che avevano approvato all’unanimità (tutti presenti) tre mesi prima. Inoltre si lamentano con veemenza del ritardo della consegna della contabilità dei lavori  straordinari. Ma non basta, al verbale è allegata una “relazione” che è un agglomerato di insulti, calunnie ed illazioni su me e mio marito.
    Ma non finisce qui. Sei mesi dopo,marzo 2008, mio marito riceve una citazione.
    Furio ci ha ripensato, adesso riconosce che doveva pagare 198 euro in quanto come “consolidata consuetudine” non versava le sue quote condominiali mensili, però aveva versato al giardiniere (mi pare, non ho le carte davanti e mi rompo di guardarle per l’ennesima volta) 216 euro e vuole i 18 euro di differenza. In più vuole indietro la sua quota parte dei 198 euro (sì dice 198, non 165) che avevano diviso in parti uguali tra i condomini. In tutto porta mio marito in tribunale per chiedergli circa 58 euro.
    Ma non finisce qui. Dal 2004 al 2007, mio marito si era occupato di lavori straordinari di manutenzione che aspettavano da almeno vent’anni e tra intoppi, sorprese e richieste di lavori privati da parte dei condomini, la spesa totale era arrivata ad 80000 euro (la mia parte è stata di circa 16000). 
    Il 5 aprile 2008, sabato, mio padre riceve una lettera in cui si insinua che mio marito abbia rubato 80000 euro e che abbia amministrato questi soldi senza mai mostrare un documento. La lettera è firmata da tutti i condomini.
    Probabilmente i signori ritengono che gli operai che hanno visto lavorare per tre anni e le impalcature fossero gratis.
    Io sì che quando c’erano stati lavori negli anni precedenti non solo non avevo visto una carta, ma non avevo visto nemmeno gli operai.
    Mio marito invece aveva fornito:
    • Copia computi metrici estimativi dei lavori;
    • copia verbale del 16/04/04;
    • copia convenzione d'incarico col direttore dei lavori;
    • copia disciplinare di incarico delle ditte;
    • copia documenti trasmissione centro Pescara;
    • copia DIA;
    • copia contratto ditta esecutrice;
    • copia n. 3 computi metrici del direttore lavori al 25/11/04;
    • copia riparto preventivo lavori al 25/11/04;
    • copia verbale del 26/11/04;
    • certificazioni e riparti detrazione IRPEF;
    • riparti consuntivi al 07/09/05;
    • riparto quote consuntivo al 28/09/05;
    • relazione dell'amministratore al 29/09/05;
    • prospetto lavori urgenti;
    • copia scheda di richiesta dei lavori di completamento;
    • copia richiesta capitoli di spesa dei lavori dall’amministratore al direttore dei lavori;
    • riparto consuntivo lavori scala al 06/02/06;
    • andamento cassa lavori al 21/02/06.
    In più Furio aveva chiesto e ricevuto:
    • copia dell'offerta ditta esecutrice lavori;
    • copia contabilità del direttore dei lavori;
    • copia fatture emesse dalla ditta esecutrice lavori;
    • altre 56 (scrivo cinquantasei) fotocopie, tra cui tutti gli estratti conto del conto corrente condominiale e copie dei bonifici.
    Ma la storia non finisce qui. 
    Settembre 2008, mio marito riceve un’altra citazione. Questa volta è Gina che cita mio marito perché Furio aveva pagato bollette Enel o non so che altro (mi rompo di guardare le carte e vado a memoria) e non era stato rimborsato. Pare che Furio abbia dimenticato di informare l’amica Gina che per “consolidata consuetudine” non versava le sue quote mensili e chiedono 461 euro, guarda caso proprio quasi pari alla somma delle due bollette (200 e 260 euro) che mio marito rilasciò a Furio per compensazione delle spese sostenute. In più chiedono altri 1400 euro (più o meno) che mio marito avrebbe gestito per concludere le pratiche dei lavori straordinari senza averne titolo. [Ricordate? Per favore, finisci di vedertela tu e poi ci fai sapere. Per Gina sarebbe troppo complicato.]. Inoltre affermano che mio marito avrebbe causato “gravi danni”.

    Ed il corso ANAKI? Nel 2009 arriva un amministratore esterno, un amministratore ANABBI[1]. Comincio a ricevere richieste che sembrano fotocopia delle richieste che era solito fare Furio.
    Beh, visto che l’avvocato a cui si era rivolto mio marito mi era sembrato un po’ confuso, decido di apprendere qualcosa di più per vedermela da sola.
    Dopo l’ennesima delibera che non mi piace (avrei dovuto versare 250 euro al mese, sì così magari mantenevo da sola tutto il condominio), riprendo ad andare alle riunioni, proprio nel periodo in cui inizio il corso ANAKI ed il corso mi è di aiuto nell’intervenire propriamente nelle riunioni.

    E questo è quanto.
     
    [1] Nome di fantasia per un’associazione di amministratori di condominio

     
  • Come comincia: Il Parente di Famiglia nasce nell’agosto del 1940, in seconde nozze, quarto dopo tre fratelli di prime nozze. Non sappiamo come abbia trascorso i primi di anni d’infanzia caratterizzati dalla guerra. Sappiamo solo che suo fratello maggiore sfollò a Campagna (SA) e si trovò sotto le macerie dell’unico bombardamento inglese andato a  buon fine (si fa per dire) su Campagna, uscendone fortunatamente abbastanza illeso. Ma del parente di famiglia non sappiamo nulla. Le prime notizie che abbiamo su di lui risalgono al ’51, alla nascita della sua sorellina. Pare che il padre  gli abbia sottolineato il lieto evento con le parole: “E’ nata colei con cui devi dividere le proprietà di tua madre”. Non sappiamo se queste parole furono quelle determinanti per la sua psiche o vennero solo a sigillare un modo di essere già in atto.
    Ad ogni modo il ragazzo cresce, si diploma ragioniere ed entra in banca.
    Il padre ha costruito una casa di due piani per la famiglia. Vi aggiunge un’ala per ricavare due appartamentini per i figli maggiori già sposi. Il padre provvede alla struttura. I due figli provvedono da soli alle rifiniture ed ai pezzi d’opera. Il maggiore si stabilisce in quello al pian terreno. “Perché mio padre mi vuole vicino” è la versione ufficiale. “Perché doveva correre a separare il padre ed il fratello quando si afferravano” è la versione della moglie.
    Alla fine la casa viene divisa in quattro appartamenti. Per il Parente di Famiglia, il padre aveva stabilito che gli venisse acquistato un appartamento fuori di lì. "Altrimenti questo vi farà vedere i sorci verdi", dice. Invece i fratelli costruiscono un ampio appartamento sopra l’ala nuova e parte di quella vecchia. L’operazione è completamente priva di costo per il Parente di Famiglia. Non sappiamo se questo o altro sia stato l’evento che gli abbia inculcato in testa che i fratelli avessero l’obbligo di mantenergli la casa vita natural  durante.
    Anni dopo il Parente di Famiglia si lamenta d’infiltrazioni dal soffitto ed, ancora senza costi per lui, gli viene costruito un bel tetto sulla testa.
    Diventa grande amico di un ragioniere commercialista con cui divide informazioni su investimenti. Fatti suoi. Gli piace anche dare soldi in prestito. Credo anche questo fatti suoi, purché gli interessi non superino il tasso d’usura. 
    Intanto il fratello maggiore si è trasferito altrove.
    Gli anni passano. Anche la sorellina si sposa. Riceve spesso la visita del fratello che le dice: “Io devo sapere quello che è mio”. 
    Intanto la manutenzione della palazzina lascia a desiderare. La sorella che abita a pianterreno ha infiltrazioni di umido dal terreno. Occorre fare i lavori, ma non si fanno. Si attende sempre che provveda il fratello maggiore.
     Anche il secondo fratello lascia la casa ed il Parente di Famiglia prende in mano la gestione spicciola della palazzina.
    Comiciano a staccarsi pezzi d'intonaco, ma non si fa niente.

    L’affettuoso Parente di Famiglia esterna il suo affetto, il suo rispetto e la sua gratitudine per il fratello maggiore, da cui tante attenzioni ha ricevuto, facendogli visita a Natale presentandosi con un panettone.
    Intanto la sorella esegue dei lavori nelle proprietà che ha ricevuto dalla madre. L’affettuoso Parente di Famglia le fa causa per danni spillandole dieci milioni (delle vecchie lire). Non sappiamo se fosse già sua intenzione o una levata di scudi dei fratelli l’abbia indotto a tornare almeno parzialmente sui suoi passi, fatto sta che restituisce quei soldi alla sorella facendo due buoni di cinque milioni ciascuno ai due figli della sorella. Però continua a trattare male il marito della sorella e dà in escandescenze e gli imputa la colpa ogni volta che il cancello della palazzina si rompe. Cancello che si rompe spesso ed aggiustato da una ditta di fiducia del Parente di Famiglia.
    A 52 anni il Parente di Famiglia va in pensione ed ha più tempo per dedicarsi alle sue attività preferite.
    Si realizza l'impianto di messa a terra nelle scale, in contemporanea il Parente di Famiglia si ristruttura e rinnova l'impianto elettrico a casa sua. 
    Anche la sorella lascia la palazzina ed entra un nuovo proprietario. Si fanno i lavori per l'umido dal terreno. Direttore dei lavori un nipote del Parente di Famiglia.
    La figlia del  fratello maggiore va a vivere nella palazzina.
    Il Parente di Famiglia presenta un preventivo per infiltrazioni d'acqua dal terrazzo scritto con una Olivetti uguale alla propria. La nipote non sa quando, se e cosa sia stato fatto. Paga solo le quote richieste. Pochi mesi dopo chi abita sotto il terrazzo, amica del Parente di Famiglia,  si lamenta di nuovo di infiltrazioni. “Ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?”, chiede la nipote del Parente di Famiglia. Non riceve risposta e per un po’ non ne sente più parlare.
    Il fratello maggiore deve fare delle terapie. Il Parente di Famiglia, sempre sollecito e premuroso, insiste per essere lui ad accompagnarlo.
    Un anno dopo è il marito della nipote del Parente di Famiglia a svolgere il ruolo di amministratore del condominio. Il Parente di Famiglia non versa mai le sue quote. Continua ad effettuare, non richiesto, spese per il condominio e chiede che le sue quote gli siano compensate per le spese sostenute. Non contento contesta sempre i conti del nipote.
    Il nipote deve anche occuparsi dei calcinacci che cadono da vent'anni, delle pluviali non immesse in fogna, dei danni vecchi che escono fuori, della pitturazione della scale che attende dal tempo in cui fu messo mano all'impianto elettrico, etc. etc.
    Il Parente di Famiglia che quando faceva l’amministratore-ombra non tollerava domande, altrimenti erano urla, e non mostrava mai fatture, contesta in continuazione i conti del nipote e chiede di avere (ed ottiene)  le copie di tutte le fatture e ricevute.
    Quando il nipote dà le dimissioni, il Parente di Famiglia contesta ancora i suoi conti e si rifiuta di pagare quanto richiesto: 198 euro. Riconosce solo un debito di 33 euro. Per tacitarlo, l’assemblea accetta la sua proposta: dividere i 165 euro rimanenti in parti uguali.
    Pochi mesi dopo il Parente di Famiglia cambia idea e manda una citazione al nipote: adesso riconosce che doveva pagare 198 euro, in quanto come “consolidata consuetudine” non versava le sue quote condominiali, però, attesta, ha pagato di sua iniziativa 216 euro al giardiniere quindi cita il nipote perché gli versi i 18 euro di differenza. La citazione viene da un avvocato genero dell’amico ragioniere commercialista.
    Il nipote si era già rivolto ad un avvocato. L’avvocato dice che è sua abitudine ispezionare i luoghi per rendersi conto della situazione. Quello che vede è di suo gusto.
    Il Parente di Famiglia torna a fare l'amministratore-ombra.
    Sottrae 140 euro alla nipote nel bilancio ordinario e le fa avere un decreto ingiuntivo per 240 euro senza alcun documento valido a sostegno.
    La nipote paga. Tre mesi dopo l'ufficiale giudiziario minaccia di sfondarle la porta di casa, come se non avesse pagato. La nipote apre gli occhi. Lo zio agisce da "Amico di Famiglia": vuole mangiarle l'appartamento. 
    Il Parente di Famiglia scrive una lettera di calunnie contro il nipote accusandolo in pratica di aver rubato 80.000 euro (evidentemente gli operai che hanno  installato impalcature e lavorato per tre anni lo hanno fatto gratis). Invia copia della lettera anche ai parenti. Invia la lettera anche all’avvocato del nipote che gli fa presentare denuncia per calunnia.
    Si sposa la figlia del Parente di Famiglia. Il Parente di Famiglia cerca di far avere un biglietto alla nipote dicendo che dovevano tornare ad essere una famiglia, etc. etc. Ma non interpreta il suo ruolo di colomba che reca il ramoscello d’ulivo con il ritiro della citazione in cui chiede 18 euro. Non si presenta con una lettera di scuse. La nipote lo ignora.
    La figlia del Parente di Famiglia si sposa, godendo per lo scenario delle sue foto della palazzina rimessa a nuovo grazie al lavoro di amministratore del cugino acquisito. Come previsto, il giorno dopo il matrimonio il nipote acquisito del Parente di Famiglia riceve la lettera raccomandata di un altro avvocato che chiede i documenti che il Parente di Famiglia ha già in copia.
    Questo nuovo avvocato ha il papà anch’egli ragioniere commercialista. Poco dopo il nipote del Parente di Famiglia riceve un’altra citazione. L’avvocato con il papà ragioniere commercialista, evidentemente ignorando che come “consolidata consuetudine” il Parente di Famiglia non versava le sue quote condominiali, chiede 460 euro di rimborso.
    In più, senza portare alcun documento o prova, afferma che il nipote ha causato “grave danno”.
    Passano gli anni. Il Parente di Famiglia si avvicina di nuovo al nipote tentando l’approccio: lasciamo stare il passato, mettiamoci una pietra sopra. Non si sa a quale scopo o, meglio sì: si diverte di più nel lanciare le sue staffilettate quando l’altro ha abbassato la guardia oppure ogni tanto ha bisogno di rifarsi la facciata di "persona per bene" affezionato alla famiglia.
    Intanto continua a non versare le sue quote, ma a pagare di sua iniziativa le bollette del condominio chiedendo il rimborso o la compensazione e fa scappare tutti gli amministratori esterni che si sono succeduti nel tentativo di gestione del condominio. 
     
    L’avvocato del nipote, che aveva trovato la casa di suo gusto, lascia cadere nell’oblio la citazione in cui il Parente di Famiglia  riconosce che come “consolidata consuetudine” non versava le sue quote condominiali e lascia andare avanti la seconda. Lascia cadere la richiesta di danni, tanto cara e divertente per il Parente di Famiglia. Non c’è consistenza. L’affare è altrove.

     
  • 26 dicembre 2013 alle ore 10:17
    Amore fraterno

    Come comincia: 1 giorno
    Il bimbetto, poco più di un anno di età, cammina fiducioso verso la stanza dove è condotto, ma sulla soglia si ferma di botto. S'incupisce e non c'è verso di farlo avanzare, anche se gentilmente sospinto e incoraggiato. Lì, in un letto c'è la mamma, la sua mamma, con un fagottino in braccio. E' la sua sorellina, gli spiegano. Niente. Il bambino rimane immusonito e non entra,

    Poche settimane.
    La  mamma sente un improvviso silenzio. Va a cercare il suo bambino. Entra in camera da letto ed il bambino è lì che tiene coscientemente un cuscino sulla faccia della sorellina nella culla.

    1 anno
    La bimbetta, nemmeno un anno di età, cerca di fare i primi passi, ma il fratellino Giulfurio di 2 anni e la cuginetta Giulietta di poco più di un anno la spintonano, ridendo divertiti quando la bimbetta inciampa.

    14 anni
    La ragazzina è seduta su un muretto del cortile della chiesa.
    Più in là sono in piedi alcuni dei ragazzi del gruppo di Azione Cattolica. C’è anche Giulfurio, il fratello della ragazzina, maggiore di un anno.  All’improvviso Giulfurio esclama ad alta voce: <<Liliana! Ti devi fare i baffi!>>.  La ragazzina fa come se non avesse sentito.
    Gli altri ragazzi nascondono l’imbarazzo e non commentano.
    La ragazzina forse poi dimentica l’accaduto. Altrimenti, anche senza adirarsi, avrebbe potuto con tutto comodo in seguito avvicinare il fratello a casa e fargli notare la sua indelicatezza. Se il fratello avesse tenuto a lei, l’avrebbe presa in disparte a casa e suggeritole di provvedere o lo avrebbe detto alla madre affinché lo dicesse alla sorella.
    La stessa prova di indelicatezza e mancanza di sensibilità la dette due anni più tardi la cugina Giulietta, che approfittando di uno stupido gioco in una sera d’estate, le disse davanti a tutti:<< Ti vuoi fare ‘sti asparagi!>>. L’ex-ragazzina non capì cosa intendesse ed un ragazzo del gruppo, un estraneo, evidentemente dotato di maggiore sensibilità, mise a tacere la cosa. La cugina Giulietta oltretutto arrivava in ritardo. Nel buio della sera non si era evidentemente accorta che la cugina aveva già provveduto. 
    L’ex-ragazzina rammenta che un anno prima un’amica dell’Azione Cattolica l’aveva avvicinata il giorno dopo che l’ex-ragazzina aveva indossato un vestitino invece dei soliti jeans e giubbotto. La prende in disparte e le dice:”Liliana, abbiamo parlato tra di noi e siamo d’accordo che sei una bella ragazza”. Liliana si schermisce. “No, sei una bella ragazza”, continua l’amica, “ però ti devi depilare”. Liliana concorda e si rammarica di questa noiosa incombenza. Aveva creduto che per il momento le calze fossero sufficienti a dissimulare.L’ex-ragazzina pensò che l’amica, che incidentalmente aveva lo stesso cognome, aveva dato prova di maggiore sensibilità e delicatezza del fratello e della cugina.
     
    22 anni
    Liliana sta prendendo la patente di guida. Pensa che il fratello maggiore può aiutarla con qualche lezione.
    Il fratello acconsente una volta ad andare in una zona periferica di domenica.
    È anche l’ultima volta.
    Il fratello non fa altro che sbraitare violentemente e non è di nessun aiuto, anzi.
    Trova un maggiore aiuto nel padre. Liliana non se l’aspettava. Credeva che tra i due la persona con meno pazienza fosse il padre. Si deve ricredere.
     
    28 ANNI
    Il fratello Giulfurio lavora già da qualche tempo a Roma. Per i primi tempi aveva avuto l’abitudine di scendere al paese natio ogni fine settimana: la sua fidanzata è lì. Nell’occasione, portava i panni di una settimana da lavare alla mamma. 
    Dopo un po’ di tempo lascia la sua fidanzata e non ha più motivo di tornare a casa così frequentemente. Però una delle volte che rientra per il fine settimana si lamenta con la sorella che non lo tengono informato di quanto succeda a casa.
    Poco tempo dopo sorge un problema tra i genitori dell’ex-ragazzina.
    Ligia alle indicazioni ricevute, Liliana telefona a Giulfurio e l’informa. La risposta è:<<Io con i vostri problemi non voglio essere scocciato>>.
    Liliana avrebbe voluto replicargli: <<Guarda che col tuo atteggiamento era fin troppo chiaro che non volevi essere scocciato, allora perché rompi dicendo che vuoi essere informato?>>, ma tiene quell’osservazione per sé.

    29 ANNI
    Il papà riunisce i tre figli come aveva fatto tante altre volte.
    Ribadisce ancora una volta: <<Guardate io ho sistemato le cose in questo modo: la vecchia casa a Liliana, questa che è il doppio a Giulfurio e Alfredo>>.
    Come sempre Giulfurio mostra fastidio, disinteresse e superiorità: <<Uff’. Io tengo solo un po’ di soldi sul libretto. Quando muoio dateli a Maria[1]!>>.
    Più tardi Giulfurio fa alla sorella:<<Papà fa tante storie per quella casa …. Quella è una casa vecchia!>>.
    [1] L’ex-fidanzata di Giulfurio che Giulfurio ha lasciato un anno e mezzo prima 

    30 anni
    Dopo tre anni di borse di studio e quindi di precariato, Liliana ha un vero contratto di lavoro. Il primo pensiero è di fare un regalo al fratello maggiore che l’ha ospitata a casa sua a Roma, quando la ragazzina doveva fare dei colloqui di lavoro o dei concorsi in quella città. Il fidanzato l’accompagna nel miglior negozio di elettronica di S. Liliana prende un mini-stero. In quel periodo erano una novità.
    Il fidanzato è stupito dell’agitazione dell’ex-ragazzina nella scelta del regalo. Liliana ne è consapevole e spiega al fidanzato:<<Non sto facendo un regalo a mio fratello, è un regalo per sdebitarmi con l’estraneo che mi ha ospitato quando andavo a Roma. Sai vedevo che Giulfurio era seccato quando doveva ospitarmi, neanche dovesse tenermi sul groppone. Ma come facevo a spiegare ai miei che dovevo andare in albergo quando avevo un fratello a Roma?>>.
    Giulfurio dà mostra di gradire il regalo, però dice che è eccessivo ed avrebbero potuto farglielo tutti insieme.

    34 ANNI
    Alfredo non sembra in buone condizioni di spirito e la madre raccomanda a Giulfurio di essere gentile con lui.
    È estate, sono tutti in ferie. C’è anche la compagna di Giulfurio. Una sera si pensa di andare a prendere delle pizze per cena. Va Alfredo ad ordinarle e ritirarle. Scrive su un foglietto il gusto preferito da ciascuno.
    Quando torna, la tragedia. La pizza per la compagna di Giulfurio non è quella ordinata.
    Giulfurio sembra trasformarsi in un orco per come aggredisce verbalmente il fratello per l’errore. Ha voglia la compagna a dire che andava bene, non fa niente, Giulfurio sembra impazzito, la sua bella non ha avuto quello che desiderava.
    Più tardi la madre si lamenta con l’ex-ragazzina: <<E gli avevo anche raccomandato di comportarsi bene con Alfredo!>>.
    Già, hai voglia di dirlo. Ennio, il figlio di Giulfurio, ed il suo cuginetto Simone sono talmente abituati ad assistere alle sfuriate del papà e zio che Simone ne fa un’imitazione ringhiando sommesso.
     
    37 ANNI
    Come tante altre volte, Giulfurio e la compagna sono in visita da Pino e Liliana, sposi da due anni. Ad un certo punto, la compagna di Giulfurio esclama:<<Quanto mi piace questa casa!>>.
    Un’altra volta Giulfurio e la compagna entrano preceduti dal loro bimbetto di tre anni.
    <<Vedi Ennuccio>>, fa la madre, <<questa è la casa di Pino e Liliana>>.
    Il bimbo guarda in alto, fa un giro su sè stesso dicendo:<<Come è beella!>>. La mamma piega il capo e fa un riso mezzo imbarazzato.
    In estate capita che la madre e la sorella della compagna di Giulfurio vengano ed accompagnano il nipote a giocare dalla bimba di Poldo ed Andreina, che stanno nello stesso palazzo dove abita Liliana.
    Quando stanno per andare via bussano alla porta dell’ex-ragazzina per un saluto. Un saluto veloce per carità. Devono andare via prima che faccia buio e stanno sempre bene attente a non varcare la soglia di casa.

    38 anni
    Il papà dell’ex-ragazzina sta per uscire dall’ospedale. Esce di lunedì. Giulfurio prende un giorno di ferie e dice all’ex-ragazzina di andare al lavoro. Nelle settimane successive, quando il padre dovrà fare la terapia dovrà lei prendere permessi al lavoro.
     
    Giulfurio informa la sorella che all’ospedale la caposala ha detti di telefonare da lì ad una settimana per sapere quando il padre deve iniziare la terapia.
    Ligia alle indicazioni ricevute, scaduta la settimana l’ex-ragazzina telefona. La caposala le dice che deve esserci stato un malinteso: avrebbero chiamato loro per dire quando il padre doveva iniziare la terapia.
    L’ex-ragazzina telefona al fratello e l’informa. <<Nooo!>> sbraita per telefono il fratello, << dovete chiamare voi!>>. E tanto urla e tanto insulta per telefono che l’ex-ragazzina, suo malgrado, telefona di nuovo alla struttura ospedaliera. Dall’altra parte appaiono seccati e ribadiscono che avrebbero avvertito loro. Nuova telefonata di chiarimento e nuova sbraitata per telefono. Infine un fine settimana il fratello Giulfurio scende da Roma ed in serata si rivolge alla sorella con tanta violenza che l’ex-ragazzina comprende la verità come una mazzata: <<Mio fratello non mi vuole bene. Se me ne volesse, anche se io stessi sbagliando una cosa come questa non si rivolgerebbe verso di me con tanto odio>>.
    Alla fine la struttura sanitaria si fa viva e comunica la data di inizio della terapia.
    Durante la terapia, il papà comincia a sentirsi male. <<Deve sopportare>> dicono i medici, <<è la terapia>>, e trattano il padre come se stesse facendo i capricci. L’ex-ragazzina non ce la fa a vedere il padre soffrire in quel modo. L’infermiera che segue il padre durante la terapia dice che non sono quei dolori gli inconvenienti della terapia. Ma i medici continuano a sottovalutare la cosa. Fino a quando il padre si trova di nuovo al pronto soccorso. Per un’incomprensione nella struttura sanitaria del luogo, il padre si trova ricoverato nell’ospedale di E.
    Il primario informa Laura: “I chirurghi hanno valutato la situazione. Il tumore ha invaso lo stomaco. Ritengono di levare il duodeno e fare un by-pass".
    <<Devi parlare con il chirurgo che ha operato tuo padre tre mesi fa>> dice il marito all’ex-ragazzina. E, nonostante avesse la madre a sua volta immobilizzata a letto, quella mattina il marito dell’ex-ragazzina non la lascia sola  e le tiene compagnia tutta la mattinata in attesa di parlare con il chirurgo. Avverte la madre per telefono che sarebbe arrivato più tardi. <<E Giulfurio?>> chiede giustamente risentita la madre. <<E’ a Roma>> è la risposta. <<E Alfredo?>>. <<E’ al lavoro>>.
    Alla fine della mattinata, il chirurgo arriva e li riceve cordialmente.
    <<Secondo me è un calcolo>>, dice il chirurgo con sicurezza << Che cosa vogliono fare lì? Levare lo stomaco? E’ una cosa che non si fa. Portatemelo qui. >>
    Il giorno dopo è sabato. L’ex-ragazzina, sostenuta dal primario di medicina dell’ospedale di E.,  tanto fa e tanto dice che il padre acconsente a farsi trasferire all’ospedale di B. Non appena il padre dice: <<Va be’ andiamo a B.>> , il fratello dell’ex-ragazzina che era appena arrivato da tre giorni che il padre era in ospedale si volta verso di lei e fa: <<Se papà muore è colpa tua>>. L’ex-ragazzina accusa il colpo, ma lo mette da parte e si occupa di quanto occorre per il trasferimento.
     La domenica pomeriggio si reca a casa dei genitori. Lì trova Giulfurio sul divano, tutto abbattuto che parla con voce bassa e affranta al fratello minore Alfredo. In pratica sta dicendo che pensa di prendere il treno il giorno dopo ed andare al lavoro e di tornare per i funerali. L’ex-ragazzina tenta di frenare la collera. Ma come quello ha perso talmente le speranze che non può sprecare nemmeno un giorno delle sue preziose ferie e rimanere per l’intervento? Dice qualcosa per indurre il fratello a rimanere. <<Guardate che il primario di E. ha detto che la situazione è seria ...>> Giulfurio la interrompe. Balza dal divano e sovrasta minaccioso la sorella, sbraitando: <<E’ appunto che lo so che la situazione è seria! Che cosa dovrei fare? Rimanere qui ed aspettare che il tuo prezioso chirurgo operi papà?>> L’ex-ragazzina comincia ad indietreggiare di fronte all’assalto del fratello fino a quando si trova con le spalle all’altro divano. “Ora mi colpisce”, pensa. Il fratello Giulfurio sembra raccogliere un po’ di autocontrollo ed, invece di colpire la sorella in faccia come l’ex-ragazzina si stava aspettando, le dà uno spintone sulla spalla e l’ex-ragazzina cade sul divano. L’ex-ragazzina si alza, esce di casa e si reca a piedi in ospedale. Mentre cammina è superata dall’auto che guida Giulfurio, con la madre ed Alfredo. All’ospedale  non sale in camera. Si ferma nella sala d’attesa dove la raggiunge la madre che cerca di consolarla.
    <<Mamma>>, le fa l’ex-ragazzina << mi è stato detto che chi non fa niente non sbaglia. Giulfurio può stare tranquillo: non ha sbagliato>>.
    Il giorno dopo il papà dell’ex-ragazzina viene operato. È il primo degli interventi in programma quel giorno.
    In serata alla fine di tutti gli interventi in programma, arriva l’aiuto del chirurgo ed informa che il chirurgo vuole vedere tutti i figli del papà dell’ex-ragazzina.
    L’ex-ragazzina si reca con i fratelli nello studio del chirurgo. Il chirurgo li sta aspettando. Li fa accomodare e mostra loro il contenuto in un barattolo di vetro: un grosso calcolo nell’alcool. È quello che ha levato al loro padre. Il chirurgo infine conclude: <<E lasciate in pace questa povera signorina!>>.

    39 ANNI
     
    Stavolta è Alfredo che non sta bene, oramai sono mesi, ma rifiuta di consultare uno specialista. La situazione è sempre più seria. Una mattina in cui il papà dell’ex-ragazzina sa che la figlia non è ancora andata al lavoro, rompe gli indugi e chiama il 118. Dopo di che chiama la figlia sul telefonino. Lo squillo la raggiunge mentre sta chiudendo l’uscio di casa per recarsi al lavoro. “Sappi che ho chiamato il 118”, le fa il padre. “Ed io che devo fare?” fa l’ex-ragazzina. Ma lo sa benissimo. Il padre si aspetta che si rechi da loro e prenda in mano la situazione. Ma c’è poco da prendere in mano, Alfredo sta male e si vede. Gli operatori sanitari se ne andrebbero se il papà firmasse loro una liberatoria, ma il padre rifiuta. Così gli operatori sanitari convincono Alfredo a ricoverarsi.
    Giulfurio non abita a B. ma a Roma. Ha in programma una partenza per una vacanza all’estero con la sua famiglia da lì a pochi giorni. “Che devo fare? Devo annullarla?”. La decisione è sua. D’altronde non c’è pericolo di vita , Alfredo ora è sotto controllo in una struttura sanitaria, che motivo c’è di non partire? Così Giulfurio parte per la sua vacanza. Al ritorno inizia a tempestare di telefonate il primario del reparto. “Non sapevano nemmeno che Alfredo avesse un fratello!”, esclama risentito. E come avrebbero dovuto saperlo? A noi non ce lo hanno chiesto. Non ti hanno mai visto …
    In quel periodo cade il compleanno dell’ex-ragazzina. L’ex-ragazzina e Pino organizzano una cena a cui invitano i genitori dell’ex-ragazzina. Quando sono al dolce squilla il telefonino. È Giulfurio che, ufficialmente, vuole fare gli auguri. Poi comincia a parlare di Alfredo. Tra l’altro dice: “Ho paura che Alfredo quando esce si vuole vendicare.” Vendicare? E di cosa? E se anche fosse, cosa può temere Giulfurio che non era nemmeno qui? “Liliana”, continua Giulfurio, “ non è che può venire a casa tua?”.
     
    Il 2 giugno 2005 è giovedì . Giulfurio e la sua famiglia si concedono un ponte e ne approfittano per un anticipo d’estate a P. vicino B.
    Il dottor Iula che in passato aveva seguito Alfredo chiede un colloquio con l’ex-ragazzina per il 3 giugno. Non invitato, si presenta anche Giulfurio. Il dottor Iula comunica che i colleghi della struttura ospedaliera parlando con Alfredo avevano individuato in Liliana la persona verso cui Alfredo nutrisse più fiducia. Chiede se Alfredo possa stabilirsi con lei alle dimissioni della struttura. Pino aveva già espresso parere contrario: loro due non erano mai in casa e Pino non si fida dell’ambiente poco sereno ed inaffidabile del condominio. Inoltre due anni prima l’ex-ragazzina aveva già chiesto ad Alfredo se avesse voluto andare a vivere da loro ed Alfredo aveva risposto di no. L’opinione dell’ex-ragazzina è che Alfredo debba andare a vivere per conto suo.
    Al che il dottor Iula rivolge la domanda a Giulfurio. “Certamente”, risponde Giulfurio con sicumera da uomo d’azienda, “non ci sono problemi”. Il dottor Iula dice all’ex-ragazzina: <<Sembra che abbia paura, guardi invece suo fratello!>>. <<Sì, sì>>, fa l’ex-ragazzina guardando negli occhi il dottore, <<ma lui sta a Roma>>. Il dottore sembra voler ripetere il concetto. <<Sì, sì>>, ripete l’ex-ragazzina, <<ma lui sta a Roma>>. Verso la fine Giulfurio aggiunge quasi per inciso “Naturalmente devo parlarne con mia moglie.”
    Il pomeriggio Giulfurio va a mare, mentre Pino e l’ex-ragazzina vanno a fare visita ad Alfredo. Mentre sono lì Alfredo ha una crisi. È in servizio una dottoressa che avevano già visto il giorno prima e che avevano giudicato un poco esaurita. Si ricredono. La dottoressa prende in mano la situazione senza fare ricorso alla medicina tradizionale, ma solo con la logica e la chiarezza delle parole. La dottoressa si dice disponibile a prendere Alfredo in cura una volta uscito dalla struttura. Potrebbe fare uscire Alfredo dopodomani quando è di turno affidandolo a Pino ed all’ex-ragazzina, di cui, si vede, si può fidare. Dice che con la terapia tradizionale Alfredo ogni due anni entrerà ed uscirà dalle strutture sanitarie. L’ex-ragazzina e Pino rimangono favorevolmente impressionati dal modo come la dottoressa aveva gestito la situazione e non credono che in quell’offerta ci fosse un interesse personale pecuniario. Però Pino fa presente che non possono ospitare Alfredo in casa loro, ma l’ex-ragazzina già pensa a sistemare una stanza in via provvisoria in attesa di una sistemazione più definitiva. La dottoressa dice: "Ci penso” e conferma l’appuntamento per dopodomani.
    Pino vuole andare a dare la notizia ai genitori di Alfredo. L’ex-ragazzina è contraria: “No, non diciamo niente. Si metterebbero in mezzo”. “I genitori devono sapere”, sentenzia Pino. A casa dei genitori c’è anche Giulfurio con la sua famiglia. Si vede che tutti accolgono la notizia con dubbio e timore, ma non dicono niente.
    Il mattino dopo, sabato, Pino è a scuola, l’ex-ragazzina riceve una telefonata. È il padre tutto esagitato che dice che non deve andare l’indomani a prendere Alfredo. Che è accaduto?  Giulfurio, che era rimasto silente la sera prima, ha telefonato in reparto chiedendo sbraitando chi fosse quella stronza di dottoressa che non sapeva tenere in pugno la situazione e pretendendo che Alfredo fosse trattato con la terapia tradizionale. I medici avevano stabilito di affidare Alfredo a Giulfurio che sarebbe dovuto andare a prenderlo di lì a due giorni. L’ex-ragazzina è sgomenta, non sa come riprendere in pugno la situazione. L’indomani all’inizio del turno telefona in reparto e chiede di parlare con la dottoressa. “Mi hanno detto che non devo venire”. “Chi glielo ha detto?”, replica la dottoressa pretendendo sempre la solita chiarezza. “Mio padre”. La dottoressa conferma che hanno deciso altrimenti. L’ex-ragazzina si sente sconfitta.
    La sera dopo, domenica, l’ex-ragazzina riceve la visita inaspettata di Giulfurio. Non ha più la sicumera che aveva esibito con il dottor Iula. È agitato e nervoso. “Senti Liliana, Alfredo può venire da te?”, implora. “Io non sono d’accordo con la terapia che avete stabilito” è la replica, "se me ne occupo io deve essere seguito dalla dottoressa". Ma Giulfurio pretenderebbe che se ne occupasse l’ex-ragazzina con la terapia tradizionale. Il giorno dopo riceve la telefonata di Giulfurio che sta per andare a prendere Alfredo. Le dice che il primario ha ribadito che l’ex-ragazzina non deve recarsi alla struttura sanitaria. L’ex-ragazzina protesta. “Vuoi chiamare il primario per conferma?”, sbraita Giulfurio, “Tu te ne sei lavata le mani”.
     Ancora oggi l’ex-ragazzina si rimprovera di non essere stata ferma con Pino nell’impedirgli di comunicare i loro accordi con la dottoressa ai genitori di Alfredo o di non aver saputo approfittare nel riprendere la cosa in mano quando Giulfurio era andata ad implorarla di prendere Alfredo con sé.
    Fu allora che l’ex-ragazzina divenne insofferente sia nei confronti di Giulfurio sia nei confronti dei vicini che pensavano solo a lucrare quanto loro non dovuto.

    42 anni
    La madre dell’ex-ragazzina ha deciso di festeggiare il suo compleanno al ristorante al mare. Invita i figli con le rispettive famiglie, ci sono anche la sorella e la madre della compagna di Giulfurio. Quando arrivano al ristorante l’ex-ragazzina vede la suocera di Giulfurio venirle incontro e chiederle sorridente e con gli occhi pieni d’intenzione: “Liliana, come stai? Ho saputo che non sei stata bene!” L’ex-ragazzina la guarda e risponde: “Sto benissimo”. La signora rincula.
    Al momento del conto, la madre dell’ex-ragazzina tira fuori il portafogli, da cui caccia varie banconote di taglio da cento. Il fratello Giulfurio e la famiglia della compagna si scambiano sguardi significativi di scherno e d’intenzione.
    Che cosa avevano da ridire nei confronti della loro ospite? Che non era chic tirare fuori il contante invece della carta di credito, di cui la madre dell’ex-ragazzina era sprovvista? Oppure la deridevano semplicemente per essere stata così sciocca da spendere quei soldi per far loro trascorrere una giornata allegra? O cosa? L’ex-ragazzina non lo ha mai saputo.

    42 anni
    L’ex-ragazzina ha ricevuto un verbale di assemblea condominiale, firmato da tutti i vicini, incluso il cugino Poldo, dettato dallo zio Furio, pieno di abusi legali, insulti e calunnie contro di lei e contro il marito. E Pino ha deciso di chiedere consiglio ad un avvocato. Purtroppo l’avvocato invia all’amministratore una lettera invitando a moderare i toni. Il sig. Furio sembra non gradire: <<Mi ha fatto scrivere dall’avvocato!>>, urla per telefono al fratello, papà dell’ex-ragazzina. Perché era lui l’amministratore? Inoltre il sig. Furio sembra dimenticare che era stato lui per primo a far scrivere a Pino da ben due avvocati e Pino non aveva avuto nessuna reazione. Un paio di settimane dopo, Giulfurio parla al telefono con la madre e si trova a chiedere: <<Cosa è questa storia di Pino e l’avvocato?>>. Se voleva saperlo, non poteva telefonare a Pino e chiederglielo?
    Arriva Natale.  Giulfurio è in ferie.
    Una sera l’ex-ragazzina e Pino rientrano a casa e vedono Giulfurio sul balcone di Poldo. Pino saluta e fa gli auguri.
    Il giorno dopo sono tutti a casa dei genitori dell’ex-ragazzina.
    Pino si scusa con Giulfurio di non essere salito e dice:<<Tu sai che lì non posso salire>>. Giulfurio lo interrompe: <<I fatti vostri non li voglio sapere>>.
    Poco dopo “zio” Furio cita Pino perché vuole 50 euro. Il comunista e volontario di varie onlus Giulfurio fa: <<Aspetto i risultati della causa>>.
     
    43 ANNI
    È sera. L’ex-ragazzina sta scendendo le scale della casa al mare per uscire con il marito. Indossa un abitino di lino nero, senza pretese, una collanina di corallo, borsetta nera e sandali neri. Nonostante la semplicità della mise, deve stare particolarmente bene. L’ex-ragazzina ne ha la conferma dall’espressione di dispetto che compare sul volto della compagna di Giulfurio, espressione che la ragazza non riesce a nascondere abbastanza in fretta voltando la testa.

    45 ANNI
    Il fratello Giulfurio va a trovare.
    Mentre l’ex-ragazzina gli fa strada per accompagnarlo da Pino, a letto con un brutto raffreddore, Giulfurio si ferma a guardare compiaciuto la cucina. È una delle stanze che Pino e l’ex-ragazzina hanno completamente ristrutturato.
     
     
    46 ANNI
    L’ex-ragazzina non sta bene e si vede. L’ex-ragazzina ne ha la conferma dall’espressione soddisfatta e di trionfo negli occhi della madre della compagna di Giulfurio. Nello stesso tempo l’ex-ragazzina saluta la vicina di casa della casa al mare dei genitori. L’espressione della vicina quando vede l’ex-ragazzina è invece sconvolta.
    Il mese dopo l’ex-ragazzina sta di nuovo scendendo le scale della casa al mare portando il pacco di vestiti per seguire Pino in vacanza. È in difficoltà. Questa volta l’espressione sul volto della compagna di Giulfurio è di maligna soddisfazione.
     

     
  • 27 aprile 2013 alle ore 15:55
    Una vita sotto assedio

    Come comincia: Sotto assedio. Così deve sentirsi chi ha la sventura di avere chiesto denaro ad uno strozzino.
    La tua vita, i tuoi pensieri diventano ostaggio di una ossessione. La  morsa che ti attanaglia la gola non ti lascia mai. Un pensiero fisso è sempre con te. Quando mangi, quando dovresti lavorare, quando stai con i tuoi cari o con i tuoi amici, se riesci a conservare i tuoi amici, persino quando dormi, se riesci a dormire.
    Ho la fortuna di non avere mai chiesto un prestito.
    Però, fatte le debite distanze, è così che mi sento.
    Sotto assedio.
    La mia ossessione non è il denaro che lo strozzino di turno pretende da me.
    La mia ossessione è il denaro che gli approfittatori di turno ancora pretenderanno da me.
    La mia ossessione sono le menzogne che gli sfruttatori di turno ancora spargeranno in giro.
    La mia ossessione sono le aggressioni fisiche o verbali che ancora devo temere quando esco dall’uscio di casa mia.
    La mia ossessione sono le minacce, velate o no, che mi arrivano sotto ogni forma. Sotto forma di parole, sotto forma di lettera, sotto forma di verbale assembleare, sotto forma di dispetti.
    Lo sgomento si trasforma in dolore lancinante perché i miei persecutori sono persone che mi dovrebbero amare e proteggere.
    La mia vita sotto assedio non ha origine dalla richiesta di un prestito.
    La mia vita sotto assedio ha origine dalla richiesta di trasparenza nell’ amministrazione del  condominio dove abito.
    Una richiesta lecita, anzi superflua. Ed invece no.
    Nel 2002 vado a vivere in una piccola palazzina di 5 appartamenti. In un ambiente quasi familiare, l'amministrazione è affidata a turno agli stessi condomini.
    Realizzo ben presto che l'amministratore in carica è in realtà poco più di un fantoccio agli ordini del “capo-palazzo”, il condomino a maggiore anzianità di permanenza nella palazzina, che però rifiuta caparbiamente di assumere ufficialmente il ruolo di amministratore. La gestione è alquanto disinvolta. A fine anno non si riceve alcun rendiconto. Mi dicono che vengono eseguiti alcuni lavori di manutenzione, ma non ne ho alcuna evidenza né visiva né documentale. La piccola manutenzione che non peserebbe se inclusa nella gestione ordinaria è trascurata in attesa di creare l’emergenza e la levitazione dei prezzi. Ed anche allora i lavori non vengono mai eseguiti. Il “capo-palazzo” ne parla sempre, ma non verranno mai eseguiti se non ne avrà il pieno controllo. Come per la pitturazione delle scale, per la quale il “capo-palazzo” pretende che si spendano 16 milioni, mentre ne occorrono al massimo 3.
    Va be'. Siamo in famiglia, siamo tra di noi. Vogliamo formalizzarci?
    Passano due anni. L’amministrazione passa di turno a mio marito.
    Il “capo-palazzo”, che come amministratore-ombra non tollerava domande e non presentava rendiconti, puntualmente contesta i rendiconti presentati da mio marito ed addirittura pretende denaro per sè. Non versa le sue quote condominiali, ma si appropria delle bollette condominiali e provvede di sua iniziativa al pagamento.
    L’assemblea decide per lavori di manutenzione di cui il “capo-palazzo” parlava da dieci anni. I lavori stavolta sono sotto gli occhi di tutti. Mio marito fornisce ai condomini la copia di tutti i documenti pertinenti. Il “capo-palazzo”chiede copia delle fatture e puntualmente le ottiene.
    Dopo tre anni diventa amministratore di turno l’amica di famiglia del “capo-palazzo”.
    Chiedo informazioni su alcuni lavori che sarebbero stati eseguiti.
    Mi ritrovo ad essere strattonata e spintonata.
    Informo che chiederò visione dei giustificativi di spesa.
    Mi viene consegnato un verbale di assemblea firmato da tutti i miei vicini, zeppo di abusi, intimidazioni, insulti e calunnie contro me e mio marito.
    Mio marito riceve due citazioni, una in contrasto con l’altra ed entrambe in contrasto con quanto il “capo-palazzo” affermava un anno prima.
    Un anno prima il capo-palazzo protestava con vigore, al limite del collasso, di non dover pagare 198 euro, ma solo 33. Lo abbiamo accontentato e, su suo suggerimento, abbiamo diviso i rimanenti 165 euro in parti uguali tra tutti i 5 condomini.
    A distanza di un anno successivo cita mio marito perché adesso riconosce che doveva pagare 198 euro, in quanto come “consolidata consuetudine”, ometteva di versare le rate condominiali. Però avendo pagato 216 euro per servizi al condominio, adesso vuole 18 euro. In più vuole indietro la sua parte dei 198 euro divisi in parti uguali tra i condomini. Sì, dice proprio così. Starà facendo confusione. In parti uguali avevamo diviso 165, non 198 euro.
    Sei mesi dopo, ci ripensa ancora  ed arriva un’altra citazione. Questa volta è l’amica di famiglia del “capo-palazzo”, in qualità di amministratore, che, senza che la cosa sia mai stata discussa in assemblea, cita mio marito perché il “capo-palazzo” ha pagato di sua iniziativa alcuni servizi per il condominio e non è stato rimborsato. La richiesta sale a 460 euro. Il “capo-palazzo” avrà dimenticato che come “consolidata consuetudine” ometteva di versare le rate condominiali.
    Considerata l’educazione dei miei vicini, chiedo di vedere una fattura.
    Come risposta l’assemblea approva un bilancio in cui fa sparire un mio credito di 140 euro e mi comunica tramite decreto ingiuntivo che devo pagare 240 euro.
    Forse i miei vicini vogliono ringraziarmi perché fino ad un anno prima ero costretta ad anticipare le mie quote condominiali per pagare le bollette, dato che i miei vicini non versavano le loro.
    O forse intendono rimproverare mio marito che non aveva fatto emettere ingiunzioni  di  pagamento  contro  i vicini di casa che per un intero anno non avevano versato le loro quote o contro il marito della signora che ora funge da amministratore, che aveva aspettato un anno per versare l’ultima rata per lavori di manutenzione.
    Ultimamente incontro molti amministratori di condominio.
    Tutti mi elencano i documenti che devono presentare per ottenere un’ingiunzione. Ed a volte non sono sufficienti.
    Invece i miei vicini di casa riescono ad ottenere un’ingiunzione senza una delibera di riparto spese, senza un riparto conforme al regolamento di condominio e senza, non dico un sollecito, neanche una prima educata richiesta.
    Chi sono i miei vicini di casa?
    Che poteri hanno?
    Mio marito suggerisce di non perderci tempo e pago l’ingiunzione. Ma è un errore. I signori non avevano una carta in mano. In seguito messi alle strette fanno compilare (e male) una fattura falsa al loro amico.
    Due mesi dopo trovo nella mia cassetta postale un foglio strappato, senza data, senza recapito telefonico, in cui un ufficiale giudiziario m’invita a contattarlo e m’informa che la prossima volta, se non mi trovano, potrebbero sfondare la mia porta di casa.
    Se ne occupa l’avvocato di mio marito.
    Scopre che chi aveva fatto emettere l’ingiunzione aveva poi agito come se non avessi pagato.
    Non posso più far finta di non sapere con chi ho a che fare.
    Ora è evidente. Sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Ho solo chiesto trasparenza in un condominio di cinque appartamenti.
    Eppure sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Chiedo di avere copia dei documenti relativi ai lavori per cui ho ricevuto l’ingiunzione.
    Il giorno dopo un cumulo di rifiuti impedisce l’accesso al mio box negli scantinati.
    Un avvocato con il papà ragioniere, specializzato in richieste di risarcimento danni, afferma che mio marito avrebbe causato “grave danno” al condominio. Non specifica quale sia il “grave danno”, non lo quantifica in termini di denaro, non produce nessuna documentazione.
    C’è sempre tempo per questo. I danni si trovano e nel tempo si creano.
    Tre mesi dopo nell’androne del palazzo compare un foglio.
    É una richiesta per il nuovo amministratore, un amministratore professionista che gode di ampia fama in zona, stimato dal fratello del “capo-palazzo” e dal nipote del “capo-palazzo” che abita anch’egli nel piccolo condominio:
    <<Poiché la palazzina è stata completamente ristrutturata di recente, con un esborso finanziario di rilievo, i condomini, tenendo conto che sono stati eseguiti “tutti” gli interventi indicati dall’amministratore p.t. e confermati dagli accertamenti tecnici eseguiti dal Direttore dei lavori e formalizzati nei computi metrici preventivi che l’Assemblea ha approvato, ritengono che non vi siano da eseguire lavori di manutenzione straordinaria – anche con caratteristiche di urgenza.
    Qualora il nuovo amministratore prospetti un intervento evidenziandone il carattere di urgenza, dovrà motivarlo debitamente in quanto la relazione tecnica che predisporrà - nel caso dovesse trattarsi di un inconveniente preesistente – sarà utilizzata dal Condominio per una citazione nei confronti dell’amministratore all’epoca in carica e del professionista, che ha prestato la sua assistenza con la direzione dei lavori di ristrutturazione, per l’esecuzione da essi compiuta e per la rivalsa del risarcimento dei danni>>.
    Gli intenti sono chiari. Qualsiasi problema possa avere una palazzina vecchia di sessant’anni, carente nella manutenzione da oltre cinquant’anni, come scrisse lo stesso “capo-palazzo” che abita nella palazzina da sessant’anni, la colpa (ed il risarcimento) deve essere imputata all’ultimo arrivato.
    Due mesi dopo, l’assemblea attesta la presenza di “infiltrazioni in diversi punti nell’appartamento” dell’amica di famiglia del “capo-palazzo”.
    Non è una novità. Ho sentito questa lamentela praticamente ogni anno dei sette anni vissuti in questa palazzina.
    Sono stati eseguiti dei lavori già due volte da quando vivo in questa palazzina.
    Almeno mi hanno raccontato che sono stati eseguiti.
    Aspetto la relazione tecnica predisposta dal nuovo amministratore.
    Aspetto che l’amministratore proceda d’urgenza. Niente di tutto questo.
    L’assemblea, in attesa di decidere quali lavori eseguire e quando iniziarli, decide solo di emettere bolletta straordinaria mensile di 200 euro a carico di ogni condomino.
    I condomini sono 5. La quota ordinaria a carico di ogni condomino è sui 40 euro.
    In attesa di decidere quali lavori fare e quando iniziarli, in teoria un solo condomino versando 250 euro potrebbe provvedere al fabbisogno ordinario di tutto il condominio.
    Mi sento sotto assedio.
    Come se mi avessero  chiesto di pagare il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Non ho un’impresa o un’attività commerciale.
    Voglio solo vivere nella mia casa.
    Eppure mi sento sotto assedio.
    Come se, per vivere nella mia casa, mi avessero  chiesto il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Almeno non esplicitamente.
    Ed anche se me lo avessero chiesto, avrei rifiutato.
    L’amministratore mi assicura verbalmente che ha visto con i suoi occhi le infiltrazioni in tutte le stanze dell’appartamento. Addirittura scorre acqua sulle pareti.  Non mette niente per iscritto. Posso anche aver capito male.
    Chiedo all’amministratore di documentare i danni. Non ricevo risposta.
    Lasciando quella povera famiglia a pagaiare su una canoa per spostarsi da una stanza all’altra, l’amministratore convoca di nuovo l’assemblea tre mesi più tardi.
    Ordine del giorno: decisione in merito alle infiltrazioni acqua appartamento Gilla Pistoia e incarico tecnico.
    Partecipo all’assemblea direttamente. É la prima volta da quasi due anni.
    Sento l’amica del “capo-palazzo” affermare che chiederà i danni. Sento l’amministratore dire che “quando si faranno i lavori, si spicconerà sotto, si valuterà la situazione e si vedrà a chi attribuire i danni”. Sento l’amica del “capo-palazzo” affermare che andrà a dormire in albergo a spese del condominio.
    Sento il “capo-palazzo” affermare: <<Anch’io chiederò i danni!>>.
    Nulla di tutto questo è riportato nel verbale. Posso anche aver capito male.
    Ripeto la mia richiesta di una relazione tecnica e chiedo che la mia richiesta sia trascritta a verbale. L’amministratore scrive:<<la sig.ra Liliana Mazza chiede che gli venga consegnata copia della perizia o DIA dell’arch.Tizio Tazio >>.
    É la prima volta che sento nominare l’architetto Tizio Tazio. Apprendo così che c’è già un tecnico incaricato. Non avevo nominato nessuna DIA. Chiedo all’amministratore di correggere la mia richiesta sul verbale.  A questo punto il
    verbale riporta che <<l’Assemblea a causa di un problema di salute dell’Amministratore viene sciolta>>. In realtà l'assemblea viene sciolta per le intemperanze del "capo-palazzo" che disturba la riunione lanciando insulti contro mio marito senza che nessuno intervenisse. Solo quando nella stanza arriva l'assistente dell'amministratore, lo stesso si decide ad intervenire per zittire il "capo-palazzo". http://www.youtube.com/watch?v=G4EugX6rFmU
    È necessario accertare lo stato dei luoghi ed i danni subìti dalla povera signora.
    Solo la richiesta al Tribunale di una consulenza tecnica d’ufficio permette di ottenere un sopralluogo.
    Il giorno del sopralluogo il “capo-palazzo” non c’è. Quella settimana è in vacanza.
    Cinque mesi dopo che l’assemblea aveva attestato la presenza di “infiltrazioni in diversi punti nell’appartamento”, il tecnico d’ufficio verifica che sul soffitto in casa dell’amica del “capo-palazzo” c’è un’unica macchia, massimo cm5 x cm5, di formazione recente e di causa non accertata.
    L’amministratore aspetta altri due mesi per convocare l’assemblea che deve decidere i lavori. Lo sollecito ad anticipare i tempi ed ad agire direttamente nel caso vi siano le condizioni per intervenire d’urgenza.
    Come sempre, non ricevo risposta
    Perché l’amministratore non interviene?
    Ho una mia ipotesi.  È  solo un’ipotesi.
    Fino alla notizia del sopralluogo non c’erano le attestate numerose infiltrazioni.
    Niente paura. Le infiltrazioni ci saranno. Sono sicura che ci saranno. Il giorno del sopralluogo il mio perito di parte ha individuato una probabile causa di infiltrazione: la guaina impermeabile in corrispondenza della parete che delimita l’appartamento del “capo-palazzo” risulta tagliata e strappata. Non sono tagli dovuti a vecchiaia o cattiva manutenzione. Sono tagli causati da uno strumento atto al taglio, non è dato sapere se volontariamente o incidentalmente. Costo di una riparazione d’emergenza? Massimo 150 euro.
    Niente paura. Le infiltrazioni ci saranno.
    A quel punto la sig.ra Pistoia chiederà i danni a chi, secondo lei, ha causato il ritardo dei lavori chiedendo l’accertamento tecnico preventivo.
    Non posso fare il processo alle intenzioni. Arriva il giorno dell’assemblea.
    L’amministratore mi ha convocato per approvare il bilancio consuntivo ad anno solare ancora in corso.
    L’amministratore non presenta nessun bilancio perché le spese sono ancora in corso.
    Allora perché l’amministratore mi ha convocato?
    L’amministratore mi ha convocato perché vuole dare le dimissioni ed occorre nominare un nuovo amministratore.
    L’amministratore non dà le dimissioni.
    Allora perché l’amministratore mi ha convocato?
    L’amministratore mi ha convocato per deliberare sui preventivi del lavoro terrazzo.
    L’amministratore non presenta e non fa presentare nessun preventivo perché afferma che i lavori deve deciderli il consulente tecnico d’ufficio.
    Non è vero, ma se anche fosse, perché l’amministratore mi ha convocato?
    Come da copione, l’amica del “capo-palazzo”, che ha anche la delega del “capo-palazzo”, dichiara che chiederà i danni a chi ha chiesto l’accertamento tecnico preventivo. La sua dichiarazione è a verbale.
    Questa volta non c’è rischio che abbia capito male.
    Sono sotto assedio.
    Come se avessi chiesto un prestito ad uno strozzino.
    Ma io non ho chiesto nessun prestito.
    Ho solo chiesto trasparenza in un condominio di cinque appartamenti.
    Eppure sono sotto assedio.
    Come se mi fossi rifiutata di pagare il pizzo.
    Ma nessuno mi ha chiesto di pagare il pizzo.
    Almeno non esplicitamente.
    Ed anche se me lo avessero chiesto, avrei rifiutato.

    7 ottobre  2009

    P.S. Aprile 2010. L’assemblea è convocata per decidere su “Lavori terrazzo”.
    Maggio 2010. L’ingegnere del CNR confida a mio marito: <<Questi vogliono far pagare tutto a voi>>.

    Il racconto completo è in
    http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=1469204