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Autore

Linda Landi

in archivio dal 09 gen 2013

27 maggio 1965, Battipaglia (SA) - Italia

25 agosto 2014 alle ore 14:03

Il Parente di Famiglia, storia di un uomo furbo e che sa vivere.

Intro: Quando lessi le recensioni del film “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, mi venne la curiosità di vederlo. Stavo incominciando ad avere a che fare con un “Parente di Famiglia”. Ma nel paese di cui mia zia disse:"Dove mi avete portato? Qui parlano solo di soldi!" "L'amico di famiglia" non sarebbe mai arrivato nell'unico cinema rimasto aperto.

Il racconto

Il Parente di Famiglia nasce nell’agosto del 1940, in seconde nozze, quarto dopo tre fratelli di prime nozze. Non sappiamo come abbia trascorso i primi di anni d’infanzia caratterizzati dalla guerra. Sappiamo solo che suo fratello maggiore sfollò a Campagna (SA) e si trovò sotto le macerie dell’unico bombardamento inglese andato a  buon fine (si fa per dire) su Campagna, uscendone fortunatamente abbastanza illeso. Ma del parente di famiglia non sappiamo nulla. Le prime notizie che abbiamo su di lui risalgono al ’51, alla nascita della sua sorellina. Pare che il padre  gli abbia sottolineato il lieto evento con le parole: “E’ nata colei con cui devi dividere le proprietà di tua madre”. Non sappiamo se queste parole furono quelle determinanti per la sua psiche o vennero solo a sigillare un modo di essere già in atto.
Ad ogni modo il ragazzo cresce, si diploma ragioniere ed entra in banca.
Il padre ha costruito una casa di due piani per la famiglia. Vi aggiunge un’ala per ricavare due appartamentini per i figli maggiori già sposi. Il padre provvede alla struttura. I due figli provvedono da soli alle rifiniture ed ai pezzi d’opera. Il maggiore si stabilisce in quello al pian terreno. “Perché mio padre mi vuole vicino” è la versione ufficiale. “Perché doveva correre a separare il padre ed il fratello quando si afferravano” è la versione della moglie.
Alla fine la casa viene divisa in quattro appartamenti. Per il Parente di Famiglia, il padre aveva stabilito che gli venisse acquistato un appartamento fuori di lì. "Altrimenti questo vi farà vedere i sorci verdi", dice. Invece i fratelli costruiscono un ampio appartamento sopra l’ala nuova e parte di quella vecchia. L’operazione è completamente priva di costo per il Parente di Famiglia. Non sappiamo se questo o altro sia stato l’evento che gli abbia inculcato in testa che i fratelli avessero l’obbligo di mantenergli la casa vita natural  durante.
Anni dopo il Parente di Famiglia si lamenta d’infiltrazioni dal soffitto ed, ancora senza costi per lui, gli viene costruito un bel tetto sulla testa.
Diventa grande amico di un ragioniere commercialista con cui divide informazioni su investimenti. Fatti suoi. Gli piace anche dare soldi in prestito. Credo anche questo fatti suoi, purché gli interessi non superino il tasso d’usura. 
Intanto il fratello maggiore si è trasferito altrove.
Gli anni passano. Anche la sorellina si sposa. Riceve spesso la visita del fratello che le dice: “Io devo sapere quello che è mio”. 
Intanto la manutenzione della palazzina lascia a desiderare. La sorella che abita a pianterreno ha infiltrazioni di umido dal terreno. Occorre fare i lavori, ma non si fanno. Si attende sempre che provveda il fratello maggiore.
 Anche il secondo fratello lascia la casa ed il Parente di Famiglia prende in mano la gestione spicciola della palazzina.
Comiciano a staccarsi pezzi d'intonaco, ma non si fa niente.

L’affettuoso Parente di Famiglia esterna il suo affetto, il suo rispetto e la sua gratitudine per il fratello maggiore, da cui tante attenzioni ha ricevuto, facendogli visita a Natale presentandosi con un panettone.
Intanto la sorella esegue dei lavori nelle proprietà che ha ricevuto dalla madre. L’affettuoso Parente di Famglia le fa causa per danni spillandole dieci milioni (delle vecchie lire). Non sappiamo se fosse già sua intenzione o una levata di scudi dei fratelli l’abbia indotto a tornare almeno parzialmente sui suoi passi, fatto sta che restituisce quei soldi alla sorella facendo due buoni di cinque milioni ciascuno ai due figli della sorella. Però continua a trattare male il marito della sorella e dà in escandescenze e gli imputa la colpa ogni volta che il cancello della palazzina si rompe. Cancello che si rompe spesso ed aggiustato da una ditta di fiducia del Parente di Famiglia.
A 52 anni il Parente di Famiglia va in pensione ed ha più tempo per dedicarsi alle sue attività preferite.
Si realizza l'impianto di messa a terra nelle scale, in contemporanea il Parente di Famiglia si ristruttura e rinnova l'impianto elettrico a casa sua. 
Anche la sorella lascia la palazzina ed entra un nuovo proprietario. Si fanno i lavori per l'umido dal terreno. Direttore dei lavori un nipote del Parente di Famiglia.
La figlia del  fratello maggiore va a vivere nella palazzina.
Il Parente di Famiglia presenta un preventivo per infiltrazioni d'acqua dal terrazzo scritto con una Olivetti uguale alla propria. La nipote non sa quando, se e cosa sia stato fatto. Paga solo le quote richieste. Pochi mesi dopo chi abita sotto il terrazzo, amica del Parente di Famiglia,  si lamenta di nuovo di infiltrazioni. “Ma la ditta che ha fatto? Che garanzie ha lasciato?”, chiede la nipote del Parente di Famiglia. Non riceve risposta e per un po’ non ne sente più parlare.
Il fratello maggiore deve fare delle terapie. Il Parente di Famiglia, sempre sollecito e premuroso, insiste per essere lui ad accompagnarlo.
Un anno dopo è il marito della nipote del Parente di Famiglia a svolgere il ruolo di amministratore del condominio. Il Parente di Famiglia non versa mai le sue quote. Continua ad effettuare, non richiesto, spese per il condominio e chiede che le sue quote gli siano compensate per le spese sostenute. Non contento contesta sempre i conti del nipote.
Il nipote deve anche occuparsi dei calcinacci che cadono da vent'anni, delle pluviali non immesse in fogna, dei danni vecchi che escono fuori, della pitturazione della scale che attende dal tempo in cui fu messo mano all'impianto elettrico, etc. etc.
Il Parente di Famiglia che quando faceva l’amministratore-ombra non tollerava domande, altrimenti erano urla, e non mostrava mai fatture, contesta in continuazione i conti del nipote e chiede di avere (ed ottiene)  le copie di tutte le fatture e ricevute.
Quando il nipote dà le dimissioni, il Parente di Famiglia contesta ancora i suoi conti e si rifiuta di pagare quanto richiesto: 198 euro. Riconosce solo un debito di 33 euro. Per tacitarlo, l’assemblea accetta la sua proposta: dividere i 165 euro rimanenti in parti uguali.
Pochi mesi dopo il Parente di Famiglia cambia idea e manda una citazione al nipote: adesso riconosce che doveva pagare 198 euro, in quanto come “consolidata consuetudine” non versava le sue quote condominiali, però, attesta, ha pagato di sua iniziativa 216 euro al giardiniere quindi cita il nipote perché gli versi i 18 euro di differenza. La citazione viene da un avvocato genero dell’amico ragioniere commercialista.
Il nipote si era già rivolto ad un avvocato. L’avvocato dice che è sua abitudine ispezionare i luoghi per rendersi conto della situazione. Quello che vede è di suo gusto.
Il Parente di Famiglia torna a fare l'amministratore-ombra.
Sottrae 140 euro alla nipote nel bilancio ordinario e le fa avere un decreto ingiuntivo per 240 euro senza alcun documento valido a sostegno.
La nipote paga. Tre mesi dopo l'ufficiale giudiziario minaccia di sfondarle la porta di casa, come se non avesse pagato. La nipote apre gli occhi. Lo zio agisce da "Amico di Famiglia": vuole mangiarle l'appartamento. 
Il Parente di Famiglia scrive una lettera di calunnie contro il nipote accusandolo in pratica di aver rubato 80.000 euro (evidentemente gli operai che hanno  installato impalcature e lavorato per tre anni lo hanno fatto gratis). Invia copia della lettera anche ai parenti. Invia la lettera anche all’avvocato del nipote che gli fa presentare denuncia per calunnia.
Si sposa la figlia del Parente di Famiglia. Il Parente di Famiglia cerca di far avere un biglietto alla nipote dicendo che dovevano tornare ad essere una famiglia, etc. etc. Ma non interpreta il suo ruolo di colomba che reca il ramoscello d’ulivo con il ritiro della citazione in cui chiede 18 euro. Non si presenta con una lettera di scuse. La nipote lo ignora.
La figlia del Parente di Famiglia si sposa, godendo per lo scenario delle sue foto della palazzina rimessa a nuovo grazie al lavoro di amministratore del cugino acquisito. Come previsto, il giorno dopo il matrimonio il nipote acquisito del Parente di Famiglia riceve la lettera raccomandata di un altro avvocato che chiede i documenti che il Parente di Famiglia ha già in copia.
Questo nuovo avvocato ha il papà anch’egli ragioniere commercialista. Poco dopo il nipote del Parente di Famiglia riceve un’altra citazione. L’avvocato con il papà ragioniere commercialista, evidentemente ignorando che come “consolidata consuetudine” il Parente di Famiglia non versava le sue quote condominiali, chiede 460 euro di rimborso.
In più, senza portare alcun documento o prova, afferma che il nipote ha causato “grave danno”.
Passano gli anni. Il Parente di Famiglia si avvicina di nuovo al nipote tentando l’approccio: lasciamo stare il passato, mettiamoci una pietra sopra. Non si sa a quale scopo o, meglio sì: si diverte di più nel lanciare le sue staffilettate quando l’altro ha abbassato la guardia oppure ogni tanto ha bisogno di rifarsi la facciata di "persona per bene" affezionato alla famiglia.
Intanto continua a non versare le sue quote, ma a pagare di sua iniziativa le bollette del condominio chiedendo il rimborso o la compensazione e fa scappare tutti gli amministratori esterni che si sono succeduti nel tentativo di gestione del condominio. 
 
L’avvocato del nipote, che aveva trovato la casa di suo gusto, lascia cadere nell’oblio la citazione in cui il Parente di Famiglia  riconosce che come “consolidata consuetudine” non versava le sue quote condominiali e lascia andare avanti la seconda. Lascia cadere la richiesta di danni, tanto cara e divertente per il Parente di Famiglia. Non c’è consistenza. L’affare è altrove.

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