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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

09 settembre 2016 alle ore 7:12

LA CURA CHE NON SO

Intro: Rione Sanità, Napoli.

Il racconto

Il solito palazzo di un seicento sgarrupato. Marisa mi aspetta nell'atrio. Si scusa per le tre rampe di scale che mi attendono. “Fatevele piano, piano...dottò!” A costo di lasciarci la pelle, salgo con una discreta normalità. Il “parite 'na locomotiva” di un tempo, si scomoda da qualche neurone del mio cervello e mi beffeggia. Dopo cinquant'anni di frequentazione del quartiere, ho la piena padronanza dell'evoluzione di una famiglia. Marisa era una ragazzina bionda, imprevedibile, ora: “Convivo con un ragazzo e c'è una sorpresa per voi.” Sulla porta di casa mi viene incontro una bimbetta bionda. “Tua figlia! Tale e quale a te, di anni fa.” Devo visitare il padre, don Antonio, un falegname, un artista nel suo lavoro. Il tempo è passato: strabordante da una sedia impossibile, respira a fatica. Occhi che non mi riconoscono. Provo un saluto senza risposta... A visita terminata, Marisa: “C'è un'altra visita per voi. Mi dovete fare un piacere. Ci avete curato per una vita e avete trovato sempre la cura giusta. Venite con me, un basso qua sotto.”

Il grugnito di un bulldog inglese mi da il ben venuto, appena apriamo il cancello. Trotterella dietro di me, respirando con un lamento ritmico, fastidioso all'udito.Una stanza, un tavolo. Una donna vasta su di una poltrona vasta. Non penso che si sia accorta di me. Il marito, come da un fondale oscuro, seduto su di una sedia metallica verde: “Titina, ci sta 'u miedeco.” Non trovo da sedermi. Inizio con il rituale: “Quale è il problema?”

-”Hanno sparato, giorni fà al figlio di vent'anni.”

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