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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

21 giugno 2016 alle ore 8:14

La danza dell'amore: Rione Sanità

Il racconto

Proprio in questi quartieri maledetti, la vita ha ancora la sua irruenza biologica. Maledetti, pensavo stasera, al tramonto, ma possessori della residua sacralità della vita, fatta di gioia, amore, odio, vita, morte. Lo struscio dei giovani in moto, da vedersi, al tramonto. Ragazzine dai dieci anni ai diciotto, in motorino, senza casco, a due, a tre sull'unico precario sellino. Truccate, capelli lisciati sulle spalle, camicette colorate, pantaloni a guanto, o mini sovversive, laccetti di tanga, sulla carne candida, in vista. Ragazzini raybanati, imbrillantinati, magliette griffate, jeans cinesi. Loro, maschi, hanno moto più vistose, poderose, falliche. Il volto è quello dell'ultima serie tv, serio, duro come il ferro. L'accelerazione della moto deve essere uno sballo visivo e sonoro. Il miagolio della frenata, nell'accostata, ha la delicatezza del bisturi del chirurgo. La ruota sa fermarsi a pochi millimetri dalla coscia della fanciulla. Evvia! Tutti in un caos tremendo, un intrecciarsi ritmato, quasi una danza atavica. Quando l'avranno inventata? Il sangue sa pensare e creare. Sguardi che sono lame, ammiccamenti, grida, risa, poche parole, che non si udrebbero. Avanti e indietro incessantemente in una pura tensione di danza orgiastica. Uno sfiorarsi di millimetri. Un richiedersi e un fuggire in una forma nuova di movimento meccanico. L'eros lo si respira, non lo s'indovina. Poi tutto si spegnerà col sole. Beata, tremenda, fascinosa, indistruttibile, inarrivabile gioventù!

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