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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

23 maggio 2013 alle ore 20:07

L'urlo

Il racconto

Ricordo quel urlo. Mi è rimasto dentro, tremendo, sovrumano, lacerante. Un urlo, trapano sonoro, guaito di un immane dolore. Usciva dalla stanza numero otto e saliva su per il corridoio a raggiungermi. Io me ne sentivo responsabile. Interminabile urlo, un ruggito di rabbia, un’invocazione di pietà? Avrei voluto decifrarlo.
-” Suora, faccia qualcosa. ” - Imploravo.-” Normale, dottore, normale. Si è appena svegliato. Siamo nel post-operatorio. ” -  Solo il volto rigido, inumano, di una suora non compassionevole, poteva tanto, nel fronteggiare quella sonorità. Dalle stanze uscivano i degenti, curiosi e impressionati. Io fermo, al centro del corridoio, sentivo l’anima indietreggiare. Sala operatoria Cardarelli-Divisione di Chirurgia. Operatore Bruno Romano, ai ferri, io, nel periodo post laurea. La radio portatile del professore spande bossa nova. Del paziente, steso sul tavolo operatorio, si scorgono, tra i teli verdi, solo pochi centimetri di coscia bluastra. Sono già stati recisi, con cura, muscoli e nervi. Suturati i vasi. L’osso bianco del femore sembra una conchiglia fossile, in un mare rosso di sangue.  “Giovane, fatti le ossa. Tocca a te!” -  Bruno Romano mi porge una sega. Negli anni sessanta era ancora una sega primordiale, non certo elettrica. –” Dai, forza con i muscoli” - Mi compaiono per un attimo i tagliaboschi della mia infanzia, a Isola di Rovegno. –“Passano! Guardali come sono belli. I loro muscoli!” - La voce di mio padre. Ora sono io, il tagliaboschi, ma ho un osso vivo, sotto la lama e non ho, certo, i muscoli dei tagliaboschi. Duro come la pietra, si oppone, con la vita, che gli resta, alla mia forza. Produco un suono immondo su di un corpo che soffre, anche se è sedato. Avanti e indietro, con un ritmo incerto, cauto. Il tonfo dell’arto sul telo verde, steso sul pavimento, segna la fine del mio compito. Mi asciugo il sudore della fronte, aiutandomi con i muscoli della spalla destra. -” Bravo! Sei rimasto in piedi. A questo punto, i principianti, come te, cadono per terra, con la gamba.” -

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