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Autore

Lucio Paolo Raineri

in archivio dal 23 mar 2007

08 dicembre 1938, Genova

mi descrivo così:
Amo il bello dovunque e comunque

05 agosto 2015 alle ore 22:39

Maledetta vecchiaia

Il racconto

Ci ritroviamo oramai, con puntualità, ogni settimana, quasi ad un appuntamento, noi, tre vecchiarelli, in tre ruoli ben distinti. Io medico, lui malato e la moglie. Don Vito, forse un mio coetaneo, è diventato mio paziente da alcuni mesi. Sta conciato maluccio col fisico, ma non con la mente. Varie malattie si sono date appuntamento ed ora il suo corpo, prostrato, risponde con incertezza alle medicine. Forse ci lega un lampo di fiducia reciproca, uno spolverio di battute e sorrisi, che in medicina hanno valori terapeutici inaspettati. Lo trovo o seduto in poltrona, o steso sul letto. Pallido, a volte, ansimante, mi manda occhiate fulminanti, a cui segue spesso, in un soffio di arrabbiatura, una battuta: -“Maledetta vecchiaia!”- Quando ha attimi di pausa, qualche parola brillante sul suo passato, qualche allusione, da uomo vissuto, ad una vita migliore trascorsa. Il panorama di Napoli, immenso, superbo, che si apre dalla sua finestra non sembra attirarlo più. Donna Romita, la moglie, forse di qualche anno in meno, devastata dall’artrite, tra un po’ di gobba e un femore incerto, si aggira, brontolando per la casa. Occhi guizzanti, in una maschera rugosa, parla con un tono fermo, calcando le finali. Dicevo tre vecchiarelli, perché non penso di avere un’età molto diversa da loro, anche se l’involucro visibile sembra apparire meglio. Per cui, nelle lamentele patologiche tra loro due, a volte, tra un tè ed u n biscotto, unisco le mie, e mi accodo a quella litania ricorrente: “maledetta vecchiaia!” Il tono della casa è lussuoso e il salottino, che attraverso ogni volta per raggiungere, in camera da letto, don Vito, ha quadri alle pareti che so interpretare di valore. Il mio occhio cade, ogni volta, su di un quadro molto grande, alto quasi tutta la parete. Una figura di donna dal volto di una bellezza inconsueta, fine ottocento, mi rapisce per attimi. Ha carni vellutate, dai colori pastellati, lineamenti di un fascino romantico. Longilinea, avvolta in un manto vaporoso, che la luce trafora da dietro. Da giorni era mio desiderio soffermarmi, per un attimo, a guardarlo. Oggi l’ho fatto, in uscita, mentre donna Romita mi accompagnava alla porta.  -“Stupenda!” – mi è sfuggito.                                                                             - “Vi piace? Ero io da ragazza. Questo è un Vincenzo Irolli. Sono stata per anni, la sua modella.” - Maledetta vecchiaia!

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