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in archivio dal 09 feb 2012

Mario Amenta

17 maggio 1944, Palermo - Italia
Mi descrivo così: desideroso di  recuperare quel tempo, per alcuni aspetti, sicuramente perduto. 

elementi per pagina
  • Il titolo "Quasi niente" anticipa il tratto minimalista della narrativa degli autori ma man mano che si va avanti nella lettura, e ti devi fermare spesso per avere il tempo di riflettere su quello che leggi, ti convinci che il libro è un trattato di filosofia vera, filosofia applicata alla vita, quella che capisci subito, quella che ti indica i valori essenziali della vita, che ti guida nel  vivere bene, in pace con te stesso e con gli altri.
    È un modo di far filosofia molto diverso da quello di altri illustri scrittori di cui è difficile capirne il pensiero e metterlo in atto.
    Le "lezioni" di filosofia svolte nel libro, invece, si sviluppano attraverso pensieri che si rifanno alle storie e alle esperienze di  vita di loro amici, che Corona chiama "filosofastri", di cui gli autori hanno fatto tesoro e lo trasmettono in un linguaggio leggero ed efficace. 
    Diverse sono le storie ma tutte toccano le corde dei più alti sentimenti, sono tutte metafore dei più alti valori del vivere comune.
    La storia del boscaiolo che si ritiene invincibile, che sfida un albero centenario e che nel combattimento perde è la metafora dei limiti di cui dobbiamo essere consapevoli; e lo storia del cieco che "vede" attraverso la musica della sua fisarmonica è la metafora di vedere oltre la realtà e le varie storie delle donne esaltano la loro grandi doti a dispetto del rapporto col maschio.
    Corona, come Sant' Agostino si libera nel libro dei peccati della sua giovinezza purificandosi, come dice lui stesso, "non per opportunismo ma per stare meglio".
    Lo sfondo di tutte le storie è la montagna che con le sue asperità ma anche con la sua dolcezza è nel dna degli autori e conferisce ritmo e forza alla loro vita.

    [... continua]

  • Mi ha molto appassionato leggere i pensieri, le osservazioni, le filippiche di Malaparte sui fatti giornalieri, sui rapporti tra i suoi amici e i suoi nemici e sui rapporti tra la gente di strada e quella dei Palazzi. Tutto improntato alla ricerca della verità, della giustizia, della pace sociale. Entrano nell’anima le osservazioni sulla vita comune, sulle debolezze e brutture umane, ma anche sulla gioia dell’osservazione delle piccole cose belle.
    Osservo che l’Italia che racconta in quegli anni sembra quella di oggi, con la casta, il malcostume, la lotta per il potere, la povertà, la superbia ma anche con la speranza di tempi migliori: ciò forse perché i sentimenti buoni che animano le persone sono immutabili nel tempo e quindi ci permettono di vedere il mondo con gli occhi di sempre. Se poi notiamo nei suoi racconti, nei suoi spunti di vita quotidiana il senso dell’etica, della giustizia, dei valori della Patria, che sono valori universali, non possiamo vedere l’Italia in una prospettiva diversa.
    La differenza che vedo oggi con quegli anni è la mancanza del cosiddetto “comunismo” di allora che, non tanto come espressione di forma politica, era o almeno tentava di essere argine contro lo strapotere della prepotenza, dell’ingiustizia, del malcostume, del mallaffare.

    [... continua]