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in archivio dal 27 feb 2014

Michele Gentile

04 gennaio 1972, Ostia - Roma - Italia
Segni particolari: Vivo!
Mi descrivo così: Poeta.
Mi trovi anche su:

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  • martedì alle ore 9:52
    Nella tempesta

    Tuona il cielo
    è pace questa pena
    voce di ieri

     
  • domenica alle ore 22:30
    Notturno

    Semi di luna
    gettati tra le onde,
    sbocciano sogni.

     
  • 01 febbraio alle ore 18:03
    Vivo

    Io lotto per il mio mare
    e per quel cielo che lo rassicura.
    Lotto per queste pietre, per queste radici
    per l'orizzonte che mi ha cresciuto.
    Combatto e vivo per chi mi ama
    e amo,
    e per la mia gente,
    per le mie strade.
    Lotto e vivo
    non mi do pace,
    lotto e vivo
    per i miei inverni
    e le vostre primavere.

     
  • 20 gennaio alle ore 14:05
    Navigando

    In queste acque senza tregua
    che non conoscono parole, né luna
    queste acque silenziose, tremende
    ho navigato.
    E vivendole come si vive l’inverno
    ho respirato giorni di sale e sete
    ridendo infine delle tempeste.
    Oggi mite è il vento
    dolce brezza mi dona il tuo aroma
    dalle bianche spiagge dove ti sei nascosta
    viene alla luce per un giuramento.
    Fossero l’ultimo lembo di terra
    o il porto più sicuro,
    l’estrema regione di una speranza
    o dinastia di stelle
    gli occhi tuoi abbraccerò.
    Mi prenderò cura delle tue labbra,
    lontani dall’inganno,
    ricameremo candide vele
    sotto lo sguardo attento
    dei ciliegi in fiore.
    Guadagnandoci nuove isole
    insieme
    riprenderemo il mare

     
  • 13 gennaio alle ore 14:17
    Il filo

    Torna la tua voce, Mare
    a cantare la notte
    così spietata, ruvida.
    Indifeso il cielo respira
    la magrezza del tempo
    sul sentiero di uomini
    confinati alla meta.
    A chi importa brandire
    queste parole, giovinezza
    di disperate chimere,
    triste rinuncia la nebbia
    ad issare la vela.
    E io continuo ad esistere
    a cambiare rifugio
    benchè sia già tardi
    e quel filo di luce,
    di dovuta speranza
    resta impigliato
    al tuo muto ricordo.

     
  • 11 gennaio alle ore 20:29
    Alla luna

    Arde nuova luna sulla pelle,
    dalla cima innevata incendia
    giudiziosi ciliegi.
    Irrompe nel silenzio
    dell'ingiuria, scorre
    lungo i crinali
    e inquiete acque.
    Parole, insanguinate lame
    nell'oscurità scintillano,
    trafitta la notte
    versano nettare e oblio
    nei calici degli dei.
    Dimora in questa valle
    la memoria dei vinti,
    indomita poesia
    di selvagge reliquie.

     
  • 27 dicembre 2016 alle ore 22:19
    D'amaro e d'amore

    D'amaro e d'amore
    stillano cieli
    e le onde dell'adorato mare
    sanno. Accordo smarrito
    dal vento, invito
    a non perdere tempo.
    Noi scampati alla vita
    a poetiche rive devoti
    ci tramandiamo radici d'argento
    mentre alla morte sgraditi
    voliamo più in alto di dio
    sino a lenire l'oblio
    dei giorni a venire.

     
  • 08 novembre 2016 alle ore 11:57
    Mattino

    Si desta il giorno.
    Orizzonti si fanno oro,
    nulla resta tra le mie mani
    del gracile cielo notturno.
    Lungo la travagliata strada
    villaggi in festa colgono 
    del sole lo stelo ma dio non
    conosce ritorno.

     
  • 28 ottobre 2016 alle ore 13:13
    Tormenti

    Si libra il vento.
    Nella sera un richiamo,
    della pioggia è l’eco
    che lenisce il fato
    di chi ha perduto il mare
    e tace la pena
    di attendere la primavera
    come ramo spezzato.

     
  • 19 settembre 2016 alle ore 11:00
    Atrabile

    Erano poche,
    una mezza dozzina di parole
    sparse.
    Pesavano sul foglio
    parlavano di mare.
    Mi voltai a ricordare
    il cielo,
    sempre troppo giovane
    troppo sereno.
    Poi un soffio.
    La vertigine di Febbraio;
    stelle omertose
    e una strada puttana
    che non gradisce
    fiori.
     

     
  • 18 agosto 2016 alle ore 14:25
    Ai poeti

    Ai poeti dico di non tornare
    ​di insistere, di trovare
    altri silenzi da raccontare.
    Ai poeti auguro di non svegliarsi
    di non attenersi alle regole,
    di non lasciare mai un tramonto
    in balia del proprio cielo.
    Auguro un mare, un deserto
    una lacrima in più da attraversare.
    Ai poeti dico di non disperare
    quando stillano solitudini,
    di camminare anche al buio
    perchè una carezza di luna
    farebbe più male.
    Ai poeti dico di sorridere
    quando il vento della notte
    li trascina via lontano
    perchè quando tutto è perduto
    nuove ali e nuove parole
    una volta ancora
    offriranno loro
    la malinconia di vivere.
     
     
     

     
  • 21 giugno 2016 alle ore 12:21
    Chimera

    In questo nostro deserto
    per queste notti accecanti
    il mio inverno.

     
  • 27 aprile 2016 alle ore 10:54
    Che

    Non si consuma
    questa terra,
    questo sangue d'autunno.
    E' dolce l'aria
    Rosario lontana
    dalle tue labbra.
    Ha venti e occhi
    per implorarti ma
    l'alba tarda a sorgere
    ed è il nostro male
    più caro.
    Un nome basta
    a sciogliere le mani,
    giunte restano
    quelle delle madri
    a Santa Clara chine
    sulla promessa di una vittoria.
    Non accadranno altre stelle
    o poderose imprese
    ancora la tua pioggia
    che non sa smettere,
    ancora la mia
    che non si rassegna.

     
  • 19 aprile 2016 alle ore 12:49
    Nomenclatura di un tramonto

    L’orpello di una lacrima
    contempla sorrisi
    ancor più vani.
    Forse acerba è la luna,
    giovane il mio volto
    in questa stanza
    di impetuosi echi.
    È solo l’inverno a parlare
    a fidarsi di me,
    lontane distese di attimi
    mentre il cielo si arrende
    all’infinita agonia.
    Fra i rami vermigli
    l’impazienza della sera,
    dalla riva immutata
    pagine di poesia,
    orizzonti immortali
    e ritrovo la mia canzone.

     
  • 05 aprile 2016 alle ore 14:14
    Il rumore bianco

    Sono tornato 
    nel cuore della notte
    attraversando parole in declino.
    Zuppo di solitudine,
    fuori da una disperata evidenza
    ho strisciato.
    Non si rassegna il destino,
    spietati abissi germogliano
    sulle creste dell’inquietudine.
    Eppure cresce la quiete
    il rumore bianco delle onde.
    Si avventa sull’oscura nube,
    varca l’amaro sentire
    con pietosa eco di mare.
    Sfuma il canto di morte
    oltre gli argini di questo giaciglio
    si perde.

     
  • 15 marzo 2016 alle ore 12:51
    Mare

    Lascia che asciughi
    le tue lacrime
    amato mio mare.
    Farai ritorno tra gli uomini
    dopo avermi mostrato
    come si scoprono nuove isole
    in questo deserto di nuvole.
    Il vento della sera
    ha smesso di chiamare
    in disparte invecchia
    una coltre di sole.
    Giudichino pure questi nostri affanni
    una semplice circostanza
    nessuno si accorgerà di un altro silenzio.
    Le terre temono la verità
    più di mille tempeste;
    confondono  la stanchezza dei remi
    con l’eco di antiche accuse.
    Così termina l’insensato viaggio
    in attesa di un porto sincero,
    così  s’apre  il giusto sentiero
    verso abissi più cari.
    Riposerà la pioggia,
    distratto il faro
    resteremo  insieme
    a guardare le stelle.

     
  • 02 marzo 2016 alle ore 9:44
    Gerusalemme

    Ho capito che non basta morire.
    Le acque del perdono
    non bagnano la sera.
    Ho viaggiato
    fra reliquie e respiri,
    mi ha vinto la vita. 
    Sono un uomo
    sbagliato
    ingannato.
    Gracili, maldestre ragioni
    oltraggiano il profilo della verità.
    Gerusalemme è a un passo
    dalla mia croce.

     
  • 26 febbraio 2016 alle ore 11:45
    Pioveva a Roma

    “ Roma è una cosa a parte; si spiega con un tramonto e si capisce con una carezza”.
    Quante volte me l’hai detto… Pioveva  e me lo trovai scritto in fondo all’anima, carne viva di un’incomprensibile mattino.Non dovevi partire! Le botticelle in fila per un turista, il tramonto sulle spalle di un Santo. L'inverno sta tornando si dispera lungo il Tevere. Crolla la sera al respiro della tua assenza, sei lontano mai straniero, come nido violato un sorriso si è perso nel vento.  "Roma non ha pretese. Non le importa del cielo, non teme le offese”. Mi fu detto ma pioveva ancora e ancora voglio vivere la vita come capriccio di bambini. Solo conciamo queste righe sottopelle, solo sogno di ritrovarti presto in piedi su quella strada o in pace su quella panchina da dove si vedeva casa.
     

     
  • 16 febbraio 2016 alle ore 12:02
    Notte

    Dimmi notte
    chi scorre sulla mia pelle.
    Hai espugnato il firmamento
    e sei caduta senza dire
    una parola.
    Dimmi a cosa pensi
    risalendo il fiume.
    Per salvare la pioggia
    ti apro le mie stanze,
    per ingannare la luna
    ti dono i miei occhi.
    Dimmi notte,
    dimmi in cosa speri,
    se riposi tra rami di stella
    o pensi di cacciare ancora.
    Ci sono giorni possibili,
    solchi da riconoscere;
    i tuoi artigli
    non sono un ripiego.
    Dormi notte,
    dammi torto
    e dimmi
    per chi hai scelto di restare,
    a quale inferno dobbiamo rinunciare.

     
  • 06 febbraio 2016 alle ore 15:18
    Resilienza

    Prendi pure la mia voce
    gli ornamenti,
    le isole che ho visitato.
    L'ultima parola andrà alla deriva
    in quest'ora di ombre e
    ghiaia.
    Una scheggia di cielo
    in candidi riflessi obliqui
    recide già il silenzio.
    Si fa strada il vento,
    adagiato sulla corteccia del cuore
    ora spicca il volo.
    Tornerà l'indifesa età
    tornerà a chiamarmi
    urlando tutti i disperati giorni
    ma fra le onde, avrò da amarmi
    al di là del torto
    avrò da vivere.

     
  • 21 gennaio 2016 alle ore 9:30
    Nessuno sa

    Nessuno sa quanto ti amo
    non  il cuore mio
    distratto com'è dall'amore.
    Nessuno sa come ti amo
    nemmeno i miei occhi
    attenti come sempre
    al tuo sguardo.
    Non le parole
    che ti raccontano
    né  le stagioni
    che ti assaporano
    nessuno immagina quanto ti amo
    neppure queste labbra
    a te devote.

     
  • 08 gennaio 2016 alle ore 20:58
    Bisanzio

    Fra me e gli orizzonti
    battelli d'ambra, alteri
    declinavano inviti.
    Seducenti isole
    fuggivano la solenne impresa,
    coltello di labbra e zenzero
    piantato nella gola.
    Bisanzio restò un gioco
    una reputazione,
    per salvarla
    bastava un mercante d'oro.
    Di pregiata seta si vestì il tramonto
    venerato suddito ogni mio respiro.
    Fu l'ultima volta che
    mi piegai al volere degli dei;
    andai poi per il mondo
    sino a stancarmi i sogni
    riposando infine
    sulle spighe del perdono.
     

     
  • 04 gennaio 2016 alle ore 7:17
    4 gennaio

    Chiesi aiuto
    la quiete intorno
    suggeriva l'impossibile.
    Il solito crinale
    la solita finestra,
    un uomo già piccolo
    sulle spalle del mattino.
    Del cammino che mi ha lasciato tornare
    apprezzo la cinica, lucida
    esposizione dei fatti.
    Una mia parodia in scena
    appetibile tragedia
    si consumava
    alla luce del sole.
    Immune al domani
    divenni impalpabile,
    necessario.
    Erede al trono
    di una fine negata,
    raccolto di sterili regioni
    sono in pace con le mie catene.

     
  • 29 ottobre 2015 alle ore 13:14
    La mia vita

    Mi è bastato un nome
    che nessuno voleva,
    mi è bastato inciampare
    in un mattino ubriaco
    o in un lamento del mare.
    E' servito nascere sbagliato
    per scoprirmi in vita,
    affezionato al silenzio
    della mia stessa pelle.
    Ho vissuto malgrado il vento
    che mi cercava tra i rovi
    per farmi appassire
    ed è servito perdermi
    per morire più dolcemente.

     
  • 19 ottobre 2015 alle ore 20:07
    Nel frattempo esisto

    Nel frattempo esisto
    e disto anni luce
    dalla verità.
    Giro intorno al problema
    senza risolvermi
    ostaggio di un falso io
    che sequestra anche i vostri intenti.
    Istanti di sopravvivenza
    o canto disarticolato,
    in avanzato stato di costernazione
    eleggo il prossimo messia.
    In regia un villano di nome profitto
    nei cassetti il sogno di un altro conflitto.
    Gravitano intorno al problema
    senza risponderne
    retaggio di un falso dio
    che ci ammaestra da fin troppi lustri.
    Precocemente estinto,
    cerebralmente avvinto
    della teoria di Thomas
    ne esercito l’effetto in ogni mio difetto,
    svilendo forme di vita indipendenti
    delegando novelli Vashna
    a fare chiarezza al posto mio.