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Autore

Patrizia Chini

in archivio dal 14 mag 2011

Roma - Italia

mi descrivo così:
Scrivo racconti e poesie... passioni a cui ho potuto dedicarmi maggiormente da quando, smesso l’abito di maestra elementare, sono pensionata…. Amo anche il disegno, la pittura e la musica ma soprattutto i due nipotini con i quali gioco e a cui leggo favole.

31 marzo 2016 alle ore 10:36

Diktat

Intro: Cosa succede a voler essere troppo veloci

Il racconto

Come ogni sera dopo cena, lavati quei tre piatti... tre, mi  siedo in sala da pranzo davanti al mio portatile.
─ Perché mai, ho comprato un portatile se lo lascio sempre nello stesso posto? ─ mi chiedo puntualmente, poi alzo le spalle, sospiro e dimentico di trovare una risposta.
Questo già la dice lunga su di me e di come vadano le cose a  casa mia... e come tutte le sere, in questa stessa stanza, mia madre sta seduta davanti al televisore, nella poltroncina spostata qui dalla mia camera da letto, proprio per lei che è venuta a stare con noi dopo la morte di mio padre. Noi? Chi siamo noi? Io e mio marito.
Tra noi il dialogo stenta a dispiegarsi nei modi e nei tempi stabiliti dalle regole della comunicazione. In sostanza ci limitiamo ad annuire o a scuotere la testa in segno di diniego, più spesso utilizziamo un "Sì" o un "No" e a volte anche un "Forse". Lo so è un po' poco ma è per quieto vivere ... se rispondo con dovizia di particolari, se la prendo un po' alla larga, insomma se mi lascio trasportare dalla mia loquacità e non vado subito al sodo ecco che alza la voce.
─ Su dimmi, non iniziare da Adamo ed Eva ─ ripete sempre per indurmi a comunicare l’essenziale, cioè solo ciò che gli interessa.
Eh, sì! A casa mia bisogna essere veloci: rispondere in fretta, trovare un oggetto o fare una qualunque altra cosa, qualsiasi cosa, bisogna che io lo faccia in fretta, nel minor tempo possibile. Ed è vero che il tempo è denaro ma io vorrei avere la possibilità di spenderne un po’ di più.
Penso spesso di vivere in uno di quei giochi moderni dove vince chi è più veloce. Invece no, non è un gioco è per evitare di questionare su ogni "che" evito... e, se necessario, evito anche di respirare.
Dov'è ora mio marito? Naturalmente a letto e sono le 21:30 ma si è infilato tra le lenzuola appena ha finito di cenare... così, non ci diamo neanche la buonanotte.
Per una come me che non ama la televisione il dopo cena è una gran noia!
Per fortuna che mi piace scrivere o navigare online ... ma ogni tanto mi stacco da questo ipnotizzatore che è il pc, e vado a bere. o mangiare un pezzetto di pane... tanto per ammazzare il tempo.
─ A mangiare... o a bere? ─ mi raggiunge la voce di mia madre con una nota di disapprovazione perché non condivide tale comportamento.
─ Che noia! ─ rispondo al suo velato rimprovero, sbadigliando e cercando un motivo plausibile di giustificazione.
Proprio cinque minuti fa, sbuffando e stiracchiando le membra intorpidite dalla immobilità, mi sono alzata e mi sono diretta in cucina.
Appena aperta la porta...il finimondo!
Immediatamente ho creduto che la nube di ceneri del vulcano Eyjafjallajokull dall’Islanda fosse arrivata in massa in Italia  e fosse penetrata nelle case.  Pensai anche che si fosse aperta una bocca lavica proprio nel terreno in corrispondenza della mia cucina!  La vista si è offuscata e contemporaneamente un bruciore insopportabile agli occhi mi ha costretto a lacrimare! Un odore acre di bruciato mi chiudeva la gola e un denso fumo nero che, non più costretto in quello spazio limitato, a onde  si riversava fuori in tutte le direzioni, mi travolgeva e mi soffocava...
Chiuse con due dita le narici, serrate le labbra e proteggendomi gli occhi con l’altra mano, mi sono diretta velocemente alla finestra e l’ho  spalancata. Poi sono fuggita da quell’inferno e ne ho richiuso la porta per non rischiare un’intossicazione.
Stavo urlando... ma né mio marito, beatamente già tra le braccia di Morfeo, né mia madre che è un po’ sorda, sono accorsi in mio aiuto. Che fare? Vedevo già bruciare la mia casa e poi il palazzo intero! Panico! Dovevo scuotermi.
Dopo pochi secondi, perciò, facendo appello a tutte le mie forze, ho aperto nuovamente quella porta e sono rientrata all’inferno! Non avevo alternative, non potevo aspettare che mio marito si svegliasse o che mia madre mi venisse in soccorso, eventualità rare.
Dovevo assolutamente spegnere il forno, che continuava a eruttare fumo come lava da un vulcano, e aprirne lo sportello…
L’azione, però, che mi spaventava più di tutto, era prendere in qualche modo la teglia e buttarla con tutto il suo contenuto carbonizzato sul balcone.
Il contenuto? Pane raffermo che, come mia abitudine, quando se ne accumula una quantità consistente, metto a tostare per la colazione del mattino.
Avevo dimenticato di aver acceso nel forno,  oltre alle due resistenze superiore e inferiore, anche il grill che di solito si aziona a fine cottura per dorare i cibi…  tutto per ottemperare al categorico diktat  “essere veloce”.
 

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