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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 dicembre 2012 alle ore 21:45
    buon anno

    Trema l'ultima candela accesa,
    tra il profumo di cera
    che s'espande,
    poche ore e tutte
    saran spente.
    Quando il sussurro del tempo
    supererà i rimpianti,
    le riporrò nel cassetto
    come ogni anno d'inverno.
    addio.
    mio vecchio anno!
    te ne vai
    con la tua oscura essenza,
    a cavallo del tramonto,
    nello stupore della bianca neve.
    Lascia il tuo scettro ,
    al nuovo anno,
    la vita che si disperde in te
    donala a lui,
    accendilo di sogni ,
    ricoprilo d'alloro,
    maturalo di stelle,
    avvolgilo di sole,
    di musica,
    e...
    d'amore.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 21:45
    buon anno

    Trema l'ultima candela accesa,
    tra il profumo di cera
    che s'espande,
    poche ore e tutte
    saran spente.
    Quando il sussurro del tempo
    supererà i rimpianti,
    le riporrò nel cassetto
    come ogni anno d'inverno.
    addio.
    mio vecchio anno!
    te ne vai
    con la tua oscura essenza,
    a cavallo del tramonto,
    nello stupore della bianca neve.
    Lascia il tuo scettro ,
    al nuovo anno,
    la vita che si disperde in te
    donala a lui,
    accendilo di sogni ,
    ricoprilo d'alloro,
    maturalo di stelle,
    avvolgilo di sole,
    di musica,
    e...
    d'amore.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 19:38
    All'ultimo minuto (a Giovanni Raboni)

    Si fa ancora una gran fatica
    a credere che l’Italia sia un paese normale
    tra nuovi giullari e cavalieri inesistenti
    Grandi Riformatori e banditi impenitenti
    perché è troppo facile dover scegliere
    tra un bordello di cui pochi hanno le chiavi
    e un rigore che ha sapore di arsenico
    dove tutto sembra già scritto dalle Parche
    anche se ormai non esistono più miti
    oggi il fuso lo filano le banche.
    D’altra parte, che volete, ce lo chiede l’Europa
    con questa litania stonata
    a cui manca sempre l’ultima strofa
    degno copione di un eterno valzer
    con una casta che pare un vecchio panzer
    rallenta senza arretrare
    e i camaleonti sono duri a morire
    sempre pronti a salire sull’ultimo carro
    degni di un Carnevale di maschere di cera
    in cui ogni scherzo vale
    purché loro ne sentano solo l’eco
    in un paese dove non è più ammesso uno spreco.
    Non c’è più la calma distesa del passato
    quando destra e sinistra erano opposte
    mentre oggi sono confuse anche nel traffico
    degna babele di una nazione senza guida
    dove l’antica contesa ha abdicato
    in nome di una lotta a colpi di spred.
    Quando guardo i miei allievi negli occhi
    non so scorgere il loro futuro
    spero solo che non siano servi sciocchi
    e che la scuola non ne ammazzi più della guerra.
    Per quanto mi riguarda
    a me che posseggo soltanto le parole
    non  resta che intonare un canto antico
    perché le vere poesie sono sempre politiche
    altrimenti rischiano di essere un po’ stitiche
    e un poeta non può permetterselo, non oggi
    quando i giovani sono alla disperata
    ricerca di maestri, ma chi sono
    mi direte, io per sostenerlo?
    Verrà un tempo in cui  ricorderò
    (se le Parche me lo concederanno)
    troppe cose dell’Italia, tra l’altro
    senza neanche aver conosciuto Pasolini
    e allora, anche se non sarò Montale
    i miei umili versi potranno essere
    una flebile fiammella nella notte
    perché voglio troppo bene al mio paese
    per mentire ai viandanti in cerca di una meta
    privo di facili certezze
    e da sempre allergico a profeti e demagoghi.
    Del resto, nell’Italia di domani
    forse anche un mediano di spinta potrà
    cucirsi il numero dieci sulla maglia
    e prendersi la responsabilità
    di battere un calcio di rigore
    per una salvezza all’ultimo minuto.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 19:07
    Tanatos

    Ove
    la pace e la quiete
    si riposano

    e il tempo
    finisce
    d'aver data....

    Tanatos
    vive,
    dolce e beffarda.

                                                                                           1983

  • 31 dicembre 2012 alle ore 18:59
    Nenie

    Nenie sommesse
    di questo Natale.

    Quasi voci
    d'angeli
    nel perduto
    e lontano
    cielo
    dell'infanzia.

    Nenie sommesse
    di questa Notte.

    Coprano
    di caldo amore
    la gelida mano
    della violenza.

                                                                                                                 1983........e oggi.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 18:25
    Il sogno

    Al finir di quella notte,
    tra gridata baldoria,
    vocii di sublime gioia,
    sussurri di innata passione
    bicchierate di fervida allegria,
    da etanolici fumi inebrianti
    stordito,
    mi adagiai
    sul soffice canapè.
    Sovvenne, allora, l'amico Morfeo
    che mi cullò armoniosamente
    conducendomi
    dove il sogno diventa reale
    dove l'amore è vita
    dove la serenità si respira
    dove la felicità dura
    un'eternità.

    E là incontrai te,
    o dolce venere,
    desiderio della mia sensualità infantile
    fata della mia voglia ardente
    frenesia dei miei sogni più reconditi
    affermazione delle mie attese
    annullamento delle mie ansie
    compimento della mia vera essenza.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 11:04
    gigli

    Parevano calici
    innalzati all'aurora
    timidi gigli
    spuntati sul prato
    bianchi
    come il candore
    della prima neve.
    Lacrime di rugiada
    piccole
    sugli steli rivolti al cielo
    pollini dorati
    danzanti
    come baci
    che arrivan sulla bocca
    sfiorando il respiro.
    Sento nella mia carne
    la bellezza sognante
    che sa di divino.
    Gigli candidi
    folletti di luce
    che profumano il mattino
    occhi sacri che non taciono
    ma gridano
    oro e neve
    con il loro sorriso.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 9:21
    Gira la ruota

    In su e in giù gira la ruota
    è passato un altro anno
    con alterna nostra fortuna
    forse alle attese meno bello
    ma ricco di nuova esperienza.

    Facciamone dunque tesoro
    per irrobustire la speranza
    di un anno che sia buono
    senza nessuna magagna.
     

  • 31 dicembre 2012 alle ore 8:28
    Anno Nuovo...

    Un anno nuovo
    sta arrivando
    lasciando dietro
    il rancore
    il dolore,
    invece l'amore
    lo porteremo insieme
    per sempre
    anche negli anni a venire.
    Ci si augura
    un anno
    di aspettative
    di verità
    di sincerità.
    Un anno
    di cose perse,
    ma di riacquistare
    con dignità.
    Lasciamo
    un anno
    rocambolesco
    spinoso
    gravoso
    nelle sue arti
    d'ammaliatore.
    di falsità nascoste
    dietro ogni angolo
    calpestando il bene
    che con grande sforzo
    si accingeva
    per sopravvivere.
    Il tutto 
    per gli interessi
    dando valore 
    al solo denaro.
    Ci auguriamo
    un anno nuovo
    di cose nuove
    ma buone.
    Auguriamoci
    un anno
    sano
    pieno di ideali
    per cui credere.
    Auguriamoci un 
    "Anno Nuovo",,,

  • 31 dicembre 2012 alle ore 5:01
    Undici secondi!

    Nel silenzio
    della notte
    Il capriccio
    dell'anima
    Sognare
    d'amore!

  • 30 dicembre 2012 alle ore 17:32
    Quattro Cento ventiquattro

    Il mio amore perfetto dalle ossa di feltro, giunture nevrotiche e senza rumore, meccanismo dal silenziatore oscuro. Il grilletto sta issato più su nella bocca che facile esplode l'amorevole veleno. Per sterno un ventaglio , discreto raffreddamento sul cuore tentato da strofinio costante, Ambra che non sfebbra. Il mio amore dalle braccia dolenti, Cristo di pane, il costato una mollica imbevuta fino all'orlo: amore dall'alito di velluto, dalle anche di fustagno. Sa dire dolore al dolore, ma e' la gioia a nuocergli più del malanno quando e' inattesa e repentina, volubile come le stelle del quindici, rotula d' agosto che si sgranchisce: premature o pigre, girini di seta, svanendo insultano la pazienza di chi le ha attese. Freddi fagiani dispettosi che nell'ora della caccia schivano l'impallinatore esperto. 

  • 30 dicembre 2012 alle ore 17:24
    Quattro Cento ventitré

    Non voluta: e' questa forse la tosse comparsa più lustri fa all'angolo degente della mia gola. Violenta nel parto come uno sputo, un fiotto di troppo lanciato con buona mira nel cestino dei marciapiedi, nel budello di un vicolo a sud. Non voluta, e procrastinata , come il dovere meno dovuto, o il dentista. E' sempre domenica per i miei desideri, sono chiuse le stelle, in ferie geni e genie. Neanche mezza giornata per concedermi di rovistare fra le ultime, stracciate occasioni: un velo già lurido, una martingala dietro la porta da scucire al momento opportuno, un manico di valigia , una culla ed eccezionalmente, una sana bolla ripiena sul ventre, tetto di carne sotto il quale dormirà la mia impronta. 

  • 30 dicembre 2012 alle ore 16:08
    La Tignola

    A che ti serve la casa regale
    se in cor ti serbi la vecchia tignola?
    Se ogni boccon ti resta nella gola
    allora per te il soldo a cosa vale?

    Fa che il tuo petto più  verme non roda
    ed al suo posto custodisca amore
    così più non avrà nessun dolore
    e l’afflitt’alma alfin di quiete goda.

    Non vedi ancor la fine di sentiero?
    Girati e guarda quanto n’hai percorso,
    conoscerai, così, quanto n’hai corso.
    Al sommo Iddio allora vada il pensiero,

    china dinanzi a Se volgi la prece
    onde cassi i mali dacchè ti fece;
    sii sincera, però, non trarne alcuno
    che sol per uno ti lascia a digiuno.

    Digli che di mestiere fai l’alchimia
    e che nel petto tuo regna l’infamia.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 16:03
    Attesa

    Quando partisti mi dicesti: A presto,
    ma già passato è un lustro dacché aspetto
    e al morir del dì più deluso resto
    per non potere al mio stringer tuo petto.

    Al tuo distacco non mi dicesti :Addio
    e tante speme mi lasciasti accese,
    invece sono rimasto solo, sol’io
    come chi manna aspetta a braccia tese.

    Ognun che acquista paga le sue spese
    e a casa porta in busta le sue attese,
    non io che da anni pago senz’acquisto
    sperando nell’ausilio  del buon Cristo.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 15:49
    L

    Crebbi in questa umile casa solatia
    e lieta vissi in sì cotanta quiete
    e d’altro dentro non tenevo sete,
    ma sol’idea leale, in mente volatia.

    Finchè lo cuor d’amore non si patia
    tranquille fur giornate dolci e quiete;
    e già toccato avea tutte mie mete
    chè mai serenità fu avversa e restia.

    Ma poi che lo buon uomo mi fu tergo
    e nel suo petto lo cuor mio traslava
    caddi in dolce,  musicale letargo

    trovandomi repente in quella valle
    là dove l’alma tutta  incatenava,
    scosta tenendola d’amato colle.

    Poi la speranza, in fumo, s’è dissolta
    per qui condurmi triste un’altra volta.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 15:42
    XLIX

    Dall’ora mattutina all’ora tarda
    senza sosta, manco a dare di bocca,
    segue il giovane l’asina alla barda
    che la forte erta affretta e l’ombra arrocca.

    L’ultimo raggio il sol nel mar ritarda
    e dona luce all’imperiosa rocca
    mentr’egli l’occhio all’orticello attarda,
    l’asina si foraggia dalla sacca.

    Quasi un saluto volge al caseggiato
    mentre ogni cosa affretta pel ritorno,
    chè già lo sole in mare s'è annegato.

    Da domani più solo non rimarrai
    che giorno e notte ti staremo intorno
    e di nostra compagnia sempre godrai.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 11:14
    Pidocchio Di Farina

    Incollato alla poltrona
    Il lecchino, intoccabile
    Il pidocchio del potere

    Raggiratore del giusto
    E conoscitore del male
    Sapientone di tutto e nulla

    Impaziente del decidere
    Passato, presente e futuro
    E il destino dei sub-alterni

    Meschino e fragile individuo
    Colui che morde tutti i diritti
    E si alimenta sotto la cenere.

    Puoi dare il meglio di te stesso
    Ma a lui non serve più di tanto
    Si sente un mammasantissima.

    Mia madre mi proferiva sempre
    L’acqua chiara segue la torbida!
    Il Signore non me ne voglia sé…

    Mentre invoco la giustizia Divina
    Mi conforta l’idea che, non può
    Soffiare sempre lo stesso vento!

  • 30 dicembre 2012 alle ore 8:37
    Grazie,amica mia

    Ancora quì
    dolce amica mia
    sei tu poesia
    con la tua compagnia
    allontani la nostalgia.
    Sei l'antidoto
    alle metastasi
    dei miei pensieri
    incancreniti dalle ferite 
    di questa vita,
    nuda realtà
    che lascia
    indelebili cicatrici.
    La tua musica soave
    in sottofondo
    rinnova i giorni
    appassendo
    ricordi muti e senza nome.
    La tua essenza divina
    si manifesta
    liberando felici
    le farfalle racchiuse
    nello scrigno del mio cuore
    e il tuo canto ritmato
    dà voce alle emozioni dell'anima.
    Ti ringrazio
    per questo dono condiviso
    che mi fa volare
    nei cieli sublimi del sapere
    a ispirarmi la speranza
    e riempirmi i sogni.
    .
    cesaremoceo

  • 29 dicembre 2012 alle ore 23:42
    Figurine

    Dolci
    furon quelle estati
    quando
    sulla terrazza al sole
    io creatura
    correvo
    intorno alla tua sottana.

    Erano risa
    in mezzo ai panni
    che stendevi
    e le vergate
    del battipanni
    sui tappeti.

    Gioia perduta
    mi chiamavi Amore
    e mi prendevi in collo
    per giocare.

    Adesso so
    che il tempo
    al suo passare,
    come le figurine
    tra bambini,
    si prende la tua gioia
    e la scambia
    col dolore.

  • 29 dicembre 2012 alle ore 22:32
    Smànie

    Quando i tuoi occhi
    s'incontrano con i miei,
    in un silenzio smanioso, 
    si schiudono sogni proibiti
    e il desiderio m'avvolge.
    Riflessi di luce splendono
    al loro incrociarsi 
    e inchinarsi a raggi 
    caldi e penetranti
    avallati dall'aggraziata gentilezza
    del volo di colombe
    nel cielo azzurro
    libere di concepire coreografie
    d'amore e di pace.
    Non rimpiangere d'aver smarrito
    il fulgore d'un tempo
    e in quel silenzio
    accarezzare l'Immenso
    e vivere appieno il fluire della vita.
    .
    cesaremoceo

  • 29 dicembre 2012 alle ore 19:10
    La sua canzone

    Dal calore
    di questa terra
    Grembo di madre

    Danzo tra foglie
    riposte dagli alberi
    a piume leggere
    Sui passaggi distratti

    Occhi lucidi
    Mani di braccia
    gentili

    Canta la sua canzone
    al tramonto
    Stelo inginocchiato
    alle onde
    Che forti
    e poi piccole
    S'addormentano
    nelle rocce

    Umano coraggio d'amare

    Dalle labbra il pasto nudo
    della fede
    Quale Dio
    quale padre ?

    Poi le braccia di bambina
    il sorriso aperto
    di finestra
    spalancata
    Come piazza
    nei giorni di festa

    Cammino
    su manti di stelle

    Nell'unico cielo
    possibile

    A noi
    poesie
    con luci
    tutte intorno
    Rischiarano
    il mattino
    interno

    La sua canzone
    d'incertezza
    s'accorda
    a quelle nuvole

    A lui
    poesie
    con fiaccole
    Tutte intorno
    Si cullano
    nell'eterno
    ritorno

  • 29 dicembre 2012 alle ore 18:13
    Il Bugiardo

    Il bugiardo !

    Misero spadaccino
    Che imprime ferite,

    Banditore di piazza
    E di mezze verità

    Verità mordace
    Che parlano di sé.

    Spesso smemorato
    Finisce per spu…. ,

    Ah!  Il bugiardo!
    Ah!  Il balordo!

    E’ un fiume silenzioso:
    “Pericolo di annegare.“

  • 29 dicembre 2012 alle ore 16:04
    ci sono parole

    Ci sono parole che accarezzano
    comprendono
    piangono
    sostengono
    perdonano
    e scelgono con te.

    Ci sono parole che schiacciano
    tradiscono
    abbandonano
    soffocano
    umiliano
    e scelgono per te.

    Ci sono parole che scagliate
    nel vuoto
    di un istante
    penetrano
    implodono
    e muoiono  con te.

  • 29 dicembre 2012 alle ore 14:02
    Era Natale

    Era Natale.
    Le luci andavano
    intermittenti
    e noi lì a guardarle...
    negli occhi speranze

    Nelle mani monete
    palle dorate
    e il lungo puntale...
    ai piedi dell’albero
    delle meraviglie.

    Era una favola
    e noi credevamo
    che finisse davvero
    con quel “Vissero ...
    felici e contenti”

    Senza sapere
    che avremmo rimpianto
    quei giorni sereni...
    nel cuore l’amore
    di mamma e papà.

  • 29 dicembre 2012 alle ore 12:29
    Auguri di capodanno

    Addio anno che muori,
    addio senza rancori
    e tra calici tintinnanti
    già strapieni di spumanti
    porta via i sogni infranti.
    Anno nuovo benvenuto
    io ti accolgo con speranza
    con il cuore ti saluto
    promettendoti obbedienza.
    Fai il bravo per favore
    non portarmi alcun dolore,
    porta gioia a tutti quanti,
    che sian figli o genitori
    rendi lieti tutti i cuori.
    Dai su vieni avanti
    a festeggiarti siamo pronti,
    presto rullino i tamburi
    son felici gli auguri.
    .
    cesaremoceo