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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 1 ora fa e 20 minuti fa
    Di chi è la terra

    Di chi è la terra molle che resiste
    prona all'asfalto ruvido che bolle?

    Di chi è la terra lenta sotto i templi
    che è cardine a pilastri e fondamenta?

    Di chi è la terra offesa che raccoglie
    in grembo seme e sangue di tue rese?

    Di chi è la terra, verso che si scioglie
    mossa al tuo passo perso sulla neve?

    Di chi è la terra, seno di vagito
    denso di latte e madido al tuo freno?

    Di chi è la terra uomo d'Occidente,
    la terra che sorride alla tua fronte?

    È solo madre tua figlio obbediente
    o è vera madre aperta ad ogni gente?

    Il sangue tuo accolse alla dimora
    quando più lacrime mano non pianse.

    Ed ora che altro sangue grida sete
    rivendichi esclusiva al tuo recinto.

    Ora che mano acerba graffia pane
    sbuffi furore da gengive vuote.

    Ora che ventri gravitano luce
    spegni il cervello a danze di ragione.

    Perché sarebbe tua la terra idiota
    chi te l'ha data, chi t'ha fatto ardere?

    Chi è stato che t'ha reso così certo
    d'avere il petto gonfio da padrone?

    Chi t'ha riempito il collo d'ira infame
    chi ha chiesto di rivendicare piaghe?

    La terra è delle braccia che la scavano.
    La terra è delle fronti che la sudano.

    La terra è delle grida che la scaldano.
    La terra è di chi vi ha perduto sangue.

    La terra è di chi l'ha raggiunta in mare.
    La terra è delle genti che la amano.

    La terra non è merce che si serra
    dentro lo scrigno della propria pace.

    La pace non respira senza luce
    e il mare muore se spumeggia sangue.
     

  • 2 ore fa e 52 minuti fa
    Avinu Malkeinu

    Al crocevia della strada
    baci la mia anima, poni
    nelle cicatrici foglie e frumento.
     
    Sono filo d'erba che
    canta al cuore piccolezze.
     
    Non voglio grandi cose
    il sorriso di Te ogni giorno.
     
    Penetri l'anima
    con lo sguardo
    dilegui freddo e mestizia.
     
    Avinu Malkeinu:
    -Non farmi piangere!-
    Tue attenzioni appagano Vita.

    (Eleonora Ruffo Giordani)

  • 4 ore fa e 7 minuti fa
    O Perla,perla mia

    Dove vado dove sia chi Io sia a volte non so più E mi sento subissato dal mio conoscere la falsità di uomini che si celano dentro le vesti del perbenismo e passeggiano come fossero dei galantuomini per i sentieri del ruffianesimo invasi da melma a divenire letamaio in cui sguazzare O Perla perla mia t'ho visto vivere nel lusso sotto cieli cesellati e scolpiti di piaceri attorniata d'ori e di voluttà E tutto questo or io vedo avvolto dall'incuria con la croce di Colui che un giorno ci fu Salvatore insozzata di superbia e infamita' E Io stanco d'esser baciato da questi puzzolenti fiati scrivo rime di cui forse non godro' ma che spero un giorno siano utili a chi m'avra' visto morire . cesaremoceo proprietà intellettuale riservata Copyright

  • 10 ore fa e 12 minuti fa
    La mattina del giorno dopo

    L’ultimo vino
    tutto d’un sorso
    ci siamo lasciati andare
    tra le mani e il sudore
    guardavamo gli aeroplani
    le spalle alle vetrine
    coi vestiti borghesi
    ancora abbiamo fatto
    folli promesse di gioia
    l’ultimo bicchiere
    siamo finiti di nuovo
    a ridere dei luoghi di sempre
    bagnati dei nostri stravizi
    l’ultimo goccio
    tra i fili pungenti
    dei prati deserti
    dentro i buchi neri
    in mezzo ai palazzi.
     
    Ho sognato di averti amato
    ammirando tutta la notte
    i tuoi sogni e i tuoi cenni
    i capelli davanti al viso
    le luci dei lampioni dalla finestra
    che ti accarezzavano le gote
    le mani che stringevano
    i vuoti del buio.
    Invece è la triste luce
    l’amaro sapore della domenica
    la nausea che sia tutto finito
    e che cominci inesorabile
    la mattina del giorno dopo.

  • Ieri alle 20:42
    Grida dell'anima

    In vecchiezza ancor vegeta

    serena e forte

    vivo la gioia d'averti accanto

    nel sottile fuoco che mi scorre dentro

    in quell'amore divenuto felicità dell'anima

    a rendermi ancora oggi degno di te

    Ti amo vita
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • Ieri alle 20:39
    Onda

    Onda

    che trasporti le speranze del mondo

    e le culli con la forza del tuo ardore
    nell'incoscienza d'ogni interiorita'

    e nel tramonto dei sogni
    regali utopie colme di suggestioni alla mente

    senza i sentimenti che patiscono
    nella soglia della mia... incoscienza

    e nell'adagiarti alla tua riva

    infondi ancora in me la nobiltà dello spirito

    nel desiderio d'andar controcorrente

    ascolta queste mie parole figlie del mio sfinimento

    ardenti ancora d'amore alla vita

    e pungenti come rovi solitari cresciuti inermi

    E questo mio scrivere

    prole indiscussa del tuo mare
    e della sabbia su cui t'addormenti

    mi congiunga a Te nel tuo fermo divenire

    a rappresentarci il significato delle nostre vite
    . © ®
    Cesare Moceo

  • Ieri alle 16:59
    briciole

    levare le briciole dal tavolo
    questo senso di ritrovata pulizia
    improvvisa la macchia del sugo
    rompe la magia del palcoscenico
    nella prova dell’orchestra stona
    una nota qualcuno tra il pubblico
    posa lo sguardo sulla cravatta 

  • Ieri alle 16:09
    Si scrive molto

    Si scrive molto
    come quando per ore corriamo
    sul tapirulan
    con lo stesso passo,
    la stessa velocità,
    per il medesimo tempo
    e i piedi sono poi sfiniti,
    doloranti,
    artritici,
    ( la routine della ripetizione salutista)
    così la parola troppo farfugliata,
    bestemmiata,
    abusata,
    il mainstream del già detto
    condito con la salsa dei miserabili,
    vuole, ora, rimanere muta,
    medita una morte solitaria,
    cerca una lettera che le dia
    l’estrema e ultima finzione,
    un incastro parziale
    al verso eternamente monco.

  • domenica alle ore 21:03
    Speranze di pace

    E vorrei riunire intorno a me

    tutti i letti di chiodi acuminati 
    su cui stan distesi dormienti

    i pensieri stanchi del loro inerpicarsi
    sulle pareti ruvide dell'anima

    Con il cuore che ancora
    va in cerca di schegge d'amore

    vivo le dolci sinfonie delle mie retrovie

    a dividersi tra loro
    fino all'ultima goccia del mio sangue

    E si spalancano in quell'inedia
    le fauci immense dell'inferno

    a inghiottire nuvole di acro odore
    dell'aria viziata dall'odio

    nella vita divenuta sporca monotonia

    a far sentir la sordida sensazione
    della forza silente che incalza le notti
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale risevata
    copyright

     

  • domenica alle ore 20:34
    E m'accetto per quel che sono

    Pellegrino errante

    accurato e felice nei miei scarsi frammenti

    mi vedo il risultato d'immense letture

    luoghi beati ove rivivo e conduco la mente

    verso il piacere e la sobrietà del mio essere
    e farne antitodo ai mali d'ogni di

    Là sento la fresca sanità dei miei pensieri

    nel passare del tempo
    che tutto deturpa e tutto cancella

    là i ricordi scompaiono
    in quel che non può più veder la mia vecchiaia

    nelle parole che l'oblio rapisce e non posson più tornare

    e là m'avvolge la gioia
    di rivelare e descrivere le cose mie e del mondo

    nell'orgoglio sublime di riportare l'uomo ch'è in me

    tra le mura del vivere

    tra gli affetti più cari
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • domenica alle ore 14:30
    Kaddish

    Non era previsto,
    non era previsto che così presto
    cadesse la testa nella cesta
    Presto volterò l’angolo

    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che mi hai incontrato
    Prego,
    ti prego di dimenticare
    che hai ascoltato le mie parole,
    che sono stato uno
    che parlava con bocca d’amore
    inventando follie su follie
    per un sorriso, per il tuo sorriso

    Sono stato un folle,
    uno senza arte né parte
    che non ce l’aveva il diritto
    di sconvolgere la tua vita
    invitandoti a posare
    la prima pietra per una chiesa
    Da te sono stato
    per un battesimo di luce,
    ma già da un’eternità
    nella siccità giaceva il fiume
    In ritardo su di me
    lo capisco adesso,
    e non cerco assoluzione

    Considera che
    non avevo esperienza;
    e considera che,
    fra miracoli alla buona,
    cadute e preghiere inascoltate,
    quasi sempre la mia guancia
    ha raccolto in silenzio
    schiaffi nudi di guanti

    Presto volterò l’angolo
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a tacere fino alla fine
    Per le mie parole
    sono stato condannato
    a bere l’acidità della verità
    fino a quando ce la farò

    Presto volterò l’angolo,
    non te ne dispiacere
    Non mi hai conosciuto mai,
    mai veramente, mai sul serio:
    solo inventavo storie su storie,
    giorno dopo giorno,
    ora dopo ora,
    minuto dopo minuto,
    per un sorriso non venuto

  • domenica alle ore 14:29
    Ricordi?

    Ricordi, ricordi com’era la notte,
    quando la notte era di buio
    e le stelle non si vedevano?
    Ricordi, ricordi com’era il giorno,
    quando il giorno era di luce
    e il diavolo bruciava le colline?
    C’era la gloria
    che dava da mangiare,
    e c’era la cera
    che si scioglieva piano,
    e i fiumi non avevano inizio né fine

    Ricordi, ricordi com’era ridere,
    quando le campane si strozzavano
    in una risata accompagnata
    dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
    C’èra la morte
    che veniva e non faceva male,
    e c’era la vita
    che risorgeva e taceva,
    e ogni cosa, ogni cosa non era mai
    quello che l’occhio vedeva

    Ricordi, ricordi com’era il suono,
    quant’era bella la chitarra di George
    che non sapeva smettere di piangere?
    Ricordi, ricordi quando t’invitavo
    a slegare dal collo degli agnelli
    campanelli d’argento e sogni a non finire?
    C’eravamo noi,
    di altro non avevamo bisogno
    C’eravamo noi,
    ed eravamo felici e perdenti

    Ricordi, o forse no,
    così adesso la notte è solo la notte
    e il giorno è sempre più avvitato in sé
    Ricordi, o forse no,
    così adesso piangiamo e piangiamo forte
    e lo sappiamo bene il perché:
    fingiamo, fingiamo la vita
    e non la inventiamo mai,
    e non la inventiamo mai.

    Non era questo che volevamo,
    non era questo che volevamo

  • domenica alle ore 10:37
    Anelito di stasi ora la notte

    Anelito di stasi ora la notte
    sembra che avanzi un tremito di nocchi

    diffuse membra, cecità che tocchi
    della riscossa tregua avare lotte.

    Dormi su un verso in turbinio di frotte
    di sogni al desco dei tuoi strenui occhi.

  • domenica alle ore 10:34
    Un inutile sfogo di piaghe

    Il carro di mimose
    trasmuta blandizie nell’uragano fetido.
    Durante un lungo sguardo di porpora
    la linfa ci esclude dai pori lavosi
    e scende in un golfo che inchioda la gola di un rettile.
    Onde di melma dorata tracimano trucioli ardenti nel sacro
    e sfondano il battito assurdo di ghiande policrome
    forate dall’ozio di un’unghia di pollice.
    Basta un’ipotesi e tutto s’incrina ed assume il fetore dell’asma.
    Ma è solo un forzato capriccio, un inutile sfogo di piaghe
    che gli occhi trapiantano in mare.
    Sul cuore di note solari
    il vento non osa trascendere avanzi di china
    non sputa diritto sul tempio che incaglia le ali assassine.
    Un patibolo è appeso alle pale di un pino
    legato coi ricci sfibrati di cagne. Le pale
    rimuovono l’afa e una danza uniforme di spighe
    accerchia ribelle quest’oasi di pianto lubrico.
    I cirri soltanto sono fermi nel vuoto.
    Ancora un deserto di frasche
    e il candido volo di puerpere esauste
    si sfrena nel tasto estroverso.
    Un galleggio di bitte erompe sul quadro
    fregiato da strenne pendenti.
    Il sonno allontana la morte
    ma quella riemerge dall’ora più fresca.
    La luce! La luce si accende
    la luce sul volto che brucia
    avanza la luce con voce superba
    e tuona la fine.

  • sabato alle ore 20:54
    Il vuoto dei miei abissi

    Con i tormenti a cascarmi da tutte le parti
    come un venditore ambulante di collane e preziosi

    vado inciampo cado e mi rialzo

    mentre ringrazio Dio per quest'orgoglio
    che mi ha donato

    E raggiungo la felicità
    nella mia solitudine

    panacea ideale
    contro le inquietudini dell'esistenza

    quando i sogni
    si materializzano tra i pensieri

    senza che qualcuno
    possa distruggerli o deriderli

    e nella contentezza
    d'essere ospite di me stesso

    ad amarmi al di là di ciò che non ho
    d'un amore che non ha bisogno di doveri

    mi ritrovo felice
    a scalare il vuoto dei miei abissi
    .
    cesaremoceo

  • sabato alle ore 20:40
    Maestrale

    Bave di vento catartico

    soffiano forti
    in fronte agli occhi infreddoliti e inumiditi di sale

    e in lontananza le onde del mare
    par s'appartino nel limpido orizzonte

    a far l'amore coi raggi del sole in trionfo

    E Io me ne sto qua

    fermo nella polisemia dei miei pensieri

    a avventurarmi in ricognizioni semantiche
    d'ogni emozione a quel vedere

    sensazioni arricchite di carezze
    all'anima gaudente

    divergenti e talora parallele

    a annunciarsi d'avanguardia

    alle passioni che percorrono il mio Spirito
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    Copyright
     

  • sabato alle ore 18:08
    La bacchetta ci vorrebbe

    Guardo fuor dalla finestra 
    Qui del tutto appartato
    Per il tempo nuvoloso
    Son tantissimo seccato
    Ho digerito lentamente 
    Sazio ancor mi sento
    Ho passato però 'sta Pasqua 
    Sereno e assai contento
    Però anche mi son accorto 
    Che son serio e pensieroso
    Per come va 'sto mondo 
    Per quanto son io deluso
    Van questi miei pensieri 
    Indietro nel temp'assai 
    Son belli e così cari
    Che non li dimentico mai
    Pastiere e cudduraci 
    La casa tutta han profumato 
    Fatti da mia moglie
    Bei tempi han ricordato
    Dell'agnello non vi dico
    Che dall'alba crogiolava
    Le narici mi apriva
    Che giù dal letto mi buttava
    Son 'ste cose tanto belle
    Fan sempre ricordare 
    Al mondo però d'oggi 
    Fan tanto anche pensare
    Sempre noi festeggiamo
    Pasqua Ferragosto e Natale 
    Qualcosa però si deve fare 
    Per questo mondo pien di male
    La chiacchiera non è magica
    Niente fin'ora ha potuto fare 
    La bacchetta sol potrebbe 
    'Sto brutto mal allontanare

  • sabato alle ore 15:59
    Semplice amicizia

    Com'è bella la tua amicizia, delle lettere, dei colori nelle nostre pitture. Com'è bella la tua amicizia delicata, che ascolto nella tua voce, nelle canzoni della strada che abbiamo fatto. Com'è bella la tua amicizia amata e quanto la voglio, come pane e acquazzone sulla mia terra. Tu sei la mia allegria, e una parola, che dica quanto, manca.

  • sabato alle ore 14:02
    Il tuo schiavo è qui

    Il tuo schiavo è qui
    Gli hanno comandato di obbedire,
    di non mettere in disordine l’Egitto
    Il tuo schiavo è qui,
    ha solo riparato alla meno peggio
    la sua vita,
    perdendosi nei secoli

    Quando cala la sera
    accende milioni di candele
    per disperdere l’oscurità,
    per scorgere l’ombra della verità,
    per non correre il rischio
    che i secoli lo scalzino troppo

    Il tuo schiavo ha visto,
    ha visto tirar su piramidi di dolore,
    ha visto cadere la gloria delle nazioni
    A occhio nudo ha visto
    amore e odio stringersi di nascosto la mano,
    e ti può dire che in giro per il mondo
    non molto è cambiato:
    nei campi di concentramento
    uomini donne bambini muoiono
    scavandosi il viso nel filo spinato

    Il tuo schiavo è sempre qui
    Di tanto in tanto scrive le sue memorie
    nascondendole come meglio può
    dalla malvagità degli occhi delle spie
    perché non ha tempo da perdere,
    perché ha ancora tanto da fare
    nel tentativo di salvare una vita
    che salvi il mondo intero

  • sabato alle ore 8:48
    Osho è illuminante

    Osho è illuminante dalle sue ceste 
    intrecciate di suoni e ombre pigre. 
    Parto umilmente parto da me stessa.
    Nel respiro tradiscono presenze 
    già presto assenti. Astratta statua viva 
    saprei dove creature-parole nascono 
    varcano la plaga, da fiotti
    in un’immagine venuta a galla.
    Osho parlando incute calma 
    mi guarda dal suo occhio saggio 
    mi vede nulla mentre nel nulla 
    continuo a crescere nel corrermi
    cercarmi in faglie.Tentativi.

  • sabato alle ore 1:00
    Capelli

    Or che i capelli s'allungano
    su trame di tempo incoerente
    filamenti d'eterno disegnano
    geometrie di nuove esigenze
    È vita appena iniziata
    la punta
    che da cuoio a capello occhieggia
    Di colori e riflessi struggenti
    s'orna ogni singol capello
    -ché vita ognor s'appresta-
    Domani è già ora
    a mostrar sua pronta acquiescenza
    Non v'è spazio o momento
    a fermar la sua crescita.

  • sabato alle ore 0:29
    La Tomba del Maggiore Tom

    La terra come giaciglio
    per il lungo riposo
    dell'uomo delle stelle,
    mentre la polvere
    gli fa da coperta.
    Gli astri del cielo
    si posano 
    silenziosamente
    sul cranio del Maggiore Tom,
    trasformando
    la luce e i colori
    come un caleidoscopio,
    liberandoli
    nel vuoto cosmico
    sperando che sulla terra
    li vedano.


    Il Maggiore Tom è un personaggio creato dal famosissimo David Bowie che compare come protagonista nelle sue canzoni più famose come Space Oddity, Ashes to Ashes e nel videoclip Blackstar. Ed è grazie a David Bowie che ho trovato l'ispirazione in questa poesia e per questo che gli rivolgo i miei sentiti ringraziamenti.

  • venerdì alle ore 23:53
    Fotografie

    Sono io e sono tanti
    nell'onde fregiate di quei fotogrammi
    È percezione o è il mio corpo
    sulla grana distesa?
    Non conosco quei grani
    che ingannano il tempo
    Di me riconosco
    sol quella luce ascosta fra ciglia
    -in goccia di angolo-
    che me palesa in real mia essenza
    Che altri guardino
    mie mille sembianze
    che abbian acume abbastanza
    di veder me
    oltre trame di fotogrammi
    ingessati.

  • venerdì alle ore 22:23
    La gloria dei poeti

    Gli anni pian piano si ritirano
    e fan riviver alla mente
    pensieri callosi e striati di nero
    a sembrare artigli della vita
    E intanto mi trascino
    tra le colline del mio sapere
    dentro i miei pensieri
    inzuppati di sudore
    nel malessere che dall'anima
    passa allo stomaco e alla penna
    e il calore dei versi
    a scaldare ogni mio desiderio
    schegge di parole a schizzare
    in lamenti profondi e pensierosi
    E mi fermo a credere e pensare
    che a questo mondo
    tutto è di seconda mano
    e se mai ci fosse gloria nella vita
    essa vada a noi Poeti
    .
    cesare moceo

    se mai ci fosse gloria in questa vita

     

  • venerdì alle ore 21:45

    Mi definiscono "Ingestibile", dal carattere "Difficile" e una di quelle persone con quei maledetti "Muri alzati". Mi avete conosciuta poco e avete capito poco di me. In realtà per rendere felice una come me non serve molto a me basta sincerità e rispetto. Ciò che definite "Ingestibile" in realtà è la personalità. Una di quelle non facili da domare e non facile da azzittire. Ciò che definite "Difficile" in realtà è solo una persona che se la ferisci più volte non ci sta a passare sempre sopra le sue ferite per curare i vostri errori. Quei muri... Quelli che dite che vi alzo lasciateli stare adesso... Perché me li avete regalati proprio voi. Credetemi, mai li avrei voluti, ma adesso vene sono grata. Del resto, molto spesso mi tutelano da quella parte di mondo con cui non voglio più avere a che fare.