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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 13 aprile alle ore 11:57
    Stacco

    Bigio il lavoro
    vado per campi.

    Curioso le rogge
    i nidi sui pioppi.

    Godo il momento
    la vita riprendo.

  • 13 aprile alle ore 11:55
    Notturno Rosso

    In questa notte d'incanto
    fatta d'aria Rosso rubino
    s'eleva l'essenza nostra
    come fiamma al cielo.

    Passi siamo, di danza lieve
    a sfumar dietro le quinte
    a calar di sipario
    in un mare di stelle.

  • 13 aprile alle ore 11:51
    Note mattutine

    Nutro l'anima
    di note,

    di fette biscromate
    spalmate di dolcezza
    e un po' di fantasia.

    Pulisce l'aria
    questa musica

    da polveri sottili
    e sottili pregiudizi.

  • 13 aprile alle ore 11:48
    Pensieri feriali

    Doppiopetto ciarlatano
    confondendo menti e cuori
    me lo punti contro l'ano
    mentre parli di valori.

    Ah, che tu sia maledetto!
    Che tu muoia con dolore,
    come tutti, dentro al letto,
    in un bagno di sudore.

    Ma attenzione, è solo un gioco,
    solo un foglio scritto in rima,
    io, si sa, rido per poco,
    mentre tiro la mia lima...

  • 13 aprile alle ore 11:44
    Solo, in mare

    Mare di notte.
    Sotto un manto di stelle
    riflessi di luna.
    Cullato, ascolto.

  • 13 aprile alle ore 11:41
    Momenti

    Ricordo le tue parole
    di preziosa semplicità
    gli ampi silenzi
    per ascoltare
    le voci della vita.
    Ricordo, Cecco,
    le sere a luglio
    in cima al colle
    ammirando il firmamento
    degustando Bonarda.

  • 13 aprile alle ore 11:39
    Primo mio fiore

    Fiore dei fiori
    immensamente doloroso
    è il cadere
    dei tuoi petali
    mentre lentamente
    reclini il capo.

  • 13 aprile alle ore 11:38
    Zuppa serale estiva

    Remavo nel brodo
    del doppio sapore
    e non ero solo!

    La luna danzava
    guardandomi
    attraverso i densi vapori.

    Danzava e rideva
    riflessa
    nel lago di brodo.

    Danzava e rideva
    e lo faceva

    solo per me!

  • 13 aprile alle ore 11:34
    Perdite

    Ho rinchiuso il mio dolore
    fra muri di cemento

    ma trasuda,
    lascia chiazze e manda odore.

    Questo, mal sopportano,
    certi condomini, così soli,
    così attaccati

    al telefono dell’amministratore.

    Non sapevo che le macchie di superficie
    potessero turbare così,

    non sapevo di avere macchie.

  • 12 aprile alle ore 21:05
    In noi poeti tutto è memorabile


    dove i pensieri
    cavalcano il tempo
    regalando
    pezzi di vita alle emozioni
    il cuore
    con i suoi palpiti
    amoreggia con l'anima
    E non potrete mai capire
    nè noi poter spiegare
    il vuoto che circonda
    le avventurose peripezie
    del nostro Essere
    i giochi goliardici della fantasia
    che trasformano l'oscurità in Luce
    Noi ad accettarci
    figli ribelli di questo mondo
    e inviare messaggi
    senza preoccuparci di niente
    E inseguiti dagli spettri degl'insuccessi
    rincorriamo il presente
    col piacere d'aborrire i "professori"
    nella crocefissione della critica
    e nella rassegnazione agl'insulti.

     

  • 12 aprile alle ore 20:39
    Vivro' sempre nel mondo di dentro

    Mi capita spesso di guardare al passato

    con la malinconia d'un uomo
    orfano di un mondo che non ha più

    E scrivo convinto ogni mio verso

    caricandolo di visionaria fantasia

    nell'intento di farlo divenir padre d'altri versi

    fasci di pensieri a brillare di luce propria

    avvolti in grida di silenzi
    a colmarli d'immensità

    nell'orgoglio d'una freschezza culturale

    che riveli al mondo
    piacevoli sensazioni di futuro

    e racconti ai posteri
    ogni sentire dell'anima
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 12 aprile alle ore 17:46
    Desolate mappe

    Poi desolate mappe
    da sregolato incidere
    su stele scorticate dal dolore

    cuori di paglia nei frattali
    -le chine- tacitare un patto
    d’estremo limen: leghe su leghe 
    in memoria obliata, dettaglio
    di un remoto bisogno di Pangea.

  • 12 aprile alle ore 17:36
    Che forma hai?

    Vorrei abbracciarti
    ma non ti riconosco,
    non riesco più
    a trovare le tue forme.
    Eppure ti ricordo,
    vestita in nero
    quando mi rubavi il cuore
    e lo nascondevi 
    tra i tuoi solchi,
    prima di mutare
    la tua veste in argento.
    Era il preludio 
    al tuo dissolverti nel nulla.
    Sento ancora la tua voce
    ma ciò che mi rimane 
    è un misero contatto
    sui motori di ricerca.
    Eppure ti amo ancora.

  • 12 aprile alle ore 6:30
    La vedi questa luna

    La vedi questa luna
    piena di te stasera?
    Quella che vedo io ...
    un po' velata
    e così bella?
    Avrei voluto la vedeste tutti
    che la vedessi tu
    chiara-mente.
    E il cielo s’imbruniva
    e tu
    mia dolorante
    al buio
    di stelle
    di spazio esausto.

  • 11 aprile alle ore 20:52
    Verginità ancora intatta

    Mi suggestiono piacevolmente
    in questo mio eterno presente

    e nelle sue metamorfosi generazionali

    nel desiderio di sollecitarne
    le emozioni e la conoscenza

    E mostro tutte le mie bontà
    nelle sofferenze patite

    coltivate nei vivai delle rime

    a ostentare al mondo

    la natura del mio esser solitario
    e delle mie poesie

    E offro il mio estro
    ancora per un nonnulla

    solo qualche spicciolo
    di misera critica

    ammantata di misero amore

    a cantare l'epopea d'un uomo
    che si ribella a se stesso
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

     

  • 11 aprile alle ore 20:37
    Stamattina,svagando tra il mio intimismo

    Se mai
    riuscissi ad arrivare al cielo

    vorrei che tu fossi con me

    a godere delle meraviglie della vita
    viste dall'alto

    da un'altra angolazione
    con lo sguardo della contemplazione

    E mi accingo alla grandezza del vivere
    sognando strade d'eremitaggio

    nel nostro cammino fiabesco e misterioso

    tra il cinguettio degli uccelli
    e le suggestioni dell'anima

    E mi aggiro in quei dintorni aspettando l'Ascesa
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 11 aprile alle ore 20:30

    Arrivi ad un certo punto in cui non ti interessano più le ragioni degli altri e credetemi, non è egoismo. Semplicemente le hai ascoltate troppo e soprattutto troppe volte sono passate avanti alle tue. Hai perdonato, giustificato e compreso, ma ogni giorno le ferite diventavano più grandi. Ecco che ad un certo punto volti pagina. In fondo una pagina bianca mette positività e soprattutto dona la speranza di poter finalmente scrivere uno di quei capitoli indimenticabili della vita.

  • 11 aprile alle ore 18:53
    Non ti dirò "Ti amo"

    Non ti dirò
    "Ti amo"
    come un bambino fa a un fiocco di neve
    sciogliendolo per averlo.

    Quando sarà
    sarà come un uomo
    fa ad una stella
    troppo distante
    per raggiungerla
    mentre lei da lontano
    brilla
    e con la sua luce
    lo scalda e lo fa
    brillare.

    Se è questo il modo
    in cui una come te
    e uno come me
    possono trovarsi
    così sia
    Vita mia
    Amore mio
    Fede mia
    il mio "ti amo"
    sarà per sempre.

  • 11 aprile alle ore 18:51
    Intatta sorella

    Ti aspetterò mia anima...  
    sorella mia,  
    meraviglia
    della mia stupida vita.

    Fossero giorni  
    mesi  
    anni ancora
    accanto agli anni  
    già passati...  

    io aspetterò  
    e aspetterò ancora,  
    fossi qui
    dietro l'angolo o
    dall'altra parte  
    di un altro mondo
    ti aspetterò.

    È la mia anima  
    che hai,
    è la tua anima
    che mi ha cercato
    e trovato.

    E io che sono tuo
    tuo resterò
    oltre la fine
    dei tempi.
    Ti lascio  
    tutto il tempo  
    del mondo...  

    ma vieni
    dolce sorella,
    non tardare,  
    non ho altra compagnia  
    nella mia anima  
    che la tua.  
    E la tua bellezza intatta
    immensa
    nei miei ricordi.  

     

  • 11 aprile alle ore 14:37
    Come un violino

    Come una piuma
    nel vento,
    una fiaba sussurrata
    nella notte,
    un cielo visto
    dal riflesso
    di uno specchio
    di una stanza
    vissuta e respirata,
    ma nascosta
    nell'incostanza.
    Come un violino
    in un angolo buio,
    che sogna
    un assolo
    sulla scena in luce
    del mondo,
    come una luna lontana
    che strega
    e cambia le maree,
    così una donna
    sa misteriosamente
    essere,
    aspettando il silenzio
    che profetizza
    l'amore.

  • 11 aprile alle ore 13:44
    Ruga

    La me che rispecchia
    ‘sì giovine ruga
    a margin di pelle
    appesa

    Curiosa la linea
    il bel cercar persegue
    fra le dune il momento
    che tal sorte ha deciso

    Non v’è storia
    di re e battaglie
    a saggiare cimenti
    Sol lune
    ad accoglier altre lune
    E albe dorate
    -son loro gli aratri-
    ch’han solcato
    di rughe la pelle.

     

  • 11 aprile alle ore 11:49
    Fortuna

    Se potessi accattivarmi Buona sorte,
    lo farei con dolci e mille torte…

    ma se tento di afferrarla
    lei mi sfugge…
    e rincorrerla, credete,
    mi distrugge.

    Civettuola come dama appare
    e non brava a soddisfare le altrui brame
    se non con artifici e trame

    Eppur non chiedo che di gloria mi ricopra
    né che mi porti in volo ad alta quota…

    solo che Luce dopo tanto torni
    e il suo trionfo si canti
    al suon di liuti e corni.

  • 11 aprile alle ore 11:44
    Orrore

    Menti turbate

    da inumane scene

    Cuori percossi

    da dolore e angoscia

     
    Respiri morenti

    su volti che impetrano vita

    Crudeltà oltre l’inimmaginabile

     
    Difficile trovare parole

    per descrivere l’inferno

     
    L’orrore rende muti.

  • 11 aprile alle ore 7:15
    Or ora

    Ho provato a guardare fuori
    qualche lunghissimo minuto
    erano le otto e trenta
    e tra i lampioni costernati di silenzio
    fiori coltivati, vetri, porte chiuse, pietre
    sul salice la luna l’ho vista immensa
    col viso degli afflati intatti.
    Era la stessa giunta or ora
    ho steso un velo su uno squarcio
    stavo sulle punte
    non c’era bisogno forse
    ma sai, sono salita su una scala
    con il gradino d’oro
    chissà da dove era spuntata.
    Ora che leggo echi colgo il senso
    poggio la fronte dove sì vorrei 
    non sono amara né confusa
    ora, sento una canzone
    muoversi sull’altura.

  • 11 aprile alle ore 0:41

    Ti lasci scorrere tutto sulla pelle come se non fosse niente. Lasci che ogni cosa scivoli via e non lasci tracce o residui nel cuore e nell'anima. Sei forte e ne sei consapevole, quindi piangerti addosso non è da te. Hai imparato a restare in piedi, a sorridere e a dire:"Io non ho bisogno di niente e di nessuno"! Quante volte avrai mentito a te stessa per arrivare veramente a questa consapevolezza. Quante volte te lo sei ripetuto per arrivare ad essere una grandissima guerriera... Troppe! Oggi cammini distante da tutto ciò che non ti appartiene, ne prendi le distanze e ti stringi al cuore di pochi. Oggi riconosci la differenza tra "Ciò che conta" e ciò che "Lascia il tempo che trova"! Oggi hai veramente capito che l'unica persona di cui non potrai mai fare a meno sei proprio TU.