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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 31 luglio 2016 alle ore 21:50
    Elena e Dick Nono Capitolo

    Come comincia: Elena era alquanto delusa dello stato del piccolo villaggio, nato come propaggine della città, costruito con molta fatica nel tempo libero, dagli operai frontalieri,
    arrivati dal meridione, in prevalenza dalla Calabria, con un carico di figli e di tradizioni difficilmente comprensibile per i valligiani, che, tuttavia li accoglievano generosamente, se non trovavano lavoro in città andavano in Svizzera Erano gente onesta e dignitosa che si spaccava in quattro per mantenere la famiglia. Appena possibile compravano un pezzo di terreno agricolo, a poco prezzo e non c'era tanta burocrazia quindi potevano cominciare subito a costruire la casa che veniva su velocemente perchè tutti davano una mano. Quando compariva sulla sommità di un tetto appena terminato, un grande mazzo di alloro decorato con nastri colorati era il segnale che alla sera tutti gli operai avrebbero partecipato alla grande festa con grigliate di maiale e agnello, grandi bevute . C'era sempre uno che suonava l'organetto o la zampogna e cantavano le canzoni del paese piene di nostalgia.Tutto questo apparteneva oramai ad un passato lontano. Tutto il quartiere era nato intorno alla chiesa dei frati cappuccini per merito di un grande e generoso fraticello Padre Michelangelo, che molti ancora ricordano e amano.
    Federico la guardava con interesse, :- Sembri delusa, che ti aspettavi ?- chiese
    :- Nulla. Sapevo che erano cambiate molte cose, o forse il tempo ha distorto i miei ricordi. Così è la vita. Tutto cambia, ma dimmi di te che fai per vivere ? Vai a pescare le trote nel Toce?-
    :- AhAhAhah ! morirei di fame. Sono commerciante e faccio sempre buoni affari.-
    <<<< eccolo,- pensò la donna- ci siamo, se si vanta dei suoi traffici sono a posto. >>>>>
    :- Devo tornare verso l'hotel, aspetto una telefonata tra un po e voglio esserci quando chiamano-
    :- Chi ti chiama , tuo marito, il tuo amante o chi altro?- il tono di lui era secco, perentorio
    :-Non ti hanno insegnato a farti gli affari tuoi?. comunque è solo il mio ufficio . Sono lontana da tre giorni e sentono già la mancanza. Ricordati che sei un ficcanaso-
    :- Voglio sapere tutto di te devo recuperare il tempo perduto-
    :- Hai avuto tutto il tempo vent'anni fa, ma sei sparito e non ti ho più visto.-
    :- Se ben ricordi al tempo c'era la signora Olmi a comandare e non si poteva contrariarla, quando il diavolo se l'è presa era troppo tardi e ognuno aveva fatto la sua strada.- evidentemente aveva un tenero ricordo della madre. Anche Elena la ricordava bene , era una megera più larga che lunga con una lingua capace di trinciare l'acciaio.
    :- Che ti sei messo in testa ?. Non ci vediamo da vent'anni e ti comporti come se ci fossimo lasciati ieri mattina . Lasciami andare, voglio tornare in albergo fare una doccia e riposare un po prima di cena.-
    Federico non fece altri commenti, l'accompagnò per un tratto di strada fino alla via Sempione :- Ti lascio qui tanto il tuo albergo è in fondo alla via mi sono ricordato di un impegno. Domattina passo a prenderti verso le dieci e andiamo a mangiare qualcosa di buono dove vorrai tu -
    :- Va bene, a domani allora.-
    Si incamminò spedita sulla nota via che ben conosceva, passò davanti al bar Aurora e ad altri negozi che non riconosceva più. Finse di non accorgersi del tipo che la seguiva, ma si fermò davanti ad una vetrina per tenere sotto controllo la situazione. Era un tipo basso, dall'aspetto truce da bullo . Teneva le mani in tasca e una sigaretta spenta in bocca. Poco lontano Pablo, con una vistosa macchina fotografica a tracolla : <<<<< accidenti, - pensò- non ho praticamente mai usato la macchia fotografica>>>>> si fermò davanti ad un portone in ferro battuto e scattò alcuni flash .
    In albergo, fece una doccia e le sembrò di lavarsi via una patina di sudiciume . L'incontro con Federico le aveva lasciato un'impressione di sporco come se lui fosse un sacco di carbone unto e avesse rilasciato lo sporco su di lei.
    Si sdraiò sul letto dopo aver tolto il prezioso copriletto di seta verde e oro, e dopo due minuti dormiva. Fu un sonno di breve durata funestato dal suo incubo ricorrente : sognava sempre allo stesso modo lo stesso incubo. Si trovava in una casa di pietra, quasi distrutta da un'alluvione di anni e anni prima, dentro un lungo corridoio che lei doveva percorrere tutto fino in fondo e lì doveva entrare in una stanza coperta interamente di foglie secche di castagno . Si sdraiava per dormire, ma accanto a lei le foglie si muovevano scrocchiando e una figura si alzava a sedere allungava le mani verso di lei. Si alzava, terrorizzata,e fuggiva cercando l'uscita che era sparita. Continuava a correre urlando mentre dietro di lei uno zombie, spaventoso, o uno spaventapasseri coperto di foglie secche tentava di raggiungerla e lei sapeva che l'avrebbe mangiata . Si svegliò bruscamente, saltando sul letto. Come sempre si era spaventata per nulla ma il sogno era premonitore, non presagiva nulla di buono. . Si sentiva stranamente intorpidita, stanca senza aver fatto niente di particolare, si sdraiò e si rimise a dormire, stavolta l'incubo la raggiunse dopo un sonno di piombo durato mezz'ora. Riguardava Dick e lei e un grosso pitone birmano che si avvolgeva su di loro stingendoli in un abbraccio mortale. <<Ci mancava il pitone,- pensò. Non aveva paura dei serpenti, anzi li considerava dei portafortuna- ci manca solo che tra me e il fustaccione nero nasca qualcosa . Non ci devo pensare nemmeno per scherzo. Ha dieci anni meno di me, sarebbe uno scandalo. Ho paura che mi sto innamorando. No, non sia mai. Devo tenerlo lontano. In questo momento devo concentrarmi su Federico e farlo arrestare e poi addio Dick. Chiederò a Gina di non invitare più Hawa, no ma che dico, che figura ci farei. Hawa è una cara ragazza, devo stare attenta a non far trasparire i miei sentimenti . >> Si vestì con la solita cura e scese in sala da pranzo dove trovò Pablo ad attenderla. Il giovane indossava una giacca bianca da sera e venne a sedersi al suo tavolo. I camerieri la trattavano con insolita deferenza merito della scenata mattutina di Chris.Una volta sceso dal Sacro Monte, si era precipitato in albergo raccontando a chi aveva voglia di ascoltarlo che la signora era intrattabile e lo aveva cacciato come un bambino :- Mi ha intimato di starle alla larga, che lei di figli ne ha già tre. Capisci- disse al cameriere- mi ha scambiato per un ragazzino,. Ah ma gliela farò vedere io a quella, come si permette di trattarmi così.- andò avanti un bel po' con le rimostranze da bambino viziato e quando fu sicuro che avessero capito, si chiuse nella sua stanza, cambiò la camicia e indossò un camiciotto blù di jeans e scese dalla scala di servizio senza essere visto da nessuno.

  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Ottavo Capitolo

    Come comincia: Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.

    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.
    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-

  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Settimo Capitolo

    Come comincia: Dick, teneva gli occhi fissi sul ragazzo che correva a perdifiato verso la strada :- Sembra una cavalletta. Vedrai che quando torni in albergo le tue quotazioni saranno alle stelle.
    :- Speriamo, mi guardavano già male. Devi assolutamente darmi delle spiegazioni. Mi trovo qui, invischiata in una storia che non capisco e che non ho idea di cosa sia. Il ministro e il maresciallo hanno parlato di traffico d'armi. Ma io che ne posso ?. Ho lasciato a casa le mie figlie da sole, ed è la prima volta, per un'avventura che non capisco.-
    Lui le prese timidamente una mano :- Devi solo fare la parte della turista sfaccendata e libera disposta ad accettare l'approccio di una persona importante. Stiamo facendo leva sul punto debole del capo banda- Come sai, è un uomo ricchissimo, e si crede irresistibile per cui non può esserci donna che lo rifiuta. Ed è quello che dovrai fare tu. Conquistarlo, fargli perdere la testa e dirgli di no.
    :- Ti rendi conto che è una farsa, delle peggiori. Mi sembra il teatrino di Arlecchino e Pulcinella.-
    :- Fidati, ti hanno già messo gli occhi addosso. Entro domani ci sarà chi ti avvicinerà per fartelo conoscere.- Cavò di tasca una foto a colori sette per dieci che mostrava un uomo magro in jeans, cinturone di cuoio con fibbia texana e camicia bianca aperta sul petto, :- Ecco la tua ''vittima''-
    Elena prese la foto in mano :- Oh cavolo! - esclamò- ma questo lo conosco . Eccome se lo conosco . Ne ha fatta di strada, da bulletto scolastico a capobranco di delinquenti !.-
    :- Non sapevo... non era previsto che tu lo avessi già conosciuto. Raccontami tutto.-
    :- Sediamoci qui, fa ancora abbastanza caldo e la salita è faticosa. Devi sapere che la mia scuola elementare era piccolissima e a volte in una sola aula ci stavano tre classi in tutto diciassette bambini . Le insegnanti erano solo due e si dividevano i compiti. Uno di loro, piccoletto spigoloso, di famiglia benestante, era il bullo della scuola e tutti ne avevano paura.Faceva dispetti, tirava pugni e calci sia ai maschi che alle femmine. Tirava i capelli e legava fra loro le treccine delle bambine. Con me non si comportava molto male, solo alcune volte mi faceva degli scherzi che in confronto agli altri potevano essere carezze. Con altre bambine era velenoso e davvero cattivo. Un giorno combinò una marachella un po più grave del solito, e io lo vidi. La maestra andò su tutte le furie, direi in escandescenze. Fu istituito un vero e proprio interrogatorio per trovare il colpevole e le due insegnanti nelle vesti di miss Marple e Poirot, cominciarono ad interrogarci uno alla volta . Le trovavo stupide perché avevano il colpevole e la risposta davanti agli occhi, tuttavia insistevano perché fossimo noi compagni a fare la spia. Non potevo farci nulla, mi scappava da ridere. La bocca era chiusa ma gli occhi non potevo chiuderli. Lui forse capì quel che pensavo e per un momento lo vidi spaventato. Quando fu il mio turno entrai nella stanza dell'interrogatorio e alla domanda dell'insegnante risposi che non ne sapevo nulla . Se in due non vedevano oltre il loro naso non era certo colpa mia , e non era nemmeno una bugia, perlomeno non del tutto. Da quel giorno non mi rivolse più la parola . Nessuno mi prese più in giro e nemmeno mi fecero dispetti. Non feci caso a tutto ciò e non ci pensai più. Lui finì la scuola un anno prima di me e non lo vidi più anche se sentii più volte narrare le sue imprese . Adesso me lo ritrovo fra i piedi . Grazie Dick per aver pensato a me.-
    Il sole era alto nel cielo e i castagni splendevano d'oro, tutte la montagne intorno parevano coperte da un manto d'oro puro,, il meraviglioso colore dell'autunno 
    :- Torniamo giù- disse la donna- Mi è venuta fame e mi pare che il ristorante in cima al monte sia chiuso-
    :- Si è meglio tornare a valle, ma non insieme. Ci avranno già visti ma non voglio rovinarti la reputazione-
    :- Che cavolo vai farneticando,perché dovresti rovinarmi la reputazione ?-
    :- Se non ci hai fatto caso sono un tantino più scuro di te. Cosa pensi che penserebbe la signora che è affacciata al balcone sulla strada ? accettare l'uguaglianza fra bianchi e neri è difficile e in Italia non siete ancora così evoluti . Wess che canta con Dori Ghezzi , fa ancora scandalo.- 
    :- Non ci ho pensato minimamente. Non guardo mai il colore della pelle degli amici dei miei figli, e tutti girano per casa senza problemi . Già, anche questo è stato uno dei motivi per cui mio marito mi ha lasciata. Lui non va bene per me, per noi.
    :- Sei una persona speciale . Adesso scendi, trova un ristorantino e vai a festeggiare una giornata di sole. Ci vediamo domani da qualche parte, meglio se verso la Cappuccina.-
    :- Va bene allora a domani - lui era ancora seduto e lei lo baciò sulla guancia . Può un nero arrossire ?. Ebbene Dick arrossì, ma lei non lo vide perché essendo più rossa di lui , in volto , si affrettò a scendere verso la strada e intanto pensava >> Abbiamo cantanti bravissimi, Rocki Roberts, campioni di pugilato Cassius Clay o Mohamed Ali, ballerine Lola Falana, e decine,centinaia d'altri personaggi neri e bravissimi, però Mamy di Via col Vento, non ha potuto ritirare l'Oscar perché il suo colore offendeva quei cialtroni mafiosi che glielo avevano dato. America, accidenti a te quanto fai schifo !.>>>
    Arrivata sulla strada trovò la chiesetta della Madonna della Neve . Piccola e preziosa in stile barocco montanaro coperta di beole ( lastre di pietra che coprono tutte le vecchie case Ossolane) e all'interno decorata con preziosi affreschi e oggetti d'oro. Nei secoli passati più volte il fiume Bogna l'aveva invasa con le sue acque turbinose, fino a quando si era pensato di costruire un argine in muratura per difendere la città dalle piene pericolose. Il muraglione era una strada impropria di cui si servivano i paesani per abbreviare i percorsi.
    Elena si fermò davanti alla piccola chiesa, e rivolse un pensiero ai suoi cari .
    Decise che avrebbe pranzato in un locale della Piazza Mercato, famosa bellissima piazza medievale.

  • 30 luglio 2016 alle ore 22:23
    Elena e Dick Sesto Capitolo

    Come comincia: Il segretario, portaborse, si affacciò alla porta :- Signore, dobbiamo andare.
    :- Eccomi, - si rivolse ad Elena- Le verrà comunicato entro stasera tutto quanto deve sapere . Le verrà data un avaligia di vestiti, un guardaroba completo. Di personale non dovrà portare nulla, nemmeno un nastro per capelli. Marchetti le darà ulteriori spiegazioni- Le baciò galantemente la mano e uscì preceduto dal tirapiedi. 
    <<< Maledetto stronzo>>> pensò Elena.
    Il maresciallo sorrise sotto ai baffi :- Non pensare certe cose, lo sai che è peccato.-
    :- A proposito, a che punto siete con il povero Emiliano ? - lo interruppe, più interessata alla morte dell'amico che ai fatti nuovi.
    Purtroppo stanno venendo fuori cose inaspettate. Pare che avesse una doppia vita e a tempo perso trafficasse d'armi con gli svizzeri.
    :- Credo di aver capito, è per questo che devo andare in vacanza al confine elvetico . Quello che non capisco perchè proprio io. Non riesco a capacitarmi.
    :- Hanno scelto te perchè sei una donna intelligente, sei originaria dellOssola e conosci tutta la valle. Sanno tutto di te, perfino quante volte sei andata da casa alla città. Dovrai prendere il treno alla stazione più vicina a casa tua. Ti accompagnerò io con la macchina di Barbaro. Nella valigia troverai tutto quel che necessita per una settimana trucchi compresi. Scenderai al grand hotel e farai la vita della turista. Visiterai il Duomo e farai qualche fotografia, andrai a vedere le cappelle del Sacro Monte Calvario, scatterai anche li alcune foto, e così via. Di monumento in chiesa ti avvicinerai al quartiere Cappuccina e per caso entrerai nel bar più frequentato della zona, Si chiama bar del Corso. Lì è possibile che incontri uno dei capi del gruppo . E' sensibile al fascino femminile e non ti sarà difficile farlo parlare. Di tutto cio di cui verrai a conoscenza informerai chi incontrerai per caso al bar della stazione dove ogni sera andrai a prendere l'aperitivo. Consumerai la cena in albergo per essere al sicuro. 
    :- Incidentalmente , solo per puro caso, ho un lavoro e anche due figlie. Che faccio con loro. Le metto in frigo fino al mio ritorno, e le scongelo al mio ritorno?
    :- Nulla di tutto ciò. Le tue ragazze sono grandi e ci sarà una signora che si occuperà del loro benessere finchè tu sarai lontana. In questa busta c'è del denaro, che dovrai spendere generosamente ma non troppo. Insomma dovrai dare l'impressione di essere abbastanza ricca ma non spendacciona. Capisci cosa voglio dire ?-
    :- Mi sembra assurdo, vado in un posto dove ancora metà della popolazione mi conosce e l'altra metà veniva a scuola con me-
    :- Meglio. Se qualcuno ti riconosce lo saluti cordialmente felice di rivedere un veccio amico e ti farai accompagnare in giro così darai meno nell'occhio . Tutto chiaro ?
    :- Si tutto chiaro, al diavolo anche il ministro . E se mi capita, diciamo, un incidente ?
    :- Non ti succederà niente e lunedì sarai a casa sana e salva . Nel frattempo, noi, cioè le forze dell'ordine , avremo arrestato i delinquenti-
    In che avventura era stata catapultata ? se lo chiedeva tornando a casa. La morte di Emiliano aveva avuto l'effetto di un orso in un alveare, le api erano uscite e stavano ronzando tutto intorno.
    Preparò la cena. Gina e Tania erano già a casa e stavano ascoltando i Pink Floyd a tutto volume, le chiamò con l'unico sistema che funzionava con loro : Spense il giradischi. Tutte due protestarono vivamente ma lei non ascoltò ragioni :- Ragazze, datemi retta due minuti mentre ceniamo. Devo assentarmi per una settimana. Mi hanno offerto un lavoro e devo andare a vedere di persona di che si tratta. Partirò domani pomeriggio, e tornerò lunedì prossimo al massimo martedì. Verrà una signora ad occuparsi di voi così sarete tranquille. Adesso mangiate altrimenti l'insalata caprese si fredda- nessuna delle due rise alla battuta :- Devi proprio andare ? chiese Gina. :- Ed è tanto lontano dove vai ? . Domandò Tania.
    :- Andrò in Toscana a Grosseto - Le dispiaceva mentire così spudoratamente , ma non poteva dire la verità. 
    La valigia arrivò ed era molto pesante, fortunatamente aveva le ruote. La trascinò in camera sua e l'aprì per verificare il contenuto.
    Vestiti eleganti, biancheria intima, calze e scarpe. Un piccolo fornitissimo beauty case e alcune paia di scarpe . Tutto esattamente della sua misura.
    Il mattino successivo si presentò una signora di mezza età, dall'aspetto gioviale e sorridente ma capace di dare ordini come un sergente. Elena si sentì tranquillizzata dalla sua presenza :- Le mie figlie saranno al sicuro con lei .-
    :- Lo credo bene mi occupo sempre di giovani nel mio lavoro .
    Elena aveva indossato un elegante completo con gonna svasata a disegni pied-poule, camicetta di seta avorio e giacca in tinta unita sui toni del marrone che ben si adattava ai colori della gonna. Avevano pensato a tutto, perfino una boccetta di profumo francese talmente costoso che Elena non avrebbe mai osato spendere tanti soldi .Prese il treno all'ora stabilita nella stazione indicata dalle istruzioni. Un facchino l'aiutò con la pesantissima valigia, e trovò posto nello scompartimento di prima classe del vecchio treno. Era tutto vecchio, il treno, la stazione e la linea ferroviaria. Fu un viaggio  da incubo come sempre. Per raggiungere Domodossola, da Santhià ci volevano almeno tre ore o più a seconda dei giorni. Quel giorno la sua buona stella la seguì e a Borgomanero restarono fermi solo mezz'ora, contro l'ora e mezza solita. A Gravellona Toce, fece una sosta di pochi minuti, ma fino a destinazione era ancora lunga ed entrò in stazione che cominciava ad imbrunire. Domo si trova in una vallata alluvionale dove quattro fiumi si incrociano e si uniscono a formare il Toce. Le Alpi Pennine si stagliano minacciose tutto intorno coperte di castagni, sono montagne friabili come biscottini e la loro friabilità è dovuta alle numerose morene lasciate dal ghiacciaio che fino a meno di cinquemila anni fa le copriva . Il sole tramonta presto dietro le creste rocciose e le sere sono lunghe e malinconiche.
    Elena sentiva sempre quel senso di malinconico languore, fin da bambina . Le piaceva, la sera, sdraiarsi sul muretto che circondava la casa paterna e li guardare il volo degli uccelli era un momento magico  . A volte, una leggera foschia saliva verso l'alto e i monti diventavano blu, specialmente in autunno e d'inverno, uno spettacolo che pochi, come lei, erano in grado di apprezzare.
    Scese dal treno e si guardò intorno come se fosse la prima volta che vedeva la stazione dove aveva passato i suoi primi anni, quando usciva da  scuola e andava con le amiche a vedere i treni internazionali che arrivavano dalla Svizzera, soprattutto le signore elegantissime che scendevano per fare due passi e sgranchirsi un po' le gambe , e perché no' respirare a lungo dopo aver percorso la galleria del Sempione quasi sempre al buio.
    Chiamò un facchino che l'aiutasse col bagaglio :- Devo andare al Grand hotel, è molto lontano ?- chiese -- :- No - rospose l'uomo con forte acceto ossolano- ma con questo bagaglio le conviene un tassì-
    :- Grazie si prenderò un taxi- 
    In hotel era attesa e fu ricevuta col dovuto cerimoniale, Non c'è nessuno più ruffiano del personale degli Hotel, specialmente quelli di lusso. 
    Diede la mancia al facchino e anche al cameriere  e cominciò a togliere i vestiti per metterli nell'armadio ma fu subito raggiunta da una cameriera che si occupò di sistemare tutto.
    Fece una rapida doccia per togliersi di dosso l'odore del treno e scese nella grande elegantissima sala da pranzo.
    il maitre l'accompagnò al tavolo e fu servita la cena. Filava tutto liscio,per ora. Al tavolo vicino al suo un distinto signore con scritto in fronte ' uomo d'affari' la guardava con insistenza e aveva ben di che guardare . Era splendida. L'abito da sera che aveva trovato fra i vestiti era un capolavoro di pizzi e trine modello Positano originale di colore cangiante dal verde acqua al blu pavone, sandali d'argento e pchette uguale. Le stava d'incanto. L'uomo le fece un cenno col capo, per salutarla ma lei in quel momento era la regina e la regina non risponde alla plebe. 
    In quel preciso istante entrò Chris, elegantissimo in smoking azzurro.
    Si avvicinò con la solita sfacciataggine :- Lei permette, vero signora,
    che ceni con lei- I l maitre esterrefatto stava per cacciarlo e lei gli fece cenno di no :- Prego si accomodi, ho giusto voglia di chiacchierare un po'-
    Il ragazzo rise a bassa voce e intavolò un discorso  senza senso pieno di battute divertenti. Aspettò che il maitre e il cameriere fossero di nuovo vicini per presentarsi :- Sono imperdonabile non mi sono presentato- si alzo con un inchino stile James Bond- Mi chiamo Christian Bergman sono svedese in vacanza.-
    :- Elena- rispose lei senza enfasi- parla molto bene l'italiano- si complimentò
    :- Grazie ho una certa predisposizione per le lingue -
    La cena procedeva nel migliore dei modi e fingendo di non conoscersi si accordarono per andare,  l'indomani, a visitare il Sacro Monte Calvario.
    Elena si senti sollevata daslla presenza del giovane e finse di non vedere l'occhiataccia di disapprovazione del cameriere. Ma come una signora, per quanto bellissima, non poteva stare  con uno che avrebbe potuto essere suo figlio. Le venne da ridere ma si trattenne e  mantenne il suo contegno più che dignitoso. Al momento di lasciarla, Chris sussurrò :- Domattina incontrerai il capo. Ci aspetta alla terza cappella.
    Si scabiarono un cordiale buonanotte e ognuno si chiuse nella propria camera. Un cameriere sospettoso la stava tenendo d'occhio nel timore che finissero nella stessa camera con grande scandalo per tutto l'albergo.
    L'indomani mattina la temperatura si era notevolmente abbassata e tirava vento . Non tanto, ma abbastanza per dare fastidio. Non esiste un giorno che la vallata non sia spazzata dal vento . Le vallate laterali si comportano come porte aperte e la città è sempre in mezzo alla corrente d'aria.
    Elena indossò un paio di jeans blu  e una maglietta bianca e sopra un giubbotto bello caldo e  scese nella hall dove Chris l'attendeva .
    Andarono in una pasticceria, che Elena ricordava benissimo, e trovarono cornetti caldi e bomboloni alla crema e cappucino. Quando uscirono ebbero la gradita sorpresa di sentire che il vento si era calmato. :- Meno male- disse la donna- così potremo fare tante fotografia in santa pace.-
    :- Adoro fare foto- ammise il ragazzo- ma ho paura che dovrò starti lontano . L'importante che tu sappia che noi siamo sempre nei paraggi. Tra poco torno in albergo, lascio la stanza facendo sapere a tutti che con te è andata buca. Come sai è difficile che lascino entrare Dick, c'è ancora tanto di quel pregiudizio in giro.-
    :- E' vero- ammise lei- ci vorranno anni  prima che ci sia la parità di diritti fra bianchi e neri anche se siamo abbastanza aperti.-
    Camminarono per qualche minuto fino alla prima cappella, in puro stile barocco, fatiscente,con le statue lignee piene di polvere e ragnatele :- E' un peccato che non le tengano un po' in ordine - disse Elena mentre scattava qualche foto.
    Ogni cappella è diversa dalle altre, sono tutte in muratura e hanno il tetto coperto da beule le pietre locali.  Le statue sono di legno e i volti del Cristo e della Madonna esprimono grande drammaticità , le facce dei soldati hanno espressioni cattive, arcigne e piene d'odio. Suscitano un grande impatto emotivo.
    Salirono fino alla terza e trovarono Dick, seduto sul muretto a lato della chiesetta :- Bene arrivati, vi aspettavo con ansia, Elena ?-
    :- Tutto bene , ieri sera a cena, al tavolo vicino al mio c'era uno che sembrava interessato-
    :- L'ho visto , e se tu avessi visto lei non avresti avuto dubbi sulle intenzioni del tipo- risero tutti e tre anche se un'ombra era passata sul volto del capitano. Sentiva una punta di gelosia, di cui non era del tutto consapevole. Aveva trentadue anni, poca esperienza di donne, non sapeva esattamente cosa gli stava capitando . Lei gli sembrava la donna più bella che avesse mai visto,  ma aveva ancora nella mente il film ' Indovina chi viene a cena' con Sidney Poitiers. << meglio se le sto alla larga >> pensò. Lo riscosse la voce di Chris :- Io vado . Torno in albergo, pago il conto e faccio il figlio di papà annoiato.-
    :- Mi raccomando non cacciarti nei guai- lo ammonì il suo capo. Il ragazzo rise :- Stai attento tu piuttosto, ti lascio con una bellissima signora, trattamela bene.- La baciò sulla guancia :- Sparisci, ragazzaccio - disse lei
    Ripresero a camminare Elena e Dick verso la sommità del monte, e Chris, quasi correndo in discesa verso l'albergo​

  • 27 luglio 2016 alle ore 5:46
    Elena E Dick Quinto Capitolo

    Come comincia: Le scuole avevano riaperto i battenti puntualissime e tutti erano tornati sui banchi, Alan si era trasferito da suo padre, col pretesto di essere più vicino al suo liceo artistico . Cominciava il quarto anno, il più difficile prima di affrontare la maturità. Preparò la valigia, raccolse tutto quel che gli poteva servire e lasciò la sua camera ordinatissima. Un ordine maniacale, non un oggetto fuori posto : letto rifatto, cassetti chiusi e armadio senza un capo fuori posto. Salutò appena le sorelle e la madre, Eugenio lo aiutò a portare giù la valigia e sparirono >> speriamo per sempre<<< pensò Elena, ma era triste. Non disse nulla alle ragazze e si occupò delle solite faccende domestiche . A giorni avrebbe cominciato a lavorare in comune ed era un po' in apprensione. Ne parlò con Serena, la sua migliore amica, mentre mangiavano i deliziosi biscottini alle mandorle profumati di vaniglia e mandorla:- Come fai a farli così buoni ? lo so come fai sei una pasticcera nata.  Sono un po' preoccupata per il lavoro.-
    ​:- Di che ti preoccupi, conosci tutti e tutti ti vogliono bene, il lavoro sarà impegnativo ma ti troverai bene.
    ​:- Speriamo.-
    ​Non parlò a Serena di Emiliano. Il corpo del giovane era ancora al laboratorio di medicina legale e non sapeva quando avrebbero fatto l'autopsia.
    ​Un giorno venne convocata, per il pomeriggio, alla stazione dei carabinieri. Marchetti
    ​le mandò una convocazione ufficiale per mezzo dell'appuntato Barbaro, su un foglio scritto a macchina e firmato maresciallo Marchetti . Chiese al carabiniere come mai una convocazione ufficiale, ma lui non seppe darle risposta. <<<Cavolo,- pensò, Marchetti deve essere impazzito >>> ad ogni buon conto chiese un permesso per il pomeriggio, e le fu accordato senza difficoltà. Visto che doveva essere un incontro
    ​così solenne si vestì  più elegantemente che potè. Indossò un elegantissimo tailleur pantalone blu pavone di seta e una camicetta di seta ricamata davanti, bianca, sandali tacco dodici di vernice nera e pochette del colore della camicetta. Poco trucco, i capelli, biondo miele, liberi sulle spalle morbidi e ondulati, profumo francese l'ultimo in commercio . Si guardò allo specchio e decise che era in grado di affrontare il mondo.
    ​Prese l'auto, che usava raramente, e arrivò puntuale all'appuntamento..
    ​Suonò il campanello  e il carabiniere che la fece entrare finse di non conoscerla:- Prego, signora, si accomodi il maresciallo la riceve subito .-
    <<Che diavolo sarà mai successo per trattarmi così >> Marchetti la saluto cerimoniosamente :- Buongiorno signora, venga c'è una persona che la vuole conoscere-
    ​:- Conoscere me, e perché tutto questo mistero?- cominciava ad essere infastidita
    ​Nell'ufficio odore di vecchio, vecchio cuoio delle poltrone, vecchio legno, incerato e impregnato dell'odore del fumo. Per quanto il maresciallo facesse del suo meglio perché fosse tutto pulito e ordinato, la stazione era talmente vecchia e logora che  necessitava di un restauro al più presto.
    Su una delle poltrone stava seduto impettito un personaggio che Elena a prima vista non riconobbe. Sapeva di averlo già visto ma non le veniva dove.
    ​L'uomo si alzò educatamente per stringerle la mano :- Sono contento di conoscerla, signora Carli. Ho sentito parlare molto bene di lei -
    ​:- Un momento,- protestò lei- non ci capisco nulla . Intanto chi sarebbe che le ha parlato di me ?-
    ​Intervenne Marchetti :- Il Signor ministro ha bisogno del tuo aiuto, lo hai riconosciuto vero ?--
    :-  Credo di si, credo di conoscerlo, perlomeno l'ho visto in televisione. Non capisco però cosa vuole da me-
    ​:- Ha perfettamente ragione, signora, avremmo dovuto essere un po meno misteriosi. il capitano Northam mi ha parlato di lei in termini lusinghieri e non ha esagerato. Così ho pensato che volevo conoscerla di persona perché ho bisogno del suo aiuto.-
    ​:- Oh questa poi- si stupì Elena- ci sono migliaia di donne in Italia, perché io ?-
    ​:- Perché lei è nata in val d'Ossola e, dalle mie informazioni, pare che conosca bene la zona. -- si rivolse  al milite --- può chiudere la porta per favore.-
    ​Quando fu certo che nessuno sentisse si rivolse a tutti e due :- Come ben saprete, in questo momento, svolgo funzione di ministro degli interni, e come tale devo occuparmi anche dell'amminstrazione e della sicurezza del paese. 
    :- Non capisco cosa c'entro io .- disse Elena
    ​:- Se mi lascia finire..... Ho un problema alla frontiera con la Svizzera. Si tratta di contrabbando. Non il solito contrabbando di sigarette, caffè, zucchero e cioccolato. No. Pare che stavolta si siano allargati ai diamanti e peggio ancora alle armi. 
    Ora, a me serve una persona insospettabile che vada in giro come turista e riferisca a chi verrà con lei tutto ciò che vede.-
    :- Non potrei fare la turista in incognito, lì mi conoscono ancora tutti.-
    ​:- Ragione di più, così le sarà più facile intrufolarsi dove  quella gente passa le giornate.-
    :- Un rifiuto non è contemplato  vero ?
    ​:- Credo proprio di no, lei è la persona giusta che ci vuole per questo lavoro. Marchetti le darà tutte le informazioni che le servono e del denaro per le spese che dovrà sostenere.-
    :- Mi state facendo un bel favore. Mi troverò in mezzo ai delinquenti, da sola e chissà cosa mi capiterà.-
    ​:- Non abbia paura, a quanto so lei è una donna coraggiosa e ci sarà sempre qualcuno vicino a lei in ogni momento.-
    :- Non sono convinta, e come farò a fidarmi delle persone vicine ?-
    :- Le basta Northam ?.-
    ​:- Ma lo conosco troppo poco e l'ho visto solo una volta ad una festa di compleanno.-
    ​:- Garantisco io per lui. In questa operazione sarà , diciamo, il suo capo.-
    ​Si alzo dalla poltrona ed Elena ebbe come una sensazione di viscido, come un'anguilla che si srotola. >> maledetto,- pensò- mi ha incastrata perbene.

  • 26 luglio 2016 alle ore 15:20
    Elena e Dick Quarto Capitolo

    Come comincia: :-Elena- la donna si voltò .Dick con quattro dei suoi lunghi passi la raggiunse - Mandami Chris, per favore. Lo conoscevi bene, il morto intendo,- nella sua voce un vago tono sospettoso
    ​:- Praticamente da quando andava alla scuola materna, dove ho insegnato per due anni, in seguito siamo diventati amici di famiglia. Suo padre è una delle poche persone che mio marito tratta come essere umano.
    :- Ho paura che Marchetti ti chiederà di accompagnarlo a dare il triste annuncio.
    ​:- Se non me lo chiede vado lo stesso, quella povera donna do sua mamma morirà di dolore. A che punto siete con l'indagine.:- Per ora non abbiamo neppure idea da dove cominciare. Marchetti conosce tutti e io non conosco nessuno quindi per me è come avere davanti una lavagna nera.
    :- Vedrai che qualcosa scoprirai anche tu.. Quando si uccide una persona è come se un filo si spezzasse, sai come con le ragnatele, spezzi un filo e la ragnatela si accartoccia su se stessa. Una vita umana ha intorno a se milioni di fili, ognuno collegato a qualcun altro, la morte violenta spezza il collegamento e lascia dietro di se una traccia.
    :- Come ragionamento non fa una grinza, ma il morto lo abbiamo noi sotto al naso.
    ​Lei scrollò le spalle :- Prima o poi lo troverai - e si avviò verso casa . La porta del seminterrato era spalancata nonostante la musica fosse un lento da guanciaguanciasullamattonella.
    ​Fece un cenno a Chris :- Dick ha bisogno di te- e gli indicò il sentiero da seguire, lo stesso che lei aveva appena percorso.
    ​Chiamò ad alta voce le figlie Gina, Tania  - le ragazze si avvicinarono :- Prevedo guai- disse Gina, sempre pessimista.
    Elena richiamò l'attenzione degli altri :- Ragazzi mi spiace tanto ma dobbiamo interrompere la nostra festa . Qui vicino è stato assassinato un nostro amico e non mi va di continuare a festeggiare. Chi di voi deve prendere il treno è meglio che passi attraverso i campi fino alla stazione. Tutti gli altri possono andare a casa. - L'assalirono con mille domande :- Ma chi è, sei sicura che lo hanno ucciso- e quando è stato - chi e è stato- hanno preso l'assassino ?-
    Le domande non finivano più. Elena rispose meglio che potè senza rivelare nulla e nemmeno il nome del morto. Trovò la scusa che i carabinieri avevano secretato l'indagine e lei non sapeva nulla
    ​:- Non posso dirvi altro . Ora, vi prego, siate gentili e andate tutti a casa .-  A toglierla dagli impicci fu Pedro :- Perché non andiamo a finire la festa sui prati ? per arrivare alla stazione c'è un bel tratto di strada e possiamo divertirci a saltare le balle di fieno .- Risposero in coro :- Siiiiiiiiiiiiiiiiii saltiamo il fieno.-
    Sottovoce le chiese :- Da che parte è l'incidente ?-
    :- Verso i Bartot-
    :-Ok noi andiamo dalla parte opposta-
    ​Elena, sconcertata, li vide marciare in fila per due cantando una bella sigla del loro cartone animato preferito, e dopo pochi minuti erano lontani. Pedro si era comportato con autorevolezza da leader, prendendo in mano la situazione e agendo nel migliore dei modi. Gina e Tania vollero saperne di più e disse loro di chi si trattava, si misero a piangere, Lo conoscevano, era un amico sempre allegro e compagnone
    ​col quale avevano diviso pizze e balli sull'aia durante le sagre paesane. Nonostante fosse molto più vecchio di loro, l'amicizia della famiglia li portava a stare insieme spesso e volentieri. Elena, da ragazza aveva insegnato due anni ai bambini piccolissimi, in seguito aveva lasciato la scuola per un lavoro meglio retribuito ed era rimasta amica della famiglia Gallina. Quando aveva conosciuto Eugenio l'amicizia era continuata perché, stranamente, il padre di Emiliano, con la sua cultura e la sua solidità di agricoltore incontrava il gradimento del pedante e noioso Eugenio, negli anni l'amicizia si era consolidata e i ragazzi stavano spesso insieme senza che nessuno trovasse nulla da ridire.
    ​Entrarono Marchetti e Dick. Il carabiniere aveva la faccia preoccupata :_ Elena, credo che solo tu possa aiutarmi con i parenti di Emiliano, ma prima vorrei farti qualche domanda .-
    ​:- Va bene dimmi- rispose- sapeva già cosa le avrebbe chiesto
    ​:- Tu che lo conoscevi bene, sai se per caso facesse uso di droghe ?, se aveva dei nemici o qualunque cosa ti venga in mente,-. Dick, la guardava sospettoso
    ​:- Sono sicura che non ha mai fatto uso di droghe, nemmeno uno spinello. Quanto ai nemici, forse un marito o due, gelosi perché le mogli ..... Sai com'è, lui era un bel ragazzo e non se ne  lasciava scappare una. Figurati che faceva la corte anche a me- Dick, fece una smorfia, Marchetti sorrise ironico :- Non te ne fai scappare nemmeno uno. - Elena rispose con amarezza :- Sicuro sono tutti miei. Ti ricordi tutte le volte che abbiamo avuto scambi di opinioni sulla mia faccia gonfia e sugli occhi tumefatti . :- Ricordo bene tutte le volte che non ho potuto aiutarti quando- si rivolse a Dick- suo marito la picchiava a sangue per gelosia-
    ​:- Che infame- ringhiò il nero- picchiare una donna !-
    :- Si un vero bastardo, ma poi ha smesso, ci racconti come è andata ?.
    ​Non era la prima volta che Marchetti le faceva dire come aveva fatto a liberarsi da quell'incubo e lei fu stranamente felice che anche Dick lo sapesse. Marchetti era convinto che più gente veniva a conoscenza del fatto; più possibilità ci sarebbero state per aiutare altre donne, ma in questo caso, si era accorta che guardava con sospetto il gigante nero, e anche con una punta di gelosia.  Aveva capito che Elena gli piaceva  :- E' stato un caso, un giorno mi ha dato una sberla senza motivo, solo perché l'acqua non era abbastanza fresca, non c'era il ghiaccio nella caraffa. Eravamo soli in casa, e non so come ho trovato l'ispirazione ma ho preso un coltello che era sul tavolo e gliel'ho puntato allo stomaco <<< se mi tocchi  ancora anche solo una mezza volta, giuro che ti apro la pancia e ti lavoro le budella  all'uncinetto<<<<. Non so se è stato il tono di voce o il coltello ( sa che sono brava con le armi da taglio ) fatto sta che da quel giorno non mi ha più toccata . Si può non amare una persona, e la si può odiare, L'odio  è come l'amore ti tiene legato alla persona odiata e pensi ad essa giorno e notte. Il disprezzo, invece è l'oblio. Ti disprezzo, per me non esisti più, non penso più a te . Mi faceva paura, maho capito che era solo un vigliacco e non ho più avuto paura di lui. L'ho disprezzato. Sono rimasta in famiglia perché non avevo un posto dove andare e avevo paura di perdere i miei figli.-
    Si fermò ansante :- Andiamo dai Gallina adesso.- disse con determinazione. Dick non aveva battuto ciglio, ma gli si leggeva in faccia una domanda che in seguito avrebbe fatto ad Elena.  In lontananza si sentì la sirena dell'ambulanza che portava all'obitorio il povero Emiliano.
    ​Nessuno aveva saputo dell'accaduto, e non c'erano stati curiosi a ficcare il naso e a intralciare le indagini.
    ​Trovarono tutta la famiglia intenta a preparare conserve di verdura e frutta per la quale andavano famosi. Le loro giardiniere, i sott'aceti, i sott'oli e le marmellate  godevano di meritata fama. Il garage, nel quale allestivano il laboratorio di conservazione, era pervaso dall'odore acre e pungente dell'aceto di produzione propria e le foglie di alloro, i grani di ginepro e di pepe esalavano i loro aromi dalle varie pentole sui fornelli.
    Sollevarono gli occhi, stupiti quando li videro entrare
    ​:- Non portate nulla di buono - esordì il vecchio Anselmo Gallina .- strinse la mano ad Elena :- Purtroppo no, amico mio, vorrei dirti una cosa ma solo in privato-
    ​:-Va bene. che succede?- chiese quando furono fuori sotto la pergola di uva nera quasi matura :- Non so nemmeno come dirtelo perché mi mancano le parole ma è .... Emiliano.... è...lo...non ho il coraggio di parlare- :- Suo figlio è stato ucciso- disse Marchetti quasi sottovoce . L'uomo impallidì e se non fosse stato seduto sarebbe crollato a terra..- Come ucciso- chiese con un filo di voce - e da chi. Emiliano è un bravo ragazzo, non aveva nemici . Oddio, devo dirlo a mia moglie e a mia figlia e come faccio, cosa le dico,.
    ​:- Se vuoi le parlo prima io ma è così triste e così difficile.- Gli pose un braccio sulle spalle curve e lui si abbandonò contro il suo petto singhiozzando. Elena non pianse. Non piangeva mai
    ​da tanto, troppo tempo i suoi occhi erano asciutti.
    ​Le due donne : Olga, la mamma e Cesira la sorella uscirono in quel momento. Avevano finito di inscatolare  le conserve.
    ​Marchetti  con molta cautela le mise al corrente dell'accaduto. Olga ebbe un mancamento, mentre Cesira, un po' più calma volle sapere esattamente cosa fosse accaduto.
    ​Il maresciallo ed Elena raccontarono loro di come era stato trovato il corpo e della macchia che era sparita:- Oggi aveva un appuntamento con Gregorio- disse Cesira
    ​:- Gregorio chi ? il trafficante di cereali che col pretesto vende qualsiasi cosa ?-
    ​:- Si lui, aveva comprato da noi un campo di avena e credo dovesse dei soldi a mio fratello-
    ​:- Bene verificheremo anche questo, tu Elena che fai resti qui con loro? io devo tornare a recuperare i miei .- :- Si vai pure, io resto qui tanto a casa si arrangiano da soli-
    ​Marchetti mise in moto l'auto di ordinanza e filò via a tutta velocità. Entrò una vicina amica di Olga e venne messa subito al corrente della sciagura che li aveva colpiti . Anselmo continuava a ripetere :- Non è possibile, Emiliano è un bravo ragazzo, non ha mai fatto del male a nessuno. Elena tu hai idea di chi sia stato.?- Le due donne e la vicina piangevano smarrite . Il dolore era talmente grande e non si davano pace.
    Elena, non sapendo che fare, andò in cucina e preparò una grossa caffettiera di caffè nero a dolce. Lo servi a tutti sotto la vite . Intanto il sole stava  tramontando e il cortile, al riparo del fienile, era già in penombra. La vicina aveva telefonato ad alcuni parenti che arrivarono subito. Tutti piangevano e parlavano sottovoce con grande partecipazione al dolore della famiglia. La signora Noemi, la perpetua, tirò fuori un rosario e cominciò a pregare. Arrivò anche il Parroco don Giovanni, amico di famiglia,e  tutti i presenti li seguirono nella preghiera. Pregare, forse per alcuni è inutile,ma non è vero. La preghiera in certi casi serve a distogliere la mente dal dolore, a placare la disperazione e il senso di vuoto che lascia la morte di una persona amatissima.
    ​Più tardi, a notte fonda, Elena tornò a casa. Era a piedi, ma camminare le piaceva, serviva a scaricarle i nervi. Stasera in particolare aveva un bisogno estremo di calmarsi. Fatti pochi passi si accorse di non essere sola, un'ombra nera la seguiva accompagnata da un grosso cane lupo che le si avvicinò per leccarle le mani  :- Brut, mascalzone, cosa fai lontano da casa ?-
    ​:- Era preoccupato- disse una voce nell'ombra-Non hai paura a girare da sola di sera ?-
    :- Dick, come si vede che non mi conosci. Mai avuto paura di nessuno. Perché mi sei venuto incontro, pensavo fossi tornato in città-
    ​:- Non potevo lasciare una signora in difficoltà. Vorrei parlare un po' con te .-
    ​:- Non sono in difficoltà, sono tanto triste perché quel ragazzo era amico di tutti. Se non sbaglio aveva in mano un pezzo di banconota da cinquantamila.-
    ​:- Barbaro, ha trovato il resto, strappato, vicino al cancello su un cespuglio. Evidentemente chi l'aveva  strappata ha tentato di farla sparire e l'ha gettata nel cespuglio. Adesso è in laboratorio per gli esami. -
    ​:- Tu, Dick Northam, chi sei ? che ruolo hai ?-
    ​:- Sono capitano della polizia statunitense che ha  messo in piedi una squadra antidroga per controllare le scuole. Sempre più ragazzi fanno uso di stupefacenti,  e noi cerchiamo di salvarne quanti più possiamo.
    ​:- E Chris e Pablo ? chi sono ? A me non dispiace avere ragazzi, amici dei miei figli, in giro per casa. Questi due mi sono capitati qui piovuti dal cielo . Tu non ne sai nulla vero ?
    ​:- Ah Ah Ah ! scusa ma hai diritto ad una spiegazione anche se la cosa è buffa. Chris e Pablo sono due ragazzi un poco più grandi dei tuoi, hanno rispettivamente venti e ventidue anni, anche se in apparenza ne dimostrano meno. Grazie al loro aspetto fanno amicizia facilmente con i ragazzi delle scuole e tangono gli occhi aperti. Non ti offendere per quello che sto per dirti : mia sorella  Hawa, che è molto più giovane di me, è venuta da poco in città e ha fatto amicizia con tua figlia Gina e di conseguenza con Tania e con te  che non hai esitato ad accoglierla in casa come un'amica. Anche se è nera. Volevo solo accertarmi che le persone che frequenta siano di razza umana. Spero non ti sia offesa-
    ​:- No, tutt'altro, avrei fatto lo stesso e lo faccio spesso quando gira una faccia nuova,  mi sono trovata in casa quei due e non sono riuscita a sapere niente . Però si sono comportati benissimo, il che mi ha insospettito ancora di più
    Sai come si dice : se il diavolo ti accarezza è perché vuole l'anima.- risero tutti e due :- Come diavoli non li vedo- disse Dick- magari come due scapestrati, ma nemmeno,  sono due bravi ragazzi-
    ​Erano nel cortile di casa. Tutto buio. Forse dormivano :- Era ora che vi decideste a tornare !- la voce di Pablo  veniva dal dondolo, invisibile nell'ombra della magnolia. - Vi abbiamo aspettati perché qui sembrava il manicomio-
    :- Che è successo ?-domandò Elena preoccupata-
    ​:- Niente- rispose Chris- ma tuo figlio, scusa, ma mi sembra un po' psicopatico. E' sceso subito dopo che siete andati via,
    ​le ragazze lo hanno messo al corrente dell'accaduto e lui ha cominciato a farneticare, urlando contro Gina. Ho dovuto usare la forza per dividerli. Mi è scappato uno sganassone, perchè stava picchiando la sorella, si è messo a piangere come un bambino ed è andato a letto -
    ​:- Wow ! tutto in una volta, mamma mia- disse Elena senza scomporsi più di tanto- Gli passerà, e domattina parlerò con lui. E' meglio andare a dormire anche noi. Non so voi, ma io sono distrutta-
    ​:- Adesso andiamo via, anche tu Chris, fai fagotto salta in macchia e stanotte dormiamo da un'altra parte.-
    ​Salirono sulla grossa auto di Dick che dal pomeriggio era parcheggiata sotto l'albero di fichi. Elena ne raccolse alcuni, maturi,  succosi, dolcissimi e li mangiò avidamente. Erano parecchie ore che non aveva toccato cibo e la sua fetta di torta era ancora sul tavolino di pietra dove l'aveva posata per seguire Luigi . Era coperta di formiche, e tra qualche ora non ci sarebbe stato più nulla solo il piattino vuoto

  • 22 luglio 2016 alle ore 1:29
    Letterina vuota

    Come comincia: C'era un tempo in cui io ero una piccola lettera. Una letterina del tutto vuota e celata in una busta invisibile, quindi ormai pronta per essere spedita in un certo giorno, di un certo mese, ma di un anno troppo incerto e pieno di incognite, ad un indirizzo di posta che, a quell'epoca, ancora non esisteva né qui né qua né, tantomeno, nell'aldilà della fisicità. Poi morii, ed insieme a me anche la letterina.

    Qualche tempo fa, per sorpresa mia, ho scoperto che il suo misterioso destinatario ero io stesso, ed adesso, proprio adesso, la leggo (o meglio mi leggo) e rileggo ancora una volta. No, non è più vuota, anzi racconta una storia che ho vissuto in prima persona...o meglio si fa leggere come una retrospettiva di ciò che io provai nella mia vita passata che, piaccia o non piaccia, ora si incrocia e se fonde con la presente come se fosse una sua parte mancante. Quella parte di cui mi ero scordato ma che oggi, ricordandola, capisco meglio il perché della fugacità della vita terrena e dell'inevitabilità della morte del corpo carnale.

    Dicono che sono pazzo. Forse lo so, forse no. Voi che mi leggete, che ne pensate?

  • 21 luglio 2016 alle ore 13:06
    Elena e Dick Terzo Capitolo

    Come comincia: ​I giorni correvano veloci , Alan era furibondo con la madre e non le rivolgeva la parola dal giorno che Eugenio se n'era andato :- E' tutta colpa tua se papà è andato via !-
    ​Fu tutto quello che disse, e non le parlò più.
    ​Gina e Tania non sembravano particolarmente colpite e continuavano serenamente come sempre. 
    Un giorno presero il treno e andarono in città per incontrare alcune amiche e fare compere .
    Tornarono  con l'ultimo treno alle nove e con loro un nuovo amico . :- Mamma, questo è Chris, possiamo ospitarlo per una notte o due ? -
    :- Ti ho già visto , disse Elena stringendogli la mano ,- Ti ho visto a Sanremo in compagnia di uno alto e scuro.-
    ​:- Le chiedo scusa per essere piombato in casa sua in questo modo . Deve sapere che vivo a scrocco - rise- e di tanto in tanto approfitto della generosità della gente. Il tipo nero è un mio conoscente-
    ​:- Come fai a vivere così , per strada . I tuoi non dicono niente ?
    ​:- Oh ! i miei pretendono che viva la mia vita senza rompere la loro.-
    :- Te la cavi bene con l'italiano .-
    :- Se voglio sopravvivere devo darmi da fare.-
    ​Quel ragazzotto le piaceva perché nonostante la spavalderia pareva onesto. Chiamò Alan per la cena e storcendo il naso si unì a loro. Fecero onore ad una superba Parmigiana di Melanzane , profumata di basilico fresco dell'orto di Elena come le melanzane che coltivava con passione.
    ​:- Mai mangiato meglio- disse Chris
    :- Nemmeno noi -rispose Gina - ma siamo abituate
    ​Dopo cena , Elena gli diede delle lenzuola pulite e un cuscino
    ​::- Dormirai sul divano della sala, basta aprirlo e dentro c'è un letto confortevole. Fai da solo o ti serve aiuto ?-
    :- Tranquilla , sono bravo e so badare a me stesso . Grazie ancora e buonanotte.
    ​Alan la stava aspettando nella camera matrimoniale , la sua  meravigliosa camera in legno di noce in puro stile veneziano settecentesco  :- Che ti salta in mente di far dormire qui il primo che capita ?- la aggredì. Lei non si scompose :- Senti ragazzino , questa è ancora casa mia e decido io chi può e chi non può stare con noi . Non c'è ragione di rifiutare ospitalità ad una persona sola-
    ​:- Parli così perché non c'è papà, se ci fosse lui non potresti far entrare i barboni in casa -
    :- Fammi il piacere di andare in camera tua . Faccio come mi pare e non spetta a te criticare il mio operato-
    ​:- Lo dirò a papà - ringhiò lui malevolo e vedrai che ti sistema una volta per tutte- 
    :- Fuori e non una parola di più-
    ​Chiuse a chiave la porta della camera , lui andò dritto e impettito in camera sua meditando vendetta . Elena prese un libro e lesse un capitolo , ma era stanca, spense la luce e si addormentò serenamente.
    ​La mattina dopo era sabato e dopo colazione fu tutto un viavai di corsa su e giù dalle scale, c'era sempre un piccolo particolare che veniva dimenticato. Chris, con la sua simpatia, riusciva gradito a tutti e si rivelò un aiuto prezioso, visto che su Alan non poteva contare. Durante il giorno vennero in molti amici per verificare che ci fosse veramente la festa ed Elena si dedicò interamente alla preparazione della magnifica torta . I tre strati di meringa li aveva cotti nei giorni precedenti visto il tempo che impiegava . La meringa deve essere composta da sole chiare d'uovo e zucchero a velo profumato con la vaniglia, la fragola, e il cioccolato  ( solo profumata ) .Una volta montate a neve fermissima ogni strato era stato spalmato sulla carta forno  imburrata leggermente, imprigionata in cerchi di cartone,messo nel forno a 80°.
    ​la meringa non deve cuocere ma seccare lentamente e ci volevano molte ore doveva risultare un disco di vent'otto cm di diametro, l'esatta misura del vassoio che avrebbe contenuto la torta una volta assemblata. Lo spessore della meringa era di due/ tre cm. I tre dischi di pan di spagna erano pronti, alti quattro cm , soffici e deliziosi e la crema pasticcera, preparata la sera prima era già fredda e pronta.
    Cominciò ad assemblare la torta  : mise un foglio di carta forno sul tavolo e un primo strato di pan di spagna appena inumidito di sciroppo di fragola che aveva fatto lei con le fragole del suo giardino :-Mmmm! che profumo , madre, me lo fai assaggiare- Tania era partita all'attacco :- Sparisci e vai a mettere in ordine la camera. Avrai la tua fetta quando  la taglieremo-
    :- Madre cattivissima, lasciami almeno la pentola della crema-
    ​:- Va bene avrai la pentola e adesso fila altrimenti non finiremo e la festa sarà uno strazio.-
    ​Tania uscì di corsa, correva sempre, ''dove andrà con questa fretta ? '' si chiese Elena mentre posizionava la meringa profumata sul disco di pan di spagna e spalmava sopra uno strato generoso di crema pasticcera alla fragola e copriva con uno strato di fragole fresche . Mise un altro disco di pan di spagna , la meringa alla vaniglia e la crema pasticcera , coprì tutto con uno strato abbondante di frutti di bosco freschi e profumati . Adorava i profumi della natura , sempre freschi .
    ​L'ultimo strato di pan di spagna alla crema cacao e la meringa al cioccolato  coperto da uno strato abbondante di crema pasticcera al cioccolato . Il tutto imprigionato in una  glassa al cioccolato bianco . La torta era perfetta, enorme, altissima e degna di una  pasticceria . Con fatica riuscì ad infilarla nel frigo di dove l'avrebbe tolta al momento di servirla.
    ​Finalmente potè dedicare qualche minuto a se stessa. Una rapida doccia, i capelli raccolti alla sommità del capo in un grossa coda, e il suo vestito preferito : un prendisole azzurro
    ​molto scollato ,con la gonna larga che ondeggiava ad ogni passo . Sandali bianchi piatti . Mise due gocce del suo profumo preferito agli agrumi di Sicilia  e si sentì in grado di rovesciare il mondo.
    ​Al piano di sotto era un caos totale , i ragazzi stavano arrivando in motorino, in bici, e chi arrivava dalla stazione, a piedi attraverso i campi. La salutarono con un applauso . Li conosceva tutti, tranne i 'cittadini dell'ultimo anno' e tutti le volevano bene :- Ciao ragazzi - li salutò -grazie per essere venuti ma non dimenticate che le festeggiate sono Gina e Tania- i ragazzi applaudirono festanti. Chris le si avvicinò :- Sei bellissima , posso farti la corte ?-
    :- Sparisci , ragazzino ,potrei essere tua madre-
    ​:- E che vuol dire, sei lo stesso bellissima-
    ​:- Grazie, bugiardo tu vuoi solo la fetta di torta più grande !
    :- E ti pare poco . L'ho vista è magnifica-
    ​:- Ci sono tutti ? - chiese a Gina -
    :- Manca solo Hawa, suo fratello e Alessia. Ah ma guarda stanno arrivando .-
    ​Sul vialetto d'ingresso era apparsa una grossa BMW nera, lucida con i vetri oscurati. Si fermò in mezzo al cortile ed ebbero l'esibizione di Brut, il pastore tedesco  che aveva uno spiccato senso dell'umorismo . Si piazzava davanti alla portiera del conducente e non faceva assolutamente niente
    ​solo di tanto in tanto sollevava il labbro sinistro e mostrava una zanna di tutto rispetto . Raramente le persone osavano scendere dall'auto, a meno che non fossero vecchi amici conosciutissimi . Elena si avvicinò :- Dai Brut, sono amici sparisci nella tua cuccia . - Il cane la guardò dubbioso borbottando un - grr- poco convinto :- Vai, -ordinò la donna-Non abbiate paura fa solo un po' di sceneggiata, e oggi ha già mangiato . -
    ​Hawa scese dall'auto ridendo:- Lo conosco bene , dai Bruti vieni a salutare, da bravo . -
    ​Lo abbracciò e poi salutò Elena :- Alessia la conosci, vero ? e
    questo signore dall'aria seria è il mio fratellone . Dick .-
    ​Elena sentì di nuovo quel brivido lungo la schiena e quasi non riusciva a porgergli la mano . Si trovava davanti il magnifico uomo che aveva visto a Sanremo . Da vicino era ancora più bello, alto, la pelle liscia e i muscoli che uscivano dalla camicia di seta bianca sbottonata . I jeans azzurri, fasciavano le gambe lunghe e muscolose .
    ​Per un attimo, che sembrò un'eternità, i loro occhi si incontrarono, quelli azzurri, quasi viola di lei persi in quelli verdi di lui. Fu un attimo ma in quell'attimo si unirono due vite.
    ​Elena si riprese, invitò gli ospiti ad entrare e si occupò del rinfresco anche se non c'era bisogno di lei, ma doveva trovare qualcosa da fare,
    Dal canto suo anche Dick era molto turbato . L'aveva vista la notte dei fuochi e non l'aveva dimenticata e non sperava più di rivederla, la sua sorpresa era quanto mai genuina . I ragazzi ballavano alla musica di Bob Marley e Michael Jeckson a tutto volume . Elena fece cenno a Gina :- trova due volontari dobbiamo andare di sopra a prendere la torta -
    ​:- Non possiamo aspettare ancora qualche minuto ?, papà mi ha promesso che sarebbe venuto -
    ​:-Se ti ha detto così allora starà arrivando - conoscendo quanto era pignolo non aveva dubbi che .....e infatti la sua auto stava entrando in cortile salutata festosamente da Brut.
    ​ Gina e Tania gli corsero incontro per abbracciarlo e per tutto saluto ebbero solo un commento malevolo :- Chi avete raccolto  stavolta ? mi dicono che adesso i vostri amici sono sempre più scadenti.
    :- Sono bravi ragazzi - li difese Tania
    ​Si degnò di entrare nella tavernetta dove la musica assordante era al massimo e tutti stavano ballando , Gina, andò ad abbassare il volume :- Ragazzi è arrivato il mio papà e adesso taglieremo la torta - :- Hurraaaaa ! gridarono in coro - si mangiaaaaaaa- : Come se fino adesso non aveste fatto altro-  li canzonò Tania.
    ​Chis e Pablo arrivarono portando il grande  vassoio con la torta enorme oltre  ogni aspettativa ​. La posarono su un tavolo e porsero ad Elena la scimitarra affilata per tagliarla . La scimitarra era un autentico cimelio turco che si trovava in casa  da sempre e non si sapeva da dove fosse arrivato, aveva perso, col tempo,  l'affilatura ma per tagliare le torte era l'ideale.
    ​Nel frattempo Eugenio era salito in camera dal figlio promettendo che sarebbero scesi subito .
    ​ Chris, aveva scovato non si sa dove, un cero enorme  da chiesa. Lo aveva tagliato a circa dieci centimetri e lo aveva posizionato sulla torta :- Visto che festeggiate tre compleanni, non indagherò sull'età delle signore . Adesso, però spegnete la candelina . - Il candelotto ,vorrai dire. Sei sicuro che non sia dinamite e saltiamo tutti per aria ----
    ​Non attesero Alan ed Eugenio, ormai facevano a meno di loro
    Elena, esperta di torte cominciò a tagliare le fette,  tutte uguali, e Tania le metteva sui piattini di carta insieme con le forchettine di plastica :- Mettevi in fila così non mi sbaglio e ne avrete tutti.- :- Io ne voglio due fette - reclamò Max il golosone :- Eccoti due fette - rispose Gina tagliando la fetta in due parti uguali.
    ​Tutti mangiavano con grande piacere  quella delizia, perfino Eugenio e Alan che si erano aggiunti. Elena non potè fare a meno di notare l'occhiata malevola che rivolsero a Dick e Hawa , e si sentì mortificata . Appena se ne fu andato e Alan tornato nella sua stanza, si sentì in dovere di scusarsi con Dick.
    ​Dick prese due piattini con una fetta di torta e disse:- Ti spiace farmi compagnia ? Ho visto che c'è un dondolo all'ombra della vite .Sono troppo vecchio per stare insieme ai ragazzini-
    :- Mi pare che non sei così vecchio ma mi fa piacere parlare un po' con te . Vorrei scusarmi per la scortesia di mio marito, ex marito ormai, e di mio figlio.
    ​:- Non farci caso, sono abituato al razzismo e all'ignoranza di certe persone.-
    ​Stavano conversando piacevolmente da qualche minuto  quando arrivò, trafelato, un vicino di casa :- Elena, Elena-quasi gridò- ti prego vieni subito è successa una disgrazia !-
    ​:- Luigi, calmati , Cosa è accaduto e dove ?-
    :- Nel terreno dei Gallina c'è un morto . Non so cosa fare . Tu sai che con i vicini non parlo e tu sei l'unica che mi può aiutare-
    :- Spiegati con calma . Come ti dovrei aiutare ?
    ​:- Sono andato nella proprietà dei Gallina a raccogliere un po' d'erba per i conigli e fra i cespugli ho visto due gambe che sporgevano . Ho sollevato gli sterpi con la roncola e ho visto il morto. Ha un coltello piantato nella schiena e deve essere lì già da qualche giorno e adesso non so che fare- 
    ​:- Signor Luigi-intervenne Dick- Mi chiamo Northam e sono un poliziotto, americano ma sempre poliziotto . Le spiacerebbe farmi vedere dove si trova il cadavere .Magari c'è qualche indizio -si rivolse ad Elena - chiama i carabinieri, intanto vado a vedere-
    ​I due uomini si avviarono e lei chiamò il maresciallo Marchetti sul numero privato .Erano amici da tanto tempo e poteva sempre contare su di lui .
    Raggiunse i due uomini :- Capisci qualcosa -domandò a Dick
    ​:- Si, è stato strangolato con la cravatta e pugnalato alle spalle . Non ho toccato nulla ma in mano ha mezza banconota da cinquanta mila lire, vedi la sta stringendo e la mano è rigida. Non deve essere morto da molto. Nonostante il caldo il rigor mortis è ancora in atto. -
    ​Luigi, sotto un pino, piangeva come un bambino . Conoscendolo e sapendo quanto fosse sensibile  Elena si avvicinò gli mise un braccio intorno alle spalle :- Su coraggio adesso calmati, vedrai che troveremo il colpevole. Hai visto qualcuno quando sei venuto qui a tagliare l'erba ? -
    ​:- No -rispose fra i singhiozzi- c'era la macchina di Emiliano al cancello, ma era fuori  sulla strada, Emiliano viene sempre qui con le sue ragazze . -
    :- Con le sue ragazze - chiese Dick
    ​:- Si -rispose- quando conosce una ragazza la porta qui e vanno nel capanno dove avevano l'ufficio là in fondo - 
    ​:_ Ah ! si -  disse Elena - è una stanzetta confortevole che la signora Cesira, la sorella di Emiliano, usava come ufficio . Quando si sono trasferiti nel vivaio nuovo la casetta è rimasta qui e il ragazzo la usa come pied-à-terre.-
    ​:-Che mi sai dire di questo dongiovanni ?-
    ​:- E' un bravo ragazzo. Un po' dongiovanni, sempre alla caccia di gonnelle, ma buono e di carattere allegro .
    ​Sul viso del bellissimo nero apparve un'ombra ancora più scura, ma non disse nulla . 
    ​La gazzella  dei carabinieri si fermò fuori dal cancello e scesero in quattro, il maresciallo e altri tre . Elena andò a prendere la chiave del lucchetto che sapeva sulla finestra della casupola . La trovò un po' arrugginita ma funzionante e aprì per far entrare le forze dell'ordine :- Carissima, come stai è un pezzo che non ci si vede !- il Maresciallo Marchetti l'abbracciò -
    ​:- Hanno ucciso un poveretto . Non si può suicidarsi pugnalandosi alle spalle -
    ​:- Direi di no - convenne - quanto a lei signor Northam, posso avere i suoi documenti ? -
    ​:-Eccoli, maresciallo, avrà avuto notizie del mio arrivo -
    ​:- So tutto di lei e sono contento di saperla qui in questo frangente.- Si rivolse al povero Luigi che ancora piangeva 
    ​:- Su,  Luigi, se non sei stato tu non devi piangere .- Barbaro  -si rivolse al carabiniere- nella tasca della portiera c'è una fiaschetta di cognac credo che Luigi ne abbia bisogno. -
    ​Luigi non diceva mai di no ad un sorso di alcool qualunque cosa fosse e bevve con gratitudine .
    ​:- Possiamo girarlo tanto abbiamo visto tutto, ma non completamente, stiamo attenti a non spostare il coltello-
    :- MI pare sia un pugnale antico - disse Elena che era appassionata di spadepugnalicoltelli- Direi antica manifattura spagnola Toledo o giù di lì . Prima metà dell'ottocento.-
    ovviamente non ho visto tutto ma il manico dice molto. -
    :- Se lo dici tu è vero -rispose Marchetti
    ​Girarono appena la testa ancora rigida:- Ma è Emiliano !-esclamò Elena - e tu Luigi hai detto che lo hai visto andare via.- 
    ​:-No- si difese l'uomo - non ho visto Emiliano ho visto la sua macchina andare via -
    ​:- A bordo doveva esserci l'assassino, comunque non possiamo spostarlo finchè non arriva il magistrato e il medico legale , Barbaro, trova un telo e mettiglielo sopra . Potrebbero volerci delle ore. -
    ​:- Torno a casa- disse  Elena- ho una tavernetta in piena festa .- si rivolse a Dick- ovvio che tu resti qui, ma ti aspetto quando avrai finito . Ciao Marchetti, salutami Angela .
    ​Si allontanò camminando spedita fra l'erba secca  profumata di fieno .

  • 18 luglio 2016 alle ore 14:50
    Lei

    Come comincia: Lei è quell'abbraccio che racchiude tutte le stelle che hai contato prima di dormire e tutto il buio che hai attraversato prima dell'alba. Lei è quella carezza che hai desiderato fra l'incubo e il sogno di un'infanzia negata. Lei è quel frangente di lucida bellezza che nasce dal tremore della sua voce, dal profumo di donna e il sapore di bambina. Lei è quel pensiero fatto di vento, che ti scompiglia i capelli e ti scombussola l'anima. Lei è quella farfalla prigioniera di uno specchio, che ha imparato a volare con le ali spezzate dal tempo. Lei è quel perdono che il peccatore non merita, è l'odio che ti fa bestia se l'anima non t'abita, è l'amore che ti fa uomo se cedi alla grandezza. Lei è una caramella rubata, un bimbo che gioca, una stella che cade. Lei è le parole che non vuoi sentire, perché lei è le parole che non puoi tacere. Lei è stata buio, dove nemmeno il sole poteva arrivare. Lei è stata luce che la verità non ha voluto ascoltare. Lei è stata lacrima di cristallo, strappata all'istinto di chiudere gli occhi. Lei è qualcosa che accade, da amare non prima di essere passati nel suo dolore, perché appartiene al vento, e solo chi l'ascolta può lasciarsi attraversare. Lei è forte come la verità. E la verità, non è per tutti. E questa, è la sola verità che io conosca di Lei.

  • 17 luglio 2016 alle ore 18:08
    Elena e Dick Secondo Capitolo

    Come comincia: Elena ,tornò a casa carica di sacchetti di pizza , pane e focacce. Posò i sacchetti sul tavolo della cucina e salì in mansarda per una doccia veloce.
    Gli altri sarebbero arrivata fra poco ,affamati dopo un pomeriggio di sole e di mare. Si stava asciugando i capelli quando sentì le loro voci allegre provenienti dalla scala che ,dalla strada ,saliva fino a casa.
    La scala  faceva  parte della strada che congiungeva via Massa alla strada dell'ospedale. Sanremo è tutta un saliscendi di stradine  ,scale lunghissime e cunicoli. In alcuni punti ,tra una casa e l'altra sono ancora esistenti i ponti che in epoche remote servivano come via di  fuga in caso di incursioni piratesche .
    Nei secoli , i tanti terremoti, avevano devastato più di una casa e non tutte erano state ricostruite, solo nelle vie del centro . Il resto in alcuni punti recava ancora le tracce dell'ultima devastazione.
    La loro villetta era una graziosa costruzione bianca ,sorta al posto di una identica casa in legno ,crollata sotto l'azione delle termiti . La vecchia casa era nel più puro stile liberty ; questa, al contrario era molto moderna e stilizzata con linee geometriche pulite . Spiccava per originalità fra le vecchie case grigie ,per il suo bianco accecante. Era divisa in due parti  : il piano terra  e il giardino appartenevano ad un signore sanremasco ( sanremasco vuol dire originario di Sanremo mentre sanremesi sono quelli trasferiti da altre regioni : pescatori ,calabresi ,piemontesi ecc. ecc. )la parte superiore  cioè il primo piano e con il bellissimo terrazzo e la mansarda era la loro casa.
    ​Era tutto un salire e scendere di scale : dalla strada al cancello ,una lunga scala. Dal cancello due rampe per arrivare al terrazzo e una scala a chiocciola per salire in mansarda.
    Scale come una metafora della vita  , si è alti o bassi a seconda della prospettiva in cui si guarda
    ​L'ingresso dava direttamente su un living alle due estremità del quale si trovavano , a destra la camera da letto matrimoniale e a sinistra la cucina ,il cucinino, un disimpegno e il bagno con vasca .
    In mansarda , i letti dei ragazzi e altre brande e sacchi a pelo per eventuali ospiti ,lo stanzone unico poteva ospitare tranquillamente una decina di persone e un piccolo bagno con doccia completava il tutto .
    Il rientro dal mare era seguito da un rituale ,al quale Elena non transigeva . Ognuno doveva scrollare il proprio asciugamano e doveva metterlo ad asciugare sulla ringhiera in modo da averlo asciutto per il giorno dopo.
    :- Si mangia ? -domandò Alan
    :- Ho fame-- dissero in coro Gina e Tania, mentre Eugenio andò direttamente ai sacchetti e prese una fetta della sua focaccia preferita e sedette vicino al tavolo per mangiarla in pace . Gina , afferrò una fetta di pizza :- Vado prima io , dopo esco con le nuove amiche - corse su per la scala a chiocciola , accese la radio a tutto volume e preparò l'occorrente per la doccia.
    :- Come sarebbe 'nuove amiche ' ? - domandò Eugenio - Dille di abbassare il volume- Ordinò a Tania.
    ​La ragazzina salì a malincuore la scala borbottando fra se - ''sempre ordini, solo ordini , mai una frase carina '' . Soffriva molto per la freddezza del padre ,ma non gli rispose  perché temeva le sue sfuriate e anche le botte . Con Gina non andava molto d'accordo ,anche se si volevano bene ,ma lui era davvero troppo severo. Elena fece un debole tentativo,  inutile per difendere la figlia :- Sono giovani ed è normale che facciano amicizia in vacanza .-
    :- Tu basta che la difendi ,e sta venendo su tale e quale a te . Senza un minimo di serietà-
    ​Elena non rispose. Non aveva  voglia di litigare , specie davanti ad Alan che la guardava sempre con disprezzo . Fotocopia del padre da cui prendeva il cattivo esempio .
    ​Aspettò che anche il ragazzo salisse per la doccia e chiese .-Vieni con me stasera ?
    ​:- Perché che c'è stasera ?
    ​:- Quando ti faccio una domanda abbi la cortesia di non rispondere con un'altra domanda , basta un si o un no!-
    ​:- Se non mi dici dove vai non posso rispondere e non voglio certo finire ad una delle tue 'serate culturali' .- Rispose ironico.
    ​:- Pesavo lo sapessi ,visto che non si parla d'altro, che oggi è il quattordici agosto ed è la festa della Madonna della Costa , patrona di Sanremo . E' anche la festa dei pescatori e stasera ci saranno i fuochi. E' l'evento dell'anno perché ripetono lo spettacolo fatto a luglio durante la gara con Montecarlo , e il vincitore si esibirà stasera.-
    Lui alzo le spalle :- Per me possono anche non farli . Certe manifestazioni le lascio a te e alle ragazze . Credo che andrò al cinema con Alan ,all'Ideal danno Rambo in prima visione. -
    ​:- Come vuoi , noi siamo giù al Porto Vecchio con i pescatori-
    :- Coi pescatori ? non c'è niente di meglio?-
    ​Non le diede la possibilità di ribattere ,si avviò verso il bagno .
    ''Perché non finisce mai un discorso ?'' si domandò Elena. Faceva sempre così ogni volta lasciava la frase in sospeso e fra loro calava un muro di silenzio.
    ​Andò in cucina a preparare la cena . A volte si sentiva come una colf senza stipendio, legata mani e piedi e sfruttata come una schiava.
    ​Cenarono in silenzio , come sempre , per non disturbare il telegiornale . Rito sacro ,guai a parlare ,disturbava gli speacker ed Eugenio non avrebbe potuto capire ogni singola parola di ciò che sentiva.
    Gina e Tania ammiccavano e ridacchiavano fra loro , si capivano al volo. Avevano conosciuto dei ragazzi la sera prima e li avrebbero rivisti fra poco ,insieme con un gruppo di nuove amiche trovate in spiaggia . Si sarebbero divertite .
    ​Dopocena uscirono tutti . Elena ,uscì per ultima  dopo aver rigovernato e messo in ordine la cucina . Quando raggiunse porto Vecchio ,lo trovò gremito di folla . Tutti i turisti e anche i residenti volevano veder il meraviglioso spettacolo dei fuochi pirotecnici. Il muraglione del molo era pieno di ragazzi . Tutta la gioventù vacanziera si era data appuntamento  lì per lo spettacolo e perché no anche per qualche amore nascente . '' L'amore vacanziero''- pensò Elena. Solo lei era sola , o meglio si sentiva terribilmente sola. Non aveva fatto amicizia con nessuna delle signore che incontrava durante le sue passeggiate solitarie ,nel pomeriggio ,perché era sicura che il marito non le avrebbe  permesso di frequentarle e riceverle in casa. Da loro non veniva mai nessuno .
    Da un lato della piazza ,scorse il gruppo dei ragazzi di colore , gli stessi che durante il giorno giravano per le spiagge carichi di indumenti, borse e tappeti. I cosiddetti ''Vu' cumprà'' che erano al principio della loro invasione dell'Europa. Tra loro si stagliava la figura alta e ben fatta dell'uomo della barca verde. I loro occhi si incontrarono per pochi istanti ed Elena provò un brivido lungo la schiena . Senza farci caso ,si spostò per avere una visuale migliore.
    Due spari , due cannonate annunciarono che di lì a un secondo o due sarebbe partito il primo sparo colorato.
    ​ Per mezz'ora fu un susseguirsi di spari di luci di fiori che nascevano in cielo e ricadevano sull'acqua, di stelle colorate , di cerchi , di cuori di fontane luminose che salivano dall'acqua e nell'acqua ricadevano in una pioggia di stelle, tra spari gioiosi e grida di ammirazione e applausi a non finire.
    ​I proprietari dei cani tenevano i loro piccoli amici pelosini fra le braccia per rassicurarli e li accarezzavano con tanto amore.
    Dopo trenta , forse quaranta minuti , altre due  cannonate
    ​annunciarono la fine dello spettacolo salutato da tutte le sirene delle imbarcazioni e dalle sirene dei pescherecci che stanotte sarebbero rimasti in porto.
    ​Al termine dei fuochi era previsto un concerto , a Porto Sole , dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo per chi amava la musica e in fondo Sanremo è pur sempre la città della musica .
    Elena , aspettò che la folla diradasse nella varie direzioni di piacere , chi aveva bimbi piccoli : verso casa , alcuni verso i ristoranti ,altri al concerto . In breve  non ci fu più tanta confusione . Anche i pescatori  , che avevano partecipato alla cena collettiva tradizionale , stavano andando via mentre le donne raccoglievano piatti di carta e avanzi di cibo e pulivano il posto dove avevano cenato .
    Elena tornò verso casa ,malinconica .
    Rientrarono anche gli altri , prima Alan ed Eugenio :- Quelle due sono ancora in giro - domandò ,con la solita arroganza.
    :- Stanno per arrivare - rispose Elena- in fondo è appena mezzanotte e siamo in vacanza-
    ​:- Vacanza o no le voglio a casa entro mezzanotte.-
    ​Si sentirono le voci delle due incriminate , che salivano le scale cantando ..... '' quella tua magliettaaaaaa  finaaaaaaa.....'' entrarono in casa ridendo  ma basto un'occhiata severa del padre e il riso morì dalle loro labbra.
    .- Ciao pa', ciao ma' ,noi andiamo a letto . - baciarono la mamma sulla guancia e salirono di corsa la scala facendo a gara per arrivare prime al bagno . Alan non aveva detto una parola, baciò sulla guancia il padre e si avviò anche lui verso la mansarda .:- Non dimentichi niente ? - domandò Elena :- Ah già, buonanotte ma'- la salutò lui,  con un piede già sulla scala e come sempre non ricevette nessun rimprovero dal padre.
     Elena, era ormai abituata al comportamento maleducato del figlio ma sapeva che era inutile protestare finché Eugenio continuava a proteggerlo .
    Si preparò per andare a letto ,dopo essersi accertata che porte e finestre fossero bloccate contro le incursioni notturne dei malintenzionati. Era compito suo verificare ,che le serrande fossero bloccate e le porte ben chiuse.
    ​A letto, il marito ,le comunicò la decisione di partire al più presto :- Ho pensato di partire domenica , sedici, perché domani è festa ed è meglio non muoversi ; mentre domenica saranno ancora tutti in spiaggia e non troveremo tanto traffico .
    ​:- Non possiamo partire lunedì ?- domanda inutile ,pensò
    ​:- Lunedì devo essere al lavoro ,sai che noi non chiudiamo e la signora Carla deve andare per forza in ferie .-
    Si girò dall'altra parte e dopo poco dormiva . ''Sempre così pensò, lascia le frasi in sospeso e non aspetta risposta''.
    ​Quella notte pianse in silenzio e non era la prima volta.
    ​La domenica mattina ,alle dieci, erano tutti pronti : valigie chiuse e caricate in macchina e ogni più piccolo dettaglio verificato . Elena si fermò qualche minuto per sistemare le ultime cose e lasciare la casa pulita per il prossimo rientro.
    ​:- Che strada facciamo ? - domandò Alan
    :- Il Nava - preferisco viaggiare comodo ,rispose il padre. Il parere delle donne non era richiesto .
    :-Papà,  possiamo accendere la radio ?- :- Non se ne parla- rispose ,-sapete che la vostra musica mi da il voltastomaco-
    Non parlarono più se non di cose futili come il tempo o la difficoltà delle curve ,fino al Col di Nava.
    ​La strada correva tortuosa fra decine di paesini e meravigliose montagne fitte di boschi . Una in particolare , piena di alberi di castagno ,che da lontano parevano tante piccole palle verdi appese sul pendio , era la preferita di Tania che l'aveva nominata << la montagna dei Broccoletti<<
    ​:- Vedi - diceva - se non sembra un vassoio carico di broccoli pronti per essere mangiati ?-
    La cosa divertiva abbastanza Elena e le piaceva la fantasia della figlia, mentre il padre e il fratello storcevano il naso.
    ​L'unica cosa su cui era  d'accordo era che il Nava lo amavano tutti . Il loro entusiasmo si manifestava quando erano in vista del Forte ,in mezzo al verde ,sulla destra della salita , al termine della quale avrebbero potuto finalmente fermarsi e sgranchirsi le gambe in mezzo al verde e respirare aria pura.
    ​Un meritato spuntino al bar , stranamente deserto , alcuni doverosi acquisti di miele di castagno, di pino e di lavanda e poi di nuovo in macchina via fino a Ceva. Di lì avrebbero preso l'autostrada Savona-Torino  fino a Carmagnola e poi la tangenziale in direzione di Aosta , uscita Caselle Aeroporto ,
    ​e deviazione per Ceresole Reale . Aria di casa ,ancora una ventina di km e alla deviazione per Feletto Canavese  ,solo poche curve  e finalmente casa.
    Avevano viaggiato per quattro ore e mezza in una noia mortale  perché con Eugenio non si poteva ascoltare musica, non si potevano raccontare storielle e nemmeno ridere . Gina e Tania ,preferivano quando andavano con due macchine e loro stavano in quella della mamma dove potevano cantare tutte e tre a squarciagola, raccontare barzellette e ridere come matte. Alan ,non amava questo genere di cose , preferiva stare col padre e fare discorsi seri . Parlavano di Borsa, di azioni o di politica. Sarebbe diventato un noioso uomo d'affari .
    Per loro le vacanze erano finite . A metà settembre sarebbero tornati tutti a scuola , ma c'era il tempo per organizzare la grande festa di compleanno che Gina e Tania aspettavano da febbraio . La prima domenica di settembre, tutti i loro amici  e compagni erano a casa ed era il momento buono per rivedersi e rinnovare le amicizie. Eugenio storceva il naso ,ma aveva promesso e non poteva più tirarsi indietro. Alan non era entusiasta ma le sorelle non lo consideravano nemmeno :- Se partecipi sei il benvenuto e se non partecipi mi farai felice - sbottò Gina , un giorno che era di pessimo umore. Iniziarono comunque i preparativi. Eugenio tornò al suo solito lavoro ed Elena alle faticose incombenze di mandare avanti una casa con cinque persone ,tutto da sola .
    ​Nella buca delle lettere aveva trovato una lettera del comune dove le si comunicava che la sua richiesta di impiego era stata accettata e che l'aspettavano per lunedì sedici settembre alle ore nove ,nell'ufficio del segretario comunale.
    ​Fece un salto di gioia . Finalmente una buona notizia. Adesso aveva un lavoro ,e per poco che pagassero era pur sempre un po' di autonomia . Sapeva che il comune ,troppo piccolo e povero, non dava stipendi d'oro , ma anche il poco era sempre meglio del niente che aveva adesso. In Municipio avrebbe dovuto occuparsi della biblioteca e di tutte quelle mansioni di consegna documenti, notifiche e controlli dai contadini per tenere a bada l'ufficio d'igiene . In pratica : il messo comunale. Non sarebbe stato un lavoro troppo impegnativo perché gli abitanti erano poco più di millecinquecento ,compresi gli anziani della casa di riposo, ma non vedeva l'ora di cominciare.
    Via da casa per qualche ora e con altri pensieri in testa , si sentiva già libera e felice.
    Non disse nulla ai famigliari, continuò ad occuparsi delle solite faccende e della festa che elettrizzava le sue figlie .
    ​Gina e Tania erano impegnate a decorare il pianterreno per farlo diventare un salone delle feste , Alan acconsentì a sistemare lo stereo e lei si occupò di cibo e bevande. Dopotutto ,in una festa la cosa più importante ,oltre alla musica ,è il cibo e tanta roba da bere.  Mancava la torta che fu il pomo della discordia per un paio di giorni . Chi la voleva cioccolato crema e panna, chi voleva la crostata di pasta sfoglia e frutta fresca con tanta crema pasticcera e chi voleva la meringata tutta panna. :- Visto che avete tutti poche idee ma ben confuse , mi occuperò io della torta . Fine della discussione.-
    ​Nessuno trovò di che obiettare. Per la cucina Elena aveva totale carta bianca perché erano tutti d'accordo che non avrebbero trovato di meglio.
    Una sera mentre erano a cena , Eugenio comunicò in tono solenne :- Domani vado via . Più tardi preparo la valigia e domattina parto -
    ​:- E dove vai , di grazia ? - domandò sua moglie
    ​:- Ho deciso che è meglio per tutti se vado a vivere da mia mamma per un po' e poi vedrò cosa fare- I ragazzi lo guardavano attoniti  :- E perché te ne vai ? che ti abbiamo fatto ?  è per colpa nostra ?- le domande si accavallavano tra lo stupore generale 
    :- Vado via solo perché ne ho abbastanza di stare qua. Mi sembrate una gabbia di matti ,fate amicizia con chiunque . Adesso pure un paio di negri e chissà che altro mi porterete in casa-
    ​I ''negri'' erano due compagni di scuola : Antony, che era stato adottato da piccolo e Hawa ,una studentessa, compagna di classe di Gina con la quale avevano un rapporto di affetto reciproco.
    :- In questa casa - continuò Eugenio- sta entrando di tutto e non so dove andremo a finire, nessuno di voi ha un minimo senso del decoro . Non si può essere amici di tutti e frequentare cani e porci. Devono esserci delle distinzioni , perché voi due non avete fatto amicizia con i figli dell'industriale o con quelli dell'architetto o del farmacista ? No ,mai il meglio ,per voi sempre  tutti gli straccioni .- 
    ​:- Papà , sei ingiusto , perché vedi sempre tutto negativo . Dei ragazzi che hai citato ,almeno la metà si droga e gli altri si ubriacano . Noi non siamo così-
    :- Quelli sono le famiglie più importanti del paese .
    :- Sono la peggior specie di farabutti che esistano . Tali i padri e tali i figli e non voglio che le mie figlie finiscano nella malavita .- replicò Elena duramente. :- Se vuoi andare vai ,tanto una volta che  hai deciso non ti ferma più nessuno . Come hai intenzione di lasciarci ,senza un soldo ? - 
    ​:- State tranquilli ,riceverete tutti i mesi un assegno e penserò al vostro mantenimento come sempre. E con questo la discussione è chiusa . Se avete domande da fare venite di là in camera, ma uno alla volta.
    Tutti e tre andarono a chiedergli chiarimenti  e a tutti  e tre rispose che era una decisione maturata da tempo . Solo Elena non chiese ulteriori spiegazioni . Voleva andare : ebbene che andasse pure. Si sentiva quasi sollevata, non avrebbe più sentito addosso  il suo sguardo accusatorio ,non si sarebbe più sentita in colpa per cose che non aveva fatto . Sarebbe stata libera. Libera di respirare. Finalmente.
    Il mattino successivo lui salutò i figli con un abbraccio e un bacio sulla guancia e gratificò lei di una stretta di mano . Uscì dal cancello e dalla loro vita.

  • 17 luglio 2016 alle ore 13:19
    Avventure della domenica (stralcio)

    Come comincia: Lo zoo è a posto: uccellini ristorati, semi nuovi, insalata, acqua rinnovata, gabbia pulita e in giardino a godere il fresco; gattina coccolata, saziata e rifocillata ora all'ombra della gabbia a guardia dei suoi fratelli alati. Arrivata a mezzogiorno pensavo di aver sistemato ogni mia cosa compreso lo zoo, ma non è stato così... la Natura mi ha scelta come ostetrica ieri sera, mi racconto. Inaspettata ospite viene in visita una lucertola "grassa", mi aiuto con un piumino e la reindirizzo all'esterno della casa, carine le lucertole, ma non tanto da pernottare insieme; rientra dalla finestra e si accantuccia in un angolo, la raggiungo e cerco di capire, sembra soffrire e... plaff! ecco una micro lucertolina apparire accanto a mamma lucertola, "e mo' che faccio?" domanda la mia mente destra alla sinistra. La inattività a volte è la soluzione, resto a guardare quella manciata di secondi eterni ammaliata dal miracolo di madre Natura. Solo qualche secondo e torna l'attività cerebrale e lucida. Piumino, e un foglio di carta per strumento di viaggio, delicatamente faccio salire la mamma stanca e la figliola, e le porto in lavanderia a riparo; la mamma è andata via di corsa, la creaturina ha tentato movimenti lesti ma senza grandi risultati. Soddisfatta torno in casa a concludere la mia sera davanti a un film, ma vedo un qualcosa, una scintilla fuggente nell'ombra... riparte il movimento...
    La neonata è rientrata (ma come cavolo faranno a scivolare e passare in micro antri questi elementali...), piumino in mano ricomincia l'operazione, e nulla, scappa di qua e di là, ma almeno l'ho portarla fuori dalla camera da letto, è rimasta però imboscata in un qualche angolo del salotto, così dopo oltre un'ora di presa e fuga sono rassegnata, in fondo è una piccolissima creatura, con la speranza di non vedermela addosso :O Poi mi sono dimenticata della sua presenza. Stamane mi è venuta incontro, mi sembra già più grandicella, è possibile? Sembrava mi aspettasse in cucina, lì ferma sul pavimento, educatamente accostata allo zoccolo della parete, buona buona; mi pareva proprio in attesa... Placidamente metto la caffettiera sul fuoco, lei ferma, io la sbircio, lei si muove appena verso me e poi ritorna in posizione primaria. Sarà spaventata? E allora perché non corre via? Apro la porta e riprendo il piumino, mi avvicino alla cucciola e faccio sì che resti imbrigliata fra le piume, la riporto fuori, si lascia fare, la seguo con lo sguardo mentre gira l'angolo, torno al mio caffè che borbotta sul fornello. Non è finita qui, è tornata! E che devo fare se tra il giardino e casa mia, preferisce casa mia? Mica mi avrà scambiata per la sua mamma!?! Non ci si può credere, è lì difronte a me, si sposta sul perimetro delle mattonelle per poi rimettersi tranquilla. Pare guardarmi o forse lo sta facendo?
     

  • 15 luglio 2016 alle ore 10:05
    Elena & Dick Primo Capitolo

    Come comincia: Estate del millenovecento ottantasei, a Sanremo il caldo torrido era mitigato dal vento proveniente dalla  Val Roya che separa Ventimiglia dal resto della Liguria.
    I turisti avevano invaso la bella cittadina ligure ed ora erano sparpagliati dappertutto.
    La passeggiata Imperatrice era affollatissima di belle signore eleganti e di giovanotti a caccia di compagnia .
    Passavano davanti alla statua della Primavera che a braccia spalancate sembrava voler abbracciare tutti in un fresco benvenuto.
    Anche  Elena che, camminava indolente , soffrendo il caldo, passò davanti alla statua
     Si appoggiò al parapetto di pietra mentre sotto passava il treno che , raggiunta Ventimiglia , avrebbe raggiunto Torino via Cuneo, in serata .
    Un Viaggio lentissimo, pareva non finire mai , Elena pensò che per fortuna lei, il viaggio lo faceva sempre in macchina.
    Oltre la ferrovia ,i ristoranti, pizzerie, e le ristrettissime spiagge che tutti gli anni a primavera dovevano essere ricolmate di sabbia .
    Si stavano costruendo i primi frangiflutti , ma ci sarebbero voluti ancora cinque o sei anni per completare i lavori .
    Sulla spiaggia del Lido Imperatrice, individuò suo marito e i suoi figli stesi al sole .
    Le ragazze Gina e Tania ,  intimidite dalla presenza del padre , giocavano un tranquillo gioco di carte, mentre Alan ,fotocopia del padre , stava sdraiato rigido sotto l'ombrellone.
    Eugenio si stava accingendo ad entrare in acqua . ''Anche in costume da bagno sembra sempre in giacca e cravatta '' pensò  divertita Elena . 
    A lei non piaceva il mare ; lei era una capra di montagna .
    Tuttavia si era ritrovata con una casa a Sanremo ( città che detestava ) , e doveva ,suo malgrado andarci ogni qualvolta ad Eugenio fosse venuto desiderio di fare week end al mare, non aveva vie di scampo .
    Era stato inutile fargli notare che la casa era in un brutto posto, che lei avrebbe preferito Limone Piemonte o Champoluc in Valle D'Aosta,non c'era stato verso .
    Lui voleva la casa al mare , e la casa al mare era stata comprata.
    Non era facile vivere con un uomo come Eugenio, uno senza un minimo  di senso dell'umorismo e ironia zero, per lui uno che ride non è una persona seria, Lei ,
    ​al contrario era un tipo solare e sorridente ,aveva sempre una parola gentile con tutti
    ​e una delle figlie, la più piccola Tania, era uguale a lei sempre allegra e amichevole ; al contrario di Gina che aveva preso in parti uguali da tutti e due i genitori e non sapeva mai nemmeno lei cosa fare.
    ​Assorta nei suoi pensieri sollevò lo sguardo oltre la spiaggia ,sul mare gremito di imbarcazioni che si lasciavano trasportare pigramente dal vento.
    Erano quasi tutte barche a doppio sistema : motore e vela combinati .
    I velisti passavano giornate magnifiche e la sera si ritrovavano nei locali di Porto Sole , il porto nuovo di Sanremo , per cene pantagrueliche a base di pesce fresco .
    ​Tra tutte quelle vele c'erano anche motoscafi ,grandi e piccoli e barche a remi o a motore  di pescatori , senza speranza,  perché in tutto quel traffico non si pescava un pesce nemmeno a pagarlo, ma il divertimento , vuoi mettere il divertimento !
    ​Un piccolo motoscafo verde ,attirò la sua attenzione perché era impossibile non notarlo .
    Intanto era piccolo, poi era verde, ed infine aveva a bordo due persone che non potevano essere più diverse, uno ,un ragazzo molto giovane , aveva i capelli di un biondo talmente chiaro da parere bianchi .
    Era di sicuro un nordico o un russo.
    ​Mentre l'altro ,che anche da lontano si faceva notare ,era alto, muscoloso e nero .
    ​A quei tempi non c'erano molte persone di colore in giro . Elena notò tutte queste cose con un colpo d'occhio degno di Ercule Poirot. Vide il motoscafo proseguire lungo il molo fino all'imboccatura dei due porti e sparire alla sua vista .
    ​Ritornò verso il centro lungo la trafficatissima via Mateotti , e alla sua sinistra passò davanti alla chiesa Russa con le cupole di maiolica lucenti al sole e che di notte splendevano di mille colori , dopo pochi metri il Casinò ,bianco e splendido ,dove di notte e di giorno molti lasciavano fortune e capitali. Ancora poche decine di metri e sulla destra il teatro Ariston ,talmente famoso che tutto il mondo conosce.
    ​Elena tirò dritto senza degnare di uno sguardo né il Casinò e tantomeno l'Ariston.
    ​Via Matteotti è la vetrina elegante di Sanremo ,dove ci sono i negozi di tutti i più famosi stilisti , ma a lei non interessavano .
    Passò oltre e arrivò in piazza Colombo dove trovò la sua panetteria preferita ,comprò il pane e altre cosette buone e si avviò verso casa ..........................................................
    ​Il piccolo motoscafo verde entrò nel porto vecchio e si insinuò fra tutte le barche e barchette ormeggiate ,finchè trovò il suo spazio libero .
    Il biondo saltò sul molo e prese la corda che l'altro gli porgeva  :- Legalo bene ,non vorrei trovarne due -
    ​:-I miei nodi sono solidi ,mi hai insegnato tu a farli- I due risero.
    Il biondo ,che si chiamava  Christian, era norvegese ,cresciuto in Italia ; mentre l'altro , il bellissimo nero era capitano nell'esercito statunitense e si chiamava Dick Northam.
    Lavoravano insieme , e facevano parte di una squadra speciale antidroga . Chris aveva diciannove anni , ma ne dimostrava sedici, riusciva a fare amicizia con i ragazzi delle scuole e una volta trovato lo spacciatore interveniva Dick con i Carabinieri.
    ​:-Adesso dobbiamo separarci - disse Dick - devi fare un giro a Torino ,nella scuola che frequenta mia sorella . Voglio sapere che gente frequenta e se si tiene fuori dai guai-
    ​:- Hawa è una brava ragazza - rispose Chris-  piuttosto quelle nuove amiche che frequenta .... mi occuperò di saperne di più-
    ​:- Bene , Adesso che fai prendi il treno ? :- 
    ​.- No ,farò l'autostop fino a Torino .
    ​:- Sei completamente fuori di testa , ma fai come vuoi. Hai bisogno di soldi ? 
     :- Se sganci una cifra non dico di no
    ​Dick tirò fuori dalla tasca dei jeans un po' di banconote ,che il ragazzo prese allegramente :- Grazie capo ci vediamo a Torino
    ​si salutarono e Chris si incamminò verso la stazione ferroviaria e di li sarebbe salito verso la strada per Ventimiglia . Dick si diresse  verso la Capitaneria di Porto per parlare col comandante in capo .
    ​Di li a qualche giorno sarebbe partito per Torino . Aveva una strana sensazione , di aspettativa come se fosse passato vicino a qualcosa di nuovo e misterioso.
    Continua...

  • 12 luglio 2016 alle ore 2:25
    Albinismo: tre storie

    Come comincia: 1) Albinismo.
     
    Il mare di Pioppi, quel giorno, appariva mosso. Il gruppetto di giovani, arrampicati sugli scogli, sembrava ben adatto a muoversi comunque con assoluta disinvoltura: le mascherine sul volto, si tuffavano dai punti più alti, insinuandosi, fuori vista, in cerca di polpi e di ricci di mare. Erano maschi e femmine sui sedici, diciotto anni.
    Una ragazzina bionda faceva incetta degli spinosi animaletti, salvandosi dalle punture con le scarpette di gomma. La rete che li conteneva mostrava il contenuto che si agitava, tra il colore bruno e il rossiccio.
    Un ragazzo scurissimo di pelle, con il costume arricciato sui fianchi per liberare meglio le cosce, con un coltellino corto, ne apriva alcuni, mangiandone la parte commestibile, per poi gettare il resto in mare, mettendo a rischio i piedi di chi non usava sandali di gomma.
    Altri corpi snelli o più grassottelli spuntavano a tratti dalle onde schiumose.
    Giusy, quella fine estate, era diventata di un bel color bronzo. Ben differente il colore di Francesco, che si riparava dal sole sotto un ombrellone. La pelle, malgrado l'abbondante dose di protezione solare -la più forte- era color gambero. Qualche ciuffo biondissimo di capelli, anzi, più che biondo, bianco, spuntava da sotto il cappellino a visiera. Gli occhi, di un azzurro che litigava con quello del cielo, erano comunque ombrosi. Si guardava intorno, evidentemente a disagio, mentre gli altri del gruppo, ragazze e ragazzi evidentemente a loro agio, saltellavano sugli scogli, si tuffavano, infilzavano sotto l'acqua polpi di piccole dimensioni, inseguendoli e punzecchiandoli fino alla resa.
    Francesco si era più volte bagnato, per non soffrire il caldo. Nuotare, per lui, era un gioco felice, in piscina, o durante le ore in cui il sole calava determinatamente all'orizzonte, ma non poteva mostrarsi come gli altri al sole, pena scottature violente. Fissava apertamente Giusy, chiunque poteva rendersene conto: per lei aveva una vera e propria passione. Tanto da seguirla su quegli scogli, scendere per le rocce che portavano al mare, sotto il calore accecante e restarsene lì come un povero gambero che si trovasse fuori del proprio guscio.
    Si era portato un libro di Ernest Hemingway: For Whom the Bell Tolls (Per chi suona la campana). In inglese.  La sua fotofobia poteva comunque essere ridotta impiegando normali occhiali da sole. I suoi erano ottimi e gli permettevano anche di leggere, protetto dall'ombrellone che si tirava dietro come avrebbe fatto una lumaca con il suo guscio. Difatti: volendo vivere l'estate assieme al gruppo di amici, doveva comunque proteggersi dal sole e cercare, anche, di passare il tempo, mentre gli altri si divertivano in tutti i modi legittimi che si potevano trovare in estate. Studiava l'inglese, perché sognava di andare a vivere in Inghilterra, laddove, pensava, il colorito pallido, gli occhi glabri ed i capelli chiari, avrebbero potuto passare quasi inosservati.
    Intanto seguiva le evoluzioni della ragazza sugli scogli. Era un maschiaccio: bruna di pelle anche d'inverno, con i capelli ricci che splendevano di ombre blu e gli occhi grandi e scuri, rappresentava il suo esatto contrario. Forse proprio per questo, l'attirava. Ma non accadeva il contrario. Giusy ammirava Giovanni. Alto, robusto, con i capelli di un castano rossiccio, che teneva legati in una codina che non diminuiva la sua aria di maschio, non era certamente bravo come Francesco, a nuoto. Ma non aveva paura del sole e questo lo rendeva più vicino a Giusy nelle giornate al mare. Il romanzo gli piaceva, così ricco d'amore, di disperazione e di sesso, così senza possibilità di soluzione positiva, lo faceva sentire partecipe del dolore dei protagonisti. Tuttavia di tanto in tanto lanciava occhiate preoccupate verso Giusy, che gli sembrava troppo poco attenta al pericolo. La testina bionda fuoriusciva a tratti dalle acque, mentre le onde sembravano sopraffarla. Poi il suo corpo aggrediva uno scoglio, ponendosi in salvo. Ma, nella sua ricerca, sembrava perdere ogni contatto con il gruppo. Si allontanava sempre di più e ogni volta che scompariva sotto l'acqua grigia e bianca Francesco si ritrovava più preoccupato. Misurava la distanza tra lui e lei, chiedendosi in quanto tempo avrebbe potuto raggiungerla, se fosse stata in pericolo.
    Un attimo: abbassò lo sguardo sulla pagina che appariva marrone per le lenti degli occhiali e quando lo rialzò, dopo una pagina, non gli riuscì più di vederla. Attese qualche attimo, fissando l'ultimo scoglio laddove la ragazza era scomparsa: nulla. Divenne ansioso. Si rialzò, gettando di lato il libro e guardò ancora nella direzione di lei: nulla. Pur comprendendo di correre il rischio che i suoi timori fossero inutili e si mostrasse ridicolo, uscì allo scoperto sotto il blando sole della giornata nuvolosa e si lanciò verso il mare. Si aspettava, da un attimo all'altro, che lei riapparisse e la sua corsa divenisse inutile, goffa. Ma lei non comparve. I primi scogli bassi, le rocce, urtarono contro i suoi piedi, mentre fissava l'ultimo scoglio dove l'aveva vista infilarsi in acqua. Il cuore gli batteva all'impazzata, il tempo gli sembrava essersi bloccato, ma sapeva bene che non era così: per lei, se si trovava davvero sott'acqua, con la mascherina senza respiratore, ogni minuto poteva essere fatale. I suoi muscoli allenati in piscina ubbidivano veloci. Le ore passate a fare esercizio in palestra servirono a che superasse di slancio gli scogli, fino a raggiungere l'ultimo dove lei era scomparsa. Senza mascherina, si tuffò ad occhi aperti, disperato, guardandosi intorno nell'acqua melmosa. Era terrorizzato. Quei minuti passati sott'acqua poté affrontarli per l'abitudine a farlo in piscina. La vide. Era ferma, insinuata di sbieco dietro uno scoglio. Da un lato del capo fluiva come un filo rosso e comprese che si trattava di sangue. Doveva essere urtata violentemente contro una roccia a seguito di un'onda più forte. Raggiunse quel capo per trarlo fuori dall'acqua, mentre il peso morto dell'amica gli fece credere che fosse inutile, che lei non svenuta ma finita senza respiro, l'avrebbe portata a riva come un cadavere.
    Avrebbe urlato se avesse potuto. La condusse fuori, fece scivolare il corpo sul più vicino scoglio, la mise di fianco per fare sì che l'acqua fuoriuscisse dalla bocca, la scosse, poi, dopo averla girata col volto verso l'alto, le batté il petto ritmicamente con le mani unite: Poi di nuovo di fianco, per farle espellere , l'acqua, mentre lei, finalmente, cominciava a tossire, agitandosi in modo dapprima senza senso, poi con maggiore logica. Tentava di mettersi seduta, tossiva, si passava una mano sul lato della fronte dove provava dolore. Ma, fortunatamente, il fiotto di sangue sembrava essersi bloccato.
    -"La testa. Mi fa male la testa."- Sussurrò.
    -"Sì, dobbiamo, tornare a riva. Dobbiamo portarti all'ospedale. Da solo non ce la faccio, devi aiutarmi."-
    Lei parve accorgersi di lui all'improvviso:
    -"Cosa ci fai qui?"- Chiese-
    -"Ti ho visto scomparire e sono venuto a salvarti."-
    Rispose lui, semplicemente.
    Finalmente da riva sembrò che gli altri del gruppo si fossero resi conto del pericolo corso dall'amica: cinque o sei ombre si agitavano, vicine tra loro, ma nessuno sembrava intenzionato a raggiungerli. Comunque, fortunatamente, era oramai inutile. Un po' nuotando, un po' arrampicandosi di scoglio in scoglio, i due giovani raggiunsero gli altri.
    In pochi minuti, malgrado che il sole non sembrasse neanche esserci, la pelle di Francesco era divenuta di un bel rosso acceso. Lei se ne accorse:
    -"Il sole ti fa male!". Gli ricordò.
    -"Fa nulla. Passerà."-
    Non era intenzionato a mollarla in quel momento. Lui l'aveva trovata, lui l'aveva salvata e lui l'avrebbe accompagnato al Pronto soccorso di Vallo della Lucania, con la sua auto. Anche a Giusy la cosa sembrò logica. La afferrò per mano e si allontanarono, risalendo verso la strada a picco sul mare. Fu faticoso. Lui portava le chiavi dell'auto nel pantaloncino che indossava. La fece sedere di fianco al posto di guida e mise in moto.
    -"Grazie"- Disse Giusy, osservandolo attentamente, forse per la prima volta. Si accorse che era proprio un bel ragazzo, malgrado i capelli bianchi.
    -"Fa male essere albino?"-
     Gli chiese.
    -"No. Ci sono nato e ci ho fatto l'abitudine"- Rispose lui sorridendo. Si rese conto che era proprio la verità.
     
     2) Nero.
     
    Dopo molto dolore nacque suo figlio e il suo uomo la lasciò, non appena l'infermiera lavò il piccolo e lo consegnò alla madre.
    Era bianco.
    Un padre nero come l'avorio non può accettare che dalla propria donna nera venisse fuori un essere dalla pelle bianca.
    -"E' uno zeruzeru"- Decretò.
    Così erano definiti i piccoli diavoli bianchi (gli albini), nel villaggio di Maka, che si trovava fortunatamente in un clima mediterraneo. La vegetazione a macchia, era stata utilizzata dall'agricoltura, per cui vi cresceva la vite e l'ulivo e quindi la vera povertà non era di casa.
    Ma l'ignoranza imperversava.
    Strinse al seno quell'essere bianco che subito dimostrò la sua voglia di vivere succhiandolo.
    Cosa ne avrebbe fatto?
    Secondo quando aveva sentito dire era stato il diavolo a sostituire suo figlio, nel suo grembo, con un bimbo albino.
    Perché lei sapeva che suo figlio non poteva essere che albino. Lei non aveva tradito il marito con l'uomo bianco presso di cui lavorava come cameriera. La famiglia presso cui vivevano lei e il suo compagno era europea. Medici che a giorni sarebbero rientrati in Italia. Guardò il suo cucciolo e provò verso lui un amore feroce, ma sapeva bene che sarebbe stato condannato alla sofferenza: gli albini erano considerati contagiosi e potevano trasformare in pelle bianca chiunque li toccasse.
    Lei sapeva, inoltre, che suo figlio sarebbe stato considerato un fantasma dei colonizzatori europei.
    L'avrebbero condannata: doveva per forza avere avuto un rapporto sessuale con un uomo bianco. L'avrebbero cacciata dal villaggio, sempre che lei non avesse ucciso e seppellito il piccolo mostro. Ma c'era di peggio: le avrebbero proposto di acquistarlo per prelevare al bimbo le orecchie, la lingua, il naso, ma anche i genitali e gli arti.
    Il suo uomo si era mostrato fin troppo buono: avrebbe potuto strapparle il figlio dalle braccia per rivenderlo a cifre enormi. Sapeva di bambini venduti, fatti a pezzi,  la cui pelle era stata usata per confezionare talismani.
    Cosa avrebbe fatto di lui?
    Si addormentò, stanca e provata, con il bimbo a fianco, ma fu svegliata da un rumore.
    Aprì gli occhi e vide che il dottore e la moglie la stavano osservando. Era brava gente, venuta in Africa per aiutare. Avevano vissuto per molti mesi in una capanna del villaggio, migliorando l'ospedale che era stato realizzato con denaro proveniente dall'Italia.
    In quell'ospedale era nato suo figlio e Dott, con la moglie Irene, erano venuti a salutarlo.
    Ma adesso l'osservavano.
    -"E' bianco"- Disse Maka.
    -"E' albino"- Disse Irene.
    Per qualche minuto tacquero tutti, tranne il piccolo che cominciò ad agitarsi e lanciare tenui strilletti pretenziosi: aveva fame.
    La moglie del dott allungò le braccia per prenderlo e lei glielo consegnò.
    Nel momento in cui il piccolo fu tra le braccia chiare di lei, sembrò essere al posto giusto. La pelle di lei e quella di lui erano uguali. Bianche.
    -"Tu comprendi che non puoi tenerlo, vero?"-
    Chiese l'italiana cullando suo figlio.
    -"Sì. Il mio uomo mi ha lasciata. Posso tornare a casa con voi?"-
    -"Certamente. Ma tra quindici giorni noi ritorneremo in Italia. Allora cosa sarà di te? Cosa avverrà del bambino?"-
    Tacque.
    Parlò il medico: -"Lo sai che ho studiato come sono trattati gli albini qui da voi.  Li fanno a pezzi, perché la magia nera africana sostiene che se lo zeruzero soffre molto morendo, più urla, mentre gli sono amputati gli arti, più grande è il potere presente nell’arto amputato. Le Nazioni Unite hanno contato più di 70 albini uccisi in Tanzania negli ultimi mesi. E' un numero basso rispetto alla realtà. Vuoi venderlo? Vuoi ucciderlo? Vuoi vederlo fatto a pezzi? Lo sai che anche se vorrà studiare sarà trattato come un deficiente.  Nelle scuole, ammesso che tu possa portarlo all'età scolare, nessuno capirà che deve stare vicino alla lavagna, perché vede male, perché il suo udito può essere basso."-
    -"Cosa volete che faccia?"-
    -"Dallo a noi. Non abbiamo figli e lo adotteremo."-
    -"No!"- Urlò lei.
    Ma sapeva che l'offerta era buona.
    -"Lo faremo crescere e studiare.  Sarà un bambino normale. Bianco tra i bianchi."-
    -"Dimenticherà la sua gente. Dimenticherà sua madre!"-
    -"Noi faremo in modo che non accada. Gli parleremo della sua terra e di sua madre. Gli diremo anche che tu hai fatto un grosso sacrificio a lasciarlo a noi, per farne un uomo felice. Studierà. Forse diverrà medico. Forse deciderà di tornare nella sua terra, da forte, da adulto, da italiano. Così potrà cambiare le cose. Se lo terrai morirà o ne farai un infelice.
    Maka sapeva che avevano ragione.
    -"Portatelo a casa."- Disse.
    Così fecero e dopo una quindicina di giorni in cui ebbe modo di vedere come fosse amato, lo portarono via con loro.
    Lei non pianse. Poté tornare al villaggio, da sola. Il suo uomo la guardò e non disse nulla, ma poi l'abbracciò e la tenne con sé: aveva agito bene.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    3) In funicolare.
     
    Lui vendeva un po' di tutto in funicolare, ma con una cert'aria di serietà ed orgoglio. Penne, ventagli, contenitori per bibite. Cose di discreta qualità a prezzi bassi.
    Cominciava il suo discorso ponendo in luce il fatto di essere albino e di come fosse difficile vivere e lavorare essendolo.
    Molta gente comprava, non per pietà, ma per convenienza.
    Un giorno, verso le 14.00 in quel primo vagone entrò un piccolo gruppo di studentesse. Probabilmente universitarie al primo anno, allegre, spensierate, con l'aria di essere un pochino "figlie di papà".
    Tuttavia una di queste, nell'entrare, ebbe un sussulto violento, fu quasi tentata di spingere fuori le amiche, di condurle in un nuovo vagone, o, almeno, più in alto. Le amiche non se ne resero conto. Non si mossero.
    L'albino aveva cominciato a presentarsi e illustrare i suoi prodotti, ma all'ingresso del gruppo, parve che le parole gli restassero in gola. Le osservò, a disagio, poi abbassò per qualche minuto lo sguardo. Lo rialzò di nuovo, con un'espressione che sembrava di essere d'attesa, fissando gli occhi su una delle ragazze che ricambiò per qualche secondo lo sguardo, ma poi gli girò le spalle.
    A questo punto l'uomo sembrò ritrovare il sangue freddo e riprese il suo discorso da capo:
    -"Buon giorno a tutti, scusate se vi disturbo, ma non voglio costringere nessuno. Io sono nato albino e per questo non vedo molto bene e neanche sento molto bene. Sono anche particolarmente portato alle malattie e non posso stare molto al sole perché rischio tumori della pelle..."-
    Le persone che lo conoscevano restarono piuttosto perplesse, in quanto non si era mai tanto dilungato sulle sue difficoltà. Continuò:
    - "In effetti sono un commerciante al minuto. Non chiedo l'elemosina a nessuno, perché vendo oggetti utili e soltanto a chi desidera comprarli."- Sorrise.
    Una ragazza dal vagone più in alto si sentì chiamata in causa:
    -"E' vero! Le vostre penne sono buonissime ed uso sempre e soltanto quelle! Ne posso avere due?"-
    -"Sì, certo. E con il ventaglio le donne possono rinfrescarsi. Però ho anche questo micro ventilatore a pile, per due euro, compreso le batterie..."-
    Sorrise.
    Una signora chiese un ventaglio e lui le chiese che colore lo volesse. Lo prese nero: un euro. Qualcosa lasciava pensare che probabilmente la donna a casa ne avesse altri, ma che le facesse piacere aiutare quell'uomo gentile, che non chiedeva elemosine.
    Lui passò oltre e percorse il primo scompartimento. Alla fermata successiva scese, per raggiungere un altro scompartimento e rifare il suo tentativo di vendita.
    Le ragazze restarono nel primo.
    La funicolare fece tre fermate e ogni volta il commerciante al minuto cambiò vagone, per provare a vendere i suoi prodotti ad alti viaggiatori.
    Finalmente la funicolare giunse all'ultima fermata del vomero e l'uomo sembrò attendere prima di scendere dal vagone in alto. Pareva cercare qualcuno tra la piccola folla di persone che saliva lentamente le scale per raggiungere l'uscita. Aspettava le ragazze. Non tardarono a passargli avanti e lui le tenne dietro fissando le spalle della più piccola: una brunetta dal colorito olivastro. Fu un momento. A pochi passi dal raggiungimento dell'esterno, la ragazzina rallentò, poi si fermò fino ad affiancarsi all'uomo, che le fece una timida carezza sulla spalla, nascondendosi.
    -"Ciao papà. Buona giornata!"- Sussurrò la brunetta. Poi si lanciò per raggiungere le compagne.
     
     
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  • 11 luglio 2016 alle ore 21:44
    Amalia e Giovanni

    Come comincia: Amalia e Giovanni si mettono a tavola, come ogni sera da ventotto anni. Quando lui allontana dal tavolo il posacenere le sigarette l’accendino, lei sa che è ora di apparecchiare. Lesta prende la tovaglia nel cassetto e la stende sul tavolo. Con maestria, in un solo movimento, la tovaglia è allargata, perfettamente, da ogni lato del tavolo scende per la stessa misura. Giovanni mette i tovaglioli, prende la bottiglia dell’acqua minerale e la posa sul tavolo. Lei arriva con i piatti i bicchieri e le posate, li sistema e sposta la bottiglia dell’acqua, un po’ più in là, dove piace a lei. Si sorridono, è probabile che lui lo faccia apposta, per darle la soddisfazione di spostarla. A lei non piace alzarsi durante la cena perciò mette in tavola tutto, proprio tutto quello che può servire, ma se qualcosa viene dimenticato, sarà Giovanni ad alzarsi per andarla a prendere. Si è sempre fatto così, non l’ha deciso nessuno, è automatico. Mentre mangiano non parlano molto, anzi spesso Amalia si perde in pensieri stranieri, e poi si sente in colpa e subito appoggia una mano su quella di lui. Va tutto bene? Certo, va tutto bene. Lei gli cucina ciò che gli piace, lo coccola e ama fargli sorprese. Poco tempo fa ha nascosto un dolce nel frigorifero, in un posto dove lui non avrebbe mai guardato, e poi, a cena finita l’ha portato in tavola godendosi lo stupore e la gioia di lui. Mentre mangiano lei spesso sbircia i capelli quasi del tutto bianchi di Giovanni e pensa che il prossimo compleanno saranno settanta. E lui se ne accorge: Tesoro, cosa pensi? Lei non sa cosa rispondere perché le cose che pensa sono davvero tante, e allora sintetizza: penso che ti voglio bene. Amalia è una donna che ha amato e ama molto, ma non sa dire ti amo, non l’ha mai detto. “Ti voglio bene” è tutto ciò che lei riesce ad esprimere con le parole, il resto lo dimostra con la tenerezza, la dedizione, e la dolcezza. Giovanni le sorride e le stringe una mano. C’è un attimo di smarrimento fra di loro, una piccola nuvola che passa veloce e posa un’ombra sul loro sorriso. Quanto tempo avremo ancora per stare insieme? Non se lo dicono ma lo pensano tutti e due. Chi se ne andrà per primo? E’ Amalia la prima a reagire. Si alza di scatto per sparecchiare la tavola. Va a prendere i farmaci che lui deve assumere ogni sera e glieli porge nel palmo della mano. Lo accarezza. Coricati un po’, se ti addormenti ti sveglio io quando è ora dell'insulina. Giovanni scherza scimmiottando un vecchio programma tv “portami a nanna”, e ridono tutti e due divertiti. Lei lo accompagna in camera e controlla che sul comodino ci sia il fazzoletto pulito. Lui le dice: ma dai non stare al computer, vieni a letto, a guardare la tv, ti vorrei accanto a me. Amalia lo rassicura: certo, sbrigo le ultime faccende e ti raggiungo. Va bene, ti aspetto. Giovanni lo dice sempre, ma poi si addormenta. E quando lui si addormenta magari lei sta in piedi fino a tardi, ma appena si mette a letto, la mano di lui, anche se nel sonno, cerca la sua mano e la stringe. Solo così la notte sarà serena.

  • 06 luglio 2016 alle ore 20:09
    Del Mondo Altro

    Come comincia:  
    Ci son cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere nell'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco cosa mi accade quando entro nell’Altro e mi lascia fiacca, forse svuotata, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, è essere rimasti appesi in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima. Ritornare alla mia forza sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Resto in quel silenzio ovattato fino al risveglio del Luogo di me, serafica, effusa nel nulla, felice di aver ricevuto il permesso di entrare in Mondi Altri.son cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere l'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco, Vi ho spiegato cosa mi accade quando leggo Voi o i miei autori, è il mio modo di dirVi che quando rinvio la lettura nel Gruppo, non è per quella stanchezza superabile stando seduti davanti al pc, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, e leggerVi senza essere in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima, sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Voi offrite il Dono del Luoghi dell'Anima e io sono onorata e felice perché mi permettete di entrarcison cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere l'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco, Vi ho spiegato cosa mi accade quando leggo Voi o i miei autori, è il mio modo di dirVi che quando rinvio la lettura nel Gruppo, non è per quella stanchezza superabile stando seduti davanti al pc, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, e leggerVi senza essere in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima, sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Voi offrite il Dono del Luoghi dell'Anima e io sono onorata e felice perché mi permettete di entrarcison cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere l'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco, Vi ho spiegato cosa mi accade quando leggo Voi o i miei autori, è il mio modo di dirVi che quando rinvio la lettura nel Gruppo, non è per quella stanchezza superabile stando seduti davanti al pc, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, e leggerVi senza essere in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima, sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Voi offrite il Dono del Luoghi dell'Anima e io sono onorata e felice perché mi permettete di entrarcison cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere l'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco, Vi ho spiegato cosa mi accade quando leggo Voi o i miei autori, è il mio modo di dirVi che quando rinvio la lettura nel Gruppo, non è per quella stanchezza superabile stando seduti davanti al pc, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, e leggerVi senza essere in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima, sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Voi offrite il Dono del Luoghi dell'Anima e io sono onorata e felice perché mi permettete di entrarcison cose che legano profondamente all'Altro: fanno camminare nella sua anima, consentono di viaggiare in mondi che sì si conoscono, ma hanno aria diversa, colori e sfumature proprie, che afferrano, trascinano, fino ad amalgamarsi e perdersi in quel "Mondo Altro". E' immersione senza scafandro, leggere l'Altro, è respirare senza polmoni, è apogeo di Luoghi senza definizioni, non sono il basso (profondo) e non sono l'alto (l'etereo), è Luogo dell'Anima. Lì ci si può entrare solamente senza peso, non si può lasciare la propria orma perché è spazio sacro. Nemmeno il pensiero ha il permesso di entrarci. Ecco, Vi ho spiegato cosa mi accade quando leggo Voi o i miei autori, è il mio modo di dirVi che quando rinvio la lettura nel Gruppo, non è per quella stanchezza superabile stando seduti davanti al pc, no, è non avere più fibra sulle corde dell'anima, e leggerVi senza essere in quel Mondo Altro, in quel Luogo dell'Anima, sarebbe offendere la dignità di chi ha porto il suo Luogo come dono. Voi offrite il Dono del Luoghi dell'Anima e io sono onorata e felice perché mi permettete di entrarci

  • 05 luglio 2016 alle ore 15:23
    L'intruso

    Come comincia: Si era di Marzo e fu un'annata fredda, ma sempre pronta a lasciar esplodere il sole alla stagione successiva. In Primavera però, quando si risvegliava, la natura sapeva di flebile e forte, un contraddittorio. Come l'uomo che mostra le sue facce, così pure vi erano i contrapposti, che fra i colori e gli eventi, mutavano instancabilmente per prepararsi alla lunga estate calda.
    Ho sempre pensato alla Primavera come ad una dolce, lenta agonia. Lei, così padrona del caldo e del freddo, dei colori nei campi e dei battiti di cuore. Ci tiene al guinzaglio, ci guida e ci schiaffeggia, ci premia e ci abbandona, mutante e mutevole anima vacante.
    Si era di Marzo, e fu un'altra Primavera di occhi che frugano ovunque senza nulla vedere. Gli orizzonti più lontani sono sempre quelli che abbiamo accanto, e non è esatto dire che non li vediamo. Siamo tutti sempre molto più coscienti di quanto amiamo credere e lasciar credere.
    La mano di Beth, che carezzava le rose, le viole e le spighe, trovava ora un fiore sconosciuto, qualcosa di ignoto che sapeva di quella paura che si prova una volta sola nella vita. Tutte le altre, le volte in cui avrai avuto nuovamente paura di qualcosa, non avrà mai a competere con quella.
    Si era di Marzo, e Beth vide nello specchio la sua vita fino ad allora, scorrerle davanti, un fotogramma dopo l'altro, gli anni stipati in attimi, a perdere l'incanto di ciò che furono, solo per quella folle velocità a cui viaggiavano. Le sembrò di percepire il freddo e il calore scorrerle nelle vene, come un fiume che si lasci trascinare dalla corrente senza opporre resistenza, certa di sfociare in un mare sconfinato, un mare più dolce e più clemente di quell'eterna sentenza.
    Si era di Marzo, e la mano di Beth, sotto il getto di un'acqua tiepida e dolce, scorgeva l'intruso, che ineducato e inopportuno se ne stava lì sotto con lei, puntando i piedi come un bambino capriccioso, e deridendola come un adulto inconsapevole.
    Perché, cosa volete che ne sappia l'intruso, della Primavera e delle sue beltà, di Beth e dei suoi fiori, dei laghi e delle spiagge, della vita e dei sorrisi? L'intruso poi, egli non conosce neppure le umane lacrime, la pura sofferenza del dispiacere, o di una delusione. L'intruso però, ben conosce il punto più profondo dell'essenza del dolore, quello oltre il quale esiste solo il baratro del'ignoto, che non si trova dove c'è quel che non conosciamo, ma si trova dove vi è ciò che non saprai mai quando avrà fine, immaginando l'eternità, come un piccolo nastro rosa.
    E' l'evento che nasce, ti fa guerriera e ti vede combattere ogni volta la stessa battaglia. E' la tua prima Primavera di malattia, e l'intruso verrà sbattuto fuori dal tuo corpo senza garbo, i tuoi colori muteranno come tutte queste Primavere, sarai rosa in un campo di grano, avrai imparato a domare le correnti del fiume, avrai mutato l'odore della tua pelle, e ogni nuova tua paura ti sarà fedele compagna, alleata nella quotidiana lotta di crescere e fiorire ancora la tua rosa nel campo di grano.

  • 28 luglio 2015 alle ore 20:19
    TENTAZIONI

    Come comincia: Sono andata al supermercato, e mentre bighellonavo fra una corsia e l'altra mi sono trovata davanti allo scaffale delle marmellate, casualmente! Mi sono detta, ecco, quando mi venisse voglia di roba dolce, mi potrei mangiare un cucchiaino di marmellata. Ho guardato, cercato, e scelto "senza zuccheri aggiunti", è già qualcosa. Un bel vasetto di confettura di arance che ha anche quella puntina di amarognolo che mi piace tanto, e poi ha anche qualche tocchetto di scorza che mi piace tanto. Ho fatto la spesa e me ne sono tornata a casa col prezioso vasetto nel carrellino di nome Danilo. Caro Danilo, adesso quando arriviamo a casa dobbiamo fregare Paolo e fare in modo che non veda la marmellata, altrimenti sai la glice-sua, dove va a finire? Siccome Paolo, quando torno con la spesa, si siede in pole position e analizza tutto ciò che poso sul tavolo, ho dovuto fare artifizi alla Silvan, ma nascondendo la marmellata in mezzo a un fascio di foglie di coste, l'ho piazzata nel frigorifero, e poi sistemata nel cassetto delle verdure dove sono sicura che lui non va a guardare. Ma la presenza della marmellata in casa ha attivato una specie di iter perverso per cui a un certo punto non ho più capito se la voglia di dolce mi faceva pensare alla marmellata, oppure la marmellata mi faceva venire voglia di roba dolce. Il dubbio ha cominciato ad affliggermi: e se poi un cucchiaino non mi basta? E se non riesco a fermarmi? Ma va là, non sono mica più una bambina, i prossimi sono 67, eh, santo cielo, sono altro che adulta e ho il mio bel carattere. Ci mancherebbe che mi lasciassi dominare da un po' di marmellata di arance! Comunque la presenza del vasetto mi perseguitava. Appena Paolo è andato a dormire, mi sono precipitata in mezzo alle coste e ho acchiappato il vasetto, stando bene attenta a fargli fare il "plop" dell'apertura col rubinetto dell'acqua aperto, perchè Paolo ha le antenne tese anche quando dorme. Poi, sicura che lui non avesse sentito niente, ho preso un cucchiaino, macchè cucchiaino, un cucchiaio non sarà mica troppo, in fondo non è tanto più grosso di un cucchiaino, e poi, uno solo.... Danilo, posteggiato vicino al pianoforte mi guardava malizioso. Beh, credi che non sappia fermarmi? E lì sì, finalmente ho avuto la prova della forza del mio carattere e della mia ferrea volontà: me la sono mangiata tutta. 

  • 28 luglio 2015 alle ore 20:11
    CAFONE

    Come comincia: Oggi in trattoria c'era un signore molto distinto, di quelli che ormai non si vedono quasi più. Elegante, in abito gessato, capelli bianchi ben pettinati, viso abbronzato e rughe interessanti. Diciamo fra i settanta e gli ottanta. Al suo tavolo due donne e un altro signore. Mi sono perfino chiesta cosa ci facessero in un bar trattoria molto alla buona e senza pretese. Insomma pensate quello che volete, ma stridevano parecchio con l'ambiente. A un certo punto del pranzo, uno di quei pranzi domenicali da cui mi lascio sempre incautamente coinvolgere salvo poi non aspettare altro che l'ora di andarmene, a un certo punto Paolo ha cominciato a scalpitare perchè aveva voglia di fumare. Va bene, tanto lo so già, vai a fumare, fuori naturalmente. Bisogna dire che Paolo, quando sta seduto molto tempo, rimane piuttosto ingrippato, e quando si rimette in piedi, prima di camminare come si deve, la sua andatura è un po' claudicante, strana, insomma.....si fa notare. Mentre lo guardavo allontanarsi e mi apprestavo alla paziente attesa del suo ritorno e anche del cibo che non arrivava mai, cosa vedo? Vedo il distinto signore che non solo deride Paolo e il suo modo di camminare, ma lo scimmiotta, ridendo e facendo ridere i suoi amici. Davvero non credevo ai miei occhi. La leonessa che abita dentro di me ha ruggito rabbiosa. Il rispetto per me stessa, il rispetto per la signora della trattoria con cui sono in confidenza, e forse anche il fatto che non avevo bevuto abbastanza, mi hanno impedito di prendere per il collo il distinto signore e appiccicarlo alla parete. Invece l'ho solo guardato, e l'ho visto: una povera nullità in elegante gessato grigio.

  • 28 luglio 2015 alle ore 19:58
    LA FUGGIASCA

    Come comincia: Ah, ecco qua i numeri. Menomale che li ho conservati.
    -Pronto, buongiorno, scusi se disturbo, sua sorella è lì da voi?
    -Mia sorella? No. Ma chi parla?
    -Sono il suo....fidanzato.
    -Ah sì? Mia sorella ha un fidanzato? Non lo sapevo. E allora, se non lo sa lei dov'è......
    -Il fatto è che se n'è andata. Mi ha lasciato una lettera di addio sul tavolo della cucina ed è sparita. Sono disperato.
    -Ahahah! Non mi stupisce. Avete litigato?
    -Ma no, cioè sì, qualche volta, come tutti.
    -Non come tutti, in casa mia non si litiga. Comunque no, non è qui. Mi spiace. Buongiorno.
    tutututututututututututututututututututu
    -Pronto, buongiorno, scusi il disturbo, sua sorella è lì da voi?
    -Mia sorella? No, chi la vuole?
    -Sono il suo ....fidanzato.
    -Non sapevo che mia sorella fosse fidanzata.
    -Già, certo.
    -Perchè la cerca qui?
    -Perchè se n'è andata, mi ha lasciato una lettera d'addio sul tavolo della cucina ed è sparita, e io sono disperato.
    -Mi spiace tanto, se si facesse viva le dirò che lei la sta cercando. Salve.
    tutututututututututututututututututututu
    -Pronto, buongiorno signora. Per caso sua cognata è lì da voi?
    -Quale delle due?
    -Quella più giovane.
    -No, non è qui, e lei chi è?
    -Io sono il suo....fidanzato.
    -Ah, si è fidanzata? Non lo sapevo.
    -Già, immaginavo.
    -Se è la sua fidanzata, come fa a non sapere dov'è?
    -Veramente se n'è andata. Mi ha lasciato una lettera d'addio sul tavolo della cucina, ed è sparita. Sono disperato.
    -Beh, non è venuta qui.
    -Senta, per gentilezza, se si fa viva può dirle che ho tanto bisogno di parlare con lei?
    -Va bene, lo farò.
    -E poi ci sarebbe un'altra faccenda. Sua cognata aveva fatto la salsa, una trentina di bottiglie, potrebbe chiederle dove le ha messe? Non riesco a trovarle.
    -Ahahahah! La salsa! Guardi che non stiamo parlando della stessa persona. Non credo proprio che mia cognata abbia fatto la salsa.
    -Come no, è già il secondo anno che fa la salsa.
    -Ma parla di mia cognata quella di vent'anni?
    -Ventuno, per la precisione.
    -Va bene, venti...ventuno...ma lei le bottiglie le ha viste?
    -Certo che le ho viste, erano trenta, ma sono sparite anche loro.
    -Ah, capisco, certamente se si farà viva le chiederò notizie della salsa, ma penso che gliel'abbia fatta fare un anno di troppo! E' meglio che lei si metta l'anima in pace: non tornerà.
    tutututututututututututututututututututu

  • 28 luglio 2015 alle ore 10:22
    FRITTO MISTO

    Come comincia: Friggere richiede tempo e pazienza: gamberi, calamaretti, seppiette.....insomma va fatto bene. Naturalmente ho scelto la prima giornata di caldo bestiale, ti pareva, perciò non è stato riposante. Invece per qualcuno....
    "Cosa dici, Paolo, saranno cotte le seppioline?"
    "Mah, meglio assaggiare"
    "Secondo te, i calamaretti vanno bene?"
    "Mah, meglio assaggiare"
    "Cosa ne pensi dei gamberi? E' ora di toglierli?"
    "Mah, meglio assaggiare"
    Certo, solo che a forza di assaggi, quando finalmente mi siedo, stravolta dal caldo, per mangiare, lui praticamente ha già mangiato.
    "Mangerei un pezzetto di formaggio"
    "Eh no, adesso aspetti, mi sono appena seduta...."
    "Certo che aspetto. Non c'è fretta. Guarda, solo un pezzetto di formaggio e una fetta di anguria...ma aspetto!"
    Faccio finta di niente e continuo a mangiare.
    "Lo sai che è proprio buona l'anguria? Per caso hai preparato la caffettiera?"
    I calamaretti cominciano ad andarmi di traverso.
    "Sì, la caffettiera è pronta."
    "Ah bene, solo per sapere. Così mangio un pezzetto di formaggio, una fetta di anguria e il caffè...ma senza fretta."
    Certo, senza fretta, rifletto che devo mantenere la calma.
    "E' buono il fritto, vero? E' riuscito bene. Adesso un po' di formaggio, l'anguria, e io sono a posto."
    A questo punto scatto in piedi per andare a recuperare formaggio e anguria.
    "Ma no, potevi finire di mangiare...io avrei aspettato."
    Lui è preoccupato, e non mi può vedere in faccia perchè gli volto le spalle. E io, ormai superati tutti gli stadi....sto silenziosamente ridendo. 

  • 28 luglio 2015 alle ore 9:57
    VACANZE?

    Come comincia: Finalmente superata l'infatuazione per il campeggio in montagna, con mia grande soddisfazione si opta per le vacanze al mare. Brevi vacanze perché Mario ha diversi impegni anche in agosto per cui la prima vacanza sarà di una settimana, solo negli anni seguenti riusciremo a prolungare le ferie fino a due settimane. Vorrei soprassedere sulla prima vacanza perché effettivamente in una settimana non può succedere granché. Servirà, questa vacanza, per ritornare poi per diversi anni nello stesso posto. Lido di Venezia, punta estrema degli Alberoni. Laggiù avrò il piacere di divertirmi a più non posso. Mario decide di affittare un appartamentino in un residence. Ovviamente piccolo e su tre livelli: cucinino sotto, servizi a metà scala, camera e cameretta al primo piano, giardinetto sul retro, e perfino un piccolo pertugio nel muro esterno da utilizzare come cantinetta.. Noi non partiamo con le valigie come tutti i normali individui, noi le valigie le diamo al corriere perché il portabagagli dell'auto è adibito al trasporto del vino che ci servirà durante le ferie. Con grande cura diversi bottiglioni di barbera frizzante, tutti quelli che ci stanno, vengono posizionati lì, e, affinché non esplodano durante il viaggio, un telo da mare viene imbevuto d'acqua fredda per preservare il prezioso nettare, e verrà imbevuto diverse volte durante il viaggio, in modo che i bottiglioni arrivino a destinazione integri. Quando si dice le priorità! In questo eccezionale caso, io posso anche dimenticare il cavatappi perché i bottiglioni sono provvisti di "macchinetta", ma è evidente che io non lo dimenticherò, a costo di appendermelo al collo. Non si sa mai. Tutto bellissimo, si direbbe. Certo, a parte il fatto che abitare in un appartamentino obbliga a preparare da mangiare, a mettere in ordine, a fare la spesa. Ho in dotazione una bicicletta. Al mattino, dopo che si è fatta colazione, Mario e Raffaella vanno al mare, io invece inforco la bici e vado a fare la spesa. C'è una unica panetteria e commestibili in paese, ma i turisti sono tanti, e così inevitabilmente la coda è lunga ed estenuante. Fatta la spesa vado al mare? Ma non scherziamo: fatta la spesa torno a casa a preparare qualcosa per mezzogiorno da mangiare in spiaggia, riordino, faccio i letti, e, se ho tempo, comincio a mettere le basi per la cena che avverrà naturalmente in casa. Eseguito tutto, ormai è mezzogiorno, e ho corso, diciamolo pure. Inforco la mia amica bicicletta e, con armi e bagagli, volo alla spiaggia. Là, Mario sta facendo le parole crociate e Raffaella, con il salvagente infilato, rompe le scatole, chissà da quanto, per andare a fare il bagno. "Papà, che ore sono? Andiamo a fare il bagno?"  "Non è ancora ora, fra quindici minuti".  "papà, sono passati 15 minuti?"  "No non sono passati". Sugli orari non si discute, per fare il bagno a mezzogiorno bisogna avere fatto colazione alle otto, altrimenti tutto slitta, anche la mia pazienza.  Io sono stanca, sudata, carica come un mulo, vado in capanna dove c'è un armadietto contenente sale pepe olio e cosette varie che lasciamo sempre lì. Mi sento trasparente: Raffaella continua a piagnucolare che il tempo non passa mai e Mario continua a prendere il sole e fare le parole crociate. Io nel frattempo porto fuori il tavolo e lo posiziono sotto la tenda che fa da dehor, apparecchio con la tovaglia di carta, i piatti di plastica, i bicchieri di vetro, perché quando si beve i bicchieri devono essere di vetro, non certo di plastica o di cartone. E adesso? Già adesso bisogna andare al bar a prendere l'acqua fresca, e magari qualche stuzzichino se è desiderato. "NO, ma non andare adesso, che poi l'acqua si riscalda subito, andiamo a fare il bagno". Certo, andiamo a fare il bagno almeno qualcuno finalmente sarà contento: Raffaella. Andiamo a fare il bagno e subito dopo vado al bar a prendere quello che ci manca. Finalmente ci sediamo a mangiare e comincio ad assaporare la brezza marina, ma dura poco, bisogna rimettere subito tutto in ordine, e siccome dietro le capanne ci sono lavandini e si possono lavare i piatti, finalmente posso nascondermi per un po' all'ombra. Mi siedo per terra, sulla sabbia fresca e appoggio la schiena  al legno delle baracche, socchiudo gli occhi e mi lascio accarezzare da un lieve sospiro di vento, sperando che nessuno venga a cercarmi. Impossibile, mi ferisce le orecchie la voce squillante di Raffaella: "Dov'è la mamma?"  "E' andata a lavare i piatti". Ma porca miseria, dove posso fuggire? Mi sento braccata, perennemente braccata! "Cucù!" Ecco Raffaella. "Dai vieni, siediti un po' qui"  Ma lei ha sempre un mucchio di cose da dire, da chiedere, da puntualizzare perché la sua è l'età in cui i bambini sono antipatici, tutti, e sfido chiunque a dire che non esiste un'età in cui i bambini sono antipatici. 
    Sono solo le due del pomeriggio, e penso con terrore che la giornata sarà ancora lunga, che la vacanza sarà ancora lunga!

  • 27 luglio 2015 alle ore 14:03
    GLI SPOSI

    Come comincia: Quando arrivai nella cittadina notai subito quanto fosse carina e pulita. Mi trovai di fronte ad una casa tutta bianca. Sulla facciata c'era un dipinto che raffigurava un uomo e una donna nell'atto di camminare, l'uno accanto all'altra. Lei aveva lunghi capelli neri spettinati e indossava un abito leggero mosso dal vento. Lui la teneva per mano e aveva il viso rivolto verso di lei. Era un bel dipinto e mi avvicinai per guardarlo meglio. Mi venne incontro un uomo di mezza età, sorridente e gentile.
    "Bello, vero? Da guardare e da leggere."
    Infatti a fianco del dipinto c'era qualcosa scritto, che andai a leggere. C'era perfino il titolo sopra quelle poche righe: "Gli Sposi". Lessi:
    "L'usanza di quel tempo era che la moglie camminasse sempre qualche passo dietro al marito, per cui, quando fu l'ora di uscire insieme, la giovane sposa si fermò sulla soglia di casa per cedere il passo al marito affinchè la precedesse, come consuetudine. Lo sposo allora le accarezzò la fronte:
    "No, tu non camminerai dietro di me perchè non mi sei suddita, nè sottoposta, nè schiava. Tu sei la mia amata compagna, ispirazione e guida di ogni mio pensiero ed azione, e vorrei che camminassi davanti a me per indicarmi la via, così sarei certo di non sbagliare; ma non sarebbe prudente perchè in caso di pericolo improvviso non potrei farti da scudo col mio corpo per proteggerti. Perciò camminerai al mio fianco in modo ch'io, ogni volta che volgerò lo sguardo, potrò godere della dolcezza del tuo sguardo, dello splendore del tuo sorriso, della benedizione di ogni piega del tuo viso; e se abbasserò lo sguardo potrò vedere i nostri passi percorrere vicini ogni sentiero."
    La giovane sposa spostò una ciocca di capelli che le copriva in parte il viso, e lasciò che il bagliore degli ultimi riflessi del tramonto ne inondasse i morbidi lineamenti. Appoggiò la mano sulla spalla del marito in una tenera carezza e gli sussurrò:
    "Sarà, il nostro, un lungo viaggio insieme."
    Rimasi un po' lì ferma a fissare quel dipinto e ad interrogarmi sulla profondità del significato di quelle poche righe. Ma perchè scrivere sulla facciata della casa, pubblicamente, e probabilmente sfidando le convinzioni e tradizioni secolari di una piccola comunità!
    "Sono i miei genitori." Sentii dietro le mie spalle la voce dell'uomo di prima.
    "Hanno sempre combattuto perchè ogni uomo vedesse in ogni donna ciò che mio padre vedeva nella sua. Io sono qui, a guardia di questa facciata, monito per tutti gli uomini che ancora non hanno compreso il miracolo dell'uomo e della donna."
    Cosa significava "a guardia di questa facciata?" Istintivamente mi allontanai per guardare, e così vidi che non c'era nessuna casa, soltanto una facciata.
    Mi voltai verso l'uomo, con dentro i miei occhi tutte le domande del mondo.
    "Hai visto bene, la loro casa fu distrutta, dall'ignoranza, e chissà da cos'altro, ma questa facciata rimase in piedi, ed io sarò qui a proteggerla finchè ne avrò la forza."
    Poi tacque, sedette accanto al muro, e sembrò già avermi dimenticata.
    Io riuscii, prima di andarmene, solo a mormorare "grazie"

  • 27 luglio 2015 alle ore 13:58
    QUADRO SVEDESE

    Come comincia: Stamattina mi sono svegliata e mi sono messa a cercare di ricordare cosa avevo sognato. Una specie di incubo. A forza di pensare mi è venuto in mente. Santo cielo, la Vetrini, la professoressa di educazione fisica in prima superiore. Da quali meandri della mente sia saltata fuori questa qui, è tanto inspiegabile quanto spiacevole. La prima lezione dell'anno, tutte in fila, noi studentesse, passate in rassegna come militari, dal suo sguardo ostìle che non faceva presagire niente di buono. Chissà perchè io diedi una fuggevole occhiata all'orologio che, stranamente, portavo al polso. La cerbera se ne accorse.
    "Signorina Boccardo, ha frettta? Qualche impegno, per caso?"
    indirizzandomi un'occhiata che avrebbe sciolto e fatto evaporare all'istante un iceberg.
    Io, da ribelle quindicenne, alzai il mento in evidente atteggiamento di sfida.
    E fu subito odio.
    Cominciò a detestarmi prima ancora di constatare che io e la ginnastica eravamo maledettamente incompatibili. Ma c'erano giorni in cui mi odiava di più, e allora mi spediva al quadro svedese. Devo ancora capire adesso come ci si debba arrampicare su quel coso. E chi mi metteva a fianco? La Silvia: snella, carina, mai un capello fuori posto, ottima ginnasta, non sudava mai, sempre fresca come appena uscita dalla doccia. Anch'io sembravo appena uscita dalla doccia, ma da quanto ero intrisa di sudore. 
    "Guardi la sua compagna, e impari."
    La Silvia in un attimo si "faceva" il quadro in tutte le direzioni con la velocità di una lucertola su un muretto, mentre io rimanevo ipnotizzata a guardarla, appesa a un legno come un macaco a un ramo, e aggrovigliata come un gomitolo di lana dopo che c'ha giocato il gatto. Ci sarebbe voluto il foglio con le istruzioni per districarmi. Perchè, bisogna dirlo, ero anche "robustella".
    C'è un lato positivo nel sogno di stanotte. Che tutto ciò è passato. Se la incontrassi oggi, la Vetrini, saprei io cosa dirle.

  • 27 luglio 2015 alle ore 13:42
    LA GAFFE

    Come comincia: Quando avevo circa 40 anni e mia figlia ne aveva 17, frequentai per un breve periodo un signore che aveva circa 50 anni. Lui faceva parte di un ambiente un po' diverso dal mio, diciamo "in", mentre il mio di ambiente era quello che ormai conoscono tutti. Lavoro mentale e manuale nei trasporti, 12/13 ore al giorno. Cene in trattorie operaie a fine giornata, dopo essersi lavati mani e braccia fino al gomito, col sapone da bucato. Carattere molto diretto, senza mezze misure, semplicità e allegria. Comunque io e lui (si chiamava Sergio) ci conscemmo per caso e ci fu subito simpatia reciproca e cominciammo a uscire insieme fino a che, una sera, decise di presentarmi al suo gruppo di amici. L'appuntamento era presso un club privato. Lui mi presentò tutti gli amici fino ad arrivare ad una signora in compagnia di un ragazzo molto giovane. Rimasi colpita, e, senza pensarci un minuto, esclamai:
    "Sergio, potevi dirmelo che si potevano portare anche i figli: avrei portato Raffaella."
    Una frase che rimase lì a mezz'aria nel silenzio generale e, direi, nel gelo generale.
    Capii subito che qualcosa non andava, anche per lo sguardo "armato" della signora in questione. Allora mi voltai in cerca di Sergio che si era allontanato un po' e mi dava le spalle. Lo raggiunsi, dico la verità, senza aver capito:
    "Ma cosa è successo?"
    E lui, con le lacrime agli occhi dal ridere:" Quello è il suo accompagnatore"
    "Oddio che figura, ma che figura, non potevi avvisarmi?" Ero sbalordita.
    E lui: "Figurati, non mi sono mai divertito tanto!"
    Intanto lì vicino una signora stava dicendo: "Ma dove l'avrà trovata una così!"
    Il fatto è che mi potrebbe capitare anche adesso perchè io sono ancora così. 

  • 27 luglio 2015 alle ore 12:57
    L'AMICO DI UN ATTIMO

    Come comincia: "E' morto. Si è ucciso."
    "Ma cosa è successo?"
    "Non so: pare che un uomo si sia suicidato."
    La gente si era raccolta attorno a un'aiuola in fondo al parco ed era un brusìo generale.
    "Ma chi è?"
    "Non si sa: nessuno lo conosce."
    Anch'io mi insinuai in mezzo a quel gruppo di persone proprio mentre il corpo dell'uomo veniva pietosamente coperto con un telo. Ma ebbi un attimo di tempo per vedere il suo viso, e rimasi impietrita a fissarlo. Era lui? Sì, non c'era dubbio: era lui. Continuavo a fissare il telo, incapace di muovermi, fino a quando sentii qualcuno che gridava:
    "Largo, largo, fate largo. Lasciate passare."
    Stava arrivando l'ambulanza. Il corpo fu steso su una barella e velocemente portato via. Subito tutti se ne andarono: chi scuotendo la testa, chi con un nuovo dolore impresso nella memoria. Qualcuno, visibilmente scosso, piangeva allontanadosi. Io ero ancora lì immobile a fissare quel telo che non c'era più senza trovare la forza di andarmene, finchè un signore mi prese a braccetto e, trascinandomi via, mormorò:
    "Sono cose che succedono. Lo conosceva?"
    Scossi la testa in segno di diniego.
    "Vada a casa signorina, vada. L'accompagno?"
    "No grazie, sto bene." Volevo stare sola e forse lui capì perchè mi salutò e se  ne andò, dopo avermi raccomandato di andare a bere qualcosa di forte.
    Mi avviai lentamente col viso di quell'uomo impresso nella mente. Quel viso: aveva l'espressione stupefatta e rilassata allo stesso tempo: chissà se il suo ultimo pensiero era stato per Lucia!
    Senza neppure rendermene conto mi ritrovai di fronte alla panchina dove l'avevo incontrato il giorno prima e ripensai a quell'incontro. L'uomo era seduto lì e si fissava pensosamente le mani. Il mio sguardo si era fermato su quelle mani che erano grandi e ben curate. Era un uomo di circa quarant'anni dallo sguardo intenso e intelligente; il fisico asciutto.  L'abbigliamento era di stile antiquato, ma pulito e in ordine. Aveva alzato gli occhi verso di me quando gli ero quasi di fronte come se volesse dirmi qualcosa, ed io istintivamente avevo rallentato, fermandomi quasi, attratta da quegli occhi insistenti nei miei. Tuttavia non era accaduto nulla subito. Soltanto dopo pochi altri passi avevo sentito la sua voce:
    "Signorina, scusi."
    Mi ero fermata, indecisa, senza voltarmi.
    "Signorina, non si preoccupi, non voglio darle fastidio, vorrei soltanto chiederle un favore."
    Ero tornata indietro e stavo ferma di fronte a lui, che abbozzando un faticoso sorriso, cercava qualcosa in tasca.
    "Mi scusi sa, ma non conosco nessuno in questa città. Devo partire per un lungo viaggio e ho bisogno di far recapitare questa lettera: però non voglio spedirla. Devo avere la sicurezza che arrivi a destinazione."
    Intanto aveva estratto dalla tasca una busta bianca sigillata e me la porgeva con un leggero tremore della mano. Io non sapevo bene cosa fare però avevo preso la lettera e, automaticamente, letto l'indirizzo: Signora Lucia Correnti - Piazza S.Filippo 23- Roma.
    "Roma! Ma io...io non so. Non so se potrò andare a Roma."
    Balbettavo, mentre il suo sguardo si faceva sempre più intenso e la sua mano stringeva la mia con la lettera.
    "La prego, non c'è fretta, basta che arrivi, non importa quando. La prego, la prego!"
    C'era una tale forza in quegli occhi che avevo dovuto abbassare i miei. La mano mi faceva quasi male, stretta dalla sua. Avevo annuito perchè non riuscivo più a parlare. L'emozione mi chiudeva la gola. Avevo aperto la borsa e messo via la lettera, ma lui già non mi vedeva più. Il suo sguardo si perdeva malinconico oltre gli alberi del parco.
    Quasi parlando a se stesso aveva aggiunto sottovoce:
    "Mi chiamo Claudio. Grazie."
    Io avevo soltanto sorriso con le labbra tremanti e me ne ero andata.
    Ora, intanto che ripensavo a tutto questo, avevo estratto la lettera dalla borsetta e la rigiravo fra le mani chiedendomi se avevo sbagliato il giorno prima ad andarmene, lasciandolo solo. Avrei potuto fare qualcosa per lui? Le sue parole mi bombardavano la mente: "devo partire per un lungo viaggio."
    Decisi di non prendere il tram per andare a casa. Avevo bisogno di camminare e di pensare. Sentimenti contrastanti affollavano il mio cuore. Ma poi, improvvisamente, ebbi la sensazione che il parco fosse diventato solitario e triste. Mi affrettai, mentre un brivido di freddo mi percorreva la schiena, e gli alberi danzavano fra le lacrime che mi inondavano il viso.
    Non vidi nulla e nessuno, ma quando giunsi a casa non piangevo più e sapevo quello che dovevo fare: dovevo andare a Roma: subito. Preparai una borsa da viaggio e avvisai che mi sarei assentata dal lavoro per un paio di giorni. Mentre facevo i preparativi per la partenza un senso di sollievo mi pervadeva: era la serenità che mi dava l'idea di poter fare qualcosa per Claudio. Non volevo pensare a lui come al suicida del parco e nemmeno come all'uomo della panchina, ma semplicemente volevo pensare a Claudio, l'amico di un attimo, che mi aveva chiesto un favore nel momento più disperato della sua vita.
    Arrivai a Roma il mattino seguente. La giornata era splendida. Respirai profondamente, abbassando il finestrino, mentre il treno rallentava, ormai prossimo alla stazione, affascinata da quel cielo terso e l'aria frizzante. Per un attimo dimenticai il motivo per cui ero a Roma.  Sul taxi il cuore mi batteva forte. Non sapevo cosa e chi avrei trovato al 23 di Piazza S.Filippo. Chi era Lucia? E se mi avesse posto delle domande? Sospirai: al momento opportuno avrei trovato le risposte. Cercavo di tranquillizzarmi ma avevo le mani sudate e le gambe mi tremavano. Il tassista chiacchierava e rideva per conto suo, per niente preoccupato che io non partecipassi affatto alla conversazione, né ridessi alle sue battute. Quando arrivammo, pagai, scesi dal taxi e mi fermai, incerta, di fronte al numero 23: una palazzina a tre piani, bella, certamente abitata da gente benestante. La piazzetta era silenziosa ed io stavo lì a fissare la targhetta CORRENTI senza trovare il coraggio di suonare il campanello. Mi venne anche la tentazione di tornare indietro, ma gli occhi di Claudio tornavano e la stretta della sua mano era ancora impressa sulla mia. Ad un tratto sentii la voce:
    "Cerca qualcuno?"
    Alzai lo sguardo e vidi alla finestra del primo piano una signora.
    "Sì, cerco la Signora Correnti."
    "Sono io. Le apro subito."
    Ormai non potevo più fuggire. Entrai e salii fino al primo piano dove la porta era già aperta e una signora che poteva avere l'età di Claudio mi sorrideva facendomi cenno di entrare. Era decisamente bella, elegante e dai modi gentili, aveva gli occhi chiarissimi, grandi e strani. Mi guidò nel salotto e, quando mi fui seduta
    "Dalla voce lei deve essere molto giovane"  mi disse sorridente.
    Ecco cosa c'era di strano in quegli occhi: Lucia non vedeva. Mi ripresi subito ma non potei fare a meno di stupirmi:
    "Ma lei dalla finestra..mi ha vista."
    "Oh! Sì l'ho vista. L'ho vista come vedono i ciechi. Sa, non deve impressionarsi. Noi che non vediamo siamo molto più sensibili....e forse vediamo molto di più."
    Una risata argentina da ragazzina seguì le sue parole. Ebbi il coraggio di ridere anch'io e comunque mi sentii a mio agio.
    "Ho 24 anni e vengo da Torino e....Roma è veramente bella; tutte le volte che la vedo mi sembra la prima volta."
    Non volevo entrare subito in argomento, non mi sentivo pronta.
    "Sì, è vero, è bellissima. Sa, io non sono stata sempre cieca. Mi è accaduto in seguito ad un incidente d'auto, ed avevo proprio la sua età."
    "Oh!" Non riuscii a dire altro.
    "Sono stata più fortunata di altri, almeno posso continuare a vedere i miei ricordi. Ma lei....non mi ha ancora detto perché è venuta qui, e mi sembra di capire che non le è nemmeno tanto facile dirmelo." E seguì un'altra risata argentina.
    Quella donna cieca mi vedeva fino in fondo all'anima ed io non riuscivo a stare ferma sulla poltrona. Inspirai tutta l'aria possibile, e d'un fiato parlai.
    "Devo consegnarle una lettera, una lettera di Claudio" e la mia voce si ruppe, in attesa.
    La guardavo attentamente, ma il suo viso rimase impassibile.
    "Claudio" mormorò quasi fra sé  "Claudio! Era molto innamorato: ma lei lo conosce da molto? Come sta?"
    Evitai di rispondere.
    "Ho la lettera per lei" Le ricordai.
    " Ah sì, la lettera. Me la dovrà leggere."
    "Ma io veramente...non vorrei.."
    "Direi che non abbiamo altra scelta. Non crede?"
    "Ma lei avrà sicuramente qualcuno di più intimo. Credo..credo che sia una lettera privata e..."
    "Lasci perdere. Da molti anni vivo sola e qui non viene nessuno. L'unica persona che può leggermi la lettera è lei."
    La sua voce si era indurita e le sue labbra avevano una piega ironica. Capii che non potevo far nulla per evitare di leggere, e di malavoglia aprii la busta. Dentro di me tutto si ribellava all'idea di frugare fra quelle righe che non mi appartenevano. Lucia incalzò spazientita:
    "Allora! Vuole leggere?"
    Cominciai con voce tremante:
    "Lucia, cara!"
    Avevo la gola secca e le parole non volevano uscire. Ripresi:
    "Lucia, cara! Ti scrivo perché sto partendo e penso che starò lontano molto tempo. Per anni ho vissuto nella nostalgia e in preda al rimorso pensando che se quella terribile sera di tanto tempo fa non me ne fossi andato dopo aver litigato con te, tu non saresti salita in auto con Francesco, e nulla sarebbe accaduto. Ho sofferto tanto, ed ancora di più quanto tu mi hai lasciato: secondo te una donna cieca sarebbe stata un peso troppo grande per un uomo. No Lucia, non è così. Lo so bene io che ho vissuto e vivo nel rimpianto; che sono venuto tante volte a Roma fermandomi a guardare da lontano la tua casa senza mai trovare il coraggio di suonare alla tua porta. Ho atteso, oddio quanto ho atteso, una telefonata, una lettera, un segno qualunque che mi ridasse ossigeno per vivere. Ma non è mai accaduto nulla. Quante volte mi sono chiesto angosciato se dentro di te ci sia rancore, disperazione per la tua situazione! Quante volte ho sperato che tu mi dessi la possibilità di assisterti, di amarti, di viverti accanto. Ora sto per partire. Vorrei provare a rifarmi una vita, ma prima di andarmene volevo dirti queste cose. Sei nel mio cuore Lucia, come allora. come una ferita che nulla può cicatrizzare. Ovunque io vada il dolore mi accompagnerà sempre. Quella sera di sedici anni fa è come un film che continua ad attraversare la mia mente senza che io riesca a distruggerne la pellicola. Ti ho cercata in ogni donna che ho incontrato, ma tutte sparivano al tuo confronto. Perché, perchè un così grande sacrificio per te e per me! Perché rinunciare all'amore. Ormai è tardi  per cercare queste risposte. Sono stanco. Addio Lucia, addio cara, e abbi cura di te. Perdonami, se puoi.  Claudio.
    Non potei reprimere un singhiozzo mentre appoggiavo la lettera sul tavolo.  Lucia era silenziosa, ma del suo viso non si muoveva un muscolo. Il silenzio era anche troppo in quella stanza arredata all'antica, con le gelosie accostate. Il sole filtrava attraverso le fessure disegnando una strana penombra, e il mio cuore stava scoppiando.
    "E' pronta?"
    "Per cosa?" dissi io asciugandomi le lacrime.
    "Per scrivere. Spero che non le dispiacerà troppo portare a Claudio una lettera da parte mia"
    Rividi il viso di Claudio senza più vita e il mio cuore si strinse.
    Lucia si alzò e, con la sicurezza di chi, pur non vedente, conosce a memoria l'ambiente in cui vive, prese da uno scrittoio carta e penna e le posò sul tavolo. Io mi apprestai a scrivere chiedendomi intanto come lei riuscisse a nascondere così bene ogni sua emozione.
    In piedi, dandomi le spalle, cominciò a dettare:
    "Claudio carissimo, mi rendo conto oggi, leggendo la tua lettera, di quanto sbagliai allora non dicendoti subito la verità, e cioè il vero motivo per cui ti lasciai. Non ho mai provato rancore verso di te perché quella maledetta sera, era su quell'auto che volevo salire. Proprio quella sera io e Francesco avevamo deciso di sposarci. Allora eravamo tutti molto giovani. Io non volevo farti del male. Uscire con te mi era servito per chiarire i miei rapporti con lui, ma non volevo giocare con i tuoi sentimenti, semplicemente li avevo sottovalutati. Eravamo molto innamorati, io e Francesco, e quella notte, con la sua morte, anche la mia vita finì. Non volli mai un altro uomo nella mia vita. Quando mi resi conto di quanto fossero profondi i tuoi sentimenti non mi sentii di deluderti e così mi rifugiai nella mia disgrazia per interrompere il nostro rapporto. Pensavo che anche tu avresti dimenticato in fretta. Mi accorgo di avere sbagliato due volte con te, ma spero che saprai perdonare e forse, più presto di quanto immagini, saprai anche sorridere di avvenimenti di tanti anni fa: perché in fondo fu soltanto una ragazzata. Ti auguro buona fortuna, Claudio, e, se vieni a Roma, ti aspetto.  Lucia."
    Avevo le mani gelate, gli occhi brucianti, e tanta fretta di andarmene da quella casa.
    Lucia sorrideva mentre, imbustata la lettera, me la porgeva:
    "Lei avrà sicuramente l'occasione per consegnare a Claudio queste righe, visto che lo conosce. Grazie per la sua gentilezza, signorina. Le chiamo un taxi?"
    "No no grazie, desidero camminare un po'." 
    "Qui vicino c' è un bellissimo lungofiume: da lì potrà ammirare il panorama di quasi tutta la città. Grazie ancora e buon viaggio di ritorno a Torino."
    Finalmente me ne andai. Mi sentivo invecchiata. Camminando mi ritrovai proprio sul lungofiume che a quell'ora era deserto, e mi abbandonai su una panchina. Fu lì che strappai la lettera di Lucia in tanti piccolissimi pezzi lasciando che il vento li sparpagliasse, e fu lì che, piangendo, parlai con Claudio:
    "Ho consegnato la tua lettera Claudio. Anche lei ti ama..ti ama..ti ama......."