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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Siamo contenti di presentare questo libro per tre motivi: perché l'autore appartiene da oltre tre anni alla nostra Scuderia, perché è uno dei protagonisti de I Destrieri, la nostra prima antologia di racconti e, terzo e più importante motivo, perché il libro è davvero bello.
    Sì, è un libro che si legge in poco tempo perché appassiona e diverte, senza cadute di ritmo o superflue divagazioni. Così, dopo i successi di "Morte di un carabiniere" e "Città amara", lo scrittore casertano torna ad affascinare gli appassionati del noir italiano con questo nuovo romanzo.
    E l'uso del dialetto, in alcuni passi del libro, premia ancora le scelte linguistiche di Del giudice: distribuito in modo sapiente e ben dosato, ricorda lo straordinario Starnone di "Via Gemito" e ci fa anche sorridere: certi concetti non si riuscirebbero mai a esprimere con efficacia in un italiano corretto, ennesima dimostrazione di come i dialetti siano importanti nella nostra identità letteraria e nazionale.
    Come si intende, più che una recensione, questo è un vero e proprio invito all'acquisto: Bloody Muzzare' è un titolo da avere in biblioteca (anche perché è un'edizione davvero bella!).

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Dopo la raccolta di poesie "Di amore, di morte", Enrico Pietrangeli ci regala un romanzo ben scritto e articolato. Invita il lettore a viaggiare indietro nel tempo di un quarto di secolo, nei caldi anni a cavallo tra i '70 e gli '80.
    A fargli compagnia durante il viaggio saranno le avventure di Lorenzo, il protagonista del libro.
    Il lettore scoprirà, o ri-scoprirà, le passioni, le idee e i miti che hanno sedotto una generazione. E lo farà proprio attraverso le vicende del protagonista: amori, droghe, separazioni, riunioni e intense esperienze di vita si mescolano in un intreccio che lascia stupiti per la minuzia di particolari con cui è descritto.
    A legare ogni momento del romanzo troveremo le canzoni che hanno interpretato un nuovo modo di intendere, concepire e ascoltare la musica. Un modo che ancora oggi viene considerato irripetibile.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • L’amore e la morte. Due temi che nel corso dei secoli la narrativa, la poesia, la filosofia hanno discusso, postulato, sviscerato. D’altronde, dal momento in cui nasciamo fino alla fine della nostra esistenza dobbiamo scontrarci tra piacere e dolore proprio con queste due parole, o meglio, questi due concetti.
    E nel mezzo? Nel mezzo c’è la vita!
    E così tra le pagine scritte da Pietrangeli troviamo proprio questo: stralci di vita vissuta e spremuta fino in fondo. Tra dediche intense e versi dissacranti Enrico ci regala emozioni anarchiche, senza controllo. Tra un’invettiva religiosa, richiami alla poesia “maledetta”, stralci di “settantismo”, strizza l’occhio all’era digitale per arrivare all’apoteosi: il componimento, diviso in due parti, che dà il titolo all’intera raccolta.
    Vocaboli scelti, sempre azzecati e ben pesati, senza perdere di vista la logica metrica. È esemplare la facilità con cui riesce a comunicare con il lettore ma in fondo… stiamo “solo” parlando di Amore e di Morte, no?

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Quanti angeli abbiamo incontrato nella nostra vita?
    Di Filippo racconta di un “Te” a lui caro. Di un angelo che gli ha strappato sogni e ricordi, emozioni e rimpianti. Le sue poesie sono soavi e variegati stati d’animo e ripercorrono la storia di un amore, ma anche le storie di tanti amori. Inerpicandosi in interrogativi che qualcuno potrebbe definire adolescenziali, ma che accompagnano costantemente la nostra partita quotidiana con l’amore.
    La scrittura di Di Filippo è pregna di metafore tra la natura e l’essere uomo innamorato. Contraddistinto da una sensibilità aggravata nel bene e nel male.
    Questo libro va letto tutto di un fiato, poesia per poesia. Per poi – a fine lettura – assaporare un gusto agrodolce che rimane dentro. La fine di un amore e l’inizio di una tua storia, è la lotta di una realtà amara e la dolcezza di un ricordo che resterà sempre con te.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Gian Genta è come un treno che ti si scaraventa addosso: è diretto. A volte brutale, ma fiero e coerente. Non scordiamoci “originale”, che non serve solo a far rima, ma è una delle tante qualità della scrittura di Pedro, così come lo chiamano gli amici.
    Lotta contro il quotidiano e l’ipocrisia: binomio imprescindibile visti i suoi tanti anni di attività politica. A volte rassomiglia ad un maestro del pensiero che ti butta giù due righe, in cui puoi ritrovarti tu e il tuo io più profondo. Ma la sensibilità è diversa, è matura in Gian Genta quella filosofia letteraria tanto cara al De Sanctis: “l’ideale calato nel reale”. La vita come semenzaio del nostro essere uomini, delle nostre esperienze e di una sottile saggezza “crudele” che è molto vicina all’autore.
    Come tutti sappiamo, a volte, la verità nuda e cruda può far male. È proprio da lì che Gian parte per poter riflettere in acqua stagnata un io universale.
    Al lampo dell’aforisma, unisce una qualità poetica che si innerva e riproduce nel paesaggio ligure, terra di grandi cantori. Uno degli aspetti più incantevoli del suo pensar poetico, è quella dolce unione tra le molteplici sfaccettature dell’io e la coerenza di ritrovarsi tutti uguali di fronte all’apparire del mondo.
    “[…] Tutti si somigliano come nella vita di tutti i giorni
    quando si stringono le mani
    e ad alta voce si ripetono pensieri
    che altri hanno pensato”.
    È proprio lui a confessarcelo in questo stralcio di poesia. La sua acuta riflessione sul viver giornaliero, deriva da un carattere ostile che non fa passare nulla di ciò che non vede chiaro e onesto. “[…] Non so se questo è un bene”, si domanda l’autore. Il finale di quest’altro suo scroscio di parole è confortante ed esalta ancor di più la sua poesia del vivere: “… Ma ne vado orgoglioso”. 

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • “Perle di saggezza” quelle di Gian Genta.
    Sembrano quasi delle riflessioni annotate sul proprio diario. Appunti per non dimenticare un’esperienza di vita, anche se deludente. Capita un po’ a tutti di farlo, prima o poi, ma Genta usa un lucido cinismo, tagliente e preciso.
    La sua penna si trasforma spesso in un bisturi che squarcia il velo del buonismo patetico, quello capace di mettere a tacere in fretta la coscienza, e poi “incide”, senza anestesie, il comportamento umano con schiettezza quasi psicanalitica.
    Tolto il velo c’è la cruda realtà di noi esseri umani, straordinari, ma anche gretti e limitati.
    Per intenderci, usiamo un’espressione dell’autore: “Quando devi credere a qualcuno, pensa a te stesso. Intensamente”.
    Gian Genta: aforismi belli come fiori, urticanti come ortica.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Il libro è una raccolta di testi con cui l’autore celebra i 35 anni dalla sua prima pubblicazione: il libricino “Momenti” del 1970. Con questa silloge Napolitano tocca il traguardo delle 28 pubblicazioni, senza contare le collaborazioni a progetti collettivi.
    L’opera sta riscuotendo molto successo e per invitare alla lettura del libro useremo le parole pronunciate dal Prof. Carlino dell’Università di Roma nel corso di una presentazione del volume: “Bisogna però sapersi lasciare andare alla parola, e questo comporta tuttavia un rallentamento nella corsa frenetica (ed ecco la pazienza, ecco il tempo lento della poesia); significa un rallentamento, un’uscita dal tempo che noi usualmente abitiamo, e significa anche sapersi riconoscere nella propria dimensione senza ritenere (e ormai la poesia non può ritenerlo) che la parola, la parola pronunciata in poesia, abbia una possibilità di certificare per sempre. Già Montale ce lo diceva.
    In questo senso credo che la poesia di Giuseppe Napolitano sia un misto tra questo abbandonarsi alla parola, lasciarsi parlare dalla parola, ma anche questa coscienza del limite che peraltro si manifesta anche in quei tocchi di ironia che spesso noi riscontriamo nel suo testo, per esempio negli “Intermezzi” in prosa. Quest’ironia ci rende consapevoli che qualunque nostra conquista è una conquista provvisoria, ma è anche una conquista che la parola ci assicura, è una conquista che noi dobbiamo ogni volta agganciare.
    Ecco, la poesia diventa in questo modo una sfida contro il tempo, una sfida che ci consente di restituire un senso, di ritrovare tutti gli elementi al posto giusto, tutte le nostre figure di riferimento al posto giusto, ma nella consapevolezza per l’appunto che questa sfida è incessante, che volta per volta noi dobbiamo rilanciare la sfida della parola, volta per volta metterci in ascolto di quella parola che ricostituisce unitario il puzzle frammentario e smembrato della nostra esistenza.”

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Istrionico Vanni Schiavoni. Quale aggettivo migliore per un così giovane talento?
    Risale a soli diciannove anni, era il 1996, il suo debutto editoriale. Con L’Autore Libri di Firenze pubblicò “Nocte – Nascita di un solstizio d’inverno”, e passando attraverso un’altra raccolta di poesie, e il suo primo romanzo,“Come gli elefanti in Indonesia” (2001), è giunto a questo ultimo lavoro, maturo e ricco di spunti. In questa raccolta la poesia di Schiavoni pare non voler mai terminare: è tremendamente libera, non si arresta mai al punto, neanche dopo l’ultimo capoverso! Prosegue vispa nella nostra immaginazione e prima o poi andrà a incrociare le nostre esperienze per vedere nascere spontaneo ciò che tutti gli autori ricercano: il confronto tra le coscienze.
    L’autore gioca con le quattro stagioni e l’eros: freddo e metallico con il freddo invernale, temperato in autunno e primavera, e poi esplosivo, ricco di passione, fuoco dell’anima e dei sensi, in estate, la stagione degli amori.
    Schiavoni stupisce sé stesso, stupisce noi, ci regala le sue emozioni e ce le fa vivere. Un nuovo autore che fa bene alla poesia italiana.

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    recensione di Luigi De Luca

  • Maria Vittoria ce l’ha fatta! Ha trasformato un sogno in realtà: ha pubblicato un libro. Un libro molto bello, in un’edizione di tutto rispetto, di cui ho avuto l’onore di scrivere la premessa della seconda parte.
    Ma non credete che sia stato facile raggiungere questo obiettivo, commettereste un errore! Maria Vittoria è molto celebre nel web ma per arrivare a trasformare le sue idee in carta stampata ha dovuto sudare. Dovreste sentire la sua storia per rendervene davvero conto. Il suo è un invito a chi ama scrivere, e in questo sito siete in molti, a non mollare mai, a farsi sempre coraggio nei propri mezzi, a insistere per arrivare alla mèta.
    Maria Vittoria ha stretto i denti anche nei momenti difficili perché sapeva di proporre qualità e alla fine la sua tenacia ha vinto e questo volume di 127 pagine ne è la prova.
    In linea di massima la premessa che ho scritto per “Vite”, il secondo racconto presente nel libro oltre a quello che dà il titolo all’opera, si focalizza proprio su questo punto: non smettete mai di credere ai sogni!

    Nota per il lettore: l’intero testo introduttivo al racconto è attualmente presente su moltissimi siti, se volete leggerlo basta cercare su Google due paroline: premessa Morokovski. Solo queste, così capirete davvero quanto è forte la nostra Mavimor!

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Il massimo esponente della poesia su commissione si è dato un compito arduo: dichiarare l’odio per l’amore oppure sviscerato amore per quell’odio che spesso sprigiona dal più nobile dei sentimenti. Un gioco di parole difficile e voluto fortemente, che si ritrova in tutte le poesie di questa gradevole raccolta. “Dell’odiato amore” è gioia e passione, irona, erotismo sottile e disperazione.
    Alberto Presutti colpisce nel segno e regala ancora una volta emozioni, imprevisti, lirica. Non c’è miglior introduzione alla lettura di quella che lo stesso autore fa nella dedica riservata alla Redazione di Aphorism: "L’Amore altera le nostre percezioni e ci rende migliori e troppo spesso, peggiori, di quel che siamo. Le contraddizioni dell’Amore".

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca