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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • I bambini ci osservano, e osservano il mondo, anche quando sembra che provino disinteresse. Spesso, come dimostra questo libro-inchiesta di Giovanna Pajetta, gli adulti sottovalutano gli effetti che un’informazione disattenta può avere sui minori.
    Tra gli effetti devastanti dell’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001 sono da includere i condizionamenti psicologici di tutti coloro che, soprattutto nel mondo occidentale, hanno percepito quel giorno come uno spartiacque tra un prima e un dopo. Interagendo con medici e ricercatori che hanno analizzato i disagi dei minori dal punto di vista clinico, attraverso domande mirate ed osservando i disegni e i racconti dei piccoli, l’autrice racconta le difficoltà che spesso incontrano genitori ed educatori nello spiegare, con linguaggio appropriato, gli orrori dell’attualità, nello specifico la follia del fanatismo religioso e del terrorismo.
    Le ricerche hanno dimostrato che l’inquietudine non ha confini, e che i casi di “disturbo da stress post-traumatico” si verificano anche in luoghi geograficamente distanti dai paesi direttamente coinvolti; tale fenomeno è imputato alle modalità di comunicazione. Emerge inquietante il ruolo dei mass-media sulla percezione di tali eventi da parte dei più piccoli: come accade spesso in Italia, la televisione non risparmia dettagli macabri e filmati che in altri paesi sono giustamente censurati, interponendo un filtro tra la realtà che irrompe attraverso i notiziari e il mondo dell’infanzia, sempre più minacciato. Sull’atteggiamento passivo vince sicuramente il dialogo; rassicurare i bambini di fronte alle loro paure e spiegare loro la realtà col linguaggio appropriato è determinante per evitare il formarsi di ansie e fobie.

     

    [... continua]

  • Non è semplice comunicare l’anima attraverso le pagine di un libro; Cristina Bove ci riesce con la semplicità che contraddistingue i suoi versi, profumati di vita e freschi come l’aria del mattino. Nelle sue poesie, dense di serena consapevolezza, si percepisce un riferimento agli aspetti drammatici ed alle difficoltà personali, quasi sempre discreto, velato, talvolta palese, come nella struggente “A mia madre”.  Nella variopinta girandola di emozioni che trae origine dal suo cuore c’è un pensiero per tutti, figli, amici, sconosciuti, luoghi reali ed angoli della mente. Il vissuto della poetessa diventa quindi paradigma delle umane sorti e chiave di lettura dei suoi versi, un continuo alternarsi tra meditazione ed evasione, giorno e notte, passato, presente e futuro. Sia nelle liriche più intimistiche, che nei componimenti corali, traspaiono comunque grande ottimismo, attitudine alla condivisione e saggezza nel cogliere l’attimo e  lasciare il segno, qualità che solo gli spiriti autentici possiedono.

    [... continua]

  • Che sia un romanzo particolare, lo si comprende sin dall’incipit, in cui Roberto Estavio rivela che lo spunto creativo sta alla base del libro è una serie di incontri con un vecchio conoscente, con il quale ha trascorso numerose serate di confidenze davanti ad una birra in un bar di campagna. E il romanzo è un “viaggio mentale”, come sostiene lo stesso autore, nella vita del protagonista, la trascrizione di quei racconti, la veritiera rielaborazione di riflessioni, pensieri in libertà, confidenze e rivelazioni confuse.

    Una mente al confine con la schizofrenia, che vive in un’altalena di emozioni e sentimenti contrapposti, il cui disagio si riflette nelle azioni quotidiane, rivelandone le fragilità, la sofferenza, il malumore. E’ un romanzo che apre nuove percezioni e nuovi stimoli, riprendendo i linguaggi segreti del flusso di coscienza e della scrittura libera da ogni regola. Liberatorio, a tratti allucinato, a volte partecipato, onesto e trasparente nella forma e nelle rivelazioni.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • E’ inizio autunno, e il freddo comincia ad avanzare, portando con sé gli ultimi ricordi dell’estate. Sara lavora in una tv locale, dove si occupa di televendite. Finché, a causa di un terribile episodio, si trova a fare ciò che crede di aver sempre desiderato: la giornalista. Ed è da questo spunto che il romanzo “e donne infreddolite negli scialli” di Cristina Mosca prende vita, tessendo una ragnatela di incontri, di sogni, di speranze, di contraddizioni, che si incrociano e si dipanano in una città bellissima, in cui il mare fa da cornice e raccoglie le memorie.
    Il mare, sempre lì, sempre presente, da secoli, racconta storie che si perdono in antichi momenti. E’ lui il vero protagonista del romanzo, perché il suo colore, il suo profumo, il suo magnetismo dispone ed influenza le vite e le scelte di tutti i protagonisti.
    Il romanzo è bello, a tratti divertente, in altri momenti romantico e drammatico. Sono gli occhi di una giovane scrittrice che guarda il mondo che la circonda senza perdersi un frammento del proprio sentire, senza dimenticare il proprio passato, congiungendolo al presente.
    E la storia di Sara si frammenta in tante piccole storie, si incrocia con le vite altrui cogliendone l’essenza, imparando ogni giorno, da ogni sguardo, come fare per essere davvero se stessi senza perdersi in una macchina visiva ed immaginifica. Svela se stessa, Sara, mentre il lettore scopre cosa si prova a vivere ogni giorno a contatto con il mare: subirne il fascino, la forza, in un impetuoso codice di rispetto e di amore.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Due solitudini trovano il loro destino sul web. Emma sfida le sue giornate con la caparbietà di una donna che continua a credere nei propri ideali e nelle proprie forze, nonostante le avversità si abbattano su di lei come tempeste.
    Mauro, invece, non riesce ad uscire da un recinto di vizi e disperazione, dove la poesia è l’unica consolazione da una vita da fuggiasco, in una perenne ricerca di equilibrio.
    Al loro incontro, iniziato con un freddo raffronto tra tastiere e monitor, fatto di allusioni, illusioni, difese, segue la dolcezza e la complicità di due anime sole, che trovano l’uno nell’altro uno specchio in cui leggersi e confrontarsi, e un momento in cui sentirsi liberi di uscire dalla propria maschera di affermazione sociale.
    Sullo sfondo l’Italia tormentata e alterata della nostra epoca, e poi la poesia, l’amore, la letteratura.
    Nel romanzo di esordio di Giuliana Argenio, tutti gli elementi raccontano destini così vicini e così dentro  alla realtà, da poter essere la storia di qualcuno che conosciamo.
    Per porsi qualche domanda, per regalarsi pagine avvincenti e profonde.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Fedel Franco Quasimodo è un poeta esplicito, si rivolge al suo lettore con un tono pacato e sobrio. Con umiltà e forte senso di responsabilità verso il mondo e verso la sua poesia. Si inerpica in campi introspettivi, nei quali, indagando su se stessi si dà lustro a un’esperienza umana che diviene esempio nella continua ricerca di motivi ancestrali, per divenir un uomo degno, di lodevole moralità.
    Il suo è un messaggio sincero, in cui non smette di brillare la presenza di Dio e dell’amore verso il prossimo. Uno sguardo aperto alla vita, alla storia, al nostro essere uomini. Uno sguardo perpetuo e sempre neonato, nel descrivere le bellezze del nostro universo nella loro pienezza: “[…] Occhio beato, nel contemplar la meraviglia/ del creato”.
    Ci pensa lui stesso a descriversi come poeta:
    “[…] C’è il vero poeta
    che non scrive
    se non per far luce in se stesso,
    non si vende a sette o partiti
    né alle mode correnti;
    reputato mediocre forse,
    ma valente perché non commette
    l’errore di vantare
    i propri successi,
    rifugge da ogni inutile
    esibizionismo
    e la sera ripone
    i suoi scritti
    nel labirinto della mente”.

    Questo è Quasimodo. Un uomo che ha un bisogno viscerale di far poesia, perché è la sua forma di ragionamento che unisce cuore e mente, sul mondo e sulla gente.
    Lui, “cantore di Cristo/ e di impegno civile”, fiero del suo essere e delle sue scelte.
    A questo proposito, è d’obbligo la chiusura con i primi righi del suo componimento “Se ritornerò”:
    Se rivivrò un’altra volta
    su questa terra
    non mi cambierei
    con nessun altro;
    tornerei uomo,
    piccoletto occhialuto
    con gambe da fantino;
    inguaribile romantico
    e costante sognatore.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Roberto Sannino, in arte Iago, in Negativo a Colori, ci regala il suo punto di vista sul mondo e sulle emozioni umane. Prendendo spunto da sé stesso, dalle sue esperienze personali, dal suo vissuto, Iago traccia una strada nel cuore delle sensazioni umane, nell’Essere: l’Amore, la Paura, l’Eroismo, e ancora la Fragilità che si nasconde dietro ogni maschera. Iago guarda il mondo e lo dipinge, con i suoi colori, con le sue forme e il suo stile, creando un parallelismo tra i suoi ricordi e gli eterni codici letterari, con citazioni che vanno dalla Bibbia ai grandi autori classici. Senza perdere di vista la modernità del nostro tempo, tesse una tela di sensazioni che si dipana in ogni pagina del libro, poesia dopo poesia, verso dopo verso, riconoscendo che il ruolo della Poesia ha origine nella divinità dell’Uomo, e, come tale, è destinata ad eternare il nostro Essere.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Il settimo giorno, è, biblicamente, quello del riposo e della contemplazione. In un mondo sempre più allo sbando, è importante che ci siano persone che, come Frà Matteo Pugliares, attraverso la Poesia diffondano messaggi di solidarietà e serenità, instillando in chi si ha di fronte la voglia di ricercare Dio. Perché, leggendo i suoi versi, si comprende come la Fede possa essere la strada per giungere ad una serenità piena, concreta, e duratura.
    Senza dimenticare le radici terrene, nelle parole di Frà Matteo Pugliares emergono i tormenti dell’Uomo, i dubbi, le incertezze, le analisi di chi la vita non solo la osserva scorrere, ma la vive e si immerge in essa come in un fiume in piena. Nei suoi versi le storie di coloro che hanno oltrepassato il margine, per conoscere i propri limiti, il proprio peccato, e la redenzione.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Enzo Cagnetti è un autore che prende il lettore letteralmente per mano e lo accompagna in un viaggio onirico, che oscilla tra metafisica e concetti esistenziali. Il tutto con una scrittura sobria, semplice e diretta.
    La vita di Marta - la protagonista - sembra all’apparenza normale: lavoro, fidanzato, casa e altre abitudini del quotidiano. Ma un giorno qualcosa cambia e, dopo momenti in cui si rasenta il terrore per un cambiamento avvenuto, inizia un viaggio che non finisce tra queste pagine, ma continua nella vita del personaggio, continua nelle nostre vite; quando la fretta e gli impegni di tutti i giorni si bloccano per un istante e si inizia a riflettere su noi stessi e sul senso del nostro essere.
    L’estro letterario di Cagnetti sta in una commistione notevole tra la fantasia dell’intreccio narrativo e una sicura direzione nella quale vuole accompagnare il lettore, intento a essere stupito per l’ennesima volta, per i continui colpi di scena del romanzo.
    Da un mondo che molti considerano piatto, come quello della rete, a una storia che nasce proprio da lì: da una chat, da personaggi nascosti dietro ai loro nickname. Tutto ciò non rimane dietro lo schermo, ma apre la porta di casa e inizia “Il giorno che cambia”, inteso come il giorno di una nuova vita, il giorno che porta a termine una vecchia vita, o ancor meglio, un giorno come tanti altri ma così diverso dagli altri.
    La fatica letteraria di Cagnetti è un romanzo denso, pregno di spunti da raccogliere, di soluzioni da interpretare. Per questo si consiglia una lettura attenta, senza farsi prendere troppo dagli accadimenti, ma entrando nella scrittura di Cagnetti in punta di piedi, cercando di comprendere il messaggio dello scrittore, ma ancor di più la consapevolezza di noi stessi.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • L’essere umano e lo sviluppo della personalità, la natura, l’universo, la conoscenza. Adottando il modello letterario del dialogo filosofico, Cristina Tarabella affronta i grandi interrogativi della vita, attraverso le voci dell’allievo e del suo maestro. Nel racconto del primo percepiamo tutto lo stupore ed i timori di chi si affaccia sul mondo e sente forte il bisogno di una guida, di un modello. Nel maestro, spirito di saggezza, ritroviamo la tenerezza e la maturità che rendono indimenticabili i rapporti umani all’interno del mondo della formazione, e che dovrebbero ispirare qualsiasi relazione tra persone di età diverse.

    [... continua]

  • Cosa si nasconde dietro ad alcuni dei proverbi, che ci accompagnano da generazione in generazione?
    Cosa succede se una scrittrice prende spunto proprio da essi per creare e raccogliere, in una piccola antologia, racconti, che rielaborano il senso di questi detti popolari in modo da farne scaturire nuovi significati?
    Nasce un piccolo, grande capolavoro.
    Quasi come una raccolta di favole o piccole parabole, questo libricino è in grado di infondere sentimenti importanti come speranza, amore, dolore, comprensione al lettore regalandogli momenti di pace e serenità.
    Storie così profonde e affascinanti, che proiettano nuova luce o cambiano proprio la prospettiva della cosiddetta sapienza popolare, trasmettendo un insegnamento e dando una spinta a guardare oltre.
    Nelle vicende narrate dall'autrice ci si rispecchia nei protagonisti, ci si rattrista per le loro sconfitte e ci si rallegra per le loro conquiste commuovendosi pagina dopo pagina.
    La scrittrice raggiunge e accarezza i nostri cuori con schiettezza, naturalezza e umiltà, ma anche con forza e tenacia, due grandi qualità, queste, che troviamo in ogni sua narrazione.
    Questo piccolo libro è come una scatola di cioccolatini assortiti e incartati in stagnole di colori diversi; Ogni racconto è da scartare e lasciar sciogliere sulla punta dell'anima, gustando ogni singola parola, portando ben strette nel cuore le sensazioni che ci lascia, per farne tesoro in ogni momento della nostra vita, ricordandoci sempre che non è tutto nero o bianco, giusto o sbagliato.
    Tenendo anche ben presente che, con sufficiente apertura di mente e di cuore, con tanto coraggio e speranza, con amore e devozione, tutto può succedere e anche una pecora può diventare leone per un giorno.
    Un piccolo balsamo per il cuore, ma anche un grande elisir di saggezza.

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    recensione di Katia Guido

  • Per comprendere meglio l’essenza dei racconti di Fra Matteo Pugliares vi citiamo testualmente la dedica agli amici di Aphorism presente sulla prima di copertina: “Non fa male, a volte, rifugiarsi nei sogni. Non per sfuggire la realtà, ma per affrontarla con più forza e serenità”.
    Da questa dedica prendono vita gli scritti di questo frate-poeta. Lo chiamiamo poeta e non scrittore, poiché questi racconti sono immagini poetiche che si seguono, sogni nei sogni, ma anche sogni come atti di redenzione, per un ritorno alla realtà che sa di purificazione. Si ritorna a vivere dopo il sogno, ma si ritorna anche a sognare. Messaggio emblematico che da queste righe traspare.
    È il caso di regalarvi un assaggio di una descrizione in “Una notte d’amore” - titolo dello stralcio del racconto qui proposto - poetica e del tutto originale, raffigurante uno sguardo sul mondo, sull’universo, sulla natura del tutto proprio e mai banale:
    “I lampioni si spensero ad uno ad uno, naturalmente solo quelli che dovevano spegnersi. Altri, invece, rimasero accesi tutta la notte ad illuminare chissà quali viandanti. Forse rimanevano accesi solo per illuminare le scene di gatti in amore o di topi impegnati a disturbarli, perché erano così tanto abituati ad essere inseguiti che non potevano più farne a meno. Ma i gatti quella sera non avevano più voglia di giocare con loro; erano sfrenatamente impegnati ad effondere carezze e baci d’amore. I lampioni che rimasero accesi quella sera, quasi per discrezione, si limitarono ad una luce soffusa, che si perdeva fino alla lontana collina, dove i lupi pensavano bene di fare serenate alle stelle che brillavano deliranti”.
    Questo libro racchiude dei sogni, la penna di Fra Matteo riserba con calibrata sobrietà i sogni di una vita.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • “Ho comprato un piccolo dolore/ per farlo crescere in me./ Scrivo lunghe vite per chi ha il fiato corto/ e chiude gli occhi prima della fine”. Comincia con questi versi Il sorriso dei giorni migliori, una delle più belle poesie di questa raccolta.
    Roberto Bani ha nella sua penna la tenerezza e lo stupore di chi guarda alla vita come ad un viaggio intimo, al buio, in silenzio. Nelle sue parole c’è tutta la dolcezza e la commozione dei sentimenti, una musica lontana in un sera d’estate, e l’ineluttabilità del discorso poetico, al quale affidare anche gli ultimi istanti: “Ancora mi farò male,/ combattendo tra dolori/ e passioni./ Perdonami se muoio,/ senza disturbare,/ col sorriso dei giorni migliori”.
    Non c’è rabbia nei suoi versi; piuttosto un canto corale, dove ogni cosa è illuminata, ogni passione accennata, ed il pianto sommesso, così, come per non disturbare.
    E nel suo girovagare il poeta guarda anche a sé, e si fa guardare; e lo immagini, a filo del muro, camminare sereno. Come recita la poesia che dà anche il titolo al libro, egli è “... un eroe distratto,/ che non conosce le virtù,/ che perde i pezzi nell’atrio del portone,/ le chiavi di casa delle amanti,/ e le certezze, e i dolori”. Invitante, confessa: “Sono un uomo,/ della lusinga amante,/ che, come fosse musica,/ ascolto e dimentico./ E amo la libertà/ e il voler essere gatto”.
    Pensieri come perle, e soffi, e nuvole: tenete questo piccolo libro prezioso, come la luce di una candela, accanto ai vostri sogni.

    [... continua]

  • L’opera di Claudio Pagelli è una luminosa ed icastica teogonia del verbo. È vento e fuoco, pura carne, puro sangue.
    La raccolta di testi, con prefazione di Fabiano Alborghetti, è suddivisa in tre sezioni, vere e proprie cantiche di un poema linguistico. Protagonista assoluta è la parola, della quale il poeta-vate narra la partenogenesi dal caos primordiale del pensiero indistinto (“Qui dove tutto è metafora/ si replica nel sangue/ il mantra del magma”).
    L’approccio alla conoscenza, intesa come esperienza intellettuale, è paragonabile ad un’eruzione vulcanica, dove lettere, suoni, elementi naturali si scontrano violentemente, generando vita nuova. Il verbo è sparso, spora vagante, magnetismo che si erge dalle ceneri; la collimazione, un mistero insondabile, si concretizza nella fisicità della meta (“La parola grida, stride fra i denti dell’uomo”). L’atmosfera erratica riecheggia nei richiami ad Ulisse, eroe vagante per eccellenza, simbolo delle infinite potenzialità della mente umana (“ È un lungo respiro/ questo viaggio terreno/ dove nulla è scritto/ come un cielo di rena”).
    Nell’atto di irrorare la terra, la parola, non più un mare in tempesta, ma acqua limpida e cristallina, diventa verità, forma definita che sostanzia le idee, sangue prezioso che nutre e concima (“Io ti porto l’oro buono, amico/l’oro profondo che non ha peso né spazio”). Ma il poeta ammonisce il lettore a non lasciarsi fuorviare da un’apparente semplicità, poiché “la limpidezza è un mistero sottovalutato”, ed a colui che si affaccia al mondo, ancora inesperto, rammenta: “La tua lingua non sa il bacio dell’ortica,/ la spina di rovi dove sibila la serpe”.
    Il linguaggio è colto, sapiente, aulico; il verbo è sèma elargito all’uomo, inteso come essere pensante, che alfine si interroga sulle sue potenzialità, sulla capacità di arrivare ad esprimere l’anima del mondo. La poesia, nella sua missione ultima, diviene la penna con cui l’uomo affronta  l’universo della conoscenza.

    [... continua]

  • Il sottotitolo di questo libro è “Pensieri in soluzione acida” e a rifletterci è azzeccatissimo.
    Giovanni Soriano si rivela abile aforista, e pare che davvero abbia intinto la sua penna nell’acido muriatico prima di vergare le massime che compongono il volumetto.
    Ci troviamo di fronte a 67 pagine ricche di sentenze, tutte ben misurate e argute, e si vede che dietro a ognuna c’è lo spessore di una preparazione e lo studio dell’autore, su cui ha fatto bene l’editore “Joker” a scommettere.
    Troppo presto ci si improvvisa autori di aforismi  ma questo libro è il frutto di sei anni di analisi, di raccolte d’idee, di elaborazione, di scrittura e riscrittura. Per questo ne è venuto fuori un prodotto completo, suddiviso in 9 brevi capitoli ognuno con un suo “tema”. E visto l’ottimo risultato finale speriamo che presto arrivi una seconda pubblicazione… senza dover attendere altri sei anni!

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Un romanzo ambizioso e complesso, ambientato in uno dei periodi più turbolenti della storia italiana, e cioè tra la Grande Guerra e la fine del Regime Fascista, quando una società prevalentemente contadina fu costretta fare i conti con la Storia. Ed è proprio in questo intricatissimo snodo storico che la Mascialino colloca i suoi complessi e tormentati personaggi. I loro destini finiranno con l'intrecciarsi molto strettamente, in un romanzo che mescola perfettamente la realtà storica e l’analisi psicologica con la finzione narrativa.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Che  cosa ci sarà nello scrigno di Paolina, finemente decorato con le immagini di Ossian, il re poeta e guerriero? E quali segreti nasconde la giovane zia, fuggita dalla Germania del Terzo Reich per rifugiarsi in Lucania?
    Il libro di Carmen Margherita Di Giglio racconta una misteriosa storia in cui i destini dei giovani protagonisti si intrecciano con misteriosi eventi, sullo sfondo della ricca provincia italiana e delle infelici vicende della dominazione nazista.
    Amore e morte, eros e distruzione, si alternano in un continuo equilibrio in questa storia dalle tinte forti, dove il rosso del  sangue e della passione si combina al nero del mistero e dell’ambiguità, per sconfinare oltre le regole.  Il giovane Andrea perde la sua purezza, e lascia che i veli dell’infanzia cadano uno ad uno, rivelandogli una realtà feroce, travolgente, in cui scoprire il nuovo Se stesso. 
    Un libro appassionante, ricco di piacevoli e stimolanti riferimenti classici, tutti da assaporare e da scoprire.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • L’arte e la sua opera purificatrice sono le vere protagoniste di questo romanzo. E’, infatti, nell’arte, che l’io narrante si rifugia ogni volta che la vita lo mette di fronte a prove più o meno dure e strazianti, come la morte di entrambi i genitori, ma è anche grazie a lei che il protagonista troverà la forza e il coraggio di fare le scelte più importanti della sua vita, ma non solo…
    Scritto in maniera scorrevole e discorsiva, è un romanzo che parla d’amore, sia quello per l’arte, o quello dolcissimo per la nonna, o ancora quello passionale per Kirsten e quello vero e sincero per Roberta, ma comunque sempre amore con la A maiuscola.

    [... continua]
    recensione di Maria Stamegna

  • Squarci dell’anima, squarci di vita, di solitudine, di risalita. È un canto variegato la silloge di Quasimodo. Si tratta proprio di squarci, una locuzione con effetto diretto che rende la ruvidezza e la naturalezza di questi versi. Un calare di emozioni in attesa di rinascere, un parto naturale affidato alla fede; nelle sue mani riposte speranza e salvezza. Massimo Barile – autore della prefazione – scrive che “solo chi ha sofferto può raggiungere le alte vette della comprensione umana”. Possiamo aggiungere che “solo l’assaggiator delle tempeste potrà conoscere l’armonia”.
    La scrittura di Fedel Franco è una scalata dove un appiglio mancato può essere fatale, ma la sicurezza, la tenacia e la forza per arrivare in cima è riposta nella fede. Il continuo duello col dolore, non è mai gioco facile; si cerca terreno fertile, si fanno i conti con una quotidianità a volte estranea a noi stessi, si decide di mollare tutto senza troppi giochi di pensiero. Ma la sensibilità poetica del nostro, gli permette di chiamare per nome queste cose e di fronteggiarle a penna carica d’inchiostro. Pronto a generare altre emozioni, pronto a una sfida consapevole con ciò che si attende, con ciò che si ha e che si è. E poi, sul finire non c’è mai un orizzonte composto, perché o tutto tace o il vociare è alto. Insomma, svuotata la penna, riempito il foglio bianco, la vita riprende il cammino e il poeta volta pagina e riprende a desiderare di poter vivere, di potere scrivere.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Un dialogo con il mondo. I versi di questo libro aprono porte verso la realtà circostante, e volti, persone, voci prendono vita e parlano di passioni, sentimenti, emozioni, attraverso la sincera penna di Lerri Baldo. Le sue poesie incantano, lasciando spazio ad echi lontani, ma con l’immediatezza dei poeti moderni e, come versi di canzoni, si propagano nell’aria come profumo. E’ un continuo alternarsi tra passato e presente, tra percezioni classiche riscontrate nella ricercatezza delle parole e l’energia di un pensiero che arriva dritto al cuore, che vuole raccontare, descrivere, assaporare ancora momenti.  Le immagini si alternano ed è come parlare con se stessi,  contemplare la realtà da nuove angolazioni, notare il dettaglio, il particolare, e lasciarsi attraversare da esso perché ne rimanga traccia dentro di noi.
    Notevoli i versi di “Continua a scattare anche dopo il traguardo”.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • “Il sogno inverso di Tito Biamonti” non è solo un bellissimo ed insolito libro sulla resistenza partigiana. Le vicende dei tre protagonisti, intrecciate da un mirabile gioco di rimandi e coincidenze, scorrono parallele in un preciso arco crolonogico divenendo paradigma di realtà, e ritraendo l’esistenza umana con tutte le sue luci e le sue ombre.
    Il lettore è invitato ad una mensa imbandita di ricordi, quelli dell’Autore/Io narrante, legati ad un’infanzia post-bellica ed attraversati dalla presenza di un uomo particolare, Italo Zanotti detto “Tito”. Protagonista della resistenza antifascista, personaggio controverso le cui vicende sono ricostruite grazie ad un accurato studio documentale ben lontano dall’eroismo retorico e della ricostruzione agiografica, Tito rimarrà partigiano in tutta la sua vita, anche quando la fine della guerra gli imporrà la conversione ad uno stile di vita irregimentato. Vedendolo arrivare assieme al padre in moto un giorno della sua infanzia, Riva lo descrive così: “Aveva un giubbotto nero come quello  in uso ai piloti dell’aeroplano (...) Il giaccone di cuoio - forse il medesimo che aveva vestito nella guerra partigiana - analogo a quello indossato da Marlon Brando in uno dei suoi primi selvaggi film sui centauri motociclisti”.
    Resta da svelare la misteriosa identità del terzo protagonista, Giovanni Federico Biamonti, partigiano-scrittore. Se da un lato l’autore ne descrive accuratamente certi aspetti della vita - l’ambiente familiare, la partecipazione alla resistenza, le scelte di vita fatte all’indomani del conflitto, la malattia invalidante, l’amore incondizionato per la scrittura - dall’altro ne sottace il vero nome, quasi a voler proteggere il carattere schivo e riservato dell’uomo, che non gli ha  certo impedito di scrivere una delle più belle pagine di Storia della Resistenza Partigiana.
    Il vero scrittore, di cui Biamonti rappresenta l’alter ego, alla delusione della propria madre per non aver terminato gli studi universitari, pare che così abbia replicato un giorno: “La mia laurea me la porteranno a casa, sarà il mio primo libro pubblicato”.

    [... continua]

  • Sulla copertina del libro di Pier Gino c’è la testa di uno scheletro e un lupo. Sono due dei protagonisti che animano questa storia horror, affiancati dal ragazzo che vive queste sue paure, con la tenacia di un esploratore alla ricerca della verità. Il misterioso arcano che incolla il lettore al libro del giovanissimo scrittore - appena dieci anni -, viene svelato solo sul finire della storia.
    Oltre a una sintassi semplice ma fluida, a ergersi impietosa in questa scrittura, è la fantasia narrativa che solo una giovane età può sfornare. Un intreccio di accadimenti, una coloritura tutta sua, in direzione dell’ultima pagina.
    Lo scheletro incontrato in soffitta sussurra al protagonista: “Vuoi sapere chi tu abbia ucciso, ma non lo saprai mai!”. Ma il protagonista non si perde d’animo; tra peripezie e ragionamenti cervellotici riesce a svelare un passato inimmaginabile. Tutto questo tramite un viaggio nel tempo. Tra le fresche righe si possono scorgere anche piccoli insegnamenti che Pier Gino intende offrire ai suoi lettori, giovani o adulti che siano.
    Un breve inciso a fine romanzo recita così: “Questo libro è il mio primo horror e, spero, miei cari lettori che a voi piaccia e che abbiate un divertimento immenso e un po’ di brividi mentre lo leggete.”
    Intento lodevole quello del nostro Russo, e gli elementi per gustare un libro snello, che narra la storia di un ragazzo e una sua avventura non proprio giocosa, ci sono tutti.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Il minimo è Gianmario Camboni, un giovane scrittore sardo che sviscera, commenta una notevole quantità di aforismi, di massime, di pensieri. Lo fa, appunto, con la coscienza di essere un “minimo”. Accezione per nulla negativa in questo caso, ma che tende a identificare lo scrittore nella sua immagine più nitida di persona comune, che esprime delle sue considerazioni redatte dalla sua esperienza di vita e dalle riflessioni intorno ai fatti.
    Camboni usa intenzionalmente uno stile linguistico semplice, fruibile per tutti. Proprio per questo, la fatica letteraria del nostro, si legge con la stessa piacevolezza e la stessa leggerezza con la quale si fa una chiacchierata al bar con un amico. A ragionar a profondità maggiori, questo libro potrebbe essere utilizzato proprio in questa maniera: leggere una massima di Gianmario, il suo commento, e confrontare il tutto con la propria lente d’ingrandimento. Tutto intorno a un tavolo, tra amici, conoscenti, amanti, sconosciuti. Verrebbero fuori sicuramente dibattiti e scontri verbali interessanti… E le classiche chiacchiere da bar, potrebbero garantirsi un tocco di significato in più.
    Bisogna affermarlo senza mezzi termini: Camboni si proietta verso quello che è il fine massimo della letteratura: mettere in quella grossa lavatrice che è la quotidianità, pensieri, idee, considerazioni, ispirazioni con le quali confrontarsi. Il tutto, per uscirne sicuramente accresciuti e fortificati nel proprio spirito critico.
    “Massime di un minimo”, un gradevole esempio di come la letteratura può assumere una funzione sociale; non solo i grandi scrittori possono mirare a obbiettivo cotanto nobile, ma anche "un certo" Gianmario Camboni.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Una raccolta di aforismi di un'autrice vera, una poetessa di vita.
    Ricorda le opere di Coelho, mantenendo, però, un'originalità e una forma propria.
    Ogni aforisma è una perla di saggezza, che l'autrice vuole trasmettere non alla mente del lettore, ma direttamente al suo cuore. Riuscire a trasformare sentimenti in parole non è cosa da tutti, ma Cleonice Parisi è riuscita in questo intento. Non si può, leggendo queste pagine, non commuoversi o non fermarsi a riflettere sul loro significato. Non si può restare impassibili o leggere superficialmente questi pensieri fatti di termini o parole scelte con cura e amore. Non si può non sentirsi in qualche modo i diretti interessati o i destinatari di un messaggio. Ogni lettore leggerà in questo piccolo libro anche le proprie esperienze, il proprio dolore, la propria felicità. Ogni pagina racchiude armonia e sentimento quasi come se a scriverla, una dopo l’altra, fossero state le mani di un angelo. La scrittrice riesce ad affidare al lettore un messaggio ben preciso in ogni suo aforisma, ed il lettore deve farne tesoro. Sono dei piccoli insegnamenti, consigli o semplicemente esperienze di vita che il lettore porterà con se e non dimenticherà facilmente.
    Un aforisma che mi ha molto colpita recita così: "... Nessuna cosa fiorisce se non c'è la mano dell'uomo a curarla. ... Accetta il tuo ruolo nella vita, tu esisti per sorridere e portare al mondo l'unico messaggio che conosci, la vita è amore, e solo attraverso l'amore giungerai alla gioia.". Queste parole sembrano descrivere esattamente quello che fa l'autrice. Il suo ruolo è, infatti, quello di trasformare le parole in poesia, di infondere serenità e dare speranza, di sorridere ma anche far sorridere trasmettendo un messaggio di gioia, tutto questo senza perdere di vista la realtà a volte crudele. La vita è tuttaltro che facile; è anche dubbio e male, buio e ombra. È un regalo di Dio, ma allo stesso tempo una “battaglia” continua alla ricerca della felicità interiore, che si può raggiungere solo attraverso un cammino fatto di comprensione, saggezza, fede e umiltà. La vita è ancora amore, comprensione, consapevolezza, dubbio, giustizia, luce, pace, paura, speranza, successo... e tanto altro ancora. Elaborando queste definizioni e trasformandole in piccole parabole, Cleonice Parisi ci accompagna nel nostro cammino di vita, con il cuore perché ognuno di noi è un "Viandante nel cuore". Un piccolo libro che regala una grande gioia.

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    recensione di Katia Guido

  • La lettura delle Avventure di Pinocchio- Storia di un burattino di Collodi è stata, e continua ad essere, una delle tappe più significative nella formazione di intere generazioni. La storia del burattino discolo, che dopo una serie infinita di disavventure e peripezie riesce finalmente a trasformarsi meritoriamente in un bambino, ha da sempre appassionato e per certi versi intimorito i piccoli lettori, ai quali essa non manca di fungere da monito contro la malvagità e le cattive compagnie, cause di allontanamento dalla strada del bene.
    Al di là dei meriti letterari e del valore socio-pedagogico dell’opera, che si palesano facilmente anche al vasto pubblico, esiste un livello più profondo di interpretazione, un sottobosco di simbologie e significati che si colgono solo attraverso una lettura critica filologica e semantica, affiancata dall’applicazione delle moderne teorie psicanalitiche.
    È proprio dall’analisi di questo subconscio dell’opera letteraria che scaturisce il saggio di Rita Mascialino, paragonabile ad uno scavo archeologico all’interno del lavoro di Collodi, in quanto l’autrice, pienamente consapevole della natura poliedrica che può caratterizzare l’atto dello scrivere, guida il lettore attraverso la stratigrafia del testo, con assoluto rigore analitico e chiarezza espositiva.
    Nei ventiquattro brevi capitoli nei quali è suddiviso il saggio, di agile lettura e sintetica consequenzialità, i personaggi sono presentati sotto una nuova luce, o, per meglio dire, con tutte le loro ombre, quali si celano dietro gli stessi nomi, la caratterizzazione, le ambientazioni e le atmosfere. Ecco allora che emergono il disagio, la solitudine di un burattino pensante e di un bambino di legno, il suo essere manipolato da adulti senza scrupoli e puntualmente abbandonato a se stesso; ecco che il lettore si affianca al protagonista, con una certa dose di immedesimazione, nel suo percorso catartico, fatto di progressi e di passi indietro, facili tentazioni e difficili soluzioni, atti di ignavia e di coraggio.
    La fiaba diventa così una metafora della vita, al contempo tragedia individuale e corale, giacché nel descrivere la tecnica narrativa di Collodi l’autrice dipana i fili dell’umana esistenza, il più delle volte tutt’altro che una favola a lieto fine. Nelle affermazioni pronunciate dai personaggi ed evidenziate con grande perizia nella loro lapidaria significatività, è possibile cogliere la profonda essenza degli aspetti più oscuri dell’animo umano, che generano nel lettore accorto un senso di estremo turbamento, suscitando reazioni di grande impatto emotivo e morale.

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