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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • In questo racconto lungo dal ritmo vivace e leggero, Alessandra Maltoni ci prende per mano in un'assolata giornata di agosto e ci conduce in una piacevole passeggiata lungo gli splendidi percorsi della Marina di Ravenna. Attraverso i simpatici dialoghi tra i due protagonisti, Rosa e il suo nipotino Carlo, un irresistibile bambino di otto anni dalla vispa curiosità, l’autrice trova lo spunto per spiegare con semplicità ed uno stile fresco e coinvolgente, l’affascinante e avventuroso mondo del mare e della marina, illustrando le caratteristiche dei porti e delle imbarcazioni che li vivacizzano.
    Il tono didattico e pedagogico con cui Rosa insegna al nipotino ad amare il suo mare non è mai pesante né scontato, semmai ricco di interesse e semplicità appassionante. Non è difficile lasciarsi trascinare dalle sensazioni suscitate dalla lettura di questo piccolo viaggio giornaliero dei due protagonisti, quasi potessimo sentire sulla pelle la frescura della brezza marina o incantarci davanti alla allegra realtà dei chioschi, dei porti e delle barchette ondeggianti sul mare assolato.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Lerri Baldo è un poeta e un pittore. Ritrae emozioni. Intuisce i suoi versi come rappresentazioni di realtà, e anche la sua poesia è policroma, nei temi e nella forma. Si muove, con versatilità e disinvoltura, dal sentimento amoroso alla politica, dalla lirica alla narrazione.
    La vista sembra essere il fil rouge che unisce ogni verso e ogni  poesia di Baldo nella raccolta “Taci come il mare”. Il senso stesso è il principale interprete dei componimenti: esso è immagine, concetto, idea, nella quale il Poeta si riflette per rievocare le sue percezioni. Le sue poesie sono ritratti di vita caratterizzati da gradazioni, sfumature, dosaggi di colore e luce, e sono ispirate dai piccoli dettagli: un oggetto di uso comune, una ciocca di capelli, una foglia arsa dai primi freddi dell’inverno.
    "Acquamarina", "Taci come il mare" e "Onde" sono i titoli delle sezioni che compongono questa raccolta, che è sguardo ardente ed appassionato sulla vita, incorniciato dalle emozioni del Poeta.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Arduo svelare la passione interiore del giovane poeta Lotto, che abbiamo conosciuto grazie alla raccolta di poesie “Silenzi”: i versi riuniti in questo piccolo volume appaiono, ad una prima lettura, di impronta onirica. Metafore ed allegorie si susseguono a ritmi incalzanti, e il Lettore si orienta tra  visioni simboliche, segni, immagini, nei quali non sembra inizialmente trovare una logica universale. La prima impressione è quella di essere immersi nei paesaggi lunari dipinti da  Dalì, alla ricerca di una decodificazione, una mappa, un sentiero.
    Le anime dell’Autore – molteplici, infinite, composite -  ci dirigono verso un’unica direzione e un solo senso: dopo un primo momento di interiore smarrimento, Lotto prende il Lettore per mano e lo conduce verso un orizzonte sconosciuto, dove potrà lasciarsi incantare da traslazioni, simboli, classicismi ed intime aspettative. Lotto ha una scrittura energica, variegata ed originale, che si riassume, a nostro avviso, nei versi finali della poesia “Promesse da folle”: sintesi di un’immagine forte e distintiva in cui si consuma una ritmicità densa e un’ispirazione ricca di sfumature.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Con occhi cristallini ma, a volte, opacizzati dalla fatica del vivere quotidiano il poeta Elio Ria osserva e percorre strade apparentemente diverse e scollegate fra loro fino a scoprire, invece, indissolubili intrecci.
    Dalla ricerca del Dio, ai profumi del mondo e al sondare dell'anima, il Nostro cerca le ragioni e le motivazioni che spingono l'uomo, in questo caso l'uomo Poeta, e per le quali vale la pena di soffermarsi nel delicato scrutare dell'intimo personale di ognuno di noi.
    Le sei sezioni presenti nel libro racchiudono le varie sfaccettature di un percorso vitale e, come in un prisma colorato, Elio Ria riesce a cogliere ogni luminosità che le varie facce di questo brillante emanano.
    Dalla più fioca traccia di luce nascosta negli abiti neri delle donne del Sud ai colori violenti e brillanti di una terra fertile e ricca di sole, troviamo nelle poesie di questo valido Autore le nostre domande e, spesso, le risposte che sono celate proprio nelle semplici osservazioni delle cose di tutti i giorni e del mondo che ci circonda.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Così come il suo pseudonimo,  il poeta Roberto Sannino propone nei suoi versi un vigore ed un’energia che catalizzano l’attenzione del lettore, donando alla raccolta l’immediata vitalità di un imperativo.
    Nella raccolta di poesie “Il Difetto” Iago fonde una serie di versi inconsueti e energici, dove ogni parola è contemplata, scelta, al fine di dare musicalità, forza ed intensità all’espressione.
    Così come ama descrivere se stesso nell’introduzione alla raccolta, Iago ci appare uno scrittore “di getto”, colui che ha il dono dell’ispirazione,  e che riesce abilmente a trasferire su carta l’impulso della passione poetica.  “Questo mi vivo io, l’intera fisicità sostiene ogni impulso ispirativo”.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • L’Amore è il tema fondamentale delle opere che compongono la raccolta di poesie di Silvana Stremiz “Sospiri Condivisi”. La Stremiz, con una forte carica di femminilità e sensualità, celebra il sentimento che muove il mondo, e lo racconta in tutte le sue forme, alla luce delle sue esperienze di vita.
    Le poesie sono intervallate da immagini e disegni a cura di Marco Montalto, che accompagnano il lettore nel viaggio attraverso l’universo sensoriale ed emozionale dell’autrice.
    Dall’amore passionale all’amore filiale, tutti i versi traboccano di spiritualità ed energia, ma ciò che colpisce maggiormente è la sincerità con la quale la Stremiz lascia il suo cuore libero di parlare, urlare, piangere e sorridere, senza veli e senza inibizioni.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • L’animo sincero, semplice e puro di Luca Gamberini filtra nelle pagine del libro “Come un cane…”: una raccolta di poesie caratterizzate da una scrittura diretta e originale.
    Gamberini si descrive senza veli in queste pagine che racchiudono un diario di vita, un viaggio personale in se stessi, fatto di immagini creative, speranze, pensieri, momenti di tristezza e di riflessione, confessioni.
    Emergono nella lettura interessanti e brillanti intuizioni poetiche. Gamberini ha la fortuna – inseguita dai più grandi letterati – di un’innata capacità di ascolto e di accoglienza, verso se stesso e verso gli altri: ci auguriamo che non la lasci mai andare via, ma che continui a farla fluire dentro di sé come un fiume in piena, per riempire ancora gli argini del suo animo e le pagine del suo “diario”.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • “Per una strada” è una raccolta di poesie, scritte tra il 1990 e il 2006, che racchiudono vari elementi, emozionali ed esteriori, che spaziano su vari argomenti: dalla vita alle emozioni, dalla cronaca alla storia.
    Emanuele Marcuccio attua, nei suoi versi, un’analisi tematica innovativa e vasta. E’ attento alla descrizione delle emozioni, che affiorano attraverso un’accurata analisi delle parole e delle espressioni, che risultano ricercate, musicali, a volte classicheggianti.
    Interpone il suo punto vista a quello della storia o della cronaca in componimenti che prendono spunto da personaggi o ragioni storiche di varia natura: troviamo Annibale, Seneca, Ulisse – personalità che hanno rappresentato, con pensieri e azioni, le tante sfaccettature dell’Umanità.
    Marcuccio ci appare come un maturo conoscitore dell’animo umano, e - come un pittore ritrae le sue tele ammirando il paesaggio - egli dipinge i suoi versi ricercando dentro di sé gli elementi che compongono la natura umana, collocandoli nell’armonia del mondo con liricità e pathos.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Gustosa sequenza di battute, giochi di parole e intrecci verbali comici.
    L'autore non risparmia ambienti, situazioni e personaggi noti, pescando nella sua fervida e umoristica fantasia le giuste essenze e fragranze che inducono a volte al sorriso lievemente abbozzato e a volte al riso vero e proprio, quello “di pancia”. 
    Il lettore potrà gustare con famelica e onnivora voracità tutte le pagine, scoprendo così di essere giunto, con rammarico, all'ultima battuta.
    La lettura somiglia a un’ingorda abbuffata di dolci e succose ciliegie: una tira l'altra e si rimane delusi quando si cerca disperatamente con le dita nel fondo della ciotola e si scopre che le ciliegie sono finite…
    Questo libro è proprio quello che ci vuole dopo una lunga giornata di lavoro, per risollevare così il morale e lo spirito e, cosa essenziale nel mondo d’oggi, riscoprire la gioia del sorriso.
    Nella divertita lettura si percepisce la sensazione di approdare su di un’isola felice, dove vige la regola della spensieratezza e del gusto per la sana ironia.
    Il buonumore è di rigore.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Avere un’ultima occasione per far placare il cuore. Fa molto riflettere questo bellissimo libro, opera prima di Azzurra Mangani: un romanzo epistolare a senso unico dedicato all’ennesima lettera, infinita, un doloroso e definitivo flusso di coscienza rubato all’oblio di una mente esausta, cellula pulsante a sprazzi di un corpo ormai assuefatto al nulla, lo sguardo perso nel vuoto.
    Parole come pugnali gridano un solo nome, Alessandra, e chi le affida alle cure di un notaio lo fa con la certezza che il destinatario non potrà mai leggerle, e vive di rimorsi per non essere riuscita a restare. Un rapporto viscerale richiamato alla memoria fin dal primo incontro, sullo sfondo la scuola, gli altri, le scelte di vita, e le canzoni che passano alla radio rimanendo impresse come proverbi nel tempo. È difficile, per la signora Giannini che a malapena si accorge della stanza asettica che la contiene, ammettere di sapere ancora, a distanza di trent’anni, cosa volesse dire sentirsi vivi, rispecchiare la propria anima nello sguardo di un altro essere, appartenersi e a un certo punto vedersi strisciare via, sentendo di aver abbandonato chi dava luce ai giorni più oscuri con un lacerante addio. La forbice col passato aveva un nome di donna, suadente e irresistibile, capace di rubare l’anima a chi non può più fare a meno di amarla mentre la assapora nelle vene. La mente sopravvive per raccontare, e sperare che qualcuno accolga l’estrema richiesta di perdono, mentre lo sguardo torna a galleggiare nel bianco, appena in tempo per evitare di scoprire l’insopportabile realtà.

    [... continua]

  • “Non esistono confini alla bellezza del mondo, così come non esistono limiti alla mia curiosità e alla fame di conoscerlo”: in queste parole è forse racchiusa l’essenza del libro di Paola Cerana, che affida alla carta la memoria dei tanti luoghi attraversati, fisici e non, sempre con la voglia di carpirne il profumo più intenso.
    Tra un vagabondare e l’altro attraverso i due emisferi, dimenticando le certezze rassicuranti e assaporando la bellezza della diversità, emerge chiara la consapevolezza che non esiste angolo della terra e della mente umana che non meriti di essere compreso nella sua natura più vera, perché possa diventare parte del nostro paesaggio interiore.
    Esiste poi almeno un luogo dove i nostri affanni si annullano, un luogo al cui solo pensiero, mentre siamo in preda alla quotidianità paralizzante, ci sentiamo noi stessi nel mondo.
    Chi lo identifica nel mare non può rimanere obiettivo davanti alla dichiarazione d’amore contenuta in questo libro, dove nella tavolozza delle mille sfumature del mondo è descritto come “un assolo d’azzurro”, una pennellata continua su una tela, raccogliendo tutti i paesi che attraversa…
    Il mare che si unisce al cielo senza soluzioni, e risuona fragoroso nella mente, ispirando sapori salmastri e distese immense.
    Ci sono tanti modi di viaggiare, come altrettanti ce ne sono per comunicare le emozioni che accompagnano lungo il cammino.
    Poter descrivere il mondo con i propri occhi è un entusiasmante lusso democratico che non tutti colgono, ma quando ciò avviene con uno stile delicato e insieme sensuale come quello della nostra autrice non resta che farsi trasportare dalla sua “anima in penna” sulle tante città e i luoghi deserti, realtà e sogni virtuali che non diventano vie di fuga, ma tasselli di un bellissimo puzzle.
    E insegnare all’uomo a viaggiare con la mente è la cosa più straordinaria a cui un autore possa aspirare.

    [... continua]

  • Chi scrive un diario è sempre in bilico tra la paura e la speranza che qualcun altro, prima o poi, lo legga, e che comunque, da qualche parte della storia dell’umanità, rimanga una traccia fisica del suo passaggio.  Guai però se il tomo finisce nelle mani sbagliate: è questo il caso del povero pensatore Modesto Tincher, descritto come un uomo “di media età, di media statura, di media intelligenza, di media istruzione e, neanche a dirlo, di medio ceto”. Segnalazioni anonime danno luogo a un caso giudiziario che lo vede accusato di falso, appropriazione indebita e millantato credito. Trasecola Modesto, che in vita sua non ha mai commesso il benché minimo reato, e sentendosi vicino al protagonista de “Il processo” di Kafka affronta la questione, convinto di dimostrare la propria buona fede. Ma la realtà è ben più amara, perché gli verrà contestato di essersi appropriato di pensieri altrui spacciandoli per farina del suo sacco, e nello stesso tempo di aver attribuito a personaggi celebri le modeste elucubrazioni della sua mente. Attimi di panico lo assalgono quando vede il suo diario prodotto come corpo del reato, e sa di dover giustificare il libero fluire della sua mente tra ricordi, emozioni, rielaborazioni e prese di coscienza. Ma il vecchio proverbio dice “male non fare, paura non avere”… ed ecco che dall’uomo mite emerge la consapevolezza di se stesso e l’orgoglio del proprio percorso intellettuale. Gustoso e divertente racconto a conferma delle ottime capacità di Salvati, che ci fa riflettere su quanto sia spesso arduo mettere note a latere ai nostri pensieri per citarne la fonte, alla stregua di certi “Frammenti di un discorso amoroso” di barthesiana memoria! Ma, in fin dei conti, all’origine delle nostre idee non c’è sempre e comunque l’idea di qualcun altro?

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  • Cosa si potrà mai dire di nuovo sull’amore nell’era barbarica? Probabilmente il primo a porsi questa domanda sarà stato proprio il nostro autore, che nel suo ultimo lavoro ha trovato la chiave giusta per proiettare questo folle sentimento in una dimensione squisitamente letteraria, quasi agnostica, prescrivibile persino ai cardiopatici. Perché Salvati, ironico e sensibile come un venticello, riesce ancora una volta a stupire per l’illogica allegria che provoca nei suoi lettori. Ricordiamoci che stiamo parlando d’amore, un moto dell’anima talmente vanitoso che pretende di essere sempre al centro dell’attenzione, anche e soprattutto quando, da grande assente, muove i fili del nostro pensiero e ci costringe a venerarlo. Tanto vale, allora, rassegnarsi e gustare questo piccolo trattato nel quale, prendendo spunto da grandi classici della letteratura sentimentale ed erotica (Stendhal, Anaïs Nin,  Emily Brönte, per citare alcuni nomi), si alternano prosa ed epigrammi dedicati “Agli innamorati, ai romantici, a tutti gli altri”.
    Nei sei capitoli l’amore è declinato nel suo essere passione mentale e fisica, irruenta e devastante (“immensa fiamma che scalda il cuore, le viscere e la testa allo stesso tempo ma difficilissima da controllare”), ma anche come capriccio e vanità, trasportato sulle ali della leggerezza che tutto giustifica, ricordando che il sentimento appartiene soprattutto a chi lo prova e non tanto a chi ne è oggetto. Anche se nel prologo si rende necessaria una “romantica e scontata avvertenza” (“Le parole d’amore/ possono essere udite/ solo da orecchie innamorate”), Salvati poi corregge il tiro, rassicurandoci con la garanzia che il romanticismo è altrove, nell’anima, che tenta di salvare se stessa trasportando la fisicità in idea pura, a riparo dalle correnti. Nell’amore erotico, definito nell’epigramma che introduce il quinto capitolo “la variante colta del sesso”, è invece la felice sintesi tra desideri, aspettative e realtà, connubio in continua evoluzione per non cedere alla noia.
    Come un fenomeno naturale o una malattia, comprensibili meglio se si osservano da una giusta distanza, l’amore rivela le sue fasi eterne e sempre uguali (l’inizio, l’intermezzo, la fine), talvolta difficili da riconoscere anche se ineluttabili. Qui l’ironia si fa dannatamente amara, e secondo Salvati “Gli amori finiscono/ perché è più facile/ far durare l’amore/ cambiando partner/ che far durare il partner/ cambiando l’amore”. Ma per fortuna sono state inventate le appendici, e quella di “Se ci diamo del tu il bacio viene meglio” è ispirata a un mito della cultura massmediologica italiana contemporanea, ossia l’inossidabile Gigi Marzullo e le sue domande surreali, che meritano risposte altrettanto surreali. Né cinque secondi né un tempo infinito per rispondere alla fatidica “Scusi, per lei cos’è l’Amore?” (ovviamente con la A maiuscola), ma un breve prontuario con risposte in diversi toni, per non farsi trovare impreparati anche in caso di pioggia. Ne scegliamo una, lasciando a voi lettori il piacere di scoprire le altre: “L’amore, di per sé, è grande ed eterno. Sono gli innamorati che non sono all’altezza”.

    [... continua]

  • 76 pagine in cui si racchiude la scioglievolezza di un gran film diretto da uno dei più grandi registi italiani: Giuseppe Tornatore. Un film nato dal monologo di un altro grande maestro della scrittura italiana come Alessandro Baricco. Tra queti due grandi nomi si installa la penna e la passione della nostra Francesca Arangio. E' stata in grado di affiancare documentazione, raffinatezza nella ricerca e passione, amore per il cinema e per la scrittura. Un’opera divisa in capitoli ben definiti, che nascono da una bibliografia possente e variegata.
    Francesca Arangio ha intrapreso questo viaggio insieme al protagonista del film, e anche lei, forse, alla fine non voleva più scendere da quella nave; troppo legata al suo piccolo mondo, alla sua casa dove tutto è al sicuro. Novecento è un personaggio notevole, che solo uno scrittore di ottimo calibro come Baricco poteva plasmare nella sua romanticità, nella sua complessità e malinconia.
    La scrittrice non è riuscita a resistere a questo fascino e ci ha offerto un sussidio e un mezzo in più per poter apprezzare il film in particolare, e in generale la nobilissima forma d’arte che il cinema rappresenta.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Sotto il cielo d’Irlanda è un libro che ha l’asprezza e l’intensità delle storie d’amore sincere e appassionate.
    Cristel Della Rocca, giovane fotografa appartenente ad una nobile famiglia veneziana, viene incaricata di effettuare un reportage sull’Irlanda. Prima di partire rinviene alcuni misteriosi documenti e un diario appartenenti a sua nonna, recentemente deceduta, a cui Cristel era particolarmente affezionata.
    Attraverso quel diario, che racconta la tragica storia d’amore tra la nonna e un giovane straniero, Cristel scopre un forte legame tra le sue radici e l’Irlanda. Il viaggio di lavoro diventa quindi un’opportunità per andare a fondo nell’oscuro passato familiare.
    Nel suo peregrinare in quella terra aspra e meravigliosa, Cristel conosce Jonathan, con il quale rivive quasi letteralmente il destino di sua nonna. Il loro amore, però, apre la strada ad un ciclo di minacce e tensioni ad opera dello stesso fratello della ragazza, preoccupato delle sorti dell’eredità di famiglia.
    L’autrice, Annamaria Platania, ci dona una prospettiva d’eccezione nella descrizione di una terra insieme romantica e selvaggia, grazie ad una narrazione dal ritmo incalzante e ricca di azione e pathos.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • I libri di Vittorio Salvati hanno la capacità di far volare la mente. Basta cominciare a sfogliarli e ci si ritrova catapultati in mille realtà parallele, che vivono il tempo di girare pagina per poi lasciare il lettore testardamente voglioso di immedesimarsi nei protagonisti, così, tanto per capire cosa si prova a essere il personaggio di un libro.
    Con “Il treno di Babele. Sognando Broadway” Salvati ci offre un brillante esempio di romanzo dalla solida struttura “a catena”, dove l’Io narrante interagisce con dei perfetti sconosciuti che lo renderanno partecipe di storie ai limiti dell’incredibile e oltre; sullo sfondo, uno sferragliare di rotaie e un paesaggio che fulmineo si dilegua da un finestrino. L’unità spazio-temporale è tutta racchiusa in uno scompartimento a sei di un treno, simile a quelli dei nostri vecchi espressi, utilizzato dal protagonista per tornare dalla Grande Città alla natia Manpell; nel “Prologo necessario” il protagonista avverte i lettori della sua volontà di raccontare tutto, ma proprio tutto, per condividere la sua avventura cominciata con l’incontro con un uomo straordinario seduto di fronte a lui, il signor Jordan. Nuovi compagni di viaggio animano la cabina a ogni fermata intermedia, ognuno portando la propria storia singolare in un’osmosi di credibile/incredibile.
    Metafora della vita, il treno evoca nelle nostre menti l’idea dello spostamento cadenzato, ai ritmi dei ferrovieri e dei capistazione, ed è da sempre un locus letterario e cinematografico molto amato, per il suo carattere corale ed evocativo, tradizionale, in equilibrio tra attese e ritardi. Spesso si condivide l’esperienza con altre persone, o si fanno incontri interessanti e insperati in quel girotondo di infinite possibilità che la vita ci riserva; veri e propri casi di “serendipity” nei quali da osservatori marginali ci trasformiamo in protagonisti involontari della Storia. Partire, talvolta per dimenticare o ritrovare qualcosa o qualcuno, sperando di riuscirci; fuggire, senza sapere quale sarà la meta, è un rimedio alla quotidianità asfissiante. Un viaggio è comunque un fatto magico: ancora oggi, nella società ipertecnologica, lasciare un luogo per raggiungerne un altro riserva sempre un minimo di incertezza e mistero. Salite quindi sul treno per Manpell, ma cercate di non imbattervi nel signor Jordan, se avete qualcosa da nascondere…
    Un romanzo multiforme da cui farsi rapire, che celebra il piacere del racconto orale e l’immaginazione come alter ego della realtà.

    [... continua]

  • La poesia che avanza di Augusta Bianchi, andrebbe filmata in campo lungo, senza muovere la macchina da presa,  con lei che viene avanti in silenzio, con lo sguardo alto e fisso incontro alla vita. Cosciente di quello che è stato scritto sulle orme lasciate dai suoi passi, sul lenzuolo bianco di una sensibilità che è connubio incantevole in questa scrittrice.
    Ferite, abbandoni, decisioni difficili, scelte dettate dal dolore, sono palpabili tra il suo inchiostro. Buchi neri che non hanno scalfito la curiosità di un animo poetico; di una donna mai stanca di lottare e di scoprire cosa si cela ancora dietro il suono della vita e l’incanto di una natura incontaminata dall’uomo.
    È persona sincera Augusta Bianchi. Che non si nasconde dietro maschere o luoghi comuni, pronta a dipingere se stessa insieme alle sue fragilità e alle sue difficoltà.
    Un gruppo di poesie sincere, dense, fluide, mai scontate e impregnate del profumo dell’esperienza diretta.
    “Ombre allo specchio” è un libro da annusare, insieme a cui soffrire, cercare di capire e dialogare con se stessi; così come fa l’autrice.
    Non vanno spese troppe parole, quando si tratta di una poesia positivamente fruibile a tutti e che punta dritta al cuore di ognuno di noi, alle sensazioni comuni e vicine all’essere umano.
    Un modo in più per conoscere se stessi in un confronto perpetuo con lettere, parole, musiche ed emozioni.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Un fotografo della scientifica e Poirot, il suo pastore belga a cui manca solo la parola e che adora vedere i documentari in tv. Un impiegato di banca depresso che di sera si veste da donna in casa sua e lavora per una linea erotica, trasformandosi in Cinzia. Un vedovo su una sedia a rotelle che si innamora di Cinzia durante lunghe telefonate notturne; il signor Gaggioli, il proprietario della linea erotica “L’amore corre sul filo”, e la sua segretaria, da tempo innamorata del suo capo senza essere corrisposta.
    Tanti personaggi definiti nei loro caratteri e un intreccio ben costruito attraverso le supposizioni e le indagini del poliziotto-fotografo col vizio di seguire i casi appassionatamente.
    Roberto Rossetti – ovvero Cinzia – viene trovato strangolato in casa sua con indosso un abito da donna.
    Chi è il colpevole? E cosa si cela dietro quest’uomo dalla doppia personalità?
    Gaia Conventi sforna un giallo gradevole condito da una dialettica avvolgente e sfumata con tratti ironici insiti nella personalità del protagonista.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Se questa non fosse la recensione di un libro surreale, probabilmente non comincerebbe con un’esclamazione: “Sì, da morire, grazie, grazie!”. E se io fossi una vera LSC (Lettrice Surreale Cattiva) probabilmente non vi spiegherei che si tratta della risposta all’augurio degli autori, di trovare nel leggere lo stesso divertimento provato da loro nello scrivere questa raccolta. E come non condividere con voi lettori di Aphorism l’esperienza? Certo, ci vorrebbero una buona dose di Calvino, un pizzico di Bulgakov, una manciata di Rodari, una spolverata di Fedro, tutto concentrato in poche righe, per farvi gustare appieno il delizioso humour che sprizza dagli insoliti racconti di Salvati. Servirebbe qualche bel paradosso fresco di giornata per racchiudere in una battuta la finezza della penna del Nostro, autore anche di altri titoli come “Se ci diamo del tu il bacio viene meglio” o “Il treno di Babele sognando Broadway” (sempre di Edizioni Associate). Ma svelerei troppo, e vi priverei del piacere di scoprire cosa lega gli asparagi all’immortalità dell’anima, o chi fosse il signor Carpediem. Fatevi invece condurre per mano dal Ribelle Letterario alla scoperta di panchine stregate, passioni non proprio virtuali, diavoli, operai ferroviari e giudizi universali, testimoni di una singolar tenzone tra saggezza popolare e teorie meta-scientifiche, candidamente snocciolate attraverso i più disparati tipi umani. Citazioni letterarie finissime e divertissement decameronici vi accompagneranno a scoprire i contenuti “extra”, tra i quali “Il diario segreto di Adamo ed Eva”, scritto a quattro mani con Paola Cerana, finalmente una rilettura imparziale della prima storia d’amore e di sesso tra esseri umani (sconsigliata vivamente ai creazionisti ortodossi…).  Forse vi ricrederete sul peccato originale, o forse no; ma sicuramente converrete con Salvati, quando esordisce dichiarando che “La realtà è un dovere, il sogno un diritto”. Ma in questo caso non dovete chiudere gli occhi, solo cominciare a leggere.

    [... continua]

  • Se questa non fosse la recensione di un libro surreale, probabilmente non comincerebbe con un’esclamazione: “Sì, da morire, grazie, grazie!”. E se io fossi una vera LSC (Lettrice Surreale Cattiva) probabilmente non vi spiegherei che si tratta della risposta all’augurio degli autori, di trovare nel leggere lo stesso divertimento provato da loro nello scrivere questa raccolta. E come non condividere con voi lettori di Aphorism l’esperienza? Certo, ci vorrebbero una buona dose di Calvino, un pizzico di Bulgakov, una manciata di Rodari, una spolverata di Fedro, tutto concentrato in poche righe, per farvi gustare appieno il delizioso humour che sprizza dagli insoliti racconti di Salvati. Servirebbe qualche bel paradosso fresco di giornata per racchiudere in una battuta la finezza della penna del Nostro, autore anche di altri titoli come “Se ci diamo del tu il bacio viene meglio” o “Il treno di Babele sognando Broadway” (sempre di Edizioni Associate). Ma svelerei troppo, e vi priverei del piacere di scoprire cosa lega gli asparagi all’immortalità dell’anima, o chi fosse il signor Carpediem. Fatevi invece condurre per mano dal Ribelle Letterario alla scoperta di panchine stregate, passioni non proprio virtuali, diavoli, operai ferroviari e giudizi universali, testimoni di una singolar tenzone tra saggezza popolare e teorie meta-scientifiche, candidamente snocciolate attraverso i più disparati tipi umani. Citazioni letterarie finissime e divertissement decameronici vi accompagneranno a scoprire i contenuti “extra”, tra i quali “Il diario segreto di Adamo ed Eva”, scritto a quattro mani con Paola Cerana, finalmente una rilettura imparziale della prima storia d’amore e di sesso tra esseri umani (sconsigliata vivamente ai creazionisti ortodossi…).  Forse vi ricrederete sul peccato originale, o forse no; ma sicuramente converrete con Salvati, quando esordisce dichiarando che “La realtà è un dovere, il sogno un diritto”. Ma in questo caso non dovete chiudere gli occhi, solo cominciare a leggere.

    [... continua]

  • Esistono diversi modi per comunicare al mondo le emozioni racchiuse nel cuore di ognuno di noi. Giuseppe Terracciano, nella sua raccolta dedicata a una figura misteriosa, compone i suoi versi intrattenendo un amabile dialogo con i suoi interlocutori, siano essi amici, amori, persone incontrate per caso, finanche la propria anima. Nella Legenda celebra le infinite possibilità di una mente aperta, capace di trasformare l’idea pura in tanti mondi possibili: “Con il pensiero si può fare di tutto/Si può persino cambiare la struttura del cielo/ con il pensiero, si può annullare tutto/ persino il pensiero/ del pensiero del cielo”. Tenera e sensuale è poi la celebrazione di un incontro fugace, nella poesia Alla stupenda sconosciuta: “Morbidamente/ ti avvicini/ Tranquillamente/ ti allontani/ Lasciando il segno”. Intercalate da belle illustrazioni con citazioni impressionistiche, le parole scorrono lievi, dette o sussurrate, raggiungendo talvolta vette ardite al limite della riflessione filosofica:  “Non è certo guardando le stelle/ che si risolvono i problemi/ come non è certo guardando i problemi/ che si risolvono le stelle”.

    [... continua]

  • Alessandra è un ingegnere con la passione per la scrittura. Potremmo definirla il nostro Paolo Giordano, l'ormai celebre autore della "Solitudine dei numeri primi".
    Difatti sembra proprio che anche Alessandra, in possesso di una rigorosa formazione scientifica, abbia bisogno di giocare con la sua anima creativa. Farla esplodere liberamente tra inchiostri e carta. Ed è proprio dal cocktail di raziocinio e fantasia che nasce questo libro della Ibiskos Editrice.
    Ci troviamo di fronte cinque storie brevi e gustose da leggere, abbiamo uno stile asciutto e concreto che delinea i caratteri dei personaggi, la loro psicologia, e li fa interagire in dialoghi incalzanti o in intime riflessioni. Sempre strizzando l'occhio ad ambienti e situazioni familiari all'autrice: e così ci ritroviamo di fronte formule matematiche, laboratori, interrogazioni di fisica e chimica...
    La lettura scorre rapida e piacevole e a impreziosire i racconti troviamo aforismi di Einstein, Russel e Barrow.
    Ecco, possiamo dichiarare ben riuscito l'esperimento e forse, la spiegazione di questo risultato positivo, la possiamo proprio trovare parafrasando un'opera di Barrow: "signori, il mondo è matematico!".

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    recensione di Luigi De Luca

  • Il male paga? Metti una città di provincia, una piazza, una moto truccata, tre balordi che formano una banda (I Mascalzoni appunto) e un assistente sociale che tenta di redimerli. Da questo banale scorcio di un’Italia sofferente nasce l’epopea di Piero Grazioli detto il Grosso, incredibilmente asceso da incubo vivente di compagni di classe e professori a stimatissimo personaggio di spicco del panorama politico italiano. Il Grosso non ha amici, non teme nessuno o quasi, non sente di dover niente neanche a sua madre, residuo di una famiglia annullata dal suicidio del padre; non accetta il bene come valore fondante della società, né riconosce subito l’amore negli occhi adoranti di Melissa, che al contrario sa vedere oltre quella coltre di pece e diventa artefice in una sorta di redenzione. Gli altri due membri del sodalizio, Tiziano Garzoni e Matteo Molteni, stretti al capo in virtù di un patto inviolabile, non avranno la stessa fortuna di Piero, e usciranno tragicamente di scena, in tempi e modi diversi. Ovviamente non esiste la famiglia come punto di riferimento e come referente culturale, la scuola è solo un pollaio dove procurarsi vittime da seviziare; tutti, buoni o cattivi, sono profondamente soli davanti a un destino ineluttabile.
    Leggendo -tutto d’un fiato- questo gustoso romanzo si rischia addirittura di pensare che, in fondo, il male conviene, che i famigerati bulli sono in realtà geniali imprenditori di se stessi in erba, e che la coscienza si può anche lavare, basta usare i prodotti giusti al momento opportuno. Nonostante l’avvertenza iniziale dell’autore circa la pura casualità di qualsivoglia riferimento a fatti e persone, ognuno è istintivamente portato a riconoscere in questo o quel personaggio i tratti salienti dei tipi umani stigmatizzati dalla peggior cronaca dei nostri giorni. Ecco allora che un guizzo, un atteggiamento, un’atmosfera spesso non piacevole rievocano l’arroganza che offende la mitezza, la spregiudicatezza e la crudeltà, l’assenza di rimorso e la rassegnazione, come in una giostra degli orrori lanciata all’infinito. 
    Una trama molto ben strutturata e un registro a tratti lirico fanno del lavoro di Omar Gamba un vero e proprio romanzo di formazione, nobilitato da un’attenta ricerca sulla psicologia dei personaggi, da una accorata e sana critica ai moderni protocolli di cura del disagio sociale e familiare,  e dalla presenza costante nel testo di domande incalzanti rivolte ai lettori, chiamati a condividere emotivamente le sorti del Grosso e di un’intera generazione.

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