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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Mettiamo di essere giovani autori di un opera letteraria e di avere il nostro manoscritto pronto tra le mani. Sono finiti qui i nostri sforzi? Certamente no, anzi, sono appena iniziati. Ce lo spiega chiaramente Andrea Mucciolo in "Come pubblicare un libro", manuale semplice e coinciso sul mondo che ruota intorno alla creazione e alla  pubblicazione di un libro in qualsiasi formato esso sia (cartaceo o digitale).
    Il nuovo lavoro di Mucciolo, dopo "Come diventare scrittori oggi", si rivolge non solo agli scrittori emergenti, ma anche a coloro che hanno pubblicato, ma con scarsi risultati. Capita sempre più spesso che opere valide, rimangano accatastate in un umido e polveroso scantinato della casa editrice, o non riescano affatto a varcare la soglia di casa dell'autore. Questo perché il destino di un'opera dipende dall'attenzione che ha ricevuto nel proporla e nel pubblicizzarla, tramite recensioni, conferenze e tutto il corollario di azioni che ruotano attorno alla fortuna di un manoscritto. Oppure capita che invece di guadagnare qualche soldo, con l'ultima opera appena scritta, si è finiti con stamparla a proprie spese: in questo caso, bisognerebbe domandarsi se ci si è rivolti a una casa editrice, che dovrebbe "imprendere" sull'opera appena compiuta, oppure ad una semplice tipografia il cui raggio d'azione (e profitto) termina con la stampa dei manoscritti. Questi sono solo due della miriade di esempi che il manuale in questione tratta, suggerendo come aggirare gli ostacoli più disparati che allontanano un buon libro dalle mani dell'acquirente finale.
    Con quest'opera si ha una analisi a tutto tondo dell'oggetto "libro", analizzato anche dal punto di vista merceologico. Mucciolo lo fa conscio di possibili critiche, ma questo è un pericolo che, a sue parole, bisogna correre per gettare luce sul mondo talvolta torbido dell'editoria.
    Scritto con chiarezza e semplicità, senza comprometterne la completezza, ricco di esempi e  spunti, ma anche di riflessioni che l'autore intende presentare, per far sì che il lettore possa formarsi una propria opinione sull'argomento, oltre che trarne consigli utili e immediati.

    [... continua]
    recensione di Enrico De Santis

  • Una serie di "pezzi facili", così come ha scelto di chiamarli Lorenzo Bonadè. Riflessioni crude e sincere che mettono il lettore difronte a sentenze o da contestare o da ingoiare amaramente.
    Si potrebbe inserire "Lorenzaccio" nella cerchia dei poeti "Maledetti", forse facendo un grosso errore o forse prendendoci in pieno. Di certo, un moderno Baudelaire rischierebbe la stessa poesia, andrebbe alla ricerca degli stessi attimi di ebbrezza; unico appiglio a una realtà lontana dal proprio essere, e soffocante.
    Il libro è macchiato da questi pensieri, che si dileguano nell'universo bastardo dello scrittore lombardo. Immagini, spesso, al limite dell'irriverenza, a volte blasfeme, a volte vere e proprie bombe a ciel sereno.
    Nessuna accusa a questo schizzo d'arte, quel che è chiaro nei versi e nelle parole di Lorenzo, è che lui va alla ricerca di una truffa. Di una truffa cosciente in cui inabissarsi senza credere più a niente.
    Quest'universo letterario sembra non  reggere l'immobilità di un mondo vissuto amaramente. Non c'è pace, e solo "con la caduta di ogni tabù si accarezzerà la pace sulla Terra".
    Ma quello che potrebbe affascinare il lettore è la voce di Lorenzaccio. E' una voce che risulta come un elemento distaccato dalla persona. Un suono per l'appunto impersonificato, che getta tutto in pasto ai maiali, senza fare nessun tipo di cernita.
    E' grazie al caos che la letteratura ha quel suo senso di esistere: è grazie a voci senza cuore siamo in grado di emozionarci, è grazie a un Bonadè che vorrbbe rinascere "brutto, ignorante e modesto" che l'arte ha un senso nella nostra vita.
    La raccolta di pezzi facili "Mattatoio", ha un sapore di vino dal retrogusto amaro con tante sigarette fumate tra un bicchiere e l'altro. E' un vortice caldo che attrae in una valle fredda.
    "Mattatoio" è alla sua terza ristampa; e qualcosa vorrà pur dire.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • "Son stufadiza" è una testimonianza reale impregnata di dramma e amore. Barbara Grubissa mette a nudo un'esperienza devastante, che ha vissuto sulla sua pelle: la malattia delle madre - la psicosi bipolare -  e il successivo suicidio.
    Una storia che strazia l'anima, perché, nell'immediatezza del dialetto triestino, Barbara sciorina sensazioni e sentimenti, nei confronti della sua più grande amica. E' un'opera che va oltre il mero valore poetico, perché quello di Barbara è un vero e proprio impegno sociale, nel sensibilizzare le persone verso questo tipo di malattia, che è sconosciuta ai più. Per questo motivo la qualità del messaggio è ancora più alta, perché è filtrata dalla poesia, il mezzo per eccellenza che sprigiona sensazioni vere e dirette. Senza troppi fronzoli, ci mette davanti alla realtà nuda e cruda, facendoci piangere, ma soprattutto riflettere, sul fatto che una croce come quella che ha trasportato, non è per nulla leggera, ma attraverso l'amore e la forza d'animo, si possono affrontare le cose, si possono migliorare le situazioni e si può, ancora una volta, pensare che la serenità è uno dei traguardi più importanti della vita.
    Barbara Grubissa, nel giorno in cui la madre si è sucidata, il 27 marzo 2007, ha promesso a se stessa di rimanere unita a colei che l'ha messa al mondo. Sarà per sempre la poesia, a tenere unite due anime, che erano solite camminare mano nella mano.
    "Son stufadiza" è l'esperienza di vita raccontata da una giovane donna e scrittrice, che attraverso l'inchiostro trova quel filo sottile che unisce l'amore, che tiene insieme due parti del suo essere: lei e la sua mamma.

    Ci sono storie sbilanciate. La prima parte intensa, quasi eroica. Poi un'uscita di scena improvvisa e tutto è finito.
    Così è stata la vita di mia madre, che ringrazio perché è come se fosse sempre con me ad accompagnarmi.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Il titolo di questo libro è già tutto un programma. Non vi aspettate assolutamente qualcosa di già letto o già sentito, perché a Giovanni Soriano, tutto si può dire, tranne di non essere originale.
    L'originalità è data già dalla forma della sua arte: l'aforisma. Un via d'arte che, nonostante abbia i suoi illustri esponenti e la sua indiscussa valenza poetica, viene vista sempre un gradino più basso rispetto alla poesia, al romanzo , al racconto e alle altre modalità d'espressione.
    Il Diario aforistico di Soriano, raccoglie aforismi che vanno dal 2003 al 2009, ma siamo certi che lo scrittore calabrese, stia già preparando una versione aggiornata.
    La personalità di Soriano, non si nasconde dietro i suoi aforismi, anzi, viena amplificata da essi e da una breve e simpatica premessa, dalla quale riporto un passo significativo: "Coloro che, leggendolo, dovessero farsi del sottoscritto l'idea di un cinico, di un misantropo, di un antiteista e persino di un nichilista, sappiano che la loro impressione corrisponde perfettamente al vero."
    I suoi aforismi non sono mai banali, e oscillano in quel cinismo elegantemente umoristico, che viene altamente apprezzato e che porta il lettore a profonde riflessioni da quell'input di poche, ma dense parole. Come dice lo stesso Soriano: "Scrivere aforismi è un'arte, la più breve."

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Un paesino veneto e i suoi abitanti, sono gli assi portanti di questa storia scritta da Raffaele Vertaglia. Un romanzo che accentua, ancora una volta, quanto i regionalismi (intesi in senso lato), siano lo scheletro di una letteratura di respiro nazionale e internazionale.
    Un racconto fluido e gradevole, dove la matrice cristiana è una luce che rischiara queste pagine di vita reale, fatta di un miscuglio di errori, rimpianti, incomprensioni; ma anche e soprattutto di umanità e perdono.
    Lo scrittore è stato davvero abile nel trattare una materia, come l'amore visto sotto un'ottica cristiana, svincolandola da retoriche o dogmi, ma aprendola a un fresco respiro di naturalezza e sensibilità.
    Le figure storicamente più note in un villaggio, come il prete, il maresciallo e il maestro, si inerpicano tra l'inchiostro pulsante di Vertaglia, come anime generose spinte da un forte senso civico e cristiano.
    Tra tutti, è don Lorenzo, il personaggio più forte. Capace di sporcarsi le mani nelle varie situazione che la realtà ci mette di fronte, con quella convinzione che il primo dovere di un sacerdote sia quello di essere un punto di riferimento per la propria comunità. Di un gruppo di persone, dove tutti sono importanti e tutti vanno aiutati senza nessun timore.
    Una storia che scalda l'anima e lancia tanti spunti di confronto con la realtà e tutte le sue prospettive.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • E se l’intera evoluzione del genere umano, le innumerevoli scoperte, le cicliche atrocità e le meravigliose intuizioni, non fossero il frutto della capacità degli uomini di creare il proprio futuro, ma la complessa macchinazione di esseri provenienti da altri pianeti che muovono i fili della nostra storia, con il solo desiderio di sfruttare il nostro quoziente intellettivo ed emotivo?
    È questa la grande provocazione, o l’originale convinzione, su cui è costruito questo romanzo di Kylen Logan, un viaggio sui generis nel nostro mondo e nella nostra storia che diviene altra e irreale sotto i colpi di spiegazioni che fanno di Gesù e Maometto, di Hitler o del Diluvio Universale,  pedine di un progetto cosmico di cui la Terra è solo un oggetto inerte.
    Nella Prefazione uno dei personaggi avverte: bisogna liberarsi dalle proprie convinzioni per credere, aprire gli occhi e riuscire ad accettare la diversità. L’esperimento che questo libro propone è proprio questo: aprirsi a dimensioni diverse, accettare la possibilità che intorno a noi camminino silenziosi extraterrestri, divinità dello spazio, o semplici essere umani diventati i mezzi di contatto tra la popolazione aliena e la nostra Terra.
    Per rappresentare questa idea l’autore non sceglie i toni fantascientifici del genere, ma la delicatezza di paesaggi autunnali della provincia toscana, sentimenti forti come l’amicizia e l’amore, luoghi protetti come il bar del paese o il bosco dietro la collina, che si fondono a sprazzi di descrizioni fantastiche e nomi incomprensibili.
    In questo tempo in cui tanto ci interroghiamo sulla possibilità di non essere soli nello spazio, in cui abbiamo forse bisogno di aggrapparci all’idea che qualcuno lassù condivida le nostre conquiste e i nostri fallimenti, Logan la sua originale “visione”, fatta non di omini verdi o strani oggetti volanti, ma di uomini come noi, superiori quanto a intelligenza ed evoluzione che hanno il solo obiettivo di utilizzare il nostro DNA. L’unica cosa che rende il genere umano libero e indomabile a qualunque sottomissione è la sua emotività, la capacità degli uomini di essere unici che, se usata al servizio degli altri, genera straordinarie sorprese. Anche questo ultimo baluardo sta cadendo, però, sotto i colpi dell’estremo individualismo che l’autore denuncia come il male del momento,che ha permesso di guidarci verso l’ennesima catastrofe, quella economica.
    Forse una speranza c’è, bisogna trovarla.

    [... continua]
    recensione di Sabina Mitrano

  • Il nome. Secondo Sabina Mitrano, autrice del saggio “Gaeta e il suo nome – un viaggio tra mito, storia e cultura” il nome “rappresenta il primo indizio, l’essenza dell’identità”. Per le persone, e per i luoghi.
    Siamo abituati fin da bambini a recepire oralmente le informazioni sulle nostre origini e su quelle della nostra terra, e spesso queste informazioni diventano parte del nostro DNA, contribuendo a comporre e a formare la nostra coscienza come una lente con utile a percepire la nostra dimensione nel mondo.
    Lo studio di Sabina Mitrano si propone di verificare le origini del nome della città di Gaeta, al fine di valorizzare il patrimonio culturale della propria terra.
    Avvantaggiata dalla sua posizione geografica nel, situata nel cuore del Mediterraneo, Gaeta è stata protagonista di eventi storici, ha assorbito influssi culturali e artistici di civiltà diverse e ha donato ispirazione a grandi poeti. La nostra studiosa imposta un vero e proprio viaggio nel quale la letteratura e la storia si intrecciano nello scenario unico che offre Gaeta: una sinuosa lingua di terra posizionata tra Roma e Napoli, che si affaccia su un golfo che porta il suo nome.
    Da Virgilio a Strabone, fino ad arrivare a Dante, ogni citazione ci appare come una rivelazione, espressa con l’entusiasmo della scoperta e la delicatezza dell’amore per la propria terra.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • 302 pagine di storia ed emozioni. Un viaggio in un’Africa amata e voluta. Maurilio Riva è al fianco del lettore, in una scrittura densa di significati e di passione.
    Un nonno che muore, lasciando una lettera all’amato nipote e invitandolo a viaggiare per quei luoghi che il suo bisavolo aveva vissuto durante la guerra in Abissina. Augusto, il protagonista della storia, si imbarca per questa avventura senza esitazioni, con la piena consapevolezza di star ripercorrendo tracce di un’altra vita e di un immenso desiderio – quello del nonno – di viaggiare per quelle terre. Il viaggio è compiuto con la piena consapevolezza di essere un cittadino del mondo, con un amore innato per la scoperta di nuove persone, luoghi e sensazioni. Dolci sentimenti provati per una ragazza, conosciuta a bordo della nave per raggiungere l’Africa; dolci sentimenti per quella terra, l’Africa, che offre tutto quello che può, senza chiedere nulla in cambio.
    Augusto, non è mai solo nel suo viaggio, perché anche in una notte di solitudine e di sole stelle, al suo fianco c’è il nonno Rirì, con la sua guida scritta sulla carta e, soprattutto, nell’animo del giovane viaggiatore.
    Maurilio Riva si rivela ancora una volta, uno scrittore appassionato e accorto nel circoscrivere il romanzo in una cornice storica ben definita. Tra le sue righe c’è molta storia: la storia dell’Africa, di quei popoli, e la storia di una guerra (quella Abissina) con tutte le sue sfaccettature. I molti rimandi a informazioni di carattere storico, ricalcano la consapevolezza dell'autore che considera le nostre origini e il nostro passato, semenzaio fondamentale per l’avvenire della civiltà.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Quella di Cettina Caliò è la poesia del silenzio. Una poesia che spesso vuol smettere di parlare, di ragionare. Per disperdersi in un nulla poetico, in un vuoto abissale che spesso è uno spazio vissuto dall'uomo.
    C'è il rumore della sofferenza nelle sue parole. A volte dettata dal non ritrovare sé stessa riflessa in una società, che richiede modelli omologati, che giudica e punisce.
    Tra le righe, si legge soprattutto quella fierezza morale e quel coraggio di rimanere sé stessi, nonostante tutto e tutti.
    In versi fluidi e carichi di tensione poetica, la Caliò rievoca i passi di un dissidio, di situazioni vere, anche se spesso buie. Mette a fuoco "il nero e il nero" (è il titolo di una sua poesia), lo esamina, per poi combatterlo e esaminarlo con forza d'animo, ma soprattutto con le sue parole, sempre dettate da un istinto ai veri valori in cui credere e alla fede nell'uomo.
    Tutto può accadere nelle emozioni e nei continui giri di sensazioni che la vita ci offre. Dalla sponda della felicità a quella oscura, da un discorso pieno di pensieri e parole  a parole che "sono finite/ in pezzi/ in quel bicchiere solo/ di gin".
    Assenza, ombra, amarezza, solitudine: nomi e significati che ritroviamo nella poetica della giovane poetessa, mai doma nello sviscerare gli spicchi dell'uomo davanti a un sole sincero.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • “Ci sono delle persone speciali, che hanno il potere di ridare colore e passione alla vita, persone che sono diverse da tutte le altre e riescono a riaccendere l’entusiasmo che con il passare degli anni si era inconsapevolmente perso. Noemi è una di queste persone.”
    “Ventidue fiori gialli” è tratto da una storia vera, legata a un atto di violenza sessuale subìto da una bambina. Un atto che segna innegabilmente la sua vita, il suo futuro e il suo modo di concepire il sesso.
    Tiziano è un disoccupato per scelta, appassionato di cartomanzia. Noemi è la bambina violentata da un ragazzo più grande in una sera d’estate. Due destini che si incrociano sulla via della vita. Due solitudini che hanno bisogno di sentire che al mondo, c’è qualcuno che si prenda cura di loro a prescindere dalle loro personalità, dai loro sentimenti, dalla loro voglia di evadere da qualche incubo.
    Questa storia è la prova di come l’amore incondizionato verso un’altra persona, può farti davvero male, ma può anche tirare l’altra persona fuori da un tunnel senza luce. Tiziano Aromatico, decide di raccontare la storia di Noemi (che poi è anche la sua storia); così alla parte narrata si affiancano pagine del diario della ragazza. Una ragazza dal passato vissuto in una notte sudicia, che riesce, grazie alla sua volontà e all’aiuto di Tiziano a rivedere le stelle, riabbracciando una vita che aveva preso a schiaffi.
    Quella di Noemi è la storia di tante altre ragazzine che hanno passato lo stesso inferno. Leggere questo romanzo aiuta ad aprire gli occhi, a tratti strizza il cuore, spesso fa rabbia. In queste pagine c’è tutto questo: violenza, dolcezza, rabbia, amore, solitudine, solidarietà, castigo, speranza.
    C’è vita vissuta: una vita puttana che torna a casa per sempre, e abbandona quel lurido marciapiede.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Il mare e le sue stagioni. La vita e le sue stagioni. Rispecchiare se stessi in un limpido blu di un mare caldo di Agosto o mischiare le proprie lacrime con gli spruzzi delle onde di una mareggiata d’inverno.
    È questo “Il blu silente”, il mondo di Jason Forbus, scrittore giovane e raffinato, che suddivide questa sua raccolta di poesie in stagioni, dell’anima, più che dell’universo. Ma la sua anima è un universo su cui galleggia; un universo fatto di acqua, di questo mare silenzioso che ascolta le nostre paure, le nostre delusioni, quel nostro aggrapparci alla vita di ogni giorno.
    L’abilità di Forbus sta proprio nel comunicare con questa figura onnipresente del mare. Carpire il ritmo, e addentrarsi nello stesso respiro dell’immensa distesa di acqua, per domandare ai fondali più oscuri, il vero senso di tutti i passaggi obbligati di una vita.
    Lui che si definisce “né pescatore, né marinaio né pirata”, vive rigonfio di passione, le varie stagioni di se stesso, rispecchiandosi, ogni qual volta ne ha bisogno, in un’armonia universale: fatta di un fluire di onde lente e acqua salata.
    Jason Forbus è un autore sincero nei confronti della poesia, che scandisce i passi della sua vita. Cosciente che tutte le stagioni vanno attraversate. Ma è emblematica la chiusura di questo ciclo, con due stagioni che sono sangue e aria per uno scrittore: la stagione dei sogni e quella dei miti.
    Il mito di perdersi in un blu silente ogni qual volta lo si desidera, il sogno di sentirsi quel “fanciullo lontano” raccontato in una delle ultime pagine del libro:
    Sulla mia isola abitava un fanciullo un po’ strano. Non aveva un nome, né un posto dove andare. La notte dormiva al faro e sognava il mare […]

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Lorenzo Bonadè; apri il suo libro, leggi la prima poesia a pagina undici e rimani come imbambolato dalle immagini, da un calderone crudo e intenso di flash da un rigo, che scattano emozioni in inchiostro da varie parti del mondo.
    Una poesia che è sempre corale nel suo crogiolarsi in situazioni a volte estreme e paradossali. Nelle perle poetiche di Bonadè, trovi il sacro e il profano, il giorno e l’abisso, “Puttane negre che praticano riti vodoo  nella periferia milanese” e “la fioritura nel roseto”, a Madrid.
    Ti viene quella voglia insaziabile di leggerti una poesia ogni ora,  per poter gustare in quell’arco di tempo le immagini che il poeta piacentino riesce a incarnare dentro di sé e gettare poi in quel fango poetico che è la sua poesia.
    Come un Salgari moderno, viaggia nel nero seppia del nostro mondo, sfregiando la sua tela con scatti psichedelici e noir. Una sorta di Bukowski-ermetico, tanto per fare un paragone un po’ azzardato letterariamente. È sicuramente una poesia che si incrocia con l’ermetismo, un genere da romanzo noir, il gusto per il blasfemo, e un tocco di maledizione.
    Quando è complicato dare una collocazione precisa a uno scrittore, vuol dire che ci troviamo davanti un personaggio e una letteratura interessante e nuova, originale.
    Le sue poesie rappresentano il rosso e tanto di nero; nuotano nel caos di melma di questo mondo moderno. Lorenzo Bonadè ci sguazza dentro, ma se ne distacca di tanto in tanto, per mettersi lì ad osservare il mondo dall’alto, con un occhio pigro e con l’altro acuto.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Una tela nera su cui cadono sette gocce di giallo e ogni goccia diventa un filo, a volte indipendente e a volte imprescindibile dalle altre.
    La tela nera è la nostra mente, ricca di percorsi non sempre scontati e conosciuti, sulla quale le gocce percorrono queste strade oscure e piene di misteri, stampando poi al termine il loro ghirigoro spesso pieno di follia.
    L’Autore, il fiorentino Mirko Tondi, in questa raccolta di sette racconti descrive in modo asciutto ma chiaro  queste tortuose e, spesso, insondabili strade da cui derivano le nostre azioni e dove perfino il delitto ha una sua spietata logica e, incredibilmente, razionalità. Ognuna di queste storie s’incastra perfettamente dentro l’altra e tutte sono legate tra loro da un’unica matassa  che si dipana, poi, nei finali a sorpresa.
    Perciò, la lettura di questo libro, trascinante e davvero avvincente, lascia dentro di noi più di un dubbio. Ci chiederemo, alla fine, se l’assassino è sempre veramente così colpevole e se una di quelle gocce di giallo potrà un giorno imbrattare anche la tela nera del nostro perbenismo e del conformismo imperante nella società attuale.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Un concetto è lampante nella scrittura di Amanda Nebiolo, scrittrice controversa e mai banale: la naturalezza della poesia sta nel gusto dell’equivoco, nella libertà di poter anche contraddirsi, perché una voce e una mente nel nostro corpo, sono a lavoro sempre tra loro. Vengono fuori stati d’animo, punti di vista, concetti sul mondo; al poeta la capacità di ascoltare questa voce dell’anima liberandosi dalle infrastrutture del mondo moderno, essendo sinceri con la voce del cuore, del proprio io più naturale.
    È quel “Je sentis avant de penser” di Roussoniana memoria, che la Nebiolo mette in atto, riuscendo a scindere il sentire, dal pensare. Essendo sincera in tutto, nel sentire, nell’interpretare e… nel contraddirsi senza paure e senza remore.
    […] Voglio l’autentico. Scelgo l’equivoco. Fisso sulla/carta i miei pensieri aspettando il verde ai semafori/e, in una lingua che non è la mia,/sento le parole sublimarsi in musica.
    Così nella sua pura poesia, vera voce di un’eco sincera, c’è lo spazio meritato al peccato, all’istinto primordiale dell’uomo a concedersi quel lusso, nell’immediatezza del proprio volere. La poesia della Nebiolo può essere anche considerata come una voce tenue ma sentita, che nasce dalle conseguenze del peccato. Forse non ci sarebbe poesia senza peccato, e senza il dramma o la causa che ne segue. Perché la poesia è sincera, diretta; e nel peccato c’è tanta verità; in un uomo che si libera dagli schemi delle leggi sociali e si dona solamente all’istinto. Perché molte volte, per riconoscere di nuovo noi stessi, abbiamo bisogno di peccare, proprio come insegna il Maestro Gaber: […] Cerco un gesto, un gesto naturale/per essere sicuro che questo corpo è mio/cerco un gesto, un gesto naturale/intero come il nostro Io. […]
    Amanda Nebiolo è una scrittrice da leggere spegnendo per un attimo noi stessi, e ascoltando solo le sue parole e quello che ha scoperto e continua a scoprire, innervando le sue critiche sul mondo e sulla gente, di uno sguardo rivelatore, accorto e sincero.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Maria Luisa Maricchiolo ha la capacità di studiare una situazione, un personaggio, un fatto quotidiano, un gesto d’istinto, far tutto suo e tradurlo in poesia; per poi passare dal particolare al generale. Dal racconto di cose di tutti i giorni, a considerazioni di ampio respiro, sull’uomo che nuota nel proprio universo.
    Tutto ciò attraverso quel linguaggio della poesia che la scrittrice definisce innato all’uomo. Ognuno dentro di sé possiede una poesia da esprimere, il tutto sta nell’interpretarla e nel darle la forma; da germoglio a frutto, non è così naturale: un testo va capito, composto, distrutto, restaurato… e fatto proprio.
    È questa l’operazione svolta con stimolo e passione in "Doppio fondo": Maria Luisa Maricchiolo “mangia le idee” - per dirla alla Giorgio Gaber - e crea la sua rivoluzione attraverso una poesia che porta a ragionare sulla vita, sui suoi infiniti orizzonti e particelle colorate.
    Cosa c’è dietro un matrimonio sfarzoso nella capitale? Dietro una vacanza culturale? Dietro l’estate, i lamenti, una vecchia, un’insicurezza, un cellulare?
    C’è quel “doppio fondo” che la nostra autrice non vuol smettere mai di interpretare.
    A modo suo, con occhio vispo e mai stanco. Con la consapevolezza che dietro ogni gesto, ogni parola, ogni situazione, ogni affetto; ci sia sempre un altro mondo, tracciato sull’altro prospetto: quello della poesia.  Che non sarà mai morta, mai abbattuta, mai arrestata; perché la Maricchiolo ce lo dimostra in queste pagine, che è tutto innato e naturale: la filosofia sull’uomo può partire senza pretese anche dal particulare.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Ogni volta che Alberto Presutti annuncia la pubblicazione di un suo libro, per noi di Aphorism.it è un momento importante.
    Alberto è stato tra i primissimi autori a iscriversi al sito, ad apprezzarlo, a promuoverlo. Abbiamo collaborato molto, lui ci ha visto crescere e noi l'abbiamo seguito in tutte le sue istrioniche trasformazioni, confermandoci sempre l'idea di avere incrociato la strada con un vero professionista della parola.
    Così, dopo le poesie su commissione, dopo averlo visto ospite in TV, ascoltato in radio, apprezzato per i versi dello splendido "Dell'Odiato Amore", è stata una gradevole sorpresa vederlo addirittura alle prese con il Galateo.
    Sì, Alberto Presutti, esperto di etichetta e bon ton, ha sentito che era arrivato il momento di rispolverare le norme comportamentali raccolte quasi cinque secoli fa nel celebre capolavoro di monsignor Giovanni della Casa.
    Ma, ovviamente, non poteva limitarsi a una semplice rilettura, no. Alberto ci prende per mano e ci accompagna tra classico e contemporaneo, tra buona educazione e buon senso, rivelandoci tanti particolari gustosi e curiosità che ci aiuteranno ad agire nel modo giusto, a intervenire puntualmente in qualsiasi occasione.
    Il libro è diviso in pratici capitoli e gli argomenti trattati sono molti: famiglia, parole, colloquio di lavoro, fiori, corteggiamento, cena romantica, locali pubblici, vacanze, nozze, comportamento in pubblico, Internet, sala da ballo, regali e tanto altro ancora.
    Che dire, c'è bisogno di un libro così di questi tempi, e sarebbe davvero utile che incominciassero a leggerlo proprio i più giovani, spesso accusati di aver dimenticato le buone maniere e la loro importanza. E poi anche gli adulti, affinché possano tornare a dare orgogliosamente l'esempio, riprendendosi il ruolo di educatori che troppo spesso è stato delegato alla televisione.
    Il nostro augurio per Alberto e il suo libro è che sempre più persone possano dire: "Bentornato Galateo!"

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Abbiamo un luogo, dei personaggi più o meno sospetti, un movente e, soprattutto, un delitto.
    Questi sono gli ingredienti fondamentali di un giallo, a cui si aggiunge anche l'investigatore di turno che, ne "La morte in pentola", è la Sig.ra Franca, di anni settanta.
    E sì, Gaia Conventi affida a un'anziana appassionata di gialli la risoluzione di un caso inquietante: la morte della sua compagna di viaggio, avvenuta in circostanze misteriose e... sotto il suo naso!
    Chi ha architettato la morte della Signora Iole? E per quale motivo? Gli indizi per risolvere il caso ci sono tutti, basta seguire gli interventi dei protagonisti e godersi la lettura fino al termine.
    Gaia Conventi torna in libreria con un testo brioso, costruito in maniera classica e senza sbavature.
    "La morte in pentola" si fa leggere amabilmente per come evolvono gli eventi e per le tante battute salaci che costellano l'intero impianto narrativo. Elementi che donano all'insieme un micidiale mix di suspance e humour nero, in grado di rendere lo stile dell'autrice unico e assolutamente riconoscibile nel nostro panorama letterario.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • “La migliore immagine di me/resterà tra gli scogli,/come limpida atmosfera/che affida il suo abbraccio/alle nubi”. È proprio quest’atmosfera che si respira tra le pagine di questo libro di poesie. Fine e introspettiva, riflessiva ed esplosiva Michela Zanarella.
    Il talento di frammentare le emozioni è nel suo paniere di scrittrice, la capacità di ricerca velata dei mille volti di un’anima è qualcosa di connaturato alle corde scrittorie della Zanarella. L’autore e la persona vanno alla ricerca dell’espressività, della multiformità dell’anima: componente per nulla astratta nelle pagine di questo libro.
    Serpeggia in questa raccolta un atteggiamento comune a molti poeti, nel voler dimenticare se stessi e ciò che sta intorno a loro, per riscoprire il tutto nella sua essenza primitiva. Quell’ignoranza primordiale, che altro non è che il semenzaio di una poesia sincera e infinita. Sincera nell’abitare i suoi spazi, entrando in empatia con loro; vivendoli, possedendoli e regalandogli un’anima. Così anche gli spazi, le situazioni, le immagini, acquisiscono un’entità umana, acquisiscono un sentimento attraverso il quale assumono un’espressione: la poesia di Michela Zanarella.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • In questo bel libro di racconti emergono le varie alternanze legate allo scorrere della vita e, quindi, vi troviamo spesso la decadenza dei nostri giorni, ma anche un pizzico d’illusione legata alla dolce ingenuità di alcuni personaggi come, per esempio, il timido ma introspettivo professor Rossi, che preferisce il suo mondo fatto di parole e filosofie piuttosto che sprofondare nel degrado morale dei nostri giorni.
    Non possiamo, inoltre, tralasciare i malesseri giovanili e le utopie che, essendo tali, non troveranno mai realizzazioni o conferme.
    L’Autore vive a contatto con la realtà cruda della nostra epoca, ma non disdegna di lasciarsi andare a qualche innocente sogno di un mondo, se non proprio migliore, almeno non del tutto nero e invivibile.
    Perciò, i protagonisti delle storie di Pier Luigi Tizzano percorrono, spesso, strade oniriche per star bene e aiutarsi a superare i momenti difficili, proprio come facciamo tutti noi.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo