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Salvatore D'Antoni

04 novembre 1985, Sciacca (AG)

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  • 15 febbraio alle ore 14:37
    Imitare Brian Douglas Wells

    Come comincia:  
    Fa Caldo, fa caldissimo, l'asfalto sembra molle, l'aria sembra densa come la melassa, fa caldo e sono in un parcheggio, un parcheggio enorme di quelli così grandi che ti ci perdi, e per evitare di farlo ti tocca fare una foto alla macchina e al cartello con la lettera dell'alfabeto che indica da quale parte del parcheggio sei per ricordarti dove hai parcheggiato; ma a quest'ora il parcheggio è completamente deserto, c'è solo una vecchia utilitaria verde acqua, probabilmente guasta, sono inginocchiato con le mani sulla nuca e fa caldo, fa caldissimo, sta arrivando la polizia e il sole picchia come un fabbro, mi fa malissimo la testa, credo anche di perdere un po' di sangue.
    Una volta ho letto un articolo su un giornale di cronaca, la storia dell'omino delle pizze con la bomba attaccata al collo, deve averlo letto anche qualcun altro, altrimenti non sarei in questa situazione che potrei definire scomoda. Il tizio in questione si chiamava Brian Douglas Wells, io mi chiamo William e va bene anche solo William perché il resto fondamentalmente adesso non ha importanza, forse lo avrà più tardi quando dovrò declamare a tutti questi poliziotti le mie generalità sempre che non mi sparino prima, a meno che qualcuno di loro non abbia letto l'articolo su Wells cosa che sinceramente mi auguro e spero con ogni fibra del mio corpo.
    I Poliziotti non hanno letto l'articolo su Wells e adesso mi urlano contro insulti e mi intimano di sdraiarmi a faccia in giù, a faccia in giù sull'asfalto bollente. Che stronzi.
    Come Wells ho una bomba legata al collo, come una specie di medaglietta per cani, una grossa sveglia di quelle fastidiose, con le braccia di Topolino che essendo il personaggio più stronzo di tutti i personaggi Disney coerentemente è inserito dentro una sveglia e le sue braccia appunto segnano le ore ed i minuti. Topolino ti vuole scattante, Topolino ti vuole sveglio.
    La bomba ticchetta inesorabile, il sole brucia inesorabile, la parola del giorno è inesorabile ed inesorabilmente le pistole dei poliziotti sono puntate su di me come telecamere su uno che sta vivendo i suoi quindici minuti di celebrità ma non è per niente felice. Come sono arrivato a questo punto ? è semplice volevo essere felice, che è una risposta da Hippie rincoglionito ma è così è la verità. Volevo essere felice e mi ero fermamente convinto che la felicità passasse obbligatoriamente dalle mani e dagli occhi di una donna, ma  quello è un luogo comune e comunque una donna vera io non l'ho mai vista, quindi ho cercato altre strade ma sono sempre stato triste, sin da piccolo ero sempre triste e non sapevo perché, adesso sono tutti tristi ma credetemi per essere tristi bisogna essere dei professionisti come me, al massimo voi potete essere malinconici, tra i vari tentativi ho provato anche ad imparare a suonare la cornamusa che non è proprio gioviale come strumento, ma io ve l'ho detto sono un professionista, smisi subito di suonarla poiché il mio vicino di casa il Signor Canterbury, un regale signore alto circa un metro e novanta che somigliava in modo imbarazzante al conte Dracula si infastidiva, il più fastidioso retaggio che un genitore può regalarti è l'educazione e i miei me ne avevano regalata tantissima perciò smisi senza discutere, in virtù di un rispetto verso gli anziani che era un caposaldo dei "ricordati" che mi propinava mio padre.
    Un giorno guardando un video motivazionale di un tipo che mi diceva di prendere in mano la mia vita, di dire quello che non mi andava, di non tenermi tutto dentro. Decisi di andare dal Signor Canterbury che da circa dodici anni ogni giorno prendeva a martellate qualcosa a qualsiasi ora del giorno e che mi aveva fatto smettere di suonare la cornamusa facendo leva sulla mia educazione, decisi di andare da lui e dirgliene quattro, ma io non ho mai avuto mezze misure e la determinazione mi ha sempre fatto l'effetto della cocaina, sarebbe stato semplice citofonare o al massimo bussare, io no, io buttai giù la porta a calci, l'entrata teatrale sconvolse non poco il vecchio Signor Canterbury che era dedito ad inchiodare una porta con delle assi di legno, come si fa nei film horror in cui ad un certo punto arrivano gli Zombie, esattamente in quel modo, Restammo li io con schegge di legno addosso e lui con il martello in mano a guardarmi inebetito e confuso, lo stallo durò circa un minuto, dopodiché mi arrivò una martellata in testa.
    Una cantina, il Signor Canterbury ha una cantina, è un fatto, mi fa malissimo la testa, in altri tempi mi sarei preoccupato e avrei cercato i sintomi su google, mi sarei depresso scoprendo che sarei morto di lì a poche ore, avrei buttato giù un bottiglione di vino scadente e mi sarei svegliato il giorno dopo con una gran nausea e un gran mal di testa, mi sarei preoccupato di nuovo ed avrei ricercato i sintomi su google e così via per un mese o due, adesso no, adesso mi ricordo che il Signor Canterbury mi ha dato una martellata, quindi si, sono mediamente sereno.
    La cantina è umida, e arredata in modo stranissimo, è praticamente identica alla casa del Signor Canterbury, speculare in ogni punto, la tv degli anni 60, la carta da parati, le poltrone di velluto liscio, i centrini, le bocce di vetro in cui nei film mettono il whisky, i carrelli, le porcellane, tutto uguale, eccetto che per un particolare, in fondo alla stanza il signor Canterbury ha legato ed imbavagliato una donna e tre bambini.
    La donna ha i capelli grigi e lunghissimi, ha una camicia da notte consumata e dei bellissimi occhi azzurri, che però se non fossero così disperati sarebbero più belli, i bambini sono in pigiama,  anche lui lurido e liso, il più grande non ha nemmeno 10 anni, la più piccola è bionda e dolcissima se fosse un alimento sarebbe una caramella, ha un vestitino rosa e gli occhi di sua madre, identici. in piedi nell'angolo opposto c'è il signor Canterbury che fuma la pipa e legge un libro, un libro antico rilegato in cuoio, mi guarda e inizia a parlarmi:
    <<Mi disturbava, la tua cornamusa, era cacofonica, mi ricordava i funerali in Scozia o negli Stati Uniti, ma poi la Cornamusa benedetto ragazzo, cosa volevi dimostrare di essere triste ? tu non la conosci nemmeno superficialmente la tristezza, questa è tristezza. Guarda mia moglie e i miei figli, loro si che sono tristi sono chiusi qui da una vita, mia moglie da circa 30 anni, la misi qua giù il giorno del nostro matrimonio, la misi in braccio prima di farla entrare, come si fa con le spose e poi una volta chiusa la porta la scaraventati sul pavimento e la chiusi in cantina, loro 3 sono nati qui, non hanno nemmeno un nome, a che serve un nome ? nessuno li chiamerà mai, vivranno e moriranno qui, il mondo è cattivo, Qualcuno potrebbe fargli male, ad esempio come sta succedendo a te, sei uscito di casa e adesso sei legato in una cantina ed hai una bomba al collo. >>
    Della bomba al collo non mi ero accorto, a volte i particolari più evidenti tendono a sfuggirmi, è un difetto che ho, sarebbe stato un buon difetto da raccontare a qualche donna conosciuta in qualche speed date. Mi sa che però non farò in tempo ad andarci, poi il signor Canterbury aggiunge.
    << È evidente che dovrai andare via da qui, non permetterei mai che qualcuno possa far male alla mia famiglia, perciò adesso ti slegherò e tu andrai via, correrai via dal palazzo, non posso permettere che tu faccia esplodere la casa che ho costruito con tanti sacrifici per la mia famiglia, vai fuori, esplodi in qualche piazza, il mondo fa già così schifo un botto in più non lo noteranno.>>
    Così mi accompagna fuori, mi prende di peso e mi fa rotolare fuori dalla porta, mi dice che l'idea della bomba l'ha avuta leggendo un articolo su un tizio che si chiamava Brian Douglas Wells, lo avevo letto anche io quell'articolo, ovviamente mi sembra superfluo aggiungerlo alla conversazione, mi ritrovo fuori dal portone con questa bomba al collo, la gente mi guarda stranita, io ho ancora negli occhi gli occhi della signora Canterbury e dei suoi bambini, prima di esplodere devo fare qualcosa, comincio ad urlare di avere una bomba al collo, mi sembra una buona idea, verrà la polizia e gli spiegherò tutto, salveranno la donna e i bambini. si farò così.
    Quello che non avevo calcolato è che ormai il panico non fa più effetto, la gente ride a mi riprende con il  cellulare, urlo di chiamare la polizia, ma nessuno fa niente, prendo a calci un cane per attirare l'attenzione ma il cane mi morde e gli animalisti mi sputano in faccia, ho rimediato un morso ed uno sputo, ma niente polizia, decido di andare verso il centro commerciale, corro per le vie della città ad una velocità che non pensavo mi appartenesse, corro e mi si spezza il fiato, mi cedono le gambe, e fa caldo, fa caldissimo.
    La polizia urla, io sono in ginocchio con le mani sulla nuca, vorrei parlare ma ogni volta che ci provo mi urlano di stare zitto, sotto di me c'è una pozzanghera di sudore e un pò di sangue, si perdo sangue, ma so perché, sono mediamente sereno.
    Sirene spiegate da tutte le parti, capannelli di curiosi, il sole sta tramontando, ho migliaia di pistole puntate addosso, dannati video motivazionali, di sempre la tua diceva, sarai felice diceva, esci e lotta diceva, ribellati diceva, Maledetto motivatore, adesso sono motivato a spaccarti la faccia, ma dovrei sopravvivere, non mi sembra una cosa facile, allo stato attuale.
    Finalmente il sole tramonta c'è una luce diffusa e arancione bellissima, il parcheggio sembra una spiaggia sull'Oceano, sarebbe bello se scoppiassi adesso, ma forse mancano ancora un paio di minuti, sento gracchiare un megafono, Il tizio che ci parla attraverso dice essere L'ispettore qualcosa, mi dice di arrendermi, L'ispettore non è un grande osservatore, io sono arreso da sempre, ed oggi in particolare da circa 3 ore, Alzo il dito come a chiedere di parlare, me lo concedono e aggiungono "Parla Bastardo".
    Racconto tutto, della cornamusa, del Signor Canterbury, del palazzo in cui abito, della signora con gli occhi azzurri, dei bambini che non hanno nemmeno un nome, della bomba al collo e chiedo di aiutarli, di fare qualcosa per loro.
    Restano tutti in silenzio, l'ispettore fa un cenno ad un poliziotto vicino a lui, forse lo hanno mandato a controllare. La bomba ticchetta forse manca poco, alcuni nel capannello di folla si mordono le dita, prima mi insultavano, forse hanno cambiato opinione, dal megafono urlano che stanno verificando se la mia storia è vera, non hanno aggiunto alcun insulto, magari mi hanno creduto.
    Passano altri interminabili minuti, penso a quanto sarebbe stata carina da raccontare questa storia ad uno speed date o ad una cena, mentre verserei del vino in un calice svasato e luccicante, sarebbe davvero bello bere e sorridere, facendo finta di essere avvezzo alle avventure e che comunque questa sia una cosa normale per un tipo avventuroso come me. si come no.
    Dal megafono dicono che hanno salvato la famiglia del Signor Canterbury che adesso manderanno qualcuno per la bomba, Non sanguino più, il mio corpo ha una certa efficienza, avrei potuto godermela di più.
    Forse mancano davvero pochi minuti, perché l'artificiere viene di fretta verso di me, ha più o meno venticinque anni, negli occhi una punta di panico, in mezzo alla folla c'è gente che è andata via, che non guarda, che sgranocchia patatine e c'è anche l'immancabile stronzo che riprende tutto con l'Iphone. L'artificiere mi dice che è difficile ma ce la farà, gli dico di stare sereno, che se perdo sangue è per la martellata, quindi sono mediamente sereno.
    Mi guarda stranito e poi abbozza un mezzo sorriso, avrei potuto essere un gran conversatore, potevo impegnarmi di più, altro che cornamusa e video motivazionali.
    C'è un cielo stellato bellissimo, mi hanno anche portato una pizza. L'artificiere si impegna ma fa dei gesti che difficilmente si possono fraintendere, dopo pochi secondi di silenzio pieno di imbarazzo mi dice chiaro e tondo che la bomba non si può disinnescare, che a mezzanotte e cioè quando le braccia di quel bastardo di Topolino si toccheranno salterò in aria, poi aggiunge con quella che sembra sincera tristezza <<ma lo farà da eroe Signore.>>
    Sorrido, Eroe io ? fino ad oggi pomeriggio guardavo video motivazionali che per certi versi a mente fredda posso dire che funzionano, gli dico di allontanarsi allora, lo ringrazio per la pizza, sono tranquillo, il sangue che ho perso è stato per via della martellata, Google non serve.
    Uno vive con la paura di tutto e poi quando deve averla resta sereno, Proprio come fanno gli eroi, il Signor Canterbury non era cattivo aveva solo paura, era un mostro creato dalla paura, era un monumento alla psicosi, Uno passa la vita ad avere paura ad inseguire qualche gesto eroico per venire ricordato ad allenare la tristezza come un muscolo. A bere troppo, mangiare troppo, dormire troppo.
    C'è un cielo bellissimo, mancano pochi secondi e poi quello stronzo di Topolino, si toccherà le braccia e allora sarà mezzanotte e finirà così, dovrei essere triste, ma sono un professionista. Stasera al massimo posso essere malinconico.
     

     
  • 02 novembre 2016 alle ore 11:00
    Il Loop del Canarino

    Come comincia: Dotti lacrimali. è una bella combinazione di parole, è come se le lacrime si fossero riservate un posto ben specifico e poetico, del resto il naso non si chiama mica dotto caccolare, si chiama Naso e lascia tutto un pò nell'incertezza, nell'ambiguità, dai dotti lacrimali può uscire solo una cosa, questo in un modo o nell'altro li rende unici, come una meraviglia, come un neo in un posto specifico del viso, per esempio un pò sopra il labbro superiore, a disegnare una specie di coordinata, un'isola tra le labbra e gli occhi. un posto specifico. che sembri a portata di mano, facilmente raggiungibile, quel posto che quando hai l'impressione di averlo trovato scompare tra mille indecisioni e scelte sbagliate e in parecchie pagine di vecchi diari.
    Ricordo un giorno di Febbraio, la luce era chiara, entrava dalla finestra aperta, eravamo al quarto o quinto piano e ci stavamo rivestendo in silenzio, senza dire una parola, sotto la città scorreva, scorreva come in un film americano, senza sosta, piena di ritmo, piena di tragedie e di storie molto più avvincenti di due che si rivestivano in silenzio e respirando pesantemente per rompere quel dannato e ostinato silenzio, per rimarcare di non avere nulla da dire, mettendo tra di loro un letto a due piazze che sembrava enorme, la moquette sotto i piedi umidi di sudore, l'acqua che si riscaldava e lasciava correre le gocce sul suo corpo di bottiglia poggiata sul comodino, il telefono pieno di polvere, un libro letto a metà.
    Sostanze psicotrope, anime inquiete, solitudini talmente tanto cronicizzate da voler restare tali, non c'era tempo, non c'è mai stato tempo per amarsi sopra ogni cosa, ognuno deve avere la sua vita, ognuno ha sempre e soltanto avuto la sua vita.
    Io e lei non ci siamo mai più parlati, di lei mi è rimasto per un pò l'odore sul cuscino, ma poi per forza di cose ho dovuto cambiare le lenzuola, è rimasto solo un bel ricordo che certi giorni sembra bellissimo e certi altri completamente innocuo.
    A volte mi chiedo perché non sono capace di amare, oppure soltanto ad affezionarmi ad un animaletto, non riesco nemmeno a seguire una serie tv o un film, nemmeno ad ascoltare un disco per intero. cerco la perfezione ma tutto mi delude, cerco di essere sempre al di sopra di tutto, e per questo non capisco gli errori che faccio.
    Come un canarino incapace di morire e continua a non vivere dentro la sua gabbia a cantare vergognandosi di saper fare solo quello, un loop fissato tra un punto e l'altro di un minuto e trenta secondi che a volte vuol dire tutto e molte altre volte è solo rumore, un rumore scritto bene ma sempre solo un rumore, e gli anni passano e i ricordi sono sempre meno precisi e più dolci più lievi, molto meno dolorosi.
    C'è una simmetria che mi disturba tra i due palazzi che vedo dalla mia finestra, mentre il vino rosso tinge un pò il bicchiere dozzinale, il più totale silenzio, dovrei smettere di scrivere, dovrei smettere di fare finta che questa sia la vita giusta per me, se continui a scrivere dopo un certo periodo o sei terribilmente bravo o sei un illuso. io sto scrivendo questo film da anni, ma nel frattempo nella mia vita ha smesso di succedere qualsiasi cosa, e uno non può inventarsi tutto, e mi sento come quel canarino incastrato nel loop.
    Sono in uno stato di reclusione volontaria, e per quanto io possa sforzarmi non ho idea di come sia New York, e sinceramente non ho nemmeno voglia di inventarmela. tempo fa scrivevo in un bar con una grossa vetrata che dava sulla strada, poi ho smesso, la vita fuori dal vetro era sempre uguale, forse è questo che uno dovrebbe capire in fretta, in fondo la vita è sempre uguale, che tu sia dietro il vetro o davanti.
    Ad esempio una cinese che cammina in salita lungo una strada bagnata potrebbe essere uno spunto, è vestita all'occidentale ha un paio di stivali neri, un maglione nero, un giubbotto pesante e umido di pioggia, ha la faccia stanca, di una che non è molto in forma, di una che sta subendo la salita e che sa che non è una di quelle salite metaforiche che ci sono nei libri, ma solo una salita fisica, tangibile e faticosa, si potrebbe essere un buon inizio.
    "La cinese arrancava lungo una salita, la strada era bagnata i lampioni intermittenti, nessun destino speciale la attendeva dietro la salita, ma solo una breve pausa per riprendere fiato."
    si direi che può funzionare.
    E Nel frattempo ? nel frattempo il silenzio, la polvere che si deposita sulle cose, la solitudine, la musica sempre uguale, sempre saltando da una traccia all'altra senza soluzione di continuità i demoni, le vecchie foto, i vecchi ricordi. e nel Frattempo è tutto sempre uguale e il cursore del pc che lampeggia in attesa di qualcosa che non va oltre quello che ho già scritto, volevo fare un film per dire al mondo chi sono, ma adesso non sono sicuro che al mondo interessi, il caffè si è irrimediabilmente freddato, chissà che ore sono.
    A volte è tutto così difficile, vorrei vivere sempre al tramonto, con quella lentezza che prende tutto, con quella assoluta perfezione che crea ispirazione, che crea amore, che crea tutto quanto, vorrei vivere alle sei del pomeriggio senza occhi cisposi, con una bella birra ghiacciata e tante cose da dire, tantissime cose da dire e da leggere ad una folla che non mi ascolta ma che comunque è li a guardare, perché tutto sommato potrebbe anche andare bene così, come quella volta che ho perso una settimana della mia vita, in quella settimana non credo sia successo niente, mi sono ritrovato più vecchio di sette giorni senza averne vissuto alcuno.
    Ritorniamo alla cinese che arranca, al racconto che dovrei scrivere, alle voci che non sento più, al talento che non mi accompagna, dove sono finiti i miei sogni preferiti, da quando non respiro aria nuova ?
    il Mondo per quello che ne so potrebbe essere un grande cimitero, le case dovrebbero essere abbandonate, un paio di anni fa la Tv parlava di panico nelle piazze, di virus violenti, di morti apparenti, di cadaveri che camminavano, un paio di anni fa la Tv funzionava, le mie scorte di caffé e vino erano imponenti, adesso stanno dirigendosi inevitabilmente verso la fine. Per quello che ne so potrei essere l'ultimo uomo sulla terra, per quello che ne so potrei essere rimasto l'ultimo canarino sulla faccia della terra.  
    Ma se io fossi quel canarino e mi aprissero la gabbia uscirei ? abbandonerei il confortante Loop, smetterei di cantare ? smetterei di riempire pagine e pagine con le stesse identiche frasi sempre uguali, è Lecito credere che la cinese che arrancava in salita sia solo un ricordo o un sogno, dalla finestre non si vede niente da anni, c'è troppa nebbia, troppo fumo, troppa morte, eppure la porta della mia gabbia è li, li a pochi passi, posso sempre tornare a casa se voglio, se posso, se ci riesco. La cinese aspetterà, è già impressa su foglio elettronico è impressa mille volte su foglio elettronico, quella salita sta durando un'eternità, e dopo quella salita c'è un'altra salita, è dura essere la protagonista di un racconto che non finisce mai.
    Il mondo fuori.
    La scala è lercia e cade a pezzi, l'ascensore è bloccato al piano di sopra, non sapevo nemmeno ci fosse un piano di sopra non lo ricordavo più, la scala è piena di scritte, scritte stupide, una recita " I Just want something i can never Have" sembra adolescenziale, sembra anche troppo disperata per essere adolescenziale, ma sta li sul muro di fronte a me, vergata in rosso a lettere rotondeggianti, se fossi in un fumetto sarebbe una bel disegno, continuo a scendere le scale e ad ogni piano che scendo l'abbandono è più palese, non ho incontrato nessuno, suppongo non incontrerò nessuno.
    nel mio appartamento il cursore lampeggia pronto a scrivere la prossima parola, la cinese del racconto continua a salire e salire, in un enorme paradosso di salite senza fine, come un loop, come un canarino che canta perché non sa fare altro, come me che scendo le scale in continuazione e di piano in piano mi accorgo della distruzione, attorno a me, della solitudine e della nebbia che inizia a farsi strada tra le scritte e i neon fulminati. il pavimento in alcune parti è frantumato, gli alberi sono entrati al secondo piano sfondando le finestre e le porte degli appartamenti.
    Mancano pochi passi, sono pallido come un cadavere, il sole non entra più dalle finestre, c'è troppa nebbia, sono passati anni dall'ultima volta, l'ultima volta il mondo esisteva ed era fastidioso.
    Pochi passi, bastano pochi passi e le prime automobili distrutte contro le facciate dei vecchi palazzi, bastano pochi passi per rendersi conto che non esiste il giorno dopo da almeno un centinaio di anni, siamo cristallizzati, imprigionati dentro un Martedì la natura si sta riprendendo tutto, le librerie non esistono più, niente esiste più alcuni incendi bruciano ancora, l'aria è satura di fiamme, l'aria è satura di nulla.
    Quando sono rimasto solo ? come ho fatto a non accorgermene, quanto si deve essere stupidi e distratti per non rendersi conto che il mondo è finito. quanto bisogna fingersi presi da altro per non rendersi conto che dal cielo sono piovuti giù i satelliti ?
    Non ci sono cadaveri, non c'è più niente, si è realizzato quello che i malati di noia profetizzavano da decenni. i Morti hanno camminato sulla terra, qualcuno lo ha scritto su uno scuolabus giallo, qualcuno ha trovato il tempo di avvertire tutti di qualcosa di cui tutti immagino si erano accorti.
    Piangerei se qualcuno mi mancasse ma non conosco nessuno, non ricordo nessuno da piangere, potrei dispiacermi per qualche scrittore, ma suppongo che se i morti abbiano camminato sulla terra anche chi era degno di stima sia tornato a distruggere quello che lui stesso aveva creato.
    Il mondo ha distrutto se stesso, e non c'è più modo di fuggire, il mondo ha inghiottito il suo loop e si è digerito, il cane si è morso la coda, e finalmente tutto è finito.
    La nebbia, il fumo, il sole che non spunta dalle pesanti nuvole, sembra che abbia appena smesso di piovere.
    E io sono l'ultimo rimasto sulla terra, e le mie scorte di caffè sono le ultime scorte di caffè ero talmente impegnato ad essere solo che non mi sono reso conto della distruzione e del panico, nessun vicino mi ha avvertito, non ho lottato per sopravvivere e questo è quello che mi rende più triste, che il panico più assoluto non si sia accorto di me, nemmeno di sponda, nemmeno un proiettile rimbalzato male, un colpo vagante, un morto che abbia avuto voglia di sfondare la mia porta.
    i Manichini dei negozi di abbigliamento hanno resistito, alcuni sembrano sorridere, il mondo adesso è loro. Si può dire che abbiano vinto senza muovere un muscolo. Lo stesso si potrebbe dire di me ma io non ho vinto. io sono rimasto l'ultimo perché nessuno si è preso la briga di scegliermi nemmeno come vittima.
    Il niente che ho visto mi è sembrato abbastanza per oggi, magari tornerò a guardare tra dieci anni, tornerò a vedere quello che resta come chi alle feste arriva sempre in ritardo.
    Il caffè sulla scrivania è più freddo di quanto possa essere consentito di essere freddo ad un caffè il cursore lampeggia e la cinese arranca in salita per il centesimo rigo, con allineamento giustificato e interlinea a 1,5, nemmeno per un secondo mi chiederò se ne vale la pena, la risposta sarebbe no. e preferisco rintanarmi nella ripetizione metodica delle cose, preferisco cantare in continuazione che rendermi conto di essere l'ultimo uomo sulla terra e non essermi accorto dell'apocalisse.
    Preferisco fare la parte del canarino e lasciare il mondo ai manichini. 

     
  • 20 ottobre 2016 alle ore 10:20
    Colpo di Tosse

    Come comincia:  
    Mi chiamano Colpo di Tosse, perché di me è l'unica cosa che si può dire, sono fastidioso e inopportuno, come quando a teatro o al cinema c'è sempre qualcuno che tossisce a prescindere dalla stagione o dalle condizioni climatiche, c'è sempre un colpo di tosse prima che inizi lo spettacolo, colpo di tosse che spesso diventa cadenzato e continuo con il brillante risultato di allarmare gli ipocondriaci e di frantumare il delicato equilibrio che tiene le scatole della gente integre.
    Vivo in un rione popolare, pieno di case a ballatoio e vicini invadenti, questa casa era di mia nonna e io ci vivo perché non saprei dove altro andare, alla porta accanto ci vive una ex prostituta ultrasettantenne con il viso truccato come se fossero gli anni 60, un passato glorioso, un presente triste e un futuro clinicamente allarmante.
    Non ho mai molto da fare, e quindi ascolto le conversazioni della gente, mi fermo vicino alle fermate del bus e ascolto le ragazzine in crisi ormonale, quelle innamorate e quelle che sono devastate dall'idea di essere diverse e allora non si lamentano di niente in particolare lasciando confluire l'odio in modo libero e del tutto arbitrario, come se fosse un fiume che rompe gli argini, gli uomini d'affari che dettano ordini al telefono e quelli che come me non hanno molto da fare e allora prendono una busta di plastica e girano per la città, chissà poi cosa ci terranno in quella dannata busta di plastica, quanta cattiveria c'è stipata in quei pochi centimetri, forse se la tenessero dentro di loro li avvelenerebbe e quindi se la portano dietro, in tasca o nelle buste di plastica.
    Non ho mai molto da fare perché sostanzialmente agli occhi degli altri molto semplicemente non esisto, non è che ci sia qualcosa di scientifico, o qualcosa di paranormale, è più semplice;  proprio non esisto. non mi noti se non per quel colpo di tosse, non mi noteresti mai se non fosse per quel dannatissimo colpo di tosse, vivo tra il mio soggiorno e youtube, senza soluzione di continuità, la tv prende polvere in un angolo da una decina di mesi, sarebbe bello inserire questo avvenimento in una vera conversazione ma purtroppo non ne ho una vera da un bel pò di tempo, più o meno dalla terza elementare, e anche li avevo la tosse, avevo una tosse insistente ero magro e pallido e sempre all'ultimo banco, mi segnavano assente anche se ero a scuola, si rivolgevano a me il meno possibile e a me andava più che bene, una volta ho passato una matita colorata alla bambina più bella della scuola, si chiamava Candy, scriveva poesie in rima baciata e ci metteva sempre la parola Mamma, chissà che fine ha fatto Candy, sarà sposata e vivrà in una roulotte, le più belle delle elementari spesso fanno questa fine ingloriosa e orrenda o perlomeno sugli autobus e alle fermate gira questa voce.
    Oggi è un bel pomeriggio, le ore passano innocue e velocemente anche il giorno dopo non vede l'ora di arrivare alla fine oggi è un Giovedì del Cosmo, è un giorno di passaggio tra la settimana e il fine settimana c'è poca voglia di far accadere qualsiasi cosa, io sto seduto su un gradino a guardare la gente passare e ripassare, ho visto molte buste di plastica molti tengono delle buste di plastica in mano è come se in quelle buste tenessero il resto della loro anima, tutto ciò che non gli serve e non gli servirà mai, ma gli esseri umani sono attaccati alle cose e quindi dentro queste buste si portano le cattiverie da usare al momento giusto, gli orridi pensieri sulle teenager e un sacco di altre cose terrificanti. Ho visto anche parecchie ragazzine, e moltissime coppie tenersi a braccetto, forse per paura di sfuggirsi, a volte del tempo hai paura proprio quando pensi che niente altro ti possa toccare, pensi che nella vita non avrai mai rimpianti poi un giorno qualunque scopri di averne molti di più di quanto te ne puoi realmente permettere.  
    Io mi mento, mi dico un sacco di bugie ad esempio mi ripeto di essere felice a volte me ne convinco anche e poi guardo qualche film, fino a notte inoltrata, scrivo delle lettere a gente sconosciuta prendendo gli indirizzi dall'elenco del telefono, sono lettere piene di parole dolci, di parole di speranza, una volta ho scritto soltanto "Torneremo a scorrere" e ho chiuso la busta. poi un paio di giorni dopo osservando la gente, ho visto un uomo che camminava fiero ho immaginato che fosse per merito mio, che fosse lui il destinatario della lettera, ho immaginato di essere utile, di non essere il topo invisibile che sono. "Torneremo a scorrere" chissà poi cosa vuol dire di preciso.
    Una notte su Youtube ho creduto di aver visto Candy, faceva video su come ci si truccava per una festa danzante, sembrava lei, era angelica e distratta, aveva gli occhi tristi e bellissimi, sembrava lei, ero quasi sicuro, sicuro ma non abbastanza perché il tempo riesce a farci dimenticare quasi tutto, ma quella nel video secondo ogni fibra del mio corpo era Candy. La vecchia prostituta della casa accanto cantava una canzone di Edith Piaf, se tutto fosse stato color seppia non ci sarebbe stato proprio niente di cui lamentarsi, ma fuori non c'era la Torre Eiffel ne le foglie che danzavano nel vento dolce di Parigi, c'era solo la vecchia discarica in lontananza che ormai non puzza neanche più, l'abitudine a volte fa di questi favori.
    I giorni seguenti ho visto tutti i video di quella che doveva essere Candy, sapevo perfettamente come truccarmi, sapevo come avere successo ad un galà di capodanno, anche se fondamentalmente non sapevo che esistesse un galà di capodanno, ma non importa. davvero non importa.
    l'ultimo video di Candy era diverso, c'era lei al buio, aveva una lampada da tavolo puntata sulla destra del viso, parlava e parlava di quanto si sentisse sola, di quanto nonostante ci fossero milioni di persone a guardarla nessuno parlava con lei, Candy diceva di non esistere, esattamente come me, eravamo diversi in modo diverso, lei era osservata da milioni di persone mentre io le osservavo ma entrambi non esistevamo, avevamo soltanto due modi diametralmente opposti di farlo. Spesso ci sono molte strade che portano ad un solo vicolo cieco, nel video c'era una canzone malinconica, ad un certo punto il cantante diceva "Torneremo a scorrere" dall'ombra si scorgeva una figura con una busta di plastica dietro Candy, ogni tanto si muoveva a scatti, ogni tanto sbuffava, ma non tossiva.
    Tossivo io, sempre di più a guardare il video, c'erano dei commenti offensivi, dei commenti inutili e dei commenti empatici, c'era Candy che prendeva qualcosa dal cassetto, e poi diceva che era il momento di andare via. il tizio con la busta di plastica si vedeva quasi chiaramente adesso, era uno dei tanti, uno come tanti. Uno con una giacca Marrone.
    Avevo riperso Candy. e per ciò avevo deciso di cercarla. di esistere, di provare a non osservare e basta, dovevo trovare Candy, dovevo dirle che era la più bella delle elementari e invitarla ad un Galà di Capodanno fingendo di sapere di cosa sto parlando.
    A volte serve poco a far ripartire una vita ferma, un'esistenza marcia, una stella morta e sepolta. Il pomeriggio oggi è feroce, scorre sadico, lento e indolente, c'è caldo e la gente è sudata e irritata, ma io corro in salita, corro e sento che le ginocchia si stanno per frantumare come bocce di vetro ma ad ogni passo sento di esistere sempre di più, più di ieri perlomeno, e più corro più mi sento tangibile e più mi sento tangibile più mi rendo conto che sono meno invisibile, e che adesso l'unica cosa da fare è trovare Candy, trovarla e salvarla dal tizio con la giacca marrone e la busta di plastica in mano, salvarla da tutto ciò che è normale, da tutto ciò che è marrone, da tutto ciò che non è Candy.
    Il viale alberato, i pollini, il camioncino dello zoo, sembra tutto immobile, sembra tutto finto, come se fossero tutti manichini, sembra un incubo ad occhi aperti, come seguire una regola, consegnare qualcosa in tempo, dire qualcosa, riempire una pagina vuota, e rendersi conto che le parole che scrivi non bastano mai, che le esperienze che hai non servono a nulla,  che hai fatto troppi pochi viaggi, che ciò che hai reputato utile non lo è stato mai. che quello che avresti da raccontare se ci riuscissi non avrebbe alcun peso, non cambierebbe alcun punto di vista, che ogni parola cancellasse la precedente, che la noia annullasse i ricordi, che il nulla prendesse forma e ti prendesse a calci, sembra un incubo, un incubo pieno di manichini che vorrebbero toccarsi e non possono, un incubo pieno di pioggia che cade ma non del tutto, che si ferma a metà e che minaccia di bagnarti ma che alla fine non lo fa.
    La Continua minaccia di iniziare ad esistere.
    La strada è lastricata di buone intenzioni, ma come sappiamo dietro le buone intenzioni spesso si nasconde la vera perversione, i manichini continuano a non toccarsi e la strada si snoda in curve e vicoli, in muri di lamiera e macchine abbandonate, la pioggia è sempre lì lì per cadere ma non lo fa, odora tutto di pioggia ma siamo tutti asciutti, Candy non mi aspetta alla finestra e sento il cuore che ogni battito ne salta cinque, è una velata minaccia, forse dovevo muovermi di più, forse avrei dovuto farlo prima, immagino.
    La casa di Candy potrebbe essere ovunque, ci sono centinaia di uomini con la giacca marrone e una busta di plastica, centinaia, a perdita d'occhio, si muovono tutti meccanicamente verso tutte le direzioni, alcuni imprecano e agitano la busta per aria, alcuni si grattano la testa, la casa di Candy dovrebbe essere qui vicino sento profumo di cose buone, di cose belle, sento profumo di parole meravigliose, di cioccolato e matite colorate.
    La Pioggia piano piano si avvicina alla mia testa, si avvicina alle teste di tutti, ma sembrano tutti pronti all'impatto, l'aria è fresca e pungente, sono tutti pronti all'impatto.
    Da una macchina esce Candy, la macchina è guidata dal tipo del video, giacca marrone e busta di plastica, mastica qualcosa e sorride, sorride come sorriderebbe l'abisso se ti guardasse, Candy sorride di rimando e sembra che la cosa le vada bene, è vestita di blu, ed ha un cappotto rosso appoggiato sul braccio, la pioggia non la toccherà, ma mi sto rendendo anche conto che non devo salvarla, che semplicemente non ne ha bisogno che non è prigioniera ha solo una divisa diversa, che non è in pericolo, che di fatto non c'è proprio pericolo, Immagino un riflettore che esplode proprio in faccia al viso che dovrebbe avere la perfezione sfigurandola per sempre, di colpo diventato è tutto inutile e fangoso, è stato un viaggio a vuoto, Mi rendo conto di colpo che quello è il suo mondo che le elementari sono finite un sacco di anni fa, che forse avrei dovuto procurarmi una busta di plastica e una giacca marrone, che niente è come lo vedo io, che niente mi vede come dovrei essere visto,che non so un'infinita di cose.
    Avrei dovuto rendermi conto che la più bella delle elementari rimane tale perché le elementari le finisce, che i ricordi sono sempre più belli di come realmente era la realtà, che abbiamo nostalgia del passato perché eravamo noi più felici, che le gocce di pioggia cadono su tutti allo stesso modo ma non tutti sono capaci di assorbire i colpi.
    Le lampadine dei lampioni esplodono, perché adesso sta succedendo di tutto, perché adesso la pioggia è arrivata, ha toccato terra con un fragore immenso, Candy ha un ombrello con i colori dell'arcobaleno e sorride come se in bocca avesse cocci di vetro satinato, Candy ha un sorriso di una violenza inaudita, io tossisco al centro di una strada, davanti a molte a case e non ho nemmeno una busta di plastica per conservare i cattivi pensieri che stanno affiorando dal magma che ho vicino alle tempie o anche soltanto per ripararmi la testa.
    E non vedrò mai un Galà di capodanno. 

     
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