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Autore

Salvatore D'Antoni

in archivio dal 25 feb 2013

04 novembre 1985, Sciacca (AG)

24 marzo alle ore 11:44

Demoni

Il racconto

Si muore d'amore ? me lo sono sempre chiesto, mi sono sempre chiesto se è vero che tutta questa gente che è morta adducendo questo motivo poi alla fine sia morta davvero d'amore oppure è solo andata così e hanno usato una scusa carina e poetica per indorarsi la pillola o una giustificazione che non avrebbe permesso fastidiose e saccenti repliche.  
Se il paradiso esiste di certo deve essere una grossa fatica mantenerlo all'altezza delle aspettative di quattro stronzi viziati che non sono mai la maggioranza ma ottengono sempre quello che vogliono.
Cosi tra una teoria evolutiva e l'altra abbiamo vissuto, abbiamo colonizzato il mondo e poi lo abbiamo distrutto, distrutto tante volte prima di renderci conto che distruggendolo distruggevamo noi stessi, non c'èra modo di capirlo, e i predicatori predicavano, i messia scendevano e morivano in vari modi, tutti certificati dallo stato o chi per lui.
Una volta dentro un locale, che era nascosto dietro un vecchio palazzo antico, c'era una ragazza con la chitarra prima di iniziare a suonare disse << io Credo nel paradiso, ci credo fermamente perché altrimenti molto semplicemente sarebbe davvero tutto inutile>>. c'era una folla di presenti che giocava ad essere cinica e sprezzante, c'era una folla di acculturati, scettici freddi che per apparire scandalizzati sudarono sette camice, ma alla fine i loro occhi erano quelli, erano facili da leggere, e tutti quanti dal più scandalizzato al più disinteressato sapevano che in fondo quella ragazza con le occhiaie profonde come il mare d'inverno e i capelli spettinati aveva ragione. Nessuno avrebbe accettato con leggerezza l'idea di spegnersi come una macchina, certo è bello da dire. certo una ragazza potrebbe guardarti con occhi innamorati e tu potresti sembrare coraggioso ma la verità era palese e quella ragazza prima di incominciare a suonare la sua canzone posizionò le dita sulla tastiera della chitarra, si schiarì la voce e si mordicchio il labbro inferiore, guardo il vuoto come si guarda qualcosa che ami con tutto se stesso, guardò un punto fisso nell'universo come si guarda la cosa più bella del mondo. Mentre la ragazza cantava la consapevolezza si faceva strada come se all'improvviso fossero esplose le lampadine  alcuni iniziarono a sorridere, altri a farsi delle domande, altri ancora a sperare, la ragazza continuava a suonare certa di aver ottenuto comunque un gran bel risultato.
Abbandonai il locale a metà, quando ancora l'aria era dolce e nessuno si era messo a fare lo scettico, nessun architetto si era messo a progettare qualche società utopica e nessun Ingegnere saccente avrebbe asserito con estrema sicurezza che non si potesse realizzare nulla, nulla al di là della fredda matematica.
Tornai in strada stretto dentro il mio cappotto grigio, In strada c'erano risate rauche e malriposti tentativi di sentirsi unici, c'era anche una folla in processione dietro la statua di una madonna, c'erano bambini con le pistole di plastica, le ginocchia e il collo sudici e gli occhi splendenti come l'ultima parte di una bella canzone, i bambini si rincorrevano e le madri pregavano seguendo la statua non gli importava dove, e in fondo non era poi così sbagliato, si fidavano di una statua è vero ma era la statua di una santa, in termini di feedback doveva pur significare qualcosa.
Dentro la processione le occhiaie di una donna di mezza età sembravano inghiottire l'oscurità e riconvertivano tutto quel buio in una luce debole ma tenace, fioca ma allo stesso tempo devastante, non sarebbero bastate tutte le birre e tutte le pose fighe del mondo a rovinare quel momento, non sarebbe bastato un discorso inutile o un commento fuori luogo;  in strada c'era una sensazione di malinconia  e abbandono, simile a come era sempre da sempre, una sensazione immutabile che si concedeva pochissime sfumature.
Dentro la pancia della città c'erano i demoni che bussavano alle porte delle case, erano color vomito e ingobbiti, alcuni aprivano altri no, i demoni erano invadenti ed ineducati, passandogli vicino sentivi la puzza e un certo senso di disagio, da quando avevano aperto la porta erano in mezzo a noi, mangiavano i bambini, alcuni animalisti erano contenti, altri non tanto, ma nessuno li ascoltava più gli animalisti.  
Avevo litigato con alcuni di loro, alcuni graffi sul mio petto potevano testimoniarlo, si stavano quasi integrando bene c'era una setta che aveva deciso autonomamente per l'estinzione della razza umana e quindi li riforniva di cibo ogni giorno e ogni notte, c'erano donne che per lavoro sfornavano figli e li davano ai Demoni, c'erano madri regolarmente sposate e in grazia di Dio che facevano da distributore automatico.  
Penso spesso alla ragazza dentro il locale e sono abbastanza sicuro che andrà in paradiso e sono contento per lei, salendo verso casa un demone con il cappello e un uomo al guinzaglio mi fece un cenno di saluto, mi mostrò il suo esemplare di uomo dicendomi che gli mancava solo la parola e che era meglio di molti demoni, sorrise aveva gli occhi neri e i denti aguzzi e infinitamente lunghi, puzzava di sporcizia sotto le unghie, puzzava di marcio, di cose dimenticate, di parole non pronunciate  e di vecchi rancori, di cose che una volta posate nella parte alta dell'armadio non è più consigliabile riportare giù.
io vivevo a pochi passi dalla porta da cui erano usciti, vivevo dentro una vecchia chiesa sconsacrata, dicevano che il prete li dentro avesse scopato con tutte le fedeli, era un posto così lercio e sudicio da fare schifo persino all'inferno, però c'è una bella finestra decorata che fa filtrare la luce in un modo bellissimo, sotto la finestra c'è la vecchia poltrona del prete, una specie di trono di velluto verde, mi siedo li e a volte mi sento al sicuro e a volte no, a pensarci è strano e curioso il modo in cui le percezioni delle cose cambino di minuto in minuto.
In questo periodo per esempio sto leggendo un libro, un libro in cui l'autore elenca tutte le piccole cose che lo rendono felice, ci sono giorni in cui leggerlo in qualche modo rappresenta una bella azione e giorni in cui è completamente inutile, spesso penso che anche a me piacerebbe fare un elenco delle cose che mi piacciono e poi dopo circa un secondo penso che nel migliore dei casi causerei la stessa reazione che questo libro causa a me e nel peggiore dei casi ovviamente scatenerei la più totale indifferenza però ad esempio a me piace ascoltare il suono che fa la stufa a legna quando è accesa.
Alcuni giorni il cielo ha lo stesso colore dell'acciaio, alcuni giorni le nuvole sembrano voler venire giù e schiacciarci tutti,  nessuno sembra felice di chi è, di cosa immagina, nessuno sembra soddisfatto dei sogni che ha appena smesso di sognare. forse David Bowie era soddisfatto di chi era, forse David Bowie poteva ritenersi soddisfatto della sua vita e dei suoi sogni, ci sono giorni in cui tutto sembra una grande discoteca che sta per chiudere, tutto attorno vedi solo stanchezza e facce stravolte, e quelli che ripetono a tutti di non mollare e che loro non molleranno sono i primi ad aver mollato, solo che, non se ne sono resi conto.  
I Demoni continuano ad insinuarsi dentro la città, ormai a nessuno importa più, c'è rassegnazione, silenzio, quel silenzio  vuoto, che non significa nulla più che niente, Loro, i Demoni, stanno li a riempirsi la vita di cibo, di rispetto, di immagini sacre dilaniate dalle loro unghie, ridono sguaiatamente mentre mangiano gli ultimi esseri umani rimasti in quella parte di città, non mi avranno mai, sarò l'ultimo ad arrendersi, o forse ai loro occhi sono così disgustoso da essere già salvo e non rendermene conto, quando ero più giovane ero l'ultimo a lasciare la festa, ero sempre l'ultimo ad andare a casa, non è servito a molto con il senno di poi però ha allenato la resistenza.
Sto seduto sulla mia poltrona mentre fuori splende un sole pallido, i demoni ormai escono tutti i giorni, in pieno giorno, ormai è tutto loro, il nostro Odio sempre più totale e indiscriminato li ha resi forti e coraggiosi, coraggioso come è chi non ha mai avuto torto o si è sentito in difetto.  
Stanotte sento ridere più del solito, stanotte sono molti di più, il crocefisso che sta sopra il portone della vecchia chiesa dove vivo ha la faccia di uno che non ne vuole sapere, ha declinato ogni tipo di responsabilità in fondo lo capisco, vorrei risolvere tutto tirandomi la coperta fin sopra la testa, ma la coperta è molto corta e rischio di farmi congelare i piedi, sono drammi insopportabili, bussano alla porta, mi sa che è arrivato il momento di aggiornare la collezione di graffi, mi sa che è arrivato il momento, mi alzo a fatica portandomi dietro la coperta controllo se ho le mutande adatte, non sia mai, sarebbe triste morire con le mutande sbagliate, Alla porta c'è una ragazza spaventata ha poco più di vent'anni, la faccia spaventata e una coperta marrone avvolta attorno al corpo, trema e mi guarda in faccia ha un'espressione glaciale, figlia della paura e della mancanza di fiato, avrà corso per mezza città, si sarà inoltrata in posti che non aveva nemmeno mai visto, poi dice che le hanno detto che in mezzo ai demoni ci abitava un essere umano, che se per caso fosse stata in difficoltà sarebbe dovuta andare da Lui, la faccio entrare e mi chiedo chi diavolo abbia messo in giro queste voci, la faccio entrare e chiudo bene la porta, sentivo già dei passi avvicinarsi, delle unghie graffiare i muri e delle risa perverse a malapena soffocate, sarebbe bello essere armato di cattive intenzioni, ma io non sono ne armato ne pieno di cattive intenzioni.
Sono passati alcuni minuti la ragazza di vent'anni sorseggia un thé tiene la tazza con entrambe le mani, sembra piccolissima, la paura restringe i tessuti, rende il cuore piccolo piccolo e le vene talmente strette che non penseresti mai ci possa passare del sangue, mi guarda e accenna un sorriso, un sorriso timido e triste, un sorriso che stona con l'umore attuale. la vecchia chiesa è fredda forse è necessaria un'altra coperta per far si che il sorriso sia più sincero e disteso, ci starebbero bene anche dei biscotti, ma non credo di averne.  
La ragazza di vent'anni non trema più, mi racconta della sua fuga, era braccata da una decina di demoni, alcuni umani la spingevano verso di loro, molti altri chiudevano a chiave le porte, alcuni tossici sotto i portici le avevano indicato la vecchia chiesa abbandonata e gli avevano detto che forse lo stronzo che ci abitava le avrebbe aperto la porta, lei aveva visto con i suoi occhi i Tossici che venivano smembrati, e aveva sentito le risate di quegli esseri immondi coprire le urla strazianti, ovattandole completamente, La ragazza aveva i piedi sanguinanti e le gambe stanche, intirizzite dal vento gelido e bluastre. I biscotti non avrebbero aiutato granché ed io ho finito le coperte, la ragazza adesso aveva iniziato a piangere come se qualcosa dentro il suo cuore si fosse sciolto, che la sensazione di essere più o meno al sicuro le avesse permesso di tornare ad essere coerente con la sua natura e che alla fine avesse considerato l'ipotesi che dopo una paura del genere piangere poteva solo farla stare meglio, aveva iniziato a piovere, se avessi avuto un qualche potere coercitivo sui musicisti avrei costretto un violinista a suonare su un tetto, perché ci sarebbe stato proprio bene.  
A notte fonda esploravo nuove vette della mia profondità mentre la ragazza dormiva rannicchiata nel mio letto con ancora le guance bagnate, io stavo seduto su quello che era lo scranno del prete e pensavo, pensavo mentre contavo le gocce che bagnavano le vetrate decorate e più pensavo più mi sentivo osservato dal crocefisso, più mi sentivo osservato, più mi sentivo giudicato, più pensavo che il violinista sul tetto ci sarebbe stato veramente veramente bene.
Avremmo aspettato un paio di giorni, ci saremmo accodati all'ennesima inutile processione e approfittando della folla avremmo lasciato la città, sperando che le altre città fossero in una situazione migliore, era questo il piano, ero sempre l'ultimo a lasciare la festa ma a questo punto non ero più da solo, avevo qualcuno da aiutare e se la ragazza con la chitarra aveva ragione io il paradiso me lo dovevo guadagnare in qualche modo, e forse così il crocefisso avrebbe smesso di giudicarmi male.
La processione era di una vecchia statua di un santo indefinito e indefinibile, la ragazza aveva abbandonato la paura e i suoi vent'anni dentro le mie coperte, io avevo abbandonato l'idea di vivere tranquillo e in solitudine il resto dei miei giorni, in più avevo voglia di biscotti, il pomeriggio era calmo e sereno, l'aria era fredda quel tanto che bastava, la processione era preceduta da una litania, di vecchiette che si battevano il petto e bambine vestite da sposa che seguivano la statua senza perdere la concentrazione, tradendo in modo balordo la loro fanciullezza, contrite dentro spesso strati di dolore cattolico instillato come un vaccino dalle nonne dolcissime e ingobbite, la processione ci avrebbe portato fuori dalla pancia della città senza farci notare, ci avrebbe portato lontano dalla zona più densa si demoni, e ci avrebbe dato modo di rubare una macchina, La ragazza di vent'anni parlava poco e con una voce delicata, diceva parole lievi e mi guardava dritto negli occhi come se si aspettasse qualche parola di conforto che io comunque non conoscevo, avevo provato a sorridere ma i denti marci non mi aiutavano ad essere confortante, i passi erano lenti ma inesorabili, il santo troneggiava sembrava zoppicare sopra le spalle dei malandati fedeli che lo portavano in giro tra i vicoli mentre i demoni appoggiati ai muri sorridevano sgranocchiando femori e tibie.
La ragazza teneva lo sguardo basso e io fingevo di zoppicare simulando più anni di quelli che avevo e che quegli anni finti mi pesassero come un macigno sulle spalle, sembrava funzionare, avrei potuto scagliarmi contro di loro, ma avrei fatto soltanto casino, avrei causato un danno immane in più i  più furbi tra loro avrebbero preso qualche bambina, non potevo, avevo la responsabilità di una ragazza di vent'anni che non aveva un nome e che non parlava moltissimo, non un buonissimo affare a mente fredda ma ormai eravamo li, stavamo scendendo lungo le vecchie strade umide,dritti verso una via di fuga.
Un vecchio maggiolino arrugginito, molto cinematografico ma non avevamo altre opzioni, la ragazza sorrideva, io mi ero appropriato di nuovo della mia postura originale non il massimo a dire la verità ma migliore di quella precedente, aprire un vecchio maggiolino non è difficile, farlo apparire difficile è assolutamente necessario per fare la parte dell'eroe e a parte la voglia di biscotti che mi accomunava ad un dodicenne ormai ero entrato in parte, il motore borbottava, la benzina era sufficiente per andare via.
La città era piena di luci e dal basso della collina sembrava bellissima, come una modella che da lontano sembra un capolavoro e mano mano che ti avvicini per guardarla meglio ti svela tutti i difetti più terribili, occhi spenti, denti marci, trucco crepato. Era la mia città ed era in mano ai demoni che vincevano senza che nessuno fosse veramente in grado di combatterli, e tutte quelle statue di santi che ondeggiavano instabili non avrebbero retto per molto tempo. I Demoni erano fatti d'odio e l'odio era troppo forte, più forte di tutti ed era quello il problema, c'era talmente tanto odio, ed era diventato così tanto che non eravamo stati più capaci di veicolarlo. Siamo stati noi a creare i Demoni, siamo stati noi con i nostri buoni pensieri di cattolici devoti, conservatori e xenofobi, siamo stati noi a non imparare niente dalla storia.  
La ragazza era al posto di guida e mi stava aspettando, la strada era aperta davanti a noi, stava per tramontare il sole, un sole bellissimo, E io senza voltarmi tornai indietro alla mia vecchia chiesa nella pancia della città, la ragazza di vent'anni ingranò la marcia e andò via, giurerei di aver sentito un grazie, ma non ne sono sicurissimo, i demoni tra poco usciranno, e ricominceranno a cacciare, io resterò nella mia chiesa, seduto sul mio scranno ad esplorare nuovi abissi di profondità, e prima o poi conoscerò un violinista da convincere a suonare su un tetto mentre piove, e magari con calma riuscirò anche a cacciare via quegli esseri immondi, troverò il modo, altrimenti niente ma proprio niente, nessuna azione nessuna conseguenza, nessuna reazione, avrebbe senso.  
 

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