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Autore

Sebastiano Lorusso

in archivio dal 16 mar 2017

22 dicembre 1991, Bari

mi descrivo così:
Mi piacciono i mattoni delle città, le persone che hanno storie da raccontare, tutto ciò che rimane nelle strade il sabato notte quando tutti sono tornati a casa, le chiacchierate tirate per le lunghe, l'odore delle soffitte, la gente negli ostelli, i panni stesi sui balconi delle case popolari.

21 marzo alle ore 14:03

Cosa resterà

Cosa resterà alla fine?
Più del profumo del caffè
dei baci, più del vento,
delle notti insieme
più della pelle secca
dopo i pomeriggi al mare
più delle stanze degli ostelli
dei colori dei fiori
più dei sorrisi
di cui mi sono innamorato
delle mani che ho intrecciato
prima di sfiorare la pelle
più del suono delle foglie secche
dei racconti incredibili
nati perdendomi nella luce
di una finestra che sapeva
di un focolaio sacro
e caldo nella ruggine,
più di questo resteranno queste righe
che il vento porterà lontano
e le acque smembreranno
con delicata laboriosità
finché come lacrime
scorrerà inchiostro
e sarà tutto questo che
alla fine
resterà.

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