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Poesie di Silvana Poccioni

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  • 16 maggio alle ore 13:15
    I giorni inseguiti

    Sui nostri giorni inseguiti
    si allungano timidi i passi
    in cerca di celate impronte.
    Resi dal tempo più lenti
    e dal disincanto che strema
    s'avanzano
    ingordi del sonno del pensiero
    che getti il buio sulle ombre
    e innanzi innalzi albore d’ alba.
    Ma vischiosi s’intrecciano i fili
    alle caviglie dei giorni vissuti
    e si fa notte ancora
    e arretra la mente e si attarda
    nello sbadiglio del nulla.

  • 25 aprile alle ore 18:07
    Pioggia di stelle

    Alle folate
    nel giardino innevato
    pioggia di stelle.
    Guardo la sera
    bianca e fredda
    e quella polvere lucente
    dei cristalli di neve
    che scendono dai rami
    alla carezza del vento.
    Brilleranno domani
    come preziosi diamanti 
    per sciogliersi docili
    fragili amanti
    all'amplesso del sole.

  • 25 aprile alle ore 18:05
    Fabula

    Sfoglio la notte 
    pagina a pagina.
    Complessa la trama del racconto.
    Troppi flash back.
    Si contorce la fabula 
    nell'analessi del cuore.
    Un labirinto l'intreccio.
    Dov'è fuggita Arianna
    col filo che salva?

  • 28 ottobre 2016 alle ore 12:26
    Meglio il trivio

    La mia musa
    appollaiata sul ramo più gracile del cuore
    esita a pronunciarsi
    troppo forte il timore dell'errore.
    Scegliere l'afonia,
                    lei lo sa bene
    è preferire il Limbo al Paradiso.
    Ma nulla paga più del miraggio dell'attesa.
    Di fronte al bivio
    l'incertezza di un trivio è meno dura
    c'è perlomeno la scusa che la scelta
                      essendo tre le vie
    era impossibile,
    la quadratura del cerchio
    un'impostura.
    La mia musa
    dall'esperienza resa ormai matura
    da tempo ha smesso di affidarsi
    a questa o quella speranza stagionale.
    Meglio le nebbie dell’interperiodale:
    se l’enigma si scioglie sarà un Caso.
    A nessuno andrà il merito o la colpa
    se dal vaso di Pandora uscirà fumo.

     

  • 28 ottobre 2016 alle ore 12:24
    Decrittare il messaggio

    Decrittare il messaggio
    e scoprire che in fondo
                    tutto
    era chiaro.
    Porte cieche propone
    questo cammino continuo
    incessante
    del saggio.
    Aperta la prima
    è amaro conforto il passaggio.
    Tra sfingi di pietra
    sgretolate dal peso dell’orma
    ancora cercare il sentiero.
    Il sole
              intanto
    disegna oblique le ombre
    sul nostro fuggevole viaggio terrestre
    mentre il tempo
    col mutevole volo planato d’un albatro
    tra stanche stagioni
    prepara lento la nave a varcare
    quale alto mare?
    Decrittare il messaggio
    e scoprire che in fondo
                             nulla
    era chiaro.
     
     

  • 25 dicembre 2015 alle ore 13:06
    Alba di un giorno di festa.

    Alba di un giorno di festa.
    Piena la casa di insolite presenze
    (solo tu manchi) .
    Il cielo così limpido
    che dubiti sia Natale.
    A testimoni l'albero e il presepe,
    briciole di biscotti,
    qualche bicchiere di spumante
    lasciato a metà.

    Mi paralizzano i ricordi.

    E d'improvviso la tua voce
    che mi incita a riprendere il cammino.
    Dovrò solo seguire le tue orme
    senza voltarmi indietro.

  • 16 aprile 2015 alle ore 11:45
    Ti sento ancora

    Ti sento ancora stretta al mio petto
    come un rampicante al tronco di un olmo
    provato dagli anni
    ma forte della saggezza antica dei maestri
    che portano la lampada dietro di sé
    e vanno sicuri nel buio.
     
    Tra i segni del ritorno ti cerco e spio,
    nei raggi ricurvi di un sole sconosciuto
    tra le gemme timide del melo a primavera 
    o nell’ultima foglia ribelle alle ventate,
    un indizio, una traccia. 

    Ma è muto l’orizzonte.
    Resta la solitudine di un deserto 
    popolato di assenze.

  • 03 gennaio 2015 alle ore 17:19
    Lascia il tuo ricordo ai miei versi

    Lascia il tuo ricordo ai miei versi 
    e ne farò pura luce sbocciante.
    Lascialo pure solo 
    (non avrà paura) 
    tra i muschi del bosco
    profumati di terra autunnale 
    o dietro i muri dei sobborghi grigi di fumo
    o sui rami dell’olmo
    che non temono la pioggia
    e si credono alberi.

    Lascia il tuo ricordo tra le foglie
    quando fuggono a sciami a novembre
    e si fingono aironi dalle ali possenti
    nel pallido albore dell’alba
    o nel fuoco acceso dei tramonti.

    Lascia pure il tuo ricordo sicuro
    nel recinto quieto del mio orto
    dove il passato non soffre il tempo
    e si corica pacato nel circolo perfetto dell’eterno.

  • 09 novembre 2014 alle ore 11:40
    Più non ricordo in quale giorno

    Più non ricordo in quale giorno
    accecati dal sole o dalla nebbia
    quasi fanti sbandati senza guida
    assordati dai colpi di un nemico sconosciuto
    l’errore e l’illusione m’ ingoiarono la mente
    annientarono pian piano col miele dell’inganno
    le già deboli difese e trafissero l’acciaio degli scudi.  

    Quanta ombra si distese sulla cenere dell’alba!
    Quante nere bestemmie nella notte
    senza luce e senza oblio!

    Mi pareva il rosso del tramonto quel papavero vizzo
    ingannevole fiore di tristezza.
    Mi pareva purezza di fonte e non putridume di fogna
    quel nettare amaro di cui ricolmavo i miei calici vuoti.

    E mia madre a guardare i miei occhi perduti
    mio padre a gridare il rancore
    le orecchie incapaci di udire
    l’incolmabile vuoto d’inutili giorni
    impegnati soltanto a cercare quell’attimo breve
    insetto nefasto ronzante
    annidato in un angolo nero in fondo al cervello.

    Nel mio labirinto le urla assordanti del toro del mito
    l’assenza del filo di Arianna
    un varco cercato con mille espedienti
    e mai ritrovato
    i voli di Icaro sempre più audaci
    a bruciarmi le carni le vampe del sole
    i gorghi profondi a privarmi dell’aria.

    Ma bene ricordo quel giorno a noi destinato
    in cui il tuo amore stupito entrò nei miei sogni
    e con te ritornai nella vita, risalii le colline
    mi ubriacai di albe e tramonti
    baciai i tuoi piccoli piedi e le mani pulite
    fragranti di pane appena sfornato
    guadai mille fiumi per giungere al porto
    né più temo il toro del mito
    adesso che stringo nel pugno il tuo filo.

  • 16 settembre 2014 alle ore 12:52
    Non ha nome la foglia

    Non ha nome la foglia
    cui  l’autunno  impietoso
    impone una veste cangiante
    e strappa al suo ramo
    perché il vento la porti e la terra l’assorba e l’annulli.
     
    Eppure fu verde lucente il suo giorno
    dolce e sinuosa la danza
    vigorose le sue nervature ricurve
    come dita nella carezza.
     
    Ma tra il volo dell’ultimo uccello
    e  l’odore di pioggia imminente
    sospeso rimane
    in un sommesso spicco
    quel palpito breve.
     

  • 16 settembre 2014 alle ore 12:50
    Di caduta in caduta

    Di caduta in caduta
    mi rialzo
    come un marinaio sulla prua di una nave
    scampata al fortunale.
    Un gabbiano segue la scia
    con indomita pazienza
    e il suo grido taglia il silenzio
    nella solitudine del mare.
    Aspetto di udire la notte
    immensa e stellata
    colma di onde
    e tendo i palmi vuoti
    a raccogliere scaglie argentate di luna
    ma le reti non trattengono l’acqua.
     

  • 17 agosto 2014 alle ore 21:07
    Ci sono giorni

    Ci sono giorni
    che mai ci furono destinati
    tranne nei sogni.
    Eppure li inseguiamo
    come naufraghi il faro.

    A noi
    trasportati a caso in un mare di sabbia
    insonni            
                 nella notte sorella del silenzio
    sonnambuli        
                  in cerca dell’alba
    d’improvviso il cuore risuona
    nel cavo di una conchiglia disseccata
    e una lingua di terra ci tende la mano.

  • 14 giugno 2014 alle ore 20:42
    Per le madri di figli fioriti

    Per le madri di figli fioriti
    il giorno lontano del miracolo 
    è pietra scolpita
    sbozzata, modellata, levigata
    “per forza di levare”
    e quel che resta sa di perfezione
    portento incredibile a chi l’ha generato.
    Nulla turba il sereno fluire della vita.
    Luminosa la speranza danza 
    nella culla dell’alba e del tramonto
    non teme crepuscoli e scrosci di pioggia
    imperturbabile bacia il giro del giorno.

    Per le madri di figli smarriti
    una muraglia d’ombra offusca il ricordo del principio
    con l’incertezza esitante del presente
    e grappoli di dubbio sul futuro.
    Vibra insicuro l’arco tra le dita dell’arciere
    e la freccia scoccata non coglie il bersaglio
    confusa la parabola
    non sa districarsi tra gli echi storditi
    e i richiami amorosi attutiti da fredde distanze.

    Per le madri di figli perduti
    i giorni s’arrampicano ad uno ad uno sugli anni
    e le notti scorrono lente nei sogni solitari 
    annodati al ricordo di infanzie felici e lontane
    distanti come stelle ingoiate da buchi neri
    profondi senza risalita.
    L’anima allucinata
    dimentica del cielo e della terra
    nel fragore del vento che a fatica si districa tra i rovi
    trascina i suoi piedi d’automa
    lungo una strada senza varco
    lastricata di chiodi riversi
    che l’allontani da tutto
    e ne cancelli il nome per sempre 
    insieme al suo fiore tranciato anzitempo.
    Nella stanza senza porte né finestre 
    le danza intorno gioioso un bambino
    dagli occhi limpidi e il riso cristallino.

    Per le madri di figli ritrovati
    la freschezza dell’ombra mattutina
    si accompagna al sentore fragrante del pane
    e nell’onda di luce che sale dal respiro sereno della notte
    e si diverte a frantumare le tenebre
    si dissolvono come cristalli di neve i dolori 
    e la freccia smarrita punta dritta al bersaglio.

  • 25 aprile 2014 alle ore 18:06
    Non so più cantare i giorni

    Non so più cantare i giorni.

    Distratto dal silenzio

    un rampicante antico ruba la mia luce

    e la notte si lega ad ogni orario.

    Per la vastità del vuoto

    ammaina la vela anche la più piccola barca

    e le nubi intrecciano ombre

    sulla solitudine del fiume.

    Oh, quanto lontano il tempo

    in cui scrivevo lettere di fumo

    e mi baciava gli occhi l’autunno

    taciturno e grondante

    come l’albero dopo la tempesta!

    Ancora ti vedo 

    ma distante

    come dalla collina un campo

    il cielo da un naviglio.

  • 25 aprile 2014 alle ore 18:04
    Sul sentiero delle robinie

    Sulla sponda
    odore di pietre e di fiume
    voci stridenti di uccelli migranti
    annodati a nenie di foglie attorcigliate sulla corrente.
    In un’altra distanza si muovono i tuoi passi
    va con piedi sempre uguali la mia vita
    sul sentiero senza svolte delle robinie.
    Prima e dopo quell’alba lucente
    crepuscoli di rame
    e un cielo borchiato di stelle
    ad allungare la notte.

  • 25 aprile 2014 alle ore 18:01
    Questa è la mia anima

    Questa è la mia anima

    naviglio pronto a salpare

    attraccato alle rive dell’aria

    stecca di ventaglio tra pieghe di  colori

    luna assopita su ambigui profili di monti

    filo d’acqua nell’orto disseccato

    dolore che cade dal cuore e si disperde

    al modo delle foglie morte sulla strada

    spazzate via dal vento indifferente

    una dolcezza mite che abbraccia

    come una cintura di mare la costa

    scrigno di ricordi indelebili

    simili a tatuaggi sulla pelle

    scelta folle di un attimo d'amore

    date marchiate a fuoco nella mente

    lontane nel tempo e ancora dolenti 

    attesa d'una risposta che risolva.

  • 30 marzo 2014 alle ore 20:47
    L'anima sceglie il suo doppio

    L’anima sceglie il suo doppio
    poi chiude la porta.
    Celata ad estranee presenze
    serra  le imposte come fossero pietra.
    Da quel punto
    non fa più paura la morte
    la passione cammina danzando
    leggera
    sullo scricchiolio della scala
    il silenzio un fedele mansueto compagno.
    La sua voce è un’eco
    alle domande risposta
    soluzione al dubbio
    certezza all’incerto.

    L’anima sceglie il suo doppio
    di fronte allo specchio
    con la prima pennellata di neve sui capelli
    e un riflesso d’ombra al suo fianco.

  • 11 marzo 2014 alle ore 19:05
    Paesaggio del mio Sannio

    Il vento si è seduto sul crinale.
    A valle
    spighe ancora in boccio e ferme
    come uccelli pronti a trasmigrare.
    Sul paesaggio antico
    le rughe severe dei monti
    a ricordare un passato di boschi e di fonti
    di mani callose e sudore di fronti
    e al tramonto il respiro secolare degli abeti
    confuso tra nodi sonori di campane
    a vietare irreversibili partenze.

  • 11 marzo 2014 alle ore 19:03
    Con l'odore del silenzio

    Arriverà come sempre
    irrevocata la Notte
    e porterà con sé lo Spazio e i Suoni
    del mio esausto giorno
    con l’odore del silenzio.
    Devota
    come ad un dio
    porgerò le mie labbra al suo bacio
    e berrò dalle sue quell’oblio
    di una vita non-vita
    che solo mi salva.

  • 04 marzo 2014 alle ore 15:06
    La tredicesima fata (ovvero la Ragione)

    Ogni scelta comporta una rinuncia
    che poi sia quella giusta  non sappiamo
    fin quando il cuore chiama e rispondiamo
    né si pronuncia la ragione 
    tagliata fuori dal giudizio
    tredicesima ospite sgradita
    della Bella Addormentata
    al banchetto a lei negato delle fate.
    Solo sul tardi entra di soppiatto
    e ci aiuta silenziosa a sparecchiare
    conservando le briciole
    quasi fossero vivande ancora calde
    da gustare un po' per volta
    quando il rimpianto ci fa uscire dalla tana
    come il lupo dal bosco per la fame.

  • 08 settembre 2013 alle ore 12:48
    Stagnazione

    Persino la rana
    nascosta nel limo allo stagno
    gracida al cielo la sua rabbia
    se le sfugge la cena
    coi salti saputi del girino.

    Io
    all’urlo dell’anima
    affamata d’amore
    rispondo con l’afonia del cuore
    né più m’importa trovare una rima perfetta
    che colmi d’incanto il vuoto
    della perduta poesia.

  • 22 ottobre 2012 alle ore 9:40
    Sangue antico

    Oggi partire
    è sfida assetata d’avventura
    a colmare la noia dell’occhio
    che presto succede all’entusiasmo dell’arrivo.
    Segue la certezza del ritorno
    velata appena di tristezza
    che la speranza del prossimo viaggio
    schiaccia e annulla
    nella smania curiosa di un’altra ripartenza.

    Non così
    per chi conobbe anzitempo
    la salsedine acre di un mare straniero.

    Quel portone di verde antico
    verniciato dal padre di mio padre
    a cui si volse triste lo sguardo bambino
    quando partii
    si colora di prato e di bosco
    ad ogni primavera
    nei miei sogni argentini
    alla Sierra del Plata
    né scordo il mio paese
    arroccato sui costoni della Ripa
    paziente e silenzioso
    come un saggio
    in attesa che il figlio ritorni.

    Nella scia di un aereo
    che si dissolve in nebbia sottile
    in un mare d’azzurro
    intatto ritorna il ricordo della bruma mattutina
    giù nella valle
    al Verrino.

    E nel presagio di un viaggio a ritroso
    mi richiama a intatte stagioni
    il mio sangue antico.

  • 18 settembre 2012 alle ore 18:54
    Haiku (Solitudine)

    Nebbia sottile.
    Nel giardino deserto
    passi  di neve.

  • 01 settembre 2012 alle ore 18:38
    Haiku (Presagi d'autunno)

    Giù  nella valle nebbia.
    Cereo il cielo.
    Un lampo all'orizzonte.

  • 25 agosto 2012 alle ore 9:05
    Rewind

    Caparbia la penna
    che verga e riverga la pagina
    bianca.

    Capitolo nuovo stamane!

    Per nulla  banale
    il mio incipit.

    Chi ha detto che il folle
    è guarito?

    Scontato
    il finale.