username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 07 dic 2005

Stefania Barbieri

22 aprile 1979, Castel San Pietro Terme (BO)
Mi descrivo così: Tenace, testarda, coerente e sensibile. Totalmente contro le mode.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 11 settembre 2009
    Il cielo

    Alcuni giorni mi sveglio
    e spaccherei il mondo.
    Alcuni giorni mi sveglio
    e spaccherei me stessa.
    Queste montagne russe
    sono la rappresentazione più fedele
    della mia vita.
    L’unica fermata è la notte.
    L’unico sogno è il cielo
    ma scorre troppo veloce
    e non posso afferrarlo
    perché con le mani mi devo tenere stretta
    alla realtà.

     
  • 11 settembre 2009
    Rabbia

    La mia rabbia viene da lontano:
    avevano deciso che ero abbastanza grande per occuparmi
    da sola di me stessa.
    Quando sei vecchio
    hai le spalle larghe e il cuore duro
    per sopportare
    e se non ce li hai
    resta comunque poco:
    da giovane hai tanto tempo
    per essere quello che sei dopo la frattura.
    E così ogni gesto viene influenzato dalla loro scelta
    perché sono le persone a cui vuoi più bene
    che fanno più male
    e lo fanno quando non puoi difenderti.
    Sto tanto attenta a chi entra con grazia nella mia vita
    ma non ho potuto fare niente
    per fermare e chiedere aiuto
    a chi è entrato con la mazza
    mi ha spaccato il cuore e ci ha inserito il senso dell’abbandono
    mi ha spaccato la testa e ci ha inserito l’ansia.
    E non posso curare questo,
    convivo con questo demone
    che a volte è assopito
    altre mi rimescola mi confonde
    mi rende ingestibile anche da me stessa.
    Non sono i passanti da cui ci dobbiamo guardare
    ma dalle persone che amiamo
    e quando le amiamo è ormai troppo tardi.
    …e quanti anni quanti anni
    di lotta
    restano!

     
  • 11 settembre 2009
    Storia di una bambina

    Ricordo sfumato come nuvole
    che, delle volte, si chiede se sia vero
    oppure una costruzione della mente
    rapita dalle foto che scelgono solo
    momenti belli:
    del cortile pieno di ortensie viola,
    del coraggio di staccare quella mano dal muretto,
    e camminare e da lì non fermarsi più.
    La bambina ha la sua favola
    che comincia con “C’era una volta”
    e la protagonista è lei, una principessa.
    Circondata da un amore sconfinato,
    ogni progresso era un successo,
    sempre spinta a raggiungere il massimo,
    ha imparato a trovare una sfida in ogni difficoltà
    e le sfide vanno accettate e vissute.

     
  • 11 settembre 2009
    Limpide geometrie

    Dopo che abbiamo ricevuto
    la nostra dose di sofferenza
    ci siamo trovati
    esuli di amore e speranza.
    Dopo che ci hanno spaccato
    il cuore in mille pezzi
    e modificato la mente con quel pensiero
    compagno della stanchezza
    ci siamo uniti.
    E questa unione ha
    sanato le ferite
    una ad una piano piano,
    fa pendere l’ago della bilancia dall’altra parte,
    fa tornare il senso che
    finora il destino ci aveva nascosto.

     

    Il nostro amore ha la tenerezza dei bambini
    e la durezza degli adulti.
    Il nostro amore ha la leggerezza della speranza
    e la pesantezza della vita vissuta.
    Il nostro amore ha la semplicità delle piccole cose
    e la complicatezza dei grandi progetti.

     

    Il mio amore è un ragazzo che mi ha mostrato subito
    la sua vera natura senza imbrogli
    e nonostante i suoi limiti
    la mia stima per lui sconfina.

     
  • 11 settembre 2009
    Arresa

    Io rinuncio a considerare
    se mi renderai una moglie felice
    se sarai un buon padre
    se mi porterai rispetto
    se il tuo umorismo mi ferirà ancora
    se ogni giorno che vivremo insieme sarà amore o sopportazione
    se credi veramente che io o un’altra sia la stessa cosa
    se l’amore che provi per me è il sentimento assoluto che sento io
    o solo la mescita di affetto passato e paura di solitudine.
    Perché quando la notte mi giro nel letto da sola
    e sento il tuo odore sul cuscino vuoto
    quello che vorrei è sentirlo per sempre.
    Perché quando ascolto il telefono
    che suona quella stupida canzoncina
    quello che vorrei è che fosse la colonna sonora di ogni sera.
    Perché quando mi chiami bimba
    vorrei restare tale anche con il passare degli anni
    e arrivare a ridere insieme di quel appellativo con le rughe sul viso.

     
  • 11 settembre 2009
    Tristezza

    La mia tristezza nasce
    dalla linearità dalla monotonia e dall’incedere
    sempre uguale
    delle cose del mondo.
    Chiamo cose le persone e tutto quello che le riguarda
    gli affetti e i passi della loro vita
    la confidenza e il tempo che nascono e crescono insieme
    partono come rampicanti dai piedi
    di due persone che si amano.
    E mentre le uniscono sempre di più nell’intreccio
    le orna con foglie e fiori, a stagioni,
    esaltano anche la loro natura e l’istinto di prevaricazione
    che l’uomo ha preso dall’animale
    e ricompaiono i demoni
    che quando siamo liberi da vincoli sono assopiti.
    Questo intrecciarsi di
    confidenza che diventa intimità
    tempo
    caratteri
    demoni
    viene preso dall’amore, che come un giardiniere,
    cura la sua gabbia
    e aumentano le foglie e i fiori
    ma anche le spine.
    Poi succede che si può essere abbastanza forti
    per allargare la gabbia e viverci dentro
    lottando insieme per allontanare le spine
    oppure non a sufficienza lasciando che le spine buchino le nostre vene
    il sangue esca e scivoli via insieme all’amore.
    E la bella pianta rampicante si secca e in un attimo,
    basta un movimento brusco, si polverizza
    liberando le persone la confidenza il tempo e i demoni.
    Del vecchio intreccio, ormai secco e giallo,
    senza foglie ne fiori, e con le spine talmente deboli
    che se le tocchi cadono
    restano solo i ricordi,
    prezzo che dovrà pagare l’amore nella costruzione del nuovo intreccio.
    Io credo che si possa cambiare questo meccanismo
    credo di poterlo fare anche io
    solo che non ho le istruzioni
    non ho il tempo ne il cuore abbastanza integro per provare tutte le strade.
    E qualunque metodo utilizzo ci ricasco sempre dentro.
    A questo punto non mi resta che lottare
    per togliere le spine.

     
  • 18 febbraio 2009
    Spleen

    Giornata malinconica
    piena di quella fragilità
    che ti fa sentire un vagabondo
    in mezzo ad una folla organizzata,
    senza una meta che con la sua luce
    ti indichi una direzione.
    Giornata malinconica
    sfumata in quella insoddisfazione
    tanto cara agli artisti che sanno essere
    la scintilla della creatività che permette
    alla matita di scrivere
    alla voce di cantare
    al pennello di colorare.
    Ed io mi ritrovo qui,
    immersa in questi nobili sentimenti
    che amo perché mescolati al mio essere...
    ma la scintilla in me non è abbastanza forte
    da accendere il genio dell'opera d'arte
    che arde ma non divampa.
    Notte malinconica
    mentre fuori molti dormono senza domandarsi
    se la loro vita è piena di cose per cui vale la pena
    di curarla e custodirla.
    Notte malinconica
    in cui ho lasciato che l'alcool
    scendesse come mercurio nelle mie vene
    e il fumo uscisse dalle mie labbra
    perché non ci sono parole
    ma nebbia per esprimere quello che sento.
    E gli occhi mi bruciano e io riempio ogni minuto...
    ma in un giorno e in una notte come questi
    non trovo il senso a tutto questo correre
    e il vuoto apre una voragine alla paura
    mentre cerco una soluzione che regoli i conti
    e che finalmente mi faccia sentire a mio agio
    qui e ora.

     
  • 18 febbraio 2009
    Occhi di sogno

    Occhi di sogno
    che illuminano la giornata altrui
    con la speranza che viene persa lungo la strada.

    Occhi di sogno
    che nascondono la forza di non abbandonare la fiducia
    per abbandonarsi al cinismo che preserva.

    Occhi di sogno
    che molti cercano di rubare per un po' di luce
    mentre loro di abbassano perché troppo sensibili al bisogno.

    Occhi di sogno
    che vengono catturati e prosciugati del loro colore per dipingere un quadro
    che una volta finito viene firmato con la parola abbandono.

    Occhi di sogno
    che cercano un prisma per moltiplicare il loro colore
    in mille altri colori per sempre.

    Occhi di sogno
    che osservano e hanno paura di non trovare
    altri occhi di fuoco in cui perdersi.

     
  • 16 gennaio 2009
    Spiegazioni

    Cosa ne sapete voi
    del prezzo che ho pagato
    per essere così adesso?
    Cosa ne sapete voi
    del mattone che ho tenuto
    sul cuore per mesi?
    Cosa ne sapete voi
    del coraggio che ho dovuto raschiare in fondo allo stomaco
    per smettere di aspettare e lasciare andare?

     

    Pensate di essere così importanti
    che non accettate di essere stati tenuti allo scuro
    quando, in realtà, ti ritrovi lì e non ci sono consigli o osservazioni
    che meritino di essere ascoltati.
    Pensate di essere così importanti
    da pretendere spiegazioni
    quando, in realtà, non ce ne sono
    che possiate accettare.

     

    Pensate di essere così importanti
    da poter giudicare cose
    che nemmeno io ho giudicato
    perché non si sa proprio niente
    della maschera che portano le persone
    e di quello che scorre dietro.

     

    Lasciate quindi che le cose facciano il loro corso
    che tortuoso o dritto che sia
    non è possibile arginare
    se non per fare danni più grandi,
    di quelli che il caos e il tempo ci sbriciolano sulla strada.
    Quando quello che costruiamo crolla
    significa che non aveva basi
    abbastanza forti per potercisi appoggiare
    e allora è meglio ancorarsi alle proprie gambe
    che reggono molto più di quello che crediamo.

     
  • 17 novembre 2008
    Le parole di mio padre

    Quando la persona che più amo al mondo
    mi ha promesso che la vita riserva delle sorprese
    mi sono aggrappata a questa speranza
    come si prende una medicina per il dolore
    quando lo senti nelle ossa, nella testa, nello stomaco,
    quando è talmente forte
    che la notte ti alza le coperte e ti svegli
    che tremi e sudi per la paura
    che non ti abbandoni più.
    Non c’è niente di soprendente
    nel cambiamento che segue una rinascita:
    l’anima sbriciolata si ricompone sempre
    ma mai nella stessa armonia.
    I pezzi grandi si riuniscono subito,
    quelli piccoli si infilano dove trovano posto
    ed alcuni volano via
    persi nella storia, nello spazio e nel tempo.
    Ho trovato le sorprese di cui mi parlava
    mio padre.
    Sono meravigliata:
    le persone si ricredono.
    Senza volere, perché non ne hai la forza,
    scopri che vicino a te
    ci sono amiche
    la cui solidarietà e complicità,
    prima oscurate dal cancro appena strappato dal corpo,
    sono più forti del dolore,
    la cui generosità supera il ricordo
    della persona che ero
    e delle porte tante volte chiuse
    davanti ad una mano tesa o ad un sorriso.
    … le mie sorelle mandate
    dalla storia, dallo spazio e dal tempo…
    la vita davvero riserva queste sorprese meravigliose.

     
  • 10 novembre 2008
    Il fango e la musica

    La vita è illuminante, ti abbaglia,
    un susseguirsi di albe e tramonti,
    eclissi e lune piene,
    ti sradica nel profondo,
    porta molto lontano questo fusto
    che comincia a diventare un tronco,
    brucia tutte le gemme
    che potevano diventare frutti:
    se dolci non è dato saperlo,
    belli fuori certamente.
    Ma dentro un piccolo insetto strisciante
    succhiava tutto quello che c’era
    di gustoso.
    Il tempo ruba la vita
    che ci insegue
    chiedendo il conto
    perché tutto ha un prezzo.
    Sprofondiamo nel fango
    ma quanto più cadiamo dall’alto
    tanto più veniamo salvati da mani
    che ci portano ancora più in alto.
    Questo meccanismo terreno
    legato alla fortuna e alla speranza
    è l’unica cosa divina che vedo e in cui credo.
    Avevo perso il filo
    e ho trovato una corda,
    intrecciata da tante bellissime fibre robuste,
    a cui aggrapparmi.
    E sono stata salvata.
    Quando ormai non respiravo più
    e non riuscivo più a sentire
    la musica della terra.
    E piano piano è ricominciato il concerto.
    Queste note hanno ricucito le ferite
    e le cicatrici non fanno male
    anestetizzate dalla melodia.

     
  • 22 ottobre 2008
    Ciò che vale

    Sono stata raccolta quando poco prima
    ero stata buttata come una rosa
    dopo che ha perso tutti i petali.

     

    Sono stata ascoltata
    quando non avevo altro che
    il mio dolore da raccontare.

     

    Sono stata amata
    quando solo il mio corpo
    era pronto a ricevere e in grado di dare.

     

    Ora che qualche pezzo del puzzle,
    che era stato distrutto dal terremoto,
    combacia di nuovo,
    ricordo, osservo e apprezzo.
    Tu hai creato i primi incastri di questa nuova ricostruzione:
    ora ci sono e ti sono molto più vicina di quello che non vuoi vedere
    ma che sai.

     
  • 03 settembre 2008
    Ombra

    Mentre cammino osservo
    questa sottilissima ombra che non riconosco.
    Penso che forse
    anche la mia anima
    si sta prosciugando
    come il corpo magrissimo in cui risiede.
    Sono finiti i sentimenti puri e ingenui:
    hanno lasciato il posto
    alla paura, alla diffidenza, alla solitudine.
    Che mangiano molto più di me
    lasciandomi spossata in un mare
    pieno di onde
    a sopravvivere
    qua e là.

     
  • 03 settembre 2008
    Trent'anni

    Aspetto e trovo
    persone cattive o
    persone ferite,
    sommerse a tal punto nella propria vita
    che lasciano solo un piccolo spiraglio
    per far entrare la luce di un’altra persona
    che sarà comunque sempre oscurata
    dal proprio smisurato ego e
    dal suo sconfinato sistema di
    autodifesa.
    E sono sempre qui sul binario
    ad aspettare il treno
    che mi porta lontano dai sentimenti.
    E mi alieno nel lavoro
    che esalta me stessa e
    dipende solo da me.

     
  • 21 luglio 2008
    Senza titolo

    Ora che non sento più
    il cuore strappato a morsi
    e la pelle bruciare,
    mi resta il senso dell’abbandono che scorre nelle vene:
    ogni ferita che si chiude
    lo alimenta.
    La spina dorsale di ogni nuovo amore
    sarà una sottile linea di tristezza
    che lo renderà più reale e più prezioso.
    E’ un peccato che solo i dolori non si dimentichino,
    mentre le persone sbiadiscono fino a scomparire,
    come fossimo fantasmi.

     
  • 25 giugno 2008
    Cavaliere

    Osservo
    il caotico deserto di anime
    che mi circonda:
    quante porte aperte
    su stanze
    vuote di valori e piene di sciocchezze,
    vuote di coraggio e piene di paure.
    Trovami tu, mio destino,
    e prenditi cura di me
    perché io potrei perdermi.

     
  • 25 giugno 2008
    Ponte

    I destini si sono incrociati su un ponte:
    tante piccole luci all’alba di un giorno
    contornato dalle colline sbiadite dalla foschia.
    E ci hanno lasciato qui
    a capire, a comprenderci, a conoscerci.
    Più forti del vento
    che ci spinge qua e là,
    che ci ha fatto prendere strade diverse
    da quelle che avevamo immaginato.
    Ma la notte del solstizio d’estate,
    il vento non c’era:
    noi abbiamo voluto che si fermasse,
    come in quell’alba sul ponte,
    e la mia strada era la tua strada
    e il mio profumo era il tuo profumo
    e le mie labbra erano le tue labbra.

     
  • 13 maggio 2008
    Cavaliere

    Osservo
    il caotico deserto di anime
    che mi circonda:
    quante porte aperte
    su stanze
    vuote di valori e piene di sciocchezze,
    vuote di coraggio e piene di paure.
    Trovami tu, mio destino,
    e prenditi cura di me
    perché io potrei perdermi.

     
  • 17 aprile 2008
    Fenice

    Cosa faremo ora,
    mia piccola fenice,
    sorta dalle ceneri del mio cuore?
    Mi chiedo ancora
    se sei reale
    o solo il desiderio della mia razionalità.
    La paura del dolore mi paralizza
    e chiude in gabbia
    le tue minuscole ali colorate.
    Forse,
    se riuscissimo ad aprire la tua prigione,
    mi potresti portare via con te
    e farmi respirare l’aria pulita
    ai confini di questo bellissimo cielo di primavera.
    Ma sono troppo pesante,
    e la gabbia…
    la sto tenendo chiusa io.

     
  • 11 marzo 2008
    Eclisse

    Stanotte la luna rossa
    benedirà il mio sonno,
    assorbirà tutto il sangue
    che esce dalle mie ferite
    e tutti lo potranno vedere.
    Vorrei che non me lo restituisse
    ma il sole sorgerà
    e il liquido che brucia tornerà dove
    la luna l’ha preso.

     
  • 06 febbraio 2008
    Luce

    Alla fine è arrivata
    la luce bianca e fredda della torcia
    che si è accesa quando il buio mi avvolgeva
    e i miei occhi cercavano di scorgere,
    a fatica,
    gli ostacoli, per non cadere:
    non sapevo se avrei avuto la forza
    e il coraggio
    di rialzarmi con tutte le ossa e il cuore
    ridotti a polvere.
    Ora so che sei cattivo.
    Quando è primavera,
    e il profumo dei fiori ti culla e ti coccola,
    è facile raccoglierli e prendersi cura di loro.
    Ma in estate,
    quando il caldo torrido
    asciuga ogni energia e goccia d’acqua dal tuo corpo,
    tu sputi a terra.
    E in inverno,
    quando il freddo e la pioggia
    bloccano le tue membra,
    mi schiacci sotto la suola
    come una di quelle sigarette
    che ti consolano e ti riscaldano.

     
  • 06 febbraio 2008
    Strade

    La strada larga e dritta
    rovina le persone:
    le fa sentire sicure, inattaccabili,
    forti sul loro piedistallo
    come se non esistesse il vento,
    che con un piccolo soffio
    ci lascia nudi a barcollare
    su quella stupida torre di vetro.
    Non ci interessiamo degli altri,
    non ci sembra di averne bisogno,
    tanto sappiamo dove andiamo,
    come ci arriveremo
    e perfino quando raggiungeremo la meta.
    Non ci accorgiamo che fuori
    Il paesaggio potrebbe essere cambiato
    perché la Noia,
    compagna della Sicurezza,
    ci immobilizza e
    ci fa dimenticare di guardare
    fuori dal finestrino.

    La strada di montagna,
    tortuosa, stretta e piena di neve,
    circondata da alti alberi che nascondono
    paure e meraviglie,
    ci costringe a stare attenti ad ogni cosa:
    al nostro corpo,
    lo stomaco soffre le curve,
    e agli imprevisti che ci si possono anteporre,
    perché, piccoli o grandi,
    dobbiamo avere il tempo di frenare,
    se non vogliamo finire fuori strada.

     
  • Cerco in ogni angolo del mio corpo
    la forza per uscire da questo vortice
    che mi impedisce di tornare la ragazza allegra che ero.

     

    Spensierata mai,
    non fa parte del mio sangue, né del mio carattere
    e nemmeno della mia vita.

     

    Forza per aspettare che
    tu diventi un uomo
    senza che l’astio, l’indifferenza e la delusione
    colpiscano il mio cuore:
    a volte la strada che unisce la ragione e il sentimento
    può essere molto corta.

     

    Oppure,
    forza per lasciare andare tutto
    e fare i conti con tutto il resto
    che non capirà ma accetterà
    e vedrà in me un’altra sconfitta.

     

    Mi accuserà e mi accuserò
    e sarà la fine, per sempre.

     
  • 10 ottobre 2007
    Le mura di Platone

    Piccoli aghi pungono il mio viso,
    piacere della pelle,
    arrivano da terre percorse e vissute,
    piacere del ricordo.
    Cielo azzurro, trasparente
    incorniciato dalle colline,
    piacere degli occhi,
    da spazio al sole gentile di questo settembre.
    La musica scorre dalle mie orecchie,
    alle mie vene fino al mio cuore,
    piccolo muscolo che batte
    nonostante tutta la sofferenza, la paura e l’instabilità
    che scuote la sua casa.
    Tutto è regolare e ordinato:
    la natura mi aiuta, i ritmi biologici mi aiutano, la bocca sorride,
    eppure…
    Nuvole nere portate dal vento dei miei pensieri
    mi impediscono di godere di queste meraviglie.
    Maledetto animo sensibile
    al dubbio di seguire la mia natura.

     
  • 29 agosto 2007
    Velo

    Nuovamente qui,
    conosco questo luogo,
    il fondo del burrone
    o del mio cuore,
    sola.

     

    Nuovamente l’attesa,
    l’uomo si sente forte quando
    in una mano tiene il cuore e nell’altra la testa,
    come una bilancia senza ago.

     

    Mi è rimasto lo stomaco
    pesante come un macigno
    e gli occhi che riversano queste inutili lacrime.

     

    “Pensa sempre al peggio”
    era la mia arma di difesa
    ma quando l’ho abbassata
    e ho creduto che non ci sarebbe più stato il burrone,
    ci sono ricascata dentro
    senza neanche più il mio paracadute
    che ho tenuto incollato a me
    per così tanto tempo.

     

    Ora mi riavvolgo nel mio velo segreto
    e lo lego stretto.

     
elementi per pagina
  • 20 gennaio 2009
    Siamo tutti persi

    Come comincia: Quelli che hanno visto cosa e chi si può incontrare sulla propria strada e non c'è sicurezza, tranquillità e amore che li possa trattenere. E si buttano e dopo è troppo tardi: diventa una molla che, per quanto si allunghi, richiama sempre a se.
    Quelli a cui la molla ha portato via la persona amata, quella che era la vita e che andandosene ha portato con se anche un pezzo di cuore e ha lasciato ferite, sporco e ossa rotte.
    Quelli che sono rimasti lì a vacillare spinti da un'onda piuttosto che da un'altra, che tanto non fa differenza: birilli legati al suolo dalla paura di questo mondo che rotola, dove non ci sono ostacoli perché è un deserto. E rotola rotola e quello che incontra è talmente piccolo e insignificante e impaurito che lo schiaccia e nessuno se ne accorge.
    Quelli che credono di poter fare la differenza ma che alla fine si ritrovano a lottare contro i mulini a vento e vengono presi per pazzi e giudicati molto più di coloro che hanno tradito e fatto soffrire e molto più di quelli che hanno deciso di farsi da parte per paura e si nascondono nella propria casetta sull'albero e scendono solo quando non c'è nessuno.
    Quelli che cambiano e non si piacciono più però ormai è fatta.
    Quelli che accettano le gabbie solo perché ad un certo punto o scegli l'amore o scegli la compagnia perché sono stanchi della solitudine.
    Quelli che hanno trovato l'armonia che ben consapevoli della loro fortuna si chiudono nel proprio universo e ci lasciano qui a guardarli a testa in su: e si perderanno anche loro a forza di girare in tondo nella propria gabbia di cristallo.
    Quelli che sono diversi, che sono sempre stati diversi e che si sentono diversi ma che nessuno crede che possano essere così e che la gente pensa che sicuramente nascondano qualcosa di brutto ma che in realtà non hanno niente di brutto da nascondere. Sono solo così chiari che la gente furba se ne approfitta e poi li abbandona quando si siedono a riposare un po' e la gente ottusa si prende paura e poi li abbandona ma dopo averli fatti annegare nella diffidenza.