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in archivio dal 03 gen 2006

Tommaso Valente

27 giugno 1977, Formia
Segni particolari: Redattore di Aphorism dal 2001.
Confuso & Testardo.
Mi descrivo così: Sono così, a volte... e a volte no: sono tante altre volte altro!
Mi trovi anche su:

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  • 12 agosto 2015 alle ore 14:49
    Sparecchi i pensieri

    Sparecchio i pensieri
    Ogni tanto
    Cercando
    Frammenti
    Non vale
    Sai, tra tutte le cose
    Approfittare
    Troppo del mestiere

     
  • 18 ottobre 2013 alle ore 17:08
    C'è una zingara...

    C’è una zingara
    A piazza del popolo
    Accanto a Canova
    Non chiedere di lei
    Lei chiederà di te

    C’è una zingara
    Che non invecchia mai
    Ha un sorriso seducente
    La zingara
    Gli occhi grandi di metallo
    E ogni volta che passo di la
    Si offre
    Per leggermi la mano

    ‘Ti porterò fortuna!’
    Mi grida dietro
    Come fossi un soldato

    Ma io non sono un soldato

    Le sorrido
    E vado oltre
    Con un gesto del braccio

    C’è una zingara
    A piazza del popolo
    Accanto a Canova
    Non cercare di lei
    Lei cercherà di te
    Se sei un soldato
    Mostrale la mano
    Ti porterà fortuna

     
  • 10 gennaio 2006
    Long ago

    Ci sono tante cose che mi chiedo
    ogni giorno
    a cui non so darmi risposta.
    tanti pianti tra "le ceneri di Gramsci"
    senza speranze
    senza giorni migliori.
    ci sono giorni in cui non credo
    non credo più si possa dire
    ciò che si crede
    perché ci risvegliamo
    ogni volta
    al mattino
    di più
    "stroppiati" nello stomaco.
    fuori l'odore della candeggina
    mi fa scoppiare il cuore
    prendo un caffé
    per ammazzare
    sapore
    notte
    o mai
    più...

    "long ago... long ago..."

     
  • 03 gennaio 2006
    Poesia

    Se un giorno dico cose senza senso

    È perché sento

    Che è giusto

    Che il calore

    Si debba

    Ingoiare

    Con il naso

    E l’odore

    Toccare col palato

    Una poesia

    Si scrive

    Con la penna

    E con la pelle

    E con la mano

    Non certo

    Con la testa

    E con le stelle

     
  • 03 gennaio 2006
    Oggi

    Nascerai?

    Dalle frattaglie?

    Di qualcosa?

    Che mi è rimasto?

    Dentro?

     
  • 03 gennaio 2006
    Estratto da "De la musique"

    Danziamo sul campo di battaglia finchè non

    fa notte sotto ai falò!

    C'è un respiro più grande del nostro a

    coprirci. Proviamo il gusto del nostro vivere

    sul serio,

    del nostro scrivere, pensare, amare. Niente è

    buttato, nulla si mette via…

     
  • 03 gennaio 2006
    Inferno

    Siamo tutti colpevoli

    Ma nessuno adrà all’inferno

    Per questa merda

    Bambina

    Non preoccuparti

    Siamo qui

    Ancorati da una luce

    Al proscenio

    Del profilmico

    Andante

    In un’opera di wagner

    E non moriremo mai

    Se tu mi baci

    Nessuno andrà all'inferno

    Se ci facciamo

    Un altro sorso

    Di saliva

    Tantomeno noi

    Che non abbiamo bisogno di permessi

    Da nessuno

    E non dobbiamo scusarci

    Con nessuno

    Se vogliamo ancora

    Un po’ di luce

    Fa tanto freddo

    E buio

    E non ho sonno

    Ancora

    Tu potresti dormire

    Tanto

    Non cambia

    Siamo sempre

    Tutti

    beatitudinatamente Colpevoli

    Ma lascia stare

    Nessuno andrà all’inferno

    Non ti preoccupare

     
  • 03 gennaio 2006
    Lei

    I.

    Lei

    Di tre anni

    Più giovane

    Di me

    Avrà un motivo

    In più

    Per Dire

    Fare

    Baciare

    Giocare alla notte

    Cercare le grotte del cieco

    le botti

    Nel treno

    che è andato

    A Firenze

    Passando per Boston

    Girando l’Alsazia

    E la Bosnia

    curvando tra l’India

    E Bagdad

    CAPOLINEA/boccea

    Formia/Itri/Fondi-Sperlonga/M.S.Biagio/Priverno-Fossanova/Sezze R./

    Latina(littoria)/Cisterna/Campoleone/Roma Termini

     

     

    II.

    Lei

    Più giovane di me

    3 anni

    Perde il tempo

    Sopra un sasso

    Conta il mondo

    Sceglie il passo per

    Trovare l’autoimmobile

    Sola

    Cruda

    Nuda

    Settimana

    Majorana

    Majonese

    Portoghese

    Portofino

    Serafino

    -‘Sera! Come va? Tutto bene! Mi fa piacere! Senti... devo scappare! Salutami tutti... Ciao...

     
  • 03 gennaio 2006
    Il genio

    Ribelle

    Sarebbe

    Chieder troppo

    Alle

    Sorelle

    Ma il genio

    Non fa solo

    La rivoluzione

    Schiatta

    Da solo

    Chiuso

    In un bidone

    Di spazzatura

    Fetida

    E melmosa

    Sigillato

    Con un candido

    Velo da sposa

    Crudele

    Provasti

    A ripoetare

    Qualcosa

    Scritta

    Già

    Fin troppo

    In uno sguardo

    E in un sorriso

     
  • 03 gennaio 2006
    Tender is the night

    Scapigliati

    assurdi

    incontrastati

    Riflettono

    Sul mondo

    Incastonati

    Impressioni

    Di espressioni

    Dilaniate

    Finalmente

    Squarto

    E cerco

    Di guardare

    Oltre

    Nel mio

    caro

    Vecchio

    Salutare

    Ripensare

    Il mio

    Poetare

    Si ricorda

    A volte

    E spesso

    Cede

    Ma posso

    Certo

    Dominare?

    Alienante

    Stato

    Di

    Coscienza

    Che teme

    Appartenenza

    Al mondo

    Statico

    Perverso

    In un progresso

    respingente

    la modernità

    Nel ciclo

    Indissoluto

    Di

    Giocare

    A perdere

    Col mondo

    Ma questa

    Insulsa

    Voglia

    Di ingiovanire

    Il corpo

    Che mi prende

    Non puoi

    Non dire

    Stile

    Sarebbe?

    Ora?

    Di?

    Rispolverare?

    Pulizia?

    Stagionale?

    Da quando?

    Non si fa?

    Che perso

    Abbiamo

    Vinto

    Niente

    Solo

    Un po’

    Di gente

    Si è saputa

    Dignitosamente

    Guadagnare

    l’inferno

    E allora?

    Sarebbe

    Meglio

    Andare a fare

    In culo

    A questo punto

    Non voglio

    Più...

    -che cosa?-

    Di perdermi

    M’importa

    La ragione

    E il senno

    Ricercare

    Senza lume

    Sulla luna

    Ma come

    Fare

    Oggi

    È il sole

    Quell’unico

    Valore

    oro-borghese

    anarchica

    è la notte

    Non tenera

    Se è vero

    Che allora

    Avrò da

    Dire

    Un sogno

    Intero

    Vero

    Spero

    Un giorno

    Di educare

    Un bimbo

    (filgio)-(forse)-?

    Nuovo

    Per davvero

    E non

    Sollievo

    Progressista

    A scuola

    di/da questa

    Civiltà

     
  • 03 gennaio 2006
    Raccolta punti

    Sparisci subito

    Riparo nell’androne

    è forse ora

    Di accendere

    Il termosifone

    Spegnendo

    Il senso

    Di questo

    Caldo

    Il tempo

    Stanco

    Di pioggia

    Lascia

    Che cada

    la terra

    Ma cenere

    brucio tabacco

    E rimane

    Sospesa

    Una presa

    Da mastico

    Lascio

    Che il vento

    Si porti i covoni

    E in tutti gli androni

    (Rifugi)

    Rifuggi

    le scale

    Di marmo

    Corvino

    Di vene e buchetti

    Ne lascio

    Un rigagnolo

    da pulire

    Il sangue

    Di pezzi

    Di nero

    Di seppia

    Piovuta

    Di zuppa

    Di pesce

    lasciata

    A freddarsi

    Perché

    Nel lasciarsi

    la vita

    Ti smette

    Del solito

    Giro

    E riprende

    Di visi

    Incompresi

    Che non ho

    Mai amato

    Che cosa?

    (o sempre?)

    Saperlo

    sarebbe

    Poterlo scordare

    Ma ora

    Così......

    Come fai?

    Non puoi

    Che

    Lasciare

    Che il senno

    Si perda

    Di fiaba

    Racconti

    Una storia

    Che sappia

    Di spada

    E di cappa

    E di fata

    E di spesa

    Alla cassa

    Di supermercato

    spedito

    raccolta

    di Punti

    Pavesi

    mai spesi

    lascia(t)i

    ripresi

    sospesi

     
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  • 05 novembre 2013 alle ore 17:08
    Rosa dopo l'amore

    Come comincia: Marco ha un odore acre appena fatto l'amore, acido. Non mi piace. Persino il suo
    seme ha un sapore più buono del suo odore. Peccato perché mi piace stare accucciata
    all'uomo dopo aver fatto sesso. Mi fa stare serena, mi fa sentire protetta e partecipe. È
    solo che spesso non ci riesco. Marco sa di buono prima e durante ma quando cala
    l'eccitazione e si addormenta secerne qualcosa che mi respinge. Sembra quasi una
    reazione inconscia, animale. Forse un retaggio genetico, preistorico, qualcosa che teneva
    lontano le bestie feroci quando le difese personali erano abbassate dal torpore profondo in
    cui sprofondi dopo l'accoppiamento.
    Ma guarda un po' che cosa mi deve venire in mente. Che cazzate! Ne faccio un sacco di
    questi pensieri, poi me li tengo quasi sempre per me. Forse se li raccontassi
    smetterebbero di dire che sono una ragazza troppo convenzionale. Poi con questa storia
    della “ragazza”. Ho più di trent'anni, ma quante ne devo passare ancora prima che
    comincino a chiamarmi donna? Per la natura sei donna a 13 anni. A me è successo
    addirittura prima: sono diventata donna quando mi hanno rotta dentro per la prima volta.
    Molti pensano che quando una cosa si rompe è meglio buttarla e ricomprarne una
    nuova. Nessuno ha più voglia di aggiustare nulla, nessuno è più capace di aggiustare
    nulla: persino le relazioni. Il consumismo delle relazioni.
    Se l'avessi pensata così avrei dovuto suicidarmi dopo quella cosa, buttarmi via. Si dice
    che il grosso delle violenze sulle donne avvengono in famiglia e non vengono denunciate.
    Sono stata convenzionale anche in questo. Solo che a me la nonna mi ha insegnato ad
    aggiustare tutto. Gli oggetti di casa, gli utensili, i vestiti, le persone che mi stanno vicino.
    La nonna mi ha insegnato ad assaporare il dolore e a sorridere per superarlo. Ce l'aveva
    dentro il dolore la nonna, quel dolore ancestrale da contadina del sud. Era tutto nel suo
    sorriso. La mamma dice che ho il sorriso di nonna. So che non le piace.
    Sarà per questo sorriso che faccio così tanta rabbia a tutti. Come al professore di
    calcolo quando mi ha rimandata. Io continuavo a sorridere anche dopo aver visto i quadri
    e lui mi ha presa a schiaffi, lì, davanti a tutti. Ed io ho sorriso. E lui ha pensato che ero
    scema. Luisa diceva che mi aveva rimandato perché era geloso ed io gli piacevo. E allora
    perché mi doveva dare gli schiaffi? Le carezze mi doveva fare!
    E così è stato sempre. Anche ieri, quando mi hanno licenziata. I colleghi non hanno detto
    niente ma io lo capivo, lo sentivo che gli facevo pena. Attraversavo l'openspace sorridendo
    e lo capivo dal loro odore e da quel silenzio irreale che pensavano che ero stupida perché
    mi avevano licenziata e sorridevo!
    Mi ha licenziata una donna: qualche anno, qualche parallelo di latitudine e tanta
    emancipazione in più di me. Tailleur di ghiaccio, occhi come fessure, laurea, master e
    anni spesi a pensare come un uomo per farsi una posizione.
    Mi ha detto: stiamo facendo un po' di pulizia, sai c'è crisi. Poi vi conosco a voi donne del
    sud. A trent'anni pretendete il contratto e vi fate mettere incinte per non lavorare e
    prendervi i soldi. Si teneva il seno con il palmo della mano. Poverina, chissà quanto ha
    sofferto nella vita.
    Certo su una cosa aveva ragione: aspetto un bambino. Solo che non avevo nessuna
    intenzione di fregarla, è capitato! Gli esseri umani procreano. È la natura, mica no! D'altra
    parte mia nonna la vagina la chiamava proprio “la Natura”.
    Ho più di trent'anni, sono incinta e mi hanno licenziata: un archetipo della
    contemporaneità. Sempre più convenzionale!
    A Marco non ho detto nessuna delle due cose. Non credo che gliele dirò. Non ho
    intenzione di creargli casini con la famiglia e in fondo cosa importa. Potrebbe anche non
    essere il suo e comunque, non sarebbe un buon padre. Se fosse di Luca, lui sarebbe un
    buon padre ma non puoi incasinare un buon amico per quell'unica volta che vi siete leccati
    le ferite dopo una serata troppo intima per essere vera.
    Me ne torno al paese e mi trovo un lavoro, uno vero, di quelli che quando torni la
    sera sei stanca sul serio e vuoi solo stare con tuo figlio e dormire. Me ne diranno di tutti i
    colori e nessun uomo si avvicinerà più a me. Sono una donnaccia che ha fatto un figlio
    con un forestiero e in fondo mi sta bene così. Per una volta tanto non sarò convenzionale.
    E poi non sarò sola, non sono sola: non più! Almeno per un po'...

     
  • 01 febbraio 2011 alle ore 15:48
    Ritratto del barista da giovane

    Come comincia:  Saranno passati più di 15 anni. Ultimamente ho pensato spesso a quei giorni, a come sarebbe stata la mia vita se, proprio in quel tempo, non avessi sviluppato una sensibilità diversa, un punto di vista che per me era tutto da scoprire e che continua ad accompagnarmi tuttora. Sempre combattuto, anche allora, tra la mia (natura) creatività e la mia (coscienza razionale) praticità, scrivevo, leggevo e in estate, come si conviene all'educazione dell'artista da giovane, lavoravo ad un bar di spiaggia (molto caffè e cappuccino molto poco cocktail di Tom Cruise). Non fu il lavoro che mi formò, come disciplina che ti fa capire quanta fatica ci vuole a guadagnare del denaro -in quanto continuavo a vedere come per i proprietari non valesse il rapporto sforzo guadagno- ma la letteratura!
    Il piattino delle mance languiva -come si conviene ad un bar di spiaggia dove i clienti già pagano una cospicua somma per avere il privilegio dell'ombrellone, sdraio e lettino- e la paga era bassa. Fu così che, per stimolare un po' il cliente a lasciarmi qualche centinaio di lire, la buttai in simpatia e misi sul piattino delle mance, con scherno e disappunto dei proprietari, un fogliettino con scritto: "Grazie, mi ci compro lo yacht!"
    Fu subito amore, le persone si fermavano, ridevano, scambiavano qualche chiacchiera e poi lasciavano 100, 200, qualcuno persino 500 lire. Wow!
    Ma la cosa scemò subito. Un bar di uno stabilimento balneare è un po' come un acquario: non c'è molto ricambio. La scritta entrò nella routine e piano piano le mance cominciarono a calare…
    Fu Oscar Wilde a venirmi in soccorso. Stavo leggendo un libro di quelli 100 pagine 1000 lire, ve li ricordate? Sono stati l'ossatura della mia formazione. E mi imbattei nella frase: “le nuove generazioni non hanno alcun rispetto per i capelli tinti”. Geniale, pensai! Senza pensarci presi un foglietto, ci scrissi la frase e la attaccai sul piattino che languiva lì, ad un lato del bancone. Il proprietario mi vide e, un po' diffidente, si avvicinò. Lesse la frase e lo scetticismo sul suo viso divenne quasi livore: ma sei pazzo? Lo stabilimento aveva in prevalenza una clientela non più giovane e non erano certo in pochi ad avere i capelli tinti. Cominciò un buffo tira e molla tra me e lui sul piattino delle mance quando entrò il signor Scognamiglio.
    Per chi non lo sapesse, Scognamiglio era un pennellone sui 50, con i capelli sottili sottili e palesemente tinti. Di quella tinta scadente che col sudore, in estate, ti cola su tutto il viso e ti macchia la cute.
    Il cliente ci sorprese nel pieno di questo contenzioso mentre si avvicinava al bancone per ordinare il caffé…
    Incuriosito dal nostro strano balletto si avvicinò al piattino, lo fermò con le dita, lesse la frase… e scoppiò in una fragorosa risata!!! Bingo! Prese un caffè, che all'epoca costava 1.000 Lire e poi adagiò ben 5.000 Lire tra le mance. Era la prima volta in assoluto che la mancia superava la consumazione, e non dovevo neanche pagare la Siae ad Oscar Wilde :) erano tutte mie.
    Certo non furono tutti così generosi ma il piattino con gli aforismi fu una vera svolta. Cambiavo frase ogni giorno, a volte anche due volte al giorno tra il caffè della mattina e quello de l dopopranzo, e i proprietari cambiarono completamente atteggiamento, mi esortavano addirittura a cambiare frase il più spesso possibile e a non lasciare mai il piattino senza. Il perché era sotto gli occhi di tutti: le persone erano addirittura invogliate ad andare al bar per leggere le mie frasi, molti si dicevano: “chissà che frase c'è oggi al bar” e la stessa era sempre argomento di conversazione durante il tempo della consumazione.
    Avevo colorato le giornate dei clienti, dato una funzione sociale al bar, fino ad allora semplice e grigia appendice dello stabilimento ma soprattutto avevo dato un senso al mio piattino delle mance fino ad allora povero e quasi inutile orpello del bancone. Col tempo presi coraggio e cominciai a "postare" (si può usare questo termine anche se allora ancora non esisteva?) anche frasi prese dalle mie poesie dei i mie racconti. I clienti erano ancora più contenti e sentii che molti di loro lasciavano la mancia per incoraggiarmi, perché mi ritenevano in gamba. Quanto è meritocratico il pubblico: molto più di ogni altro giudice. Fu un'estate bellissima, a ferragosto per la prima volta nella storia dello stabilimento, i clienti lasciarono una mancia speciale per me, così come si era soliti fare con i bagnini, e gli aforismi sul piattino furono una costante di tutti  5 anni di permanenza al bar.
    Fu la prima volta che mangiai con la cultura e posso dire, con fierezza, che da allora non ho più smesso. Certo alle volte il pasto è stato frugale, altre ricco e sostanzioso, altre ancora sono andato a letto digiuno, ma sono ancora qui a fare il mio sporco lavoro e tutto cominciò grazie ad un piattino delle mance e a qualche aforisma :)

     
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  • Sentimentale, passionale, filosofico, sociale, politico, istruttivo, visivo, etico, emozionale, evocativo, concreto, esistenziale, intimo… un libro di pensieri ti permette di spaziare, di cambiare punto di vista, anche di contraddirti se necessario. Un libro di pensieri brevi, di aforismi, ti accompagna con leggerezza, ti lascia, poi ritorna. Puoi leggerlo tutto d'un fiato, puoi aprirlo a caso e trovare un'illuminazione, puoi rileggerlo e sorprenderti per una nuova scoperta o cercare, trovare un'immagine dietro una singola parola, forme che non avevi notato, pensieri che avevi scacciato. Puoi anche non essere d'accordo con questo o quell'aforisma, qualcuno potrebbe non piacerti, ma essere critici non farà altro che aprirti al confronto, con te stesso e con l'autore.
    "In sintesi" di Amanda Nebiolo assolve a questo compito con sincerità e naturalezza. Riesce a colorarti la giornata, a lasciarti un consiglio o a farti riflettere. Interagisce con te, con il tuo umore in quel momento, con i pensieri che ti passano per la testa, con le piccole azioni quotidiane. Dilata il tempo, quell'attimo di pausa in cui i pensieri cominciano a correre e non si fermano più e poi si uniscono l'uno all'altro diventando una lunga catena. È interattivo, come oggi è necessario, interattivo e breve! Forse perché “Le troppe parole/possono infrangere qualunque incanto”, sicuramente perché la sensibilità di Amanda Nebiolo è al passo coi tempi, in un momento storico in cui quasi tutti hanno gli strumenti culturali per “interagire” e quasi nessuno ha tempo di farlo. È un invito alla lettura come momento intimo, personale, che ti permette di trovare la chiave dentro di te per aprirti al mondo.
    Scrivere vuol dire esprimersi. Scrivere con sincerità e passione vuol dire esprimersi talmente a fondo da restare nudi, nei propri pensieri, davanti al lettore. Ogni aforisma di Amanda è un regalo, sta al lettore farne l'uso migliore.

    [... continua]