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in archivio dal 26 ott 2010

Viola Bernardini

07 dicembre 1983, San Benedetto Del Tronto (AP)

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  • 26 ottobre 2010
    Rabbocca la rabbia

    Rabbocca la rabbia dei voli ribelli,
    ribolle il ribrezzo di ruvide mani
    il rutilare d’ali s’è fatto rumore,
    di risa, di rovi, di mille parole.
    Nello stomaco riarso da raffermi rancori
    ruggiscon or ora nuovi malori,
    come fossero rospi rapiti dai venti,
    radenti respiri offesi dal gelo.
    Si son rivestiti d’inverno rossore
    i rami di aceri eretti su rocce,
    riversano chiome, allungano colli
    verso risoluti orizzonti .

     
  • 26 ottobre 2010
    Evviva le elle

    Languide le lingue lunghe
    logorano lune di lana vestite,
    lungo colline dal cielo limate
    allungano l’ombra di una pioggia che cade.
    Leggeri stupori, lontani rumori
    listano l’aria di vecchi rancori,
    una lorda luce s’ammucchia fra mille,
    illustra la linea del volto leggero
    leggiadra e lasciva lambisce la terra,
    le labbra, leziosa, bacia alla sera,
    dell’ombra ribelle nasconde la lingua,
    volteggia luttuosa lisciata dai venti
    che s’aprono al cielo come lupi ululanti.
    Da un lato le stelle,dall’altro dei cani
    i loro latrati si levan lontani,
    tutto nel ciel racchiuso, legato,
    un lembo di luce dalla sera è fuggito,
    lesto il tramonto richiama il suo sole,
    lo afferra sui fianchi,nel letto lo vuole;
    licenzia le stelle, se le scuote da dosso
    con infami lusinghe un lutto è commesso.
    Smorzano la luce le lucciole silenti,
    s’arrestano dei colli i canti spioventi
    gli orizzonti dei lamenti partecipano al dolore
    libellule leggere deplorano il cielo
    dileggiano indifese,
    dattorno tutto tace.

     
  • Niente di più, niente di meno
    che vedo la luna lassù
    stridere di pallido amore e rabbia,
    tracciando abissi marini.
    Crescono le onde, gli orizzonti lassù,
    e mentre la luna li culla materna
    scaglia le frecce, incalza i viandanti
    tumula ricordi estivi e fuggenti
    di maggi, tornanti, sabbie e passanti.
    Silenzi profondi la luna nasconde,
    ci gioca, li salta, li lancia lassù,
    raggiungono gli astri dai rossi legacci
    le braccia tendono al tempo rimesso.
    L’avorio del cielo si veste di nero,
    le perle dei denti di ombre lontane
    richiamano dal mare rottami di stelle,
    cavalli schiumosi cavalcano feroci
    su ossa di sassi,detriti di topi.
    I venti di fuga lambiscono leggeri
    fiamme di acqua, unti vapori,
    la luna li sfida e scende dal trono
    d’un cielo che ora è così prono
    su finti santuari, fasulle preghiere.