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Autore

Vittorio Sgarbi

in archivio dal 28 set 2010

1952, Ferrara

segni particolari:
La mia lista di controversie e condanne è davvero infinita. Sono un personaggio eccentrico e sempre sopra le righe.

mi descrivo così:
Sono un critico d'arte, scrittore, personaggio televisivo, politico, storico dell'arte...

05 aprile 2013 alle ore 17:06

Nel nome del figlio

di Vittorio Sgarbi

editore: Bompiani

pagine: 457

prezzo: 20,40 €

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"I più grandi capolavori nella storia dell’arte hanno protagonista il Figlio, mentre il Padre si affaccia dall’alto benedicente, quando si manifesta (…) Ed è il Figlio cui il Padre ha delegato il destino dell’uomo. Nel nome del Figlio si cambia il mondo” .
Questo lo spirito che anima il nuovo lavoro di Vittorio Sgarbi, un vero capolavoro che fonde con maestria e grande delicatezza l’arte figurativa e il mistero più grande che ha accompagnato l’umanità: la vita di Gesù. Dai primi passi della pittura in Italia con Giotto e Cavallini, fino ad arrivare al primo Ottocento, l'autore descrive le più importanti forme di rappresentazione pittorica della figura del Figlio di Dio, nel suo essere principalmente 'azione', atto salvifico, momento attivo della fede e del pensiero religioso. "E' certamente indicativo che la più grande rivoluzione compiuta nella storia dell'uomo sia legata al nome di un Figlio. (...) le rivoluzioni non le fanno i padri. Le fanno i figli. Dio ha creato il mondo ma suo Figlio lo ha salvato. Nel nome del Padre noi riconosciamo l'autorità, ma nel nome del Figlio affrontiamo la realtà''. Queste parole rivelano la linea lungo cui è disegnato questo viaggio nella storia della pittura: il Padre eterno è difficile da rappresentare, è essenza e immanenza, mentre il Figlio domina, possiede il potere insito nella propria vicenda: al Figlio è affidato il destino di tutta l'umanità. 
E nelle invenzioni dei ferraresi Cosmè Tura, Francesco del Cossa e Antonio da Crevalcore e della scuola veneziana da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, di Piero della Francesca, di Mantegna, di Michelangelo e Raffaello, dei pittori della Maniera, di Caravaggio e dei caravaggeschi, l'autore sviscera le pieghe più intime della nascita, della vita, della morte e della resurrezione del Figlio. In questo modo, grazie a tale sapienza narrativa e descrittiva, la vita di Gesù, di Maria e di Giuseppe divengono soggetto di un'arte davvero contemporanea, anzi eterna e senza tempo, insieme alla infinita gamma di sentimenti che essa ispira.

recensione di Sabina Mitrano

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