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in archivio dal 07 lug 2010

Walter Degrassi

03 ottobre 1974, Trieste
Segni particolari: Essere UMANO fra esseri umani
Mi descrivo così: Carne da musica su uno scoglio

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  • 11 aprile alle ore 18:53
    Non ti dirò "Ti amo"

    Non ti dirò
    "Ti amo"
    come un bambino fa a un fiocco di neve
    sciogliendolo per averlo.

    Quando sarà
    sarà come un uomo
    fa ad una stella
    troppo distante
    per raggiungerla
    mentre lei da lontano
    brilla
    e con la sua luce
    lo scalda e lo fa
    brillare.

    Se è questo il modo
    in cui una come te
    e uno come me
    possono trovarsi
    così sia
    Vita mia
    Amore mio
    Fede mia
    il mio "ti amo"
    sarà per sempre.

     
  • 11 aprile alle ore 18:51
    Intatta sorella

    Ti aspetterò mia anima...  
    sorella mia,  
    meraviglia
    della mia stupida vita.

    Fossero giorni  
    mesi  
    anni ancora
    accanto agli anni  
    già passati...  

    io aspetterò  
    e aspetterò ancora,  
    fossi qui
    dietro l'angolo o
    dall'altra parte  
    di un altro mondo
    ti aspetterò.

    È la mia anima  
    che hai,
    è la tua anima
    che mi ha cercato
    e trovato.

    E io che sono tuo
    tuo resterò
    oltre la fine
    dei tempi.
    Ti lascio  
    tutto il tempo  
    del mondo...  

    ma vieni
    dolce sorella,
    non tardare,  
    non ho altra compagnia  
    nella mia anima  
    che la tua.  
    E la tua bellezza intatta
    immensa
    nei miei ricordi.  

     

     
  • È arrivata.
    La Primavera che sognavi
    la Primavera che non vedrai
    dopo tanto inverno
    danzerai felice
    fra regni di luce.

    Tutto così lontano
    adesso
    danza per noi
    sperduti nella pioggia.

     
  • 18 gennaio alle ore 7:42
    Soul rendez vous

    Se io
    sapessi
    che sei
    "tu",
    la notte,
    ti aprirei
    ogni porta
    ogni soglia
    ogni anfratto
    dell'"anima".

    Ti accoglierei
    ad "anima" aperta
    perché l'"anima"
    abbracci l'"anima"
    e "vadano" insieme
    in volo nel Tempo.

    Dimmi
    che sei "tu",
    preziosa sorella,
    l'"anima" muta
    che la notte
    a volte
    si posa
    sulla mia pelle.

     
  • Dio ad Abramo:
    "Ammazzami Isacco"
    Abramo risponde: "Oh ma sei matto??"
    Dio dice:"No"
    E Abramo:"Boh?"
    Dio dice:
    "Fa'quello che vuoi, Abramo, ma poi
    saranno sacrosanti cazzi tuoi".
    Abramo dice: "Dove te lo ammazzo, se non è aria?"
    Dio: "Sulla SA-RC".

    E Mentana Evangelista
    del Sacro Vangelo
    del Giornalista
    chiosava in diretta:
    "Larga è la figlia
    se la foglia va stretta,
    se larga è tua figlia
    e stretta è la mia
    tienti la tua e
    non stringer la mia.
    Consigli per gli acquisti e così sia.
    Se larga è la voglia
    molla mia figlia
    e muori in battaglia
    sulla SA-RC!".

    La secondogenita di quinta notte
    dice al patriarca:
    "Qua qualcosa non quaglia
    tengo l'incarnato
    troppo sbiancato"
    Lui dice:"Vieni qua... famme guardà...
    eh già...
    Fammi parlare con la
    madre in seconda,
    che le spiego la Natura
    si asseconda".
    Ma mammà in seconda
    col figlio della serva
    era già andata in quarta
    sulla SA-RC

    E un Dio in fotocopia
    fece il Diavolo A4
    e fece un copia-incolla
    quatto A4.
    E il Diavolo per prenderle
    fece le pentole
    ma non il Copernico
    e che Plero e che nero
    e che clero e che sclero!
    La prossima volta che sarà da stamparla
    Copia-incolla
    dalla SA-RC

     

     
  • 06 gennaio alle ore 21:56
    Nuovo Mondo

    Occhi verdi
    come il sole
    la mattina sul mare
    le luccicano freschi
    come il sorriso che ha
    e le illumina tutto
    quello che dice
    che fa
    che tocca
    che muove
    che le gira intorno
    e brilla di lei.

    Le sue colline
    i suoi monti
    i suoi prati
    i suoi giorni:
    questo è il mondo
    dove vorrei attraccare.

     
  • 20 dicembre 2016 alle ore 9:25
    Perché si

    Stella
    brilla per me!
    Splendimi addosso  
    come la luce,
    cadimi addosso
    come la pioggia,
    avvolgimi
    ubriacami. 

    Rotolare
    nei tuoi occhi belli
    come un bimbo in un prato
    è l'incubo più dolce
    che mi fai sognare,
    perché una
    come te
    fa sognare uno
    come me
    da quando sa  
    sognare.

    Fosse già
    da una vita
    o fosse fra
    vent'anni,
    quella che sei
    sarebbe sempre
    il prato
    di quello che sono,  
    se adesso è
    che adesso sia
    tu
    perché
    si,
    avessi otto anni,
    diciotto,
    ottantuno,
    saresti
    sempre
    il mio si.
     

     
  • 17 novembre 2016 alle ore 19:24
    Cosa conta

    Non i tuoi occhi,
    non la tua voce  
    non le tue braccia.

    Creatura splendente del dio che ti ha presa
    hai preso con te qualcosa di me
    per sempre.

    Ovunque andrò
    ci porterò  te
    per sempre.  

    Con i tuoi sguardi  
    le tue parole  
    i tuoi abbracci.

     
  • 17 novembre 2016 alle ore 19:22
    Senza ali

    Mastico la tua assenza
    Qualcosa di grigio
    La notte nel buio
    Stretto a un cuscino
    Col vento la' fuori
    Potessi volare
    Ho un cuore di piombo
    Senza
    Ali 
     

     
  • 17 novembre 2016 alle ore 19:20
    Stupido

    Non capisco questo mondo
    che non capisce me.
    Quindi siamo stupidi
    in due.

     

     
  • 17 novembre 2016 alle ore 19:19
    L' ultimo

    Di tutti i nostri abbracci 
    pesa di più 
    quello che non ti ho dato
    quando ti ho lasciata andare  
    senza fiatare.

    Ho negato alla mia ballerina  
    il nostro ultimo walzer.
     

     
  • 17 novembre 2016 alle ore 19:18
    Storia

    Lasciata
    a stendere
    fra le corde dell'abitudine
    resta infeltrita
    buona per nessuna stagione.
     

     
  • 18 giugno 2015 alle ore 18:20
    Alba in barba a una sirena

    Così finisce la notte
    scendendo dal letto
    sto attento a non svegliarti
    e cerco di svegliarmi
    coi gesti sottovoce
    masticando sonno
    fino al bagno.

    Dove avrai messo il sapone?
    E l' acqua ti disturberà?

    Torno sul letto
    in cerca dei jeans
    e trovo una sirena
    piccola
    inerme
    stanca sirena
    viola
    cosce di lenzuola
    che fluttua immobile
    parlando col sonno.

    Resta un secondo
    guardami adesso
    se vuoi vedere
    un mare
    oltre quello che vedi.

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 20:03
    LINEA 6 arrivo previsto in 6 minuti

    Vecchie
    feroci
    che sarebbero brutte
    anche da uomini

    Vecchi
    con l' alcool negli occhi
    e sui berretti unti

    Cani
    più belli dei padroni

    mentre ascolto Morricone
    sabbia e campane
    sognando un caffé.

    Tutti segretamente devastati
    dalle feste dalla vita
    e dall' attesa di un tram.

    L' autobus stamattina
    non è un mezzo di trasporto
    è un atto di coraggio.

     

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 20:01
    Soundtrack of me

    Non mi accontento
    di farti da sfondo
    voglio essere
    la tua
    colonna sonora
    l' attrazione principale
    nel tour della tua vita
    rubare la tua scena
    e calare il sipario
    delle tue lenzuola
    sull' applauso finale. 
     

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 19:57
    Come viene viene

    In fondo che puoi fare
    se non arrenderti al sole?
    Non ti importa dei sorrisi
    di un' altra sconosciuta
    non ti importa quanto durerà
    la prossima canzone
    conta e parti
    verrà come verrà
    come vuole venire.
    "Ma va' a puttane!"
    ci si urlava da bambini
    qualcuno c'è andato davvero
    e quell' urlo ti rintocca in testa.

    Certo che capisco amico,
    col sole
    proprio non si può
    spegni il resto
    e lascia acceso
    il sole
    lascia che venga
    come vuole venire.

     

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 19:56
    Pigro su un molo svogliato

    Il sole
    ti balla addosso
    dai riflessi bagnati
    di piccole onde pigrotte
    troppo svogliate
    per incresparsi di più.

    Sole
    pallido sole
    della mattina dopo,
    beato stupore
    quando neppure il male
    fa poi tanto male
    e il tiepido ti carezza
    quel tanto che serve
    per sentirti vivo
    quel tanto che basta.

    E per una volta non chiedi di più. 
     

     
  • 22 aprile 2015 alle ore 19:51
    Ultima volta

    Dovremmo averla
    l' ultima volta.
     
    Dovremmo averla
    tutti
    la chance
    l' ultimo giro, amico,
    l' ultima giostra
    l' ultimo sorso insieme,
    il diritto
    di chiamarne un altro
    uno ancora
    per i vecchi tempi
    prima che chiuda bottega.

    Stavolta il conto l' hai pagato tu
    e lasceremo un sorso per te.
     

     
  • 22 dicembre 2013 alle ore 10:38
    Spettacolo

    Cosi' bella 
    alla luce dello schermo 
    sento le voci 
    e la storia 
    passa dal tuo viso 
    E il tuo sorriso 
    fa cantare l'universo 
    in dolby surround 

     
  • 05 giugno 2013 alle ore 19:24
    Volo nei tuoi sogni

    Chi ti trascura dovrebbe
    starsene dentro una bara
    e mai
    dico mai
    ti lascerei

    Passo da te questa notte
    l'ultima volta che vieni
    ma mai
    dico mai
    ti lascerei

    Lasciati andare
    guardare
    per l' ultima volta
    le spalle
    che adesso ti stringo
    e ti bacio
    per non scordarci mai piu'

    Rendez vouz
    La'
    all' angolo di mezzanotte
    nostri quest' ultima notte
    ma mai
    giuro mai
    ti lascerei

    Nega da adesso in poi
    nega che sia mai successo
    raccontati storie domani
    ma ammettilo adesso
    che non scorderai piu'

    Chi verra' dopo non conta
    stanotte resta tatuata

    E nei sogni lo sai
    ritornerai

    Lo sai

     
  • 17 gennaio 2013 alle ore 17:15
    Tranne te

    Non esiste nessuno
    che sia me
    il contrario di me
    perfetta per me
    non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che conosce il peso
    dei momenti neri
    Non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che sia me

    Tranne te

     
  • 14 gennaio 2013 alle ore 10:43
    Stanotte ai confini del mondo

    Ti aspetto stanotte
    ai confini del mondo
    non posso fermare le lacrime
    che cadono senza di te
    dove vola l'amore che non vola
    lasciami volare da te
    sarò al tuo fianco in un attimo
    e il mondo non sapra'
    che il tuo cuore ha un momento per me.

    Lascia che mandi in malora
    il sonno il sangue i progetti
    lasciami dire di no
    allo stramaledetto contorno
    il mondo non sapra'
    che il tuo cuore e' piu' grande per me.

    Lascia che ti guardi salire
    mentre bevi la tua sigaretta
    e mi bevo il tuo primo sorriso
    lascia che ti guardi avvolgere da quella beata cintura
    mentre pensi alla prossima tappa
    lasciami ridere
    mentre ti scusi del vestito
    e senza trucco
    sei sempre la piu' bella che c'e'.

    Benvenuta qui
    bentornata qui
    bevo quello che bevi
    bevo quello che pensi
    ne voglio ancora
    mi basta un niente di quello che sei
    mi basta un niente di quello che hai
    mi basta un niente di quello che dai
    e non mi basta mai
    non mi basta mai
    non mi basta mai...

     
  • 15 ottobre 2012 alle ore 19:50
    Fumo profumo

    Fumo
    profumo
    che ho addosso
    che ti lasci indietro
    che mi lasci intorno
    ne voglio ancora
    ne voglio di più
    come incenso in chiesa
    ci voglio affondare
    respirare
    dalle tue mani
    l'odore del tuo fumo

     
  • 02 ottobre 2012 alle ore 13:41
    Cartolina

    Ti amo
    puttana
    anche adesso che ti dai
    al primo venuto
    ti amo anche di più
    mentre ti mostri
    con la luce che scende
    a tratti da una nube
    mentre ti sveli
    distrattamente indifferente
    commovente maliziosa
    in un mattino glorioso.

    Ti amo sgualdrina
    bagascia raffazzonata
    splendore e decadenza
    incerta fra godere e morire
    persa nel tuo peccato originale
    darti a chi non vuole...
    e duole
    vederti scoscesa
    discinta puttana
    sentirti chiamare bella
    da chi non ti conosce
    e ti ama
    per un' ora o due
    per lasciarti
    senza salvarti.

    Ti amo
    si ti amo ancora
    puttana

     
  • 04 settembre 2012 alle ore 0:12
    L' ultima alba

    L' ultima alba
    un soffio che ci porta via,
    domani è già oggi
    oggi è già tardi
    e noi siamo ieri
    solo ieri
    le foglie grigie dell'estate di ieri
    finita oggi
    adesso
    per sempre.

    Piove
    ed è giusto
    piove addosso
    ed è per noi
    piove ma piano
    come ogni alba dove ha fine qualcosa,
    il cielo piange le lacrime
    che ti amo troppo per poterti mostrare,
    mi strappi brividi
    che sembrano freddo
    e ti prendo per mano.

    Mi prendi per mano
    lascia che adesso resti ancora ieri
    lascia che adesso non sappia di domani
    prima che oggi ce lo porti via
    domani niente tracce di noi
    solo un attimo
    addormentati,
    dormimi in grembo
    lasciati cullare amore
    nel mare del sonno
    nel groppo delle nostre mani
    domani niente tracce di noi

    Perdonami
    se ti tengo ancora un attimo
    un attimo nostro dove tu sei mia.
     

     
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  • 08 febbraio alle ore 19:50
    L' ultima notte

    Come comincia: Una meravigliosa schizoide dell'anima, ecco di chi si era innamorato.
    Questo stava pensando mentre spegneva il motore.
    Quella storia era andata avanti in modo bizzarro e imprevedibile per anni ormai.
    Una cosa più o meno segreta e clandestina, queste erano le regole e lui per amore o quel che sia le aveva accettate.
    Le regole di quella meravigliosa schizoide dell'anima che con il suo profumo gli riempiva ancora la macchina anche adesso che non c'era, e lui avrebbe voluto che quell'odore si piantasse per sempre in ogni sedile in ogni centimetro di lamiera di plastica di pelle di polmone di anima.
    Perché quell'odore lí dentro significava lei, e lui era l'unico a saperlo.
    Odiava e adorava allo stesso tempo avere questo segreto.
    Ma sarebbe stata l'ultima cosa di sé che lasciava indietro per lui... l'ultimo
    strascico dell'ultima notte.
    Aveva fatto di tutto per trattenerla, perché questa notte non fosse l'ultima, ma il fascino di questa persona incredibile era anche il suo vivere con parametri tutti suoi, non negoziabili.
    Ed era volubile.
    Volubile un bel pò, come sanno esserlo solo le belle bambine, la volubilità di chi può scegliere chiunque e quindi anche te ma chissà.
    L'ultima notte con la donna più affascinante della città?
    Senza dubbio si.
    La più affascinante del Paese?
    E perché no?
    La più affascinante sulla faccia della Terra?
    Lui ci avrebbe giurato.
    Le aveva mandato un messaggio, come tante altre volte...ed era scesa.
    Lui l'aspettava a luci spente sotto casa di lei, al solito.
    E al solito salendo lei si chinò all'interno per salutarlo con uno di quei suoi sorrisi che avrebbero resuscitato il Titanic.
    E al solito lui ci mise qualche secondo a riprendersi da quella visione, a bersi la stupenda creatura che ora aveva accanto, i vestiti che aveva scelto, la pettinatura... o spettinatura che fosse, ma che le donava in ogni caso, gli occhietti meravigliosi puri e sornioni, le labbra più belle che siano mai state disegnate...
    Ci sono persone che ti fanno innamorare ogni stramaledetta volta che ti guardano, e lei era così... l'avesse vista centomila volte si sarebbe innamorato di lei centomila volte e ognuna come fosse la prima l'ultima e la sola.
    Come al solito lei abbassò il finestrino per godersi la prima sigaretta della serata mentre pensavano alla prima tappa e ascoltavano un disco che lei gli aveva regalato e che tante volte avevano cantato insieme a squarciagola in macchina tenendosi la mano.
    Non riusciva ad accettare che sarebbe stata davvero l'ultima volta, questa creatura così viva che gli respirava accanto lo faceva sentire così vivo...
    La sua voce così sarcastica sexy ironica annoiata e gentile insieme... quel mix unico che lo faceva impazzire sorridere riflettere sognare...
    Chiacchierando in una delle loro solite schermaglie decisero all'incirca un posto, lui accese il motore e partirono, mentre lei guardava furtiva nello specchietto che nessuno che conosceva l'avesse vista salire.
    Parlare con lei era una continua partita a scacchi, era una persona di un'arguzia incredibile e sempre vigile, bisognava avere delle antenne instancabili per annusare i suoi cambi d'umore improvvisi e le sue allusioni... la sua ironia adorabile affilatissima e spietata.
    La amava non solo col cuore ma anche col cervello.
    Lei non aveva pietà e contemporaneamente era buona premurosa originale, adorava sorprenderti con regali che non ti saresti mai aspettato eppure avevano sempre una loro logica...
    E allo stesso tempo poteva essere egocentrica lunatica paranoica, sbattersene del mondo intero e starsene ad aspirare il fumo della sua cicca mentre ti guardava colare a picco, come stesse guardando un film e pure un pò noioso.
    Aveva un estremo pudore della propria dolcezza, la nascondeva nell'intimo della sua anima di bambina e le sfuggiva in modi inaspettati soltanto a volte, facendola uscire suo malgrado come i piedi da una coperta troppo corta nella quale si appallottolava a volte sul divano di lui guardando un film.
    Non esisteva al mondo una donna più dolce di lei in quei rari momenti, e ogni volta che ci pensava gli prendeva un groppo asfissiante al cuore.
    Non era sdolcinata, ma a volte era riuscito a coglierla alla sprovvista e quel lato di lei era rimasto scoperto in modo così splendido e disarmante come sanno esserlo soltanto i bambini quando scoppiano a ridere.
    Così era la sua dolcezza quando capitava: imprevedibile fragorosa contagiosa pura innocente e immensa.
    E allora i suoi occhietti brillavano come dovevano aver brillato quando aveva tre anni, pensava lui, e lei se ne stava a bocca aperta davanti ai regali di compleanno.
    A volte era stato lui a sorprenderla con regali inaspettati, e allora la gioia dolcissima dei suoi occhietti sgranati si era mescolata all'imbarazzo e al senso di colpa di non sapere dove li avrebbe nascosti per sottrarli agli sguardi di chi, per lei, non doveva vederli.
    E lui lo sapeva... sapeva tutto... ma come avrebbe potuto non viziarla?
    Tanto più perché SAPEVA di non avere una vita davanti insieme a lei, anche se avrebbe dato la vita per averla, e allora il tempo che restava loro doveva riempirlo meglio che poteva, perché era dolorosamente conscio che in qualche modo presto o tardi sarebbe finita.
    E sapeva che avrebbe passato il resto della vita a rimpiangere ogni singolo momento con quella persona incredibile.
    Sapeva che avrebbe passato il resto della propria vita a ricordare la vita VERA, quella con al fianco una meravigliosa schizoide dell'anima.
    E così si avviarono verso la loro meta, cercando di fare come fosse solo l'ennesima delle loro intense clandestine imprevedibili serate: un minuscolo pub piuttosto sgrauso e dalla clientela folkloristica e altrettanto imprevedibile gestita da un amico comune.
    Lì avevano trascorso notti memorabili e poteva benissimo essere l'ultima meta dell'ultima sera.
    L'estate stava morendo intorno a loro, Agosto diventava Settembre e le T-shirts iniziavano a far posto alle giacche di pelle.
    L'ultima estate del loro strano rapporto si avviava al termine... una coincidenza alla quale avrebbe pensato solo in seguito ma che si adattava perfettamente alla loro situazione.
    Le foglie intorno stavano morendo ma loro erano ancora vivi, almeno per qualche ora.
    Non sapeva come prenderla... la serata si sarebbe fatta da sé, come ogni volta.
    Ogni volta un'avventura, ogni volta un prendere le cose e le situazioni come venivano e, se non ogni volta, spesso un pentirsi di lei il giorno dopo:
    "È l'ultima volta che facciamo una cosa simile... non è giusto... non dovrei...non dovremmo...".
    Eppure c'erano state dozzine di ultime volte.  
    Era condannato a sentirsi colpevole di quello che lo rendeva semplicemente felice.
    E così il loro abbraccio per lui era ogni volta un miracolo, un approdo, un'oasi felice nel mare dell'attesa di rivederla, di parlarle ancora, di ascoltarla di respirarla di bersi ogni suo minimo cenno.
    Ancorare la gomena delle sue braccia nel porto sicuro del dolce collo di lei, e affondare il viso nei suoi capelli profumati di tabacco pelle e magia era tutto quello che desiderava e a cui lo spingevano ogni fibra del suo corpo, ogni pensiero e ogni sentimento che provava.
    Eppure per questo doveva sentirsi colpevole e maledetto.
    Come avreste vissuto voi tutto questo? Non per giorni... ma per mesi... anni, ormai...
    C'era da impazzirci.
    Si sentiva stanco, esausto dentro, un alluvionato dell'anima... costretto ogni volta a traslocare i sentimenti verso l'ultima volta...l'ennesima ultima volta.
    Mai una sicurezza, con lei...
    Lo stava ammazzando.
    Lo stava ammazzando dentro.
    E lui si lasciava ammazzare e crocifiggere per un suo sorriso, per un altro abbraccio, per un altro sguardo... per un'altra volta, un'altra maledettissima ultima volta.
    Era fuori discussione che la amava... La amava più della sua stessa vita, tanto che avrebbe rinunciato anche ad averla per poterle stare accanto, perché per lui era tutto... La Donna per eccellenza...la sua amica la sua sorellina il suo amore la sua croce e la sua benedizione.
    Lei avrebbe potuto perdere qualsiasi cosa ma poteva star certa che non avrebbe MAI perso lui e il bene che le voleva.
    Eppure non bastava.
    Anzi.
    Per lei sarebbe stato meglio se a lui non fosse importato.
    E come poteva pretendere che a lui non importasse della persona più fantastica che avesse mai conosciuto?!
    Poco ma sicuro, quando le circostanze ti mettono davanti La Donna Perfetta non stai a farti tante domande e tantomeno stai a porti limiti, salti sul treno e ti fai tutte le stazioni ovunque ti portino, infili ogni paradiso e ogni inferno che lei ti mette davanti in quella corsa a perdifiato ai confini dei sentimenti.
    E frequentarla era esattamente salire su un treno... un ottovolante sospeso in mezzo alle Ande, molto spesso, dove non si poneva il problema di saltare in corsa o restare... ti aggrappavi forte a qualsiasi cosa e trattenevi il fiato reggendoti con tutto te stesso.
    E così aveva fatto, affascinato conquistato sedotto dalle attrattive infinite di quella donna indescrivibilmente intensa.
    Parcheggiò e rimasero ancora un pò a cantare sulla musica che lei gli alzava
    regolarmente a palla per potersi godere meglio il suo cantante preferito.
    "È un peccato che non esista qualcosa che ti permetta di portarti in giro nei locali dove vai la musica che stavi ascoltando in macchina, è un peccato interrompere quel fluire di sensazioni... Dovrebbero inventarlo,  no?".
    Lui rispose di sì e pensò:
    "Dovrebbero anche inventare qualcosa che unisca due persone che stanno vivendo allo stesso modo la stessa canzone anche quando sono distanti, così potrei non perderti mai...".
    Scesero e prendendosi per mano si avvicinarono alla loro meta.
    Ai tavolini all'esterno solita fauna un pò così, mentre loro li oltrepassavano ed entravano.
    Il barista li salutò con un sorriso e un cinque e iniziò a mescere il solito.
    Uscirono e cercarono un tavolino dove il loro amico avrebbe portato loro i bicchieri ben colmi.
    Si misero comodi, lei al solito come fosse una specie di rito estrasse e posizionò con un unico gesto deciso ma aggraziato il suo necessaire: pacchetto di sigarette accendino e immancabile cellulare.
    Quindi accesa la cicca ricominciarono la conversazione, quell'insieme di ricordi schermaglie pettegolezzi e novità che con lei riusciva sempre magicamente fra un bicchiere e l'altro, fra una tappa e l'altra.
    A volte se era più sciolta si lasciava andare e si apriva, e gli raccontava della propria vita, trascorsi, genitori, esperienze...
    Era sempre uno spettacolo vedere il suo visetto mimare confermare rafforzare i concetti che esprimeva, a volte con espressioni buffe quanto adorabili... era uno spettacolo sentire dalla viva voce di una persona così stupenda concetti così profondi.
    E lui era rapito come ogni volta dal come non meno che da quello e da chi lo diceva.
    Ogni tanto cadeva un attimo di silenzio, bevevano un sorso e lui le sfiorava la mano e sospirava per non ripetere quello che già sapevano entrambi avrebbe voluto dire.
    Gli piaceva quando lei gli parlava dei suoi... delle persone fantastiche che lui non avrebbe mai conosciuto ma che poteva indovinare speciali e fuori dal comune dall'ammirazione e dall'affetto con cui lei glie li descriveva.
    Avrebbe voluto poterli vedere almeno una volta per dire loro che figlia straordinaria avevano cresciuto... per poterli ringraziare di aver messo al mondo una creatura simile... anche adesso che quella creatura lo stava pugnalando lentamente.
    Ma il mondo non doveva sapere di loro, su questo lei era stata inflessibile.
    E così seguirono i bicchieri i discorsi e i silenzi, finché gli avventori iniziarono a diradarsi e la notte a farsi più fredda.
    Si misero stravaccati con le scarpe sulle sedie molto vicini, confabulando fitto, ricordando episodi del loro rapporto, posti in cui erano stati, cercando di scaldarsi un pò dall'aria cruda di fine Agosto.
    Iniziò a cadere una pioggerellina sottile e si strinsero nelle loro giacce leggere, si fecero più vicini e si presero sottobraccio, le gambe di lei incrociate a quelle di lui per cercare un pò di tepore.
    Ogni tanto rintoccava una frase come una campana funebre:
    "È tardi...".
    Ma sapevano entrambi che non ci sarebbe stato un dopo per loro, e quindi allungavano ancora un pò il momento di levare le tende.
    Molti bicchieri e molti discorsi erano passati dall'inizio della serata, i bus stavano ricominciando a circolare, era ancora buio ma i primi lavoratori iniziavano a sfrecciare nelle auto sulla strada di fronte a loro.
    L'alba non poteva essere molto lontana.
    "L'estate è agli sgoccioli... beh dai ci siamo fatti ancora quest'ultima estate,
    prendila come un regalo, ricordaci così...".
    Aveva un'amarezza sempre crescente dentro mentre le teneva il braccio...
    L'amico stava iniziando a radunare i tavolini e chiudere le serrande, portò loro
    uno sgroppino, il bicchiere della staffa offerto dalla casa.
    Senza sapere a cosa i due stessero brindando veramente, l'amico brindò con loro il bicchiere dell'addio.
    Si salutarono, poi lui e lei si diressero verso la macchina.
    Accesero la musica e si misero a cantare da dove si erano interrotti qualche ora prima...sembrava una vita fa.
    Lui non se la sentiva di accendere il motore... le prese la mano.
    Si strinsero a lungo carezzandosi...
    "Non voglio..."-
    "Lo so...lo so...ma non possiamo...non posso...".
    Rimasero stretti a lungo, sempre quel profumo divino fra i capelli di lei dove lui affondava...
    Poi lei gli cinse i fianchi con un braccio e appoggiò le sue gote al ventre di lui mentre con l'altra mano stava intrecciata alla mano di lui che le cingeva la schiena.
    Con la mano libera iniziò a carezzarle il collo... le spalle... la schiena... mentre si sfioravano le mani lui lasciò lentamente che lei fosse vinta dal sonno e la cullò finché riuscì a vegliarla, e quando intuì che si era addormentata piano lasciò che scendessero le lacrime che le aveva nascosto fino a quel momento, mentre le baciava il collo e le sussurrava tutto quello che da sveglia si sarebbe imbarazzata troppo a sentire... o forse che fingendo di dormire poteva fingere di non aver sentito.
    Le loro mani erano ancora intrecciate strette quando si svegliò fra i lunghi capelli della sua bella, raccolti da un lato in modo da lasciarle il collo scoperto, così bello profumato e sottile, e rimase fermo col cuore gonfio di tristezza ad aspettare che lei si svegliasse e ponesse fine a tutto questo chiedendogli di riaccompagnarla a casa.
    La accarezzò ancora e ancora delicatamente riempiendole il collo di baci finchè lei diede segno di essersi svegliata... ancora insonnolita continuò a tenerlo per mano mentre gli diceva:
    "È ora, mi sa...oooooh mamma mia che posizione imbarazzante, se fosse passato
    qualcuno avrebbe pensato che ti stessi facendo chissà cosa...!".
    Allora si abbracciarono, poi sempre tenendolo per mano lasciò che accendesse il motore e ricominciarono a cantare andando dietro al disco, le loro mani sempre intrecciate fra il petto di lui e le cosce di lei.
    "Cosa faresti al posto mio...se ogni momento...".
    Guidava molto molto lentamente, per ritardare il più possibile il momento dell'inevitabile.
    Era mattina ormai, una giornata grigia e livida, subito dopo l'alba, qualche gabbiano svolazzava fra le case, qualcuno aspettava un pullman, le strade erano quasi vuote.
    A ogni metro una parola del suo cantante preferito scandiva i loro ultimi minuti insieme, finché si ritrovarono ancora fermi davanti a casa di lei... sopravvissuti a un'altra notte.
    Tirò il freno a mano col cuore in gola, aveva cercato di prepararsi a quel momento ma niente al mondo può prepararti a perdere la persona più preziosa del mondo... soprattutto quando sa che daresti qualsiasi cosa perchè decidesse di restare.
    Sperò con tutto sé stesso in una specie di miracolo, ma il suo splendido angelo stava per volarsene a casa a dormire... senza di lui.
    Ci fu un lunghissimo abbraccio.
    "Cancella tutto.
    Cancellami.
    Cancellaci.
    Non deve restare traccia di noi.
    Fallo per me.
    Grazie... grazie di ogni cosa che hai fatto per me...
    Perdonami se puoi...
    Ma non posso restare... non posso".
    Non l'avrebbe mai cancellata...dal cuore dalla testa dalla pelle.
    Ci sarebbe sempre stato per lei.
    In questa vita e in tutte quelle che sarebbero seguite.
    Così pensava mentre saliva le scale.
    Mise le chiavi nella toppa e con ancora il profumo di lei addosso cercò di mettere del sonno fra quel momento e il dopo.
    Non gli era rimasto nient'altro da fare.

     

     
  • 23 gennaio alle ore 0:40
    Sirena

    Come comincia: Silenzio.
    Caldo infernale.
    Lo stridìo di un gabbiano isterico da qualche parte là fuori, in alto.
    La luce mi ferisce gli occhi...direi che ho dormito pochissimo e male. 
    Ma non mi sembra il mio letto e neppure una casa che conosco.
    Inizio a guardarmi intorno, mi giro e pian piano ricordo come sono finito a dormire qui.
    Lei dorme ancora, avvinghiata al cuscino come fossi io.
    Il cane pure.
    Finalmente...quella bestia non mi ha dato pace per tutta la notte, ora ricordo...
    l'ha passata a saltare di continuo su e giù dal letto e cercare di leccarmi la faccia mentre cercavo di addormentarmi, 'sto incubo a quattro zampe.
    Cerco di riordinare le idee: ieri ho ricevuto una chiamata da lei, sconvolta come non l'avevo mai sentita, allora ho mollato qualsiasi cosa stessi facendo, mi sono vestito in fretta e sono corso a vedere cosa stesse succedendo.
    In tanti anni di conoscenza non ero mai salito a casa sua.
    Era in piena crisi esistenziale, non riusciva neppure a riordinare i pensieri fra un singhiozzo e l'altro.
    Ho cercato di calmarla un pò.
    "Resti qui e ci guardiamo un film così provo a distrarmi?".
    Trovato un film che potesse tirarla su ci siamo stesi sul letto.
    Non riusciva a seguire più di qualche secondo, aveva una tale angoscia che si lasciava prendere dai suoi pensieri mentre mi stringeva la mano.
    Non c'era un modo immediato di farla rilassare.
    Conoscersi da tantissimo tempo e non aver mai avuto alcun tipo di contatto fisico  all'improvviso è diventato molto strano, perché era da un momento all'altro l'unico modo per entrare in comunicazione come le parole non riuscivano più a fare.
    Me la sono ritrovata abbracciata come una bambina spaventata, il contrario di tutto quello che era stata per me fino a solo poche ore prima.
    Molto di quello che credevo di sapere di lei fino a quel momento non valeva più, era come trovarmi davanti una persona diversa.
    Mai avrei pensato a qualcosa di simile, e mi sono trovato spiazzato.
    Le ore passavano mentre ci tenevamo stretti in silenzio e passavo il tempo a carezzarla.
    Sembrava solo un pò meno angosciata.
    Quando parlava seguiva un filo sconnesso di pensieri che spesso non c'era modo di cogliere per intero... non era un vero dialogo, spesso era un soliloquio a voce alta a cui assistevi senza poter fare o dire molto.
    Del resto non c'era molto da dire per farsi ascoltare.
    Così dopo qualche ora sono sceso a prenderle del cibo fresco, tanto per mettere sotto i denti qualcosa... avevo bisogno di staccare un attimo la testa da quella situazione improvvisa e farne il punto.
    Quando sono tornato le cose non andavano molto meglio, si trascinava attanagliata dall'angoscia fra il letto e la cucina senza sapere veramente cosa fare.
    Così ci siamo mangiati un boccone.
    "Non lasciarmi sola stanotte": cambio di programma.
    Ormai ero li' e mi preoccupava l'eventualità che potesse combinare qualcosa di stupido, così com'ero su due piedi sono rimasto.
    Era una giornata di primavera avanzata ma la temperatura era già estiva.
    Ci siamo presi la mano e ci siamo stesi al buio, mentre l' afa saliva dall'asfalto e l'aria si faceva immobile e attaccaticcia.
    Abbiamo dormito un pò, poi ci siamo accorti di essere svegli entrambi.
    "Come ti senti?"
    "Non smette...non smette...se provassi a massaggiarmi un pò, forse...".
    Mi misi a massaggiarla.
    Tutto mi sembrava nuovo e strano... la situazione in cui mi ero trovato... quella casa e quel letto... lei che non era la persona sicura grintosa e determinata che avevo sempre conosciuto... e adesso che la sfioravo mi sembrava la stessa ragazzina che avevo conosciuto tanti anni prima.
    Era minuta ma molto bella, femminile come non l' avevo mai veramente considerata.
    Le volevo bene, ero in pena per lei, vederla così atterrita mi faceva male, mi aveva preso in contropiede trovarla improvvisamente così smarrita.
    Volevo davvero proteggerla... e non sapevo come.
    E così nel dormiveglia ho iniziato a carezzarla e l'ho massaggiata a lungo, ci ho messo tutto l'impegno che potevo... abbiamo continuato per ore, pian piano si è lasciata andare, e mi sono lasciato trasportare anch'io, siamo finiti abbracciati stretti:
    "Non avrò mai più un uomo".
    Ma che le salta in mente, adesso?
     "Che ti sei messa in testa?!".
    Lentamente nel dormiveglia abbiamo iniziato a baciarci.
    Non avrei mai pensato a qualcosa di simile...era fra le mie braccia, bella e dolce come non sapevo fosse... se voleva un uomo normalmente se lo prendeva senza tanti complimenti, era molto diretta e determinata, eravamo sempre stati mondi distanti.
    E quella distanza all' improvviso sembrava svanita nella notte... il caldo si insinuava ovunque e ti stordiva come una nebbia, e lentamente ero scivolato dove non avrei dovuto finire... non era nei miei pensieri finire in QUEL letto... e prima ancora di rendermene pienamente conto ce la stavamo intendendo.
    Era qualcosa di pericoloso e la percezione del pericolo non si era immediatamente fatta strada oltre la sorpresa del momento.
    Ero travolto dalla stranissima sensazione di stare fra le braccia di una persona che conoscevo da anni e non avevo mai preso davvero in considerazione come donna, e all'improvviso sentivo tutta la sua femminilità esplodermi addosso nella notte afosa.
    Probabilmente la lucidità è mancata anche a me in quel momento.
    Poi ricordo che ci siamo addormentati abbracciati, e in mezzo a tutto questo il continuo zampettare salire e scendere del cane.
    E adesso... lei dorme abbandonata al suo cuscino... è così abituata alla sua indipendenza che ne ha uno solo, neppure concepisce di portarsi qualcuno in casa.
    È imbarazzante questa intimità, mi sento come avessi violato qualcosa.
    Le carezzo appena i capelli e molto lentamente mi alzo dal letto.
    Devo andare in bagno, ma non voglio svegliarla.
    Recupero i jeans dalla sedia e lentamente mi dirigo fuori dalla sua stanza.
    Ho assolutamente bisogno di una rinfrescata per svegliarmi e decidere il da farsi.
    E poi... porca vacca... fra poco dovrò andare al lavoro, e ho una cera da fare schifo.
    Mi si legge in faccia ogni minuto che ho passato a non dormire.
    L'afa fa il resto.
    È successo qualcosa di molto strano stanotte, non so se è stata la cosa giusta ma con tutta probabilità è successa nel momento sbagliato.
    In questo momento è solo la sua paura, non può scegliere, non può volere, non può decidere.
    Lei no... ma io si.
    Non possiamo prendere questa piega, potrei ferirla.
    Non voglio che si aggrappi, voglio una persona che mi scelga ad armi pari, e adesso semplicemente non è possibile.
    Esco dal bagno, infilo la maglietta e le scarpe, recupero le mie cose.
    La guardo...dorme ancora.
    È  così bella adesso, vinta dal sonno...
    Ha addosso dei leggins in tinta con le lenzuola, che per qualche strana coincidenza cromatica le fasciano strette le cosce e per poi allargarsi come fosse lei stessa a sciogliersi da carne a tessuto... una piccola sirena fatta per metà di quelle lenzuola... come se dovesse rimanere così imprigionata in quel letto per sempre.
    Certi attimi sono così particolari nella loro perfezione che non puoi scordarli, ti mostrano per caso qualcosa di più, tu hai solo la fortuna di avere gli occhi diretti nel punto giusto quando arrivano.
    E io non scorderò questo attimo e questa notte.
    Voglio ricordarla così, com'è adesso, la notte che per un attimo siamo stati qualcosa di più.
    Le faccio una foto e le dò un bacio sulla fronte prima di uscire.
    Mi dispiace sirena, magari troverò un modo migliore per aiutarti, ma così no.
    Sei anche troppo femmina, ma non sei ancora abbastanza donna.
     

     
  • 17 gennaio alle ore 12:58
    Altro

    Come comincia: Era una giornata grigia di mezza stagione e la luce già incerta sembrava prossima a scendere nel giro di un'ora.
    Sembrava sul punto di piovere, salutai tristemente la persona con cui mi trovavo e che non poteva trattenersi oltre, e mi incamminai.
    Davo occhiate frettolose in alto per capire che aria tirava, e non prometteva nulla di buono.
    Pian piano il cielo si stava incupendo, il grigiore diventava più plumbeo col passare dei minuti.
    I lampioni iniziavano ad accendersi, ero vestito leggero e sarà stata la premura di non bagnarmi, il pensiero di chi avevo appena salutato e speravo presto di rivedere, o la poca pratica che avevo del luogo, fatto sta che mi accorsi in ritardo di aver imboccato la  strada sbagliata.
    L' idea non mi piaceva, qualche sporadica goccia iniziava già a umidire il selciato.
    Non so il motivo, eppure invece di tornare indietro proseguii comunque per quella strada che credevo solo di conoscere, ma in realtà, stavo scoprendo col passare dei metri, non sapevo davvero dove mi stesse portando.
    Pensando di poter recuperare terreno imboccai un viottolo che la intersecava, mentre man mano la via maestra si era andata facendo meno ampia e meno frequentata.
    Il viottolo sterrato mi portò nel volgere di poco in una specie di spiazzo cinto malamente da una rete di fil di ferro, che superai agevolmente.
    Mi sembrava di vedere una strada che proseguiva in lontananza oltre lo spiazzo verso la direzione nella quale avrei dovuto trovarmi, e così mi diressi da quella parte.
    Quasi subito però sui lati dello spiazzo, ingombro di ciarpame e collinette di materiale da riporto vario come fosse una specie di discarica o di deposito semi-abbandonato, notai un cancello malandato.
    Con un brivido appena lo ebbi superato mi accorsi della presenza al suo interno di un grosso cane scuro, mal tenuto e disposto peggio.
    Pochi secondi e la bestia iniziò ad abbaiare e ringhiare rabbiosamente da dietro il cancello malfermo.
    Lo avevo superato di poco diretto verso il sentiero alla fine della radura, sperando che la bestia avrebbe lasciato correre se non l'avessi infastidita, quando notai che il cane, salto dopo salto, stava al contrario guadagnando la cima del cancello man mano che procedevo.
    Non sembrava esserci anima viva: eravamo solo io, il cagnaccio famelico e la pioggia imminente.
    Mi guardai intorno: ero visibilissimo e raggiungibilissimo in pochi balzi.
    Fra il ciarpame vidi un paio di vecchie cadreghe abbandonate nei pressi di un alberello non molto alto vicino a un altro lato della rete di metallo leggero che delimitava quel posto malsano.
    Avrei potuto fare due cose, ma la velocità con la quale cerbero si sbarazzò del cancello me ne permise una sola.
    Riuscii a guadagnare le cadreghe e ad afferrarne una in tempo per poterla brandire in alto quando arrivò a portata e mi puntò.
    La roteai lentamente un paio di volte senza esagerare per tenerlo a bada.
    La bestia ringhiava e si preparava ad attaccare.
    Con l'adrenalina a mille pregai di non mancare il bersaglio, trattenni il respiro e quando saltò diretto verso la mia gola vibrai in orizzontale e descrissi un arco con la sedia.
    Il suo balzo si interruppe nel fracasso della sedia che andò in pezzi.
    Fido rovino' a terra intontito.
    Non sarebbe stato per molto: mi rimanevano solo pochi secondi.
    Saltai verso l'altra cadrega e da quella cercai di raggiungere l'alberello per issarmi fuori dalla portata di quelle fauci bavose.
    Cerbero mi seguì di pochi secondi e azzannò l'aria vicino al mio polpaccio nel momento in cui mi stavo aggrappando a un ramo.
    Mentre mi stavo tirando su, sperando che la bestia non stesse usando la sedia nello stesso modo, mi accorsi che oltre la rete metallica la strada si stava riempiendo di gente.
    Forse ero salvo.
    Ansimando ancora mentre mi aggrappavo alla disperata all'albello con l'animale subito sotto ancora molto vicino e pronto a farmi la festa, iniziai chiedere aiuto cercando di farmi sentire sopra quel tumulto di persone in arrivo.
    Sembrava esserci una discussione, o una sommossa.
    Individui vari dalla pelle chiara stavano urlando cose che non capivo verso altri dalla pelle più scura.
    Urlai sperando che uno qualsiasi di loro mi vedesse e venisse a prendermi.
    Il tumulto nel giro di poco scavallò la recinzione leggera e a quel punto il cane, rabbioso forse ma certo non scemo, e piu' ancora spaventato dal baccano, se la diede a zampe levate.
    Così io mi ritrovai appeso all' albero, circondato da facce nere e non molto raccomandabili che mi guardavano in modo indecifrabile.
    Sentii diverse mani tirarmi giu' e mi ritrovai sballottato e strattonato in mezzo alla turba.
    La gazzarra però era sul punto di scoppiare: volavano spintoni, si sentivano parole con tono velenoso da diverse parti, ma io non capivo cosa dicessero; la prima linea di quella battaglia  cambiava di attimo in attimo, cercavo di starne alla larga ma non era facile.
    Velocemente un cuneo di facce bianche si stava insinuando verso il punto in cui mi trovavo.
    Intuendo l'antifona continuavo a cercare di andare nella direzione opposta ma il muro umano dietro di me mi rendeva lentissimo e scivoloso ogni movimento, come una risacca angosciosa che ti ributta dove non vorresti.
    Una faccia bianca mi sibilò qualcosa che non potevo capire.
    La tensione e gli spintoni stavano aumentando di attimo in attimo, come l' elettricità nell' aria prima del temporale che stava per scoppiare.
    Ma quando l'esplosione di una fitta d'acciaio mi penetrò il fianco...ecco, quello fu  il primo e unico lampo che vidi prima del buio.

    "Non sai mai di essere l' altro finché un altro non te lo dice".

     
  • 15 dicembre 2016 alle ore 20:54
    Quel pomeriggio di un giorno da caccia

    Come comincia: Un pomeriggio di inizio Dicembre, sara' stato il '01.
    Decido di andarmene a fare un giro per gli affari miei, ho proprio voglia di vedere le bancarelle, di gustare le luci, i profumi, l' atmosfera, di starmene per conto mio ma in mezzo alla gente, a guardare e osservare tutto con la curiosità e l' ingenuità di un bambino e respirare quell' aria tipica di Dicembre.
    La vita sta ricominciando, le cose iniziano a girare, penso anche che i tempi siano ormai maturi per una nuova relazione, mi sto guardando intorno senza preconcetti.
    Così senza fretta arrivo sul molo, ho smania di rivedere il mare dopo settimane di tempo pessimo.
    E' una di quelle giornate invernali abbastanza miti, non si può dire che ci sia il sole ma neppure delle vere nuvole, il cielo è coperto ma c'è comunque una certa luminosità diffusa.
    Il mare liscio ha un colore un po' plumbeo e dove riflette la luce del cielo sembra quasi sia coperto di cellophane.
    Ed eccomi lì, bello rilassato, tranquillo, anche felice, quando mi sembra di vedere una ragazza che conosco, intenta a studiare.
    Ma potrebbe anche non essere lei.
    Mi fermo, guardo e non riesco a capire se sia lei o no, mi secca passare per orso ma anche fare figure oscene, così esito.
    Dopo qualche minuto lei si alza e si allontana con tutta l' aria di andarsene.
    Beh, adesso che è in piedi dal culo non sembra lei, ma le assomigliava parecchio.
    Poi, dopo una dozzina di metri, fa dietro-front, mi squadra e viene verso di me.
    Vorrà da accendere? O chiedermi cos'avevo da guardarla?
    Mi guarda negli occhi e mi dice:
    "Io ti conosco. Tu vieni spesso qui a suonare, sono stata spesso ad ascoltarti...è da tanto che vorrei conoscerti! Sei geniale, hai una gran passione quando suoni!".
    Credeteci o no, (io stesso non ci sto credendo: da dove è uscita questa nuova fan?) queste sono le parole esatte con cui la studentessa sconosciuta si è presentata.
    E adesso? Diretta la bambina, e anche piuttosto carina.
     Il trucco dov'è?
    Le spiego la verità, per quanto poco credibile: l'ho scambiata per un' amica che viene spesso lì ma di non averla fermata per non fare brutte figure.
    Ok, ghiaccio rotto.
    Parliamo per una decina di minuti, sembra una a posto.
    È piuttosto carina,  e questo l'abbiamo capito, ed è abbastanza il mio tipo, dei bei capelli scuri fin poco sopra le spalle, occhi nocciola abbastanza birichini, aria molto sciolta e simpatica, mi sembra di conoscerla da chissà quanto.
    Del resto mi ha messo subito a mio agio, tutto fila liscio e naturale.
    Poi all'improvviso l' impennata: "Mi dai il tuo numero?".
    Wow! Cotto e mangiato, babe! E senza neppure tanti complimenti!
    Non ha il cellulare con sé, così le chiedo carta e penna (ha dietro gli appunti sui quali stava studiando poco fa, l'ho vista!).
    Credeteci o no, l'intrigante moretta si alza la manica della felpa, mi porge il braccio e mi dice:
    "Scrivi qui".
    A questo punto ho in testa un coro di diavoletti glam che ululano Babe's on fire. Sia come sia le incido praticamente il mio numero sull'avambraccio, lo guarda come un trofeo e con un ghigno di sfida mi notifica:
    "Non ti libererai facilmente di me...".
     E chi ha detto il contrario??
    Ci salutiamo e poi, scalza com' era arrivata, lentamente, sinuosamente, se ne va ancheggiando leggermente con gli appunti fra le braccia, un po' studentessa e un po' ninfetta.
    Il coro di angeli glam ormai è diventato Bach vestito da Elvis con una permanente da metallaro anni '80 che salta in piedi sull'organo suonando il solo di Jump.
    Ed eccomi lì incredulo a osservare quel bel culetto allontanarsi ritmicamente mentre mi sto ancora chiedendo che diavolo sia successo.
    Semplice, ragazzo mio: sei stato rimorchiato, proprio come di solito fanno i marpioni piu' sfacciati con le ragazze sul molo nelle sere d' estate.
    E io che non avevo neppure scritto la letterina a San Niccolo'!

     

     
  • 13 settembre 2012 alle ore 20:55
    Solo

    Come comincia: Si trattava di un specie di fiera, e stavo gironzolando nei dintorni per conto mio  quando mi imbattei in lei.
    Era con altre persone, mi salutò e aprofittando del fatto che gli altri si erano fermati si avvicinò e mi disse:"Dobbiamo parlare".
    Non la vedevo da alcuni giorni.
    "Non qui, aspettami nel bagni, ti raggiungo fra un attimo".
    Annuii e mi diressi dove stabilito.
    Arrivò poco dopo di me.
    "Bimba!!! che bello incontrarti! Dimmi... cosa c'è?".
    "Non possiamo continuare così...e comunque io non posso... dobbiamo metterci un freno e lo sai... ho deciso che sia oggi.
    Adesso. Ora. Salutiamoci così".
    Rimasi senza parole...
    "Lo so... lo so che avevamo deciso così... ma credevo che avessimo ancora un pò di tempo..."
    "Lo credevo anch'io... ma non ha senso tirare avanti. Visto che ci siamo incrociati salutiamoci adesso e amen".
    Ci fu un attimo che sembrò eterno, calò il silenzio e ci fissammo senza aprire bocca, senza sapere o volere fare o dire la parola o il gesto successivo...quello definitivo.
    Fu in quel momento che entrò lui.
    "Amore sei qui? Ah hai incontrato qualcuno vedo... ?"
    C fu un attimo di smarrimento, lei si girò è gli rispose: "No amore, solo un vecchio collega... ci stavamo giusto salutando"
    "Non credo di conoscerlo..."
    Presentazioni di rito.
    "Magari può venire a bere qualcosa con noi, così finite di parlare, no? Mi sembrava di aver interrotto qualcosa"
    "Ma no, non hai interrotto niente...veramente... ci stavamo proprio salutando... ".
    Lui insistette e non so come mi ritrovai insieme a loro  e ad altre persone che non conoscevo intorno a un tavolaccio di legno grezzo con delle panche, lei era a capotavola, lui accanto a lei e io un paio di posti più in là.
    Nel chiacchiericcio generale lei mi disse: "Comunque deve finire, non ci rivedremo".
    Lui colse il discorso e le disse: "Perchè non dovreste rivedervi, scusa?"
    "Lascia fare amore, non è niente, non preoccuparti, è giusto così..."
    Lui si girò verso di me e chiese: "Ma.. come mai non dovreste più rivedervi? Che c'è? Sembravate amici poco fa... tu cosa dici?".
    "Vedi, lei per me è..." Mi interruppe: "Scusa se ti interrompo ma devo proprio andare al bagno, continuiamo quando torno".
    Lei mi guardò severa: " Taglia corto, comunque la metta non cambierà le cose e lo sai, deve finire".
    "Lo sai quanto tengo a te".
    "Non ha la minima importanza, non cambia, perciò..."
    Quando tornò  decisero di andare via, e io dovevo finire quello che avevo cominciato, così mi diressi con loro alla fermata dell'autobus... non so per quale coincidenza eravamo venuti  tutti in autobus.
    Salì molta gente, e mi ritrovai dall'altra parte rispetto a loro... dovevo raggiungerli, mi era stata fatta una domanda e tenevo a rispondere.
    Ci misi un pò a guadagnare l'altro lato del bus, ma quando lo raggiunsi erano spariti.
    Mi guardai intorno smarrito ma non c'erano più... una vecchietta con il fazzoletto in testa e il viso pieno di rughe che era stata seduta con noi al tavolo mi disse: "Sono scesi qualche fermata fa, lascia perdere, non ti hanno aspettato.. lascia perdere, è meglio così"
    "Ma.. io dovevo parlargli... dovevo rispondergli... non può capire"
    "Lascia stare, è meglio così, hanno deciso di scendere prima che tu  li potessi raggiungere"
    "Mi dica soltanto una cosa... chi l'ha deciso?"
    "Lei"
    Mi sentii mancare il cuore.
    "Lui voleva aspettarti ma lei gli ha detto: scendiamo, dammi retta, lascia stare amore, ti prego scendiamo... l'ha afferrato per la mano ed è scesa. Meglio così, ascoltami figliolo..."
    "Grazie signora..."
    Senza sapere dove fossi, inebetito, scesi alla prima fermata, nella notte.
    Fu a questo punto che mi svegliai, con un'amarezza enorme nel petto, pesante come un macigno, una sensazione di vuoto enorme dentro e intorno a me, come se dentro si fossero appollaiati degli avvoltoi.
    Il letto era vuoto.
    Fuori soffiava la prima bora e la pioggia picchiava sui vetri.
    SOLO.
    Adesso si, mi sentivo veramente solo.
    Mi sentivo tradito, deluso, amareggiato, ferito, abbandonato.
    Se n'era andata senza neppure salutarmi, come un ladro notturno, era sgusciata via  anche dal sogno.
    Non l'avrei più rivista.
    Che potevo fare? Che potevo farci?
    Il cuore in tumulto anche se spento... mi rigirai con la tristezza addosso come un  lenzuolo e mi misi a fare l'unica cosa che potevo fare.
    Aspettai come un pacco dimenticato in una stazione di essere consegnato a un' alba qualsiasi.

     
  • 07 aprile 2012 alle ore 18:26
    Hotel Satisfaction

    Come comincia: Che giornata... era iniziata decisamente male, visto che in quella precedente avevo litigato con la persona alla quale tenevo di più... mi incamminai con aria piuttosto desolata, arrivai al lavoro e concentrarmi non fu facile, ero troppo triste e ci tenevo troppo a dirle quanto mi dispiaceva.
    Le portai un caffè, parlammo anche, ma non necessariamente ci chiarimmo del tutto, restò un'amerezza che non se ne andava, come il ricordo di quel saluto frettoloso che ci scambiammo. 
    Finito il lavoro però c'era da fare: era sabato e nonostante il magone avevo un bel pò di cose di cui occuparmi; era estate ormai, e c'era un concerto da suonare.
    Così, ingoiato un boccone veloce, trasportate in macchina le mie cose, eccomi lanciato a raggiungere i miei compari per caricare tutto il necessario e dirigerci a destinazione, sempre con quella sensazione di amarezza in gola. 
    Ci mettemmo una vita ad aspettare quello e quell'altro, a caricare le macchine stracolme di strumenti, casse e in generale tutto quanto potrebbe servire e anche quanto non servirebbe ma "non si sa mai".
    La carovana partì e arrivammo, la serata era all'aperto e di parcheggi neppure l'ombra già al pomeriggio... nessuno si sarebbe immaginato minimamente di trovarne uno, ma una persona qualsiasi non aveva fatto i conti con Giordano, che ebbe una trovata degna di Elwood Blues, e con quella stessa aria impassibile si piantò in mezzo la strada dirigendo il traffico con piglio da vigile,  fermando la colonna di macchine ci permise di infilarci al volo in un paio di posti che si erano miracolosamente liberati.
    Così si iniziò a montare il palco e preparare tutto, e mentre caricavo, scaricavo, montavo, agganciavo, preparavo... continuavo a sentire quell'amarezza in fondo.
    Arrivò il momento di iniziare il concerto, e nonostante quell'amarezza mi accompagnasse fino a due secondi prima di suonare la prima nota e non avessi alcuna voglia di ridere, non mi restò che fare di necessità virtù,  lasciarmi prendere per mano dalla musica insieme ai miei compari e darci dentro senza tregua.
    E senza tregua fu: saltai, suonai, cantai, più sentivo l'amarezza dietro l'angolo più mi ci mettevo, come un invasato... finchè il concerto durava in qualche modo potevo tenerla a bada.
    Trainai gli altri a colpi di plettro, ci incitammo  a vicenda, e ne venne fuori un concerto divertente per chi ascoltava e per chi suonava.
    Al bis arrivammo provati ma carichi.
    C'era ancora da smontare tutta l'attrezzatura e ricaricarla nelle auto per poi tornarsene a casa, ma la notte era giovane, l'aria estiva era dolce e fatto il nostro dovere ci si fermò a bere qualcosa e chiacchierare, commentando l'esibizione e raccontandosi aneddoti vari.
    Così arrivò il momento di andarsene... e non avevo voglia di restarmene da solo con quell'amarezza, così invece di andarmene a casa salii in macchina e girai.
    Accesi la radio a caso  e venni accolto dagli Eagles... un'ottima compagnia quando sei al volante, pensai.
    La strada mi condusse fino a un pub dove stavano cantando... avevo l'adrenalina del concerto ancora addosso, e mi andava di cantare, di muovermi, di fare come non mi importasse niente, perché di chi non avevo accanto mi importava troppo.
    Il posto era stipato di gente, era sabato notte e tutti sembravano aver voglia di divertirsi.
    Mi conoscevano, e quando entrai feci appena in tempo a ordinare da bere che mi arrivò un microfono in mano.... sentii partire "Satisfaction" e non avevo bisogno d'altro per scattare come una molla... ma a quanto pareva neppure gli avventori, stando a come parteciparono... la serata si faceva "calda".
    Per la durata del pezzo ebbi su di me l'attenzione di tutto il locale, ma mentre stavo cantando all'improvviso l'attenzione di una persona in particolare fu ricambiata dalla mia...
    Stavo cantando quando tutt'a un tratto notai un tipetto che se ne stava appoggiata ad uno stipite insieme alle sue amiche... il resto del pub sparì in un secondo.
    Dovevo sapere chi era.
    Me ne andai verso la sua parte... incrociai il suo sguardo, mi sorrise... mi fermai e la guardai: "Ehi ci sai fare!". 
    Avevo sete... recuperai il bicchiere e uscimmo a  prendere una boccata d'aria, ci parlammo e tornammo dentro... la bimba era carina e sapeva muoversi, arrivato il suo momento prese il microfono e ci fece sentire una gran bella voce...
    Era una dichiarazione di guerra... la serata non poteva finire lì.
    "Qui mi sto stancando...allora, ce ne andiamo da qualche parte?"
    "Andata".
    Il tempo di salutare qualcuno e via.
    Salimmo in macchina, la radio passò ancora gli Eagles quando accesi il motore... ci mettemmo a cantare insieme...
    "Plenty of rooms... anytime of year you can find me here...",
    ogni tanto uno sguardo d'intesa... mi sentivo a mio agio con lei accanto anche se la conoscevo a malapena... lasciammo che la strada andasse per un pò, poi lei conosceva un posto e mi ci portò.
    Entrammo e ordinammo da bere, sembrava esserle molto familiare, mi sembrava un pò strano ma  era un ottimo posto per divertirsi e ci divertimmo parecchio, bevemmo ballammo e parlammo un bel pò.
    Mi piaceva parecchio, aveva uno sguardo peperino e un bel sorriso, sembrava una ragazza in gamba e ballava in un modo sensuale ma discreto, senza essere volgare o sfacciata... così non fu strano se alla fine ballando iniziammo a baciarci.... baciava esattamente com'era... molto carina e un pò piccante.
    Sarà stata la giornata, il concerto, i giri di rhum con la bimba, ma iniziavo a sentirmi annebbiato.
    Mi disse: "Mi sa che metterci in macchina non è una grande idea... qui sopra hanno delle camere, che ne dici se...?", fece un sorriso e un cenno con il capo, mi sembrò avventato ma ragionevole... la bimba era peperina e mi piaceva molto, così accettai.... le cose stavano succedendo così in fretta... la serata girava forte esattamente come il concerto, era come stare sulle giostre.
    Prendemmo la numero 66 e la porta si chiuse sul cartello  "Non disturbare."
    Non ci fu bisogno di dire molto altro...
    "Ti piaccio parecchio allora?"
    "Tu che dici?"
    "Adesso vedremo che sai fare a parte cantare, allora..."
    "Beh, se la metti così... non mi resta che prenderti in parola..." 
    Non mi andava che finisse presto,  perciò tutto iniziò lentamente... baciandoci e ballando... sapeva muoversi da farti girare la testa...o forse era il rhum... e pian piano tutto iniziò a girare sempre più forte, tonnellate torride di passione ci spinsero sul letto, non c'era proprio modo di fermarci, e come se stessimo ancora ballando continuammo quello che avevamo cominciato in piedi... era piccola di statura, i capelli castano rossicci che le arrivavano a malapena alle spalle... e  le spalle... morbide levigate abbronzate che sapeva muovere meravigliosamente quando ballava... sempre in movimento come i suoi occhi nocciola.
    No, non c'era modo di tenerla ferma, sgusciava come una biscia dispettosa, lenta ma sinuosa come una fiamma, e più mi danzava addosso più sentivo fiamme dappertutto, era lei stessa tutta un movimento flessuoso dappertutto.
    Era tutto torrido.... ad un certo punto non capii più cos'era lei e cos'ero io, cos'era il dentro e cos'era il fuori, sembrava tutto fatto di fuoco... io, lei, il letto....grondavamo di vampate madide che aveva appiccato danzando e non c'era più modo di spegnere.... sempre più... sempre più...
    Dato tutto, quando alla fine la stanchezza ebbe la meglio pian piano i cuori rallentarono i battiti, i morsi divennero baci, i baci carezze finchè ci addormentammo abbracciati...
    Qualcosa mi svegliò all'improvviso nel sonno... la lama di luce di una porta che si apriva... dov'era lei?
    Scattai sul letto e la vidi sulla porta.
    "Dove vai?"
    "Grazie della serata, rockstar, mi sono divertita un sacco, ma ora devo andare"
    "Ehi aspetta un attimo...mi vesto e ti porto io a ...beh, ovunque sia..."
    "Non hai capito... siamo all'Hotel Satisfaction, stanza 66... 6 ore qui dentro"
    "No... non capisco..."
    "Te la ricordi la tua radio stanotte? ... Puoi provarci quanto vuoi ma non te ne potrai mai andare..."
    "Ma era solo una canzone!"
    "Forse...e forse no. E' stato bello... in gamba, rockstar ".
    La porta si chiuse.
    Adesso aspetto qui.
    Hotel Satisfaction, stanza 66.

     
  • 09 novembre 2011 alle ore 19:56
    Sigillo

    Come comincia: Serata sonnolenta davanti alla TV,  cullato da un qualche film soporifero e dal rumore dei grilli...  una notte di agosto qualsiasi. Il film è finito,  ma non mi va di seppellirmi sotto le lenzuola stasera...
    Ero lì lì per lasciarmi prendere dal sonno,  poi qualcosa lentamente si è fatto strada nel sonno e mi ha detto di uscire...  come un richiamo,  una voglia di uscire...  l'istinto?
    In fondo l'estate non durerà ancora a lungo,  di serate così chissà quante ne ricapiteranno di qui a poco,  e quest'inverno le rimpiangerò di sicuro.
    Giù dal divano,  vecchio mio...  scuotiamoci il sonno di dosso... 
    una rinfrescata per rinsavire mentre passa il telegiornale della notte,  e poi si va... 
    Il meteo prevede temporali per stanotte... poco male,  io me ne vado a strimpellare da qualche parte,  finchè durerà durerà.
    Mi vesto,  afferro la chitarra e mi richiudo la porta alle spalle,  diretto non so dove...
    Salgo in macchina e mi metto alla ricerca di un posto...  mi decido per una piccola baia nascosta in riva al mare...  stanotte ululeremo un pò io e questa vecchie sei corde.
    Certo che non riesco proprio a stare lontano da queste atmosfere: il mare...  gli scogli...  il tramonto che si fa notte...  il rumore delle onde mentre suono...  il vento nei capelli...  la salsedine addosso. .. il profumo e l'aria del mare che ti restano addosso anche quando te ne sei andato...  la pioggia che ti picchietta addosso mentre vagabondi lungo la spiaggia...  la luna che si riflette sull' acqua e ti bagna con la sua luce...  in qualche modo è in un posto così che la mia musica diventa veramente mia,  è in un posto così che ho vissuto le mie storie,  è in un posto così che sono quasi nato.
    E' in questi posti che il silenzio si fa quasi sacro,  e ti sembra di sconvolgere interi universi semplicemente sfiorando una corda...  e allora non è più questione di di musica...  diventa un rito magico,  primordiale e misterioso,  un incantesimo che non so mai spiegarmi.
    Passeggio un pò lungo la baia,  oltre a una pigra risacca si sentono a malapena dei grilli lontani,  il mormorio in alto sulle fronde degli alberi e il rumore dei ciottoli che sto spostando mentre cammino,  finché trovo uno scoglio un più esposto,  quasi a picco sul mare...  sembra fatto apposta per sedercisi e mi ci siedo.
    Mi sistemo e inizio a suonare: lentamente mi lascio prendere dalla musica,  e mentre sto suonando da ormai un'ora inizio a vedere i primi bubbollii all'orizzonte...  neanche si sentono i tuoni,  ci sono solo i lampi oltre le nuvole lontane che si distinguono a malapena nel buio.
    Inizio a suonare un ritmo voodoo,  qualcosa a metà fra un rito della pioggia e una visione Hendrixiana...  chissà che non riesca a tener lontana la pioggia...  il ritmo incalzante incessante inframezzato da un mantra: "Stay away... rainy day... ".
    Inizio una folle,  scalpitante sessione solitaria a base di Hendrix,  la chitarra sembra quasi posseduta,  febbrile mentre la tempesta si avvicina.
    Sento il ribollire del ritmo strisciarmi addosso come un serpente,  un tumore creativo di cui non afferro in pieno la forma ma che devo strapparmi di dosso in questo preciso momento.
    L'aria è elettrica,  sono sicuro che fosse giorno i colori avrebbero quell'aspetto strano e vivido,  i bianchi assumerebbero quell'intensità carica,  quasi abbagliante che possiedono solo negli istanti prima di un temporale...
    All'improvviso i tuoni,  mentre i lampi si fanno più vicini...  potrei andarmene ma ho voglia di sfidare gli elementi,  l'aria carica di elettricità mi accende i sensi,  mi sento ricettivo come un animale,  sento che potrei quasi cavalcare gli elementi.
    Posso quasi sentire il profumo della pioggia,  sto suonando sempre più forte,  gli alberi stormiscono sempre più forte,  le foglie danno un fruscìo misterioso e sempre più intenso...  all'improvviso un tuono...  un lampo più forte degli altri si staglia,  saetta e si scarica nell' acqua di fronte a me.
    Ho le mani ancora attaccate allo strumento: svanito il lampo dov'è caduto il tuono sembra esserci qualcosa...  l'acqua si muove,  una sorta di scia si muove e lentamente si avvicina.
    Non riesco a vedere molto,  l'oscurità è illuminata solo da lampi improvvisi,  e a tratti vedo la scia avvivinarsi dal punto di caduta del fulmine verso riva... 
    C'è qualcosa all'inizio della scia...  qualcosa che si distingue a malapena e diventa sempre più grande a ogni lampo.
    E' una figura quella che esce lentamente dall'acqua... e viene dalla mia parte.
    Dovrei alzarmi il più velocemente possibile e andarmene... ma le mani sono attaccate alle corde e continuano a suonare... e suonare... e suonare... 
    E' impossibile distinguere i tratti ma sembra una donna...  almeno finchè non si avvicina ancora.
    E a quel punto alle sue spalle si distinguono... ali?
    Ormai è vicina abbastanza da distinguere gli occhi...  impossibile capire se possa considerarla... un angelo? Un demone?
    All'improvviso un sorriso abbagliante misto di furberia e dolcezza,  come se tutti i tramonti del mondo uscissero dalle sue belle labbra... sento la sua voce intrigante,  bassa e un pò roca e non capisco se sia dolce o beffarda :"Hai chiamato,  sono qui per te"...  va bene,  il ritmo voodoo... il temporale... i tuoni...  ma questo è pura follia!
    No,  non ho chiamato proprio nessuno,  me ne stavo qui beato e... 
    "Hai chiamato,  sono qui per te...  avrai quello che cerchi".
    Gli occhi quasi d'oro,  un manto di ciocche scomposte e impazzite nella tempesta  nascondono e svelano il suo collo delicato ma altero,  le sue spalle eleganti e fragili...
    il suo piccolo seno da bambina... mentre esce lentamente dall'acqua.
    E' vicina abbastanza da toccarla,  ormai...  mi sta fissando: "Ora suonerai la tua musica più bella".
    Mi chiude gli occhi,  mi sento scuotere,  mi sento addosso all'improvviso due labbra morbide,  rotonde,  calde come fiamme,  sento un rumore simile ad ali che si aprono e contemporaneamente la strana sensazione di venire sollevato da terra.
    Che mi sta succedendo? Chi o cosa sto tenendo o mi sta tenendo fra le braccia?
    Sento qualcosa sul collo,  mentre la sento leggermente...  ghignare? Qualcosa di freddo come il ghiaccio e un attimo dopo bollente come una fiamma...  come se la carne mi venisse presa fra i denti e la pelle quasi strappata,  un attimo di dolore improvviso...  e poi piacere quando la sua lingua aspira quello che resta della mia resistenza insieme alla mia carne...  non sopporto oltre la tensione,  angelo o demone sento che adesso sta in me.
    Cerco il suo collo: così sottile...  così delicato...  c'è da perderci la testa,  da impazzire affondando nel profumo della sua pelle così morbida... è qui che dovrebbero andare a morire tutti i baci del mondo... con un movimento secco e flessuoso del capo scosta i capelli e me lo porge ridendo... ai baci seguono baci e ai ghigni rispondono ghigni...  cresce un lupo a ringhiarmi dentro,  raggiungo un punto fra il collo e la spalla e affondo finchè sento nella bocca il gusto della sua pelle,  la consistenza della sua carne... ha lasciato il suo sigillo su di me,  ora è giusto che sia il lupo a sigillarla a sua volta; il lupo che fa a brani l' agnello...  il vampiro che svena la vittima...  l'ape che si disseta del nettare di un fiore meraviglioso...  la sento soffocare un gemito,  le ho lasciato un tatuaggio profondo e umido,  lo sento sotto la lingua mentre lentamente stacco le labbra dalla sua pelle...  e mi accorgo solo ora del tutto che ci circonda,  del limbo nel quale navighiamo...  da pari a pari?...  chi è l'angelo adesso? Chi è il demone?
    Mi ha reso simile a lei,  qualunque cosa sia... 
    Ci sento come fossimo al centro di un vortice che sprofonda in alto,  vengo circondato da musica meravigliosa mai sentita prima...  sento ogni parte di lei schiudersi intorno a me...  si arrende... mi accoglie...  scivolo,  sprofondo in una dolce vampata di resa...  rotoliamo insieme nel vortice...  potrebbe essere d'aria,  di musica...  o forse d'acqua? Non distinguo più il limite fra lei e me...  raggiungiamo il culmine in un fremito mentre la sento sussurrarmi: "Qui saremo soltanto musica...  per sempre".
    Acqua... .è acqua...

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 19:50
    Regalo di compleanno

    Come comincia: -"E adesso come lo mettiamo?".
    Già, adesso come la mettiamo? Il momento più cruciale del giorno più atteso della mia vita fino ad ora... e nessuno dei presenti che sappia cosa fare.
    Come un' erezione inopportuna e inattesa un sospetto sciabola a tradimento un fendente dai fianchi alle tempie:"... Tutto qui?".
    E' per questo che ho preso un anonimo treno sotto la pioggia battente come un Humphrey Bogart senza nemmeno una canzone da ricordare?
    E' per questo che ci siamo dati appuntamento in questa casa abbandonata?
    Ripenso all'eccitazione repressa davanti al mondo per dissimulare l'attesa, al pranzo frettoloso e distratto, poi ai preparativi impazienti a casa, come se ci fosse qualcosa che potesse prepararmi a quello che stavo per fare... un rito, una preghiera,  qualsiasi cosa.
    Alla pioggia, compagna ineluttabile di questa giornata speciale, la pioggia invadente eppure discreta che continuava a scendere dal cielo su tetti arancioni e alberi grigiastri, su santi e dannati (e a quale delle due categorie dovessi appartenere non ero affatto sicuro). 
    Era il destino quella pioggia, era il tempo incessante che scorreva via via sulle lastre della mia stanza, sui finestrini dell'autobus e poi del treno.
    Le vie, le case, la città, poi il mare e l'altipiano... tutto sempre uguale, tutto ancora più uguale e indistintamente grigio sotto il manto uniforme della pioggia, eppure tutto segretamente avvolto dalla sensazione della mia stessa attesa... era l'ultima volta che li avrei visti con questi occhi perché una cosa sapevo: "dopo" si cambia.
    "Ma cosa cambia? Cosa ti cambia? E per me cosa cambierà? E cosa dovrebbe mai cambiare, poi? Che importa, ho 18 anni da una settimana, se avessi una patente potrei pure guidare, quindi sono un uomo ormai!".
    E poi la discesa solitaria dal treno, come nel campo lungo di un qualsiasi noire, l'attesa e infine l'arrivo del pullman che mi avrebbe condotto lì dove tutti i sogni di un adolescente in qualche modo lo spingono.
    E finalmente eccomi arrivato: una vecchia casa sfitta in lontananza e una ragazza remissiva e imbarazzata al mio fianco... in tasca soprattutto le chiavi della terra promessa.
    Di cosa abbiamo parlato per ingannare l'attesa ho perso il ricordo tre secondi dopo, l'importante per entrambi sembrava essere il dissimulare quello che stava per succedere, fingere che tutto fosse come qualsiasi altra volta e, per me, sperare che non avesse cambiato programmi.
    Ma alla fine in qualche modo, fra smanie inespresse e braccini corti da rigoristi improvvisati,
    la nostra silenziosa guerra di trincea ci ha fatto guadagnare la prima linea: nessun cavallo di Frisia ad attederci, solo le molle cigolanti di un vecchio letto a coprire il tamburellare della pioggia sulle tapparelle abbassate.
    E adesso eccomi qui, con la bizzarra sensazione di essere un qualche nuovo tipo di centauro,  curiosamente l'uomo finisce dove inizia la gomma.
    Quando infine la quadriglia inizia sembra di dover conciare un gorilla con un vestito da ballerina, niente che riesca a trovare il proprio giusto posto in questo mondo beffardo... che in qualche modo sa: riesco quasi a sentirlo ridere mentre se ne resta a guardare qui dietro il letto...
    Cosa sto scalando aggrappato a questa carne? Una femmina? Una montagna? Chissà, forse la vita.
    Lo chiamano "cavalcare", ma anche un cavallo imbizzarrito ha una direzione,mentre questo impacciato vortice a due non sembra proprio volerne trovare! 
    Spero ci sia in serbo qualcosa di più in cima a questa strana, scivolosa ascensione: allora cerco nei suoi occhi, nei suoi capelli, in una qualsiasi parte di lei, ma ritrovo soltanto il lampo spento della stessa sciabola che continua a pungolarmi.
    Da quanto dura? A quanto ne so dovrebbe piacerle... dovrebbe piacermi.
    Sto anche cercando di fingere ma non ingannerei neppure una suora...
    Oddìo, la gomma potrebbe anche essere difettosa, rompersi! 
    E poi che fastidio 'sto calzino imbevuto di vaselina puzzolente! 
    Mi sembra di essere tutto là dentro, come fosse un imbuto che mi spreme ogni energia... ma io non sono tutto lì!

    Come si fa a fingere che non ci sia? Come ci riesce chi ci riesce?
    Non resisto oltre, colgo una sua preghiera inespressa, profitto del fastidio che provo per giustificarmi e mettere fine alla nostra discesa nel pozzo.
    Nessuno ha il coraggio di fare la domanda da un milione di dollari, intanto ci si rassicura con mesti sorrisi... continuiamo a ripeterci: "Bello però, eh!" con la stessa convinzione di un Neanderthal invitato a commentare la visione di "Odissea nello spazio".
    C'è una promessa attonita, muta, nello sguardo furtivo che ci scambiamo rivestendoci, mentre  ricompostici riguadagnamo le rispettive posizioni fra le trincee delle nostre private agognate rassicuranti intimità, come pesci che il pescatore restituisce benevolmente al loro mare.
    Non ce la faccio a rimanere da solo in quella casa, in quel letto, non dopo quello che c'è stato fra noi...
    Chiudo la porta accanto a lei come se murassi la stanza di un delitto, l'ascensore ci riavvicina più di quanto si senta il bisogno... per favore, a qualunque piano, va bene anche all'inferno, ma arriva in fretta!
    Quando arriva l'abbraccio nessuno può dire se sia solo un arrivederci, e non importa né a me né a lei di scoprirlo adesso.
    Ed eccomi solo mentre lei scompare nel diluvio.
    Così si tratta di questo, qualsiasi cosa sia, e adesso devo farci i conti.
    La pioggia continua a cadere, sta bene così e forse me la merito; ripenso a una vecchia canzone di cavalieri lasciati sotto la pioggia come attori senza un copione... in fondo mi calza meglio del mio vecchio impermeabile verde.
    Con una punta di orgoglio colpevole mi rammento di essere probabilmente il primo dei miei amici ad aver fatto il grande salto, una misera medaglietta da appuntarmi al bavero.
    Ma questo senso di orgoglio, per imbecille che sia, è il miglior compagno che mi è toccato in questo tardo pomeriggio, mentre siedo nella sala d'aspetto della stazioncina nell'attesa che almeno un treno si ricordi di me e venga a strapparmi da questo niente di posto per riportarmi fra le braccia di tutto ciò da cui solo qualche ora fa sono stato così ansioso di scappare.
    Chiudo gli occhi e aspetto...
    Si aprono le porte del treno... casa!
    Ad accogliermi dieci centimetri d'acqua, sottopassaggi allagati, fogne esondate... sembra che il mondo abbia cospirato per far passare in secondo piano la mia personale alluvione.
    In qualche modo trovo una fradicia strada verso casa, confondo i commenti sugli esteri e sugli interni in attesa che una cena qualunque e il mio buon vecchio letto mi dicano che cotal giornata è agli sgoccioli.
    Un pò di TV anestetica potrebbe servire da dessert, ma oggi niente vuole arrivare per caso...
    Stasera trasmettono il compleanno di Bob Dylan al Madison Square Garden, e inconsapevole spero che la musica scalzi il chiodo fisso con cui convivo da ore, la strana sensazione di aver raschiato un forziere e aver trovato solo la polvere.
    Mi rilasso e mi distraggo, tutto bene... ma la sorpresa finale non è per Bob.
    Quando Clapton inizia a ricamare l'anima circondando la voce di Dylan che rantola l'attesa alle porte del paradiso come fosse veramente lì lì per toccarle capisco che fra tutti i milioni di persone in ascolto parlano di me, delle porte del paradiso che ho perduto solo oggi e per sempre, perché vergini e bambini si è una volta sola.
    Non c'è ritorno e non c' è più scelta, c'è solo...  il vuoto, il vuoto che ho provato durante, il vuoto che ho provato dopo, il vuoto che non si è più riempito e che adesso improvvisamente riconosco e chiamo per nome... il vuoto che mi lascia il sapere qualcosa di cui non riesco ancora a capire cosa fare.
    C'è di più e non lo sappiamo? E' tutto qui? Cosa ho fatto? Cosa le ho fatto? Cosa abbiamo fatto?
    Ascolto e scendono in silenzio le lacrime, l'unica pioggia che da questa gornata non mi sarei aspettato, e non sono in grado neppure di asciugarle.
    Sono passate a malapena un paio di settimane da quando mi ha preso la mano in silenzio nel bel mezzo del fiorire di un tramonto e mi ha detto:-"Ho deciso, il mio regalo per i tuoi diciott'anni sarà qualcosa che nessun altro potrà darti"...

    Non chiederò mai più a nessuno di farmi un regalo di compleanno.