"Cent’anni di solitudine" lo si può abbandonare alla terza pagina oppure amarlo dalla prima parola, da quell’inizio che è già proiettato in futuro e avvolto in un alone di misteriosa anticipazione. Io ho attraversato entrambi i momenti, abbandonando il libro per riprenderlo anni dopo e amarlo come merita.
La magia irrompe prepotente – eppure con passo naturale – all’interno del quotidiano,(…)