Calma le onde
Nei silenzi percepisco rumore di malumore,
che nemmeno un po’ d’amore può colmare;
battiti accelerati, cuor mio non ti so calmare,
i pensieri non riesco ancora a domare.
Sorridere alla gente come se fosse normale
e gli occhi son lucidi, trattengono il male.
Mentre tutto scorre, cerco qualcosa da fare,
per sentirmi un po’ importante,
per sentirmi una parte portante,
di qualcosa in generale.
Non vedo più niente, che mi prende?
Lo sguardo è completamente assente,
ho questa continua sete,
“Qualcuno che mi riempia un bicchiere!”.
Probabilmente è solo disidratazione:
“Ok, forse va meglio, ok va bene”.
O probabile che abbia bisogno di riempire,
il mio stomaco con qualcosa di digeribile:
“Si non ti preoccupare, quanto torno a casa mi cucino da mangiare, che ho la spesa da consumare”;
in concreto, forse, non mi sopporto,
in particolare quel vuoto da colmare.
Passano le persone,
passano le macchine,
passano le biciclette,
passano i motorini e i monopattini,
attraversano la strada sferranti,
son così ostinati ad andare continuamente avanti:
“Un momento, mi gira la testa”; “Probabilmente un calo di zuccheri, non ho fatto merenda”;
in realtà è che al posto di avanzare,
mi giro e rigiro in tondo per indietreggiare.
“Scusate, esco fuori a fumare”,
sto sentendo un leggero tremare,
non vedo più niente: “Dio, ma cosa devo fare?”;
“Mi devo calmare, calmare e calmare”.
E all’improvviso, visiono il mare,
un’immensa tempesta di onde che travolgono le spiagge,
io sola, in un deserto di sabbia,
le osservo piene di rabbia;
ma un soffio di vento freddo,
mi riporta alla lucidità,
respiro con regolarità;
e con la dovuta forza,
ma al tempo stesso con dolcezza,
mi dico: “Calma le onde, prima che arrivi il nubifragio”;
Ritorna la tramontana
e ritorno alla realtà:
tiro di sigaretta, fumo disperso,
e tutto ritorna ad avere senso.