Caldo è il cuore
e il trasudar dell'anima,
attraversa la mia intimità,
carezzandomi il petto.
Chiome fluenti di note
giacciono,inermi,
in questo mondo,
oramai senza tempo.
Nell'androgino firmamento
di facce sconvolte,
dove lo strepitare
è padre di un'armonia sperperata,
coltivo il mio orto interiore
per condividerlo
con chi ne sente l'odore,
per non finire
in una compassionevole necropoli
in cui sepolti sono
i battiti vitali
dei fuochi ardenti
di gioventù bruciate,
ridotti in cenere.
cesaremoceo
8 novembre 2012
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