Fango in Paradiso
Nel giardino etereo ove le rose
sospirano canti d’ambrosia dorata,
striscia l’ombra d’un rivo impuro,
viscere oscure di terra profanata.
Le ali dei cherubini si piegano stanche
sotto il peso di gocce fangose,
come lacrime d’argilla cadute dall’alto,
sporcando l’avorio di nuvole ascose.
Là dove l’oro filava la luce,
ora ristagna un dubbio d’ebano fitto,
e l’Eden si specchia in pozzanghere mute
ove il cielo si storce in riflesso sconfitto.
L’eterno candore si veste di limo,
un abbraccio profano lo stringe e lo doma,
e il verbo celeste s’incaglia nel grido
d’un angelo infranto che tace e si assioma.
Così il peccato s’insinua leggero,
un’ombra di fango sul volto divino
e il paradiso si tinge d’umano,
nel tremito oscuro d’un sogno assassino.