Quel che volevo

Quello che volevo,
come sempre non c’è;
mi giro e rigiro attorno,
ma ciò che trovo è il frastorno,
d’un desiderio volato lontano,
di una migrazione d’uno stormo
che raggiunge il ben proprio.

Quello che volevi,
era una squadra
tale e quale a te,
che potesse essere a tua stessa immagine,
che riuscissi a conquistare,
che ne diventassi possessore,
della tua desiderata Cartagine.

Quello che voglio,
è che tu sia sereno,
che la tua guerra si concluda
e che ritrovi la tua felicità perduta.

Quello che voglio,
è che non auspichi sabbia attorno,
sbriciolata in mezzo al nulla,
ma ricostruzioni di sabbia
ricostruendola saldamente.

Quel che volevo e che voglio,
è che un giorno,
quella sabbia che t’appartiene
incontri il mio mare mosso
da un’eternità sommosso
e che, distruggendosi a vicenda,
formino un panorama
d’un continuo m’ama o non equilibrato
e che nell’insieme,
si sentano l’un l’altro amato.

Niente di più.